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Eroica Fenice

La categoria Recensioni contiene 456 articoli

Recensioni

L’inquietante vita della mente: Bruges la morta e il genio di Rodenbach

Il 1892 è stato un anno a dir poco propizio per il mondo culturale di fine secolo. Un mondo in continuo rinnovo, un mondo in cui le varie forme artistiche rompono definitivamente le barriere dei cosiddetti compartimenti stagni in cui erano precedentemente rinchiuse. Un’arte antica quale quella della scrittura è finalmente in contatto con una nuovissima forma d’arte (o non-arte, volendo considerare l’aperta diatriba che imperversava proprio in quel periodo): la fotografia. Questo coniugium da molti definito imperfetto vede come celebrante Georges Rodenbach, scrittore belga. La sede di tali nozze è il romanzo che lo ha reso famoso: Bruges la morta. Malinconico, grigio in volto, ormai privo di qualsiasi interesse se non quello della cura del reliquiario conservato nella sua grande villa. Troppo grande per lui, troppo, da quando ha perso la sua Ofelia. Protagonista del romanzo, Hugues Viane, vedovo. Con la moglie aveva visitato Bruges, cittadina fiamminga, nella quale un tempo non avrebbe mai considerato possibile rispecchiarsi. Una città ricca di rivoli d’acqua, una città riflessa. Ma dove lui non aveva trovato se stesso quando ancora poteva accarezzare la chioma folta della moglie, una chioma viva. Adesso che è solo, però, quella chioma è tornata a Bruges, conservata in una teca, come un tesoro, lunga e ben curata, nessuna avversità deve distruggerla. La teca è adesso nel reliquiario, quello che Hugues ha creato per sua moglie, nella grande villa di Bruges. Quella stessa Bruges che è diventata a suoi occhi incredibilmente simile a lui. Hugues passeggia per le sue strade, girovaga senza meta, per quei luoghi che il lettore può vedere a fronte, girando le pagine. Luoghi in bianco e nero, perché in bianco e nero è adesso la sua vita. Fino a quando, la sua amata Ofelia, defunta, sembra camminare di fronte a lui. «Un lampo, poi la notte!» direbbe Charles Baudelaire. Quella alta visione non può essere sua moglie. Ma Hugues la segue, scoprendo a mano a mano la sua identità. E all’Ofelia, morta, morta come Bruges, si affianca Jane, viva. È difficile inserire il romanzo di Rodenbach in un genere preciso, si svincola in tutti i modi che può dalle etichette, fino a rendere necessario crearne una nuova: il fotoromanzo. Lo scorrere delle parole è affiancato da quello dell’acqua nei canali di Bruges, che sono resi visibili da fotografie dell’epoca. La fotografia ha molteplici funzioni in quest’opera densissima. A suo modo, è indipendente dal testo, è addirittura in grado di ampliarne il senso, quando ad esempio non riporta fedelmente ciò che è descritto dalle parole di fianco. Da un lato, dunque, la fotografia ci parla con la sua propria voce. Dall’altro, invece, rispecchia ciò che Rodenbach scrive, rendendo ancora più partecipe il lettore di ciò che sta avvenendo a Hugues, effettivo protagonista della storia. Le fotografie, però, fanno in modo che al protagonista umano si affianchi l’anima della città. Bruges diventa personaggio principale della narrazione Nel suo ventre tutto accade, la vita scorre come l’acqua nei suoi canali. La vita scorre, o si ferma. Hugues ha […]

