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Eroica Fenice

La categoria Libri contiene 527 articoli

Libri

L’Antica Pizzeria da Michele: storia di famiglie e di pizze

L’Antica Pizzeria da Michele: un libro che insieme all’odore della carta ha il sapore di pizza e il calore di brace. L’Antica Pizzeria da Michele. Dal 1870 la Pizza di Napoli. Storia de L’Antica Pizzeria da Michele di via Cesare Sersale a Napoli. Usi, costumi e tradizioni napoletane legate alla pizza. Questo il titolo eloquente del libro scritto da Laura Condurro, con prefazione di Tommaso Esposito, edito dalla casa editrice Alessandro Polidoro Editore. Il libro L’Antica Pizzeria da Michele. Dal 1870 la Pizza di Napoli. Storia de L’Antica Pizzeria da Michele di via Cesare Sersale a Napoli. Usi, costumi e tradizioni napoletane legate alla pizza, racconta quindi la storia della pizza, ma non solo Svolge la tradizione di un popolo, napoletano, attraverso una pizzeria storica, quella di Michele Condurro. La storia di un popolo che affonda una delle sue radici storico-culturali proprio nella pizza, fra l’altro prima candidata e poi riconosciuta proprio in questi giorni Patrimonio dell’Umanità UNESCO. «Vedersi per “farsi” una pizza attorno a un tavolaccio di marmo, con gli amici e i parenti rappresenta il massimo della felicità per il napoletano vero». Così è scritto in un passo del libro e ciò rispecchia pienamente un uso conviviale dei napoletani. Allora la pizza oltre che alimento ha anche un valore per così dire “metafisico”: come viene interpretato a livello sociale l’atto di mangiare una pizza? E cosa vuol dire per una famiglia di pizzaioli essere legati da un cibo così particolare? «Cosa dire della pizza? Si sono scritti interi libri sulle sue origini»: questo è vero ma da ogni spunto ne nascono altri. Sicuramente questo libro ha le pizze non come centro e punto di arrivo, piuttosto come punto d’avvio per parlare di una storia, la storia de L’Antica Pizzeria da Michele e con essa delle storie, o meglio, dei frammenti di storie, della famiglia Condurro. I legami fra la famiglia Condurro e l’arte della pizza affondano le loro radici dal XIV secolo e mano a mano si intrecciano costantemente con passione e dedizione. La passione, l’amore che la pizza trasmette a chi la gusta è un altro dei temi ricordati nel libro: tramite alcune citazioni tratte dalle parole di Ernesto Benabò Silorata, l’autrice del libro, Laura Condurro, ricorda come la pizza comunichi «una sensualità latente» fatta di morbidi contorni, rotondità, caldi approcci sensoriali. Parte del libro è poi dedicata ai rapporti intercorrenti fra la famiglia Condurro e i fornitori delle materie prime della loro pizzeria: è così che si aprono paragrafi sull’Azienda Caputo e le sue farine, sulla famiglia dei Fusco e la loro Fior d’Agerola, sulla famiglia Fortunato con i Pomodori Solea, sulla Ditta Fratelli Masturzo e il loro olio, e sulle famiglie Terzo e Abagnale con i loro vini della loro FloraMI. Con un’indagine statistica e socio-culturale, a cura di Rosa Vieni, si conclude il libro, corredato da alcune immagini in appendice: Album di famiglia. Ancora una volta un titolo eloquente: Album di famiglia, una famiglia di pizzaioli che della ricetta della pizza napoletana si dichiarano […]

