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Eroica Fenice

La categoria Cinema & Serie tv contiene 281 articoli

Cinema & Serie tv

La torre nera: King dai romanzi al film

La torre sorge tra la luce e l’oscurità… la torre cadrà!  L’opera, dal titolo originale “The Dark Tower”, ispirata da una serie di romanzi di Stephen King e definita dalla critica il “magnum opus” dell’intramontabile e geniale scrittore, viene pensata come un sequel per il grande schermo, quindi non come un adattamento fedele ma, piuttosto, come una sceneggiatura cinematografica originale, un ibrido fra generi commisti; fantascienza, horror e western. Già dal 2007, quando la serie di otto romanzi brevi ispirati ai poemi di “Childe Roland” era ancora in fase di pubblicazione (1982 – 2012), si pensò alla realizzazione di un progetto cinematografico, e J.J. Abrams con Damon LIndelof (co-ideatori della serie TV “Lost”) furono tra i primi ad interessarsi alla serie di libri nati dalla fervida mente del geniale King, acquistandone i diritti per un banale prezzo simbolico pari a 19,19 $. Nel 2010, dopo l’adattamento della Marvel (per una serie a fumetti), la Universal comprò i diritti del progetto affidandone la sceneggiatura ad Akiva Goldsman (premio Oscar per “Beautiful Mind”) e la regia a Ron Howard e Brian Grazer. Purtroppo, però, il progetto rimase in stand by per alcuni anni a causa di ulteriori rinunce, e venne rilanciato solo nel 2015 dalla “Sony Pictures” e affidato alla coppia Nikolaj Arcel per la sceneggiatura e Ander Thomas Jensen per la regia, sostenuta sempre dai produttori Goldsman, Howard e Grazer. Per generazione i pistoleri sono stati i cavalieri che proteggevano la torre!  Il film post apocalittico “La torre nera” racconta in modo epico di viaggi tra mondi paralleli interconnessi e di una torre pronta ad implodere. In questo contesto un pistolero Roland Deschain (interpretato da Idris Elba), facente parte dell’ordine dei cavalieri e coadiuvato da alcuni personaggi chiamati “Ka-tet”, cerca di raggiungere la sfuggente torre per proteggerla dall’imminente crollo, ma il suo eterno nemico, lo stregone Walter Padick (ovvero Matthew McConaughey), l’uomo nero contro il quale combatte un eterno duello, lo ostacola nella sua impresa, poiché il suo principale obiettivo è di far crollare la torre generando il caos assoluto e la fine dei tempi. Nel corso degli eventi si inserisce Jake (Tom Taylor), un ragazzo di New York che vive la sua esistenza nel mondo contemporaneo dove, durante una serie di sedute presso uno scettico psichiatra, descrive alcune visioni distruttive di un universo chiamato Medio-Mondo e dominato da una torre nera. Jake narra e illustra, attraverso dei disegni a carboncino, alcuni dettagli strabilianti, dimostrando che non si tratti solo di semplici visioni adolescenziali, ma di frammenti di episodi violenti avvenuti in un altro universo. Successivamente il varco spazio/temporale si apre risucchiando il ragazzo nell’universo da lui descritto dove conosce e stabilisce un’ alleanza con il pistolero. Jake e Roland percorrono insieme un cammino tortuoso, (armonizzato da strane creature), in direzione della torre nera situata nel Fine-Mondo e circondata da un mare di rose. La torre nera altro non è che una porta verso altri mondi, nel suo interno un meccanismo regola lo spazio e il tempo di tutti gli universi interconnessi […]

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Mary Poppins returns, e non è un remake

