Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La categoria Cinema e Serie tv contiene 443 articoli

Cinema e Serie tv

Silicon Valley e Mr. Robot: la serialità nell’era dei big data

Durante lo scorso decennio il capitalismo si è declinato come capitalismo delle piattaforme, un capitalismo in cui le grandi aziende tecnologiche giocano un ruolo fondamentale perché sono le sole a poter offrire determinati servizi e a poter sfruttare grandi quantità di dati per ottenere profitti. La serialità televisiva, sempre più affamata di storie, l’ha capito e con due prodotti diversi ha provato a raccontarlo. Le due serie in questione sono Silicon Valley e Mr. Robot. Finite entrambe nel 2019, erano iniziate rispettivamente nel 2014 e 2015 quando il tema della privacy, dei big data e delle infrastrutture tecnologiche non era ancora così centrale. Silicon Valley è una serie comedy con puntate che durano circa 30 minuti. Racconta il tentativo di Richard Hendricks, ingegnere informatico di talento, di fondare una startup di successo. Pagando un affitto esorbitante, Richard vive in un incubatore con quelli che scopriremo essere i suoi coinquilini, colleghi ed amici. Nel tentativo di realizzare il suo sogno si confronterà con un mondo esterno autoreferenziale, cinico, viziato che non conosce limiti e che riesce a corrompere qualsiasi idea col denaro. È la Silicon Valley, raccontata con la lente della fiction ma estremamente realistica nel descrivere le dinamiche umane e di potere che rendono vive aziende che valgono miliardi di dollari e che il più delle volte sono gestite da ricchi egocentrici. Sin dalla prima puntata la serie attinge dichiaratamente all’immaginario stereotipato costruito sulla Valley negli anni e lo sbeffeggia. Nelle prime stagioni il meccanismo narrativo si basa soprattutto sulle dinamiche tra i protagonisti (anch’essi notevolmente stereotipati) e sulle aziende per cui sono costretti a lavorare. Col passare del tempo però la serie tende sempre più al racconto dell’attualità focalizzando l’attenzione non più solo sulle grandi aziende tecnologiche e sul loro incomprensibile e buffo, se visto dall’esterno, modo di lavorare ma anche sul loro impatto sulla società. E così le avventure di Richard, Gilfoyle, Dinesh e Jared diventano il miglior modo per raccontare la trasformazione della percezione delle grandi aziende tecnologiche nell’immaginario collettivo. Del resto nel 2014, anno in cui Silicon Valley inizia, una testimonianza di Mark Zuckerberg al Congresso degli Stati Uniti era impensabile. I protagonisti di Silicon Valley devono costantemente confrontarsi con la necessità di trovare dei fondi per realizzare il loro sogno e la volontà di non corrompere l’idea di una internet migliore. Il problema è che i fondi che servono per sviluppare una buona idea sono nelle mani di persone che hanno interessi divergenti. Che si tratti di aziende concorrenti che vogliono appropriarsi di un’idea potenzialmente distruttiva per i loro affari o di miliardari che considerano l’investimento solo dalla prospettiva del profitto, è evidente che nessuno dei potenziali investitori si preoccupi del benessere della collettività. Richard Hendricks è costretto a comprendere in che misura sia giusto accettare quei compromessi e quale sarà il loro impatto su se stesso e sulla società. Nel prendere queste decisioni Richard è però sempre in compagnia dei suoi amici, una piccola comunità che rende le sconfitte più accettabili e le vittorie […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Film per la quarantena: 10 titoli che vi appassioneranno

