Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La categoria Cinema & Serie tv contiene 367 articoli

Cinema & Serie tv

The Disaster Artist, un’assurda storia vera

“Un film talmente assurdo da diventare autentico cult nella storia del cinema” The Disaster Artist, tratto dall’omonimo romanzo scritto da Greg Sestero e Tom Bissell, si ispira a fatti realmente accaduti risalenti al 2003, riguardanti il più grande fallimento cinematografico, ovvero il film più brutto della storia del cinema di tutti i tempi. James Franco (“In Dubious Battle” del 2016 e “Child of God” del 2013), supportato dalla sceneggiatura abilmente scritta da Scott Neustadter e Michael H. Weber, dirige le riprese cinematografiche ricostruendo con ironia gli avvenimenti tragicomici di Tommy Wiseau e Greg Sestero, durante il loro folle tentativo di realizzare ad ogni costo il film intitolato “The Room”, in uno dei set più stravaganti del mondo. Cosa può spingere due personaggi mediocri e molto diversi tra loro, entrambi frequentatori degli stessi corsi di recitazione, a intraprendere un progetto così folle e lontano dalle loro capacità? Il semplice desiderio di poter realizzare il proprio sogno divenendo star hollywoodiane? L’idea di poter diventare molto famosi con un’opera mediocre destinata ad un pubblico mediocre? The Disaster Artist, un’incredibile follia La tragicomica e travagliata avventura di Tom e Greg, uniti dalla comune passione per James Dean, celebra il trionfo della genuina inesperienza nel diritto di credere nelle proprie capacità,costi quel che costi. Anche dopo numerose porte sbattute in faccia, anche in assenza totale delle benché minime basi professionali. James Franco, dopo aver diretto opere cinematografiche ispirate ai classici della letteratura mondiale, si spinge oltre i suoi limiti dando il meglio di sé per la regia e interpretando in modo eccellente e con profonda empatia il ruolo del coprotagonista e aspirante regista Tom Wiseau (identico nell’aspetto fisico). Un incomprensibile personaggio disposto ad autofinanziarsi con sei milioni di dollari pur di realizzare il suo folle film, nonostante non abbia la più pallida idea su come girare le scene in fase di riprese. Il suo primo attore Greg Sestero, interpretato da suo fratello Dave Franco, impersona in modo sorprendente l’inettitudine pressoché totale di un attore fallito, privo di talento e di iniziativa recitativa, a tal punto da ripetere la medesima battuta ben 67 volte prima di centrarla e che ripete testualmente: “Non l’ho picchiata, non è vero, sono stronzate, non l’ho picchiata, non l’ho fatto, oh ciao Mark”. “Un film che si presenta come una combinazione tra Boogie Nights – L’altra Hollywood e The Master” – J. Franco. Per The Disaster Artist, J. Franco ha restituito tempi simili al film “The Room”, in esso contenuto, in un crescendo di comicità, tra crisi di autostima del regista su come condurre le riprese e prese di posizioni deliberatamente autocratiche. Riguardo la vita privata di Wiseau che ancora oggi resta avvolta nel mistero, perché sul peggiore regista di sempre non si conosce la provenienza (forse New Orleans), l’età e l’enorme patrimonio finanziario messo a disposizione per la produzione. Un novello “Ed Wood” dei nostri tempi, simile al personaggio di Burton, chiaro riferimento, tutt’altro che casuale, per la mancanza di talento del protagonista. Divertente e bene articolata nei tempi, il biopic […]

