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Eroica Fenice

La categoria Cinema & Serie tv contiene 329 articoli

Cinema & Serie tv

TVD (The Vampire Diaries): l’universo dei vampiri in una serie tv

Nel 1991 la scrittrice Lisa J. Smith intraprende la stesura di un ciclo di romanzi dal titolo The Vampire Diaries (proseguita poi da altri autori) di genere urban fantasy. Alcuni anni dopo Kevin Williamson (noto per aver dato vita ad una delle serie più amate della fine degli anni ’90: Dawson’s Creek) e Julie Plec (produttrice della serie Kyle XY) hanno trasformato i romanzi della Smith in una serie tv, dal titolo omonimo. Per otto anni i telespettatori americani prima, italiani dopo, hanno seguito le vicende della serie, che conta otto stagioni, andate in onda dal 2009 al 2017. TVD (The Vampire Diaries): l’ambientazione  Mystic Falls è il nome della cittadina immaginaria in cui è ambientata la serie (Fell’s Church nella fantasia di Lisa J. Smith). Le scene sono state girate in gran parte a Covington, capoluogo della contea di Newton in Georgia, mentre gli interni della biblioteca sono stati girati nella Hoke O’Kelley Library dell’università di Emory di Oxford. La Walton Career Academy della città di Monroe è diventata, nella serie, la Mystic Falls High School,  per il campo da football ci si è serviti invece di quello della città di Loganville. Vancouver è stata utilizzata per il pilot. Mystic Falls rappresenta il prototipo di una tipica cittadina americana, piccola e tranquilla. La trama e i personaggi di TVD Elena Gilbert (la bellissima Nina Dobrev) è un’adolescente, la cui vita è stata sconvolta dalla scomparsa prematura dei suoi genitori, morti in un incidente stradale. Dopo la perdita, Elena e suo fratello Jeremy (Steven R. MacQueen) vengono affidati alla zia Jenna (Sara Canning ) e cercano di sopravvivere al dolore ritornando alla loro vita abitudinaria. Tre sono le persone più vicine ai due fratelli, ad Elena in particolare: Caroline Forbes (Candice Accola), Bonnie Bennett (Kat Graham), Matt Donovan (Zach Roerig). Tuttavia non è la morte dei genitori a sconvolgere la vita di Elena e degli abitanti di Mystic Falls, quanto piuttosto l’arrivo in città di due fratelli: Stefan e Damon Salvatore (rispettivamente Paul Wesley e Ian Somerhalder) che avevano lasciato la città natale cento anni prima, quando si scoprì che erano dei vampiri. Il fascino immortale dei vampiri Il mito dei vampiri ha origini ottocentesche, fu infatti lo scrittore John William Polidori che diede vita a questa creatura leggendaria con il racconto Il Vampiro pubblicato nel 1819. Da allora il vampiro è entrato nell’immaginario collettivo come essere affascinante che si nutre di sangue umano ed è diventato il protagonista della cultura letteraria e cinematografica (si pensi al successo di Dracula, prima come libro, in seguito come film, o ai più recenti libri del genere fantasy contemporaneo: Eternity o Nelle tenebre, solo per ricordane alcuni, o alla tanto acclamata trilogia della Meyer).  Sicuramente il fatto che TVD (The Vampire Diaries) sia incentrato sull’universo dei vampiri ha contribuito al successo della serie, vincitrice tra l’altro di numerosissimi premi (cinque People’s Choice Awards e ventotto Teen Chioce Awards), ma a questo va aggiunta anche la capacità di attirare il pubblico con le storie create al suo interno. I […]

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Riverdale, i personaggi di Archie Comics prendono vita in un teen drama