Proprio così. Anche se dovremo purtroppo aspettare fino a Natale del 2018, Mary Poppins ritorna, uno dei musical barra commedia barra fantasy più apprezzato longevo tra quelli disneyani, e se ti viene subito da canticchiare “Supercalifragilistichespiralidoso” e ricordi perfettamente la medesima musichetta da sottofondo, sei un vero fan addicted. O quantomeno sai benissimo che grazie a questi grandi classici della Disney la tua infanzia è stata un po’ più magica, quando un film per ragazzi e bambini una volta era più simile ad una favola o ad un sogno realizzabile che a quelle distopiche realtà a cui la nuovissima generazione oggi è legata. Fan-allert: Mary Poppins returns non è un remake È partita la consueta campagna pubblicitaria di uno dei film prossimamente più attesi. Dalle prime indiscrezioni trapelate sul ritorno di Mary Poppins, emerse durante la D23 Expo – un evento annuale in cui la Disney rilascia tutte le novità del prossimo futuro – il regista Rob Marshall e l’attrice Emily Blunt, il nuovo volto di Mary Poppins, hanno rivelato che la storia non sarà un remake della inimitabile pellicola del 1964, bensì un sequel, che riprenderà la trama ben 25 anni dal primo capitolo (infatti la storia della bambinaia più famosa del mondo è tratta da una serie di romanzi per ragazzi della scrittrice australiana Pamela Lyndon Travers). Ci troviamo sempre a Londra, sempre in Viale dei Ciliegi numero 17 e sempre a casa Banks, ma questa volta anni dopo, durante la Grande Depressione. Jane (che sarà interpretata da Emily Mortimer) e Michael (Ben Wishaw), ormai adulti, stanno attraversando un periodo di lutto: per questo c’è ancora una volta bisogno della gioia e spontaneità della loro vecchia bambinaia, che ancora una volta busserà alla loro porta, forse dopo essere arrivata dal cielo con il suo magico ombrello e la sua borsa incantata? Essendo una storia impossibile da immaginare senza la spensieratezza dei bambini e allo stesso tempo dovendo avere un filo conduttore con quella precedente, ad aggiungersi ai personaggi sono i tre figli di Michael: Annabel, Georgie e John. Mary Poppins returns, il cast A cercare di eguagliare la brillante e probabilmente unica interpretazione di Julie Andrews, la quale dicono figurerà con un piccolo cameo (interessante notare come fu proprio Mary Poppins ad aprirle le porte del cinema e a assegnarle di conseguenza diversi ruoli simili della sua carriera, basti pensare alla regina di Genovia nel film Pretty Princess e seguito, con Anne Hathaway – diversamente da quelle interpretazioni quali in Victor/Victoria), sarà quindi Emily Blunt, ricordata dai più per avere recitato ne Il diavolo veste Prada. Proprio in questa nuova pellicola ritroverà Meryl Streep, che interpreterà il ruolo di Topsy, cugina della bambinaia. Nel cast anche Colin Firth, un cattivo banchiere che infierirà sulla situazione economica dei Banks, Angela Lansbury che per l’occasione svestirà i panni della Signora in giallo, e tra le vecchie reclute ci sarà Dick Van Dyke nel ruolo di Mr Dawes Jr. Come ben si ricorda, Van Dyke in Mary Poppins del ’64 interpretò […]

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Una telenovela vestita da serie tv: Jane the virgin