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

L’unica – Irreplaceable You, un film originale Netflix

Disponibile su Netflix dal 16 febbraio, L’unica – Irrepleceable You è un film sentimentale dalle tinte drammatiche diretto dalla produttrice televisiva Stephanie Laing. Abbie (Gugu Mbatha-Raw) è una giovane donna in procinto di convolare a nozze con Sam (Michiel Huisman), l’unico fidanzato che abbia mai avuto, conosciuto all’età di otto anni e con il quale ha iniziato una bellissima storia d’amore. Decisi a compiere il grande passo dopo essere andati a vivere insieme e incoraggiati anche dalla probabilità di un’eventuale gravidanza, i due organizzano il loro matrimonio ritagliandosi degli spazi dai loro rispettivi lavori. Tuttavia, durante la visita ginecologica di Abbie, i loro sogni sulla vita futura che li aspetta vengono infranti perché è lì che scoprono che la ragazza non è incinta ma ha un grave tumore. Inizia così il calvario delle cure che debilitano la protagonista nel fisico rendendola consapevole di quanto accadrà di lì a pochi mesi: non ci sarà più e Sam, il suo Sam, che ha avuto solo lei e non ne sa nulla di questioni di cuore, resterà solo. Determinata più che mai a trovargli una nuova compagna che possa “rimpiazzarla”. Abbie si dedica totalmente a questa ricerca dimenticandosi, però, di fare quello che realmente dovrebbe e che Myron (Christopher Walken), un malato terminale come lei con il quale ha fatto amicizia al “club dell’uncinetto”, le rammenta durante ogni loro incontro: godersi il più possibile gli ultimi momenti apprezzando il bello che la circonda. L’unica – Irreplaceable You e l’insostituibilità della persona amata Puntando non tanto sulla componente drammatica della trama, quanto su ciò che di positivo la anima, la Laing – al suo debutto con un lungometraggio – mira a trasmettere un messaggio ben preciso al pubblico: quando si ama davvero qualcuno, nessuno può sostituirlo perché quella persona è unica, l’unica. Da qui, l’interesse a mostrare quanto poco, anzi, nulla contino gli sforzi eccessivi compiuti dalla protagonista nell’affannarsi in una ricerca di una nuova partner per l’innamorato che non vuole perché non può neanche sentir parlare di un’altra che non sia lei. La carica tragica viene smorzata da parentesi comiche e personaggi secondari – come il premio Oscar Christopher Walken – che alleggeriscono la storia inserendo delle pause nel dramma utili a non rendere il tutto eccessivamente pesante. Ottime le interpretazioni della Mbatha-Raw, perfetta nel suo ruolo di premurosa, piena di vita, ossessiva e malata donna innamorata e del suo collega Huisman che ne interpreta la metà (im)perfetta con una naturalezza e goffaggine disarmanti. L’unica – Irreplaceable You è una storia che fa breccia nei cuori degli spettatori toccandone le corde più intime e sensibili lasciandovi a diffondere una melodia triste eppure dolce che racchiude in sé l’unicità dei ricordi del passato, la forza del dolore del presente, ma soprattutto, la speranza di amare ancora del futuro.