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Libri

Le Macerie prime di Zerocalcare e i nostri demoni

Edito da Bao Publishing, Macerie prime è il nuovo libro di Zerocalcare che torna in vetta alle classifiche dopo i successi di Dimentica il mio nome e Kobane calling. Zerocalcare, al secolo Michele Rech, è uno dei fumettisti italiani più apprezzati. Negli ultimi anni, grazie ai suoi lavori, migliaia di lettori si sono avvicinati ai “disegnini”, come li definisce lo stesso autore, capendo che le tavole di una graphic novel possono essere belle quanto le pagine di un romanzo. Il successo di pubblico è stato poi consacrato dal riconoscimento della critica quando Dimentica il mio nome è stato preso in considerazione per il Premio Strega. Chi ha letto tutti i lavori di Zerocalcare sa bene quanto le opere siano progressivamente migliorate negli anni constatando una crescita artistica notevole. Dopo aver dimostrato una maturità artistica, Zerocalcare torna al racconto della quotidianità per riflettere su quanto sia difficile crescere e cambiare. Cosa sono le Macerie prime? «Se penso che le persone con le quali sono cresciuto – persone migliori di me che ancora adesso, quando parlano, prendo appunti per segnarmi le cose da dire nelle interviste – fanno l’inventario di notte nei supermercati, l’unico modo che ho di rappresentare le loro vite è questo: un mondo di macerie». Sebbene l’intento dell’autore non sia quello di comporre un ritratto generazionale, Macerie prime è il miglior modo per capire la precarietà di chi ha dai venti ai quaranta anni. Non si pensi però ad una lettura noiosa ed angosciante, perché Zerocalcare non si sofferma su stereotipi o complesse dinamiche sociali ma propone dialoghi semplici e diretti. Il punto di forza di Macerie prime sono i personaggi che, esprimendo desideri e aspirazioni individuali, intercettano  sentimenti, paure e gioie che sono universali. A tal proposito l’autore ha dichiarato: «Ho intervistato i miei amici per fare questo libro ed è stato imbarazzante. Ho il pallino di non voler mettere in bocca alle persone cose arbitrarie o che non pensano o che non dicono. Poi i personaggi sono stati mescolati, alcuni racchiudono anche tre personaggi insieme, oppure ho cambiato dei dettagli in modo tale che tutti possano dire alla loro madre, “Ahò, guarda che questo non sono io!”». Mentre nelle opere precedenti la presenza di un narratore che filtrava gli eventi era costante, in Macerie Prime Zerocalcare fa un passo indietro per dare vita ad un’opera corale. Finalmente il lettore ha la possibilità di capire chi sono realmente Secco e Cinghiale, personaggi storici che in questi anni sono cresciuti e cambiati. Il pretesto per conoscere meglio tutti gli amici di sempre è il matrimonio di uno di loro che porterà Zerocalcare a riflettere su quanto il successo e gli impegni rendano difficile dedicare le dovute attenzioni agli affetti più cari. È difficile trovare un equilibrio tra persona e personaggio soprattutto a causa delle aspettative altrui. Tra le Macerie si aggirano i demoni che Zerocalcare vuole affrontare Macerie prime è il racconto dei demoni che ognuno di noi deve costantemente affrontare per crescere. Ma di cosa si nutrono i nostri […]

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La scrittura come vita: Jimmy l’Americano di Roberto Todisco

