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Eroica Fenice

La categoria Cinema & Serie tv contiene 306 articoli

Cinema & Serie tv

It: l’atteso e oscuro ritorno di Pennywise

“Quando ho scritto il libro pensavo tra me e me… voglio rappresentare una città americana completamente infestata. Voglio che lo spirito di questa creatura… infetti l’intera città”– Stephen King. Sono trascorsi 31 anni dal romanzo best seller, opera monumentale scritta dal geniale S. King, e successivamente adattato da Tommy Lee Wallace nel 1990 per una miniserie televisiva suddivisa in due parti, dove il grottesco clown Pennywise aveva il volto di Tim Curry in una sua intensa interpretazione. Ad oggi It è ancora di grande richiamo con una sua nuova e attesissima versione trasposta per il grande cinema e suddivisa in un nuovo dittico. Il secondo capitolo, infatti, uscirà nel 2019 e si presenterà come un horror sequel ambientato nei giorni nostri con parte dello staff riconfermato. Il cinema si evolve e i tempi mutano con le idee; così la storia non si svolge più nel 1958 ma nel 1988, esattamente trent’anni dopo i fatti narrati nel romanzo originale, un numero ricorrente come i 27 anni trascorsi dalla prima trasposizione televisiva. Non a caso il demoniaco clown si risveglia ogni 27 anni. La nuova trasposizione di It, l’horror più atteso dell’anno, non perde smalto nel tempo, anzi si rinnova attraverso il make up di Pennywise/It interpretato in modo strabiliante da Bill Skarsgård (nuova giovane promessa del cinema mondiale), coprotagonista di un altrettanto notevole Jaeden Lieberher (nel ruolo di Billy Denbrough); ma nel film è da evidenziare soprattutto una rilettura sul piano registico, infatti l’argentino Andrés Muschietti, subentrato a Fukunaga nella direzione del film, prende parte alla scrittura della sceneggiatura con Gary Dauberman e Chase Palmer, riuscendo a generare alcune atmosfere tenebrose ambientate nella città di Derry, riscontrabili nella sua precedente regia per il film “La madre”, dove l’incertezza e la paura dominano in alcune scene inquietanti, attraverso un palpabile crescendo di tensioni e mistero. “I film horror sono potenti. In alcuni casi ci viene data la possibilità di vivere quelle profonde paure che avevamo da bambini. Questa è una delle ragioni del grande successo di questo film” – S. King Il misterioso clown kinghiano è tornato dalle tenebre! Derry, 1988. Un bambino, George, durante una giornata di pioggia, esce di casa per far navigare una barchetta di carta progettata da suo fratello Billy, costretto a letto con l’influenza. George (Jackson Robert Scott), una volta in strada, fa scorrere la sua barchetta lungo i rivoli del marciapiede inseguendola, ma la barchetta finisce per essere inghiottita in una feritoia fognaria. Il bambino si china, dunque, per afferrarla e incrocia lo sguardo del clown Pennywise che, con la scusa di offrirgli un palloncino, gli afferra un braccio portandoselo via con sé. Giugno 1989. Nella cittadina di Derry si sono verificate numerose sparizioni, pertanto è stato applicato il coprifuoco; Billy, per niente rassegnato della scomparsa del fratellino, si scontra durante l’ultimo giorno di scuola con alcuni bulli, ritrovando l suo fianco alcuni amici inseparabili: Richie Tozier (Finn Wolfhard), Eddie Kaspbrak (Jack Dylan Grazer) Stanley Uris (Wyatt Oleff) e Beverly Marsh (Sophia Lillis), quest’ultima impegnata in un’altra disputa con Ben Hanscom (Jeremy […]

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Nemesi: l’ultima chance per una nuova vita