Riverdale è una serie tv americana apparsa sugli schermi statunitensi il 26 gennaio del 2017 e su quelli italiani il 9 novembre scorso. Basata sui personaggi dei fumetti della casa editrice Archie Comics, ha trovato un adattamento a serie tv grazie al lavoro di Roberto Aguirre-Sacasa e alla co-produzione di Greg Berlanti. La prima stagione, di tredici episodi, è stata seguita da una seconda stagione, al momento edita soltanto in America. Riverdale: la trama e i personaggi Riverdale è ambientata in una cittadina omonima fittizia (le riprese sono state girate nella città canadese di Vancouver) e si apre immediatamente con uno scenario inquietante: la morte di Jason Blosson, figlio di una ricca famiglia della città. La scoperta avviene quando la fine delle vacanze estive riporta gli studenti nuovamente sui banchi del liceo, lo stesso che frequentava anche Jason. Riverdale, da cittadina tranquilla, si trasforma in uno scenario sinistro e misterioso, dove ognuno ha un segreto da nascondere e che non vuole svelare.  Tutti i personaggi, tratti dalla serie a fumetti della Archie Comics, sono in qualche modo legati a Jason e ruotano intorno al suo fantasma: Archie Andrews (KJ Apa), studente appassionato di musica, Cheryl Blosson (Madelaine Petsch), sorella di Jason e a lui profondamente legata, Betty Cooper (Lili Reinhart), appassionata di giornalismo e indagini, insieme a Jughead Jones (Cole Sprouse), Veronica Lodge (Camilla Mendes), arrivata a Riverdale insieme a sua madre Hermione (Marisol Nichols), dopo aver lasciato la Grande Mela, Fred Andrews (l’attore Luke Perry, noto per aver interpretato il bel Dylan nella serie Beverly Hills 90210) padre di Archie, e tanti altri che in un modo o nell’altro hanno a che fare con la morte di Jason. Dal fumetto Archie Comics al teen drama La serie Riverdale è un teen drama dal contorno poliziesco. La vita dei ragazzi del liceo, le loro relazioni, amicizie, i turbamenti si alternano all’indagine poliziesca sulla morte di Jason Blosson, per cui gli spettatori si troveranno a seguire da un lato le tematiche adolescenziali, dall’altro saranno coinvolti in un mistero sempre più fitto e in un’indagine che giorno dopo giorno, invece di mettere una x sui nomi dei probabili coinvolti, ne aggiunge uno in più.  Riverdale e I segreti di Twin Peaks Molti sono gli aspetti e le caratteristiche di Riverdale che ricordano la serie che negli anni ’90 risultò vincitrice di molteplici premi: l’ambientazione in una cittadina solo all’apparenza tranquilla e monotona, l’assassinio misterioso e inaspettato di uno dei protagonisti, l’avvio di un’indagine che a poco a poco porta alla luce una rete intricata e fitta di segreti inconfessabili e misteri che non possono essere svelati.  Riverdale è una serie tv che attira sin dai primi momenti: il fatto, poi,  che ogni puntata termina con qualcosa di inaspettato contribuisce a seguire accanitamente le vicende che sconvolgono la cittadina, meno i suoi abitanti, troppo pieni di scheletri nell’armadio per potersi stupire di quanto accade, quasi come se questa volta fossero i personaggi intenti a seguire gli spettatori, i quali impareranno man mano a conoscere ogni personaggio, a scoprire quello […]

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“Sirene”, la fantasia incontra la realtà nella serie tv Rai