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Libri

L’estate Eroica: i libri da leggere sotto l’ombrellone

Le ore scorrono lente sotto l’ombrellone o distesi al sole, i bagni non sono mai troppo lunghi. Con l’arrivo di agosto per molti arriveranno anche le vacanze vere e proprie, le tanto attese ferie da trascorrere nel segno del relax e della spensieratezza. Si cessano tutte le attività e ci si dedica all’ozio… non proprio tutte le attività, per gli amanti dei libri leggere è un’attività indispensabile e a cui non si rinuncia, anzi, è un modo per riempire le ore di ozio e relax con avventure, mondi e sentimenti mai vissuti. Certamente il caldo non aiuta la concentrazione, e pensare di riuscire a leggere “il librone” serio è una battaglia persa in partenza al solo pensiero. Sì, proprio “Quel libro”, quello che tutti i lettori non confesseranno mai di aver rimandato all’infinito, magari per anni, perché troppo importante per destinargli qualche ora distratta in treno, tra diversi impegni o prima di addormentarsi. Ogni lettore lo negherà, ma probabilmente ogni lettore ha IL suo libro rimandato di anno in anno con i buoni propositi di Capodanno. Alla fine passa talmente tanto tempo che agli amici lettori – non meno colpevoli, sia chiaro –  si dirà di averlo letto, e che sì «è proprio un capolavoro, non c’è alcun dubbio» e perché no, «ha anche scalato con un salto la gerarchia dei libri preferiti piazzandosi al vertice». Non c’è da prendersi in giro, IL libro verrà rimandato anche questa volta, ma è anche vero che l’amore per la lettura e la voglia di portarsene uno in vacanza o al mare non si estirpa con il buonsenso. Un po’ come la coperta di Linus, è necessario averne uno con sé. Quindi ecco per i più temerari e fedeli alla causa, una lista di libri pensati da noi di Eroica Fenice per consentirne la lettura nonostante il sole e il caldo infernale. Tre uomini in barca – Jerome K. Jerome. Tre amici viaggiano in barca per riposarsi dalle fatiche della vita londinese. Diverse le peripezie e le avventure che, grazie alla vis comica e alla filosofia spicciola, hanno reso questo romanzo parte integrante della storia della letteratura. I viaggi di Gulliver – Jonathan Swift. Capolavoro del fantastico e della satira. Tanti viaggi, peripezie, creature straordinarie, giganti e nani, popolazioni assurde popolano questo romanzo che, a torto, è stato relegato alla narrativa per ragazzi. Il barone rampante – Italo Calvino. «Un ragazzo sale su di un albero, si arrampica tra i rami, passa da una pianta all’altra, decide che non scenderà più. […] una vira tutt’altro che monotona, anzi: piena d’avventure, e tutt’altro che da eremita, però sempre mantenendo tra sé e i suoi simili questa minima ma invalicabile distanza» (prefazione di Calvino) Ecco la storia – Daniel Pennac. Tutto ha inizio quando un dittatore agorafobico (fittizio) decide di assumere un sosia. Le varie storie che il dittatore ripropone si intersecano tra realtà e fantasia. Si riflette sui ruoli e sul vago inseguimento del personaggio di una propria identità. Baci a tutti – Andrea Antonello. «Sono […]