Perché scriviamo? Perché «mi viene naturale», perché «mi aiuta sfogare i problemi su carta», perché «poi sto meglio». Solo alcune delle risponde tradizionali a questo quesito di non facile risoluzione. Roberto Todisco ci ha riflettuto molto: un viaggio interiore, e non poca esperienza alle spalle, oggi lo portano a rispondere con una certa fermezza. Roberto scrive perché «scrivere è una maniera di vivere tante vite, una vita duplicata all’infinito». Quando scrive, entra nella parte, nel mondo da lui creato, un universo che si affaccia su epoche diverse, dalle quali trarre tanto le verità della grande Storia, quanto le piccole sfaccettature della vita di ogni giorno. In questa prospettiva Roberto Todisco, giovane scrittore napoletano, ha presentato con il supporto di Deborah Divertito della cooperativa di promozione editoriale Se.Po.Fa. e Martina Romanello dell’associazione Gioco, immagine e parole il suo romanzo d’esordio nel mondo editoriale nazionale: Jimmy l’Americano. Ad accompagnare la presentazione, varie sezioni di reading dei passi memorabili dell’opera di Roberto, vestito per l’occasione come tutti gli altri relatori in tema anni ’30. Ma facciamo un passo indietro. Chi è Roberto Todisco? Debuttante nel circolo letterario nazionale, il nostro autore napoletano ha rapporti con la scrittura fin dalla folgorazione, avvenuta sfogliando i Racconti di Hermann Hesse. L’esercizio della lettura lo ha condotto nei primi anni di liceo all’approccio alla poesia. La tensione continua alla riscrittura mentale dei romanzi che leggeva ha alimentato il percorso dalla semplice immaginazione di finali alternativi alla realizzazione di opere di stampo totalmente personale, non perdendo mai d’occhio l’obiettivo della scrittura: parlare agli altri. Non concorda Roberto con la corrente di pensiero di coloro che scrivono unicamente per se stessi (se davvero ci sono). È grazie alla sua spinta alla comunicazione che oggi abbiamo di Roberto Todisco esperienze editoriali come Pareva un destino, racconti brevi, vincitore della menzione speciale nella raccolta Radici emergenti, e una raccolta di poesie. Il 9 dicembre si è festeggiato con una presentazione all’avanguardia il debutto del suo primo grande romanzo, pubblicato dalla casa editrice romana Elliot. I contatti ottenuti con la casa editrice di spicco, sono il frutto di un’ulteriore menzione speciale, per la quale Roberto Todisco dovrebbe essere considerato un vanto del panorama culturale napoletano, finalista dell’edizione 2017 del Premio Letterario “Italo Calvino“. Jimmy l’Americano: l’opera Dopo un lungo e intenso lavoro di editing, iniziato immediatamente dopo la premiazione, in questi giorni ha visto la luce Jimmy l’Americano. L’opera si ambienta negli anni trenta del ‘900, per quanto sia ricca di riferimenti dinamici nei periodi storici precedenti e successivi. Il carattere storico è la cornice dei suoi personaggi, tra i quali spicca Giacomo, detto Jimmy o l’Americano per il suo sogno, quello di trovare finalmente un luogo che rispecchi il suo modo di essere, da lui rintracciato nel Nuovo Continente. Un sogno che si rispecchia in un’accesa determinazione in ogni aspetto della vita, anche nell’amore, quell’amore che porta allo struggimento, o, come poi comprenderà dai suoi studi di medicina, alle extrasistoli. Jimmy è piacente, è cucito nella trama di un amore impossibile […]

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Tu che colori la mia ombra, il secondo romanzo di Elle Eloise (Delrai Edizioni)

Tu che colori la mia ombra della talentuosa autrice italiana Elle Eloise, è il secondo romanzo – il primo è Apri gli occhi e comincia ad amare – della serie How to Disappear Completely pubblicato da Delrai Edizioni – il terzo e ultimo, Il tuo sorriso controvento, è uscito lo scorso luglio. Nonostante si tratti di una serie, i tre romanzi sono, in realtà, autoconclusivi e il fil rouge che li accomuna è la presenza in essi di tre personaggi principali su quali Elle Eloise ha costruito ciascuna storia. Tu che colori la mia ombra è incentrato su Paolo – incontrato nel primo libro – un ragazzo turbolento e infelice, rientrato in Italia dopo aver salutato la sua amica – ed ex cotta – Sara che ha lasciato in Austria intenta a ricostruirsi una vita con il suo ragazzo Isaak. Paolo è distrutto, solo, perseguitato dagli incubi sulla morte dell’amica Monica, con la quale aveva una storia, incapace di andare avanti come stanno facendo gli altri per non mancare di rispetto a lei che è scomparsa tragicamente così presto, così giovane. Sarà una vecchia conoscenza, Noemi, rincontrata per caso – o per uno strano scherzo del destino – ad aiutarlo a ricominciare a vivere non senza dover però affrontare e superare le tante difficoltà che incontreranno lungo questo cammino che li porterà inevitabilmente a legarsi l’uno all’altra. Tu che colori la mia ombra è il secondo romanzo di Elle Eloise pubblicato da Delrai Edizioni In Tu che colori la mia ombra, edito dalla casa editrice Delrai Edizioni, Elle Eloise propone una storia coinvolgente che, dalle iniziali tinte fosche dei primi capitoli, si evolve colorandosi vivacemente come il cielo dopo una tempesta. Ed è proprio la tempesta emotiva uno dei temi centrali da lei trattato e sviluppato nel suo romanzo con i personaggi – anche quelli secondari rivestono un ruolo importante per raggiungere questo scopo – che si lasciano andare alle loro emozioni vivendole appieno e intensamente. Ottima anche la scelta di affidare la narrazione a Paolo e Noemi che alternano le loro voci esprimendo ognuno le proprie sensazioni riguardo le situazioni che li vedono coinvolti sia direttamente che indirettamente. Questi due ragazzi, con un vissuto problematico e non certo facile come facile non sarà il loro percorso insieme, mostrano ai lettori il loro meglio e, soprattutto, il loro peggio senza lasciare nulla nell’ombra. Le loro storie passate e quella presente che li vede scoprirsi e unirsi, scorrono fluide dinanzi agli occhi di chi le legge grazie a uno stile lineare e mai appesantito che attraversa e fa vibrare senza sosta in un continuo crescendo le oltre 400 pagine di cui si compone il libro. Tu che colori la mia ombra è un romanzo penetrante da – letteralmente – divorare dal primo all’ultimo capitolo perché pieno di vita e, soprattutto, di speranza; una coloratissima speranza capace di illuminare anche le tenebre più oscure che si annidano nell’animo umano.

