Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La categoria Cinema e Serie tv contiene 523 articoli

Cinema e Serie tv

Attrici famose che non hanno mai vinto l’Oscar

La celebre Notte degli Oscar 2019 che si è tenuta tra il 24 e 25 Febbraio ha decretato vincitrice Olivia Colman nel film La Favorita, rappresentazione cinematografica della storia della sovrana d’Inghilterra, diretta da Yorgos Lanthimos, che ha sfoderato un’ inconsueta ironia nel descrivere la condizione della donna in una società patriarcale. Le attrici famose che non hanno mai vinto l’Oscar sono numerose, tra cui spicca nel 2019 il nome della talentuosa attrice Glenn Close, stimata in tutto il mondo del cinema sia italiano che internazionale Attrici famose che non hanno mai vinto l’Oscar Glenn close Glenn Close è costantemente classificata come una delle attrici famose più talentuose degli ultimi quarant’anni. Ha vinto tre Emmy Awards e ha ricevuto sei Nomination per gli Oscar, ma neanche quest’anno durante la Notte degli Oscar 2019 è stata premiata. Nonostante abbia interpretato magistralmente il ruolo della protagonista femminile nel film The Wife, inaspettatamente non si è aggiudicata la statuetta d’oro degli Oscar 2019. Questa interpretazione nella pellicola The Wife ha riscontrato grandi consensi della critica internazionale e degli spettatori (il film ha ottenuto più di un milione di incassi). Un successo che non é stato premiato, ma che la rende una delle attrici più espressive del panorama cinematografico. Glenn Close è ben nota al pubblico, perché ha recitato con successo nei famosi film  Il grande freddo, Dangerous Liaison, e Attrazione fatale, anch’essi film che avrebbero meritato un Oscar anni fa. Glenn Close è un’ attrice indimenticabile, perché ha toccato quota ottanta interpretazioni, dimostrando una professionalità e una versatilità uniche. È stata candidata all’Academy per la nomination come migliore attrice per i film nel 1988 Attrazione fatale e nel 1989 Les liaisons dangereuses. Amy Adams Amy Adams è un’attrice celebre che ha ricevuto numerose nomination all’Oscar senza vincere mai la famosa statuetta d’ oro. I film che l’hanno resa celebre e amata al pubblico del grande schermo sono Il dubbio, The Fighter e The Master, ma la sua migliore interpretazione é quella nel film American Hustle per il quale riceve la nomination come migliore attrice protagonista agli Oscar nel 2014. Il film American Hustle –  L’ apparenza inganna  è percepito dalla critica con grande entusiasmo ed è stato definito come un’ottima rappresentazione degli eccessi degli anni ’70 in America. Annette Bening Il suo talento è celebre dal 2000 quando ha ricevuto la nomination come migliore attrice protagonista per il film American Beauty. Nel 2005 è stata nominata per la statuetta d’ oro per l’importante film Being Julia per il ruolo di Julia Lambert, una donna complessa, attrice nella Londra degli anni ’30. Condannata a primeggiare, la donna vive una vita da star apatica, finché non ritrova l’entusiasmo per il suo mestiere di attrice, grazie alle attenzione e al coraggio di un pretendente americano. Non vince l’Oscar né per il film Being Julia né per la pellicola I ragazzi stanno bene nel 2011. Sigourney Weaver Attrice conosciuta per aver portato sul grande schermo l’interessante interpretazione di un’eroina protagonista di Alien, uno dei migliori film di […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

I più bei documentari di Netflix, i migliori scelti da noi

In molti conoscono la comodità di possedere un account Netflix, con la possibilità di poter scegliere fra i suoi numerosi contenuti. Dal genere horror al comedy, fino ai film acclamati dalla critica e ai documentari, il colosso dello streaming americano offre una scelta vastissima, senza tralasciare alcun genere. Ma proprio a causa di questa ampia scelta, capita spesso di trovarsi a scorrere file interminabili di proposte, senza riuscire a decidere quale titoli disponibili siano più interessanti. Per questo, noi di Eroica Fenice abbiamo realizzato una lista dei documentari più belli disponibili su Netflix. I migliori documentari di Netflix, le