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Libri

Harry Potter: due nuovi libri il prossimo autunno

Se il 2016 è stato un anno ricco di novità per i Potterheads di tutto il mondo, con l’uscita del primo capitolo della nuova trilogia di Animali Fantastici e il debutto teatrale di Harry Potter e la Maledizione dell’Erede, non si può dire nulla di meno del 2017. Quest’anno cade infatti il ventesimo compleanno di Harry Potter e la Pietra Filosofale, primo capitolo della saga firmata da J.K. Rowling (e ricordiamo anche il tour di cine-concerti a tema, approdato in Italia proprio quest’anno), ed è stato annunciato un film intero sul personaggio di Lord Voldemort, oltre ad essere previste le riprese del secondo capitolo di Animali Fantastici (nelle sale nell’autunno 2018). Quanto all’autunno 2017, trapelano emozionanti novità: in ottobre, alla British Library di Londra, verrà inaugurata la mostra A History of Magic, dedicata al magico mondo di Harry Potter e aperta fino al febbraio 2018. In occasione della mostra, la casa editrice britannica Bloomsbury pubblicherà due nuovi libri dedicati al celebre mago. Di cosa tratteranno i due nuovi libri di Harry Potter? I due nuovi libri non saranno veri e propri nuovi capitoli della saga, quanto piuttosto approfondimenti al mondo magico, argomenti meno frequentati, verso cui i fan più appassionati però possono nutrire curiosità, come sono già stati i volumi Il Quidditch attraverso i secoli, Le Fiabe di Beda Il Bardo e Animali Fantastici e Dove Trovarli, che differisce totalmente dal film, tutti editi Salani. I due libri saranno infatti intitolati Harry Potter: A History of Magic, the book of exhibition (Harry Potter: Storia della Magia, il libro della mostra) e Harry Potter: a Journey through the History of Magic (Harry Potter: un viaggio attraverso la Storia della Magia). Nonostante i titoli simili, i due volumi si presentano molto diversi fra loro. Il primo s’incentra totalmente sulle materie di studio alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, come l’arte di preparare pozioni o di predire il futuro attraverso la Divinazione, la Trasfigurazione e gli Incantesimi, ma anche la Storia della Magia e la Difesa contro le Arti Oscure. Il secondo volume, invece, tratterà più approfonditamente la storia del mondo magico, attraverso eventi e tappe significative, e presenterà interessanti curiosità circa l’antica stregoneria, le creature magiche e le leggende legate alla magia.

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Libri

La pianista di Auschwitz, un romanzo di Suzy Zail

  La talentuosa scrittrice Suzy Zail torna in libreria con il suo ultimo romanzo edito da Newton Compton Editori, La pianista di Auschwitz, dopo il clamoroso successo del suo precedente lavoro divenuto un bestseller, Il bambino di Auschwitz. Come si può evincere dai titoli dei due libri, in entrambi i casi la Zail tratta un argomento ancora oggi spinoso e doloroso per la coscienza mondiale, ossia, l’Olocausto. Hanna Mendel ha quindici anni quando nel giugno del 1944 è costretta ad abbandonare insieme alla sua famiglia la città natale di Debrecen in Ungheria, per arrivare dopo giorni di viaggio in condizioni inumane in un luogo a loro sconosciuto chiamato Auschwitz-Birkenau. È qui, come in tanti luoghi simili a questo in diverse nazioni europee, che i nazisti hanno deportato in massa ebrei, zingari, omosessuali, prigionieri di guerra e dissidenti politici affinché lavorino per il Reich. Ben presto Hanna, sua sorella maggiore Erika, i loro genitori e gli altri detenuti comprenderanno che ben altri sono i motivi della loro presenza in quel luogo dimenticato da Dio e dagli uomini. Nel campo inizia così per la protagonista una lotta per la vita resa possibile grazie al suo talento di musicista che le varrà il posto di pianista nella villa del temibile comandante Jager, dove quest’ultimo vive insieme al figlio Karl. Giorno dopo giorno Hanna si scontrerà con una realtà difficile da contrastare supportata soltanto dalla sua amata musica, da aiuti insperati e dalla ferrea volontà a sopravvivere per poter, una volta finita la guerra, adempiere alla promessa fatta al padre di raccontare le atrocità di cui sono stati oggetto i prigionieri. La pianista di Auschwitz, “Per i bambini mandati a sinistra” Dell’Olocausto si è parlato e si parla ancora oggi molto. Eppure, per poter realmente comprendere e, soprattutto, non dimenticare, si dovrebbe venire a conoscenza di tutte le milioni di storie celate dietro le vite di quelle persone che in quegli oscuri anni divennero soltanto dei numeri per dare nomi, volti e trascorsi a ognuno di loro come dovrebbe essere non perché giusto ma per fare giustizia. La Zail, attraverso Hanna, la sua famiglia e gli altri personaggi del romanzo, aggiunge un altro pezzo a un puzzle di grandi dimensioni e che, forse, rimarrà incompleto malgrado gli sforzi di storici, autori e sopravvissuti che come lei vorrebbero poterlo completare per lasciare una testimonianza che sia da monito al genere umano. La pianista di Auschwitz è un romanzo che descrive con dovizia di particolari agghiaccianti e terribili, le condizioni e gli stati d’animo delle vittime di una tra le follie peggiori che siano mai state concepite da mente umana. La storia, però, è anche portatrice di speranza: una speranza alimentata dal coraggio, dall’amore e dalla voglia di vivere della protagonista che, nonostante le tante avversità, non dimentica e rinnega la propria identità, non si lascia piegare da niente e da nessuno e prosegue lungo l’oscuro tunnel che ha di fronte a sé con la determinazione di arrivare alla fine per poter tornare a rivedere la tanto agognata […]

