Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La categoria Libri contiene 568 articoli

Libri

L’odore dei ragazzi affamati di Peeters e Phang

L’odore dei ragazzi affamati (titolo originale L’odeur des garçons affamés) è una graphic novel creata dal fumettista Frederik Peeters e dalla scrittrice e sceneggiatrice Loo Hui Phang, tradotta da Maria Teresa Segat e pubblicata dalla BAO Publishing (già editrice di Macerie prime e La giusta mezura). Un’opera in cartonato, di 112 pagine, a colori: le tinte sono forti e vivide, i colori si contrappongono nelle accese tonalità del rosso o dell’azzurro, a seconda che ci si trovi sul piano reale o su quello onirico. I disegni sono accurati, meticolosi, espliciti. «Esci dall’acqua e rimettiti quegli stracci. È strano parlare con una persona nuda quando si è vestiti.» «Perché?» «A me dà fastidio. O si è entrambi nudi, o entrambi vestiti. Si chiama parità.» «…E non c’è niente di più bello dell’odore dei ragazzi affamati» A fare da sfondo un’ambientazione western post secessionista, nel polveroso e desertico Texas. I protagonisti sono tre, un gruppo male assortito di individui di cui (se dovessero malauguratamente sparire) non si sentirebbe la mancanza: sono stati ingaggiati da uno sconosciuto multimiliardario per svolgere uno studio approfondito sulla comunità di nativi americani Comanche. Ognuno di loro (Milton, Oscar e il Signor Stingley) nasconde un segreto profondo e porta con sé una quantità poco invidiabile di demoni. Stingley sottolinea quanto il loro gruppo sia una società in scala ridotta, di cui lui sarebbe l’elemento primario con potere decisionale e depositario del sapere tecnico, Oscar Forrest l’elemento secondario con funzione esecutiva e Milton quello terziario, che non deterrebbe alcun sapere e il cui ruolo sarebbe “puramente domestico”. Anche nelle più strutturate società, però, bisogna tener conto delle individualità e delle proprie capacità, spesso tenute nascoste fino alla necessità di doverle manifestare, magari per amore. Allo stesso modo non bisogna sottovalutare un altro importantissimo elemento: l’”immenso, insolente, innegabile” desiderio che pervade l’essere umano, che muove i protagonisti e il mondo stesso, condizionandolo costantemente nelle sue scelte e nelle sue azioni. E non importa che si indentifichi strettamente nella sessualità o più largamente nell’avidità e nel desiderio di possesso. I protagonisti impareranno a conoscersi, affronteranno moltissimi pericoli, sfuggiranno a un cacciatore di taglie e dovranno sopravvivere a una mandria imbizzarrita di mustang diretta verso di loro. Dovranno stringersi forte o imparare a riconoscere chi tenere lontano, mentre scopriranno moltissime verità indagando su se stessi e sulle proprie pulsioni. «Siamo ancora vivi?» «Più vivi che mai»

... continua la lettura
Libri

Lorenzo Marone torna con “Un ragazzo normale”

