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Eroica Fenice

La categoria Cinema e Serie tv contiene 543 articoli

Cinema e Serie tv

Dumbo ri-vola al cinema con Tim Burton

Dumbo ri-vola sul grande schermo: al cinema dal 28 marzo il live action diretto da Tim Burton. Sono passati quasi ottant’anni da quando Dumbo, l’elefantino volante, debuttava nei cinema. Era il 1941, e, a causa delle ingenti perdite di Fantasia, Walt Disney optò per un film semplice e a basso costo per realizzare il suo quarto Classico. Partendo da un soggetto già esistente (Dumbo era protagonista di un libro per bambini), nacque così il film: un lungometraggio dalla durata di “soli” sessanta minuti, ma perfetto nella sua poetica lineare. Sulla scia di riportare i suoi classici al cinema in versione live-action, la Disney ha chiamato il genio visionario Tim Burton (recentemente premiato ai David di Donatello 2019) per far volare ancora una volta il piccolo elefante; stavolta in CGI, ma dagli stessi occhioni blu che riescono a esprimere tutte le sue emozioni. Nonostante le divergenze creative del passato (Burton lasciò la Disney quando era un animatore), il regista torna a lavorare con la major realizzando un film che, sebbene non sia un capolavoro, porta con sé aspetti positivi. Solo il pittore dei freaks, colui che è stato in grado di dare voce e dignità agli outsider (con Edward mani di forbice, primo fra tutti) poteva avvicinarsi a Dumbo, una delle figure più strazianti della cinematografia, simbolo di inadeguatezza ed emarginazione. È sempre difficile confrontarsi con i classici, e, come già era successo per Alice in Wonderland, Burton rivisita il materiale originale. Qui la scelta è quella di dare maggiore spazio agli uomini e lasciare gli animali a un ruolo quasi secondario. Eliminata ogni forma di antropomorfismo, Dumbo e le altre creature del circo non parlano, comunicano con gli occhi e con i loro versi.  Dumbo versione live-action: la trama 1919. Holt Farrier (Colin Farrell), dopo aver perso un braccio ed essere rimasto vedovo, torna dalla guerra e riabbraccia i figli Milly (Nico Parker) e Joe (Finley Hobbins). La loro casa è il Circo Medici, diretto dall’inarrestabile Max Medici (Danny DeVito) che spera di risollevare le sorti della sua attività grazie a un cucciolo di elefante la cui nascita è imminente, ma il piccolo messo al mondo da mamma Jumbo ha orecchie enormi ed è considerato un mostro. Mentre gli altri lo prendono in giro, Milly e Joe consolano l’elefantino, distrutto dalla separazione dalla mamma. Per caso, grazie a una semplice piuma, scopriranno che Dumbo può volare. Il successo del magico elefantino cambia le sorti dell’intera famiglia del Circo Medici, che si trasferisce a “Dreamland”: incredibile parco giochi del villain Mr. Vandevere (Micheal Keaton). Ma basterà l’aiuto dei piccoli Farrier e dell’acrobata Colette Marchant (Eva Green) per riunire Dumbo e la sua mamma? Dumbo, analogie e differenze con il Classico animato Il Dumbo di Tim Burton, come accennato poco sopra, si prende le sue libertà creative rispetto al classico degli anni ’40. Meno malinconico e più lungo (il film originale durava circa un’ora, quindi nuovi inserti sono stati inevitabili), le avventure dell’elefantino volante puntano sempre e comunque al tema del diverso (tanto caro a Burton) e della famiglia aggiungendo però un senso ecologista di contrarietà all’utilizzo di animali nei […]

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Gomorra 4, boom di spettatori per i primi due episodi