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Libri

Allontanarsi, il quarto episodio della saga dei Cazalet

Quarto episodio della Saga dei Cazalet, Allontanarsi si presenta come una delle più recenti fatiche editoriali della Fazi, la quale si è occupata anche della pubblicazione de Gli anni della leggerezza, Il tempo dell’attesa e Confusione, tutti firmati Elizabeth Jane Howard. Inoltre da poco la stessa casa editrice ha annunciato la prossima pubblicazione del quinto ed ultimo volume Tutto cambia, nelle librerie dal 18 settembre. Allontanarsi… ma non troppo La guerra è ormai conclusa, siamo all’indomani dello sbarco in Normandia del 1945. Tutti si aspettano che la fine della guerra sia l’inizio di un periodo di pace, prosperità e soprattutto felicità. E i Cazalet non sono da meno. Ancora una volta la Howard sceglie un titolo accuratissimo per descrivere la situazione della famiglia. Per i membri dei Cazalet il tempo è passato, i più grandi sono invecchiati e i più piccoli sono cresciuti, ormai i ragazzi prendono definitivamente la propria strada, che già in Confusione si era cominciata timidamente a delinearsi, e si allontanano appunto, dalla famiglia e anche dal passato fanciullesco che stava loro tanto, troppo stretto. La preminenza che nei precedenti volumi veniva accordata ai pensieri delle tre ragazze – Louise, Polly e Clary – svanisce del tutto; ai loro pensieri non vengono dedicati più capitoli a parte, solo delle sezioni corali intitolate “Le ragazze”, che poi tanto ragazze più non sono. Quasi una scelta obbligata della Howard, al fine di porre tutti i personaggi sullo stesso piano, dal momento che tutti adesso hanno eguale importanza. Anche per i più grandi, per coloro che sono in un’età in cui i cambiamenti non sono più tanto frequenti e soprattutto entusiasmanti, sperimenteranno nuove situazioni ed emozioni che la fine della guerra porta con sé. Si dovrà rinunciare alle abitudini vittoriane una volta per tutte, ci si dovrà adattare ad un nuovo tipo di vita borghese, in cui gli agi e le etichette vengono messe definitivamente da parte. Ci si allontana dalle certezze e dalle comodità e si affrontano altri tipi di problemi, dovuti al cambiamento sociale che la guerra ha definitivamente imposto. Sarà un allontanamento, tuttavia, dettato anche dalle scelte dei personaggi. Chi incontrerà amori, delusioni, tormenti, ma anche nuove opportunità di vita. La distanza, tuttavia, non sarà tale da non permettere quegli incontri fugaci, fulminei e balsamici, che chi legge la saga da tempo ha imparato a riconoscere e apprezzare come cifra di riconoscimento di questa famiglia. Ancora una volta il ritmo narrativo cambia, si ritorna quasi alla lentezza de Gli anni della leggerezza e Il tempo dell’attesa. Stavolta però, non è una lentezza ai limiti dell’estenuante, ma quasi una dilatazione temporale piacevole, che ha il sapore di quegli incontri con persone che non si vedono da tanto tempo. È tutto un sollazzarsi nel confronto tra il passato e il presente che prepara la strada a chissà quale futuro. È la piacevolezza dell’incertezza a sospingere la lettura in avanti.

