Il Barbiere di Siviglia: la versione pop al Sannazaro | Recensione

Il Barbiere di Siviglia

Il 5 e il 6 marzo scorsi al Teatro Sannazaro di Napoli è andato in scena “Il Barbiere di Siviglia”, con Gianmarco Cesario che ha diretto e rivisitato l’omonimo classico del teatro mondiale. Lo spettacolo fa parte del progetto “POPera”, lanciato proprio da Cesario per avvicinare i giovani all’opera lirica. 

Scene, costumi e interpretazioni sono state realizzate “con la finalità di offrire un primo approccio alle nuove generazioni di un’arte che spesso rischia di risultare troppo lontana dal loro mondo visivo ed uditivo”, si legge nel comunicato dello spettacolo. Pertanto, i libretti scritti da Cesare Sterbini e Pierre de Beaumarchais sono stati riadattati; i testi resi più attuali e gli arrangiamenti musicali contemporanei – lasciati liberi di spaziare dal rock al cantautorato – hanno consegnato al pubblico un Barbiere di Siviglia in chiave pop, capace di coinvolgere e appassionare. 

Particolare merito va al cast, composto da: Laura Pagliara (Rosina), Gennaro Ciotola (Don Bartolo), Vincenzo Iengo (Conte d’Almaviva), Carlo Liccardo (Don Basilio), Francesco Luongo (Figaro) e Matteo Carbone (danzatore). Questi hanno dato prova delle loro abilità teatrali e canore, rispettando la tradizione dell’opera buffa, un genere dell’opera italiana sviluppato a Napoli nel XVII secolo. 

Il “Barbiere di Siviglia” è uno spettacolo dagli svariati spunti di riflessione, come la condizione femminile nel XIX secolo, periodo a cui risale l’opera resa celebre da Gioachino Rossini. Nel “Barbiere di Siviglia” Rosina è una giovane cantante che vive a casa del suo anziano tutore, Don Bartolo, in una condizione di segregazione de facto, sotto stretta vigilanza e privata della sua libertà. Rosina vive dunque il dramma femminile della subordinazione all’uomo, condizione tristemente comune ai tempi e scardinata, a poco a poco, a partire dalla fine dell’Ottocento

Va poi citata l’avversione conservazionista nei confronti del presente e del futuro, criticati e messi a confronto con una versione idilliaca nonché idealizzata del passato. Espressione di tale sentimento è Don Bartolo, dottore in medicina che trama di sposare Rosina, innamorata invece del Conte d’Almaviva, giunto a Siviglia da Madrid per cantare il proprio amore per la giovane. 

A dominare nell’opera è il colore: il giallo gioioso e allegro del barbiere di Siviglia; il rosso di Don Bartolo, simboleggiante la collera e il potere; il verde indossato da Don Basilio, accecato dall’avarizia. Ancora, il blu nobile che trasmette serenità del Conte d’Almaviva e il fucsia di Rosina,  simboleggiante grazia e leggiadria. 

Le tinte vive e sgargianti, le musiche riarrangiate, il testo attualizzato concorrono tutti alla rivisitazione pop del Barbiere di Siviglia, nel tentativo (a quanto pare riuscito) di trasmettere la passione per un’arte – l’opera lirica – plurisecolare. 

Licenza immagine: Teatro Sannazaro 

A proposito di Salvatore Toscano

Salvatore Toscano nasce ad Aversa nel 2001. Diplomatosi al Liceo Scientifico e delle Scienze Umane “S. Cantone” intraprende gli studi presso la facoltà di scienze politiche, coltivando sempre la sua passione per la scrittura. All’amore per quest’ultima affianca quello per l’arte e la storia.

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One Comment on “Il Barbiere di Siviglia: la versione pop al Sannazaro | Recensione”

  1. Questa opera pop mi interessa moltissimo. Potreste dirmi che tipo di pubblico è andato al Sannazzaro? È un’operazione artisticamente alta che affonda le radici nella cultura napoletana. Bravissimi.

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