“Ti ho offerto una seconda occasione e l’hai sprecata!” – dal film Nemesi Nemesi è una fatale punizione da intendere come gesto estremo nato da un ideale egocentrico, non come semplice vendetta ma come una nuova possibilità per riscattarsi dagli errori commessi. È ciò che accade a Frank Kitchen, personaggio ambiguo dopo una tra le più traumatiche punizioni inflitte da un folle chirurgo: la riassegnazione genetica (un inaspettato cambio di sesso). Il veterano Walter Hill (vincitore dell’Emmy Award per il neo-western “Deadwood”) torna alla ribalta per il grande cinema con un nuovo thriller d’azione che gioca con le estreme conseguenze su situazioni improbabili ai limiti della realtà fisica percepita, ed entrando nell’immaginario mondo fumettistico. Infatti, dopo aver diretto ben 20 film cult movie e collezionato trofei internazionali, la sua ultima opera cinematografica si affaccia all’universo delle graphic novel in parallelo alla pubblicazione del fumetto scritto dallo stesso Hill e distribuito nelle librerie: un’operazione analoga al recente Monolith, non per il contenuto ma per il metodo di diffusione incisivo e su più contesti, letterali, fumettistici e cinematografici. La ricezione del pubblico, i finanziamenti, la disponibilità del cast, il budget, bisogna avere tutte queste cose nell’ordine giusto. Il mondo della graphic novel è molto più semplice. “Penso che per certi aspetti Nemesi sia un saggio travestito da fumetto” – da un’intervista di Hill. Nemesi ha inizio in una stanza dove la Dottoressa Rachel Jane (Sigurney Weaver) è segregata e avvolta in una camicia di forza. Durante gli interrogatori la donna rivela ad uno psichiatra, il dottor Galen (Tony Shalhoub), fatti precedenti riguardanti Frank Kitchen (Michelle Rodriguez in una sua insolita ed estrema interpretazione), un killer implacabile assoldato per mietere vittime, e su come nel corso della sua imprevedibile attività criminosa gli venga commissionato l’assassinio di suo fratello, un errore fatale che gli costerà caro. Rachel Jane in passato è stata una geniale quanto folle chirurga estetica, successivamente radiata dall’albo per i suoi interventi poco raccomandabili, questo le consente di vendicarsi di suo fratello, praticando su Frank la riassegnazione di genere con il conseguente cambio di sesso. Il risveglio per Frank in un anonima camera d’albergo si rivela un autentico shock psicologico, l’uomo si ritrova intrappolato in un corpo femminile e quindi obbligato a confrontarsi con una nuova appartenenza di sesso. Nonostante l’imbarazzante condizione esistenziale da gestire, generata dalla folle chirurga, Frank trova a sua volta modo di pianificare sulla sua creatrice un’implacabile contro-vendetta. “La dottoressa Jane impone a Frank un cambio di sesso, in parte come punizione, in parte come l’occasione per dargli una nuova prospettiva di vita, un’ultima chance per redimersi” – W. Hill In Nemesi tutti sono carnefici, ogni male commesso è la conseguenza di precedenti errori, ed ogni personaggio deve fare i conti con se stesso cercando gli elementi destabilizzanti nella propria psiche, il regista Hill (tra i suoi film “Strade di fuoco”, “48 ore”) si avvale della sua veterana esperienza nel cinema tra diversi generi divenuti cult movie, richiamando atmosfere da thriller psicologico nate da un universo fumettistico, simili a […]

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Starwarp! La webserie: dal web con amore

