Al Teatro Le Maschere di Roma è andato in scena “Anna“, spettacolo tratto da uno dei racconti della raccolta “L’amore rubato” di Dacia Maraini. Una storia, quella interpretata da Viola Graziosi, che pone l’attenzione sul rapporto tra madre e figlia ma soprattutto su una tematica delicata come la violenza di genere all’interno di una più ampia rassegna teatrale contro il femminicidio.
Indice dei contenuti
Scheda dello spettacolo: Anna
| Dettaglio | Informazione |
|---|---|
| Spettacolo | Anna |
| Autrice dell’opera originale | Dacia Maraini (racconto “Anna e il Moro” da L’amore rubato) |
| Location | Teatro Le Maschere, Roma (Trastevere) |
| Attrice protagonista | Viola Graziosi |
| Regia | Viola Graziosi |
| Ispirato alla vera storia di | Marie Trintignant e Bertrand Cantat |
Trama e messaggio di “Anna”, al teatro Le Maschere
Una musica di violino storpiata e un’anima in frantumi, anzi due. Dopo “Sete”, “Sistema nervoso” e “Ossitocina”, al Teatro Le Maschere, in Trastevere, è andato in scena “Anna” con due rappresentazioni teatrali (venerdì 29 e sabato 30 maggio) ricche di significato e dai forti connotati riflessivi. È uno spettacolo ispirato dal racconto “Anna e il Moro” di Dacia Maraini, appartenente alla raccolta L’Amore rubato. Una storia dai risvolti tragici che rispecchia una piaga sociale più che mai attuale qual è la violenza di genere. Il formato è quello del “one man show”, dove una sola attrice, la talentuosissima Viola Graziosi, interpreta i tre personaggi della storia. A partire dalla madre di Anna, una donna disperata, che non può darsi pace dopo ciò che è accaduto. Lei che, con il sesto senso tipico delle madri, aveva già colto il pericolo e si rammarica per essere stata impotente di fronte alle violenze subite dalla figlia. Anna non c’è più ma continua a vivere nel ricordo e nelle narrazioni della madre che vive costantemente nella memoria di alcuni dei loro dialoghi intrattenuti dall’infanzia fino all’età adulta. E di tanto in tanto riecheggia anche il rimbombo storpiato di una voce. Quella del violento cantante che ha messo fine alla vita di una giovane donna che cercava solo di vivere serenamente la sua storia d’amore.

L’ispirazione dalla storia di Marie Trintignant
Come detto in precedenza, lo spettacolo si ispira al celebre racconto di Dacia Maraini. A sua volta la celebre autrice ha dato voce ad un noto fatto di cronaca, realmente accaduto a Parigi e nel resto d’Europa. Lì dove Marie Trintignant, giovane attrice di successo si innamorò del Moro, famoso cantante rock e leader del gruppo Noir Désir, nella realtà il noto musicista francese Bertrand Cantat. La loro relazione nel giro di poco tempo si trasformò in un rapporto tossico caratterizzato da gelosia, controllo psicologico e violenza. La situazione degenerò fino ad una violenta lite in una stanza d’albergo a Vilnius (in Lituania, dove l’attrice stava girando un film), durante la quale il Moro la colpì mortalmente, causandole un trauma cranico fatale. L’uomo fu poi processato e condannato a otto anni di reclusione per omicidio, accendendo un dibattito mediatico internazionale. Nella storia raccontata dalla Maraini il narratore è il padre che racconta tutto il suo dolore e il senso di impotenza davanti alla violenza che cresce fino al femminicidio. Nel caso dello spettacolo del Teatro Le Maschere la narrazione viene portata avanti dalla madre, nel tentativo di spostare la prospettiva verso il rapporto viscerale madre-figlia.

La nota della protagonista di “Anna”
La protagonista di “Anna”, Viola Graziosi, coadiuvata nella produzione dalla società Effimera teatro srl, ha raccontato le forti motivazioni che l’hanno portata ad accettare questo incarico, partendo dalle radici: “Questo racconto di Dacia Maraini si ispira a una terribile storia vera che mi aveva molto colpito quando vivevo a Parigi. La giovane attrice in questione era, come me, figlia di un grande attore. E lui, il cantante famoso, è stato condannato, ma troppo poco. Quando Federica Di Martino mi ha proposto di continuare il racconto del progetto teatrale Amori rubati affidandomi Anna che ha qualcosa di Ofelia e di Marie, ho capito che potevo farmi testimone.” Infine, una chiosa sul ruolo fondamentale del teatro per sensibilizzare il pubblico e le istituzioni: “Perché ancora il Teatro è la risposta: la culla, il ventre, la terra, la Madre. Qui possiamo imparare a guardare, senza paura. Un’attrice ci prende per mano e risorgiamo insieme dal dolore. Più forti e svegli nella nostra vita, che è il dono più prezioso che abbiamo”.
Immagine di copertina: fornita da ufficio Stampa