Mimì crede nei supereroi, è un divoratore di libri e un accanito sostenitore della giustizia. Ha un linguaggio forbito, il classico “nerd” al giorno d’oggi, e la sua ingenuità lo porta ad imbarazzarsi di fronte alla spontaneità dei coetanei. È il 1985 e Mimì ha solo dodici anni. Una famiglia numerosa e tipicamente napoletana, con la quale condivide una casa troppo piccola per contenere tutti i sogni che confeziona la sua fantasia e la sua curiosità; ma soprattutto Mimì ha un “mito”, il venticinquenne Giancarlo, un giornalista occhialuto che vive nel suo palazzo al Vomero e combatte a colpi di penna la criminalità organizzata. In tutte le librerie da domani 22 febbraio Un ragazzo normale dello scrittore napoletano Lorenzo Marone, edito da La Feltrinelli. In una saletta del PAN, Palazzo delle Arti di Napoli, in un freddo pomeriggio di inverno (proprio in un freddo inverno inizia il romanzo), noi di Eroica Fenice abbiamo potuto scambiare due chiacchiere in anteprima con l’autore Lorenzo Marone (qui una nostra intervista fattagli lo scorso settembre); alle spalle di noi ospiti dell’incontro, una riproduzione fedele e a grandezza naturale della mitica Mehari verde di Giancarlo Siani, a ricordare l’indelebile tragedia del suo assassinio, avvenuto il 23 settembre 1985 proprio nella sua auto mentre rientrava a casa. Un fatto realmente accaduto, ma marginale nella storia (anzi, nelle storie) che Lorenzo Marone ha magistralmente orchestrato, dando – a tratti con autobiografismo – spazio alla sua fantasia e alla sua capacità di raccontare la vita quotidiana. E “un ragazzo normale”, come egli stesso più volte ha sottolineato, non è solo Mimì, ma anche lo stesso Giancarlo. A tu per tu con Lorenzo Marone, i suoi romanzi, la sua Napoli e le sue molteplici storie Un ragazzo normale, infatti, “non è un romanzo su Giancarlo, ma con Giancarlo”. Al centro di esso c’è la vita del protagonista; ma l’accenno non tende a far dimenticare che Siani, nonostante la sua “normalità”, ha compiuto atti eroici. Un giornalista precario de “Il Mattino” sempre sorridente e dedito al suo lavoro di cronista; così infatti appare agli occhi del piccolo Mimì (e come era realmente, come racconta Marone, il quale ha ricevuto da Paolo, il fratello di Siani, un riscontro positivo sul personaggio), che decide di eleggerlo a supereroe senza neanche comprendere fino in fondo cosa stesse a significare per lui e per Napoli la camorra. Un ambiente ovattato quello di Mimì, un micro-mondo dal quale però si sente estraneo, non solo per l’omertà latente della sua famiglia (che poi rappresenta quella di tutto il macro-mondo esterno), ma anche per quella superficialità, “leggerezza” la chiama Marone, che corrisponde alla bonaria ignoranza del suo nucleo familiare. Un nucleo familiare della società medio-bassa di Napoli: la mamma e la nonna da vere donne di casa passano la giornata a dedicarsi alle faccende domestiche, il nonno dai proverbi facili che guarda la tv solo per sentirsi un po’ più vicino ai fatti che stravolgono il Paese e tifoso sfegatato ovviamente del Napoli (un giovane e talentuoso calciatore […]