Gomorra 4, la serie tratta dal romanzo di Roberto Saviano, ha tenuto col fiato sospeso più di 1 milione di spettatori per il suo debutto su Sky Atlantic. I primi due episodi (prodotti con Cattleya e Fandango, in collaborazione con Beta Film) sono andati in onda venerdì 29 marzo, con un dato di permanenza di spettatori per l’intera serata del 77%, il 12% in più rispetto alla media della terza stagione. Sui social network, hanno generato un totale di 267.700 interazioni e l’hashtag ufficiale #Gomorra 4 è entrato nella classifica dei trending topic italiani su Twitter. Protagonista indiscusso dell’inizio della quarta stagione di Gomorra è Salvatore Esposito, nel ruolo di Genny Savastano. Genny, dopo la morte dell’amico fraterno Ciro, è costretto a ristabilire gli equilibri tra i diversi clan della città e, per farlo, favorisce l’ingresso in scena di un nuovo giocatore, il boss dei “Levante”, potente famiglia dell’area Nord di Napoli, a lui unita da un legame di sangue. Genny, però, lontano dalle guerre sanguinose di camorra, si reinventa come imprenditore, avviando un grandissimo progetto per la costruzione di un aeroporto, ma scontrandosi con tutte le difficoltà del muoversi in modo “pulito”. Ritroviamo alla regia Francesca Comencini, con le musiche dei Mokadelic alternate alla voce di periferia di Franco Ricciardi. Sembra forte il riferimento ai film Il ladro di cardellini di Carlo Luglio nel primo episodio, e Veleno di Diego Olivares nel secondo. Tema centrale della seconda parte, infatti, lo sversamento di rifiuti tossici nell’area tra Napoli e Caserta, la cosiddetta “Terra dei Fuochi”. L’episodio mette in evidenza le conseguenze sulla salute delle persone che il fenomeno ha prodotto, la dinamica che porta allo sviluppo dei roghi tossici e la connivenza di alcuni proprietari terrieri locali con i fautori dell’avvelenamento. Ritroviamo anche dialoghi forti, efficaci, forse privati dell’effetto di quelle frasi che avevano caratterizzato le prime stagioni, quelle che avevano divertito e lanciato veri e propri trend sui social network (anche grazie alle divertentissime parodie dei The Jackal) e molto diffuse anche nel linguaggio dei giovani napoletani (e non solo). Ritroviamo infine, così come li avevamo lasciati, tutti i personaggi di Gomorra 3: da Enzo Sangueblù, interpretato da Arturo Muselli e il suo braccio destro Valerio (Loris De Luca) fino a Patrizia, personaggio della bravissima Cristiana Dell’Anna. Proprio Patrizia è candidata ad assumere un ruolo centrale in Gomorra 4, ristabilendo un protagonismo femminile (come lo era stato per Maria Pia Calzone e Cristina Donadio, interpreti di Donna Imma e Donna Annalisa “Scianel”), che si rifa, però, alle stesse dinamiche di potere, di violenza e di sopraffazione prettamente maschili. Grande assente, Marco D’Amore, che ha interpretato nelle prime tre stagioni Ciro Di Marzio, e che ritroveremo nei prossimi episodi in un ruolo inedito, quello di regista.

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Beverly Hills 90210: Il ritorno dopo vent’anni!

