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Eroica Fenice

La categoria Interviste vip contiene 599 articoli

Interviste vip

Sergio Mari l’ex calciatore diventato scrittore

Sergio Mari è un ex calciatore diventato attore e scrittore. Ho avuto la possibilità di intervistarlo, dopo aver letto uno dei suoi libri,  Racconti,  una raccolta nella quale è sempre forte l’attenzione al mondo del pallone. Il calcio ma anche altri temi quali la musica, la radio, i concerti con gli amici. Tutto scritto in veste di racconto, in cui passato e presente coincidono, l’uno nelle rimembranze dell’altro. Dopo quindici anni di carriera calcistica si è reso conto di aver  vissuto in una sorta di “gabbia”. Più che un’intervista è stata una chiacchierata piacevole con una persona dotata di forte simpatia. Sergio Mari, l’intervista Come hai scritto nella Prefazione del tuo libri “Racconti”, “il futuro che ti era davanti, quando in punta di piedi hai dato le spalle a pallone, ti prometteva altre stelle, tra cui un mare dove nuotare tutti i giorni”, questa affermazione è sicuramente metafora di nuova vita, di una nuova esistenza. Cosa hai voluto affermare già nelle prime pagine del tuo libro, affidandoti a una metafora così evocativa? Era il mare sereno del futuro a cui facevo riferimento, quello che immaginavo di vedere dopo aver preso la decisione di lasciare il mondo del calcio. Era un’immagine ottimistica: chissà, ancora, cosa mi accadrà di bello? Quando si è giovani non si sta molto sul presente, si viaggia con la fantasia, troppo forse; amiamo il domani, l’anno prossimo, il futuro ce lo prospettiamo molto più bello dei giorni che stiamo attraversando. Con gli anni, invece, mi sono reso conto che l’armadio, dove avevo riposto i ricordi del calcio e che avevo messo solo in un angolo del mio cervello, l’ho dovuto riaprire. Erano là dentro le cose migliori, le gioie, le persone belle che avevo conosciuto. Il futuro che avevo atteso non mi aveva regalato, nell’attraversarlo, le stesse gioie che mi aveva riservato il passato. Non è stato un gesto nostalgico il mio, ma solo un recupero oggettivo, un giusto riconoscimento a un mondo, quello del pallone, che mi aveva permesso di crescere e a cui avevo dato un’importanza limitata. La mia introduzione al libro suona come un: “Scusate, mi sono sbagliato, riparliamo dei miei anni di calcio.” Certo, poi, per parlarne lo faccio a modo mio, senza santificarmi per il calciatore che sono stato, ma cercando di mettere in evidenza aspetti psicologici che il pubblico sportivo non può conoscere e parlando di personaggi finiti troppo presto nel dimenticatoio. Che tipo di autore è Sergio Mari? Mi spiego meglio, leggendo si possono notare le varie caratteristiche degli autori, vi sono quelli molto selettivi, quelli metodici, quelli fantasiosi, quelli critici. In che categoria ti poni? Sono ipercritico di me stesso, mai contento di quello che scrivo, almeno nelle prime tre stesure di un libro o di un racconto. Di solito alla quarta mi piaccio. Ho una mia tecnica, ma non un metodo, nel senso che posso stare giorni senza scrivere, perché sto elaborando i temi, le scene, l’ambientazione, i dialoghi, per poi mettere il fiume di idee su carta. […]