Dopo un anno di attesa e lavori il 29 settembre scorso è stato finalmente pubblicato il primo dei quattro episodi della webserie Starwarp per la regia di Sergio Scoppetta e la colonna sonora dei Foja. Il progetto, nato in seno all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e al Corriere del Mezzogiorno, ha il merito di essere la prima webserie formativa, allo scopo dunque di fornire agli studenti che hanno liberamente aderito le conoscenze pratiche in ambito cinematografico. Starwarp! Odissea nello spazio Già dal titolo della webserie è evidente il rimando di Starwarp a un cult del cinema (Star Wars), ma i simboli inseriti in fase di ripresa vanno dalla silenziosa citazione al riallestimento di scene tratte da grandi film che hanno fatto la storia del cinema. In particolare, il tutto prende avvio dalla passione per il cinema di un giovane, Valerio Esposito (interpretato da se stesso), una passione così forte da causargli strane visioni delle scene più famose dei suoi amati film che gli figurano innanzi la vista. In questo senso prende forma quella “distorsione stellare“, evocata nel titolo, che vede sovrapposti i piani della realtà e della finzione. Quasi sembrerebbe che Valerio veda la realtà attraverso i suoi occhi trasformati in una onirica cinepresa. Ad aggravare questa precaria condizione di equilibrio tra vita “entro” ed “oltre” l’obbiettivo degli occhi-cinepresa vi è anche un contest cinematografico a cui il giovane ha partecipato, Valerio stesso. L’incombere della fine del contest e il desiderio di vincere comporta inoltre una graduale assottigliarsi del confine tra realtà e finzione trasformando la realtà stessa un unico grande film. Il tutto è inoltre affrontato con ironia e comicità. A una trama molto lineare, la cui semplicità rende piacevolmente fruibili le disavventure di Valerio, si affianca una ricca serie di citazioni e cammeo che spaziano da una rapida ripresa di un particolare a una complessa rievocazione delle scene madri di capolavori cinematografici. Starwarp coinvolge in questo modo lo spettatore che non subisce passivamente le immagini, ma è chiamato a rispondere alla sfida di saper riconoscere la totalità dell’ambiente di Starwarp. In questo gioco tra regista e spettatore si inserisce l’idea di far entrare a far parte del cast personalità di spicco: nella prima puntata fanno infatti capolino Alessandro Cecchi Paone nei panni di un docente universitario e Gino Sorbillo nei panni di Jack Torrence in The shining. Altri vip transiteranno sul set di Starwarp, conferendo agli imperdibili episodi sfumature particolari che si legano ben insieme nel gran finale. Sarà infine possibile guardare gli episodi di Starwarp, che usciranno a scadenza quindicinale, grazie al canale video del Corriere del Mezzogiorno. Starwarp ha operato così tra formazione e passione; essa non è solo una webserie, ma un lungo percorso che ha contribuito a formare un gran numero di giovani mossi dalla passione del cinema.

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Una miniserie dal gusto ipermoderno: The Slap

In un’epoca in cui sembrano essere crollate definitivamente certezze e credenze del passato, incombente domanda è: cosa ne è rimasto della cara vecchia famiglia? Come molti esperti di pedagogia potrebbero affermare con certezza, parlare di famiglia al singolare sarebbe anacronistico. Ci sono così tante tipologie di famiglie, che ci si preoccupa di quale possa essere il tipo di educazione da loro impartita. Anche per quello si dovrà parlare al plurale? Cos’è l’educazione? Le etimologie di spicco sono due: educare, dal latino ex ducere, portare fuori qualcosa di potenzialmente già covato in noi, un etimo dunque maieutico che riesuma il buon vecchio Michelangelo; d’altro canto, non si può trascurare la nostalgica definizione di educare come allontanare dal sé. Il discente è disperso in questa condizione di astrazione, in un mondo altro, migliore. L’educazione è ciò che ci rende umani, aggiungerebbe Françoise Dolto. Definizioni accorte, lirismo pedagogico. Ma quando il mondo reale imperversa, tu da che parti stai? Questo l’interrogativo lanciato dalla miniserie della NBC The Slap. Trasmessa in Italia nel 2016, The Slap è il remake di una miniserie australiana omonima, tratta a sua volta dal bestseller Lo schiaffo dell’autore Christos Tsiolkas. La nuova versione è tinteggiata da nomi illustri nel suo cast, a partire dall’attrice e modella Uma Thurman fino a Brian Cox, attore presente in più occasioni nelle opere di Spike Jonze e Woody Allen. Tutto inizia con una festa, il tipico party americano nel quale il festeggiato Hector (Peter Sarsgaard) si sente imbottigliato, incastrato, in una vita che non sembra soddisfarlo pienamente. Riuniti nella sua casa, ci sono tutti i membri della famiglia Apostolou, dal nome riconoscibilmente greca, pian piano adattatasi alla realtà americana. Allo stesso tavolo siedono dunque tre generazioni diverse: i nonni Apostolou, con il loro attaccamento ai figli, timorosi di essere gettati in un polveroso dimenticatoio, e pronti quindi a non perderli mai di vista; le nuove coppie, quelle che hanno dato vita alle loro famiglie americane; i figli delle nuove famiglie, frutti di scelte educative assai differenti le une dalle altre. Si parla di famiglie, perché sono tutte diverse, e così i loro figli. Universo infantile e genitoriale si intrecciano, fino a quel fatidico gesto. Un gesto che cambierà le vite di tutti gli invitati, che porterà a galla problemi assopiti o semplicemente ben celati. Latenti, ma pronti a zampillare. Un gesto, quello di The Slap, che segnerà lo spettatore, inerte di fronte all’inevitabile. The Slap: una ferita difficile da rimarginare, che segnerà la famiglia per sempre Il tema familiare sembra ossessionare la realtà televisiva, una riflessione che ha portato anche alla ribalta la serie TV più citata agli Emmy Awards 2017: Big Little Lies. Le problematiche degli universi dell’infanzia e della cosiddetta adultità schiacciano i protagonisti, tutti presenti al momento fatidico, il momento motore della trama. Da una condizione di calma apparente, di perfezione esterna, un gesto scuote gli animi di tutti gli invitati, colti ora da istinti irrazionali, ora dalla voglia di ribellarsi a questa sorta di determinismo generazionale. Gli otto episodi sono […]