Chi si ricorda di Beverly Hills 90210, la famosa serie che ha fatto sognare un’intera generazione? A distanza di vent’anni, sta tornando ed è pronta a farci emozionare ancora! Non dimentichiamoci che la serie tv dedicata a questo gruppo di adolescenti ha dato il via ad un genere, ad una schiera di cloni più o meno riusciti, che ci hanno accompagnato in questi anni, per citarne una: Dawson’s Creek. Come dimenticare il volto del bravo ragazzo Brandon o l’affascinante Dylan conteso dalle due belle amiche/nemiche Kelly e Brenda? Tutti loro sono pronti a ritornare sul grande schermo, per farci riscoprire quella parte di adolescenza ormai lontana. Non tutto il cast ha dato però il proprio consenso. Shannen Doherty, conosciuta e amata come la famosa ”Brenda”, a causa della sua lotta contro il cancro e successivamente sconfitto, sembrava non aver dato la propria conferma, anche se, dopo la prematura morte della co-star Luke Perry, sembrerebbe voler apparire proprio per ricordare quest’ultimo. Tutto il mondo piange la scomparsa del ”cattivo ma amorevole ragazzo” Dylan, colui che ha fatto battere tantissimi cuori e sognare milioni di ragazze, l’attore Luke Perry, era amato non solo da tutto il cast ma anche da tantissimi fans che non hanno mai smesso di seguirlo in tutti questi anni. Luke era impegnato sul set del telefilm Riverdale, impersonando uno dei protagonisti principali, Fred Andrews, aimè anche quest’altro cast, sta già pensando come rendergli omaggio con i prossimi episodi. L’attore è venuto a mancare il 4 Marzo a causa di un brutale ictus che non gli ha lasciato scampo. Sicuramente Beverly Hills non sarà più lo stesso senza l’indimenticabile Dylan, ma siamo certi che saranno in grado di ricordarlo come merita. Resterà comunque dentro al cuore di ognuno di noi. Beverly Hills 90210, sul plot non ci sono ancora notizie Ma cosa vedremo in questo nuovo Beverly Hills 2.0? Pare che il progetto sarà un’esclusiva della CBS e vedrà una continuazione delle storie con un cast ormai adulto, magari con famiglia e figli, che avrà a che fare con le problematiche degli adolescenti di oggi. Donna e David ci mostreranno nuovamente il loro tormentato amore? O dopo ormai così tanto tempo, si son decisi a vivere felici e contenti? Staremo a vedere! “Beverly Hills 90210”, il telefilm per teenager creato da Darren Star e prodotto da Aaron Spelling, che ha fatto sognare ed emozionare tante generazioni, sta per ritornare e tutti noi non vediamo l’ora.

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Il Professore ed il Pazzo | Recensione del film con Mel Gibson e Sean Penn

Recensione del film con Mel Gibson e Sean Penn l Professore ed il Pazzo Il Professore ed il Pazzo è il primo film recitato insieme da due attori premi Oscar Mel Gibson e Sean Penn, i quali non hanno certo deluso le aspettative, tutt’altro. Le loro interpretazioni hanno, infatti, reso viva e carica di emozioni contrastanti una storia vera e poco conosciuta al pubblico del grande schermo: l’amicizia tra il filologo britannico James Murray, a cui venne affidato nel 1857 l’incarico di redigere l’Oxford English Dictionary e William Chester Minor, assassino folle rinchiuso in un manicomio criminale. La storia della lingua inglese è particolarmente affascinante e trova un momento decisivo nella realizzazione del primo dizionario completo che possa contenere il più alto numero di parole. Il Professore ed il Pazzo – Trama  Il film è la storia vera del professor James Murray (Mel Gibson) al quale viene affidata la redazione del primo dizionario al mondo che racchiuda tutte le parole di lingua inglese. Per far ciò il professore ha l’idea di coinvolgere la gente comune invitandola a mandare via posta il maggior numero di vocaboli possibili. Arrivato però ad un punto morto, riceve la lettera di William Chester (Sean Penn), un ex professore ricoverato in un manicomio, perché giudicato malato di mente. Le migliaia di lemmi che il Dr. Chester gli invia tramite posta sono fondamentali per la compilazione del dizionario che i due creeranno, diventando nel contempo amici.

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I 10 film con maggiori incassi nella storia del cinema