Film per la quarantena: la nostra top 10! Il lockdown rappresenta una pagina buia della nostra storia ma guardandola da un’altra prospettiva può rivelarsi un’occasione. Il mondo si è fermato ma l’arte e la cultura possono colorare queste giornate grigie. Il cinema è il media che più riesce ad entrare in empatia con il pubblico e quindi ecco 10 film per la vostra quarantena! 1. Mad Max: Fury Road (2015, George Miller) Vi è piaciuto Happy Feet? Si, il film con i pinguini che ballano. Bene, dopo quella pellicola, George Miller ha realizzato Mad Max: Fury Road, un film ambientato in un mondo post apocalittico popolato da bande che scorrazzano nel deserto a bordo di auto modificate con armi di ogni tipo. Miller riprende la saga che lo ha reso famoso (Interceptor, 1979, con Mel Gibson) e ci racconta il percorso di redenzione di Max, interpretato da uno smagliante Tom Hardy. Mad Max: Fury road è una scarica di adrenalina. Colori accesi, motori ruggenti e personaggi sopra le righe vi faranno passare un paio d’ore che saranno, come nel film, una corsa in macchina. Dove vederlo: Netflix 2. Me and Earl and the dying girl (2015, Alfonso Gomez-Rejon) Ognuno di noi ricorda con nostalgia i giorni della scuola. Me and Earl and the Dying Girl ci riporta in quell’ambiente, ma in maniera più oggettiva: la scuola non è bella come tutti la ricordano, per alcuni è più dura che per altri. Con questa scenografia seguiamo le vicende di Greg, aspirante regista, di Earl e della povera Rachel, malata di cancro. Non sottovalutatelo, il tema sembra banale ma il modo in cui è trattato vi catturerà all’istante. Tra le citazioni cinematografiche e gli strampalati personaggi che abitano la pellicola vi troverete a ridere, piangere ed emozionarvi ad ogni scena. Dove vederlo: Rakuten, Chili 3. Snowpiercer ( 2013 Bong Joon-ho) Quest’anno Bong Joon-ho ha coronato la sua carriera con l’alloro massimo, l’Oscar con Parasite. Ma Snowpiercer non è da meno. Il mondo è colpito da una glaciazione e tutta la popolazione mondiale è rinchiusa in un treno che non si ferma e non si fermerà mai. Il treno è diviso in vagoni che rappresentano le varie classi sociali. È un tema cardine di molti film di Bong Joon-ho, la lotta di classe, ed in Snowpiercer trova tutta la sua ferocia. Un film action che fa riflettere e divertire. Un’intensa ora e mezza che vi toglierà il fiato. Dove vederlo: Netflix 4. L’isola dei cani (2018, Wes Anderson) Tutti i cani della città di Megasaki vengono esiliati su un’isola occupata da una vasta discarica. Il dodicenne Atari parte da solo in cerca del suo animale da compagnia, Spot. Su questa base, Wes Anderson scioglie una storia dolcissima, una storia di amicizia tra un cane ed un bambino. Tra citazioni al cinema orientale e una tecnica in stop-motion superba, è impossibile rimanere impassibili davanti ad Atari e la sua battaglia. Dove vederlo: Rakuten, Chili 5. Beginners (2010, Mike Mills) Una storia di vita normale: […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Tiger King: conosciamo meglio la serie del momento