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Dark Harlem: la Fazi Editore ci porta nella Harlem anni Venti

La Fazi Editore ripropone – nell’ambito della collana “Darkside” – Dark Harlem (traduzione di Pietro Meneghelli) di Rudolph Fisher, primo poliziesco scritto da uno scrittore afroamericano e uscito per la prima volta nel 1932. Siamo ad Harlem, quartiere di Manhattan nella città di New York, che registra la presenza di molti afroamericani, e dove ha avuto luogo la “rinascita di Harlem”, movimento culturale che ha visto la nascita di produzioni artistiche musicali, in particolare del jazz. Siamo negli anni Venti del Novecento, quasi al termine della Jazz Age. Un medium afroamericano, Frimbo, molto conosciuto e apprezzato ad Harlem per le sue qualità di veggente, viene trovato ucciso mentre prevede il futuro di un cliente. Investigano sul caso il detective Perry Dart e il dottor Archer, chiamato in soccorso da Jenkins, l’ultimo cliente di Frimbo. Archer trova un fazzoletto nella gola del medium e viene trovata una mazza da baseball sporca del sangue di Frimbo, ferito alla testa. Il caso sembra facile, quasi tutti gli indizi cadono su Jenkins, ma poi subentrano nuovi elementi. Frimbo era odiato dalla malavita locale che in quegli anni era molto radicata ad Harlem, perché vinceva spesso alla loro lotteria clandestina, i cosiddetti “Numeri”. Molti sono i nemici di Frimbo e gli investigatori allungano la lista dei sospettati con la figura di Hicks, che vuole vendicare il fratello, secondo lui ucciso dalla maledizione che Frimbo gli aveva precedentemente lanciato. Mentre sono ad un passo dalla soluzione, scompare il corpo del medium. Chi ha trafugato il cadavere? Cosa è accaduto? Il mistero è da ricercarsi nella personalità di Frimbo, un personaggio molto sui generis e con una personalità dalle mille sfaccettature, non a caso la vicenda si concluderà con un eclatante colpo di scena. L’indagine è intervallata dai racconti esilaranti che riguardano alcuni dei sospettati, come Bubber, detective da quattro soldi che si occupa di mariti fedigrafi e di amori clandestini nonché compagno di merende di Jenkins, il principale sospettato. Dark Harlem di Fazi Editore, un viaggio nella cultura afroamericana Dark Harlem è un viaggio tra le strade del quartiere, in un’epoca dove trionfa la criminalità locale, tra sale da biliardo e scommesse truccate, ma si respira anche la cultura afroamericana, ancora troppo ingombrante per l’epoca pur se estremamente ricca, soprattutto dal punto di vista musicale. Il libro è ben scritto, usa un linguaggio umoristico ed è piacevole da leggere anche perché permette di conoscere Harlem, la cui storia viene raccontata proprio al termine del libro.

