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Eroica Fenice

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Sal da Vinci: un italiano di Napoli al Teatro Augusteo

Accompagnato da un’orchestra dal vivo, Lello Radice ed un esilarante Davide Marotta, Sal da Vinci si trova catapultato in una fabbrica dei sogni, immerso in una scenografia fatta di ingranaggi e un grande oblò che affaccia su Napoli e accende i riflettori sulla sua città, bella e problematica, capace di restare immobile ma riaccendersi improvvisamente sulle note delle sue canzoni.

Un percorso entusiasmante, un viaggio nella napoletanità “d’istinto e di cuore”, come descritto nel brano d’apertura, presente nel nuovo disco dell’artista partenopeo. 

Si è aperta così l’avventura di Sal da Vinci, che ha portato in scena “Italiano di Napoli” al Teatro Augusteo, con la regia di Alessandro Siani (in scena dal 20 dicembre 2016 al 15 gennaio 2017).

Sal da Vinci a processo: condannato ad amare

Il desiderio di riscatto per un popolo che vive di sogni, ma che deve imparare a contrastare l’immobilismo con i fatti, bacchettato dalla madrina della serata, Lorena Cacciatore, chiamata a rappresentare un’Italia bella e fatale, che zoppica ma è pronta a rialzarsi. Uno spettacolo che vede alternare i successi dell’artista agli sketches comici in cui aleggia, inevitabilmente, il piacevole spettro del regista Alessandro Siani.

Una scaletta che, insieme alla nostalgia dei rullini fotografici, delle fotografie senza filtri e i ricordi di un’infanzia passata a cantare in macchina con la famiglia, culmina con il ricordo del padre, Mario da Vinci, e la sua voce pronta ad emozionare la platea che si alza in piedi ad applaudire il suo ricordo e tutto l’affetto che si porta dietro.

I grandi che hanno reso grande la musica italiana. Da Lucio Battisti a Renato Zero, passando per Gianni Morandi. Un repertorio classico, Renato Carosone in testa, le coreografie di un corpo di ballo giovane e ricco di talento che, sulle note delle canzoni e gli applausi della platea, tira calci ad un pallone e fanno rivivere le atmosfere che animano, da sempre, i vicoli della nostra città. Tra un murales di Maradona e la Madonna di Banksy, quasi a volerle dare quel carattere geniale e rivoluzionario che la contraddistingue, mai conforme agli schemi che, purtroppo, troppe volte aleggiano nel nostro Paese.

Dopotutto, siamo un popolo complicato proprio perché a Napoli le parole “sogno” e “sonno” si pronunciano allo stesso modo: “’o suonno”. E dopo questo spettacolo, critico e puro allo stesso tempo, possiamo dire che Sal ce ne ha dato piena consapevolezza.