Tiger King, su Netflix la docuserie già diventata cult | Opinioni Chi lo avrebbe mai detto che una serie incentrata sul commercio privato di animali esotici negli Stati Uniti potesse diventare uno dei programmi streaming più visti di sempre? Eppure, in tempi di pandemia globale ed isolamento domiciliare forzato, tutto questo è realmente possibile. Tiger King, docuserie in sette puntate su Netflix, è il prodotto del momento. Joe Exotic, protagonista della serie, negli Stati Uniti è diventato un vero e proprio personaggio di culto. Basti pensare alle fantomatiche trattative avviate dai coniugi più famosi d’oltreoceano, Kim Kardashian e Kanye West, per rilasciarlo dal carcere federale dove sta scontrando 22 anni di reclusione. Il colosso fondato da Reed Hastings ha ordinato la produzione di un’ulteriore puntata evento, che, come dichiarato da Jeff Lowe, uno dei protagonisti della serie, dovrebbe essere diffusa a breve. Vero e proprio mattatore di Tiger King, che gli deve probabilmente gran parte del proprio successo, Joe Exotic è un losco figuro a dir poco strampalato. Genuino cowboy dell’America rurale, quella della Bible Belt, mal vista dalle grandi città costiere e che ha contribuito prepotentemente all’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, Joe è un redneck, bianco, razzista, gay ed amante delle armi, che più eccentrico non si potrebbe. Ha un look stravagante (da sottolineare il mullet ossigenato fuori moda da decenni) e nel suo curriculum può vantare una doppia candidatura alla presidenza degli Stati Uniti e dello stato dell’Oklahoma. E, fatto che diventa lo spunto di Tiger King, è il proprietario di uno zoo privato ricco di animali esotici, tra cui spiccano centinaia di tigri che sfornano in continuazione teneri cucciolotti, future attrazioni del parco giochi di Joe. Numeri pazzeschi, sottolineati nel finale della docuserie: se nei soli Stati Uniti si contano tra le cinquemila e le diecimila tigri in cattività, nel resto del mondo non ve ne sono più di quattromila. Ma Tiger King non è un documentario che porta avanti una causa animalista, considerando quanto tutto l’universo da Joe e dagli eccentrici protagonisti della serie sia da condannare. La forza della serie risiede probabilmente nella progressiva ed inarrestabile perdita di interesse per quello che in realtà dovrebbe essere il tema portante: le tigri. I felini infatti cedono man mano la scena, nel corso delle puntate che scorrono velocissime, a un’intricata vicenda fatta di omicidi, sette esoteriche e incroci abominevoli tra animali. Durante i sette appuntamenti non c’è letteralmente un’inquadratura, un fotogramma già visto o che si possa definire inerente a qualsivoglia tradizione documentaristica. Tiger King ed i suoi volti: Joe Exotic e la sua nemesi Carole Baskin In particolare, nel corso della narrazione diviene essenziale lo scontro tra Joe Exotic e la sua nemesi, Carole Baskin, una perfida milionaria che porta avanti la sua crociata onorevole contro l’eccentrico protagonista ed il suo business, ma che in realtà si scopre invischiata in una serie di episodi a dir poco controversi. Come tutta la vicenda inerente al suo ex marito scomparso in circostanze mai chiarite. Una trama complessa, […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Togo: la storia dietro la leggenda di Balto

“Togo – Una grande amicizia” | Recensione È tempo di lasciare spazio alla natura, rispolverare il rapporto tra l’uomo e i suoi amici animali. Ritorna sul grande schermo un grande del cinema americano, Willem Dafoe, protagonista di “Togo – Una grande amicizia”, straordinario racconto tratto da una storia vera. Il coprotagonista della pellicola è un Siberian Husky di nome Diesel, battezzato Togo solo sul set: “un eroe tanto forte quanto debole”, perché troppo piccolo rispetto alla media della propria razza e apparentemente destinato a soccombere. Si, perché fu proprio lui a salvare dall’epidemia di difterite del 1925 i bambini della città di Nome in Alaska, insieme ad altre squadre di cani che compirono un giro più breve rispetto alla sua. Una di queste squadre aveva come capo leader il Siberian Husky Balto, che molti conoscono grazie al cartone animato della Amblin di Steven Spielberg. Togo – Una grande amicizia: la trama Il nuovo film Disney ci riporta negli anni Venti del secolo scorso. In Alaska. Quando i collegamenti erano affidati per lo più alle slitte e il periodo invernale bloccava ogni contatto. Ma un’epidemia di difterite costrinse ad organizzare una staffetta di cani da slitta per trasportare l’antitossina in una condizione difficilissima. Al centro del racconto l’addestratore di cani Leonhard Seppala e il suo rapporto inizialmente difficile con Togo, che conosciamo fin da quando era un indisciplinato cucciolo di husky. Ma con il tempo tra l’uomo e l’animale si crea un legame di fiducia ed affetto reciproci, straordinari. In realtà quando l’emergenza difterite si manifesta in tutta la sua drammatica rilevanza, Togo ha già 12 anni, tanti per un cane. Ma Leonhard si fida totalmente di lui. Quindi partono insieme per un’impresa che rimarrà nella storia. Una storia vera per fare giustizia La vicenda di Togo è bella ma ingiustamente condannata dalla stampa. La staffetta tra le squadre di slitte, infatti, era composta da più corridori (una ventina di squadre per la precisione) ma se ne diede il merito solo all’ultimo, che arrivò a Nome provvisto di antitossina. Così facendo furono svalutati il resto degli eroi che si impegnarono a superare le intemperie del clima freddo e pungente del nord, al quale si aggiunse anche una tempesta di neve. In particolare una squadra percorse il tratto più lungo, quella capitanata da Togo, che attraversò parte dell’Alaska per salvare vite: le altre squadre percorsero circa 50 km ciascuna, quella di Togo ne percorse 425 km. Oggi la statua di Balto si trova esposta al Central Park di New York, mentre i meriti a Togo li ritroviamo in questo splendido film.   Foto in evidenza: https://www.cinematographe.it/recensioni/togo-una-grande-amicizia-recensione-film/