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Nico, 1988: intensa performance di Dyrholm

“La mia vita è iniziata solo dopo l’esperienza con i Velvet Undergroud, quando ho cominciato a fare la mia musica!” – dal film Nico, 1988. Nico, 1988 è uno straordinario biopic dedicato a Christa Paffgen, artista madre e donna alla costante ricerca di un equilibrio interiore e in eterna lotta con il mondo circostante, che narra i suoi ultimi due anni di vita; Christa, in arte Nico, è qualcosa di più di un personaggio da adattare per una produzione biografica, la regista, Susanna Nicchiarelli, indaga e ricostruisce gli ultimi momenti della cantante tedesca in un periodo in cui si riconosceva nella sua volontà ciò che cercava, attraverso la musica e in un ritrovato rapporto affettivo con suo figlio. Per la Nicchiarelli, il film rappresenta un dignitoso traguardo professionale e una prova di coraggio nell’indagare sulla vera essenza della controversa artista, andando oltre i clichè e le immagini iconiche della rock star. Nico è straordinariamente interpretata da una inarrivabile Trine Dyrholm, interamente calata in un ruolo di difficile interpretazione, proiettando nell’immaginario collettivo gli aspetti caratteriali di una cantante pronta a rimettersi in gioco per se stessa. “Non chiamarmi Nico, chiamami con il mio vero nome Christa” – dal film. “Sono andata a vedere di questa donna, ciò che era diventata dopo, soprattutto mi ha molto colpito la storia che c’era e che non si conosceva di Nico, e non la donna dietro l’icona”. S. Nicchiarelli. Nico, 1988, girato in diverse location: Parigi, Praga, Norimberga, Manchester, la Polonia e il litorale laziale presso Anzio, è stato ambientato, come si evince dal titolo, tra il 1986 e il 1988. Il film racconta e ricostruisce gli ultimi due anni vissuti dalla stupenda Christa (interpretata da T. Dyrholm) in arte Nico, musa ispiratrice nella Factory di Warhol, amica di Jim Morrison e cantante tra gli anni ’70 e ’80 della band “Velvet Underground”. La nota cantante solista, conosciuta anche come “sacerdotessa delle tenebre”, dopo la sua scomparsa, ispirò numerosi artisti e produttori per il suo innovativo genere musicale di impronta rock sperimentale. Nico con la sua band si ritrovò a girare l’Europa liberandosi di tutti i condizionamenti musicali degli anni precedenti e portando nuovi linguaggi musicali. Il suo ultimo tour costituì un’evoluzione importante per l’artista che oltre a ritrovare l’affetto di suo figlio, testimone di quegli ultimi momenti poco noti, liberò il suo pensiero positivo attraverso nuovi e indimenticabili brani, riproposti da Dyrholm nelle vesti della rabbiosa cantante. Il film apre con una Berlino in fiamme e una Christa bambina che osserva le conseguenze folli del grande conflitto mondiale; i suoni e le visioni delle fiamme accendono il suo futuro proiettato tra quotidiani trionfi alternati ad altrettanti insuccessi musicali, appena sostenuti da uno scarno pubblico: l’uso dell’eroina, la perdita della condizione di madre e i dolori sentimentali e familiari, segnano in modo indelebile gli anni di Nico, tra splendori e opacità. Nico non demorde e negli ultimi anni della sua tormentata esistenza, ritrova la forza di reagire combattendo la sua ultima battaglia per la vita […]