nostre scelte Africa Quando pensiamo ai documentari la prima cosa che ci viene in mente sono paesaggi esotici, animali bizzarri e tramonti mozzafiato. Per questo nella classifica dei documentari pi belli di Netflix il primo posto va di diritto al documentario Africa, targato BBC. La docu-serie, di 5 puntate da circa 50 minuti l’una, porta lo spettatore a scoprire le meraviglie di un continente considerato l’ultimo baluardo del regno animale. Soffermandosi sulle storie di sopravvivenza di singoli animali, la telecamera ci accompagna dalle vette più alte fino alle giungle più fitte, esaltando le meravigliose inquadrature con la musica classica. Dentro l’inferno di W. Herzog Werner Herzog, affermato cineasta tedesco, realizza questo documentario sui vulcani più pericolosi del mondo e del loro legame con i riti delle popolazioni indigene, soffermandosi sull’Isola di Ambrym, nell’Oceano Pacifico, e il Monte Paektu, in Nord Corea. Se da un lato ci viene mostrato come gli abitanti del villaggio di Endu abbiano reso il vulcano dell’isola di Ambryn parte delle loro superstizioni come un oltretomba popolato da fantasmi e spiriti, il Monte Paektu viene invece strumentalizzato a favore della propaganda del regime socialista di Kim Yong-un. L’opera di Herzog si divide così in due tempi: una prima parte scandita dalla sacralità con cui il regista e il resto dello staff approcciano con la maestosa potenza della natura, mentre la seconda mostra allo spettatore la massificazione e il pensiero unico che vigono in Nord Corea. Questi elementi rendono il documentario uno dei più interessanti di Netflix. Wild Wild Country Wild Wild Country è una docu-serie di 6 puntate che racconta le vicende di uno dei personaggi più interessanti del nostro secolo, Osho, il mistico indiano su cui sono stati scritti innumerevoli libri e che continua a far parlare di sé anche da morto. La narrazione ha inizio dalla fondazione della comunità di Rajneeshpuram in Oregon, dove Osho (all’epoca conosciuto come Bhagwan) si stabilisce con l’obiettivo di creare un’oasi di pace spirituale, diventando invece il protagonista di una delle pagine più oscure e complesse della storia americana. Mentre l’ideale di amore della comunità va man mano trasformandosi, gli avvenimenti ci vengono narrati da chi è stato protagonista di questi tristi episodi. La docu-serie (che è stata premiata al Sundance Film Festival) non prende posizione e lascia la possibilità allo spettatore di crearsi una propria opinione. In poche parole Nato da una collaborazione fra la casa produttrice Vox e Netflix, In […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Film di Totò, quelli che devi assolutamente vedere

Uno dei simboli della città di Napoli è senza dubbio la maschera di Totò. Assieme a Giovanbattista Basile, Salvatore di Giacomo, Matilde Serao, Edoardo de Filippo, Pino Daniele e Massimo Troisi, Antonio de Curtis si inserisce tra tutte quelle personalità che ha dato lustro e splendore alla nostra città con il tramite dell’arte. Dapprima attore teatrale e poeta, Totò divenne in seguito noto al grande pubblico lavorando per il cinema e il pubblico lo conosce soprattutto per il suo contributo alla settima arte. I film di Totò ancora oggi vengono passati sui canali regionali e si possono trovare anche su piattaforme come You Tube, in modo che anche le giovani generazioni possano entrare in contatto con un attore abile sia come caratterista che come emblema dei vizi e delle virtù umane. In questo articolo vi presentiamo alcuni dei suoi film più famosi estratti dalla sua immensa filmografia la quale, per ovvie ragioni, non è possibile trascrivere tutta quanta. Lasciamo a voi il piacere (e la voglia) di cercarla e di scoprirla. Film di Totò, quattro da vedere Miseria e Nobiltà Tratto dall’omonima commedia scritta da Edoardo Scarpetta nel 1888, Miseria e Nobiltà viene trasposto su pellicola nel 1954. Felice Sciosciammocca è uno scrivano che vive assieme alla sua famiglia e a quella dell’amico fotografo Pasquale in un’umile e povera casa. La loro vita è scandita dal trovare ogni giorno un modo sempre nuovo per ricavare soldi e cibo e tutto sembra