Basata sulla telenovela venezuelana Juana la virgen, Jane the virgin, serie televisiva statunitense trasmessa su The CW (in Italia, invece, è la Rai ad aver mandato in onda la prima stagione), non tradisce le sue origine. Jane the virgin è una storia che non teme il confronto con l’assurdo Poco più di vent’anni e il sogno di scrivere un romanzo di successo, Jane Gloriana Villanueva (Gina Rodriguez) è la protagonista di una travolgente storia a metà tra l’assurdo e il comico, la terza strada tra la telenovela e la serie comedy. Figlia di Xiomara “Xo” Villanueva (Andrea Navedo), rimasta incinta ad appena sedici anni, ha in comune con la madre il colore scuro di capelli e, si direbbe, nulla più: l’una (la figlia) matura, giudiziosa, asso dell’ordine e delle decisioni ponderate, l’altra (sì, la madre) impulsiva, spirito libero e passionale. Mediatrice e collante di questa famiglia tutta al femminile, nonna Alba (Ivonne Coll), bigotta e altamente devota, che ammonisce Jane sin da bambina e le raccomanda di preservare la sua verginità fino al matrimonio, secondo quanto la religione prescrive: un consiglio tanto autoritario da portare Jane ad arrivare ai vent’anni ancora candida e pura. Svelato il senso del titolo? Non ancora. Ci sono altre figure importanti nella vita (tutt’altro che monotona) di Jane: l’amato e amabile fidanzato detective, Michael Cordero, e l’attore protagonista della telenovela preferita dalle donne Villanueva, Rogelio de la Vega, che si scoprirà essere più vicino a Jane di quanto la ragazza e gli spettatori potessero immaginare. Il fulmine a ciel sereno che sconvolgerà la vita tranquilla di Jane arriverà, però, con l’entrata in scena di Rafael Solano, bello e ricco gestore dell’hotel in cui la ragazza lavora come cameriera. Durante un visita di controllo, la ginecologa Luisa, sorella di Rafael, insemina per sbaglio Jane con l’ultima provetta superstite dello sperma del fratello, conservato dopo che gli venne diagnosticato un cancro e destinato alla fidanzata dell’imprenditore, Petra. Dopo aver scoperto l’irreversibile errore della distratta dottoressa, Jane decide di portare avanti la gravidanza: insomma, una vergine incinta. Il paradosso diventa la storia raccontata da un onnisciente narratore (forse Dio? Forse il futuro?) e ogni puntata è un capitolo fatto di un susseguirsi di improbabili coincidenze. Con non poche difficoltà derivanti dall’antico flirt avuto con Rafael e la sempre più instabile relazione con Michael, la vicenda di Jane si snoda e riannoda in ombre dal passato e progetti per il futuro: in Jane the virgin è impossibile aspettarsi o prevedere qualunque cosa. Jane the virgin è una carta vincente perché non teme il confronto con l’assurdo, non vuole ostinatamente allontanarsi dal genere della telenovela, non rinnega anzi gioca sulle stravaganze e le mille improbabili versioni di un racconto che non è fantasia, ma il disegno di un destino che esagera e che, mettendoci alla prova, ci fa divertire. E non smetterà di farlo con questa paradossale telenovela vestita da serie tv che, appena conclusa la sua terza stagione, è stata rinnovata per una quarta.  

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Game of Thrones 7: Winter is here su Sky Atlantic

Forgiate l’acciaio di Valyria, perché «l’inverno è arrivato» in piena estate e con i quasi 40° segnati negli ultimi giorni dalla colonnina di mercurio. La settima (e penultima) stagione di Game of Thrones debutta, infatti, su Sky Atlantic, in contemporanea con gli Stati Uniti, nella notte fra domenica 16 e lunedì 17 luglio. Tra battaglie epiche, morti, fiumi di sangue, amori ed inganni, Jon Snow, Cersei e Daenerys punteranno a un solo obiettivo: la conquista dei Sette Regni. Dopo una lunga attesa, riprende finalmente la serie televisiva ispirata alla saga fantasy Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco (titolo originale: A Song of Ice and Fire), conosciuta in Italia come Il Trono di Spade. La settima serie – che dovrebbe essere anche la penultima – conterà soltanto sette episodi invece di dieci, anche se quasi tutti un po’ più lunghi del solito, e l’emittente HBO ha deciso di posporre l’inizio della stagione, che di solito comincia in tarda primavera, sia per motivi narrativi (l’inverno è arrivato, e quindi in Irlanda bisogna girare più tardi se si vuole la vera neve!) sia per ragioni di budget: le nuove stagioni, infatti, saranno le più spettacolari in assoluto in termini di effetti speciali. L’ottava stagione, salvo ripensamenti, sarà quella conclusiva. Ma la HBO parla di potenziali spin-off e film basati sui personaggi – quei pochi sopravvissuti nel corso delle stagioni! Nella nuova serie di Game of Thrones, Daenerys Targaryen (Emilia Clarke) è finalmente partita per il Continente Occidentale con il suo esercito, i suoi draghi e Tyrion Lannister (Peter Dinklage). Jon Snow (Kit Harington) è diventato il Re del Nord, Cersei Lannister (Lena Headey) ha preso possesso del trono di ferro, e mentre vecchie alleanze si spezzano e nuove emergono, un esercito di Estranei è in marcia. Game of Thrones, la storia di un fenomeno di massa Tranquilli. Potete proseguire nella lettura, non vi è pericolo spoiler! L’adattamento televisivo ha portato alla ribalta Game of Thrones, che fino a poco tempo prima era noto a un ristretto pubblico di lettori appassionati, rendendolo una citatissima icona della cultura popolare. Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco nasce nel 1996 da un’idea dello scrittore americano George R. R. Martin. Il primo volume, intitolato semplicemente A Game of Thrones (in Italia, appunto, Il Trono di Spade) fu accolto con grande entusiasmo da critica e pubblico. I lettori apprezzarono particolarmente il realismo viscerale della narrazione, il complicato intreccio narrativo e gli scioccanti colpi di scena che divennero ben presto il marchio di fabbrica dell’epopea. Nel corso di questi vent’anni, Martin ha firmato cinque volumi dei sette che aveva previsto: in Italia sono stati editi in vari formati (le prime edizioni, per esempio, hanno diviso in più libri i singoli volumi originali) ma anche noi, come i lettori di tutto il mondo, stiamo aspettando la pubblicazione del sesto volume, mentre Martin non ha ancora neppure cominciato a scrivere il settimo. La sua esasperante lentezza è stata ampiamente discussa e criticata persino dai suoi fan più accaniti che cominciano a temere di non riuscire […]