La Rai realizza il suo ennesimo successo con la fiction Sirene. In onda dal 26 ottobre 2017 e trasmessa in sei puntate, la serie fantasy – prodotta da Cross Productions, Beta Film, 21 Srl in collaborazione con Rai Fiction – nasce dalla fantasia di Ivan Cotroneo e Monica Rametta, per la regia di Davide Marengo. Sirene: la serie tv Rai Una commedia italiana coinvolgente, divertente, che è riuscita a dare toni realistici al genere fantasy. Protagoniste quattro sirene, la madre con le sue tre figlie, che approdano sulle coste napoletane per riportare il tritone Ares, promesso della maggiore delle figlie, negli abissi. Colto da una crisi d’identità e stanco della vita marina – dove le sirene costituiscono a tutti gli effetti il sesso forte -, fugge sulla terra attratto dalla possibilità di condurre un’esistenza da essere umano. La genialità e creatività di Cotroneo risiedono proprio nella capacità di trasporre i problemi delle creature marine nella realtà universale e quotidiana. Problemi di cuore, crisi d’identità, delusioni e complicati rapporti genitori-figli si uniscono all’obiettivo di salvaguardare una specie in via di estinzione. Quale problema più attuale ed umano dunque, quale la lotta per la salvaguardia dell’ambiente sempre più minacciato dall’inquinamento protratto dall’uomo. Ma Sirene è anche la serie leggera e magica raccontata attraverso una città dai paesaggi mozzafiato, unici e meravigliosi, quale è Napoli. E questa volta ci si sofferma sulla Napoli delle meraviglie. Colorata, folcloristica, animata da un caleidoscopio di musiche, tradizioni e genuinità. Una Napoli su cui non si accendono i riflettori della criminalità. Le avventure vissute dalle protagoniste saranno innumerevoli. E, se le sirene per antonomasia sono le creature ammaliatrici, che con i loro canti incatenano i cuori umani, saranno loro in questa serie rapite dalla bellezza e dalla normalità dell’esistenza umana. La stessa sirenetta maggiore Yara (Valentina Bellé), ricorrendo all’aiuto di Salvatore (Luca Argentero), l’umano con cui intratterrà inizialmente un rapporto di amicizia, per riconquistare il suo promesso tritone Ares (Michele Morrone), finirà con l’innamorarsene. Un amore che creerà non pochi problemi, sconvolgendo le loro vite. Ma nonostante le paure e le incomprensioni, la coppia finirà per ritrovarsi. Yara deciderà di seguire il cuore, abbandonandosi ad un sentimento mai provato in tutta la sua vita. SIRENE: I LUOGHI DELLA FICTION A fare da sfondo a questa serie tv Rai, come accennato, è la splendida città di Napoli. Protagonista di opere d’arte, canzoni, dipinti e pellicole, e questa volta scelta da Cotroneo per accompagnare i telespettatori nei meandri della realtà fantastica, ricreata magistralmente attraverso la semplicità mista alla potente bellezza. Le quattro sirene ci accompagnano nel tour di una Napoli da cartolina: la prima puntata si apre con uno dei luoghi più ipnotici, la stazione della metropolitana di Toledo (progettata dall’architetto spagnolo Óscar Tusquets), definita la più bella d’Europa. La sua architettura è un continuo inno al mare, con i mosaici azzurri che creano la straordinaria sensazione di essere davvero sui fondali marini. Nella serie compaiono altri luoghi storici, come Piazza Bellini (apparsa anche nel film Matrimonio all’italiana del 1964, […]

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The Place: Paolo Genovese indaga nell’animo umano

Dopo il successo di Perfetti Sconosciuti, Paolo Genovese torna nelle sale italiane con “The Place“, film particolare e sicuramente ambizioso (qui il trailer). Innovativo quanto basta, sebbene la sceneggiatura non sia tutta “farina del sacco” di Genovese: alla base, infatti, c’è la serie tv statunitense The Booth and the End, disponibile su Netflix ma che in Italia non ha avuto grande visibilità.  Sebbene non sia, comunque, una scrittura originale, la pellicola ha la sua forza nel voler portare sotto i riflettori l’abisso dell’animo umano, attraverso i ben nove protagonisti. Il cast eccezionale, formato da Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Alba Rohrwaker, Vittoria Puccini, Rocco Papaleo, Silvio Muccino, Silvia D’amico, Vinicio Marchioni, Alessandro Borghi, Sabrina Ferilli e Giulia Lazzarin, dà vita a personaggi sfaccettati e dilaniati. Tutto il film, infatti, è permeato da un’aura di disperazione profonda, emanata dai diversi personaggi che, di volta in volta, siedono al tavolino del The Place. Sì, perché il luogo che dà il titolo al film è, in effetti un dinner, abbastanza anonimo se non fosse per un uomo misterioso, interpretato da Valerio Mastrandrea. L’uomo senza nome mangia, scrive continuamente su una enorme agenda e parla con le persone. O meglio, le persone parlano con lui e gli chiedono di realizzare dei desideri. Il misterioso personaggio può farlo, può avverare  qualunque desiderio, a patto di ottenere qualcosa in cambio. Con un tipico meccanismo “azione-reazione” deve infatti assegnare una missione da svolgere, mettendo a dura prova la moralità di ciascuno. La domanda che muove tutta la sceneggiatura è, infatti, “cosa saresti disposto a fare per ottenere ciò che desideri?”. E, per dare una risposta, ognuno deve guardarsi dentro, capire quali limiti è pronto a valicare pur di essere felice. The Place è quel posto, nell’anima, dove tutto può cambiare The Place racconta una storia che porta a riflettere. Per tutta la durata del film, lo spettatore non può far altro che chiedersi “Io cosa sarei disposto a fare? Mi sarei seduto di fronte all’uomo senza nome?”. E, mentre trascorrono i minuti, la mente si spoglia del facile perbenismo a cui siamo abituati e si inizia a provare empatia per quegli uomini e quelle donne che, più o meno egoisticamente, si dimostrano disponibili a far del male agli altri per vivere meglio. Man mano che il film procede, allora, ci si rende conto che l’uomo misterioso non è il diavolo del Faust e neppure un demone. È, piuttosto, il daimon neoplatonico, quella sorta di scintilla divina che guida le azioni umane.  Esso non rappresenta l’abisso peccaminoso in cui si cade se si vuole troppo, ma uno specchio. Attraverso gli occhi di Valerio Mastrandrea, gli otto protagonisti scoprono sé stessi, penetrano nella loro stessa anima, andando ad indagare senza eccessivi moralismi il loro lato oscuro e a decidere autonomamente. Perché nel mondo di The Place non c’è Fato ma Libero Arbitrio. E allora devi essere tu a scegliere la tua strada, devi essere tu a decidere fin dove vuoi spingerti. L’uomo senza nome lo sa, e lo sanno anche i suoi interlocutori. Alla fine, lo sa […]