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Film in streaming da vedere e Serie Tv da non perdere

Durante un periodo in cui è “scesa la notte” sul nostro mondo, devastato dalla pandemia del Covid19, non ci resta che dar sfogo alla fantasia e all’immaginazione. Molti utilizzano i libri, altri il disegno, e altri ancora preferiscono aiutarsi con il cinema. Ecco dunque la lista di cinque film in streaming attuali da vedere e cinque serie da non perdere: Film in Streaming 1. Glass  Un film diretto da M. Night Shyamalan, in cui diciannove anni dopo i fatti di Unbreakable, ritroviamo il vigilante David Dunn (Bruce Willis) che con l’aiuto del figlio Joseph (Spencer Treat Clark), ormai ragazzo, dà la caccia a Kevin Wendell Krumb (James McAvoy), pericoloso assassino affetto da disturbo dissociativo dell’identità, su cui ha preso il sopravvento la sovrumana personalità che lui stesso definisce “la Bestia”. David e Joseph si mettono sulle tracce di quattro cheerleader rapite dall’assassino e riescono a liberarle dopo che David e la Bestia si affrontano ricorrendo a tutta la loro forza. Vengono però entrambi catturati dalle autorità e rinchiusi nell’ospedale psichiatrico dove si trova anche l‘Uomo di vetro, Elijah Price (Samuel L. Jackson), vecchio nemico di Dunn. Price è un uomo dalle straordinarie abilità mentali, condannato però in un corpo fragilissimo, le cui ossa si spezzano quasi semplicemente toccandole. A capo del reparto della struttura, dove si curano pazienti convinti di avere superpoteri, è la dottoressa Ellie Staple (Sarah Paulson), il suo compito è quello di convincere i tre uomini che le abilità che sostengono di avere sono frutto della loro immaginazione, dimostrandogli come quello che sono capaci di fare non è poi così insolito o inspiegabile razionalmente. Nessuno si rende conto del piano di Elijah, che sta agendo astutamente nell’ombra, cercando di manipolare tutti per condurre gli eventi all’inevitabile scontro tra i due superuomini. L’Uomo di vetro infatti vede in Kevin e David l’opportunità per rivelare al mondo l’esistenza di uomini straordinari come loro. Per vedere il film clicca qui : Infinity 2. Joker  Arthur Fleck vive con l’anziana madre in un palazzone fatiscente e sbarca il lunario facendo pubblicità per la strada travestito da clown, in attesa di avere il giusto materiale per realizzare il desiderio di fare il comico. La sua vita, però, è una tragedia: ignorato, calpestato, bullizzato, preso in giro da da chiunque, ha sviluppato un tic nervoso che lo fa ridere a sproposito incontrollabilmente, rendendolo inquietante e allontanando ulteriormente da lui ogni possibile relazione sociale. Ma un giorno Arthur non ce la fa più e reagisce violentemente, pistola alla mano. Mentre la polizia di Gotham City dà la caccia al clown killer, la popolazione lo elegge a eroe metropolitano, simbolo della rivolta degli oppressi contro l’arroganza dei ricchi. Si presenta con una carta, il Fleck di Todd Phillips, ma non è una carta da gioco: è il documento di una malattia mentale, che lo rende un emarginato, un rifiuto della società, come ci dice la prima sequenza del film, sovrapponendo al suo volto la cronaca di una città allo sbando, sommersa dalla spazzatura fisica e metaforica. Il film del 2019 ha consacrato Joaquin Phoenix con un […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