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Rizzoli and Isles, quando poliziesco e amicizia si intrecciano in una serie tv

Rizzoli and Isles è una serie tv statunitense di sette stagioni trasmessa dal 2010 (in Italia dall’anno successivo) al 2016. Ispirata ai romanzi della scrittrice Tess Gerritsen, la serie è basata sul genere poliziesco e vede come protagoniste principali due donne: Jane Rizzoli (interpretata da Angie Harmon) e Maura Isles (l’attrice Sasha Alexander apparsa in altre serie tv, quali Dawson’s Creek e NCIS). Rizzoli and Isles: l’amicizia tra due donne Gli episodi di Rizzoli and Isles, ambientati a Boston, si concentrano sui casi polizieschi e investigativi da risolvere, e sul bellissimo rapporto di amicizia tra le due protagoniste: la detective Jane e il medico legale Maura. Un’amicizia disinteressata, fatta di battute ironiche, dove il sarcasmo è pungente ma mai offensivo. Un rapporto in cui si mescolano amicizia e lavoro, senza che mai l’uno interferisca nell’altro.  Il rapporto tra colleghi nell’ambiente di lavoro Sul posto di lavoro non è sempre facile instaurare veri rapporti di amicizia con i colleghi, perché si tende quasi sempre a voler scavalcare l’altro per raggiungere la vetta superiore. In Rizzoli and Isles questo non accade: indipendentemente dal grado o dalla qualifica, i personaggi si muovono tutti sullo stesso piano e, al rapporto strettamente lavorativo, hanno associato quello di intima familiarità, per cui ci si può permettere di scherzare, senza la preoccupazione che l’altro fraintenda. Questo accade tra tutti i personaggi principali: il partner di Jane, Barold Frost (Lee Thompson Young), Vince Korsak, primo partner di Jane (Bruce McGill) e Frankie Rizzoli (Jordan Bridges). Rizzoli and Isles: una bella serie tv Rizzoli and Isles è un appuntamento durante la settimana,  non si segue con il fiato sospeso, né tanto meno con quell’ansia di vederne tante (troppe!) puntate al giorno, ma come un’abitudine pacata. I casi polizieschi sono interessanti, avvincenti in alcuni episodi, i rapporti interpersonali ti fanno entrare in un mondo non troppo distante dalla realtà, fatto di relazioni genuine e positive. Ciò che risalta in primo piano è l’amicizia tra Jane e Maura: due donne unite soltanto dall’affetto che provano l’una verso l’altra, due colleghe appassionate del proprio lavoro, due amiche che hanno instaurato un rapporto al pari tra sorelle. Tutti buoni motivi per trascorrere qualche ora nel mondo di Rizzoli and Isles, perché a volte ciò di cui si ha bisogno è soltanto fermarsi in un bar, stappare una birra e raccontare alla propria migliore amica la giornata appena trascorsa. 