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Assassinio sull’Orient Express, Poirot torna al cinema

Dal 30 novembre torna al cinema in Assassinio sull’Orient Express il celebre investigatore Hercule Poirot, nato dalla penna di Agatha Christie, la più grande giallista del ventesimo secolo, riletto da Kenneth Branagh, che nella pellicola interpreta magistralmente l’investigatore belga dai lunghi baffi e dall’intuito infallibile. L’Orient Express è un treno da cui i lettori -adesso anche spettatori- non scendono mai: a 41 anni dalla morte della scrittrice, Assassinio sull’Orient Express è ancora il suo titolo più venduto e senza dubbio uno dei più riusciti, la cui nuova trasposizione cinematografica registra già un ottimo esordio al botteghino. Assassinio sull’Orient Express: la morte viaggia in prima classe “Ha un suo fascino un groviglio di estranei, costretti insieme per giorni, con nulla in comune a parte il bisogno di recarsi da un luogo ad un altro, che non si rivedranno mai più.” – dal trailer Istanbul, 1934. L’Orient Express è stato un treno che collegava Parigi a Istanbul: luogo d’incontri, di viaggi, di storie che s’incontrano e si passano accanto, senza mai toccarsi. O quasi mai. Sarà questo treno a fare da sfondo alle intricate vicende di dodici sconosciuti che non dimenticheranno facilmente questo viaggio. Hercule Poirot, di ritorno nella sua Londra da un viaggio in Israele, affitta per sé una cabina sul lussuoso treno, dotato di ogni comfort e pronto a soddisfare ogni necessità dei suoi passeggeri, tra legni pregiati, comodi sofà, cocktail e banchetti per palati fini. Suoi compagni di viaggio saranno un’eterogenea compagnia: una vedova a caccia di marito, un fisico austriaco, un medico ispanico, un antiquario truffaldino e il suo segretario, un maggiordomo, un’anziana principessa e la sua governante, una missionaria, una coppia di conti. La moltitudine e varietà dei personaggi offre occasione per presentare un cast d’eccellenza, che comprende Johnny Depp, Penelope Cruz e Michelle Pfeiffer. Il piacevole viaggio si trasforma in un incubo quando una tempesta di neve causa una sosta forzata nei Balcani: sarà questo il set ideale, ristretto e circoscritto, per le indagini di Hercule Poirot, che si riveleranno necessarie quando, nel cuore della notte, verrà assassinato con efferati colpi di pugnale uno dei passeggeri. Sospettati, tutti gli altri: nessun altro sarebbe potuto entrare o uscire dal treno, bloccato dalla tempesta su un binario a strapiombo sui Balcani. Il Poirot di Kenneth Branagh riprende fedelmente il Poirot di Agatha Christie: riprende le manie ossessivo-compulsive del singolare investigatore, infastidito da una cravatta allentata o da un granello di polvere e altrettanto metodico e scrupoloso nel lavoro, ma porta in scena soprattutto quell’interesse così spiccato per la natura umana in tutte le sue sfaccettature, affinché chi vive e conosce ogni giorno il crimine non perda la facoltà di riconoscerlo e di riconoscere il bene, nonché una spiccata curiosità e uno straordinario istinto, che lo portano sempre a capo dei misteri apparentemente più irrisolvibili. Il segreto del suo successo? Ordine, metodo e celluline grige. La facoltà dell’anziano investigatore di riconoscere il bene e il male verrà messa a dura prova, in Assassinio sull’Orient Express, quando, una volta rivelate […]

