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Eroica Fenice

il deserto dei tartari

Il Deserto dei Tartari, Buzzati al Teatro Mercadante

Continua la stagione del Teatro Stabile di Napoli, continua la stagione del Teatro Mercadante.
In scena, dal 17 al 22 aprile, troviamo Il Deserto dei Tartari, opera letteraria di Dino Buzzati, qui riadattata e diretta da Paolo Valerio, per la produzione del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale e con un nutritissimo cast in scena: Leonardo De Colle, Alessandro Dinuzzi, Simone Faloppa, Marina La Placa (theremin), Marco Morellini, Roberto Petruzzelli, Mario Piluso (pianoforte e fisarmonica), Christian Poggioni, Stefano Scandaletti, Paolo Valerio.

Il Deserto dei Tartari, l’eclissi di un uomo

Il 17 dicembre 1819, Giacomo Leopardi scrive a Giordani, parlando, in tale lettera, della fanciullezza:

“Dato che l’andamento e le usanze e gli avvenimenti e luoghi della mia vita sono ancora infantili,  io tengo afferrati con ambe le mani questi ultimi avanzi di quel benedetto e beato tempo in cui dov’io sperava e sognava la felicità […] è finito il mondo per me e per tutti quelli che pensano e sentono; sicché non vivono fino alla morte se non quei morti che restano fanciulli tutta la vita

Si può riassumere in tal modo la vita di Giovanni Drogo, la creatura di Dino Buzzati, il giovane tenente con appena un piede fuori dalla fase più pura della fanciullezza, destinato, senza averlo nemmeno chiesto, a raggiungere quella dislocata, isolata Fortezza Bastiani.
Il viaggio è arduo, trovare la Fortezza sembra complesso; sarà guidato, proprio come tocca a tutti i figli, da qualcuno più in alto di lui ed una volta lì, nonostante il suo desiderio di fare subito ritorno in città e alla vita, invitato a restare, a passare almeno un po’ di quel suo tempo che, quando si è giovani, sembra infinito.

L’adattamento e la regia di Paolo Valerio non regala grosse emozioni, ma, va detto, neppure disastrose delusioni.
Valerio sembra scegliere di muoversi sul teso filo del racconto, prendendo a piene mani dalla potenza poetica e narrativa dell’opera di Buzzati, senza voler infilare al suo interno troppo di proprio.
Rinarrando, si potrebbe dire, ciò che è stato già narrato una volta.

Ci mostrano, Valerio e i suoi attori, quel che Buzzati voleva mostrarci.
Questo curioso, variegato gruppo di uomini stipati e stretti in un confine da cui sembra non debba mai passare nessuno, eppure, proprio come Vladimiro e Estragone di Beckett attendevano e credevano fermamente nell’arrivo di Godot, costoro credono nello scoppiare di un imminente guerra.
Sia che fossero di guardia, o a sbrigare le loro faccende o a maledire, rigirandosi nel letto, il fastidioso e perenne tintinnio della cisterna dell’acqua che non li faceva dormire, tutti loro aspettano, incessantamente, quel qualcosa che hanno atteso tutta la vita.