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2:22 – Il destino è già scritto…in un’ora

“Avete mai fatto un sogno tanto reale da pensare di essere svegli?” – cit. dal film 2:22. 2:22 è un orario insolito, legato a degli schemi ricorrenti ed abitudinari della vita quotidiana di tante persone, un orario in cui per chi è ancora sveglio possono ripetersi strane e impensabili accadimenti, come nella vita del predestinato Dylan (interpretato nel film da Michiel Huisman), inscatolato in una serie di eventi e grazie al  quale soltanto,  in un tempo scandito dalle lancette, una donna e un luogo possono svelarne il significato. 2:22 – Il destino è già scritto, diretto da Paul Currie (socio fondatore della Lightstream Pictures) e scritto da Todd Stein, ideatore del soggetto, e da Nathan Parker per la sceneggiatura, trascina lo spettatore in uno scenario ridondante su realtà improbabili, abbattendo la sottile parete che divide il mondo percepito da quello ipotizzabile. Il protagonista, interpretato dal bravo M. Huisman, osserva e studia il ripetersi degli eventi alla stessa ora, cercando di trovare la chiave di lettura e il significato dei fatti attraverso un incontro fatale con una ragazza. ” Un incontro casuale cambierà il suo destino ” – cit. dal film 2:22 Dylan Branson svolge l’attività di controllore del traffico aereo presso l’aeroporto di New York, ha una grande capacità di gestione del suo lavoro, ad eccezione di un avvenimento imprevisto durante una notte come tante, quando allo scoccare delle 2:22 un lampo di luce accecante lo paralizza nell’istante in cui due aerei stanno per entrare in collisione tra loro, sfiorando la tragedia. Dylan dopo questo episodio viene temporaneamente sollevato dal lavoro nonostante l’incidente non avesse avuto modo di verificarsi, e i circa 900 passeggeri abbiano avuto modo di salvarsi vivendo attimi di terrore: sono questo fatti e situazioni che da quell’istante si ripeteranno sistematicamente ogni giorno alla stessa ora, le 2:22. Dylan si rende conto di come gli avvenimenti di quell’episodio drammatico possano averlo condotto a conoscere Sarah (Teresa Palmer), una bella e raffinata ragazza giunta allo scalo di New York da uno dei due voli scampati alla collisione… per entrambi scocca un autentico colpo di fulmine durante un balletto artistico. Sarah lavora come gallerista d’arte per conto del suo ex fidanzato Jonas (interpretato da Sam Reid che ricordiamo per Anonymous e Posh), con cui ha rotto temporaneamente ogni relazione. Nei giorni successivi Dylan cerca di fare chiarezza su fatti e situazioni che si ripetono periodicamente alla stessa ora, osservando durante il suo percorso le stesse situazioni; anche se con persone diverse una sensazione di ripetitività infinita degli eventi lo avvolge, e Dylan percepisce chiaramente che il luogo dove si nasconde la soluzione di un complesso puzzle da svelare è la stazione con il suo orologio, un luogo in cui stanno per accadere fatti drammatici che lo coinvolgeranno insieme alla stessa Sarah. Dylan prima che sia troppo tardi dovrà trovare il modo per controllare il tempo rompendo la catena ripetitiva degli eventi: Sarah potrebbe rivelarsi la vera chiave d’uscita dello strano labirinto spazio/temporale in cui si nascondono molti enigmatici messaggi risalenti a 20 […]

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Frequency, una nuova serie tv che mescola fantascienza e poliziesco