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Riccardo va all’inferno: diabolico dark musical

Riccardo va all’inferno e lo fa con ironia. Folle, diabolico, potente e visionario, così possiamo definire l’ultima opera cinematografica di Roberta Torre (scritta con la collaborazione di Valerio Bariletti), regista ironica e inafferrabile divisa tra cinema e teatro, ancora una volta pronta a stupire la critica e il pubblico con un dark musical definito da molti psichedelico, una originale rilettura in chiave pop del Riccardo III di Shakespeare, atipico nella sostanza ma con nuova linfa vitale per gli amanti del teatro al cinema. Il film si avvale di un cast d’attori straordinari e di un geniale staff dalle grandi competenze tecniche e fuori dagli schemi considerati tradizionali. Il protagonista assoluto è uno straordinario Massimo Ranieri nel ruolo di Riccardo Mancini vero mattatore della storia affiancato da una sorprendente Sonia Bergamasco perfettamente calata nel ruolo della Regina Madre….Riccardo sta tornando e qualcosa sta per cambiare. Come in un dark musical, “d’ora in poi per la nostra famiglia, questo sarà considerato…..un giorno di festa!” Lo story/musical Riccardo va all’inferno, racconta di un fantastico regno alle porte di Roma dove, in una decadente fortezza, dimora la nobile stirpe familiare dei Mancini, la quale, nonostante l’alto lignaggio, controlla il traffico di stupefacenti in tutto il regno traendo grandi profitti. Le lotte intestine tra fratelli all’interno del casato capeggiato e gestito da un’oscura e potente Regina Madre non mancano, e la stessa Regina tesse in modo subdolo gli equilibri familiari nell’ombra, equilibri che si rivelano instabili con il ritorno di Riccardo Mancini da un ospedale psichiatrico giudiziario, dove è rimasto rinchiuso per molto tempo a causa di problemi mentali. Riccardo, zoppo e minato nel fisico fin dall’infanzia, a causa di un tragico incidente che lo rese storpio per il resto della sua esistenza, appare agli occhi dei familiari guarito, ma pur di garantirsi lo scettro e la corona regale, trama e realizza senza alcuno scrupolo una serie di efferati omicidi nei riguardi dei suoi fratelli, prevenuti nell’ostacolare la sua imminente ascesa al potere. Riccardo durante la sua scalata al trono, sostenuta da alcuni amici fedelissimi, nascosti nei sotterranei del castello, commette il grave errore di sottovalutare la più potente degli avversari, la Regina Madre, autentica anima nera pronta a spedirlo all’inferno. “Siamo in un inferno permanente in questo film, un inferno comunque musicale, un inferno colorato e anche molto buio alle volte!” – Roberta Torre. La rilettura dark musical di Riccardo III di William Shakespeare, musicata da Mauro Pagani, va ben oltre le aspettative della critica, il musical stupisce con i multi-colorati e fantasiosi costumi di Massimo Cantini Parrini, le strabilianti scenografie con numerosi cambi di scena di Luca Servino e le coreografie di Francesca Romana Di Maio, che completano nell’insieme uno spettacolo entusiasmante ed ambizioso, in cui ad assumere il ruolo di autentico mattatore ritroviamo il poliedrico Massimo Ranieri, attore partenopeo in una sua veste insolita con il capo rasato per esigenze interpretative. Ranieri, concedendo al pubblico una notevole interpretazione degna di nota, è sempre pronto a rimettersi in gioco con nuove idee ottenendo […]

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Justice League, Zack Snyder dirige un’intera squadra di supereroi