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Van Helsing: via alla saga di Gianmario Mattei

Van Helsing – Una questione di famiglia: questo il titolo dell’opera di Gianmario Mattei, primo capitolo di una saga gothic-horror firmata Edizioni 2000diciassette, presentata sabato 2 dicembre al ‘Paiolo’ di Telese Terme, con la partecipazione di Pasquale Carlo (giornalista Il Mattino), Maria Pia Selvaggio (Direttore Editoriale Edizioni 2000diciassette), Marzio Di Mezza (giornalista Direttore neifatti.it), Rosa Caruso (blogger La Fenice Magazine) e del Delegato alla Cultura del Comune di Telese Terme, Giovanni Liverini. L’evento ha previsto la visione di un trailer realizzato da Gaia Studio, accolta in maniera entusiasta dal pubblico, e un’introduzione di Pasquale Carlo, che ha evidenziato quanto Edizioni 2000diciassette, casa editrice telesina nata l’anno scorso per la ferma volontà di due donne, Maria Pia Selvaggio e Maria Grazia Porceddu, e con all’attivo già diciassette uscite, abbia portato una ventata di aria nuova nel territorio in un periodo asfittico. La Selvaggio ha poi introdotto Van Helsing – Una questione di famiglia e si è definita ‘conquistata’ sia dall’entusiasmo dell’autore Gianmario Mattei, che ha convinto Edizioni 2000diciassette a scommettere sull’opera, sia dall’originalità di cui essa si fa portavoce, per l’approccio originale allo sviluppo in chiave romanzesca dell’eterno scontro tra Bene e Male. Van Helsing, infatti, ripropone questo tema in una delle storie più accattivanti della letteratura, quella di Dracula di Bram Stoker, che ha consacrato il personaggio del ‘vampiro’ nell’immaginario collettivo come incarnazione di tutte le pulsioni perverse dell’animo umano e che, a seconda delle varie epoche e delle varie voci, è stato dipinto come disumano, seduttivo, romantico. Mattei, nondimeno, rovescia gli equilibri e sceglie di narrare la storia di Boudjewin Van Helsing, antenato di Abraham, antagonista del conturbante Dracula di Stoker. Il Male non cambia nei secoli ma cambia la maniera in cui si presenta In Van Helsing lo scrittore racconta il Male visto con gli occhi di un uomo del ‘400, già singolare perché si affida alla ragione e non alla fede, come le consuetudini tardo medievali avrebbero fatto invece presagire, e che, coinvolto in una tragedia immane, decide di intervenire, restando fedele a se stesso, avvicinandosi quindi al mondo soprannaturale usando la ratio e perseguendo rettitudine e verità. L’indagine del periodo storico entro cui si svolge la storia narrata e della genesi letteraria di Van Helsing  diventano, dunque, imprescindibili per lo scrittore. Mattei ambienta la sua vicenda tra il 1396 ed il 1470 in Olanda, paese laico, pur sotto il controllo del duca di Borgogna, che gode di un fiorente commercio mercantile in un momento i cui altri Paesi, al tramonto del Medioevo, subiscono le conseguenze distruttive della guerra dei Cent’anni. La Storia interviene anche nell’indagine su Vladislav III Hagyak (Vlad), figlio di Vlad II Dracul, voivoda di Valacchia e membro dell’Ordine del Drago, fondato per proteggere il cristianesimo nell’Europa orientale ma noto anche come Țepeș (in rumeno: l’Impalatore), per la predilezione ad impalare i nemici. La sua brutalità e il suo patronimico lo rendono una fonte d’ispirazione accattivante per Stoker nella creazione del protagonista  di Dracula (1897). Dal punto di vista letterario, invece, al contrario di quel che accade col Frankenstein, o il moderno Prometeo (1818) di Mary Shelley, […]