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Libri

“La Primula Rossa” di Emma Orczy: una spy story del Settecento

La Primula Rossa è il primo volume di un ciclo di dieci romanzi dedicati all’omonimo personaggio, scritto nel 1905 dalla baronessa britannica di origine ungherese Emma “Emmuska” Orczy. Oggi Fazi Editore sceglie di riproporre quest’opera, scommettendo su un classico il cui percorso letterario e pubblicitario sembra ripercorrere le traversie del protagonista. Ad inizi ‘900 La Primula Rossa viene diffuso in fascicoli, seguendo le consuetudini del tempo, e suscita un notevole interesse nei lettori. Nel 1917 viene portato sullo schermo ma il primo film di successo ispirato a La Primula Rossa risale al 1934 e ha come protagonista quel Leslie Howard, che fu l’insignificante Ashley nel colossal Via col vento. In Italia, l’opera esce per la prima volta come romanzo mensile del Corriere della Sera nel 1910 e in volume per Salani nel 1930. Seguono la ristampa integrale negli anni ’60 per la Biblioteca Romantica Sonzogno, la ripubblicazione del primo volume negli anni ’90 per la Newton & Compton e la nuova versione cartacea nel 2012 di Salani. Fino ad oggi, gli altri romanzi di  Emma Orczy pare siano praticamente introvabili. “La cercan qui, la cercan là, dove si trovi nessuno lo sa. Che catturare mai non si possa, quella dannata Primula Rossa?” Parigi, settembre 1792. La Rivoluzione francese ha rovesciato l’ancien régime e il motto Liberté, Égalité, Fraternité infiamma i cuori del popolo che da secoli non aspetta altro che vendicarsi degli aristos. Mam’zelle Guillotine reclama ogni giorno vittime tra le sue braccia e, quando cessa la sua spaventosa attività, l’attenzione popolare si sposta verso le varie barriere della città, che la noblesse cerca in tutti i modi di oltrepassare. Travestimenti, trucchi e pretesti tuttavia non bastano perché, tra gli sghignazzi dei popolani, i tentativi di fuga vengono quasi sempre scoperti. I soldati della Repubblica, impegnati a scovare i fuggiaschi e puniti con la vita se falliscono in questa loro missione, sembrano avere un solo tormento: una misteriosa associazione segreta “d’inglesi dotati di audacia e astuzia senza pari” è riuscita più volte a far attraversare la Manica a famiglie nobili già condannate a morte, permettendo loro di raggiungere l’Inghilterra o altri Paesi e cercare da lì di salvare il re e altri nobili o di insorgere contro la Repubblica francese. A capo di questa lega c’è un personaggio di cui non si conosce praticamente nulla, la Primula Rossa, chiamato così per il fiore che lascia ogniqualvolta gli riesce un salvataggio. In Inghilterra è acclamato come un eroe e le donne ne sono affascinate. Tra loro anche Marguerite St.Just, un tempo nota attrice della Comédie- Française e ora sposa del nobile inglese Percy Blakeney, odiata dagli aristos ma temuta per l’amicizia intima che sir Percy coltiva con il principe del Galles. Bizzarra la natura del matrimonio dei due: lei, “la donna più intelligente e affascinante di Francia” e lui, irritante e vanesio, che sembra divertirsi solo con moda e canzoncine, come quella sull’inafferrabilità della Primula Rossa, inventate per intrattenere i suoi ancor più insignificanti amici. Proprio il mistero che circonda questa figura e la facilità con […]