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

La forma dell’acqua – the shape of water, il nuovo film di Guillermo Del Toro

Candidato a ben tredici premi Oscar, vincitore di due Golden Globes e del Leone d’oro come Miglior film alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, La forma dell’acqua – The Shape of Water è l’ultimo incredibile lavoro diretto dal regista messicano Guillermo del Toro, uscito nei nostri cinema il 14 febbraio. Elisa Esposito (Sally Hawkins), muta sin da bambina, è impiegata come addetta alle pulizie in un laboratorio governativo nella Baltimora del 1962. Insieme alla sua collega Zelda (Octavia Spencer) è testimone dell’arrivo di una creatura anfibia (Doug Jones) catturata dal colonnello Strickland (Michael Shannon) per essere studiata dagli scienziati che vi lavorano. Mossa dalla curiosità e dalla solitudine, Elisa inizia a instaurare un legame con questo essere che, a poco a poco, impara a conoscere fino a innamorarsene. Organizzata la fuga con l’aiuto dell’amica, del vicino Giles (Richard Jenkins) e del Dottor Hoffstetler (Michael Stuhlbarg), dopo aver saputo dell’intenzione di eliminarlo perché considerato un mostro, Elisa decide di nasconderlo nel suo appartamento aspettando il momento propizio per rendergli, anche se a malincuore, la libertà. La forma dell’acqua – The Shape of Water, l’amore di Guillermo Del Toro non ha forme Affascinato da Il mostro della laguna nera, un film horror fantascientifico in bianco e nero del 1954 diretto da Jack Arnold, Guillermo del Toro ha dichiarato di aver creato il suo come finale per la storia di Gill-Man e Kay, i protagonisti della precedente pellicola. Scegliendo gli anni della Guerra fredda con gli Stati Uniti in perenne contrasto con la Russia, del Toro mostra al pubblico quanta fosse l’ambizione americana e quanto grande fosse il desiderio da parte della Nazione intera di primeggiare sui suoi avversari non badando a spese per i propri esperimenti e non risparmiandosi in termini di orrori pur di raggiungere i propri obiettivi. È in questa gara senza esclusione di colpi che trovano spazio temi come la lotta per l’affermazione dei diritti di una donna di colore – Zelda – all’interno di una società bianca e di un matrimonio dove a dominare è l’uomo, l’emarginazione degli omosessuali – è il caso di Giles – e la possibilità per gli ultimi di vivere secondo i propri desideri senza dover sottostare a delle assurde regole imposte da altri. E, infine, l’amore tra diversi osteggiato da chi non comprende che, questo sentimento, non conosce confini, forme e generi perché imprevedibile e non certo controllabile o ascrivibile a un qualcosa di definito e prefissato. Questo concetto viene ben descritto da una meravigliosa poesia citata nel film: “Incapace di percepire la tua forma, ti ritrovo tutto intorno a me. La tua presenza mi riempie gli occhi del tuo amore, onora il mio cuore perché sei ovunque.” La forma dell’acqua – The Shape of Water è, prima ancora che un film fantastico dai contorni drammatici, un’opera dedicata all’amore, l’amore vero che va oltre tutto e tutti assumendo a volte forme inusuali e inaspettate ma non per questo meno profonde di quelle considerate tradizionali.

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

Final Portrait – L’arte di essere amici, il film sullo scultore Alberto Giacometti

Presentato fuori concorso al Festival di Berlino 2017, Final Portrait – L’arte di essere amici è l’ultimo film diretto e sceneggiato dal regista statunitense Stanley Tucci in programmazione nelle nostre sale cinematografiche dall’8 febbraio. Ambientata nella Parigi degli anni ’60, la pellicola è incentrata sugli ultimi due anni di vita dell’incisore, pittore e scultore svizzero Alberto Giacometti (Geoffrey Rush) il quale, in questo periodo, è impegnato nella realizzazione del suo ultimo ritratto che ha per soggetto l’amico e scrittore americano James Lord (Armie Hammer). La trama segue con cadenza giornaliera il lavoro di Giacometti inoltrandosi intimamente nella sua sregolata vita privata piuttosto che focalizzarsi su quella pubblica. La risultante finale è una maggiore conoscenza di una delle figure tra le più controverse del panorama artistico di quell’epoca di indiscusse fama e particolarità; una figura eclettica e forte che incuriosisce e affascina proprio grazie a queste sue qualità. Final Portrait – L’arte di essere amici, un lavoro compiuto incentrato sull’incompiutezza dell’opera d’arte dello scultore Alberto Giacometti Stanley Tucci per il soggetto del suo film prende le mosse dal diario di James Lord “A Giacometti Portrait” nel quale il giovane scrittore descrisse con dovizia di particolari i 18 giorni trascorsi nell’atelier parigino dell’artista posando per un ritratto che, alla fine, rimase incompiuto. Per gli appassionati e i conoscitori di Giacometti questa non è certo una novità poiché, durante la sua intera carriera artistica, il famoso pittore svizzero fu sempre insoddisfatto delle sue creazioni al punto da arrivare a farle e disfarle più volte senza raggiungere i risultati da lui voluti. Geoffrey Rush ha riportato in vita sul grande schermo le movenze, l’espressività e l’eccentricità dell’uomo oltre che dell’artista incarnando i panni di Alberto Giacometti alla perfezione. A fargli da spalla, il giovane Armie Hammer – interprete dell’acclamato Chiamami col tuo nome dell’italiano Luca Guadagnino – che ben si contrappone con la sua calma e la sua pazienza al dominante personaggio di Rush. A loro fanno da corollario gli altri interpreti che popolano la scena e grazie ai quali risalta il protagonista come Annette (Sylvie Testud) la moglie di Giacometti, Diego (Tony Shaloub) il fratello e Caroline (Clémence Poésy) la prostituta che fu a lungo la sua amante. Precisa e profonda la fotografia affidata all’inglese Danny Cohen, che proietta l’attenzione dello spettatore sugli interni dell’atelier, della casa e dei luoghi frequentati abitualmente dall’artista facendolo sentire presente e parte di quei luoghi. Final Portrait – L’arte di essere amici è un’opera compiuta che parla di amicizia, genialità e arte naturalmente e senza alcun artificio che, visto il soggetto, sarebbe stato del tutto inutile perché superfluo.