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Recensioni

Black Metal il fumetto: gemelli Stronghand vs gli Inferi

Due gemelli metallari alla conquista degli inferi: ecco la trama in sintesi di Black Metal il fumetto di Rick Spears e Chuck BB, uscito il 6 novembre per la Diabolo Edizioni. Primo volume di tre, ha per protagonisti i gemelli Shawn e Sam Stronghand, metallari da stereotipo: ragazzi appassionati di black metal, infastiditi dalla vita quotidiana, pagani, sovversivi, violenti e avversi all’igiene. Orfani, hanno un passato difficile ma in fondo sono dei bravi ragazzi, pronti a lottare per salvare il mondo, specie se è quello infernale. Infatti la loro vita prosegue nella routine quotidiana fino all’ascolto un disco dei Frost Axe, che cambierà il loro destino e li coinvolgerà nel compimento di un’antica profezia. Si troveranno così tra band metal, divinità nordiche e demoni a dover combattere contro entità demoniache varie per il controllo dell’inferno. Black Metal il fumetto: metallo per ragazzi A dispetto dei fiumi di sangue e metallo che scorrono tra teste mozzate ed esplosioni, Black Metal è un fumetto per ragazzi. Il tono è generalmente leggero, non da una storia seria: in Black Metal vediamo divinità infernali provocate con insulti infantili e concerti nel profondo dell’aldilà. Resta godibile anche da lettori “più grandi”, che ne possono cogliere il lato ironico e i tratti assurdi: è anche una parodia delle storie ambientate nelle scuole a stelle e strisce quando ne riprende alcuni punti rivedendoli in “chiave metallara”. Al posto dei ragazzi studiosi tormentati dai bulli abbiamo i due gemelli: una carriera scolastica che è una fedina penale, con il bullismo stroncato a suon di vassoi in faccia. Non possono mancare il primo appuntamento con gita in barca, ovviamente sullo Stige e in compagnia di Caronte, o il viaggio on the road, su una macchina rubata in cerca di una band di black metal. Per il resto è un coinvolgente fumetto di avventura, disegnato solo in bianco e nero, perfetto per un ambientazione da “black metal” tra primi piani di chitarre e battaglie all’ultimo sangue. Il tratto di Chuck BB è più che adatto a trasmettere al lettore il frastuono della musica metal, colonna sonora del fumetto e a disegnare scene di combattimenti coinvolgenti quanto appariscenti. La storia di Chuck Spears riesce ad essere leggera senza annoiare il lettore, anzi coinvolgendolo fino al finale con un inatteso colpo di scena. In definitiva Black Metal è un buon fumetto per ragazzi, specialmente se appassionati di musica metal e fumetti d’azione. Francesco Di Nucci

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Libri

La ferina levità di Certe stanze di Anna Marchitelli

Volendo utilizzare le parole dello scrittore Massimiliano Virgilio, Anna Marchitelli, «poetessa-scurpiona» nella sua prima raccolta di poesie Certe stanze ha realizzato uno «zodiaco di parole». I lettori, «disarmati e nudi», come al momento viscerale della nascita, devono vagare in questa realtà oscura, dal gusto misterico, spesso macchiata di sangue, sudicia di fango, cercando di decifrare segnali, immagini bestiali che poco avranno delle feroci fiere di Dante o degli animali guida dei racconti fantastici. L’uomo è bestiale in quanto simile a questi animali, gli animali sono sempre più bestiali perché ricordano l’uomo. Il lettore che abbia conosciuto Anna Marchitelli e la sua raccolta poetica Certe stanze all’incontro di presentazione avvenuto nell’angolo letterario di LaterzAgorà presso il Teatro Bellini, non potrà che ricordare la grande interpretazione degli attori, con l’accompagnamento musicale, e quello dell’autrice stessa. Le loro voci risuonano nella mente nella lettura di ogni poesia. La forza di Anna Marchitelli risiede però nella capacità di comporre una raccolta che di per sé ha già una voce acuta, disarmante, piena, che ingombra le pagine di per sé quasi spoglie, fatta eccezione per le composizioni di una maggiore estensione. I versi vengono recepiti come urlati, un grande grido alla vita, all’amore, al mistero che si cela nelle nostre viscere, alla profondità intesa non solo come spessore psicologico, ma anche come spessore cutaneo, quello che è dentro di noi è analizzato dalla prospettiva anatomica. «Corpi concavi, accoglienti e ferini, voluttuosi e feroci, come può essere il corpo di una donna», citando ancora la Prefazione di Massimiliano Virgilio. L’attenzione riposta nella figura femminile e nel suo corpo come caverna, probabilmente dettata dalle vicissitudini biografiche della Marchitelli, cornice e causa di quel periodo della sua vita, parte dalla visione predominante nelle prime composizioni della raccolta, quella della Grande Madre, alla ricerca della Grande Madre che risiede in una donna piccola piccola, quella stessa donna che ha sposato un cavallo, come recita una poesia dell’ultima sezione della raccolta. La divisione in quattro sezioni non prevede un riferimento tematico netto. Il primo impatto è quello con la ferinità, quella che non conosce genere o età, ma che alberga in ognuno. La nostra unica possibilità di conoscenza completa di noi stessi è quella di immergerci nei nostri umori, superando l’epidermide e penetrando nelle viscere. La sintonizzazione con la natura è progressivamente illustrata nella prima sezione, Ferina Levità, nella quale non mancano rifermenti espliciti alla natura che circonda immediatamente la scrittrice: quella di Napoli. «Messo a bollire il sangue nel Vesuvio/l’ha riversato nelle arterie» scrive Anna Marchitelli Il virtuosismo della Marchitelli sta nel non citare mai in modo esplicito la città, ma nel ricollegarsi a essa con elementi che la caratterizzano, creando quasi un linguaggio in codice che solo chi abbia vissuto sulla propria pelle la Città potrà davvero recepire. La pelle salata dalle acque del Golfo, salsedine tra capelli di «sirena e seni scoperti», bollore della lava nelle vene di strega, ma anche nel sangue della sacralità profana di San Gennaro. Napoli si nasconde tra le pieghe, se ne […]