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Recensioni

“Diamante”, la Napoli raccontata da dodici autori e Pietro Nardiello

Diamante, viaggio nell’anima di Napoli è una raccolta di racconti, a cura di Pietro Nardiello, pubblicata da Alessandro Polidoro Editore. Dodici autori si sono uniti per dare un’unica voce narrante ad un città che ha troppe cose da raccontare. L’unione delle penne degli scrittori ha generato una fotografia dai diversi stili espressivi che rimanda al lettore una sola immagine da analizzare. Perché Napoli è così importante per l’umanità? Quale rapporto hanno le persone con questa città? I racconti della raccolta si focalizzano su diverse tipologie di uomini, donne e bambini che hanno trascorso almeno una parte della loro vita nella metropoli dalle molteplici interpretazioni. Facile è amarla, difficile dimenticarla, semplice provare rancore nei suoi confronti. Parthenope è una giovane ribelle che si adatta a tutto ciò che la circonda ma che pochi riescono a comprendere del tutto. Dodici storie illuminate dalla luce di un Diamante prezioso e irripetibile “Napoli è una donna spietata che non ti chiede di restare: ti manda via condannandoti ad avere sempre voglia di lei. Ne sei fiero e te ne vergogni”. Ogni napoletano ha un rapporto personale con la città di Napoli, ogni uomo del mondo che è passato di qua ha fatto l’amore con questa sirena meravigliosa, litigando con lei subito dopo aver consumato l’amplesso. Un senso di vuoto allo stomaco assale chi ha scambiato la propria pelle con i suoi vicoli. Lo sa bene Domenico che un giorno ha deciso di partire per diventare un giornalista di documentari. Napoli è dispettosa, si ripete nei suoi viaggi. Da lontano la desidera con moderazione, consapevole del fatto che troppo desiderio può portare al dolore. C’è invece chi sceglie di restare in quei luoghi antichi guidato da una tenacia indistruttibile. Nata del tufo è un racconto che ha per protagonista una donna appassionata. Il tufo è la pietra che la sta conducendo verso il raggiungimento di nuove e importanti scoperte scientifiche. Una pietra che Napoli sa custodire e che conserva la memoria di un’intera popolazione. I volti della città rimangono impressi sulle immagini dei protagonisti delle storie di Diamante in un susseguirsi di parole avvincenti, flussi di coscienza e memorie sbagliate. Il Nero di seppia che oscura il cuore di un pittore lo porta a sopportare a fatica il caos della città dopo la perdita della donna che amava. Nara, invece, vive a Volterra e Come una foglia si lascia trasportare dal vento e dalle fantasie che coltiva su Napoli. La sua vita scorre tranquilla nell’attesa degli incontri con suo figlio Luca, un musicista che conduce la propria carriera presso il Teatro San Carlo. Per Nara Napoli è la città che le ha portato via un figlio ma che ha anche concesso a quel ragazzo la possibilità di coltivare un sogno. La cucina stellata di Ritals è la traduzione gastronomica di una storia di povertà napoletana che si trasforma in emarginazione sociale. Nello parte con una nave verso Parigi e in Francia diventa un pizzaiolo emigrante. La gente lo chiama “rital” (ritaglio) per sottolineare la sua condizione di miserabile. L’uomo riesce a scalare la […]

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Libri

Dietro anime d’inchiostro di Marco Chiaravalle, tra sogno e realtà

Presso la libreria Raffaello sabato 14 aprile si è tenuta la presentazione del libro Dietro anime d’inchiostro, edito da La strada per Babilonia, con la partecipazione di Ida Basile, scrittrice del blog ReadEat – Libri da mangiare e Marilena Cracolici di Marilena’s Journal, insieme al giovane autore Marco Chiaravalle. Dietro anime d’inchiostro e la dicotomia sogno-realtà Uno scrittore intrattiene un rapporto con la scrittura molto particolare, viscerale. Questa necessità può essere definita sempre in maniera diversa, in quanto diverse sono le anime che costellano il panorama della narrativa. E può succedere addirittura che la necessità sia talmente bruciante che a volte si ritiene necessario staccarsene, un po’ come un fumatore che decide di smettere di fumare. Il vizio, pur donando piacere incommensurabile, si converte automaticamente in senso di colpa. È questo che è successo a Marco Bandini, protagonista del romanzo: scrittore appassionato, a causa di un misterioso evento non riesce più a scrivere una sola parola e ciò che prima rappresentava l’unica via di fuga dalla realtà adesso diventa qualcosa di troppo pesante per essere sostenuta. Accanto a lui, i suoi amici Mike e Luca e due ragazze Alice e Michelle. Marco si innamora di Alice, ma nella notte il ricordo della sua ex ragazza Michelle torna a tormentarlo, impedendogli di superare alcuni sensi di colpa e vivere la vita in maniera spensierata. Entrambe sono l’emblema della voglia di andare avanti e delle paure che ci tengono legati e impossibilitati a conseguire qualsiasi passo verso la felicità. Un romanzo onirico, un funambolismo tra sogno e realtà, vita e fantasia, incarnano perfettamente le pagine del racconto, che non disdegna di fare riferimento al racconto di Alice nel Paese delle meraviglie, ma al contempo anche ad aspetti più concreti della realtà, legate alla società: Marco, infatti, stringerà una forte amicizia con due ragazzini rom e li difenderà contro le ingiustizie del campo in cui vivono; non solo, ma anche il terremoto dell’Aquila trova un posto d’onore nel libro. Insomma, Dietro anime d’inchiostro rivela perfettamente il nostro essere in assoluto frammentario, racconta la convivenza di caratteristiche spesso divergenti dentro ognuno di noi, all’apparenza inspiegabili. Dolce e salato, bianco e nero, in noi stessi si contrappongono anime che se fossero d’inchiostro potrebbero essere protagonisti dei nostri romanzi quotidiani. Come va a finire Dietro anime d’inchiostro? E via così, il pomeriggio è scorso tra una domanda e l’altra: il rapporto di Marco Chiaravalle con la scrittura, la presenza della sua personalità all’interno dei vari personaggi e, punto cruciale, il finale. Senza rivelare oltre, Ida Basile ha spiegato che il finale del romanzo è aperto e può essere sottoposto a interpretazioni varie. Il che potrebbe sembrare un aspetto negativo, ma, ha spiegato la scrittrice del blog ReadEat, in realtà invece potrebbe risultare un escamotage per lo scrittore al fine di coinvolgere attivamente il lettore e, attraverso le risposte diverse che coloro che lo leggono si forniscono, ci si può mettere qualcosa della propria anima.  