Film con maggiori incassi, abbiamo scelti i più belli Fin dai suoi albori, allorquando Thomas Alva Edison, i fratelli Skladonowsky e i fratelli Lumière si contendevano l’invenzione della cinematografia, l’opera cinematografica ha necessitato di una vera e propria organizzazione imprenditoriale, ai fini della sua creazione ed utilizzazione. La costruzione di una struttura tecnico-finanziaria destinata alla produzione di film si impose molto presto nel panorama industriale della settima arte: in particolare, il modo di produzione “hollywoodiano” prevedeva la proprietà diretta dei mezzi di produzione da parte di alcune grandi majors, in grado di garantire il possesso di stabilimenti attrezzati per l’allestimento dei set, con sezioni tecniche per tutte le specializzazioni fondamentali per la realizzazione di un film, ovvero la sartoria, la scenotecnica, il make-up, la falegnameria, l’equipaggiamento tecnico indispensabile alle riprese, i laboratori di sviluppo e stampa, le grandi estensioni di terreno per gli esterni e un’organizzazione del lavoro integrata che accompagnasse il prodotto nelle sale cinematografiche, passando per il lancio pubblicitario e il lavoro di ufficio stampa. Budget da capogiro per i film kolossal più noti   Per questa sua proiezione verso il mondo economico, l’industria del cinema si è confrontata nel tempo con budget monumentali, impegnandosi nella messa a punto di prodotti cinematografici dai costi esorbitanti, come i kolossal Ben Hur, I dieci comandamenti, Via col vento, Quo vadis e, in tempi più recenti, Titanic e le saghe Pirati dei Caraibi, Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit. Un film è, innanzitutto, un business enorme, altamente remunerativo in caso di successo planetario – garantito dalla novità, dagli effetti scenici inusitati e dalle scene sorprendenti – e proprio questo aspetto ha spesso spinto i produttori ad arrischiarsi, impegnandosi in cifre da svariati milioni di dollari che, però, hanno ampiamente ripagato.  La classifica dei film con maggiori incassi  Non a caso, tra i film con i maggiori incassi nella storia del cinema spiccano molti film d’azione e di fantascienza: – Avatar (2009): James Cameron stupisce con un film di fantascienza nel quale un veterano di guerra viene trasportato su Pandora, una pianeta dominato dalla popolazione aliena dei Na’vi; incasso: 2 miliardi e 788 milioni di dollari. – Titanic (1997): l’intramontabile film, sull’affondamento del ben noto transatlantico, per 12 anni si è confermato come blockbuster per eccellenza, con un incasso di 2 miliardi e 187 milioni di dollari. – Star Wars: Il risveglio della forza (2015): il settimo episodio di una delle saghe fantasy più amate nella storia del cinema, primo capitolo di una nuova trilogia ambientata trent’anni dopo gli eventi de Il ritorno dello Jedi, ha incassato 2 miliardi e 68 milioni di dollari. – Avengers: Infinity War (2018): il nuovo film Marvel porta sul grande schermo la più grande e fatale resa dei conti di tutti i tempi, nella quale il gruppo di Vendicatori impiega tutti i mezzi a disposizione per difendere il pianeta dal nuovo nemico, Thanos, un potente tiranno intergalattico, deciso a conquistare l’universo sfruttando il potere delle Gemme dell’Infinito; incasso: 2 miliardi e 48 milioni di dollari. – […]

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David di Donatello 2019, trionfa Dogman