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

Intervista a Davide Guida, regista di un originale lavoro sul bullismo

Il bullismo: un tema scottante e attuale, ma mai trattato abbastanza. Il regista Davide Guida ne parla in modo non convenzionale Il bullismo è un tema sulla bocca di tutti, in tutte le sfumature semantiche e giornaliere. Bullismo scolastico, fisico, cyberbullismo. Logoramento quotidiano in tutte le sue declinazioni, fino a sconfinare nella più becera e sottile violenza psicologica che svuota la vittima di ogni scampolo di autostima e fiducia in se stessa, fino a renderla un involucro incolore e privo di spessore, suono e odore. Un cadavere che si aggira nei corridoi scolastici e nei meandri della vita comune, convinto, grazie all’erosione lenta e progressiva dei bulli, di non meritare amore, affetto e successo nella vita, arrivando a guardarsi con gli stessi occhi dei suoi carnefici. Davide Guida, regista napoletano, esperto tecno-informatico, consulente in comunicazione, operatore audiovideo, scrittore ed event planner, tratta il tema del bullismo nella sua opera “Vittima della mia Libertà”, con tinte originali e alquanto anticonformiste: non ripropone il cliché (purtroppo frequente nella realtà delle cronache attuali) della vittima svuotata, ma quello della vittima forte e orgogliosa, desiderosa di rivalsa. Diamo direttamente la parola a lui, per farci raccontare come ha trattato, a modo suo, il bullismo. Un progetto quasi totalmente no-budget, realizzato col supporto di artisti locali, per tratteggiare un ritratto insolito e originale di un tema spesso inflazionato. Per non cadere nella banalità, in cui spesso si incespica, quando si parla di problematiche del genere. Una vittima di bullismo che non soccombe, ma si ribella la protagonista del lavoro di Davide Guida. Addentriamoci nell’anima del suo lavoro L’intervista Come è nata l’idea di sviluppare un lavoro attorno a un tema così scottante e attuale come quello del bullismo? Qualche fatto di cronaca ha inciso su questa scelta? Direi che “Vittima della mia libertà” va oltre il classico tema del bullismo così come la cronaca lo riporta giornalmente. La vittima infatti, protagonista della trama, non è una adolescente debole, anzi è troppo forte e orgogliosa, desiderosa di un senso di libertà alquanto anticonformista e per quello risulterà scomoda e sarà malvista dalla società in cui vive, ambiente scolastico in primis. Come è articolato “Vittima della mia libertà” e quali sono i principi che muovono questo lavoro? “Vittima della mia libertà” è nato da un soggetto originale scritto da me in forma di breve novella una decina d’anni fa. Da tempo pensavo di trasformarlo in un cortometraggio ma, nel realizzarlo, è diventato un vero e proprio film della durata di circa 80 minuti. Grazie a un gruppo di amici artisti, la maggior parte dei quali professionisti a livello locale, ma volenterosi e desiderosi di impegnarsi in un tema sociale, abbiamo realizzato questo lavoro nell’arco di pochi giorni e pochissimi mezzi: parliamo infatti di un lavoro quasi totalmente no-budget. Definiresti il tuo lavoro un’opera di narrazione sociale o di denuncia? Da dove hai attinto per rappresentare il mondo contorto e difficile degli adolescenti? I miei lavori in genere sono di denuncia, ma questo forse è più di narrazione sociale, […]