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Libri

Di niente e di nessuno di Dario Levantino, un romanzo della Fazi Editore

Di niente e di nessuno: il romanzo di esordio di Dario Levantino Alcuni libri cominci a leggerli senza immaginare quanto possano conquistarti, tanto da non riuscire a smettere fin quando non si è giunti all’ultima pagina. È esattamente questo che mi è capitato con un romanzo di prossima pubblicazione edito dalla Fazi editore: Di niente e di nessuno. L’autore, Dario Levantino, nativo della più grande isola del Bel Paese, è un insegnante di lettere ed esordirà in veste di scrittore il 19 aprile. Brancaccio è l’ambientazione in cui si svolgono le vicende del romanzo. E Rosario è il nome del protagonista nato e cresciuto nei vicoli periferici di Palermo, quelli pieni di spazzatura, lasciati un po’ a se stessi, quelli in cui la puzza della cipolla fritta si mescola continuamente all’odore della salsedine che sprigiona il mare. La trama in breve del romanzo di Dario Levantino Figlio unico, Rosario eredita il nome del nonno materno mai conosciuto, quella tradizione diffusa un po’ in tutto il Meridione che permette di identificare dal nome e dal cognome la genealogia familiare, soprattutto in paesini e sobborghi piccoli in cui tutti conoscono tutti. Suo padre è il proprietario di un negozio di integratori alimentari e sportivi, sua madre semplicemente e fortemente una madre; una moglie anche, che ancora ricorda il giorno in cui ha conosciuto il marito, che ancora tesse i fili per creare un maglione di lana e regalarglielo. Rosario è cresciuto nei quartieri suburbani di Brancaccio, lontano dalla Palermo bene, in un posto pieno di scannazzati, tirato su con i valori della parsimonia e del rispetto, ma consapevole che bisogna tirare le unghie per destreggiarsi nel mondo, e mostrare di non avere mai paura, anche quando la si prova. Dario Levantino conquista il lettore Dario Levantino, attraverso uno stile fluido e scorrevole, conquista il lettore che, avido di curiosità, giunge velocemente alla conclusione, vagando insieme a Rosario nei vicoli di Brancaccio, la cui descrizione accurata e minuziosa, permette di catapultarsi pienamente in Sicilia, non quella presa d’assalto dai turisti di ogni parte del mondo, ma quella di tutti i giorni, quella difficile e così vera. Fortemente legato a sua madre, verso cui prova uno sconfinato amore, Rosario non è riuscito negli anni a costruire lo stesso tipo di rapporto con suo padre. La distanza iniziale tra i due arriva al culmine alla fine del romanzo, quando diventa palese che, questa volta, non c’entra nulla il complesso edipico.  Reminiscenze verghiane spuntano fuori nel legame che Rosario instaura con un cagnolino randagio, tali che riportano alla mente quello tra Rosso Malpelo e Ranocchio, perché attraverso quell’avvicendarsi di affetto e crudeltà, Rosario vuole insegnare al piccolo cagnolino a non avere paura di niente e di nessuno, come avevano insegnato a lui in quei sobborghi periferici della bella Sicilia: «Iu un mi scantu di nenti e di nuddu».