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Interviste emergenti

Sangue di lupo: l’alchimia di Borghetti

Sangue di lupo di Cristian Borghetti, autore poetico e visionario dei nostri tempi (tra le opere scritte, Le cabinet Masson, Phobia, Hawthorn Bend), ci conduce dentro scenari immaginari vissuti tra la magica città di Praga e la riva del Moldava. Un tragico omicidio di sangue può assumere ben altro significato se osservato dagli occhi di un lupo, animale libero e in perfetta simbiosi con l’ambiente naturale. L’incontro tra una ragazza dai capelli rossi, Rozovi Kriz e un lupo bianco, Rosen Wolfenkreuz, genera un delitto che in chiave filosofica rappresenta la conoscenza e il passaggio a uno stadio evolutivo successivo dell’antica sapienza alchemica rosacrociana. Il lupo bianco, la giovane ragazza e il maestro di conoscenza Christian Rosenkreuz (fondatore dei Rosa+Croce) sembrano incarnare un unico ed indivisibile spirito di conoscenza. Il lupo iniziato dal maestro insegue la sua preda Rozovi che rappresenta il pasto della conoscenza e l’amore incondizionato, attraverso il quale la morte genera la rinascita. I segreti della Mala Strana si materializzano nella città di Praga, dove il tempo sembra essersi fermato tra le impercettibili ombre notturne e il bianco candore della neve, dove l’attimo diviene eternità, il lupo uccide la sua preda per amore di conoscenza e il suo pelo si tinge di sangue che, come l’oro, simboleggia le nozze alchemiche. Gli attimi interminabili vissuti dal lupo in compagnia della ragazza sembrano reali ed oltre l’immaginazione, ma spesso tra realtà e sogno non esiste un confine stabilito. Sangue di lupo di Cristian Borghetti, l’intervista Incontriamo Cristian che ci rivela alcuni aspetti del suo racconto: Ciao Cristian ben ritrovato, ti avevamo lasciato sul circuito automobilistico britannico di Brands Hatch con Hawthorn bend per ritrovarti a Praga con il tuo ultimo racconto Sangue di lupo. Contesto diverso, ma con la medesima vena letteraria. Cosa in particolare ha ispirato la tua storia ambientata in una delle città più magiche d’Europa? C.B. – Sangue di lupo fa parte di una serie di racconti brevi, ambientati in diverse capitali europee. In queste storie, ho voluto sondare l’animo umano, rappresentando il protagonista, uomo, con i tratti tipici di un animale. La prima di queste storie fu “Gideon, il pellicano di Londra”, pubblicato nella raccolta Horror Polidori vol. 2. Quando mi è venuta l’idea del lupo, la mia mente si è rivolta a Praga, la città magica, capitale degli alchimisti sotto l’imperatore Rodolfo II. Sangue di lupo si ispira chiaramente al simbolismo dei Rosa+Croce ed ad alcuni suoi passaggi da uno stadio evolutivo all’altro. Qual è stato l’elemento determinante che ha generato convergenza tra il mondo animale legato alla natura e la filosofia rosacrociana legata all’universo alchemico? C.B. – Il movimento Rosa+Croce ha fatto suo il principio alchemico per cui il Piombo può essere trasformato in Oro, applicato alla condizione umana. Attraverso le fasi alchemiche l’uomo rozzo (Piombo) si distrugge per rinascere uomo nuovo (Oro). È un ciclo che si ripete e porta l’individuo ad evolversi per essere migliore. L’essere umano però è fallibile ed il processo di evoluzione può essere influenzato da fattori esterni. Il lupo […]