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Libri

L’amore ai tempi del colera di Gabrìel Garcìa Màrquez

L’amore ai tempi del colera e l’odore delle mandorle amare «Era inevitabile: l’odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati» queste le parole che aprono uno dei romanzi più belli dello scrittore Gabrìel Garcìa Màrquez e uno dei capolavori indiscussi della letteratura del Novecento.  L’amore ai tempi del colera: la trama in breve Florentino Ariza si innamora di Fermina Daza in un pomeriggio qualunque e continuerà ad amarla per tutta la vita, perché «quello sguardo causale fu l’origine di un cataclisma d’amore che mezzo secolo dopo non era ancora terminato». Adolescenti, acerbi e ancora ignari dei processi dell’amore, Florentino e Fermina, intraprendono una relazione segreta fatta di lettere continue e appassionate, che viene bruscamente interrotta dal padre di lei che sogna per sua figlia un matrimonio con un uomo appartenente ad un ceto sociale più alto. I due innamorati, separati ancora prima che quell’amore potesse sbocciare a pieno, conducono due vite separate per cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, quando poi il destino, o la caparbia di Florentino, o un amore mai sopito del tutto, o probabilmente tutti questi elementi messi insieme decidono di collaborare per dare loro un’altra possibilità.  Un amore che vince contro il tempo Quello che prova Florentino per Fermina è un sentimento che, sin dal suo nascere, lo corrode dall’interno con i suoi effetti devastanti, i sintomi propri di una malattia: gli stessi effetti del colera. È un amore che non riesce a dimenticare, pur allontanandosi, pur cercando il piacere – e a volte l’amore – in altre donne, in tante diverse donne. E così, senza rendersene conto, i giorni, i mesi, gli anni trascorrono nell’illusione, nella speranza, nel ricordo dell’odore delle mandorle amare. E l’età avanza: Florentino diventa uomo, poi adulto, infine vecchio. Una vita intera spesa ad amare un’unica donna. Fermina dal canto suo trascorre la sua vita da sposa e poi anche da madre, e quando di rado  il ricordo di quell’amore infantile e lontano veniva a disturbarla impiegava pochissimi istanti per cancellarlo e relegarlo in un angolo del cuore. Sesso, romanticismo, nostalgia si intrecciano nelle pagine di L’amore ai tempi del colera e raccontano la storia di un amore durato mezzo secolo, un amore come tanti o come pochi, come quelli che durano anche oltre, o come quelli di cui resta soltanto il ricordo lontano dell’odore delle mandorle amare.    