La sessantaquattresima edizione dei David di Donatello 2019  ha segnato il trionfo del regista Matteo Garrone e del suo Dogman, premiato come miglior film dall’accademia dei David. Contando anche il riconoscimento come miglior film, la pellicola si è aggiudicata 9 premi su 16 candidature: miglior regia, miglior attore non protagonista per Edoardo Pesce, miglior sceneggiatura a Matteo Garrone, Massimo Gaudioso e Ugo Chiti, miglior autore della fotografia a Nicolaj Bruel, miglior scenografo a Dimitri Capuani, miglior truccatore a Dalia Colli e Lorenzo Tamburini, miglior montatore a Marco Spoletini e miglior suono. Molte sono state le statuette vinte anche da Sulla mia pelle, secondo lungometraggio diretto da Alessandro Cremonini. La pellicola che narra la vicenda di Stefano Cucchi ha vinto i premi per il miglior regista esordiente, miglior produttore (Lucky Red), il David giovani e miglior attore protagonista ad Alessandro Borghi.  Quest’ultimo ha ringraziato il regista e la famiglia di Cucchi e ha dichiarato che «Il premio va a Stefano Cucchi ed agli esseri umani che devono essere considerati tali a prescindere da tutti». Loro, il dittico  diretto da Paolo Sorrentino (non presente alla cerimonia), si aggiudica il premio per la miglior attrice protagonista ad Elena Sofia Ricci e per il miglior acconciatore ad Aldo Signoretti.  La miglior attrice non protagonista è una visibilmente commessa Maria Gonfalone per Il vizio della speranza, la quale ha dichiarato che «Edoardo De Angelis ha raccontato la nostra terra, la Campania ed è a lei che dedico questo premio».  Due premi per Chiamami con il tuo nome di Luca Guadagnino: miglior sceneggiatura non originale per il regista, James Ivory e miglior canzone originale (Mistery of love di Surfjan Stevens). Due premi anche per Capri-revolution di Mario Martone: miglior costumista ad Ursula Patzak e miglior musicista a Sascha Ring e Philpp Thimm. Il David per i miglior effetti visibili va a Victor Perez per Il ragazzo invisibile – seconda generazione di Gabriele Salvatores. Nanni Moretti vince il David per il miglior documentario con Santiago, Italia, mentre per il miglior cortometraggio vince Alessandro de Gregorio con Frontiera. Il David per il miglior film straniero va a Roma di Alfonso Cuaròn il quale era presente alla cerimonia e ha ringraziato l’Accademia. Il David dello spettatore, introdotto da questa edizione, va al film A casa tutti bene di Gabriele Muccino. Fabrizio de André, principe libero , biopic di Luca Facchini sul cantautore genovese, non ha ricevuto invece nessun premio. David di Donatello 2019, premio alla carriera a Tim Burton La sessantaquattresima edizione dei David di Donatello è stata condotta anche quest’anno da Carlo Conti, una cerimonia molto austera e con pochi momenti memorabili. Questi ultimi sono riservati agli ospiti di eccezione, primo tra tutti Tim Burton. Il regista di Nightmare before Christmas ed Edward mani di forbice è stato premiato con il David alla carriera e, visibilmente emozionato, ha ringraziato il pubblico. «Non sono italiano ma è come se avessi una grande famiglia italiana», ha dichiarato in seguito Burton che ha ricevuto il premio da un Roberto Benigni entusiasta, […]

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Braveheart – Cuore impavido, una retrospettiva

