La leggenda del santo bevitore al Teatro Nuovo | Recensione

La leggenda del santo bevitore

La leggenda del santo bevitore va in scena al Teatro Nuovo dal 30 gennaio al 2 febbraio. Carlo Cecchi interpreta il protagonista e l’autore stesso del racconto, in uno spettacolo narrato, incarnato e trasfigurato sulla scenografia-schermo.

La leggenda del santo bevitore di Joseph Roth, adattamento e regia di Andrée Ruth Shammah, vede interpreti sul palcoscenico, accanto a Carlo Cecchi, Claudia Grassi nel ruolo di una giovane e curiosa lettrice e Giovanni Lucini (un cameriere pensoso e attento).

La leggenda del santo bevitore è una proiezione di parole evocate che diventano immagini, di pensieri nascosti che si imprimono sulla pagina scritta, di autori-protagonisti che rivivono attraverso nuovi lettori

La leggenda del santo bevitore si apre con un disvelamento: la caduta di uno schermo. Le luci si accendono dritte sul bancone di un bar, secondo protagonista e insieme testimone di vite incerte e miracolose.

La scena si prepara ad accogliere la messa a nudo di Andreas Kartak (Carlo Cecchi), un uomo sventurato e al contempo miracolato, artefice e distruttore del proprio destino. Una giovane donna si imbatte nella lettura del racconto e inizia il suo viaggio dentro quel mondo di carta che, nello spettacolo di Andrée Ruth Shammah, si confonde con le suggestioni visive ed è guidato dalla voce narrante di un personaggio uscito fuori dalla pagina.

La leggenda del santo bevitore inizia con l’incontro fortuito del clochard Andreas Kartak con un signore sconosciuto che gli offre in dono duecento franchi a patto che li restituisca alla chiesa di Santa Maria di Batignoles dove c’è una statuetta di Teresa di Lisieux, con cui il bevitore-ex minatore ha un debito.

Andreas Kartak-Joseph Roth è spesso ubriaco. Ha le spalle cadenti, la postura scomposta, la cadenza rassegnata, parla mozzando le parole. La sua ironia è graffiante, gioca con la sua condizione, si fa beffa di sé stesso, si guarda con coscienza e subito vuole tradirsi perché in fondo non vuole ritrovarsi. Scappa dal suo io come fa un attore con la propria identità, cambiandone mille altre, come per un evento soprannaturale.

La leggenda del santo bevitore tra vita e morte, tra il testo e la visione

La leggenda del santo bevitore sin dalla scelta del mezzo riflette il potere trasformativo e al contempo reiterativo di chi si affida alla sorte e sempre la sfida. I linguaggi utilizzati sono molteplici: le immagini, la musica, la parola letta che si fa carne.

Ne La leggenda del santo bevitore Andreas Kartak è circondato da presenze fantasmatiche che liberamente sceglie di abbracciare, di seguire. Carlo Cecchi è egregio interprete dello smarrimento ora lucido ora inconsapevole di un uomo che ha visto la propria felicità ridotta a brandelli, eppure ancora, fragile e incosciente, si lascia abbagliare da scintillanti accadimenti, da sprazzi di frammenti di futuro incerto, misto alle apparizioni degli spettri del passato.

La voce di Claudia Grassi si alterna con quella di Carlo Cecchi in una lettura a due voci, che in brevi momenti si sovrappongono restituendo tutta la distanza tra chi è un eroe dell’autodistruzione e chi tenta di figurarsi nella mente quali tratti possa assumere quest’ombra che si aggira sotto i ponti di Parigi.

La scenografia de La leggenda del santo bevitore è attraversata da immagini in movimento, da bottiglie che cadono sul pavimento, ma fino alla fine rimane intatta e impassibile, come la giovane sulla sedia intenta alla lettura, mentre Andreas Kartak si dissolve in un’aura di fumo, rimane a terra senza aver mantenuto il suo voto.

Al Teatro Nuovo va in scena uno spettacolo in cui – per mezzo dell’originale scelta della messinscena, che si serve di linguaggi disparati e di personaggi-autori – viene fuori «quell’inquietante omniscenza, che si direbbe retaggio di molteplici vite».

Lo spettacolo si chiude con la preghiera di una morte lieta e bella come la fine di un atto, di un racconto che conserva il gusto amaro dell’incanto.

 

Spazio scenico Gianmaurizio Fercioni

Suggestioni visive Luca Scarzella e Vinicio Bordin

Luci Marcello Jazzetti

Costumi Barbara Petrecca

Produzione Teatro Franco Parenti

fonte foto: ufficio stampa

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A proposito di Chiara Aloia

Chiara Aloia nasce a Formia nel 1999. Laureata in Filologia moderna.

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