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Libri

Papà Uovo, una favola per spiegare la malattia ai bambini

Papà Uovo, la malattia spiegata a mio figlio, della Marotta & Cafiero editori, sarà presentato il 20 aprile presso la Libreria Pacifico di Piazza Dante 32, a Napoli alle ore 18:00. Dopo quasi tre anni dall’uscita di “Mamma Uovo”, “Papà Uovo”, completa il lavoro destinato ai più piccoli. Nel 2015 il bambino protagonista, guidato dalla mamma, cercava indizi per capire cosa le sarebbe accaduto durante le cure. Ricordo gli sforzi degli autori per riuscir a vedere in stampa “Mamma Uovo”, soprattutto la difficoltà legata alla ricerca di un valido illustratore. Gli autori sono Gabriella De Benedetta e Silvia D’Ovidio, entrambe psicologhe, psiconcologhe e psicoterapeute, lavorano con Antonello Pinto, medico, ematologo e oncologo, all’Istituto Nazionale Tumori di Napoli “G. Pascale”. Il gruppo di autori ha realizzato le due pubblicazioni per dare ai genitori uno strumento che consenta di parlare ai propri figli della malattia oncologica. La scelta dell’illustratore che avrebbe dato vita alle immagini dei protagonisti della favola arrivò per caso durante una cena di lavoro alla quale Sergio Staino era invitato. Come spesso accadeva in quel periodo, si parlò anche della futura pubblicazione che tanti grattacapi creava agli autori. Il famoso illustratore e vignettista decise fin da subito di collaborare al progetto e a titolo gratuito come gli stessi ideatori, devolvendo i proventi alla fondazione del Pascale. La favola illustrata riesce ad alleggerire con i suoi bellissimi disegni le difficoltà che nascono nello spiegare ciò che accade durante le battaglie che “i piccoli chemio” devono affrontare nel corpo della mamma e del papà. Papà Uovo assume la valenza di valido strumento per riuscire a parlare ai più piccoli della malattia e soprattutto del suo decorso Gli autori hanno deciso di scrivere due versioni della favola fin dalla fase  progettuale. «Per noi era necessario permettere ai genitori di immedesimarsi al meglio nel racconto. L’idea fin dal principio era di scrivere entrambe le versioni, con il papà o la mamma protagonisti che raccontano al proprio figlio cosa sta accadendo». Nel secondo volume dedicato come il primo ai più piccoli, in maniera diretta ed indiretta, sarà il papà a ricevere le cure chemioterapiche. Il libro è chiaro e preciso, non trascura le informazioni scientifiche, è utilizzabile quindi da chiunque ha bisogno di questo strumento. “Le fiabe non insegnano ai bambini che i draghi esistono, loro sanno già che esistono. Le fiabe insegnano ai bambini che i draghi si possono sconfiggere“. G. K. Chesterton