In programmazione nelle sale italiane, Justice League è l’ultimo film basato su un soggetto scritto da Chriss Terrio e Joss Whedon, diretto dal regista Zack Snyder. La storia si svolge in seguito alle vicende di Batman v Superman: Dawn of Justice – del 2016 sempre per la regia di Snyder – e vede Bruce Wayne/Batman (Ben Affleck) e Diana Prince/Wonder Woman (Gal Gadot) alle prese con Steppenwolf (Ciarán Hinds), un malvagio alieno che minaccia la Terra insieme al suo esercito di parademoni. Dopo la morte di Clark Kent/Superman (Henry Cavill), il potere delle tre scatole madri si è riattivato richiamando a sé Steppenwolf che intende impadronirsene. Quest’ultimo riesce a prendere prima quella custodita dalle Amazzoni che avvisano Diana la quale, insieme a Bruce – sempre aiutato dal fedele Alfred (Jeremy Irons), convincerà a unirsi a loro altri tre supereroi: Barry Allen/Flash (Ezra Miller), Victor Stone/Cyborg (Ray Fisher) e Arthur Curry/Aquaman (Jason Momoa). Il gruppo si compatta definitivamente quando l’alieno riesce a impossessarsi anche della scatola degli Atlantidei e Bruce propone di riportare in vita Clark utilizzando l’energia dell’ultima scatola in loro possesso. Dopo un’iniziale perplessità, gli altri decidono di mettere in pratica il suo piano riuscendo nel loro intento; tuttavia, non riconoscendo i compagni, il supereroe kryptoniano li attacca e soltanto l’intervento della sua amata Lois Lane (Amy Adams) lo fa rinsavire evitando il peggio. Steppenwolf, richiamato ancora una volta dal potere della scatola, riesce a prenderla e lo scontro finale tra lui e la lega dei supereroi con Superman al loro fianco sarà inevitabile. Justice League, non tutti i supereroi sono poi così “super” Justice League, il cui promo è stato presentato al San Diego Comic-Con International del 2016 – si mostra al pubblico in una veste più leggera rispetto ai precedenti lavori targati D.C. Sostituita la serietà con una buona dose di battute e gag comiche – Ezra Miller e Jason Momoa conquistano per la loro simpatia, goffa nel caso del primo e più sfrontata per il secondo – il nuovo film di Zach Snyder ha però dei difetti che sono alquanto evidenti. Partendo dagli effetti speciali che non soddisfano appieno – anche se su alcuni, come la resa del personaggio di Steppenwolf e Cyborg ad esempio, ci si sarebbe dovuti concentrare di più – la pellicola in sé stessa sembra quasi “doversi sbrigare”. I nuovi personaggi vengono introdotti con poche e sommarie spiegazioni, i dialoghi presentano inutili ripetizioni e palese è l’intenzione di emulare – malamente – la Marvel. A dare credito e credibilità alla squadra, vengono in soccorso dei nuovi arrivati i veterani Wayne/Affleck, Prince/Gadot e Kent/Cavill ormai probabilmente più avvezzi a vestire i panni dei loro supereroi. In definitiva, Justice League è ben lontano dall’essere portatore di quella perfezione cinematografica riscontrabile nei film del genere che l’hanno preceduto e in alcuni più recenti. Tuttavia, si sa, il mondo è sempre soggetto a nuove minacce perciò non resta che sperare che, nel frattempo, i suoi supereroi e chi li dirige non si facciano trovare impreparati.

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Caccia al tesoro dei Vanzina: tentato furto a San Gennaro!