American Crime Story – Il caso O.J. Simpson

Il caso O.J. Simpson è la prima stagione di American Crime Story, serie antologica dedicata a casi giudiziari che hanno avuto grande risonanza mediatica. La prima stagione è dedicata al processo giudiziario contro O.J. Simpson, ex stella del baseball con qualche partecipazione hollywoodiana alle spalle, accusato dell’omicidio dell’ex moglie Nicole Brown Simpson e del suo amante Ronald Lyne Goldman. Prodotta da Ryan Murphy, già produttore di American Horror Story, questa prima stagione è stata scritta e diretta da Scott Alexander e Larry Karaszewski. Se la stagione avesse l’obiettivo di raccontare un semplice processo giudiziario probabilmente inizierebbe col ritrovamento dei cadaveri, ma la scelta di Alexander e Karaszewski dimostra sin dal principio che Il caso O.J. Simpson sarà un caso mediatico prima che giudiziario. Infatti, O.J. Simpson è una persona di colore accusata di omicidio in un Paese che solo due anni prima è stato tramortito dai disordini di Los Angeles del 1992 provocati dell’assoluzione di alcuni agenti dall’accusa di uso eccessivo della forza nell’arresto di Rodney King, tassista afroamericano. Sono proprio le immagini, di quei tafferugli a dare l’inizio della prima stagione di American Crime Story. Questo contesto è fondamentale per comprendere Il caso O.J. Simpson. Gli avvocati saranno brillanti nello sfruttare quelle ferite non ancora rimarginate per raggiungere i loro obiettivi. Scott Alexander e Larry Karaszewski sfruttano le storie dei vari personaggi coinvolti per mostrare come Il Caso O.J. Simpson sia stato non solo caso giudiziario e mediatico, ma anche evento che ha sconvolto delle vite.  Ogni puntata è fondamentale per comprendere le conseguenze dei due processi sulle esistenze dei protagonisti con un’attenzione particolare agli avvocati dell’accusa e della difesa che hanno avuto un ruolo fondamentale in un processo ricco di colpi di scena e seguitissimo negli Stati Uniti. Il processo per la morte di Nicole Brown Simpson, ex moglie di O.J. Simpson, e del suo amante Ronald Lyne Goldman inizia il 3 ottobre 1995. Durato 253 giorni e concluso con un verdetto emesso in meno di quattro ore, il caso è stato ricco di contraddizioni e contrapposizioni. Quella messa in scena dai registi è un’America in cui sono ancora evidenti le differenze tra uomini e donne, ricchi e poveri, bianchi e neri. Binomi mostrati allo spettatore attraverso le storie di personaggi difficilmente inquadrabili in una sola categoria e che per questo sono perfetti per rappresentare tutti i paradossi. Tra i tanti paradossi c’è sicuramente quello di O.J. che è sì nero, ma è soprattutto ricco e famoso ed è questo che gli permetterà di ottenere una serie di privilegi che non sarebbero mai stati concessi ad una persona povera e sconosciuta, al di là del colore della pelle. Tra i privilegi dell’essere ricco rientra la possibilità di permettersi un avvocato come Robert Shapiro, interpretato da uno John Travolta in grande rispolvero. L’elemento è importante se si considera che saranno proprio i rapporti privilegiati di Shapiro con la polizia a permettere la fuga spettacolare di O.J. seguita  da milioni di telespettatori. L’essere famoso, invece, comporta avere su di l’attenzione morbosa […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