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Marsilio editori e la “Disinformazia” di Nicodemo

Quello di Francesco Nicodemo, edito da Marsilio editori nel 2017, è uno dei classici libri difficili da recensire proprio perché di classico non ha niente. L’acume e il prezioso criticismo del suo autore rendono questo saggio, spiazzante per le complicate verità che rivela con semplicità, un prodotto atipico. Disinformazia è il solo titolo con cui avrebbe potuto battezzare quello che è un piccolo regno dell’informazione e della disinformazione. Nicodemo farcisce ogni rigo con la sua perizia nella comunicazione e nell’innovazione digitale, in quanto membro dello staff del Presidente del Consiglio. Con scrupolosità immette i suoi lettori nella dimensione labirintica della comunicazione digitale, smascherandone i luoghi comuni, i rischi e le controversie. Diagnostica i tumori della nostra società, planando dall’alto su contraddizioni e nefandezze di un’era assuefatta dai privilegi e dalle condanne del web. Ma è anche un insider, avviluppato in prima persona dai circuiti della comunicazione di massa. La sua analisi puntuale delle menzogne che alimentano il web e che sono alimentate da esso non gli impedisce di cogliere l’indiscussa utilità dell’informazione digitale. Non idealizza né demonizza l’uso del web e dei social media, piuttosto ci insegna come farne un uso lungimirante. Il web sa tanto di noi, noi così poco del web In primo luogo Nicodemo, autore di Marsilio Editori, delucida ai suoi lettori alcuni meccanismi base, come il funzionamento dei motori di ricerca di internet, settati su algoritmi, che orientano le informazioni verso una lettura unilaterale della realtà. Gli algoritmi, strutture fondanti dei social networks, hanno la funzione di catalogare e filtrare i contenuti in base alle preferenze degli utenti, manifestate mediante gruppi o pagine o utenti ricercati. Le notizie vengono disposte nell’ordine ritenuto gradito o utile, con il beneficio di accorciare i tempi di ricerca. Tuttavia la conseguenza più incriminabile – tanto da aver sviluppato la questione della responsabilità algoritmica – è la creazione di un ambiente isolato in cui coesistono solo persone che pensano le stesse cose, con una visione partigiana della realtà. L’effetto collaterale è la formazione di tribù virtuali, all’interno delle quali si compie un errore di generalizzazione poiché si ritiene che il pensiero di una fetta di umanità coincida con quello dell’intera umanità. Il web ci mostra il mondo bianco o nero, polarizzando le nostre percezioni. Adescati da questa trappola sordida, si rischia di abbracciare l’omofilia, ovvero la tendenza umana ad associarsi a chi è simile. Per Nicodemo l’utente è un moderno Narciso: avverso al dissenso, a caccia dell’approvazione altrui – di cui l’emblema più significativo è il like – dà forma a un nuovo tipo di egotismo. Non si cerca più il confronto, ma l’autoconferma. Per combattere la disinformazione… qualche informazione in più Due i concetti fondamentali per potersi tutelare dalle insidie di internet: quello di echo chamber e di filter bubble. Dalle echo chambers, camere di risonanza autoreferenziali dove sono presenti solo persone e attività che rispecchiano le nostre preferenze, dipendono strettamente le filter bubbles, invece definite “ecosistemi informativi personali costruiti dagli algoritmi che ci isolano da ogni cosa che è conflittuale rispetto […]

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