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Eventi/Mostre/Convegni

“Amori letterari”: Marialaura Simeone alla libreria Controvento

“Amori letterari” di Marialaura Simeone è una di quelle letture da gustare nelle ore di ozio o sotto l’ombrellone, quando la mente vuole essere coccolata da una letteratura invitante e leggera. Presentato sabato 7 aprile alla libreria “Controvento” di Filomena Grimaldi, a Telese Terme, “Amori letterari” è un vero gioiello di Marialaura Simeone, immediato e ben strutturato, e fa parte della collana “Ciliegie” (Franco Cesati Editore), che si occupa di testi che approcciano e sviluppano temi collaterali rispetto alla letteratura d’impatto.   Scritto su pagine patinate, l’opera di Marialaura Simeone si avvale di un’impostazione grafica atipica, volta a veicolare il messaggio letterario attraverso una presentazione più accattivante e infatti si mostra come un collage di citazioni, foto, poesie, telegrammi, articoli di giornale, interviste, brani scelti da opere precise, note, appunti destinati di certo ad un pubblico ristretto, nuvolette da fumetto e cambiamenti anche a livello di stile e tipo di caratteri. “L’amore è un eccellente combustibile per alimentare il malessere che può condurre alla letteratura”. Prendendo in prestito una citazione di Manganelli riportata nel libro, si coglie immediatamente l’argomento dell’opera. In “Amori letterari” l’autrice indaga su 18 storie d’amore tra colleghi di penna. Storie reali quindi, vissute, sofferte, che inevitabilmente hanno influenzato, con l’ispirazione, la condivisione, lo scambio, i consigli, la rivalità, in maniera maggiore o minore che sia, l’attività degli amanti coinvolti. L’idea del libro nasce quando, lavorando al libro precedente, “Il Palcoscenico sullo schermo. Luigi Pirandello: una trilogia metateatrale per il cinema”, l’autrice si imbatte nella storia d’amore tra lo scrittore siciliano e Marta Abba. Da questo momento in poi, riunisce tutta una serie di materiali raccolti durante il dottorato e decide di scrivere un libro su quanto la forza espressiva degli scrittori risulti mutuata da un sentimento di amore condiviso. Altro punto interessante che l’autrice ha voluto sviluppare con “Amori letterari” è stato quello di raccontare le scrittrici, che troppo spesso vengono ritenute subalterne al talento e alla fama dei compagni e ad essi contingenti. “Amori letterari” di Marialaura Simeone: storie di cui è difficile non innamorarsi La presentazione, organizzata in maniera informale ed amichevole, con lo scopo di accorciare la distanza tra lettore e libro, è stata moderata dalla giornalista Annalisa De Mercurio che, con l’autrice, ha letto alcuni brani significativi del libro, permettendo un confronto con il pubblico, quasi una chiacchierata tra amiche, volto a soddisfare curiosità e ad approfondire aspetti, di volta in volta messi in luce dalle letture. Si è parlato della relazione apparentemente trasgressiva tra Henry Miller e Anais Nin, in cui in realtà il legame intellettuale era molto più forte di quello erotico e che, alla luce del confronto con altre coppie più viscerali, sembra essere uno degli amori più equilibrati, per le rispettive manifestazioni di stima e il grande supporto che entrambi hanno dato all’attività dell’altro. Impossibile non citare il matrimonio morganatico tra Sartre e Simone De Beauvoir, all’insegna della totale sincerità e aperto a “relazioni contingenti”, limitate tuttavia ad un valore marginale rispetto al loro “rapporto necessario”, affettivamente solidissimo. Il […]