volgere per il meglio quando il marchesino Eugenio Favetti dichiara di volersi sposare con Gemma, una giovanissima Sophia Loren, figlia del ricco Gaetano Semmolone il quale spera che la famiglia di Eugenio sia di nobile discendenza in modo da potersi imparentare. Il giovane allora, offrendosi di riempire i loro stomaci, chiede ai suoi parenti un piccolo favore: andare con lui a casa di Semmolone, in modo da consentire le nozze con Gemma. Come però è facile immaginare, le cose non andranno come previsto .. Miseria e nobiltà è tra i film di Totò forse quello più memorabile ed iconico, che rielabora il canovaccio tipico della commedia del travestimento. Una pellicola ricca di trovate divertenti e geniali, come il fatto che anche nella sfarzosa villa di Semmolone gli pseudo-nobili non riescano a stare del tutto al gioco facendo emergere, spesso e volentieri, la propria natura popolaresca. Ma la scena più emblematica di tutte è senza dubbio quella in cui la povera tavola dei Sciosciamocca, come un miracolo, viene imbandita con tante prelibatezze tra cui spiccano i mitici spaghetti che Totò, Enzo Turco e tutti gli altri afferrano con le mani e divorano con voracità. Lo sapevate che nel 1993 fu anche scritta da Lello Arena e Francesco Arbitani e disegnata da Giorgio Cavazzano una parodia Disney della commedia, con protagonisti Topolino e Pippo? La banda degli onesti Diretto da Marcello Mastrocinque nel 1956, La banda degli onesti segna l’inizio della collaborazione tra Totò e Peppino de Filippo. Antonio Bonocore, portiere di una palazzina a Roma, vive un momento di difficoltà […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Porta Capuana di Marcello Sannino: il viaggio nel cuore di Napoli

Il viaggio nel cinema del reale, promosso da AstraDoc, ci ha condotti non lontano dalla sede del cinema stesso, nel cuore della città più cosmopolita e enigmatica di tutte (forse): la nostra Napoli. “Porta Capuana” è infatti il titolo del film presentato il 21 febbraio scorso, del regista Marcello Sannino. Il curatore del “TffDoc” al Torino Film Festival, Davide Oberto, accompagnato dal regista stesso, hanno introdotto la visione del film. Quest’ultima è stata preceduta dalla proiezione dei cortometraggi prodotti nell’ambito della terza edizione dell’Atelier di Cinema del Reale Filmap di Arci Movie Napoli. Il primo corto “Racconti dal Palavesuvio” di Luca Ciriello, indaga la realtà circostante alla struttura monumentale ma purtroppo abbandonata e degradata del “Palavesuvio” di Ponticelli, attraverso i racconti folkloristici degli abitanti del posto. Il secondo corto “Il vicino” di Alessandro Freschi, ci mostra la vita solitaria di un eroe popolare, Giovanni Nappi, che attraverso il canto cerca di donare gratis un sorriso a tutti coloro che lo circondano.  “Porta capuana” dentro il film di Marcello Sannino Il regista Marcello Sannino dice di aver assunto le vesti dello scultore in questo film documentario su Napoli, e di aver, attraverso le riprese, cercato di trarre fuori dal marmo una forma, o più forme, di una Napoli eclettica e in continuo mutamento. Porta Capuana diviene una sorta di varco spazio temporale, osservata in tutti i suoi angoli e in vari momenti della giornata, soglia di un mondo quasi irreale che è il magma fluido delle personalità che abitano la città. Punto focale per l’autore sono infatti le persone, nessun individuo sfugge all’occhio della macchina da presa di Marcello Sannino, sembra quasi veder scorrere sullo schermo un esemplare tipico per ogni personalità umana, nessun colore, stazza o età manca. Ciò su cui il regista pone la sua attenzione è il cosiddetto “paesaggio dei volti”, nonché una caratteristica che li attraversa tutti, lo spaesamento. Tutti sono di passaggio, caratteristica tipica del varco, eppure ognuno sembra essere lì e appartenere a quel luogo, esattamente come le pietre delle colonne della porta protagonista. Allo stesso tempo però tutti sembrano inadeguati. La porta è infatti principalmente frontiera, aperta oltre ogni politica restrizionistica. E Napoli diviene un contenitore eterogeneo di personalità provenienti letteralmente da ogni parte