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Eroica Fenice

La categoria Libri contiene 1096 articoli

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Ma perché non te ne vai? Recensione del libro

Ma perché non te ne vai? è il recente testo (pubblicato lo scorso settembre per il marchio editoriale Milena Rainbow, collana LGBTQ+) scritto da Christian Coduto, già autore del libro [email protected] – le (dis)avvenure di Carlo & Luana, edito anch’esso per la stessa Milena Edizioni. Ma perché non te ne vai?: il testo Ma perché non te ne vai? è un racconto che si basa sui rapporti generazionali e su quello col sé: un giovane omosessuale che “scopre” il proprio desiderio fra errori giovanili e amori, desideri e intensità inizia un rapporto di convivenza – incontro-scontro – con un vecchietto: dallo scontro fra i due, distanti per età e mentalità, nascerà poco a poco un sentimento vero di amicizia e di rispetto l’uno dell’altro. Christian Coduto scrive una storia comune, immersa tutta in fatti realistici, descrivendo uno spaccato di vita quotidiana e forse vissuta, seppur indirettamente, nei fatti espliciti narrati, quindi viva e vera; un amore omosessuale, un giovane che cerca la sua vera identità all’interno di un contesto fatto a volte di inganni, a volte di bugie, altre volte di amicizia e sentimenti veri e genuini; un giovane che, in piena età di formazione, cerca il proprio sé e lo fa inevitabilmente – com’è giusto che sia – attraverso l’amore. Al fianco del giovane protagonista un vecchietto che, attraverso il suo occhio che guarda da un’altra prospettiva, riuscirà in un certo qual modo a rimetter ordine nella confusione post-adolescenziale del giovane. Un racconto contemporaneo a cui l’autore, Christian Coduto, non dà unità, avviando e tenendo insieme una struttura composita, fatta di un’andatura narrativa varia, non ferma o decisa, piuttosto vaga, che aderisce alla vaghezza emotiva che vuol restituire: una ricerca della propria identità attraverso l’ondoso mare dell’amore e delle passioni. Per cercare di riassumere il testo risultano impeccabili le parole di Annarita Ferrero, nella sua prefazione al libro: «Un racconto delicato, intriso anche di dolore, nel tentativo di far emergere la propria fisiologica identità, di farla crescere in libertà e consapevolezza, senza vergognarsene o avere paura. La veridicità e la minuzia dei dettagli ti catapultano rapidamente nella narrazione, ti figuri subito le situazioni, i luoghi, quasi come se appartenessero anche a te, come se leggessi le pagine di un diario di un amico e riconoscessi persone e posti»: una scrittura immediata, lungo l’universalità delle manifestazioni amorose: anche questo pare Ma perché non te ne vai? Christian Coduto: l’autore del libro Christian Coduto è impiegato presso l’ufficio anagrafe del comune di Pietradefusi (…); già autore del testo [email protected] – le (dis)avvenure di Carlo & Luana (edito per la casa editrice Milena Edizioni nel 2018), Christian Coduto firma, ancora con lo stesso editore, Ma perché non te ne vai?. Direttore artistico del Cineclub Vittoria dei fratelli Mastroianni, è ideatore e responsabile della rassegna di cinema indipendente italiano “Independent Duel”, presso il Multicinema Duel Village di Caserta. Fonte immagine in evidenza: https://www.milenalibri.com/product-page/ma-perch%C3%A9-non-te-ne-vai

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L’entusiasmo delle donne: recensione