3 film sul coraggio da vedere assolutamente

Consigliamo 3 film sul coraggio, tratti dagli ultimi 15 anni di filmografia, che hanno evidenziato il coraggio delle donne e degli uomini che combattono per raggiungere la loro serenità e la loro autorealizzazione. Il coraggio che si evince da queste storie, recitate magistralmente da Cate Blanchett, Robert De Niro, Meryl Streep e Anne Hathaway è una caratteristica fondamentale che dovrebbe guidarci nei momenti difficili. 3 film sul coraggio da vedere assolutamente Blue Jasmine (2013) A distanza di 7 anni resta uno dei film più apprezzati del panorama cinematografico. La talentuosa attrice Cate Blachett interpreta la protagonista Jasmine, una donna dalle mille sfaccettature emotive, che regala numerose sensazioni agli spettatori del grande schermo. L’attrice Cate Blachett per l’interpretazione profonda di Jasmine ha vinto il premio Oscar 2014 come miglior attrice protagonista. Jasmine, una donna elegante e mondana, vive a New York ed è obbligata a trasferirsi dopo il fallimento del suo matrimonio nell’umile casa di sua sorella Ginger. Questo trasferimento segna un importante momento nella vita della protagonista Jasmine dopo aver lasciato suo marito Hal, ricco uomo d’affari che riusciva a farle vivere una vita agiata. Da uno stile ricco ed aristocratico di vita, Jasmine si ritrova a condurre uno stile di vita caratterizzato da una fragilità emotiva evidente che lei tende a placare con i farmaci antidepressivi. L’instabilità psicologica della protagonista le fa vivere un’esperienza difficile e la convivenza con sua sorella Ginger ed il fidanzato Chili diventa pesante. Jasmine invece intravede la sua ancora di salvezza nell’incontro con Dwight, un diplomatico infatuato dalla sua bellezza, dalla sua raffinatezza. Il più grande difetto di Jasmine, che si evince lungo tutta la durata della pellicola, è la paura costante del giudizio degli altri. Woody Allen propone, quindi, tramite la sua regia, la storia di due sorelle e del loro conflitto interpersonale, di antichi rancori e senso di inadeguatezza, che termina con azioni di grande coraggio da parte della protagonista Jasmine.

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Storia del nuovo cognome, secondo capitolo de “L’amica geniale” di Elena Ferrante

A più di un anno dallo straordinario successo televisivo partenopeo de L’amica geniale, ispirato al romanzo di Elena Ferrante, dal 10 febbraio 2020 è ritornato ad emozionare su Rai Uno la storia di grande amicizia tra Lila e Lenù, con il secondo capitolo della tetralogia Storia del nuovo cognome, ancora diretto da Saverio Costanzo. Un’autentica serie evento, trasmessa in anteprima mondiale, così attesa dopo il successo del primo capitolo che ha conquistato nel 2018 non solo Napoli, ma l’Italia e il mondo intero. Merito della trama, così come della talentuosa interpretazione delle protagoniste Gaia Girace (Lila) e Margherita Mazzucco (Lenù) insieme agli altri attori, dell’ambientazione e del linguaggio, che hanno reso la storia così vera e genuina. Le due attrici hanno sostenuto una prova più che convincente, grazie ad una recitazione intensa, vibrante e spontanea che, in maniera eccellente, ha descritto le storie di miseria, lotta, tradimenti, sfiducia e crescita di due bambine divenute poi donne tra difficoltà, audacia, rassegnazione e volontà di svolta. Storia del nuovo cognome. Trama Come anticipato, Storia del nuovo cognome è il secondo capitolo della storia di Lila e Lenù , la storia di questa straordinaria amicizia raccontata da Elena Ferrante nei suoi quattro romanzi e riadattata dalla Rai per la prima visione mondiale in TV, grazie all’egregia regia di Saverio Costanzo. La seconda serie de L’amica geniale riporta lo spettatore tra le strade del rione, tra i drammi socio-familiari, tra la voglia di emergere e strapparsi alla Napoli decadente di Elena e quella di rinnegare il “nuovo cognome” di Lila. Il periodo narrato pone al centro la fase adolescenziale e la prima età adulta delle protagoniste. Alla fine della prima stagione il pubblico ha lasciato Lila nel giorno del suo matrimonio, pronta a credere in una rimonta sociale e familiare e nell’amore, ma già affacciata alle prime amare consapevoli disillusioni. E la seconda stagione inizia da qui, dalla vita di Lila intrappolata a Napoli nel ruolo di moglie e in quel cognome che detesta giorno dopo giorno, quello del marito Stefano Carracci (Giovanni Amura), vittima tra l’altro di una violenza tipica della forma mentis maschilista fortemente in auge negli anni del dopoguerra e ancor più in certi ambienti infimi e piatti come quello che fa da sfondo alle vite di Lila e Lenù, il Rione Luzzatti di Gianturco. Dall’altra parte c’è Lenù, desiderosa di sfuggire al marcio della propria città e soprattutto all’ombra della sua “amica geniale”, che incombe sulla sua personalità, come un limite dal quale sembra non riuscire mai a liberarsi. Lila giunge a rassegnarsi alla sua condizione e a un destino già scritto, mentre Elena cerca consolazione e salvezza negli studi, decidendo dopo la maturità di proseguire con l’Università alla Normale di Pisa, imparando ad acquisire maggiore sicurezza di sé e farsi strada nel mondo, tra delusioni d’amore e voglia di emergere. Storia del nuovo cognome. La frustrazione di Lila tra lotta e consapevolezza Sin dalla prima stagione non sembrano esserci dubbi: Lila è l’amica geniale! Dotata di intelligenza fuori dal […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Conferenza Stampa Ultras di Francesco Lettieri

