Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Prometeo: il titano ribelle al Teatro Grande di Pompei

Prometeo: il titano ribelle secondo Massimo Luconi al Teatro Grande di Pompei

In una terra deserta ai confini del mondo Prometeo è punito da Zeus, reo di aver rubato il fuoco e di averlo donato agli uomini, permettendo l’inizio della civiltà. In scena il dramma è tutto concentrato sulla figura del titano, ma a rompere la staticità, intervengono anche altri personaggi, funzionali a mettere in risalto l’eroica ribellione del dio al signore degli dei.

La rappresentazione punta su una scenografia scarna ed essenziale e su musiche greche che ben si coniugano con il testo basato sulla traduzione di Eschilo fatta da Davide Susanetti.

“Prometeo” di Massimo Luconi: l’instancabile ribelle in difesa degli uomini

Prometeo, costretto su una sedia da pesanti catene, non è stato vinto. Eroe e vittima insieme, alza il volto, non si piega, non teme Zeus, non teme il destino e a nulla valgono minacce o previsioni di dolori più grandi da sopportare: «Per me Zeus non vale niente, faccia, comandi come gli pare: il suo tempo è breve». Un’immagine nobile e dolorosa che cattura lo sguardo dello spettatore spostando l’attenzione dalla narrazione teatrale verso la forte carica emotiva del titano. Luca Lazzareschi dà vita a questo personaggio, e ne trasmette tutta l’energia primordiale, si elevano imponenti e forti le parole del dio, in boati minacciosi e rauchi che si innalzano e si abbattono sui presenti.

In scena c’è lui, che racconta la storia degli dei e il tradimento, che rivendica con orgoglio la sua decisione e a nulla valgono le esortazioni del coro delle oceanine – sintetizzato da una sola attrice – a mostrare remissività e saggezza. Lo stesso consiglio gli giunge da Oceano che si è fatto strada tra gli dei usando la diplomazia e la politica e da Ermes che porta il messaggio di un Zeus infastidito dalla superbia di Prometeo. Ma il titano non si adegua, resta arrogante e spavaldo e non teme nulla perché conosce il suo destino e quello mortale di Zeus. È proprio il destino a legarlo con un altro personaggio presente nel dramma, Io, altra vittima del sopruso di Zeus e la cui dinastia genererà l’eroe che distruggerà il signore degli dei e libererà Prometeo.

Un dramma al di fuori del tempo

«Chi governa è sempre spietato».

Queste le parole che Prometeo ripete incessantemente, e proprio lui si è sempre battuto contro il potere, prima deponendo Crono e poi contrastando Zeus. Guardando il Prometeo di Lazzareschi, è fin troppo facile riportare alla mente tante figure di ribelli che hanno fatto la storia, fin troppo e anche inutile. Questa rappresentazione non pretende parallelismi o attualizzazioni, dà vita a una vicenda fuori dal tempo e dallo spazio e offre un messaggio che si cristallizza e diventa eterno.

Chi governa è sempre spietato, Zeus è un tiranno inarrestabile, sordo alle parole e inflessibile nel nome di una giustizia che protegge solo chi la esercita, una giustizia cieca alle sorti degli uomini. Poi Prometeo, il ribelle, che inevitabilmente nasce proprio dal potere spietato, nasce per distruggerlo, per ricordare che nulla è invincibile, che a Zeus sono superiori le Moire e le Erinni.

«Gli uomini mi erano come bambini prima che gli dessi coscienza e pensiero». L’eroe è colui che difende i più deboli, chi non può o non sa difendersi, anche se questo significa sacrificarsi. E il sacrificio per qualcun altro diventa lottare per ciò che è giusto per lui – Prometeo – contro ciò che è giusto per Zeus, in una dialettica che non trova soluzione, ma solo un eterno e caparbio contrasto sui due titanici fronti.

Un dio che in qualche momento lascia trasparire un atteggiamento più umano che divino, scegliendo di lottare per ciò in cui crede e incarnando le inquietudini dell’uomo, l’incessante e inappagata sete di conoscenza che diventa insoddisfazione e tormento, ma anche l’angosciante attesa di ciò che il destino ha in serbo. Non si può restare indifferenti alla disgrazia di Prometeo, al pathos di questa rappresentazione che lascia i presenti con molti spunti di riflessione e con l’eco di queste parole nel cuore:

«Prometeo tutta questa terra piange per te, tutti gli uomini ti sono vicini in questo strazio e piangono insieme a te.»

——————————————————

Venerdì 30 Giugno > Domenica 2 Luglio

Produzione del Teatro Stabile di Napoli

Teatro Grande di Pompei

PROMETEO

DI Eschilo

Attori:

Luca Lazzareschi (Prometeo), Alessandra D’Elia (Io), Monica Demuru (coro), Gigi Savoia (Ermes), Tonino Taiuti (Oceano)

Adattamento, scene e regia: Massimo Luconi

Assistenza alla regia: Angela Carrano

Musiche: Mirio Cosottini