Mercoledì 22 novembre, presso il cinema Metropolitan di Via Chiaia, ha avuto luogo la proiezione in anteprima del film Caccia al Tesoro che arriverà nelle sale italiane il 23 Novembre. Al termine della visione, si è svolta una conferenza stampa a cui hanno partecipato i fratelli Vanzina, insieme a parte del cast. In particolare erano presenti Vincenzo Salemme, Carlo Buccirosso, Christiane Filangieri, Serena Rossi e Gennaro Guazzo. Caccia al tesoro è una commedia divertentissima prevalentemente ambientata a Napoli. Il film narra la storia di Domenico Greco (Vincenzo Salemme), un attore di teatro fallito e pieno di debiti, che vive con la cognata, Rosetta (Serena Rossi) vedova di suo fratello. Purtroppo il figlio di Rosetta è affetto da una grave patologia cardiaca e l’unica speranza di salvezza è rappresentata da un’operazione in America, il cui costo è di ben 160 mila euro. La famiglia non ha però i fondi per sostenere tale spesa e, per questa ragione, in preda alla disperazione, decide di rivolgersi a San Gennaro! Domenico e Rosetta si recano in chiesa per pregare e qui inizia un’esilarante escalation di equivoci e fraintendimenti, che porterà i due ad avere la convinzione che il santo li abbia autorizzati a rubare parte del proprio tesoro per pagare l’intervento. Nel corso del film, la storia di Domenico e Rosetta si intreccerà poi con quella dello sfortunato Ferdinando (Carlo Buccirosso) e di suo figlio Gennarino (Gennaro Guazzo). Questi decidono di partecipare all’operazione criminale, ma lungo la loro strada troveranno molti imprevisti, tra i quali Cesare (Max Tortora) e Claudia (Christiane Filangieri), ladri romani anch’essi intenzionati a rubare il tesoro! Caccia al tesoro dei Vanzina: San Gennà pienzace tu! Il film, girato tra Napoli, Torino e Cannes, si presenta come una commedia fresca e divertente, in cui viene dato molto risalto al forte legame che lega i napoletani all’amato San Gennaro. I protagonisti, da buoni partenopei hanno un enorme rispetto per il patrono e decidono di organizzare il colpo solo perché convinti che il Santo abbia dato loro il permesso. Per quanto la pellicola abbia come oggetto un furto, la storia è articolata in modo tale da far prevalere le buone intenzioni dei protagonisti, anziché i loro intenti criminali, ed è forse per questo che essi hanno avuto la benedizione del Santo. Purtroppo, per esigenze di produzione, nella commedia non compare il Duomo di Napoli, reale sede del tesoro del santo, bensì la stupenda chiesa di san Paolo Maggiore. In ogni caso il bellissimo capoluogo campano è mostrato come una città viva, colorata e calorosa. Ciò rende particolarmente orgogliosa Serena Rossi, che nel corso della Conferenza stampa ha più volte ribadito quanto essa sia fiera delle proprie origini napoletane. Uno dei temi centrali della commedia è quello del furto del tesoro del Santo e di conseguenza appare impossibile non pensare al celebre film di Dino Risi Operazione San Gennaro. Enrico Vanzina chiarisce però che non si tratta di un remake del film di Risi, poiché in Caccia al tesoro la storia è diversa ed […]

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Mudbound: fango, sudore e sangue su Netflix

Presentato in anteprima a gennaio al Sundance Film Festival 2017, Mudbound è stato distribuito dalla famosa piattaforma di streaming Netflix dal 16 novembre. È il 1939 quando l’insegnante trentunenne Laura Chappell (Carey Mulligan) incontra Henry McAllan (Jason Clarke), il suo futuro marito. Una volta sposati i due vivono felicemente a Memphis insieme alle due figlie nate nei primi anni del matrimonio, fino a quando Henry non le comunica che si trasferiranno in una fattoria del Mississippi nella quale andrà a vivere anche l’odioso padre di lui (Jonathan Banks). La vita di Laura viene letteralmente stravolta arrivata lì e il suo unico conforto è la conoscenza di Florence (Mary J. Blige), moglie di Hap Jackson (Rob Morgan) il loro mezzadro. I rapporti, però, non sono facili a causa dal diffuso razzismo che domina in quei luoghi; i Jackson, infatti, sono una famiglia di colore. Nel frattempo, oltreoceano, infuria la Seconda Guerra Mondiale e, in seguito all’attacco dell’Impero giapponese alle basi americane di Pearl Harbor, anche gli Stati Uniti entrano attivamente nel conflitto. Due membri delle rispettive famiglie si arruolano nell’esercito: Jamie McAllan (Garrett Hedlund), fratello minore di Henry e Ronsel Jackson (Jason Mitchell), il figlio maggiore di Florence e Hap. Fortunatamente entrambi ritornano sani e salvi dalla guerra ma, entrambi, portano dentro di loro i segni delle profonde ferite e dei traumi che li accomunano avvicinandoli. Questa amicizia, però, non può essere tollerata dalla comunità in cui vivono e i due giovani subiranno le brutali conseguenze del loro legame proibito che muteranno irreversibilmente non soltanto le loro vite ma anche quelle dei loro familiari. Mudbound e la durezza di una terra ingrata Diretto dal regista Dee Rees e con la sceneggiatura di Virgil Williams, il film è l’adattamento cinematografico del romanzo di Hillary Jordan, Fiori nel fango, pubblicato nel 2008. Così come la versione cartacea, anche quella filmica ripropone – con maggiore forza dato che il pubblico vede e sente i personaggi che la animano – una storia che colpisce sin dall’inizio perché emotivamente coinvolgente e valida. Dalle ambientazioni che ben rendono l’idea dell’America rurale di quegli anni alle sorprendenti performances di tutti gli attori; dalle musiche che enfatizzano i momenti più significativi alla riproduzione curata e fedele delle scene belliche e di quelle a sfondo razziale, nulla è stato lasciato al caso e il tutto fa presagire che la pellicola concorra agli Oscar 2018. Eccellente la scelta di far parlare individualmente i protagonisti che, in questo modo, offrono agli spettatori una visione più completa dei loro personaggi creando un legame più intimo e profondo che enfatizza le vicende che interpretano e che, alla fine, ruotano sempre intorno a lei, la terra: la vera star del film. “Hanno lavorato questa terra per tutta la vita, questa terra che non sarebbe mai stata loro. Hanno lavorato fino a sudare. Hanno sudato fino a sanguinare e hanno sanguinato fino a morire. Sono morti lavorando quella dura terra bruna che non sarebbe mai stata loro.” La terra intesa non soltanto come possedimento dal quale […]