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

San Valentino Stories: perché Cupido è nato a Napoli

Il 14 febbraio, arriva nei cinema italiani San Valentino Stories, una commedia fresca, divertente ma anche riflessiva, nata da un’idea di Alessandro Siani. Il film è un lungometraggio diviso in tre episodi, diretti da tre giovani e promettenti registi campani, in cui l’amore, nelle sue diverse sfaccettature, viene raccontato utilizzando la città di Napoli come sfondo. San Valentino Stories: tre storie d’amore a Napoli Il primo episodio è intitolato PER AMOR DI DIO ed è diretto da Antonio Guerriero. Questa storia, ambientata nella meravigliosa Posilipo, ha come oggetto le vicende di Pasquale (Pasquale Palma), ragazzo estremamente cattolico, e Chiara (Denise Capezza) buddhista convinta. I due giovani, pur essendo innamorati, dovranno affrontare molti problemi dovuti al loro diverso credo… sarà possibile trovare un compromesso? oppure le divergenze religiose costituiranno un ostacolo insormontabile per il loro amore? Il secondo episodio è intitolato L’ISOLA DI CIOCCOLATO ed è diretto da Emanuele Palamara. La vicenda raccontata si svolge tra le mura del carcere minorile di Nisida. Qui Antonio (Giovanni Buselli), detenuto del maschile, si iscriverà ad un corso di pasticceria per avere la possibilità di incontrare Anastasia (Noemi Sales), detenuta del femminile. Purtroppo, i due giovani innamorati dovranno affrontare molte difficoltà per stare assieme e soprattutto dovranno fare i conti con gli errori commessi nel passato. Il destino dei due ragazzi non sarà semplice ma l’amore vince su tutto ed i due potrebbero salvarsi a vicenda. Il terzo episodio è intitolato CARICHI DI MERAVIGLIA ed è diretto da Gennaro Scarpato. Questa terza ed ultima storia, ambientata a Pozzuoli, racconta le vicende di due irriducibili amici (Gigi e Ross) che a quarant’anni, condividono il medesimo, triste, destino sentimentale. Entrambi, infatti, sono accomunati da una patologica paura delle responsabilità e si ritrovano single e disperati il giorno di San Valentino. Le vite dei due protagonisti sono però destinate a cambiare perché, proprio in questo magico giorno, alla loro porta busserà Aregash (Elena Sotgiu), una adolescente africana, che i due amici adottarono a distanza quando era ancora una bambina. La ragazza racconta di essere immigrata in Italia per conoscerli, perché li considera la sua famiglia… i due saranno pronti ad assumersi la responsabilità di una figlia? Questo terzo episodio, particolarmente interessante, pone l’attenzione sull’esistenza di diversi tipi d’amore e, nello specifico, viene dato rilievo all’amore inteso come amicizia da una parte, e all’amore inteso come sentimento che lega i genitori ai propri figli, dall’altra. Ad arricchire ulteriormente la trama vi è poi un’interessante parentesi volta a denunciare le pecche di un sistema giuridico che, in materia di adozioni, spesso preferisce il rispetto della burocrazia alla felicità delle persone. Gli episodi, pur essendo molto diversi tra loro, sono caratterizzati da una visione romantica della vita. Il film ambientato nella meravigliosa Napoli, grazie all’originalità delle storie e alla bravura degli attori, riesce a coinvolgere il pubblico facendolo sorridere e sospirare. San Valentino Stories è stato prodotto da Alessandro e Andrea Cannavale per Run Film con Rai Cinema ed è distribuito da Optima Entertainment.