Frequency è una serie tv statunitense (qui il trailer) apparsa sugli schermi americani nell’anno 2016  e su quelli italiani il 18 aprile scorso. Interamente ispirata al film diretto da Gregory Hoblit: Frequency– il futuro è in ascolto, probabilmente non si rinnoverà per un prosieguo, e la si vedrà conclusa con la sola prima stagione di tredici episodi. Frequency: la trama in breve Nel 2016 il detective Raimy Sullivan (Peyton List) scopre, in una serata temporalesca, che una vecchia radio appartenente al padre morto anni prima emette dei suoni attraverso un’unica frequenza ancora funzionante. Proprio attraverso quella radio Raimy riesce a mettersi in collegamento con un altro periodo temporale: il 1996 e a comunicare con il detective Frank Sullivan (Riley Smith), suo padre. Insieme i due collaboreranno per risolvere il caso di un serial killer che dopo tanti anni è rimasto ancora irrisolto. Frequency, i salti temporali e il rapporto tra un padre e sua figlia Frequency ruota intorno a due temi principali: i cambiamenti dettati da scelte diverse e il rapporto tra padre e figlia. Entrambi detective e dediti al proprio lavoro Raimy e Frank trascorrono le loro giornate – uno nel 1996, l’altra nel 2016 – a risolvere un caso che è iniziato dieci anni prima e che nel futuro di Raimy ancora resta irrisolto. Attraverso le comunicazioni quotidiane con il padre, che è rimasto ucciso quando era ancora una ragazzina, Raimy riscopre un uomo diverso da quello che credeva fosse Frank e stabilisce con lui un rapporto spezzato troppo presto.  Tutta la serie è basata sui continui salti temporali tra il passato e il presente e sulle scelte diverse che i due compiono per poter cambiare una o più parti del futuro, per poi rendersi conto che ogni minimo cambiamento effettuato nel passato stravolge radicalmente la vita futura. Dramma, fantascienza e poliziesco Tre sono i generi su cui si basa Frequency e che si mescolano l’uno con l’altro in ogni puntata: il dramma di una perdita importante o di un cambiamento estremo, la comunicazione tra due periodi temporali, i casi polizieschi da risolvere.  Frequency è una serie tv piacevole da seguire, che riprende un tema già usato diverse volte anche in altre serie tv (si pensi a Being Erika, o Outalnder, per citarne qualcuna), ma che sempre avvince il pubblico, e che lascia un duplice messaggio: in alcuni casi le scelte derivate dal passato ti cambiano la vita, in altri casi, qualsiasi decisione tu prenda, alcune cose sono destinate inevitabilmente ad accadere.

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Civiltà perduta: epico viaggio di Fawcett

“Ciò che cerchi è infinitamente più grande di quello che la tua mente può arrivare a comprendere. E’ il tuo destino” – dal film Civiltà perduta. L’opera cinematografica con il titolo originale The lost city of Z, presentato alla Berlinale 2017 e al Festival di New York”, diretta e sceneggiata da James Gray e ispirata al romanzo biografico scritto da David Grann su fatti realmente accaduti, è uno sguardo rivolto alle epiche esplorazioni del tenente colonnello Percy Fawcett negli anni ’20, un uomo in lotta con se stesso e fedele alla famiglia, un patriota avventuriero nella costante ricerca di una mitica civiltà nascosta nella giungla. Il film nutre di un grande fascino legato di avventura e mistero un genere che sembra non tramontare mai nella storia del cinema, senza ovviamente cadere nella trappola dei remake come spesso si è verificato in misura maggiore per i generi horror, fantasy e fantascienza, e mantenendo pertanto una dignitosa continuità nei decenni. In questo quadro prendono consistenza le idee del regista J. Gray, orientate a rivalutare un incredibile e inafferrabile personaggio come Fawcett, esploratore avventuroso nell’ossessiva ricerca della città Z, luogo puramente immaginario o realtà archeologica nascosta tra la fitta vegetazione dell’Amazonia? Non lo sapremo mai, tant’è vero che l’esploratore in compagnia di suo figlio non fece mai ritorno dal suo ultimo mitico viaggio. “Sognare, ricercare l’ignoto, inseguire ciò che ci affascina, è già questa una ricompensa” – dal film Civiltà perduta. Il film, ambientato nel Regno Unito all’inizio del XX sec., narra eventi autobiografici e realmente accaduti a Fawcett (Charlie Hunnam, perfetto nel sostituire Brad Pitt su cui puntava inizialmente il regista), un militare uscito quasi indenne dalla Grande Guerra, che accetta su proposta della Royal Society di recarsi con il suo aiutante, il caporale Henty Costin (Robert Pattinson), ed esplorare i remoti confini pluviali dell’Amazonia, tra il Brasile e la Bolivia. Il viaggio di Fawcett dura circa due anni, periodo in cui deve sacrificare la vicinanza della moglie (interpretata da Sienna Miller nel ruolo di Nina Fawcett, una donna forte senza ambizioni velleitarie) e del figlio Jack (interpretato da Tom Holland), per una missione avventurosa di notevole rischio. L’esploratore resta affascinato dal Mato Grosso, e, anche se criticato e ridicolizzato dalla comunità scientifica, decide di farvi ritorno con suo figlio per seguire i percorsi e le indecifrabili mappature del territorio sulle tracce di Z, la misteriosa città avvolta dalla vegetazione. Il destino sembra travolgere Fawcett e suo figlio, entrambi coinvolti nella nuova spedizione verso una El Dorado senza ritorno nell’anno 1925 D.C. “Il suo sogno di trovare un’antica civiltà amazzonica gli ha permesso di attraversare difficoltà inimmaginabili, superare lo scetticismo della comunità scientifica, i tradimenti e la lontananza dalla sua famiglia” – J. Gray. Civiltà perduta ha le caratteristiche dei kolossal cinematografici anni ’70, periodo in cui era particolarmente apprezzato il genere avventuroso. James Gray punta molto in alto, inquadrando e ricostruendo con meticolosità storica gli ultimi viaggi esplorativi di Fawcett nei territori sconosciuti ed inesplorati dell’Amazzonia, senza mai tralasciare le sue combattute dinamiche familiari e sociali alimentate […]

