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La strada, Teatro dei Limoni | Recensione

La strada al Teatro TRAM |Recensione

La strada della compagnia foggiana Teatro dei Limoni va in scena al Teatro TRAM

Due uomini scelgono di affrontare un percorso di blablacar, consistente nell’intraprendere un viaggio in macchina con un perfetto sconosciuto generando un’occasione di confronto e di dialogo. Ma durante questo viaggio, lungo La strada da loro percorsa ci sarà un risvolto totalmente inaspettato. Questa è la premessa dello spettacolo, scritto, diretto e interpretato da Leonardo Losavio e Roberto Galano, in scena al Teatro TRAM da venerdì 3 marzo a domenica 5 marzo.

Dialoghi introspettivi on the road

<<La strada come simbolo del viaggio, del percorso interiore che, a un certo punto della vita, ciascuno di noi sente di dovere affrontare. Crescere, risolvere i conflitti, confrontarsi e superare le paure che da sempre attanagliano l’animo umano e lo costringono a restare fermo, immobile, in attesa che qualcosa accada. Ma nulla cambia restando fermi. Partire, muoversi, rischiare, non c’è altro modo. Cosa succede quando l’uomo che hai accanto, il tuo compagno di viaggio, non è chi dice di essere? La strada è un testo che scandaglia l’animo utilizzando una drammaturgia e un gioco d’attore grottesco e surreale, che saltella febbrile tra la prima persona che dialoga al pubblico e il dialogo “assoluto”. Un dentro e fuori che non dà riferimenti ma che trascina e costringe lo spettatore a essere il terzo passeggero del viaggio>>, spiega il regista e attore Roberto Galano.

La strada è un dialogo grottesco, avvolto nel mistero per poi rivelarsi ai limiti del paradossale: due uomini totalmente agli antipodi, l’uno fino troppo espansivo mentre l’altro eccessivamente guardingo, cercano di scoprirsi in un dialogo in cui chi pensa di avere capito già tutto e chi, invece, di essere riuscito a scappare. Ma alla fine chiaramente ciascun nodo viene al pettine e uno dei due si presenta con la sua vera identità, ovvero Dio, andato ormai in pensione, frustrato dal male che sostiene di avere fatto a molte vite e che ha intrapreso un viaggio blablacar perché in cerca di un amico con cui ricominciare dall’inizio.

Da questa trama introspettiva che rasenta l’assurdo, la drammaturgia dello spettacolo La strada pone sulla scena davanti allo spettatore l’esigenza di muoversi, pure rischiando, per andare incontro alla vita. Ma non è facile, poiché mettersi così in gioco comporta crescere e di conseguenza responsabilità sostanzialmente adulte: implica confrontarsi con sé stessi e con il mondo esterno, superando le proprie paure, risolvere conflitti dentro di sé e con il prossimo, interfacciarsi alla vita con una propria consapevolezza diversa e non più rinchiusa in una bolla di vetro al sicuro da tutto. Perciò, La strada dà voce anche a quelle paure derivanti da tali responsabilità e includono lo spettatore come un terzo passeggero quasi onnisciente, grazie a un gioco teatrale sviluppato secondo la continua dicotomia tra “momenti a parte” e “rientri in parte”, rendendolo un ascoltatore delle confessioni intime di quei due uomini.

Nel complesso, La strada è uno spettacolo che conserva in sé dolcezza e la capacità di affrontare disagi dell’animo umano strappando un sorriso. Finanche Dio è umanizzato e fatto scendere dai cieli qui sulla terra tra di noi, secondo un certo bisogno comune e contemporaneo di avere riferimenti vicini, concreti. Alla fine, quei due diventeranno veramente amici? Ritorneranno l’uno dall’altro? Arriverà ognuno al suo scopo? La risposta è imprevedibile, tanto quanto lo può essere la vita stessa.

Fonte immagine: Teatro TRAM

 

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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