Ha debuttato, in prima nazionale il 6 e 7 maggio 2026 al Teatro Basilica di Roma, lo spettacolo “Gli altri rivoluzionari”, progetto di Valerio Bucci prodotto da Malalingua Teatro e Collettivo Zeigarnik.
In scena Valerio Bucci, Benedetta Margheriti, Veronica Toscanelli e Roberto Tufo portano sul palco un’opera che ripercorre la storia dei NAR – Nuclei Armati Rivoluzionari – per andarsi ad interrogare non tanto sul passato, quanto più su una generazione del presente cresciuta tra social network, televisione e disillusione politica. La regia va a costruire un continuo confronto tra i giovani odierni e quelli degli anni di piombo, tutto ciò senza trasformare la scena in una banale ricostruzione storica. Lo spettacolo nega ogni forma di giudizio netto: ciò che interessa davvero è il cortocircuito emotivo e morale che nasce da un semplice quesito: fino a che punto la rabbia può trasformarsi in azione politica, violenza o rivoluzione?
| Dettagli dello spettacolo | Informazioni principali |
|---|---|
| Titolo dell’opera | Gli altri rivoluzionari |
| Regia e progetto | Valerio Bucci |
| Produzione | Malalingua Teatro e Collettivo Zeigarnik |
| Location teatrale | Teatro Basilica, Roma |
| Date di debutto | 6 e 7 maggio 2026 |
Indice dei contenuti
Teatro di figura e memoria collettiva in Gli altri rivoluzionari
Uno degli aspetti più particolari dello spettacolo è stato il linguaggio scenico selezionato dalla compagnia: la drammaturgia di Agnese Desideri, infatti, intreccia teatro d’attore, teatro di figura, frammenti dell’immaginario pop e documentazione storica. Sul palco convivono allo stesso tempo burattini, lavagne luminose, ombre e monitor televisivi che trasmettono cartoni animati. Proprio quest’oggettistica diventa centrale: la generazione che viene raccontata attraverso di essa è cresciuta “a pane, Nutella e cartoni animati buonisti” come viene sottolineato anche durante lo stesso spettacolo ed oggi, di conseguenza, si ritrova incapace di comprendere fino in fondo la radicalità politica del passato.

La scenografia è essenziale ma estremamente evocativa e ci permette di comprendere al meglio lo sviluppo della pièce: gli oggetti presenti in scena – tavoli improvvisati, buste, bottiglie, TV – contribuiscono a creare un ambiente sospeso tra passato e presente. Ogni elemento appartiene ad una realtà quotidiana e riconoscibile; ciò contribuisce a rafforzare quel senso di autenticità che attraversa tutta la rappresentazione.
Luci e musiche: la tensione in scena
Il disegno luci svolge un ruolo fondamentale nella costruzione emotiva dello spettacolo. Esse diventano parte integrante del racconto: toni vivaci e rossastri accompagnano i momenti più inquieti ed estremi, mentre le improvvise zone d’ombra amplificano il senso di alienazione, dubbio e paura. In alcune sequenze il palco si svuota quasi completamente, lasciando pochi oggetti illuminati o un volto isolato nel buio. È proprio in questi attimi che riesce ad emergere con maggior forza il senso di smarrimento della generazione raccontata. Abbiamo poi le luci fredde alternate da fasci più caldi e soffusi che accompagnano il passaggio tra memoria storica e riflessione contemporanea, creando in questa maniera un’atmosfera tesa ed instabile.
C’è poi la componente sonora che contribuisce all’ulteriore costruzione di questa tensione. Le musiche sono infatti utilizzate come un vero e proprio linguaggio emotivo: dai riferimenti ai Queen fino ai rumori più disturbanti e metallici, il sonoro accompagna i vari cambi di ritmo della narrazione e va ad evidenziare quei momenti di frattura emotiva in maniera potente. Doveroso evidenziare anche l’alternanza tra il silenzio e il caos sonoro che riesce a mantenere alta l’attenzione dello spettatore per tutta la durata dell’opera.