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

Marc Bauder e il suo Master of the Universe

Master of the Universe è un documentario che spiega il mondo della finanza e le cause della crisi economica da una prospettiva europea e interna allo stesso sistema che ha provocato la crisi. Master of the Universe, il documentario scritto e diretto da Marc Bauder e disponibile su Netflix, racconta il mondo della finanza attraverso la testimonianza di Rainer Voss, ex banchiere tedesco.  Avendo lavorato per le più grandi banche europee dall’inizio degli anni’80 fino al 2008, Voss spiega con spietata lucidità come la finanza sia cambiata nel corso del tempo e quali sono i meccanismi che hanno portato alla crisi economica-finanziaria del 2008. Quasi tutte le scene di Master of the Universe sono girate all’interno di un grattacielo abbandonato da cui è possibile vedere i palazzi delle principali banche tedesche. Voss si aggira in enormi stanze vuote dove in passato, con molta probabilità, lavoravano centinaia di operatori finanziari.  La capacità di Bauder consiste nello sfruttare quel vuoto per rappresentare qualcosa di più profondo. Il primo elemento che rende questo documentario interessante è la presenza di una prospettiva differente da quella americana. Nonostante ci siano diversi film che raccontano la crisi economica, quasi tutti sono incentrati su ciò che è successo negli Stati Uniti tralasciando completamente la narrazione degli eventi che hanno travolto il vecchio continente. Il documentario di Bauder offre una prospettiva europea e interna al sistema riuscendo a spiegare con estrema precisione dinamiche complesse. Voss propone un ritratto del mondo della finanza impietoso: gli operatori devono dimostrare fedeltà incondizionata senza poter mai mettere in discussione il sistema. L’immensa quantità di capitali che vengono trasferiti in poche decine di secondi porta i traiders a «sentirsi padroni dell’universo».  «Ti sembra che spingendo un tasto tu abbia cambiato il corso della storia». Il distacco dal mondo reale diventa sempre più importante e la stessa famiglia può diventare un ostacolo alla possibilità di concludere affari. Tuttavia, come spiega Voss, spesso venditori ed acquirenti non conoscono realmente i prodotti che sono sul mercato. Il desiderio smodato di ottenere maggiori introiti ha portato all’elaborazione di prodotti finanziari così sofisticati che neanche gli operatori conoscono ciò che stanno vendendo. La complessità del mercato finanziario, frutto di anni di deregolamentazione, comporta l’impossibilità di trasparenza. Master of the Universe descrive con lucidità dinamiche del passato ma accende i riflettori anche sul presente e sul futuro. «Prima o poi la situazione esploderà. Esploderà una crisi finanziaria o una crisi sociopolitica, ma non credo proprio che ci sarà un lieto fine. […] Non credo si possa fare qualcosa dall’interno del sistema. Tutti guardano incantati alla politica e dicono: “Diteci cosa dobbiamo fare”. Lo sanno cosa dovrebbero fare solo che non lo fanno». È difficile inquadrare la testimonianza di Voss perché è in costante bilico tra confessione dei peccati e difesa dalle accuse. C’è troppa consapevolezza nelle sue parole per non far trapelare una sorta di senso di colpa per ciò che ha fatto nei tanti anni di carriera. Come quando invita Marc Bauder a non fare altre domande perché […]