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Finalmente Will e Grace! Dopo undici anni arriva il revival

Il tanto atteso revival di Will e Grace è ormai alle porte! Dopo esser stata trasmessa il 29 settembre negli Stati Uniti, ecco che la serie tv approda in Italia, su Premium Joi, trasmessa ogni venerdì alle 21:15. Il primo appuntamento è il 13 ottobre, una puntata aprifila con una lunga invettiva su Donald Trump, il solito sano umorismo combinato alla tagliente satira politica. Da sempre la serie ha manifestato un orientamento politico, i protagonisti, durante il governo Bush, hanno mostrato spesso il loro ideale democratico; ne è poi conferma l’episodio speciale pubblicato nel 2016, con un profuso sostegno per la candidata alla Casa Bianca, Hilary Clinton. Will e Grace tocca più argomenti spinosi con tanta ilarità e buon gusto Sembra proprio che per questa prima puntata i riflettori siano puntati tutti su The Donald, a cominciare dall’amicizia tra Karen Walker e Melania, first lady della Casa Bianca. Ci saranno grandi ritorni, primo fra tutti l’ex marito di Grace, continuando con l’acerrima nemica di Karen, Lorraine. La serie della Nbc ritorna dopo ben undici anni di silenzio – l’unica parentesi è stata l’episodio speciale dello scorso anno – ed un finale che aveva lasciato tutti a bocca aperta, ma non per la meraviglia, ma per la domanda: può davvero finire così? Infatti, non aveva per nulla convinto il finale proposto nel 2006: Will e Grace, entrambi sposati, che proseguivano le loro vite, senza scambiarsi più parola. Con un finale del genere come scrivere una nuova stagione? Ponendosi questa domanda, gli autori hanno così deciso di azzerare i minuti finali dell’ultimo episodio, per ritornare alla solita formazione, divertente ed irriverente. In fondo vale sempre il motto che recita “Squadra che vince, non si cambia” ed ecco che nella nona stagione ritorneranno ad essere coinquilini Will e Grace, così come Jack resterà il vicino di casa esuberante, chiudendo con la signora della risata Karen Walker. 16 puntate per scoprire l’evoluzione delle vite dei quattro matti protagonisti, ormai cresciuti, ma pronti a sorprendere ancora una volta.

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Zerocalcare: La profezia dell’Armadillo diventa un film