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Harry Potter: Voldemort torna al cinema?

Mentre i Potterheads – i fans della saga di Harry Potter – di tutto il mondo aspettano il sequel di Animali fantastici e dove trovarli, le cui riprese inizieranno nel mese di luglio, giunge inaspettata una straordinaria notizia, annunciata perfino da un trailer: un film interamente dedicato alla figura di Lord Voldemort, il più grande mago oscuro di tutti i tempi. Il rilascio del trailer ha visto i fan in visibilio. Mille sono i quesiti fin ora senza risposta, e altrettante sono le ipotesi sollevate. Ma facciamo un po’ di chiarezza tra le informazioni fin ora pervenute. Voldemort: Origins of the Heir Il titolo del film sembrerebbe essere Voldemort: Origins of the Heir e tratterà la storia personale del Signore Oscuro. In Harry Potter e il Principe Mezzosangue viene infatti rivelato che, lasciata la scuola, Tom Riddle – il nome che si nasconde dietro lo pseudonimo di Lord Voldemort – è sparito dalla circolazione per alcuni anni, riapparendo completamente mutato, con un nuovo nome, dei seguaci e nuovi, inquietanti poteri. Il film farà luce su ciò che è davvero avvenuto in questi anni e che Albus Silente, accompagnato da Harry nel percorso di ricerca e distruzione degli Horcrux, ha ipotizzato. «Cosa ha portato Tom Riddle a diventare Lord Voldemort? Cosa è successo in quegli anni e cosa è davvero successo ad Hogwarts quando è tornato? Ci sono alcuni aspetti che non sono stati trasposti e molti che non sono stati detti. Questa è la storia che vogliamo raccontare: la storia del Signore Oscuro prima di Harry Potter e la sua prima sconfitta.» si può leggere nella descrizione del sito del film. Nel trailer vedremo Grisha McLaggen (personaggio originale, erede di Godric Grifondoro), indagare sulla morte di Hepzibah Smith, dalla cui Coppa di Tassorosso Tom Riddle ricaverà uno dei suoi Horcrux. Le indagini sulla morte dell’anziana strega condurranno Grisha al misterioso ed ammaliante Tom Riddle. Sono molti i fans delusi dall’esito cinematografico di Harry Potter e il Principe Mezzosangue, illuminante sesto romanzo della saga, fondamentale per comprendere il vissuto personale di un personaggio complesso ed enigmatico come Lord Voldemort e per conoscerne i punti deboli. Per ragioni di tempo, il film ha tagliato molti passaggi fondamentali, a scapito di una riuscita più fedele al romanzo e in linea con la storia. È proprio nel cuore dell’affezionato fandom di Harry Potter che nasce l’idea di un film tutto su Lord Voldemort e, per la precisione, da un gruppo di Potterheads italiani: Gianmaria Pezzato, Stefano Prestia, Davide Panizza e Simona Panza. Il film non è basato, infatti, su nessuno script rilasciato da J.K. Rowling né è stato realizzato dalla Warner Bros, casa cinematografica che detiene i diritti della saga. Il film è stato quindi prodotto dalla casa di produzione indipendente Tryangle Film. Stando ad alcune indiscrezioni, pare che i giovani produttori abbiano incontrato alcune difficoltà in merito al copyright con la Warner Bros, ma che queste siano state risolte con l’autorizzazione a diffondere il film su YouTube. Non resta che aspettarne il rilascio.