... continua la lettura
Libri

I Sanniti raccontati da Antonello Santagata

I sanniti sono stati i protagonisti indiscussi della presentazione del libro Samnes, di Antonello Santagata, avvenuta sabato 17 febbraio, alle 18.00, da Alchimie (Guardia Sanframondi, BN). Il moderatore Vittorio Vallone ha introdotto opera ed autore, presentando un romanzo storico che, attraverso la storia d’amore di Lucio e di Lomea, un guerriero sannita e una janara che vivono in epoca sillana (80-82 a.C.), sviluppa una serie di approfondimenti sull’ethos sannitico. Estremamente importante è Samnes sia perché si tratta del primo romanzo sulle tradizioni dei sanniti, tanto che l’opera sta interessando studiosi di tutt’Italia, sia perché approfondire queste informazioni aiuta a comprendere che il Sannio ha ospitato una vera civiltà. Antonello Santagata è riuscito in modo egregio, con un atteggiamento nei confronti della ricerca scientifico e non da scrittore, a destare e ad appagare la curiosità di chi non si accontenta della storiografia ufficiale con 17 capitoli che sviluppano altrettanti temi sociali attraverso il filo conduttore del vino, frutto di una terra tipica, che conquista anche le tavole dei conquistatori romani. Floriano Panza, sindaco di Guardia Sanframondi, evidenzia poi che, con i suoi lavori, lo scrittore dà al Sannio un impulso per un progresso basato sulla conoscenza della sua identità. Aggiunge, inoltre, che Antonello Santagata riesce in questo intento dando tutto se stesso alla sua opera, permettendo alle storie tradizionali di essere divulgate e, così facendo, offre una possibilità di lettura anche alle nuove generazioni. Non siamo eredi dei sanniti ma calpestiamo il loro suolo Raccontandoci le ragioni che lo hanno motivato alla scrittura di Samnes, l’autore individua una causa remota, da identificarsi nella volontà di diffondere la storia e la tradizione dei sanniti, e una causa prossima, verificatasi quando si è imbattuto prima in Caio Papio Mutilo e poi in Caio Ponzio Telesino, discendente del Ponzio Telesino delle Forche caudine, comandate delle truppe mariane nella guerra tra Mario e Silla. La guerra civile vide come vincitore Silla che, temendo il nemico sannita, operò una vera e propria pulizia etnica «perchè – diceva – finche i Sanniti costituiranno una comunità, Roma non sarà mai sicura». Inizia a questo punto un’interessante discussione che, stimolata dalle domande del pubblico, rivela una civiltà che non era esattamente quella tramandata dalla storiografia “dei vincitori”, ed in particolare di Tito Livio, che descrive i sanniti come “feroci guerrieri e rudi pastori”. I Romeo e Giulietta del Sannio di Antonello Santagata Lomea è una janara perché seguace della dea Diana (o Jana) e conosceva, quindi, le arti magiche, maneggiava armi e non soggiaceva al volere maschile. La donna sannita è moderna, con un’identità estremamente forte. I sanniti avevano una considerazione quasi sacra della donna, a cui era delegata la cura e l’educazione dei figli, eredi dei valori familiari e futuri soldati. Anche i culti avevano profonda importanza: grande era il rispetto per le divinità ellenistiche, a cui erano dedicate raffinate architetture, importante era la devozione a Ercole, non un semidio come per i greci ma assurto a divinità maggiore per i sanniti; frequenti erano i sacrifici e i voti e […]

... continua la lettura
Libri

L’Ars amatoria di Paolo Gisonna: L’amore ha i baffi blu

La suggestiva cornice del Castelnuovo di Napoli e la calorosa accoglienza di Giuseppe Branca e Maria Avitabile, giovani cuori pulsanti della GM Press, hanno dato il via al viaggio di Paolo Gisonna sull’onda del suo nuovo libro, che vede proprio protagonista il cuore. Quelle che l’autore definisce conversazioni cardiache ornano il suo scritto L’amore ha i baffi blu, titolo bizzarro e dalla medesima attrattiva delle sue due precedenti pubblicazioni, L’uomo senza ricordi e Il dio con gli occhiali rotti. Cambia radicalmente registro Paolo Gisonna nell’opera pubblicata per la GM Press, riaffondando le nude mani nella comicità e nell’ironia tipiche della sua indole. Il meglio di sé Paolo Gisonna lo aveva regalato alle onde radiofoniche di Rai Radio 2, nonché al supporto nella realizzazione di testi di successo per numerosi artisti, tra i quali lo stesso Fiorello. Questa la sua vita a Roma, ma nato a Napoli, l’autore di L’amore ha i baffi blu vi ritorna oggi con il nobile proponimento di «cercare di rinascere nella mia città come Eroico Fenice». Parte attiva di un processo di rinascita, il suo nuovo libro è fonte di divertimento come di riflessione di una tematica ossessionante al tempo degli schermi digitali. L’amore ha i baffi blu di Paolo Gisonna Il titolo sembra gli sia stato ispirato dall’incontro di un gruppo di ragazzini in metro, alla stazione Toledo. Nella foga uno di loro persisteva nell’indignazione del tipico «ha visualizzato senza rispondere». I baffi blu (realizzati sulla coperta nella riproduzione grafica di Serena Ercole) rappresenterebbero dunque i segni indelebili di quel senso di abbandono che i disperati amanti dell’oggi rinfacciano alle rispettive metà. Questo manuale si fa Ars amatoria del tempo ipermoderno, giocando con ironia e semplicità sulle indagini di vita reale portate avanti da Paolo Gisonna nel corso della preparazione del suo libro. «Sarei figlio di Ovidio, o meglio nipote». Nella velocità della tecnologia si sente a disagio, ma non nega di aver detto in alcuni casi «questa cosa l’ho fatta anch’io». Tra le regole d’oro di queste conversazioni cardiache regna sovrana la tendenza a «pensare con la testa degli altri». Un semplice “ciao” diventa ai nostri occhi veicolo di speranze e scrigno di un celato misterioso e attraente. Da qui la dipendenza, il disagio del doppio legame, fonte di avventure e disavventure raccontate con mordace ironia all’interno del libro. La stessa ironia che ha colpito lo scrittore umorista Pino Imperatore, presente al primo evento di presentazione di L’amore ha i baffi blu. Con veraci sentenze napoletane ha ribadito il tratto tragicomico di quella che è ormai dipendenza. A supportare con basi scientifiche la tesi di Paolo Gisonna, la sessuologa e psicoterapeuta Valentina De Maio, che cita a suo vantaggio il primo assioma della comunicazione umana: non si può fare a meno di comunicare. Che sia tramite il linguaggio verbale, non verbale, paraverbale, non c’è scampo. La comunicazione tramite sistemi digitali però riduce la conversazione a mera trasmissione di vocaboli, lasciando perdere quelle espressioni e intonazioni che supportano la comunicazione vis-à-vis. È un viaggio che […]