Zerocalcare. Tuttattaccato. Nel 2009, quando uscì La profezia dell’Armadillo, digitando zerocalcaretuttattaccato su Google, bisognava scorrere qualche pagina prima che non si parlasse più della salute delle lavastoviglie e si arrivasse a parlare di fumetti. Pochi mesi dopo la pubblicazione della graphic novel dalla coscienza d’armadillo, la situazione era completamente diversa, opposta. Verrebbe da chiedersi quanti idraulici leggano Zerocalcare. «Si chiama “profezia dell’armadillo” qualsiasi previsione ottimistica fondata su elementi oggettivi e irrazionali spacciati per logici e oggettivi, destinata ad alimentare delusione, frustrazione e rimpianti, nei secoli dei secoli. Amen.» Così, dopo quasi dieci anni, con il ben volere del mostro del tempo che passa, l’opera prima di Zerocalcare diventa un film. La data di uscita non è certa, ma si ritiene probabile nel corso del 2018. A collaborare con Zerocalcare alla sceneggiatura, Valerio Mastandrea, Oscar Giloti e Pietro Martinelli. Ad interpretare la pellicola troveremo Simone Liberati e Pietro Castellitto (rispettivamente Zero e Secco), insieme a Laura Morante, Claudia Pandolfi, Valerio Aprea, Teco Celio e Diana Del Bufalo. Il compito della regia è stato assunto da Emanuele Scaringi. La profezia dell’Armadillo: semiotica d’amore e di morte Rebibbia. Zero, disegnatore o aspirante tale, si arrangia con illustrazioni per gruppi punk. Arrotonda con ripetizioni di francese e cronometrando le file al check-in negli aeroporti. Vicino a lui, l’amico di sempre, Secco, e la personificazione della sua coscienza: un armadillo. Il cuore – frantumato – del racconto è la morte di una compagna di scuola, Camille, antico amore di Zero. Accanto alla crudele tenerezza a cui ci incatenano i ricordi, si tratteggia il ritratto di una generazione che vive alla periferia del tempo e dello spazio e, come in ogni periferia, viene accusata e ignorata. Il linguaggio di Zerocalcare si costituisce di parole veicolate dal romanesco, dalle linee, da gruppi di significanti che tessono la storia di un’attitudine alla vita, alla realtà, alla morte. Michele Rech è un maestro in questo e crea sulla pagina un microcosmo fatto di mondi interi. Dissacrante e teneramente attento, in ogni tavola si esprimono e nascondono significati di una generazione che dell’instabilità e del dolore ha fatto scrigno, fortezza, armadillo. Con essi e con se stessi si convive, contro di essi e di se stessi si combatte. Per chi è avvezzo alla lettura di Calcare – beato chi non lo è, che potrà godersi tutto il corpus per la prima volta! – La profezia dell’armadillo ha i tratti d’opera non del tutto matura da un lato e, dall’altro, i segni inconfondibili che Zerocalcare porta con sé e consegna al lettore. Tra le pagine si ride, si ride tanto e si piange di dolore sincero che viaggia fra l’amore, la perdita, la decisa rinuncia al disincanto. Si afferma con opportuno sarcasmo la necessità di restare saldamente attaccati alla vita, lottando contro tutto quanto vorrebbe farci mollare la presa, dimostrandoci decisi a resistere, a non cadere. Aspettiamo dunque un film che, per chi conosce Zerocalcare, porta con sé grandi promesse e grandissime premesse. Intanto, dopo il capolavoro che è Kobane Calling, […]

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Kyle XY: mistero e fantascienza nella serie tv ABC Family

Nell’anno 2006 il network americano ABC Family manda in onda una nuova serie tv, Kyle XY, con una prima stagione di dieci episodi. Gli ascolti elevati hanno permesso alla ABC di produrre e mandare in onda una seconda stagione di ventitré episodi l’anno successivo, confermandone subito dopo una terza invece di dieci. Purtroppo quest’ultima non ha avuto la stessa fortuna delle precedenti serie e Kyle XY è stata cancellata; a nulla sono valse le richieste dei fan, che hanno manifestato a gran voce il desiderio di voler vedere mettere un punto fermo a molti interrogativi rimasti in sospeso. Dopotutto non è la prima volta che accade che vengano improvvisamente cancellate alcune serie, quasi sempre per gli ascolti bassi, solo che non sempre questa cancellazione è meritata (si pensi a Veronica Mars o Dark Angel, solo per citarne qualcuna). Anche in questo caso gli ascolti bassi si scontrano con chi dall’altro lato nella serie ci continuava a vedere un potenziale. A dimostrarlo sono i romanzi di Wilkins: Kyle XY: Nowhere to Hide e Kyle XY: under the Radar, editi solo in lingua inglese. Kyle XY: la trama Un giorno qualsiasi, nei boschi della città di Siattle, un ragazzo (l’attore Matt Dallas) si sveglia nudo, smarrito e incosciente del mondo circostante e di se stesso. Non ha alcun nome, è soltanto una sigla, una coppia di due lettere: XY, i famosi cromosomi che identificano il sesso maschile, solo che c’è un particolare che lo differenzia dagli umani: non ha l’ombelico. Quando la polizia si rende conto che la sua identità non compare da alcuna parte, allora lo porta in un istituto che accoglie i ragazzi affetti da diverse problematiche. Qui incontra Nicole Trager (l’attrice Marguerite MacIntyre), una psicologa che vuole studiare da vicino il ragazzo e capire chi sia veramente. Da quel momento XY acquista il nome di Kyle e si trova a convivere in casa con la famiglia di Nicole: suo marito Stephen (Bruce Thomas) e i figli Lori (April Matson) e Josh (Jean-Luc Bilodeau). E da un’iniziale convivenza tesa e difficile si giunge ben presto a considerare Kyle come uno di famiglia. Ma gli interrogativi su chi sia, da dove arrivi e quale mistero si celi dietro la sua improvvisa comparsa non svaniscono. Il mistero della serie e quello della cancellazione Mistero. Questa è la parola che più balza alla mente quando si ripensa alla serie Kyle XY. Mistero sull’improvvisa comparsa di Kyle, sulle sue doti straordinarie, sulla sua conformazione fisica. Mistero sulle persone che si presentano improvvisamente da un passato lontano e che Kyle non sembra riconoscere. E ancora mistero intorno alla cancellazione e agli ascolti precipitati a picco all’inizio della terza serie. Mistero, infine, su ciò che è stato lasciato in sospeso, perché le risposte rilasciate dalla sceneggiatrice non sono bastate a chi in Kyle XY ci credeva. Una bella serie, insomma, una visione su una realtà che si crede aliena e che invece è più terrestre che mai, quella che riguarda gli uomini, mai sazi di ricerche, mai paghi di esperimenti, sempre più […]