dell’emisfero. Ma lo spaesamento è sempre presente, la porta è il luogo dove si viene e si va, non dove si sosta. Nessuno è fermo, tutti continuano ad andare e venire. Il contrasto tra la monumentale fissità della porta e il fluire incessante di persone è evidente. Tutto cambia, eppure qualcosa resta impigliato in quelle mura, come se quel varco avesse la peculiarità di trattenere, e il passare da lì implicasse l’immutabilità; scene in bianco e nero, di decenni passati si succedono a scene moderne e attuali: ne è un esempio il doppio matrimonio, presente e passato, dove a cambiare sono solo i personaggi, forse le mode, non gli atteggiamenti, né i rituali. Inevitabilmente, vecchio e nuovo si fondono sulla soglia di Porta Capuana. Così come ci mostrano “Gli Arditi”, […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Sex Education, la nuova serie originale Netflix (Recensione)

Sex Education è una delle ultime uscite Netflix: la serie originale è stata rilasciata l’11 gennaio ed ha subito riscosso un gran successo presso il pubblico, che ne chiede a gran voce una seconda stagione (da poco confermata), merito della sua innegabile freschezza ed originalità: un teen drama leggero e spontaneo, divertente, autoironica e non banale, nulla di scontato o già visto. Al centro della serie, la sessualità adolescenziale. Ma dimenticate gli esperti e smaliziati protagonisti dei più noti teen drama americani: Sex Education punta a rappresentare la realtà della sessualità inesperta ed immatura di un gruppo di adolescenti alla scoperta di sé e dell’altro, una sessualità fatta di incertezze, insicurezze, approcci spesso goffi e mille domande troppo imbarazzanti da porre, ma delle quali si sente improvvisamente l’urgenza. E a soddisfare quest’urgenza provvederà Otis, protagonista della serie, un sedicenne timido, introverso e sensibile, un ottimo ascoltatore e fidato consulente, tanto inesperto con le ragazze quanto esperto, indirettamente, in materia sessuale, grazie all’imbarazzante ed invadente madre, terapista sessuale di mestiere. Sex Education: uno scorcio di adolescenza reale, tra primi amori ed incertezze Sex Education è una serie schietta ed onesta, autoironica e brillante, che racconta l’adolescenza in tutta la sua complessità, nelle sue contraddizioni, tra la voglia di sentirsi adulti e la paura di fallire, anche e soprattutto in una sfera delicata come quella sessuale. Non è mai semplice raccontare in tv la sessualità, l’adolescenza e tantomeno la sessualità adolescenziale senza cadere nei soliti, stantii cliché. Siamo abituati a vedere, nella stragrande maggioranza dei teen drama, teenagers di navigata esperienza sessuale, sempre infallibili e sicuri di sé: ma siamo davvero sicuri che questa immagine corrisponda alla realtà delle nostre prime esperienze, della nostra adolescenza? Sicuramente no. Ciò che ricorderemo con un sorriso ed un velo d’imbarazzo sarà l’emozione, la curiosità, la voglia di conoscere e conoscersi e, perché no, qualche figuraccia o qualche bugia, che nasconderemo come il più grave di tutti i peccati perché, si sa, in adolescenza la verginità è un taboo. Lo sa bene Otis (Asa Butterfield), un “adolescente represso” (secondo la diagnosi clinica che sua madre ne ha fatto), che ne sente angosciosamente tutto il peso, lo sa bene il suo migliore amico Eric (Ncuti Gatwa), adolescente in lotta con sé stesso e contro la propria omosessualità. Due ragazzi diversi, uno timido e riservato, a suo agio nell’anonimato, e l’altro estroso ed eccentrico, sempre in cerca di attenzioni, ma accomunati dal comune, triste destino degli “sfigati” del college: destino dal quale li tirerà fuori Maeve (Emma Mackey), una ragazza dal look alternativo emarginata dal gruppo per alcune maldicenze sul suo conto, quando proporrà a Otis di fondare insieme a lei, tra le mura scolastiche, un centro d’ascolto di terapia sessuale, resasi conto delle notevoli competenze di Otis in questo ambito, piuttosto insolite in un ragazzo vergine. Ritroviamo nella serie tutti i personaggi, i topòi viventi cui siamo abituati: gli sfigati, il bullo, la cheerleader, il campione della squadra di basket (qui, in realtà, si tratta di un […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Cartoni giapponesi, classici da (ri)vedere

