Nello Mascia: il progetto Viviani al Trianon | Recensione

Nello Mascia: il progetto Viviani al Trianon | Recensione

Nello Mascia porta Viviani al Teatro Trianon Viviani

Torna il terzo capitolo del progetto Viviani al Teatro Trianon, per una produzione di quest’ultimo, con due atti unici scritti dal drammaturgo Raffaele Viviani tra il 1918 e il 1919 e riadattati e diretti da Nello Mascia: ‘O cafè ‘e notte e ghiuorno e ‘Nterr’ ‘a ‘Mmaculatella (Scalo Marittimo). In scena dal 5 al 14 gennaio 2024, si prevede: l’interpretazione di Nello Mascia, Giovanni Mauriello, Federica Aiello, Francesco Bellopede, Salvatore Caruso, Peppe Celentano, Francesco Del Gaudio, Angela De Matteo, Bianca De Matteo, Massimo De Matteo, Antonio Fiorillo, Antonio Maria Iorio, Pierluigi Iorio, Luca Lubrano, Roberto Mascia, Matteo Mauriello, Maurizio Murano, Serena Pisa, Ivano Schiavi e Federica Totarola; le musiche dal vivo eseguita da Mariano Bellopede al pianoforte, Francesco Del Gaudio alla tromba, Paolo Forlini alla batteria e Davide Afzal al basso, con gli arrangiamenti musicali e la direzione di Mariano Bellopede.

Viviani e le storie dei vicoli di Napoli

Nello Mascia su ‘O cafè ‘e notte e ghiuorno: “l’atmosfera che vi si respira è un notturno gelido, che smentisce la retorica di una città ubriaca di sole, con i personaggi che vivono la loro tragedia esistenziale con tutto lo scetticismo, la fantasia e l’autoironia di cui è capace il popolo napoletano: si ride del folle scrittore che recita ad alta voce il copione improbabile che sta componendo; si ride del giocatore scalognato, del cameriere neghittoso e volgare e persino della famigliola dell’operaio disoccupato che ha deciso di trascorrere la notte nel caffè perché non ha più una casa che possa ospitarla”. Ma è una risata amara, un susseguirsi di scenette ironiche costellate da sprazzi di una tragedia umana consumata nei vicoli di Napoli, in quella parte della città che ha in sé perennemente la dicotomia della poesia e della miseria.

Con ‘Nterr’ ‘a ‘Mmaculatella ci si sposta al molo, da dove sta per salpare la nave diretta verso l’America. Con la direzione di Nello Mascia, la sala del Trianon prende le sembianze di un vero e proprio porto, grazie anche alle scene di Raffaele Di Florio. Da qui pare che la nave Washington aspetti, aitante e mastodontica, quegli emigranti che hanno investito tutti i propri ultimi averi per partire alla ricerca di fortuna. L’America, allora, si erge come un sogno. Ci sono gli emigranti poveri, talvolta presi di mira dagli speculatori; gli emigranti di prima classe, che per quanto fanno delle loro ricchezze un vanto, scappano anche loro da storie di sofferenza; e, poi, ci sono quegli emigranti che per una sorta di brutto scherzo del destino non diventeranno mai tali, bensì sono costretti a restare nel fuoco ardente di quella Napoli povera e caotica guardando da lontano il sogno di una fuga spezzarsi. Intanto, nel mentre si svolge questa processione di personaggi, c’è il popolo della città che stoico osserva e vive con il suo furore.

Non c’è che dire, con questi due atti vivianeschi diretti da Nello Mascia, in un luogo così simbolico e caro al popolo della città come il Trianon di Forcella, si colpisce in pieno nell’animo del napoletano. Un animo nostalgico, che ha la commozione facile nel momento in cui si tratta della poesia dei suoi vicoli, nonché delle storie della sua gente. E il regista con la sua compagnia ne riesce a sostenere il ritmo, vivace ed emozionante.

Fonte immagine di copertina: Ufficio Stampa

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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