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

In punta di piedi. Storia di coraggio e bellezza

La Rai accende i riflettori su una storia di coraggio e bellezza, attraverso il film In punta di piedi, in onda il 5 febbraio con la regia di Alessandro d’Alatri, dopo il successo I bastardi di Pizzofalcone 2, e prodotto da Luca Barbareschi in collaborazione con Rai Fiction e Casanova. Un film anticamorra, in cui le scarpette di danza diventano protagoniste della lotta contro il buio della malavita. Già più volte è stata portata sugli schermi la battaglia contro la piovra e il crimine organizzato, attraverso storie di eroi, vittime mai sconfitte. Ma la peculiarità di questo film è il contrasto che risalta tra orrore e bellezza. Emerge la speranza, e soprattutto il coraggio di dire basta offrendo, ad un destino già segnato, la possibilità di riscatto. In punta di piedi: la trama In punta di piedi è ispirato ad una storia vera, ma non in senso stretto e al centro c’è il coraggio di quanti hanno deciso di anteporre la libertà alla schiavitù mentale della corruzione. Protagonista assoluta Angela (Giorgia Agata), una ragazza di undici anni che vive a Secondigliano, nell’entroterra napoletano. In una, dunque, tra le varie località partenopee inquinata dal veleno della malavita organizzata, che sembra non lasciare spazio a sogni di libertà e giustizia. Il sogno di Angela è quello di diventare una ballerina di danza classica professionista. Una passione sbocciata grazie anche alla pura amicizia che la lega alla sua coetanea Lucia. Angela prende a seguire lezioni di danza in una piccola scuola diretta da Lorenza (Bianca Guaccero), la quale non tarda a notare il talento innato della piccola. Ma Angela vive una realtà difficile, tra intrighi e terrore in un ambiente poco sicuro per una famiglia al centro di lotte tra clan. Suo padre Vincenzo (Marco Palvetti) è infatti capo piazza dei Peluso, che decide di tradire per entrare nelle file del clan avversario. Braccato dai suoi “vecchi amici”, Vincenzo costringe così la sua famiglia ad una vita di reclusione. Angela vede il suo sogno sgretolarsi, piombando nella disperazione. Ma contro tutto e tutti, e soprattutto contro il volere di Vincenzo, Nunzia (Cristiana dell’Anna), madre di Angela, dopo un’iniziale resistenza e rassegnazione ad una vita passiva, prende coscienza del dolore che attanaglia Angela, come tutte le vittime di un ambiente marcio e colluso. Nunzia intende concedere alla figlia una speranza di salvezza, consentendole, tra sacrifici e turbamenti, di realizzare il suo sogno e costruirsi una brillante carriera lontana dalla violenza della camorra, divenendo una famosa étoile. In punta di piedi. Il coraggio e la bellezza Angela riesce a forgiare un destino diverso da quello segnato in partenza. Ma ciò è reso possibile dal sacrificio e dal coraggio delle sue due eroine, la madre Nunzia e la maestra di danza Lorenza. Entrambe lotteranno per garantire alla piccola un futuro migliore, che spesso, in certi ambienti, stenta a realizzarsi. Esemplare, dunque, il coraggio di sua madre che, con sprezzo del pericolo e tra mille rischi, vuole regalare a sua figlia Angela una vita degna di essere […]

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

American Crime Story: L’assassinio di Gianni Versace

È tornata il 19 gennaio su Fox crime l’acclamata American Crime Story, serie tv antologica che, dopo il successo riscosso con la prima stagione incentrata sul caso O. J. Simpson, torna a far parlare di sé con una nuova, attesissima, seconda stagione di nove episodi: questa volta sull’assassinio di Gianni Versace. La serie va in onda dal 2016 e ogni stagione racconta una storia a sé stante, in particolare si tratta delle più discusse vicende di cronaca che hanno sconvolto l’opinione pubblica statunitense. Sono, infatti, già in produzione altre due stagioni che racconteranno, invece, l’uragano Katrina e il cosiddetto Sexgate, lo scandalo Clinton.  American Crime Story, Versace e il suo assassinio La tensione psicologica e il gusto per il crime-drama sono tipici del lavoro di Ryan Murphy (produttore esecutivo della serie, come anche delle fortunate Nip/Tuck e American Horror Story) ed affiorano prepotenti sin dalla prima puntata. La storia viene raccontata a ritroso: l’ assassinio, infatti, viene consumato nei primi minuti della prima puntata della stagione, sul portone d’ingresso di casa Casuarina, la villa di Versace a Miami Beach. Era il 15 luglio del 1997 e, davvero lì davanti, a pochi passi dalle sue stanze, Gianni venne sparato da Andrew Cunanan, ricercato tossicodipendente, dedito alla prostituzione omosessuale e già accusato di altri omicidi prima di sparare il suo ultimo proiettile, proprio al celebre stilista italiano. L’ assassinio di Gianni Versace rappresentò, infatti, l’uscita di scena di Andrew Cunanan, che non venne mai processato: fu trovato morto, suicida, pochi giorni dopo. Presta il volto al serial killer, Darren Criss, il noto Blaine Anderson della fortunata serie tv Glee. Una grande prova per il giovane attore, che si dimostra perfettamente all’altezza, perfettamente calato nelle perversioni e nella psicopatia che fecero di un ragazzo infelice il protagonista del delitto che passò alla storia. Nelle (meravigliose) vesti di Gianni Versace troviamo, invece, Édgar Ramírez, la cui somiglianza con il vero Gianni è davvero impressionante, mentre Ricky Martin impersona il compagno dell’imprenditore italiano, Antonio D’Amico, anche lui stilista: i due s’incontrarono nel 1982 e non si separarono mai (D’amico contribuì anche alla linea sportiva della Versace), restarono legati fino all’ultimo tragico giorno. È, invece, il volto drammatico di Penelope Cruz ad interpretare Donatella Versace. La sorella dello stilista, ora vice presidente del gruppo e capo progettista della linea di moda, ha dichiarato di prendere le distanze dalla serie televisiva sull’ assassinio di Gianni Versace (come ha fatto poi anche Antonio D’Amico), perché basata sulla biografia non autorizzata di Gianni, scritta da Vulgar Favors: dunque da lei è  considerata come un’opera di fiction, una libera reinterpretazione di un fatto di cronaca. Protagonista di questa (già approvata dalla critica e dal pubblico) seconda stagione di American Crime Story è senz’altro il dramma folle vissuto dall’omicida: è Andrew Cunanan la figura di spicco della storia, è il suo punto di vista, la sua distorta percezione di sé e di quanto è intorno a lui a rappresentare l’elemento chiave di questa stagione. Il rumoroso percorso di accettazione e negazione della sua […]