Il prototipo moderno del poeta guerriero rappresentato in Braveheart è capace di evocare dal profondo di ognuno di noi tutto lo spettro dei sentimenti ed emozioni che spaziano tra amore e giustizia “Nell’anno del Signore 1314, patrioti scozzesi, affamati e soverchiati nel numero, sfidarono il campo di Bannockburn. Si batterono come poeti guerrieri, si batterono come scozzesi: e si guadagnarono la libertà”, così una voce fuori campo termina una delle avventure epiche belle del cinema anni ’90. Braveheart – Cuore Impavido, film diretto e interpretato da Mel Gibson, narra le gesta, molto romanzate, del patriota scozzese William Wallace. E in questo epilogo, che come tutto il film mescola realtà e finzione, che si definiscono il soggetto e i temi che Gibson, tra critiche ed elogi, ha voluto portare sul grande schermo. Braveheart: la trama Per chi non avesse mai visto il film, lungo ben due ore e mezza, questo è il sunto: La Scozia del XIII è oppressa dal tiranno Edoardo I Plantageneto e i nobili scozzesi si azzuffano per aggiudicarsi il vacante trono di Scozia. Il Plantageneto ne approfitta uccidendoli tutti con un tranello. Gli scozzesi, guidati da Malcolm Wallace, cercano vendetta, ma verranno sconfitti. William, il figlio di Malcolm, rimasto orfano, verrà preso in custodia dallo zio che lo porterà lontano dalla sua terra. Tornerà vent’anni dopo per conquistare Murron, la ragazzina, ormai cresciuta, che conobbe al funerale del padre. Nonostante i soprusi inglesi e la sua indole temeraria, William vorrà vivere soltanto una vita pacifica con Murron che verrà interrotta con l’uccisione di lei da parte degli inglesi. Così William da il via a un’escalation che porterà alla ribellione scozzese. Nel frattempo, Edoardo I, vista l’incapacità di suo figlio nel sedare le rivolte, escogita un piano che coinvolgerà persino la moglie del principe, Isabella di Francia. Ma lei si invaghirà dell’eroe scozzese e gli rivelerà i piani del Plantageneto. William, però, verrà tradito dai nobili scozzesi, compreso l’amico Robert Bruce e, una volta ristabilito, inizierà la sua vendetta contro chi l’aveva tradito. Per cercare di salvarsi, i nobili gli chiederanno un incontro per trattare una tregua, ma proprio lì, William verrà venduto agli inglesi che lo porteranno al cospetto del re per essere condannato a morte. Dopo l’esecuzione, Robert incontrerà sul campo di Bannockburn il re d’Inghilterra per siglare una pace. Ma proprio in quel momento, Robert chiederà ai soldati scozzesi di combattere per lui proprio come avevano combattuto per Wallace, sconfiggendo così l’oppressore inglese. La scelta di Gibson Fare una trasposizione cinematografica di eventi storici è sempre difficile, specialmente quando mancano fonti, proprio come nel caso di William Wallace. Cadere nell’errore di interpolare, se non addirittura di stravolgere i fatti rendendo l’opera troppo romanzata è facile. Ma, quando non lo si fa, si rischia di creare un prodotto poco fruibile, che potrebbe persino annoiare lo spettatore e che potrebbe deviare o rendere difficile comprendere il vero obiettivo che si aveva in mente. Gibson, trovandosi davanti a questo bivio, con Braveheart ha scelto la prima strada e […]

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Classifica film: i dieci migliori di sempre

Sono tanti i film che vediamo nel corso della nostra vita e, a discapito di essere cinefili appassionati, critici intransigenti o ignoranti in materia ci capita spesso di stilare quella che, secondo noi, è una classifica dei film migliori. Tuttavia, compilare una lista dei migliori film di sempre risulta essere un’utopia irrealizzabile in quanto il criterio di giudizio su cui si basa sul gusto personale, ma anche perché il cinema è una forma d’arte in continuo aggiornamento e tanti film vengono prodotti ogni anno. Consapevoli di questi limiti non trascurabili anche noi di Eroica Fenice abbiamo deciso di stilare una classifica film. Sappiamo benissimo che nemmeno questa è da considerarsi definitiva ed intoccabile, dato che sarete in molti a notare evidenti (e di sicuro imperdonabili) mancanze. Ma anche in questo caso il criterio usato è, oltre all’importanza dei film presi in esame nella storia del cinema, anche il gusto personale di chi scrive. Classifica film. I 10 migliori 10. Kill Bill vol.1 & vol.2 – Quentin Tarantino (2003, 2004) Iniziamo questa classifica film con il dittico di Kill Bill, diretto da Quentin Tarantino. Tutto ha inizio con il primo piano di una sposa distesa sul pavimento e ricoperta di sangue, mentre un misterioso uomo le si avvicina per darle il colpo di grazia: da un lato Black Mamba e dall’altro il suo capo Bill. Adirata per aver visto rovinato il giorno più importante della sua vita, la “Sposa” inizierà un viaggio marchiato della vendetta, con un solo ed unico scopo: uccidere Bill. Un viaggio così lungo che per narrarlo sono necessari addirittura due film. La saga di Kill Bill (da intendere come un unico lungometraggio e non come due parti distinte tra loro) proietta Quentin Tarantino nel nuovo millennio. Dopo i successi giunti negli anni ’90 grazie a Le Iene e Pulp Fiction, il regista di Knoxville propone una storia sulla vendetta divisa in dieci capitoli e che dispensa omaggi al cinema di Sergio Leone, a quello fratelli Shaw e al cinema di arti marziali. Il motivo per cui Kill Bill si trovi spesso nella classifica film di ogni appassionato e non è anche per scene divenute iconiche: Uma Thurman in tuta gialla che usa la spada Hanzo per affettare l’esercito degli 88 folli di O-Ren Ishii, l’antagonista principale della prima parte interpretata da Lucy Liu, o anche il duro ed estenuante addestramento che la “Sposa” ha con il maestro Pai Mei. E non dimentichiamoci del celebre dialogo sulla filosofia dei supereroi messo in scena da Bill, interpretato dal compianto David Carradine. 9. Qualcuno volò sul nido del cuculo – Milos Forman (1975) Un genere totalmente diverso per uno dei film più celebri degli anni ’70 diretti dal regista cecoslovacco Milos Forman: Qualcuno volò sul nido del cuculo. Patrick Murphy è un detenuto che, sospettato di avere una malattia mentale, viene mandato nell’ospedale psichiatrico di Salem. Qui entra in contatto con i pazienti dell’istituto e soprattutto con l’intransigente infermiera Ratched e proprio verso quest’ultima Patrick mostrerà il proprio atteggiamento insofferente […]