Cosa vi viene in mente se vi dico la parola “Giappone”? Probabilmente roba come il sushi, le arti marziali, i palazzi a prova di terremoto, gli alberi di ciliegio, i samurai, il karaoke, i treni perfettamente in orario, i gabinetti tecnologici e i cani nel passeggino (oddio). Ma per molti di noi il pensiero vola direttamente alle migliaia di universi narrativi immersi nel mare infinito degli anime, da noi conosciuti anche volgarmente come cartoni giapponesi. Derivati dai manga e giunti nel nostro paese negli anni ’70 i cartoni giapponesi hanno unito generazioni di ideologie e sogni diversi, ma accomunate spesso da personaggi e situazioni che non smettono mai di affascinare ed emozionare. Che ne dite allora di tuffarci nei ricordi e di fare una bella carrellata dei cartoni giapponesi che più abbiamo adorato? Chiaramente, essendo questo un articolo amarcord, volutamente non si parlerà di prodotti odierni (My Hero Accademia, Attack on the Titan, One Punch Man et simila) e ci concentreremo soprattutto su serie che hanno conosciuto il successo in Italia tra gli anni ’80 e gli anni ’90. Sperando vivamente che ciò non scateni l’ira degli otaku più rigidi, iniziamo subito! Cartoni giapponesi, quelli da (ri)vedere  I cavalieri dello zodiaco Chi si ricorda di cinque giovani guerrieri vestiti con armature fighissime che combattono contro le forze del male per proteggere lady Isabel (Atena) e salvare il mondo? Se avete capito di chi stiamo parlando, significa che un’infanzia l’avete avuta e avete visto I cavalieri dello zodiaco, serie nata sul finire degli anni ’80 la cui importanza è di equale livello a quella di eventi come il crollo del muro di Berlino o il concerto dei Queen al Wembley stadium. Tutto ha inizio quando il giovane Pegasus e altri guerrieri che si stanno massacrando tra di loro nel torneo detto “Galaxy war”, dove il vincitore otterrà l’agognata armatura dello scorpione d’oro. Ma ad un certo punto entra in scena Phoenix, un cavaliere che ha venduto l’anima alle forze oscure e che decide di rubare l’armatura. Al suo inseguimento si lanciano così quelli che sono conosciuti come “bronze saints” (“cavalieri di bronzo”): Pegasus, Crystal del cigno, Sirio del dragone e Shun di Andromeda. Da lì nasceranno una serie di scontri drammatici con altri cavalieri legati ad altre divinità non proprio benigne. I cavalieri dello zodiaco sono entrati nell’immaginario collettivo di tanti giovani italiani degli anni ’80 e ’90. Una storia sull’onore, sul sacrificio e sull’amicizia che è rimasta impressa nelle nostre menti, accompagnate da disegni superbi e da una colonna sonora stupenda. Ma uno dei motivi per cui la ricordiamo è rappresentato anche dalle tre sigle di Massimo Dorati, Giorgio Vanni e Giacinto Livia. E ora urliamo tutti in coro: «Fulmine di Pegasus!!» in faccia ai produttori di Netflix che voglio propinarci quella poltiglia che chiamano “reboot della serie”. Ken il Guerriero «Siamo alla fine del XX secolo. Il mondo è sconvolto dalle esplosioni atomiche, sulla faccia della terra gli oceani erano scomparsi e le pianure avevano l’aspetto di desolati deserti, tuttavia […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Olivier Ayache-Vidal in Il professore cambia scuola

Recensione del film Il professore cambia scuola di Olivier Ayache-Vidal Il film francese Il professore cambia scuola ha come protagonista il professore François (Denis Podalydès). Questo film è proiettato nelle sale cinematografiche dal 7 Febbraio 2019 e ha riscontrato approvazione sia da parte della critica francese  che da parte di numerosi spettatori. Un film sincero, estremamente umano e aperto alla speranza. Con questo prodotto cinematografico il regista Olivier Ayache-Vidal e l’attore Denis Podalydès hanno dato vita a un’indagine accurata sulla scuola pubblica e sul sistema didattico che risulta fragile su svariati aspetti. Il film di Olivier Ayache-Vidal Il professore cambia scuola – Trama Il professore, interpretato dall’espressivo e talentuoso attore Denis Podalydès, dopo aver