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Ammore e Malavita: Napoli, pistole e musical

Direttamente dalla 74esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, arriva sul grande schermo Ammore e Malavita, sesto film dei Manetti Bros. Stavolta a sorprendere lo spettatore è il connubio tra una pistola e un disco, tra sparatoria e canzone, perchè Ammore e Malavita è un musical, dove si canta sin dai minuti iniziali, dove si balla, ma anche un film dove si spara, e si spara parecchio. Siamo Napoli, don Vincenzo (Carlo Buccirosso) e donna Maria (Claudia Gerini) sono stanchi della loro vita da boss della malavita, così decidono di mettere in scena la morte di don Vincenzo, per poter partire lontano da Napoli. Una giovane infermiera, Fatima (Serena Rossi), scopre la sceneggiata. Sarà compito di Ciro (Giampaolo Morelli), fedele sicario di don Vincenzo, ucciderla. Fatima e Ciro però si conoscono. Si sono amati da ragazzi ed è proprio questo amore la chiave di svolta, il motivo per cui Ciro tradisce la fiducia di don Vincenzo e donna Maria e diventa nemico pubblico. La Napoli di Gomorra, teatro di stragi, uccisioni, bande rivali, si mescola con il musical, da Greese a La la land, definendo un genere nuovo, un “musical crime”, con molte sfumature: si passa dallo scontro finale sulla scia western di Leone alla commedia di finzione tipicamente italiana, tutto questo sullo sfondo di Napoli e dei suoi dintorni, meta amata dai Manetti Bros e già teatro del film Song e Napule. I PERSONAGGI di Ammore e Malavita Giampaolo Morelli è Ciro, un abilissimo killer, cresciuto da don Vincenzo e donna Maria, che si sono occupati del suo addestramento, un criminale con un amore adolescenziale mai dimenticato, quello per Fatima, infermiera, che ha visto troppo e per questo motivo deve pagare con la sua stessa vita. Un Morelli trasformato, lontano dal Lollo Love di Song e Napule, un uomo impassibile, una “tigre” dagli occhi allungati, che gli conferiscono un’aria da orientale. Nella prima parte del film Giampaolo Morelli è sempre in movimento, lo si vede parlare in poche battute risolutive, lo si vede per lo più sparare, muoversi, correre. Infatti è il motore dell’azione del film, carnefice, teneramente innamorato, nostalgico della libertà che la vita da criminale gli ha rubato. Menti del film due donne, che muovono le fila dell’azione, elaborando piani e stratagemmi. Da una parte donna Maria, matrona della malavita, cinefila, appassionata di cinema a tal punto da proporre e costruire una messa in scena, presa da un film di 007, per uscire di scena, per tagliare i ponti con la vita di Napoli e scappare via con suo marito. Una Claudia Gerini, che parla in napoletano, che canta in napoletano, dalla grandissima sensualità, con degli occhi sempre inumiditi dalle lacrime, il più delle volte lacrime che portano avanti la messa in scena e la finzione. La vera boss è indubbiamente donna Maria. Dall’altro lato Fatima, testimone scomoda, primo amore di Ciro; presenza risolutiva nella seconda parte del film. Infatti da personaggio secondario diventa stratega, prende in mano le redini della situazione, escogitando un piano […]