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Libri

I tre giorni di Pompei, un libro di Alberto Angela

Pubblicato da Rizzoli Editore nel novembre del 2014, I tre giorni di Pompei (23-25 ottobre 79 d.C.: ora per ora, la più grande tragedia dell’antichità) è il dettagliato romanzo, scritto dal noto giornalista e divulgatore scientifico Alberto Angela, della tragedia che colpì la città di Pompei quasi duemila anni fa. L’attenzione dello studioso, tuttavia, non è rivolta alla sola Pompei ma anche alle altre zone limitrofe colpite dall’eruzione del Vesuvio come Ercolano, Oplontis, Boscoreale, Terzigno e Stabia, delle quali non manca di fornire descrizioni ricche di particolari. Attraverso le voci di sette sopravvissuti a questa catastrofe che costò la vita a migliaia di persone, Angela riporta i lettori indietro nel tempo proiettandoli sensorialmente in queste cittadine ricche di storia e tradizione spazzate via, nell’arco di poche ore, dalla furia implacabile del vulcano. Alcuni anni prima, un violento terremoto aveva provocato altri ingenti danni nella zona, ma sarà il Vesuvio a seppellire per sempre queste rigogliose civiltà consegnandole ai posteri come si possono “ammirare” recandosi sul posto: luoghi silenti, costruzioni in rovine, oggetti inutilizzati e corpi immobilizzati nelle posizioni più disparate nell’ultimo, disperato e vano tentativo di proteggersi dalla sciagura che si abbatté su di loro uccidendoli. I tre giorni di Pompei : cronaca di una fine inevitabile Quello di Alberto Angela è un vero e proprio viaggio, seppur virtuale, tra le strade, le splendide domus e tutti gli esercizi commerciali e di ritrovo dell’epoca. Si tratta, come lo stesso autore precisa, di ricostruzioni verosimili di ciò che videro, fecero e provarono le genti di quei luoghi prima, durante e dopo la catastrofe a cui pochi, pochissimi riuscirono a scampare. In questo modo, grazie alla variegata gamma di personaggi presentati e incontrati sfogliando le pagine del libro – dalla nobildonna Rectina, al famoso scrittore latino Plinio il Vecchio, dal liberto di Stabia Flavio Cresto, alla famosa attrice Novella Primigenia, dall’usuraia Faustilla al tribuno Tito Suedio Clemente – si viene a conoscenza degli usi e dei costumi vigenti nell’impero romano. Angela sceglie e utilizza i termini più appropriati alla delicatezza dell’argomento trattato nella sua opera, senza mancare di inserire aneddoti e commenti personali che riescono anche a far sorridere. Tante, inoltre, sono le spiegazioni rivolte ai non competenti del settore per quanto riguarda i fenomeni naturali verificatisi, segno del suo voler far comprendere a chiunque quanto riportato nel libro. I tre giorni di Pompei è un romanzo storico che cattura l’attenzione sin dalle prime battute senza mai annoiare ma, al contrario, continuando ad appassionare fino alla sua drammatica e funesta conclusione che, a distanza di secoli, è sempre presente, impressionandoci e affascinandoci, nella nostra memoria.

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Il mio nemico mortale di Willa Cather

Quest’anno la Fazi Editore ha pubblicato il breve ma intenso romanzo di Willa Cather (1873-1947), vincitrice del Premio Pulitzer, Il mio nemico mortale, precedentemente edito Adelphi, affascinante spaccato di vita di un’alto borghese caduta in disgrazia, raccontato da una giovane amica, Nelly, che è cresciuta nel mito della ricca e spregiudicata Myra Driscoll. E quello di Myra Driscoll è davvero un mito, quello di una gioventù esemplare per spirito di ribellione e forza d’animo: ricca ereditiera, la giovane Myra abbandona lo zio e tutte le sue ricchezze per inseguire il suo sogno d’amore, incarnato dall’affascinante Oswald Henshawe, totalmente sprovvisto del senso degli affari. Il gesto audace e romantico dell’intraprendente Myra diventa presto una leggenda presso famiglia e amici, tanto da fare della donna, nell’immaginario collettivo, il simbolo di una perfetta felicità coniugale e di una ricerca della felicità che sfida le convenzioni sociali e le differenze economiche. Il mio nemico mortale, un sogno che s’infrange Nelly è molto giovane e carica di aspettative quando incontra per la prima volta Myra, dopo averne sentito a lungo parlare dalla sua famiglia. Prova un misto di curiosità e soggezione in presenza di questa colta e abile comunicatrice, così diversa dal marito, che appare un uomo banalmente ordinario. Con un’ombra di delusione scopre, però, che il matrimonio da favola che immaginava e su cui tanti racconti avevano ricamato, non è diverso da un qualsiasi altro matrimonio: lapidarie sono le parole di sua zia che, quando la giovane le chiede se la coppia fosse felice, risponde che si tratta di una coppia felice come la maggior parte della gente. Crolla in questa frase il mito di un’amore folle e irrazionale, di un’incontrollabile felicità, che non è scalfita dalle difficoltà economiche che la coppia affronta né dagli anni che passano: Myra e Oswald appaiono il perfetto ritratto di una coppia alto-borghese caduta in disgrazia, che tende, più che altro, alla reciproca sopportazione e, da parte soprattutto di Myra, a rimproveri e accuse nei confronti del coniuge, definito nemico mortale.   Ma nemico mortale non è solo il coniuge: è anche il demone dell’insoddisfazione, insito nella donna, che la fa sentire inadatta alla vita che vive e in perenne ricerca di qualcosa di più. Lo stesso demone che l’aveva spinta ad abbandonare le ricchezze familiari quando era una giovane aristocratica viziata ed annoiata, alla ricerca di nuove avventure con un giovane di diversa estrazione sociale. Lo stesso demone che ogni giorno le rinfaccia questo errore e nega la felicità e la spensieratezza dei primi anni, prima che la monotonia ed i problemi economici prendessero il sopravvento. S’incrina negli anni un rapporto, nato dalla leggerezza tipica della giovinezza, di fronte ai problemi concreti della quotidianità: è la donna a rinfacciare al marito la sua totale mancanza di concretezza e abilità pratica, la sua inettitudine, mentre a sé stessa adduce frivolezza, materialismo e un perenne senso d’insoddisfazione. Il mio nemico mortale è il racconto del declino di un matrimonio che aveva fatto scalpore proprio perché esempio di un amore fuori dal […]