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Rick and Morty, il nichilismo della fantascienza

Creata da Justin Roiland e Dan Harmon per Adult Swim, Rick and Morty occupa un posto non irrilevante tra le serie tv più strane e demenziali. La serie ha fatto il suo debutto nel 2013 e da noi è giunta nel 2016 sulla piattaforma on demand Netflix con le prime due stagioni, per poi vedere il debutto della terza ad inizio mese. Rick and Morty, sinossi Rick Sanchez è uno scienziato che vive assieme alla figlia Beth e alla sua famiglia. Emblema dello stereotipo dello scienziato pazzo (a cui si aggiunge una spiccata tendenza all’alcolismo), Rick inventa una marea di gadgets strani e compie continui viaggi nello spazio e in realtà parallele assieme al nipote Morty, quattordicenne impacciato e costretto a subire le vessazioni del nonno e degli altri membri della famiglia: la superficiale sorella maggiore Summer e il severo ma debole padre Jerry. A loro si aggiunge una galleria di personaggi altrettanto folli e stranianti: mostri, alieni ed esseri sovrannaturali con cui i due protagonisti principali si troveranno a fare i conti nel corso delle loro stralunate e bizzarre avventure. Assurdità in un caleidoscopio di citazioni L’universo di Rick and Morty è costellato da richiami di ogni sorta, provenienti soprattutto dal mondo del cinema. Impossibile, osservando il character design dei due protagonisti, non pensare  ad un richiamo a “Doc” Brown e Marty McFly di Ritorno al futuro. Gli stessi episodi richiamano al cinema di fantascienza e a quello di genere horror: da Inception a Jurassic Park, passando per Alien, Nightmare e David Croenberg. Ma la caratteristica peculiare che sta alla base della serie è la sua assurdità. Non c’è un episodio in cui ogni momento o situazione, all’apparenza tranquilli, non degenerano e giungono ai limiti più estremi della follia (citiamo soltanto l’uso di personaggi come i “Mister Miguardi o l’ultimo episodio della prima stagione, per farsene un’idea). Il tutto avviene chiamando in causa le leggi della fisica e della scienza, che faranno la gioia di qualche nerd. Rick And Morty, l’ “orrido” che piace Va sottolineata un’altra cosa. Sorvolando sul crescente fandom che ha costruito attorno a se, Rick and Morty non è una serie adatta a tutti. Infatti gli autori non ci pensano due volte nel concentrarsi su particolari macabri e disturbanti, che i soggetti più sensibili non digeriranno volentieri. Eppure questo è il caso di quei prodotti che hanno lo stesso effetto di una pietanza brutta a vedersi, ma dal sapore buono. Rick and Morty è una serie sicuramente “disgustosa” per l’uso di scene forti e violente (enfatizzate da uno stile di disegno nervoso e pieno di colori caldi), ma nonostante ciò la curiosità nel vederla non cala e ne vogliamo sempre di più, tanto che arriva a piacerci. Se non si tenesse conto di questo dettaglio, sarebbe scontato paragonare questa serie con un’altra che ha la fantascienza tra i suoi ingredienti principali: Futurama. Siamo però lontani anni luce dalle atmosfere poetiche e sentimentali del capolavoro di Matt Groening. In Rick and Morty le smancerie e i buoni sentimenti sono limitati […]

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