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Il diavolo troppo uomo poco umano: Lucifer

E se il diavolo travestito da gentiluomo in giacca e cravatta vi chiedesse quale sia il vostro desiderio più recondito, cosa gli rispondereste? Vi lascereste tentare? Troverete la risposta dando un’occhiata a Lucifer, serie tv trasmessa su Fox dal 2016, nonchè trasposizione televisiva dell’omonimo fumetto della Vertigo, scritto da Mike Carey (e nato come “spin-off” del fumetto Sandman). Tra il proibito e la giustizia: il diavolo veste Lucifer Annoiato dalla vita monotona da custode dei dannati, Lucifer Morningstar (interpretato dall’affascinante Tom Ellis), figlio di Dio cacciato dal Paradiso e posto a sorveglianza degli Inferi, fugge dall’aldilà nella scintillante Los Angeles. Insieme alla schiava e consigliera Maze (Lesley-Ann Brandt), apre il locale notturno Lux, abbandonandosi all’alcol e alle belle donne, in balia dei peccati che assicurerebbero l’Inferno a chiunque: certo, tranne chi è riuscito a sfuggirvi. La nuova routine di mondanità e perversioni di Lucifer viene interrotta dalla morte misteriosa di una sua protetta: un affronto che porterà l’angelo caduto dall’intrigante detective Chloe Decker (Lauren German), madre single ed ex moglie del suo capo (e padre di sua figlia), Dan Espinoza (Kevin Alejandro). Lo sguardo di ghiaccio di Chloe ipnotizza il signore del peccato, lo confonde, lo incuriosisce: non c’è uomo e non c’è donna di cui Lucifer non conosca i più intimi desideri e le più basse ambizioni, il potere del demonio è quello di tentare l’umanità con le proprie debolezze. Sono necessari pochi secondi per scambiare uno sguardo con la vittima, e alla domanda “Qual è il tuo più grande desiderio?” ognuno cede consegnando al diavolo l’arma per indurlo in tentazione (e per poi cedervi). Eppure la detective Decker sembra poco incline al proibito, più Lucifer tenta di scrutarle l’anima, più ogni suo tentativo si rivela inutile. Chloe non solo è una fortezza, ma un’arma in grado di ferire l’angelo ribelle: quando la donna è nei paraggi, Lucifer smette di essere la creatura sovrannaturale che niente e nessuno può scalfire e diventa l’uomo debole e mortale di cui dall’alto della sua misticità si è sempre preso gioco. Questo repentino cambiamento non passa inosservato agli occhi dell’Altissimo, che invia sulla Terra il suo primogenito, Amenadiel (David Bryan Woodside), agli antipodi del fratello col suo comportamento devoto alla volontà del padre, col compito di riportare Lucifer all’Inferno. L’angelo ribelle, però, non si smentisce e imperterrito decide di approfondire la conoscenza del suo nuovo lato umano ottenendo il posto come aiutante di Chloe nelle sue indagini. I due svilupperanno un rapporto ogni giorno più forte, ma il diavolo non riuscirà rinnegare il mondo a cui appartiene. Il Lucifer di Tom Ellis ha poco a che fare col mostro rosso e spaventoso che è stato posto a sorvegliare l’Inferno: non è il personaggio biblico temuto dai cattolici, ma un uomo che non conosce umanità, che non ha alcun Dio al di fuori del peccato, che crede nei soldi e nei vizi, che vuole godersi pienamente il tempo concessogli. Tra il crime drama e il fantasy, Lucifer (rinnovata per una terza stagione in arrivo […]

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