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Libri

La casa in riva al lago, un romanzo della scrittrice australiana Ella Carey

La casa in riva al lago è un romanzo di genere sentimentale dell’autrice australiana Ella Carey pubblicato da Newton Compton Editori. Anna è una giovane donna che gestisce con successo il suo Italian Café insieme all’amica e socia Cass nella città di San Francisco conducendo una vita tranquilla dedita al lavoro e al prendersi cura dell’amato nonno novantaquattrenne Max. Fuggito dalla Germania orientale negli Stati Uniti, in seguito all’invasione sovietica negli anni della Seconda Guerra Mondiale, l’uomo non le ha mai raccontato nulla del suo passato fino a quando, oppresso dal peso dei ricordi dolorosi a esso legati, non le fa una richiesta particolare, anzi, bizzarra, che Anna non si sente tuttavia di rifiutare considerato il profondo affetto che la lega a lui e anche la sua età. Max vuole che la nipote si rechi nei luoghi della sua giovinezza, nel castello appartenuto alla sua aristocratica famiglia, per recuperare un oggetto di valore da lui nascosto nella sua vecchia camera e riportarglielo. Titubante, eppure fortemente intenzionata a esaudire il desiderio del nonno, Anna affronta il lungo viaggio che l’attende trovandosi a fare i conti con l’ostilità degli abitanti del luogo al solo sentir pronunciare il nome di Max Albrecht e un avvocato berlinese che si occupa per conto dei nuovi proprietari del luogo: l’avvenente Wil Jager, disposto, dopo aver ascoltato le sue motivazioni, ad aiutarla a ritrovare l’oggetto misterioso e a ricostruire insieme a lei una storia incredibile ed emozionante iniziata nel lontano 1934. La casa in riva al lago, storia di un amore mai passato Grazie all’alternanza temporale che costruisce l’intreccio narrativo, passando dagli anni ’30 del secolo scorso al 2010 e viceversa, vengono presentati sia gli avvenimenti ormai appartenenti al passato – resti tuttavia vividi e ben definiti da una descrizione accurata e ricca di particolari sui modi, i linguaggio e lo spirito di quell’epoca – sia quelli inerenti al presente anch’essi ben tratteggiati. La storia è quella di un amore senza tempo rimasto vivo in un ricordo difficile da dimenticare e, per questo motivo, ancora più doloroso da sopportare. A questo amore vanno ad aggiungersene altri come quello per la famiglia, la propria Patria e gli ideali, tutti fonte di rammarico perché carichi di rimorsi e di rimpianti. La Carey, grazie a un’ambientazione da favola altamente suggestiva – quella dell’irreale Schloss Siegel e dei luoghi della Germania dell’Est – a una trama densa di emozioni resa scorrevole anche perché scritta nella maniera più semplice e diretta possibile, a dei personaggi ben caratterizzati, ha creato un romanzo affascinante e trascinante che rende il lettore partecipe di un amore talmente forte da non essere mai passato.

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Libri

All’ombra di Julius di E.J. Howard- Fazi Editore

In tutte le librerie è in arrivo il 9 aprile il nuovo libro di Elizabeth Jane Howard, All’ombra di Julius, edito da Fazi Editori. La casa editrice ha precedentemente pubblicato della stessa autrice la ormai nota Saga dei Cazalet, ambientata in un arco cronologico che va dagli anni immediatamente precedenti alla seconda guerra mondiale fino al secondo dopoguerra, e che narra le vicende di una famiglia inglese al cui interno sono racchiuse ben tre generazioni. All’ombra di Julius è una storia che parla di molti argomenti, tocca temi importantissimi che se calati nel 1965, anno di scrittura del libro, hanno il potere di sorprendere il lettore per la loro enorme attualità. Ma se è possibile rintracciare un unico, vero protagonista, al di là dei personaggi di cui vengono narrate le vicende, quello è senz’altro l’amore in tutte le sue forme: per la patria, per una donna, per un uomo, per se stessi. All’ombra di Julius, una storia di speranza Julius è un padre affettuoso, legato alle sue due figlie, Cressy ed Emma, ma ancor di più attaccato all’ideale di amore per la patria e per il prossimo: è per questo che deciderà di partire volontario per la battaglia di Dunkerque (1940) al fine di arrestare l’avanzata tedesca e di evitare, così, lo sbarco dei nazisti sulle coste inglesi. A quel tempo lo scontro fu una vera e propria carneficina, ma il sacrificio di molti evitò la resa dell’Inghilterra, allora governata da Winston Churchill. Proprio il suo sacrificio e la sua morte influenzeranno le vite delle donne che ha lasciato a casa: Cressy, per tamponare l’insopportabile dolore si sposa giovanissima e giovanissima rimarrà vedova. Da allora vivrà solo di rapporti occasionali e fortuiti. Al contrario, Emma, la sorella più piccola, rifiuta relazioni con altri uomini a causa dei suoi impegni lavorativi e soprattutto perché non riesce a trovare nessuno che senta propriamente degno di starle accanto. E poi c’è Esme, madre delle due ragazze e moglie di Julius: fin da sposata intrattiene rapporti extraconiugali con Felix, di dieci anni più giovane, che tuttavia deciderà di allontanarsi da lei proprio quando si diffonde la notizia della morte di Julius. Infine Dan, estraneo alla famiglia, poeta stravagante ma al tempo stesso affascinante, legato ad Emma da un sentimento nuovo per entrambi. Vent’anni dopo la scomparsa di Julius i cinque si ritroveranno a passare un weekend tutti insieme nella casa di campagna di Esme. Quest’occasione sarà la miccia che farà esplodere nuove emozioni in tutti loro. Fare i conti col passato, con la costante presenza-assenza di Julius, realizzare che non tutto ciò in cui si crede può precludere l’esperienza di certe sensazioni, scoprire lati nascosti dell’altro pur conoscendolo da una vita, andare contro i propri pregiudizi, abbandonarsi senza razionalità alle suggestioni, disfarsi delle paure sono solo alcuni dei concetti toccati dalla penna leggera della Howard e che in parte ritroviamo anche nella saga dei Cazalet. All’ombra di Julius è il libro che racconta storie di insicurezze e paure, di cadute e rinascite, di amore che […]