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Festival di Cannes 2017: quando il cinema fa sognare

Dieci giornate dedicate interamente al cinema: film selezionati, ospiti provenienti da ogni parte del mondo, red carpet mozzafiato. Questo è il Festival di Cannes, che con l’edizione 2017, compie la sua 70esima candelina. L’evento, che si è svolto dal 17 al 28 maggio, ha lasciato il segno: dal il caso Netflix ai vincitori discussi ed acclamati; la manifestazione cinematografica più importante d’Europa, anche questa volta, ha fatto sentire la sua voce sempre potente, sempre piena di sorprese. La giuria, presieduta da Pedro Almodovar, ha deciso di premiare con la Palma d’Oro The Square, di Ruben Ostlund, che catapulta il pubblico nel mondo dell’arte contemporanea con una satira sottile e tagliante. Il riconoscimento di miglior regia è di Sofia Coppola, premiata per il film The Beguiled, remake del film anni ’70 La notte brava del soldato Jonathan. Miglior attori Diane Kruger per il film del regista Fatih Akin Aus Dem Nichts e Joaquin Phoenix insolito protagonista del film You Were Never Really Here. Nicole Kidman non passa inosservata al Festival di Cannes No, non può passare inosservata la bellissima Nicole Kidman. A lei è stato consegnato un premio speciale per il 70esimo anniversario del Festival; l’attrice quest’anno vantava la partecipazione in ben quattro film presenti alla manifestazione. E’ Robin Campillo ad aggiudicarsi il Grand Prix Speciale della Giuria, con 120 battements par minute. Nella sezione Un Certain Regard il premio miglior interprete è stato consegnato a Jasmine Trinca per il ruolo di Fortunata nell’omonimo film di Castellitto. Rivincita in questo festival dai pochi titoli italiani, un film sulle donne e sulla vita, film autentico da non perdere. A Cannes anche Cuori Puri per la regia di De Paolis. La pellicola racconta l’amore di due ragazzi, Stefano ed Agnese, appartenenti a due mondi molto diversi. Due ragazzi che incarnano tematiche estremamente forti ed attuali: l’estremismo religioso e la vita trascorsa al fianco della microcriminalità. Il tricolore italiano è rappresentato anche da Annarita Zambrano, regista di Dopo la guerra: una riflessione sul terrorismo, dove al centro della scena vi è l’omicidio di un professore universitario. Fa molto discutere il caso Netflix, la piattaforma digitale che però «non diffonde i suoi prodotti sul grande schermo». È proprio questa affermazione che rende vulnerabile Pedro Almodovar, che ribadisce la sua posizione in merito. Il regista infatti sottolinea di non dover premiare con la Palma d’Oro «un film che non uscirà nelle sale». Quello che è emerso in questa edizione è la volontà del cinema di riconquistare il suo posto nel mondoe soprattutto di parlare a quest’ultimo; facendolo attraverso immagini dirompenti e sognanti, satira sociale e quotidianità. Si chiudono, così, le porte di questa edizione del Festival di Cannes 2017 e si aprono quelle delle sale cinematografiche… non resta che andare al cinema!  

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