... continua la lettura
Libri

La piccola Parigi, il romanzo di Alessandro Tonoli

La piccola Parigi – Leggende di Cabiate è un romanzo scritto da un giovanissimo studente, Alessandro Tonoli, e pubblicato da GWMAX Editore. A cosa faccia riferimento il titolo non è chiaro nemmeno ai protagonisti della storia, che decidono di attribuire tale nome a volte a una piccola e sconosciuta bambina, a volte alla città di Cabiate. O a entrambe. La cosa certa è che è una storia d’amore, tutt’altro che ordinaria e convenzionale. La piccola Parigi, una storia di sogni e desideri Cabiate è un piccolo comune in provincia di Como. Qualcuno lo chiama la “Piccola Parigi”, qualcun altro attribuisce il nome a una dolcissima bambina che gironzola saltellando per la città, vestita di rosso. Nessuno sa chi sia, ma tutti la conoscono: è colei che parla sempre con tutti e ha un sogno quasi surreale ma rispettato con assoluta dignità dagli abitanti della cittadina. La piccola vorrebbe far crescere un seme molto particolare al centro dell’unico spazio verde di Cabiate. A raccontare questa vicenda è il nonno di Chiara, che dopo la morte della propria compagna di vita, sente di dover svelare un segreto alla sua nipotina di 10 anni. Chiara, come tutti i bambini della sua età, si mostra inizialmente irrequieta e reticente, ma le basta percepire quanto ciò sia importante per il nonno da sedersi buona e restare immobile prima di dover fare i compiti. Poche parole e la sua attenzione viene completamente catturata: ascolta con espressione solenne, introducendosi prudentemente quando sente di tradire la propria infantile curiosità. Lei assomiglia terribilmente alla Piccola Parigi e, come assorbe tutta la storia, si ritrova improvvisamente a condividere con il nonno qualcosa di estremamente importante, forse più di quanto lei stessa possa comprendere. A colpirla è la consapevolezza del peso di una vita fatta d’amore e devozione, di un affetto talmente profondo da legare due persone in maniera indissolubile, persino dopo la morte. Chiara sarà felice, nonostante il romanzo porti, al suo completamento, strascichi di pura amarezza, di quelli difficili da mandar via.