Per la regia di Francesco Lettieri, in uscita Ultras, soggetto e sceneggiatura di Peppe Fiore e Francesco Lettieri, musiche di Liberato, in uscita il 9-10-11 marzo nei cinema selezionati mentre su Netflix dal 20. Ecco un breve resoconto della conferenza stampa in streaming tenutasi il 3 marzo. Napoli. A quasi cinquant’anni Sandro è ancora il capo degli “Apache”, il gruppo di ultras con cui ha passato tutta la vita allo stadio: una vita di violenza, scontri, passioni e valori incrollabili. Ma ora che un Daspo gli impedisce di avvicinarsi alla curva, quei valori iniziano a vacillare. Sandro sente per la prima volta il bisogno di una vita normale, di una relazione, magari anche di una famiglia. E ha incontrato Terry che è bellissima e non ha paura di niente. Angelo ha sedici anni e considera gli Apache la sua famiglia, Sandro la sua guida, la persona che ha preso il posto di  suo fratello Sasà, morto anni prima durante gli scontri di una trasferta. Ultras è la storia della loro amicizia, di una fede e di un amore scanditi dalle ultime settimane di un campionato di calcio. E dell’inevitabile incontro di entrambi con il proprio destino. La conferenza stampa del film si è tenuta in streaming live su Youtube, diretta alla quale hanno partecipato da Napoli Francesco Lettieri e Ciro Nacca. Da Roma invece Aniello Arena, Antonia Truppo, il produttore Nicola Giuliano e lo sceneggiatore Peppe Fiore. Francesco Lettieri ha affermato che l’idea del film è “storia nata assieme a Peppe Fiore. Dopo i videoclip mi sono sentito pronto a scrivere un film. Questo film doveva essere un videoclip di Calcutta ma abbiamo ampliato il tutto raccontando la storia del Moicano.” Queste le prime parole del regista del film, che per la prima volta fa il grande salto nel mondo del cinema con una produzione Netflix e Indigo Film. Nicola Giuliano dalla sua ha affermato: “è stato un atto di coraggio esordire con questo film, ma è meraviglioso vedere il percorso di Francesco dai videoclip a questo risultato”. Dopo aver confessato di temere quali sarebbero potute essere le reazioni del pubblico, parla dell’affezione al progetto e della innata capacità di Francesco di mischiare realismo ed epica. Si dilunga a proposito dell’amore, da parte di tutti i membri della produzione, nei confronti dei personaggi e di come sia contento del fatto che siano riusciti a trasmetterlo. Ancora Lettieri parla della città di Napoli e del suo legame con il calcio: “Napoli è unita nel tifo, alimentata da un senso di riscatto del sud. Tema del calcio non è il fulcro, ma quello della tribù e della fede.” Ultras, l’idea registica di Francesco Lettieri Attraverso la narrazione Francesco Lettieri cerca di rendere partecipi gli spettatori anche di una condizione sociale e di un tema molto importante. Con assenza di giudizio morale verso quest’individui, Lettieri racconta la loro storia. Il regista prende a modello “Estranei alla massa” e confessa che senza quell’opera non ci sarebbe stato Ultras. Attraverso lo studio del mondo ultras […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Ultras, Lettieri e il suo primo lungometraggio