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Intervista a Diego Macario. Il coraggio di guardare avanti è un inno alla speranza

È stato presentato al Plaza di Napoli, in anteprima nazionale, il cortometraggio “Il coraggio di guardare avanti”, scritto, diretto e interpretato dall’attore e regista Diego Macario. Il progetto è nato in collaborazione con l’associazione “Angeli della Finanza“, con cui Macario condivide l’attenzione ad un tema molto sensibile di questi ultimi tempi: la crisi imprenditoriale. Realizzato con la partecipazione di Marilù Armani, Carmine Imbimbo, Nino de Santis e Paolo Perrotta, contiene le musiche originali di Luigi Scialdone – premio Donatello per le musiche di Gatta Cenerentola -. Nel corto si parla della crisi e di come si possa tradurre nel tentato suicidio da parte di chi viene repentinamente travolto dalla vergogna di perdere il proprio lavoro. Una storia verosimile che racconta il dramma personale di un uomo e del suo percorso per uscirne, intessendo un forte legame tra arte-cultura ed imprenditoria. Diego Macario con la sua produzione cerca di mandare un messaggio di speranza e di analizzare una crisi di cui i media parlano ancora poco. Lo abbiamo intervistato, per saperne di più. Intervista a Diego Macario Lei ha scritto, diretto e interpretato il cortometraggio “Il coraggio di guardare avanti”. Ci può raccontare di cosa parla? È un cortometraggio che descrive i momenti drammatici vissuti da un imprenditore, durante il peggiore periodo della crisi economica, che fu costretto a chiudere la propria attività, ritrovandosi poi soffocato dalle mancate commissioni, dai debiti e dall’aumento delle tasse. Il protagonista si trova al balcone e racconta ad uno suo fantomatico vicino di casa, ma più in generale al pubblico, la sua storia che finirà a lieto fine. La scena prende spunto dalla famosa scena del “caffè” tratta dall’opera “Non ti pago” di Eduardo De Filippo, al quale ho voluto rendere omaggio. Nel corto ci saranno delle similitudini anche con il clima attuale che cambia d’improvviso, così come può cambiare la vita inaspettatamente. Viene dato risalto alla realtà vissuta da molte piccole e medie aziende costrette dalla crisi economica a cessare la propria attività. Come è nata l’idea di trattare questo tema in particolare? Anni fa anche io avevo un’attività autonoma e proprio in quel periodo storico, mi sono ritrovato a “chiudere i battenti”. Da quel momento ho scelto di “rinnovare” la mia vita lavorativa attraverso l’arte ed il teatro ed oggi è il mio unico lavoro. A distanza di anni, ho avuto modo di incontrare l’associazione Angeli della Finanza, che si occupa di sostegno alle famiglie e agli imprenditori in difficoltà, con la quale, vedendo numeri spaventosi circa i tanti suicidi avvenuti (e che avvengono ancora oggi), ho proposto il mio progetto artistico, allo scopo di creare uno spunto di riflessione per dare utili informazioni a coloro che ne hanno bisogno. Nel suo percorso artistico ha spesso prediletto ruoli comici. La comicità è uno strumento da sempre usato per affrontare e dare risalto a tematiche sociali. Come mai in questo corto ha prediletto un approccio più “drammatico” e “realistico”, abbandonando il linguaggio comico? La comicità è il genere di teatro che preferisco e mi appartiene […]