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Libri

Divorziare con stile, il ritorno di Malinconico

Divorziare con stile è l’ultima creazione dello scrittore napoletano Diego de Silva. Edito da Einaudi e uscito da pochissimo nelle librerie, il romanzo torna a parlare dell’avvocato Vincenzo Malinconico, protagonista di molti libri di de Silva – tutti editi da Einaudi – a cominciare dal fortunato “Non avevo capito niente” (2007), con il sequel esilarante “Mia suocera beve” (2010) e dai meno entusiasmanti “Sono contrario alle emozioni” (2011)  e “Arrangiati, Malinconico!” (2013). Divorziare con stile riporta in auge la figura di Vincenzo Malinconico, avvocato napoletano squattrinato dotato di un’intelligenza fuori dal comune e di grande umorismo. Divorziato da Nives e padre di Alagia (che in realtà è la figlia della ex moglie) e di Alfredo, Malinconico vive la vita alla giornata, un po’ vittima degli eventi che gli capitano. Condivide l’ufficio (“diciamo loft“) arredato rigorosamente Ikea, con Espedito, ragioniere che si millanta commercialista e dispone, grazie al “coinquilino” di un segretaria incompetente che sta tutto il tempo a chattare al cellulare. Malinconico ora è alle prese con due cause: la prima riguarda un suo quasi zio che è andato a sbattere contro la porta a vetri di una tabaccheria per cui chiede di essere risarcito, mentre la seconda, decisamente più interessante, è una causa di divorzio tra la bellissima Veronica Starace Tarallo e suo marito Ugo, uno dei più famosi avvocati di Napoli. La vita di Malinconico si snoda tra mille eventi dove si intrecciano le questioni familiari (Afredo che inizia l’università, Alagia che inizia una nuova vita, Nives che frequenta il suo personal trainer, ecc.), le adolescenziali scorribande con Benny Lacalamita, avvocato sui generis, ai danni di un famoso giudice di pace, l’amicizia ritrovata con alcuni compagni di scuola, soprattutto con il soprannominato “Gaviscon”, che ha l’affidamento condiviso del suo cane con la sua ex moglie nonché aspirante scrittore, e con il quale mette in scena siparietti esilaranti. Divorziare con stile, Malinconico torna alla grande In questo romanzo Malinconico riacquista lo smalto che aveva un po’ perso nei romanzi precedenti: il suo modo di affrontare la vita (o non affrontare) diverte, appassiona, alleggerisce. Malinconico incarna la precarietà dei giorni nostri, dove diventare “avvocato” non significa, come qualche anno fa, raggiungere una posizione socio-economica di un certo livello; precarietà anche sentimentale: Vincenzo ha quasi cinquant’anni, figli ormai adulti ma non ha una relazione sentimentale vera e propria, un matrimonio fallito alle spalle e tanta confusione su quello che vuole dalla vita. Ma la sua forza è proprio la maniera di vivere la vita, con leggerezza e tanto senso dell’umorismo.