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

The OA, la surreale vita parallela di Praire Johnson

Sono iniziate da alcune settimane le riprese della seconda stagione del telefilm The OA. Prodotta da Netflix, la fortunata serie televisiva fantascientifica ha incollato gli spettatori di tutto il mondo con otto episodi impregnati di surrealismo e misteri. Accadeva più di un anno fa, era il dicembre del 2016 e la critica si divideva riguardo alla innovazione o alla ripetitività di un prodotto televisivo del genere. The OA: Praire Johnson, da bambina adottata a cavia umana  Praire è una donna adottata da una famiglia americana. Ha origini russe ed è cieca. La sua vita trascorre tranquilla fino a quando viene rapita in maniera misteriosa. Scompare da casa per ben sette anni. Quando fa ritorno dice di chiamarsi semplicemente The OA e di essere stata vittima, insieme ad altre persone, di uno scienziato di nome Hap che l’ha tenuta prigioniera utilizzandola come cavia per i suoi esperimenti. Praire si preoccupa di mettere in piedi un gruppo di persone che, come lei, posseggono delle particolari doti sovrannaturali. Lei, infatti, è in grado di viaggiare attraverso i piani dello spazio, motivo per il quale ha dovuto subire per sette lunghi anni una serie di torture da parte del suo aguzzino. La donna era tenuta prigioniera in una struttura isolata dal mondo. Insieme a lei erano rinchiusi altri ragazzi. Tra questi c’era Homer con cui Praire aveva stretto un legame particolare. Gli esperimenti condotti da Hap sono al limite della concezione umana e vengono attuati per spingere i suoi prigionieri ai confini della resistenza fisica. In uno stadio di sopraffazione corporea le vittime si lasciano trasportare dalle cosiddette esperienze pre-morte che Hap osserva ed analizza dal suo studio. Con lo scopo di scoprire cosa si trova al di là della vita terrena, il carceriere abusa dell’equilibrio fisico e morale delle sue vittime, travolto da una brama di conoscenza del surreale.  La vita si realizza tra la metafisica e i legami terreni Il mistero più grande di tutti i misteri che l’uomo affronta è quello di non sapere cosa ci sia dopo la morte. Un enigma così da grande da sopportare che ci lascia la sola possibilità di prendere coscienza della nostra impotenza. Gli uomini non possono sapere cosa li aspetta dopo la vita. Questa censura dello spirito è messa al centro di The OA e analizzata da due punti di vista. Il primo è quello dello scienziato Hap che si spinge fino all’irrazionale pur di ottenere le riposte che sta cercando. Negli episodi della serie vediamo infatti che i prigionieri del dottore sono intrappolati in una situazione spaventosa e ridotti ad essere dei vegetali. Torturati quotidianamente dal loro carceriere, si arrendono davanti al loro nefasto destino. Praire invece non si arrende. Lei, che sembra essere una prescelta del Fato, nasconde nella sua esistenza la capacità di andare oltre la vita terrena e di impersonare la fantasia che il mondo ultraterreno racchiude. La sua capacità di viaggiare nello spazio viene rappresentata attraverso la narrazione di più piani del racconto, piani che sono il simbolo delle […]

... continua la lettura