Il convento dei segreti di Giada Trebeschi | Recensione

Il convento dei segreti di Giada Trebeschi | Recensione

Il convento dei segreti è l’ultimo romanzo di Giada Trebeschi  per Newton Compton Editori. Trebeschi, emiliana ma residente in Germania, è un’autrice già nota nel mondo della letteratura per i suoi romanzi storici e thriller, con i suoi coinvolgenti libri tradotti in varie parti del mondo. La storia è ambientata a Catania, nel 1669. Agata è appena nata quando viene donata a un convento dai genitori come ex voto. Giovanissima viene costretta a diventare una monaca di clausura, a nulla servono le sue disperate richieste di libertà: da ora in poi sarà Suor Immacolata. Tra le consorelle lei è messa in disparte, il suo fuoco è troppo ardente e nessuno riesce a domarla, così tutte la temono, o la odiano, come sua cugina Elisabetta, educanda in attesa di uscire per unirsi in matrimonio con un principe. Infatti, la cugina non perde mai occasione per mettere in cattiva luce suor Immacolata con la badessa, che la umilia sempre più con le sue punizioni. La vita al convento cambia con l’arrivo di suor Maria Grazia, una pasticcera portentosa con la quale suor Immacolata instaurerà una forte amicizia. Tra un dolce e l’altro, le due donne inizieranno a confidarsi, svelando man man una trama di segreti di suor Maria Grazia che possono mettere a rischio la vita di entrambe.

Non è possibile riassumere  la complessità dei personaggi, delle vicende, e di tutte le emozioni che Trebeschi ha voluto imprimere nelle pagine del suo libro, le sfumature caratteriali dei personaggi sono così cangianti che sarebbe difficile parlarne a livello oggettivo. Una cosa è certa: per leggere questo libro si deve essere pronti a perdonare molto ai protagonisti, che non si fanno scrupoli a raggiungere il proprio scopo con ogni mezzo necessario.

Questa è una storia di rinascita, di vita che straripa ovunque e che nessuno può fermare, di resilienza e di lotta contro il sistema. Non ci si aspetta di trovare così tanti temi quando ci si appresta a leggere la trama, e invece Trebeschi ambienta nel 1600 delle critiche sociali su temi attualissimi, quale l’indipendenza femminile, i diritti civili e il diritto all’autodeterminazione. Come anche l’autrice spiega nelle note, il velo nero che Suor Immacolata è costretta a portare è il velo del maschilismo, un velo che divide dal mondo variopinto e ne attenua i colori, fino a spegnerli del tutto.

Il romanzo storico a volte è fuorviante: spesso questo genere viene utilizzato come semplice denuncia per quello che fu, non per quello che è ancora. E invece Il convento dei segreti stupisce piacevolmente nel riportare eventi storici impregnati di presente. «C’è ancora molta strada da fare per far sparire davvero quel velo». Quello che colpisce è senza dubbio il racconto della vita monacale, di queste bambine costrette dai genitori (o meglio, dai padri) a non avere mai una vita propria solo perchè hanno avuto la sfortuna di nascere in un mondo che le tratta come merce di scambio. Permane in tutto il romanzo il senso di apnea, di stasi, di morte, che il convento dona alle sue abitanti e ai suoi visitatori, a segnalare che se entri è quasi impossibile uscire. Solo chi ha lo spirito giusto, lo spirito resiliente del fuoco, come Suor Immacolata, può riuscire a sopravvivere tutta la sua vita sperando in quella senso di libertà e di fame di esperienze che furtivamente spiava dalle gelosie del convento per tutta la vita. Suor Immacolata è una di quelle donne che tutti vogliono spezzare, ha un animo e una voglia di vivere troppo forte per essere assoggettata al volere di tutti. Prega un Dio che non l’ascolta mai, ma è lei stessa una Madonna, con la sua bellezza e la sua tenacia, pronta a compiere i miracoli: della vita, quella sua e quella dei più indifesi, degli amici e dei più piccoli. La sua pietas e la sua determinazione non hanno nulla da invidiare ai santi di cui ha imparato a memoria le vite, essendo i testi sacri gli unici ammessi in convento.

Un altro punto di forza è l’utilizzo del linguaggio che fa l’autrice. Non solo il romanzo è ben scritto, ma il linguaggio crudo che utilizza per parlare dei casi di violenza lo rendono ancora più reale, non si riesce a rimanere indifferenti a quello che si legge, ma è pressante lo scopo dell’autrice di invogliare il lettore al cambiamento attraverso le violenze descritte. Inoltre, è molto interessante l’uso del dialetto per le battute, con variazioni in base alla zona e alla situazione. Insieme alla parte interattiva del libro tramite QR code, i dialoghi in dialetto rendono questo romanzo un’esperienza sensoriale completa.

Il convento dei segreti non è facile da digerire, nonostante la sua scorrevolezza e la facilità di lettura. Eppure i personaggi descritti e le dinamiche fra essi, gli eventi naturali e storici realmente accaduti e il desiderio di emancipazione della protagonista, portano Il convento dei segreti non solo a essere una lettura assolutamente consigliata, ma a diventare uno di quei libri a cui di tanto in tanto si ripensa con un sorriso e si cerca di tirar fuori dalle pagine la resilienza dei personaggi per affrontare la vita.

A proposito di Bianca Sofia Porcelli

Nata in un piccolo paesino della provincia di Bari, mi hanno dato un libro in mano da quasi il primo istante in cui sono venuta al mondo. Decisa a far diventare la mia passione per la letteratura una carriera, ho studiato letteratura inglese e svedese, ho conseguito una laurea specialistica in letteratura angloamericana, e ho concluso con un master in editoria. Quando non sogno di essere l’eroina di un romanzo urban fantasy, mi piace parlare ininterrottamente delle cose che leggo, soprattutto se riguardano il femminismo e la comunità queer, adoro andare a teatro e guardare kdrama romantici.

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