esibito alcune sue teorie sulla didattica a una funzionaria ministeriale per impressionarla,  si ritrova da un giorno all’altro a insegnare nella più dimenticata periferia parigina. Inizialmente scoraggiato dall’inefficacia dei suoi metodi con la nuova e vivace classe multiculturale, François capisce che dovrà adoperare un altro metodo di insegnamento per farsi ascoltare dai suoi ragazzi e farli appassionare alle sue lezioni. Questa emozionante commedia francese di Olivier Ayache-Vidal con l’attore della comédie-française Denis Podalydès e l’attore Abdoulaye Diallo è un film sull’ importanza del ruolo degli insegnanti e sulla possibilità per tutti i ragazzi di credere nelle proprie capacità, trovare la fiducia in se stessi ed inseguire con coraggio le proprie passioni. Il metodo di insegnamento dei docenti dovrebbe fondarsi sull’ascolto attivo, sulla comprensione e sull’ incoraggiamento. Il punto di vista di Olivier Ayache-Vidal e gli elementi chiave del film Questo film è stato ritenuto un’opera d’arte del mondo della scuola, delicato, toccante e con una giusta dose di comicità che dona agli spettatori un lato ironico. Indaga con accuratezza il mondo della scuola pubblica, l’insegnamento e i problemi delle periferie che condizionano la condotta degli allievi. Il regista Olivier Ayache-Vidal ha voluto dar vita alla commedia francese Il professore cambia scuola, un film sociale che va alla ricerca dell’autenticità dei sentimenti dei ragazzi che si nasconde dietro atteggiamenti aggressivi e ricchi di paura da parte di adolescenti spaventati. Il regista ci spiega come è nata questa commedia: «di fronte a una situazione che va oltre le sue previsioni il professore François si rende conto che uno stesso metodo non produce i medesimi effetti ovunque. Questa sensazione spaventosa ed eccitante della necessità di una ricerca perpetua di una pedagogia adatta a ciascun caso è l’ argomento chiave che ha guidato il mio lavoro e che il film cerca di proporre. Esiste una scena significativa quando il professore François lotta per convincere gli alunni poco motivati a leggere un libro, in quel momento cruciale si percepisce che non sono gli alunni a doversi adattare a lui, ma il contrario».  Alla domanda«Conoscere una materia non vuol dire avere le doti pedagogiche adatte per insegnarla?» il regista Olivier Ayache-Vidal risponde: «È esattamente questa la questione. Sono due aspetti molto diversi che costituiscono l’insegnamento. È come un pilota di F1 che non è detto abbia le capacità per essere un buon insegnante di […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Io sono Mia. La rivincita di Mimì come storia di amore e coraggio

RAI Fiction torna a presentare un nuovo commovente prodotto Io sono Mia. Omaggio alla straordinaria voce italiana Mia Martini o Mimì, distribuito prima nelle sale cinematografiche il 14, 15 e 16 gennaio 2019 e successivamente in onda in TV su Rai1 il 12 Febbraio 2019. Brividi e commozione trasmessi da un magnifico biopic musicale diretto da Riccardo Donna e dall’interpretazione di un’immensa Serena Rossi, assolutamente all’altezza dell’arduo e quasi impossibile compito. Io sono Mia. La trama Il film narra la storia incredibile e sofferta di una delle più straordinarie voci nel panorama della musica italiana del XX°, Mia Martini. Si alza il sipario sull’anno 1989, quando la figura di Mimì percorre i corridoi che da dietro le quinte portano al palco dell’Ariston. È il ritorno sulle scene della cantante calabrese, con la partecipazione ostacolata a Sanremo, dopo anni di ritiro. Segue il racconto della sua vita, attraverso un’intervista con la giornalista Sandra, ripercorrendo gli inizi difficili della sua carriera, il conflittuale e duro rapporto con il padre, la storia d’amore con il fotografo Andrea (personaggio inventato e con probabile riferimento al cantautore Ivano Fossati), che segna un po’ il suo amaro destino sentimentale. Si giunge al racconto del baratro in cui Mimì sembra precipitare, insieme ad una carriera stroncata dall’infamante marchio della sfortuna, che comincia dagli anni Settanta a perseguitarla come un’ombra funesta. Segue il buio, la