... continua la lettura
Libri

120, rue de la Gare: l’ultima inchiesta di Nestor Burma

120, rue de la Gare è uno dei romanzi di Leo Malet, da sempre considerato uno dei maggiori rappresentanti del noir francese (insieme a George Simenon e André Héléna). L’opera rappresenta l’ultima inchiesta di Nestor Burma, investigatore privato dai metodi di indagine decisamente anarchici. Riproposto al pubblico (dallo scorso gennaio) dalla Fazi Editore, 120, rue de la Gare è l’indirizzo che viene sussurrato a Nestor Burma, di ritorno dal campo di prigionia (siamo nel pieno della Seconda guerra mondiale) dal suo socio Colomer, prima che un colpo di pistola freddasse il suo collaboratore, proprio nel momento in cui si stavano salutando dopo tanto tempo, nella stazione ferroviaria.  Burma era un investigatore privato prima che la guerra chiudesse la sua agenzia Fiat Lux che gestiva proprio insieme a Colomer e alla bellissima segretaria Hélène Chatelain. Così, finita la guerra e lasciato l’ospedale dove era stato ricoverato dopo l’incontro con Colomer, che gli era costato una brutta caduta, Burma riprende di nuovo possesso della sua vita e della sua attività, iniziando ad indagare proprio sull’assassinio del suo collaboratore, contando sull’appoggio “formale” del poliziotto Florimond Faroux ma agendo in totale anarchia, al limite della legalità e mostrando – come negli altri romanzi che lo vedono protagonista – un fiuto fuori dal comune. Vari gli indiziati, compresi la ex segretaria dell’agenzia investigativa e un prigioniero con un grave problema di amnesia, e numerosi saranno i tentativi di depistaggio da parte dei colpevoli insieme agli immancabili colpi di scena. 120, rue de la Gare: un caso intricato e coinvolgente Un caso intrigante ed intricato che stuzzicherà il lettore dalla prima all’ultima pagina. Bisogna però aggiungere che 120, rue de la Gare è un tipo di romanzo che si rivolge soprattutto a coloro i quali amano particolarmente i polizieschi che sposano il ritmo del noir francese, sicuramente più lento rispetto a quello americano. 120, rue de la Gare viene considerato un classico del noir francese (infatti da 120, rue de la Gare è stato tratto anche un film nel 1946 di J. Daniel-Norman) insieme agli altri romanzi dello scrittore Malet, tra i quali ricordiamo – oltre agli altri romanzi-inchieste di Nestor Burma – le seguenti opere parimenti riproposte dalla casa editrice Fazi: La vita è uno schifo, Il sole non è per noi, Nodo alle budella. 