In anteprima per la stampa, il giorno 2 marzo è stato proiettato “Ultras”, il primo lungometraggio di Francesco Lettieri, famoso regista partenopeo conosciuto sia per i suoi cortometraggi sia, soprattutto, per i videoclip di artisti del calibro di Calcutta, Noyz Narcos, Thegiornalisti e Liberato, per citarne alcuni. C’è molta attesa riguardo l’uscita del primo lungometraggio targato Francesco Lettieri, fino ad oggi dedito alla regia di cortometraggi e videoclip musicali: il film, distribuito da Indigo Film e prodotto da Netflix in associazione con Mediaset, sarà proiettato in anteprima in sale cinematografiche selezionate, dal 9 al 10 marzo, mentre sarà disponibile nel catalogo Netflix a partire dal 20 dello stesso mese. Come ci fa sapere Lettieri stesso, Ultras è un film che vuole raccontare una storia d’amore tra un uomo e la sua squadra del cuore: quest’uomo è Sandro, cinquantenne capo degli Apache, gruppo di ultras con il quale ha condiviso, da sempre, la sua passione per la maglia azzurra della SSC Napoli e per la curva dello stadio; colpito da Daspo, Sandro avrà tempo per staccarsi dal mondo violento e passionale del tifo ultras, arrivando a veder vacillare quello che per una vita intera ha rappresentato un vero e proprio pilastro di fede, e comincerà a guardare oltre, scoprendo che forse la vita può ancora riservargli molto. Dall’altro lato abbiamo Angelo, adolescente che considera gli Apache la sua famiglia e che trova rifugio in questo gruppo, forse per sfuggire alla miseria della sua vita, fatta di un padre inesistente, un fratello morto anni prima, proprio durante gli scontri tra bande ultras, e una madre che non riesce a fare da genitore. Ultras: il dualismo dei Campi Flegrei Il set delle vicende messe in scena da Lettieri è l’area dei Campi Flegrei, vasta zona situata nel golfo di Pozzuoli, nota sin dall’antichità per la sua vivace attività vulcanica: l’occhio del regista ci presenta questa come una terra con un’anima dualistica, al contempo bellissima e maledetta, mitologica e degradata, onirica e da incubo, che riesce ad abbagliare i suoi figli con le sue doti da seduttrice, dietro le quali però si celano doni sgraditi quali la disoccupazione, la povertà, l’indigenza, quasi la perdita di umanità. Ed è forse anche a causa di questa condizione imposta per nascita che i protagonisti del film cercano riparo e rifugio in un altro tipo di fede, che è quella calcistica, ultras, a patto però di accettare le sue regole, i suoi codici di comportamento, i suoi dogmi, le sue gerarchie: essere un ultras non è un semplice passatempo, un hobby, è qualcosa di totalizzante, che agisce con forti ripercussioni anche, e soprattutto, sulla vita privata di coloro che decidono di immolare se stessi alla causa suprema del tifo e del supporto ad una squadra calcistica. Le scene più potenti e fluide del film sono proprio quelle corali, in cui sono tutti i personaggi ad agire insieme ed in contemporanea: dal punto di vista della regia, l’approccio risulta essere stilisticamente libero, in un alternarsi di molteplici tecniche, quali […]

... continua la lettura