sofferenza, la resa fino ad una radiosa rinascita, proprio in occasione della sua partecipazione al Festival di Sanremo nel 1989. Impeccabile nella sua pelle una talentuosa Serena Rossi. Come afferma l’amata sorella Loredana Bertè: «Serena ha preso delle cose specifiche di Mimì, che in pochi conoscevano: come si muoveva, i suoi scatti, la sua malinconia e il dolore che provava dentro, ma che non dimostrava spesso. È stato impressionante: in certe scene è sembrata proprio Mia». L’attrice e cantante partenopea ha tenuto incollati allo schermo cuori e lacrime di emozione immensa, aiutando mirabilmente gli spettatori a percorrere quell’anima sensibile e forte, tenace e caparbia, ma soprattutto appassionata. Io sono Mia è infatti la storia di un’artista fantastica, innanzitutto donna straordinaria, che ha vissuto un’esistenza tormentata, ma sempre proiettata all’amore e alla passione con ogni fibra del suo essere. Voce inimitabile, talento a tratti temuto, ad altri osannato, in un altalenante vortice di soddisfazioni e dolori. Io sono Mia è la storia portata in auge della vergognosa leggenda che ne ha attentato in vita il talento e la sensibilità, lasciando spazio alla fragilità e alla sofferenza. Un dolore esorcizzato poi dalla mirabile interpretazione sanremese sulle note di Almeno tu nell’universo. Fu una prova, una rinascita per una vita soffocata per troppo tempo da maldicenze, pregiudizi e falsità. Io sono Mia è la storia di rivalsa, di un coraggio mai eclissato, di una lotta perpetrata con ogni lacrima, con ogni nota e con ogni respiro. Io sono Mia. I successi e una carriera inabissata da sofferenze e maldicenze bigotte Il successo di Mimì comincia nel 1972 con Piccolo uomo, che la consacra come una delle […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Il CULT #2: When Harry met Sally di R. Reiner

Come abbiamo annunciato nel numero precedente, la rubrica “Il CULT” è la rubrica di cinema che a cadenza mensile propone un classico della cinematografia, analizzandolo in quattro punti e spiegando gli elementi che lo hanno reso tanto famoso. In occasione della festa di San Valentino, non potevamo non parlare della commedia romantica per eccellenza, colei che ha segnato il punto di svolta del genere e a cui tutte le pellicole “rosa” vengono paragonate: naturalmente stiamo parlando di When Harry Met Sally (Harry ti presento Sally) When Harry met Sally di Robert Reiner Uscito nel 1989 e diretto da Robert Reiner (Stand By Me, Misery non deve morire), il film è stato realizzato con la sceneggiatura di Nora Ephron (C’è posta per te, Julie & Julia), madrina della commedia romantica americana. Ambientato per la maggior parte nella nevrotica città di New York (come l’ha definita il regista stesso), l’opera riesce a divertire e ad emozionare lo spettatore, anche grazie all’atmosfera che richiama alla mente lo stile “alleniano”. 1) La trama originale Nonostante Harry ti presento Sally sia fra i grandi esponenti del genere, il lungometraggio presenta uno sviluppo di trama diverso dalla solita storia d’amore cinematografica: quando Harry (Billy Crystal) e Sally (Meg Ryan) si incontrano per la prima volta non provano un’attrazione istantanea l’uno per l’altro, e si salutano entrambi sperando di non incontrarsi mai più. Nel corso della narrazione assisteremo a numerosi balzi temporali, che ci mostreranno come i due conducano la propria vita guidati dalle proprie esperienze, ricoprendo un ruolo di comparsa nella storia del rispettivo coprotagonista. Anche quando si rincontreranno ad anni di distanza, ognuno con il proprio carico di successi e delusioni, si instaurerà tra di loro un rapporto dettato dal bisogno di compagnia e di distrazione dalla routine, eliminando così il cliché del colpo di fulmine e rimandando per gran parte del film il “gran momento”. Quest’elemento viene sottolineato dalla sequenza di apertura, che mostra diverse coppie di anziani che ricordano il loro primo incontro. 