... continua la lettura
Libri

Oltre l’inverno: il nuovo libro di Isabel Allende

La casa degli spiriti, Eva Luna, L’amante giapponese, L’isola sotto il mare, Inés dell’anima mia, sono solo alcuni dei titoli che richiamano alla mente una delle più importanti scrittrici della narrativa contemporanea: Isabel Allende. Quando Isabel Allende decide di cominciare a scrivere un romanzo, lo fa sempre l’8 di gennaio, perché proprio in questa data intraprese la stesura del suo primo libro, che l’ha decretata scrittrice di successo mondiale: La casa degli spiriti. Scaramanzia o meno, Allende non sbaglia mai un colpo. Conferma di ciò è la sua ultima pubblicazione: Oltre l’inverno, edito da Feltrinelli nel 2017. Oltre l’inverno: la trama L’inverno dell’anno 2015 è particolarmente freddo a Brooklyn e una tempesta di neve paralizza l’intera città, provocando problemi alla viabilità e ai riscaldamenti nelle abitazioni. È in questo scenario freddo che si intrecciano le vite di tre persone completamente diverse tra di loro e, in apparenza, senza nulla in comune: Lucìa Maraz, donna cilena che lascia la sua patria durante l’insediamento di Pinochet; Richard Bowmaster, professore universitario disilluso e tormentato dal passato; Evelyn Ortega, ragazza immigrata dal Guatemala.  Il destino, sempre in allerta e pronto a intervenire quando è necessario, tesse i fili dei tre protagonisti attraverso un incontro fortuito che diventa l’inizio di un’avventura e, in seguito, di un legame di sguardi e affetti, sentimenti vecchi e nuovi, gioventù e vecchiaia. Durante la tempesta di neve Richard decide di uscire con l’automobile e tampona involontariamente una macchina, alla cui guida c’è Evelyn. Un banale incidente che Richard dimentica velocemente appena rientra a casa, nella tranquillità delle sue mura domestiche e tra i suoi numerosi gatti, fin quando Evelyn non viene a bussare alla sua porta per chiedergli aiuto e Richard non riesce a trovare altra soluzione che rivolgersi a Lucìa, la bizzarra cilena a cui ha affittato un appartamento nel suo stabile.  Un tamponamento che Richard crede casuale si tramuta in un’avventura che vedrà coinvolti i tre e che prenderà una piega inaspettata.  Lo stile inconfondibile di Isabel Allende Isabel Allende non delude mai. Non può farlo perché il suo stile ha il potere di trascinare in un vortice di emozioni, di far viaggiare in un passato che sembra lontano e invece è più vicino che mai, di trasportare in scenari diversi, affascinanti, crudeli a volte, ma sempre realistici. Il suo mescolare le vite dei personaggi in uno sfondo storico rende ancora più reale ciò che si sta leggendo. Questo stile lo si ritrova completamente anche in Oltre l’inverno, dove l’avventura che si ritroveranno a vivere i tre protagonisti fa solo da sfondo alle loro storie personali. Storie di un passato che, anche se per motivi diversi, Richard, Evelyn e Lucìa vorrebbero lasciarsi alle spalle, ma vi sono ancora troppo ancorati. Storie di amori, dolori, affetti familiari, abbandoni e ritrovi che passano dall’uno all’altro, in un continuo alternarsi tra passato e presente.  La svolta thriller che assume il romanzo rappresenta solo un espediente per indagare sulle vite dei tre e fare in modo che escano “dall’inverno in cui sono rimasti intrappolati”. «Risolvere il […]

... continua la lettura
Libri

Ah, ma è BUFALE.NET! Lotta alla disinformazione per la GM Press

«Lercio e gli sbufalatori sono ormai fedeli alleati che conducono fianco a fianco l’ardua battaglia per vaccinare il web contro le notizie infide e truffaldine». Con questa condanna alle bugie telematiche si apre il libro dei debunker più agguerriti del web, Claudio Michelizza e Fabio Milella, inchiesta giornalistica pubblicata per la GM Press lo scorso dicembre: BUFALE.NET. Ammettilo… Ne hai condivisa qualcuna. Un titolo che non può di certo lasciare indifferenti nemmeno i più abili della rete che tra social network e siti di intrattenimento si soffermano abitualmente sui titolo shock accalappia – moralisti. La famosa piattaforma giornalistica Lercio nasce d’altronde proprio dalla spinta propulsiva di quei giornalisti un po’ “impulsivi”, o di quelli che si improvvisano tali tra le fitte trame della rete. La prefazione al libro BUFALE.NET si apre nel nome di una missione nata per loro quanto per Lercio.it nel 2013, quando di questi titoli tronfi e ingannatori pullulavano le righe degli articoli in costante circolazione. Non raro l’intervento di lettori incalliti e pronti a fare del facile moralismo, ingannati dalle menzogne ricoperte di oro colato. La soluzione di Lercio è ormai nota: l’espediente di titoli paradossali richiama l’attenzione tanto di creduloni quanto degli abituali frequentatori, consci dell’escamotage parodico della pagina. Per tutti loro ormai è prassi pronunciare la nota sentenza: «Ah, ma è Lercio!». Claudio Michelizza e Fabio Milella reagiscono in BUFALE.NET stigmatizzando questa giungla di disinformazione che non di rado porta alla ribalta l’elogio di mirabilia dalla dubbia integrità morale e culturale, infangando il buon nome del giornalismo e dell’informazione. Il libro si articola in una serie di titoli e immagini circolanti sul web dalla dubbia origine. L’obiettivo è stigmatizzare tali siti internet che avanzano proposte giornalistiche fasulle ma verosimili rintracciando la reale fonte alla quale ha attinto lo sbadato informatore. Clamoroso notare come fonti predilette siano proprio siti satirici e persino lo stesso Lercio! Ne abbiamo parlato con Fabio Milella, co-autore di BUFALE.NET Panda marini, bicarbonato come elisir di lunga vita, donna di 101 anni in sala parto, Putin e le sue manie di fecondazione invadono la Russia, e molte altre informazioni circolanti e condivise sui social, che per immagini e talvolta video sembrano ottenere una parvenza di credibilità. Come fermare questo flusso di disinformazione? La disinformazione, a mio avviso, si combatte solo attraverso una corretta informazione. Quella che sembra un frase banale, nasconde, in realtà, l’unico sistema efficace per combattere (ma non sconfiggere) la diffusione delle fake news. Quando troviamo una notizia su internet, dobbiamo, prima di tutto, analizzare e verificare le fonti, cercando di capire se, chi ha pubblicato la notizia, è da considerarsi attendibile o meno. Il controllo va fatto con molta attenzione poiché i creatori di “bufale”, spesso, storpiano il nome di testate giornalistiche famose, traendo in inganno i lettori. Dobbiamo, successivamente, controllare anche la data in cui la notizia è stata scritta, controllare le immagini che la accompagnano e non fidarsi di notizie provenienti solo da blog o siti personali. La rete, responsabile della diffusione di moltissime fake news, […]