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Recensioni

Le storie e i misteri di Venezia: Theriaca

Un viaggio nella Serenissima Repubblica di Venezia, un’immersione in una città intinta nel passato, un girotondo di misteri e magia: tutto questo è Theriaca. La Venezia di Theriaca, sfondo di storia e favola Edito quest’anno dalla Ferrari Editore, Theriaca (prima uscito come e-book col titolo di La congiura dello speziale) è il secondo libro di Mauro Santomauro, già autore de Il doppio dell’assassino. Che il libro sia a tutti gli effetti un’enciclopedia di interessanti curiosità su Venezia e la sua storia è un elemento che non sfuggirebbe neanche al più distratto lettore: della passione dell’autore per la storia e la letteratura non può non risentirne la sua creatura. Allo stesso modo è difficile non lasciarsi trasportare dai ricordi quando il cuore lo si è perso nei canali della Serenissima: come lo stesso autore ha dichiarato, tanti luoghi ed avventure trascritte nel libro hanno visto lo stesso Santomauro come protagonista. Anche lui proprietario di una farmacia veneziana (poi da lui malvolentieri abbandonata), chiamata Alla Vecchia e al Cedro proprio come quella del libro, e goloso come la sua protagonista, Fedora. Giornalista di professione e amante disillusa dopo l’ennesima bugia del suo uomo, Fedora Milano interrompe le sue ferie e si dirige a Venezia, città a lei già nota, per intervistare il titolare di una storica farmacia della laguna, chiamata appunto Alla Vecchia e al Cedro Imperiale, Niccolò Bellavitiis, che ha attirato su di sé l’attenzione della stampa per aver rinunciato al trasferimento della farmacia sulla terraferma. Il (sorprendentemente) giovane speziale guiderà la giornalista in una regione di racconti e fantasie, di leggende che prendono forma, come quella della Theriaca che dà il nome al libro, l’antidoto ad ogni male e veleno. Sullo sfondo di un’incantata Venezia, Fedora vive un pomeriggio di indimenticabili istanti con Nicolò: il cuore della donna rinasce, l’armonia è destinata ben presto a bruciare. Ed è proprio la sera precedente al viaggio di ritorno di Fedora che le acque della laguna si tingono di rosso: il sangue di una morte costringe la giornalista a prolungare il suo soggiorno. Una sfilata di nuovi personaggi e un quadro di nuovi risvolti porteranno il lettore fino alle ultime pagine del romanzo, dandogli l’opportunità d’indagare tanto sulla spigliata protagonista quanto sulla bellezza di una città dorata, un tesoro orgogliosamente italiano che stende la sua storia su tutto il globo. Questo romanzo, che guarda al documentario, non è tenuto su da un’unica linea temporale: le digressioni calano il lettore nel mistero e lo trasportano in un viaggio in al buio, in un tunnel tra un XVI secolo passato e un XXI presente. Una dimensione nuova, insomma, tra la storia e la favola, che apre gli occhi sulla minuzia, sulla curiosità che non si trova nelle brochure di viaggi fantastici, sull’arte e sulla vita a portata di mano (o di cuore). La città raccontata da Mauro Santomauro in un crescendo di dettagli ed enigmi prende le forme della speranza, è un tempio che cura, una meta da cui ricominciare. “Meretrice per sopravvivere è costretta ad […]

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