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Libri

Il piccolo vagabondo di Crystal Kung: una storia senza dialoghi della Bao Publishing

Il piccolo vagabondo di Crystal Kung è una delle graphic novel targate Bao Publishing, entrata soltanto da pochissimi mesi a pieno diritto nel loro “parterre”. Il titolo originale è The Little Drifter, mentre la traduzione in italiano è stata affidata a Elisabetta Bellizio. Per la casa editrice è la prima opera proveniente da Taiwan, ma questa non è la sua unica esclusività: è anche il primo lavoro “muto” su cui la Bao Publishing ha deciso di lavorare, inaugurando il 2018 con questa eccezionalità. Il piccolo vagabondo di Crystal Kung: un’opera quasi muta Ciò che effettivamente manca all’interno delle vignette è il dialogo; questo dettaglio non rende il dettaglio un difetto, bensì un punto di forza senza precedenti: i disegni sono fortemente espressivi e nessun dettaglio è lasciato sospeso. È sparsa solo qualche didascalia per ogni inizio di capitolo e qualche messaggio preciso che la fumettista ha voluto riservare al lettore, sottolineando l’intimità che l’opera vuole mantenere. I colori, a seconda delle circostanze, assumono tonalità più intense o, al contrario, tendenti al pastello. La scelta è sicuramente sempre armoniosa e visibilmente ponderata con estrema attenzione. La rilegatura del fumetto è brossurata, accogliendo con cura le pagine spesse e lucide. «Tutti hanno un piccolo vagabondo nel proprio cuore» è la frase che accompagna il disegno posto in incipit: è collocato ancor prima dell’indice dei vari capitoli ed è un indizio per ciò che si incontrerà nelle pagine seguenti. Non c’è una trama su cui la storia si sviluppa: ogni capitolo costituisce una narrazione a sé con un protagonista comune per ogni vicenda, ovvero un piccolo vagabondo. È un bambino, sorridente, rubicondo e dagli occhi vispi, che appare nei momenti più inaspettati e in qualsiasi parte del mondo. La raccolta è infatti un insieme di vicende che hanno luogo in luoghi dislocati nel mondo, come New York, il Tibet o Xinjiang. È lì per una ragione: donare speranza o offrire un aiuto a coloro che si sentono sconfortati, demotivati o, peggio ancora, persi. Nient’altro che una proiezione di sé tra i lavori Bao Publishing Il piccolo vagabondo, confessa l’autrice, non è nient’altro che la sua proiezione: una piccola donna che come una stella indica la strada ai viandanti e non appartiene veramente a nessun luogo. La simbologia è forte, dal primo all’ultimo capitolo, mentre la storia si conclude proprio a Tapei, capitale del Taiwan da cui la fumettista proviene.

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