... continua la lettura
Libri

Gusto dallo spazio: Spacefood, la nuova gastronomia siderale di Andrea Coco

Edito nel 2017 da Scatole Parlanti, “Spacefood, la nuova gastronomia siderale ” è l’ultimo libro di Andrea Coco. Impossibile non pensare, anche soltanto leggendo il titolo del libro, al poco frequentato ambito della fantascienza umoristica e al suo più eminente rappresentante, “Guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams. Infatti il libro di Andrea Coco è fatto esattamente di questa pasta. Prima giornalista, ora impiegato presso una società di telefonia, l’autore esprime la sua predilezione per l’ambito fantascientifico tanto nelle sue pubblicazioni su riviste e antologie dedicate alla science fiction e al noir, quanto nelle sue altre opere, tra cui una ghost story edita nell’antologia Allucinazioni urbane (L’Erudita) e un racconto di fantascienza nell’antologia Faximile 101 (Homo Scrivens). Cibo e avventure dallo spazio: questo è Spacefood di Andrea Coco Tra incrociatori intergalattici e piattaforme anti- gravità, il cibo non è mai stato un argomento così avvincente da trattare: mai come in Spacefood. Il libro è suddiviso in due capitoli, ognuno indipendente dall’altro in quanto contenenti storie diverse, ma comunque aventi un minimo comune denominatore: Aner Sims, critico gastronomico di punta del giornale “The times of Hibernia”. Sveglio e pungente, Aner è un giornalista instancabile che non sottovaluta l’arduo compito di dichiarare e tramandare il reale valore dei piatti più chiacchierati della galassia. Il biglietto da visita del protagonista lo si rinviene nel prologo del libro: una divertente recensione enogastronomica per la rubrica “ristoranti-novità”. Il critico e la sua fidanzata si recano alla Taverna galattica di Mario, dove una comune cena di San Valentino si trasforma in uno spettacolo di fuochi d’artificio: letteralmente, dato che tra cocktail altamente alcolici e fuorilegge, la qualità degli scampi di Amstel e il profumo del vino delle Alpi di Zinc passerà decisamente in secondo piano. L’altra avventura dello sventurato critico gastronomico (che alla stregua di un detective letterario, si trova sempre nel posto giusto al momento giusto) sarà, invece, a bordo della splendida astronave, il “Bucaniere delle Stelle”, diretta verso il “Ristorante che non c’è”. Alla guida c’è il comandante della corazzata spaziale Shining Sun, Augusto “Rock” Parboni, amante della buona cucina, ma anche inguaribile pasticcione “conosciuto da tutti gli abitanti della Galassia per le sue leggendarie avventure, i disastri da lui combinati, i complotti sventati in modo del tutto casuale, le gaffe interplanetarie”. L’ultima avvenuta si svolge, infine, “ai confini della galassia” (come recita il titolo del secondo capitolo), e vede Aner in compagnia di una ricca proprietaria terriera, perdutamente innamorata di lui, Scilla Aliprand, responsabile del Servizio di Protezione Aziendale di una multinazionale. I due pariranno alla volta del pianeta Znavel, per indagare sulla misteriosa scomparsa di un importante cuoco della zona, Apuleius, poco benvisto dai ristoratori concorrenti. L’intuizione vincente sta nel trasportare cose del quotidiano in un’altra dimensione (o meglio, su un’altra galassia), fatta di piatti conosciuti dai nomi improbabili e personaggi stravaganti, caricatura dei “tipi” che incrociamo ogni giorno. Da un pianeta a un altro (o di asteroide in asteroide, se si preferisce), nel suo Spacefood, Andrea Coco trasforma gli elementi con cui siamo […]

