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Eroica Fenice

John Gabriel Borkman

Il freddo di John Gabriel Borkman al Mercadante

Recensione dello spettacolo John Gabriel Borkman di Ibsen in scena dal 5 al 16 dicembre al Teatro Mercadante di Napoli con la regia di Marco Sciaccaluga.

 

Faceva freddo ieri al Mercadante. Non tanto per le temperature esterne o per un problema ai riscaldamenti del teatro, ma per la raggelante atmosfera che si respirava alla Prima di John Gabriel Borkman.

Definito da Edvard Munch «Il più potente paesaggio invernale dell’arte scandinava», lo spettacolo di Ibsen è di un freddo umido, di quelli che ti entrano nelle ossa – e nelle vene – nonostante il cappotto, la sciarpa o qualsivoglia accortezza.

John Gabriel Borkmann – penultima pièce del drammaturgo norvegese – fu scritta nel lontano 1896, ma conserva intatta la forza di mettere a nudo e toccare nel profondo l’Uomo, di ieri come d’oggi.

Ibernata del resto è la vita dei suoi personaggi, ma anche la condizione esistenziale e i sentimenti che essi rappresentano: l’avidità, il cinismo, il fallimento, la frustrazione e – soprattutto – l’incapacità di amare.

John Gabriel Borkman: la trama

Nonostante gli 8 anni di carcere dovuti alle sue speculazioni finanziarie, quella di aver ucciso l’amore è l’accusa più grave che viene mossa dalla moglie Gunhild a Borkman, il cui nome letteralmente significa “uomo-corteccia”.  

Self made man animato dalla sola avidità di denaro, Borkman vive in un microcosmo di falliti da lui stesso generato. Al passato da grande banchiere si contrappone un presente claustrofobico in una casa in cui –  espiata la condanna per bancarotta –  la prigione continua tutti i giorni.

Borkman è rinchiuso nelle sue ambizioni – destinate ad essere risolutamente disilluse – e in un triangolo che sarebbe difficile definire “amoroso”. L’uomo dal cuore di pietra non è il capofamiglia ma una pedina tra due donne che hanno lo stesso volto – sono gemelle – e due diversi ruoli.

La prima, Gunhild, è quella che ha sposato e con cui non ha rapporti. La seconda, Ella, è colei che in un’altra vita lo amava e che ora, invece, odia. Lo odia per averla lasciata preferendola alla carriera, ma soprattutto per averle strappato la possibilità di diventare madre.

Le donne, non a caso, contendono l’amore non di Borkman ma del figlio di quest’ultimo: Erhart. Dato in adozione da piccolo alla zia Ella, il giovane Erhart ha però l’età giusta per ribellarsi e scappare dal nido–nodo familiare con Fanny, donna dell’alta società quasi coetanea di madre e zia di cui si innamora.

Mentre la gioventù del figlio esce di scena in una roboante automobile, Borkman esce di casa sconvolto e deluso e, in un paesaggio di neve e di freddo specchio della sua anima, troverà silenziosamente la morte.

John Gabriel Borkman: la regia

John Gabriel Borkman ha attratto i maggiori registi al mondo. Due esempi? Luc Bondy e Bergman.

Prodotto dal Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, Teatro Nazionale di Genova e Teatro della Toscana – Teatro Nazionale, lo spettacolo ha alla regia questa volta Marco Sciaccaluga. Suo il merito di aver diretto senza forzature il complesso dramma ideato da Henrik Ibsen nella italiana del testo a firma di Danilo Macrì. Suo il pregio di aver messo in scena, con successo, il fallimento.  

Le scelte musicali sono quasi provocatorie: musiche originali di Andrea Nicolini insieme alle note di Tom Waits. Ciò che più colpisce, però, sono le scene di Guido Fiorato: sembra quasi che gli attori si muovano su un’incisione dell’artista olandese Escher, ne restituiscono quasi le stesse prospettive impossibili e la loro freddezza è resa ancora più netta dal sapiente uso delle luci di Marco D’Andrea.

John Gabriel Borkman: il cast

Come protagonista della penultima fatica di Ibsen, Marco Sciaccaluga ha scelto un attore della caratura di Gabriele Lavia, diretto in teatro da molti importanti registi tra i quali Giorgio Strehler, Giuseppe Patroni Griffi, Giancarlo Sbragia, Luigi Squarzina, Mario Missiroli e lo stesso Marco Sciaccaluga. Questa di John Gabriel Borkman è infatti la quarta collaborazione tra i due che, insieme, hanno lavorato agli spettacoli Ivanov, Nemico del popolo e il Don Giovanni di Molière.

Eccellente la sua interpretazione, ma bravissime nell’esaltare le forti e travagliate personalità di Ella e Gunhild anche Federica di Martino e Laura Marinoni. A completare il cast ci sono poi: Roberto Alinghieri, Giorgia Salari, Francesco Sferrazza Papa, Roxana Doran.

Le rappresentazioni al Teatro Mercadante

Dopo il debutto di mercoledì 5, lo spettacolo sarà in replica al Teatro Mercadante di piazza Municipio 7, 11, 14 dic. ore 21.00 | 6, 12, 13 dic. ore 17.00, | 15 dic. ore 19.00 | 9, 16 dic. ore 18.00

Info: www. teatrostabilenapoli.it | tel. 081.5524214

Biglietteria: tel. 081.5513396| e–mail: biglietteria @teatrostabilenapoli.it