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Cristiano Anania dirige ”L’eroe”, il film con Salvatore Esposito

L’eroe è il primo film scritto e diretto da Cristiano Anania, un giallo che sfrutta le dinamiche mediatiche legate ai grandi eventi drammatici per sviluppare una storia i cui risvolti lasceranno lo spettatore stupito. Cristiano Anania dirige il suo primo film, L’eroe, e si circonda di grandi attori. Nella pellicola compaiono i volti ormai noti anche oltreoceano di Salvatore Esposito e Cristiana Donadio, celebri per i loro ruoli nella serie televisiva Gomorra. Nel film un ruolo fondamentale per lo sviluppo della storia è affidato alla bravura di Vincenzo Nemolato che può vantare la collaborazione con registi quali i fratelli Taviani, Matteo Garrone e per aver recitato in film come La Kryptonite nella borsa. Il film è poi impreziosito dalla presenza di Marta Gastini. Ambientato tra Maratea, Roma e Napoli, L’eroe è la storia di Giorgio (Salvatore Esposito), un ambizioso giornalista che viene trasferito dal direttore (Paolo Sassanelli) in una redazione di provincia per aver fatto domande scomode ad un ministro. Arrivato nella sua nuova sede, Giorgio conosce subito Marta (Marta Gastini) con cui intraprenderà una lunga frequentazione e Francesco (Vincenzo Nemolato), un ragazzo di cui Marta si è sempre preso cura date le sue difficoltà. L’elemento di rottura della storia è il rapimento del nipote di un’imprenditrice locale, Giulia Guidi (Cristina Donadio). L’evento sconvolge la comunità del piccolo paese ed offre a Giorgio la possibilità di dimostrare le sue competenze come cronista. Chi avrà rapito il bambino? E perché? Le due grandi tematiche del film sono sicuramente le reazioni dei mass media in occasioni di grandi eventi che da drammatici rischiano di trasformarsi in mediatici, e l’ambizione. L’eroe prova a riflettere sull’importanza dell’uso di alcune parole soprattutto all’interno dei circoli mediatici. Parlando del film, il regista ha detto che «quando una parola si usa troppo spesso significa che sta perdendo il suo significato». Salvatore Esposito ha descritto il protagonista come un italiano medio, un giornalista con capacità mediocri che a causa dei suoi errori viene trasferito ma che grazie alle circostanze finisce col diventare un eroe nazionale. Esposito ha poi aggiunto: «Credo che ognuno di noi possa essere un eroe. Si può essere eroe esasperando quelli che sono i pregi che ognuno di noi dovrebbe avere come la bontà o la cordialità. Per me può essere un eroe un automobilista che si ferma per far passare una vecchietta. Una normalità che oggi non sembra tale. Quello che mi è piaciuto del film è la volontà di raccontare la linea che separa eroe e antieroe». Cristina Donadio ha spiegato che «le opere prime in genere per un attore sono una cosa a cui ambire perché si trovano idee più interessanti e coraggiose. C’è una libertà totale di raccontare anche storie al di fuori dei cliché e L’eroe è una di queste. Parte dal racconto di fatti di cronaca per poi rappresentare personaggi ambigui che sono sempre molto più interessanti dal punto di vista dell’attore». Date le tematiche, L’eroe presenta tanti elementi che avrebbero meritato maggior sviluppo, ma proprio questo rende il  […]

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