Il cast e la recitazione realistica dello spettacolo
Per quanto riguarda il piano attoriale, il cast riesce a restituire una prova compatta e credibile. Valerio Bucci, Benedetta Margheriti, Veronica Toscanelli e Roberto Tufo costruiscono dei personaggi che sembrano nascere direttamente dalla quotidianità contemporanea: ragazzi disillusi, confusi, arrabbiati, spesso incapaci di capire fino in fondo ciò che stanno davvero cercando.
La forza della scelta recitativa sta nella sua semplicità: i dialoghi evitano volutamente dei toni teatrali artificiosi. I personaggi parlano anzi in maniera colloquiale, con un’accentuato dialetto romanesco; si interrompono, si sovrappongono. Questa scelta rende l’intera rappresentazione estremamente concreta e realistica. Gli attori non sembrano interpretare dei giovani contemporanei: lo sono davvero.
Interessante è anche la dimensione collettiva della recitazione. Non esiste un unico protagonista assoluto: il gruppo funziona come una sorta di coscienza generale condivisa nella quale convivono allo stesso tempo rabbia, paura, appartenenza, desiderio e bisogno di trovare la propria direzione. In questo modo, lo spettacolo riesce ad affrontare temi estremamente delicati senza però cadere nella retorica o nella glorificazione della violenza. La domanda centrale “e noi cosa avremmo fatto?” resta sospesa fino alla fine e continua a risuonare anche dopo l’uscita dal teatro.
Una riflessione sulla contemporaneità e gli anni di piombo
“Gli altri rivoluzionari” non è soltanto uno spettacolo sugli anni di piombo. È in primo luogo una riflessione sulla contemporaneità, sulla rabbia repressa e sull’incapacità delle nuove generazioni di riuscire a trasformare il loro dissenso in un’azione concreta. Attraverso la messa in scena fortemente simbolica, la compagnia riesce a costruire uno spettacolo scomodo e capace di interrogare il pubblico senza però fornire alcuna soluzione rassicurante. Ne resta quindi un’esperienza teatrale intensa che colpisce più per le domande che lascia aperte piuttosto che per le risposte che prova a dare.

Date, biglietti e prossimi spettacoli al Teatro Basilica
“Gli altri rivoluzionari” è andato in scena il 6 e 7 maggio 2026 al Teatro Basilica di Roma, in Piazza di Porta San Giovanni 10. Lo spettacolo – produzione di Malalingua Teatro e Collettivo Zeigarnik – ha debuttato in prima nazionale alle ore 21:00 all’interno della programmazione del teatro diretto da Daniela Giovanetti e Alessandro Di Murro.
Tra i prossimi appuntamenti in programma figura “Ape Regina”, spettacolo scritto e interpretato da Giorgia Cerruti, con regia di Giorgia Cerruti e Davide Giglio, in scena il 9 maggio 2026 alle ore 21:00 e il 10 maggio alle ore 16:30. I biglietti avranno i seguenti costi:
- 18 euro: intero
- 15 euro: online
- 12 euro: ridotto
A seguire, il 15 e 16 maggio 2026 alle ore 21:00, il Teatro Basilica ospiterà “La disfatta – Gli ultimi giorni nel bunker”, di Gianni Guardigli, diretto e interpretato da Riccardo Leonelli, con musiche di Francesco Pepicelli e costumi di Marinella Pericolini. Anche per questo spettacolo le tariffe d’ingresso prevedono:
- 18 euro: intero
- 15 euro: online
- 12 euro: ridotto
Per ulteriori informazioni sulla stagione teatrale, sugli spettacoli e sulle modalità d’acquisto dei biglietti è possibile consultare il sito ufficiale del Teatro Basilica.
Fonte delle immagini: ufficio stampa