2) Autenticità del racconto All’interno di When Harry met Sally non sono pochi gli elementi narrativi che hanno origine dalla realtà: non solo le storie raccontate all’inizio della pellicola riprendono quelle di persone comuni, ma anche i caratteri dei due protagonisti sono stati modellati sulla base del regista Robert Reiner e della sceneggiatrice Nora Ephron. Le due personalità agli antipodi con diverse concezioni di vita hanno portato sullo schermo due personaggi che hanno convinto il pubblico grazie alla loro sincerità. Inoltre alcune scene sono state improvvisate o ideate dagli attori, costringendo gli altri personaggi ad adeguarsi alla situazione: è il caso della celebre scena del finto orgasmo al ristorante, oppure della sequenza di Sally ed Harry durante la visita al Tempio di Dendur nel Metropolitan Museum of Art. 3) La regia A rendere Harry e Sally una delle coppie più famose del cinema non è stata solo la bravura degli interpreti ma anche la regia di Robert Reiner, capace di far apparire gli attori come due metà dello stesso insieme. Ci riferiamo in […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Il corriere – The Mule: il ritorno di Clint Eastwood

L’ottantanovenne due volte premio Oscar Clint Eastwood torna al cinema con il poliziesco drammatico Il corriere – The Mule, nel quale riveste sia i panni del regista che quelli dell’attore. Earl Stone (Clint Eastwood) è un anziano coltivatore di fiori, veterano della Seconda Guerra Mondiale, divorziato, con una figlia con la quale non parla da anni a causa del suo essersi disinteressato alla sua famiglia per dedicarsi interamente al lavoro, e che si ritrova senza soldi dopo il fallimento della sua attività. Avvicinato da un invitato alla festa prematrimoniale della nipote, Earl, inizialmente all’oscuro di ciò che gli è stato proposto, si ritrova a fare il corriere della droga per un cartello messicano. Grazie alla sua bravura ed efficienza è tenuto in grande considerazione dal boss Laton (Andy Garcia) che, per questo motivo, lo incontra di persona. Dopo i primi viaggi la curiosità ha preso il sopravvento e, nonostante gli avvertimenti da parte dei narcotrafficanti, Earl scopre la causa delle ingenti somme di denaro che riceve alla fine di ogni viaggio. Malgrado non abbia più bisogno di soldi, l’anziano continua a svolgere il suo incarico arrivando perfino a conversare con il detective della DEA – la Drug Enforcement Administration, ossia l’agenzia federale antidroga americana – Colin Bates (Bradley Cooper), che sta indagando proprio sul cartello per cercare di acciuffare il misterioso corriere che riesce a portare a termine tutte le sue consegne di centinaia di chili di droga. Il corriere – The Mule : nessuno fugge per sempre Il film, ispirato alla storia di Leo Sharp – arrestato nel 2011 a 87 anni e condannato a 3 anni di prigione – non mira a impressionare gli spettatori per le incredibili vicende vissute da questo insospettabile vecchietto che per ben 10 anni trasportò la droga per il cartello messicano di Sinaloa. Il suo punto di forza va ricercato, piuttosto, nell’aver mostrato al pubblico chi realmente fosse Sharp: un uomo solo e indigente divorato dai rimorsi per essere stato un pessimo padre e un pessimo marito. Eastwood ne fornisce un’interpretazione impeccabile capace di proiettare una miriade di sfumature diverse: l’umorismo, la tristezza, l’esperienza, l’altruismo, la scontrosità, l’avventatezza, la compostezza e, soprattutto, la consapevolezza di essere stato un uomo che ha tanto sbagliato in passato e che vorrebbe recuperare l’affetto dei suoi cari. Sarà proprio quest’esperienza fuori dal comune – e non saranno certo i tanti soldi guadagnati illecitamente a riavvicinarlo alla moglie gravemente malata e alla figlia che riesce a stento a rimanere con lui nella stessa stanza – a fargli ammettere i suoi sbagli e ricordargli ciò che realmente conta nella vita: la famiglia. Il corriere – The Mule è un indubbio capolavoro cinematografico che segna il ritorno di un personaggio poliedrico del calibro di Clint Eastwood che, in questo film, ha dato ancora una volta il meglio di sé sia dietro sia davanti la macchina da presa confermando la bravura e il talento che ne hanno fatto l’acclamato artista che abbiamo imparato ad apprezzare nel corso della sua lunga carriera […]

... continua la lettura