... continua la lettura
Libri

“Macumba” di Mattia Iacono, la vita per ciò che è

Dopo il lavoro svolto insieme per il debutto dell’artista romano con “Demone Dentro” (qui la nostra recensione), il fumettista Mattia Iacono e Tunué Edizioni continuano a collaborare, producendo, per la collana Prospero’s Books, una nuova opera grafica: Macumba. Macumba del fumettista Mattia Iacono, solo quel che è “La morte non è | nel non poter comunicare | ma nel non poter più essere compresi” – Pier Paolo Pasolini Abituati, durante l’esistenza, a pensare al trapasso come qualcosa di assolutamente terribile, concediamo ad esso un posto soltanto nel più remoto dei nostri pensieri. Così come si conservano e rimandano, certi compiti ingrati, ad un infinito domani. Eppure, che ci piaccia o meno, esso arriva per tutti, prima o dopo. Spesso, fin troppo spesso, non al termine di un lungo percorso, bensì in maniera improvvisata e brutale, senza alcun segnale o anticipazione. Non c’è, nella vita di molti, un punto alla fine di un lungo periodo, ma una semplice riga che si distorce all’improvviso, una frase il cui fine resta ignoto sulla pagina bianca del tempo. Opta, Mattia Iacono in Macumba, per una visione sulla fine come qualcosa di quotidiano, senza grossi fronzoli o platealità, concede al lettore solo un piccolo abbozzo sull’esistenza del suo protagonista, solo un lampo, solo un giorno per lasciar comprendere ad esso e a noi quanto sta accadendo e sta per accadere. Decide di ripetere la realtà dei fatti per ciò che è. Si aiuta, e non poco, con uno stile di disegno che sa far risaltare le sue capacità di colorista, aprendo grossi solchi dentro la pagina, non optando per un disegno iper-dettagliato o realistico. Lasciando tutto il viaggio su quei toni onirici e concentrando l’attenzione sui personaggi e la loro deriva. Segue il loro percorso la sua matita come una camera percorre il cammino dell’attore principale senza mai perderlo. Nessun lungo flashback riassuntivo, nessun monologo esistenziale o esistenzialista o qualche disamina totale della propria vita, né del protagonista e né di chi lo accompagna. C’è su queste tavole, con sapienza colorate e gestite per creare lì attesa e lì curiosità, solo una realtà abbozzata, un morso di vita, una possibilità e, perciò, la semplice e pura realtà. Che si può ripetere ovunque, in qualsiasi momento e trovare, in essa, almeno una particina di quel che siamo noi. Poche ore, solo poche ore tratteggiate su un foglio bianco per mettere in mostra quel che è, solo quel che è e nulla più.

... continua la lettura