L’entusiasmo delle donne è un libriccino scritto da autori vari, pubblicato dalla Buendia Books, con illustrazioni interne di Ernesto Anderle ed illustrazione di copertina di Marco Petrella. L’entusiasmo delle donne: il testo L’entusiasmo delle donne è una piccola e breve antologia in cui si vuol dare “spazio all’entusiasmo e alla vita”: è questo l’intento del libriccino che spiega testi in prosa e in versi, in sequenza alternata, mescolando voci, pensieri, parole, immagini, disegni, desideri, riflessioni. Un testo composito, un tratto di penna e matita che cerca e vuol disegnare o definire la forza vitale femminile, multiforme, cangiante, complessa, varia, l’entusiasmo delle donne, appunto. Atti di vita quotidiana, immagini comuni, scorci di realtà, ma pure sogni, prospettive oblique da cui partire o attraverso cui vivere, percorrendo le sfaccettature inafferrabile delle donne: un mistero, come misteriosa è la vita, come l’anima. La casa editrice Buendia Books e il Festival Giallo Garda e Tignale Summer Festival La casa editrice Buendia Books è una realtà editoriale piemontese («Siamo radicati sul territorio piemontese, nati tra le dolci colline e la città, e puntiamo alla valorizzazione degli autori che risiedono nella nostra regione, per seguirli da vicino e prenderci cura con passione e rispetto delle loro opere in tutte le fasi di lavoro, dalla selezione allo sviluppo dell’idea fino ala realizzazione e alla promozione»). Il loro simbolo, una piccola farfalla gialla: «Il nostro simbolo è una farfalla gialla, il primo insetto che si mostra non appena il gelo cala e le giornate si allungano». Dalla seconda di copertina: «Buendia Books è una casa editrice indipendente piemontese che propone un “nuovo-vecchio modo” di far libri: una realtà editoriale che è anche artigianato, manualità, creatività e labor limae, un marchio che si prende cura di ciascuna opera, dalla selezione allo sviluppo dell’idea-progetto fino alla realizzazione e alla promozione. L’opera che hai tra le mani è una FIASCHETTA, un formato snello pensato per storie da leggere in un sorso, è un PLIN, una storia ripiena di vita ed emozioni, è un NOVELLO, un testo inedito e contemporaneo». Il festival Giallo Garda è una manifestazione e un premio letterario internazionale che prevede e organizza serie di incontri con scrittori del genere giallo: prevede, inoltre, una “accademia” che consiste in uno spazio fisico e virtuale in cui vengono svolti corsi e seminari telematici su generi narrativi diversi, fra cui, ovviamente – dato il nome della manifestazione – il genere giallo. Il Tignale Summer festival nasce entro le attività organizzate e svolte dall’associazione culturale lombarda “Librarte Tignale”, che si occupa di «libri, arte, cibo, vino»: il Tignole Summer festival è un «incontro con gli autori per la presentazione di libri e degustazione di vini e prodotti locali». Fonte immagine in evidenza: https://www.buendiabooks.it/prodotto/l-entusiasmo-delle-donne-aa-vv/

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Michelangelo Iossa, lo scrittore di 007 Operazione Suono

Ricorderemo il 2020 come un anno funesto, ma finalmente una luce in fondo al tunnel si accende grazie alla Rogiosi Editore, che pubblica 007 Operazione Suono: un viaggio intrapreso dal giornalista e scrittore Michelangelo Iossa, che fagocita i lettori in un mondo fatto di musica, cinema, narrazione e fotografia, toccando con maestria le corde dell’emotività degli appassionati del mito-Bond. Si tratta di un volume unico nel suo genere, alla portata di tutti, dedicato alla memoria di Sir Sean Connery, primo e indimenticabile interprete cinematografico di James Bond, scomparso lo scorso 31 ottobre. Michelangelo Iossa, con 007 Operazione Suono, celebra tre figure-simbolo della storia di Bond (racconto di spionaggio, ma anche pastiche sonoro): il padre letterario di Bond, Ian Fleming, il compositore John Barry (artefice delle più celebri colonne sonore dei film della saga cinematografica di 007) e il Maestro Monty Norman, che ha scritto la prefazione di questo lavoro, e ha colto l’occasione per raccontare la genesi del leggendario tema strumentale dedicato a James Bond. In attesa del film No Time to Die, venticinquesimo capitolo della saga cinematografica di James Bond, 007 Operazione suono rende omaggio ai creatori di un suono divenuto ormai leggendario, capace di ispirare ed emozionare grandi e piccini, e di diventare patrimonio collettivo. 007 Operazione Suono di Michelangelo Iossa: il mito Bond James Bond nasce dalla penna di Ian Fleming, che è l’autore inglese più celebre del mondo e il più influente del XX secolo, insieme a William Shakespeare, Agatha Christie e J.K.Rowling. La fantasia e creatività di Fleming dà vita all’agente segreto più famoso del mondo, il cui codice identificativo – 007 – è oggi sinonimo di “spionaggio”. «Un nome il più comune possibile. Breve, freddo, anglo-sassone e molto maschile»: in una sua intervista per i lettori del Reader’s Digest, Fleming rivela di aver preso in prestito il nome dell’ornitologo Bond per battezzare la spia britannica che stava per nascere in una stanza di “Goldeneye”, la residenza che si ergeva sulla baia di Oracabessa, in Giamaica. Fleming contattò l’ornitologo per informarlo della questione e, ricevuto il placet dal ricercatore statunitense, lo scrittore inglese – per contraccambiare – lo autorizzò ad adottare il suo nome per qualunque finalità, anche per battezzare l’uccello più orribile del mondo! Ecco come nasce il mito dell’elegante, infallibile e iconico Bond, che s’impone nell’immaginario collettivo con le sue mirabolanti avventure, gli ambienti suggestivi, le femmes fatales, l’intramontabile Vodka Martini agitato non mescolato e i suoi sofisticatissimi orologi. I romanzi della saga hanno superato la soglia dei 100 milioni di copie vendute. 14 sono i libri firmati da Ian Fleming, 25 sono i film della saga cinematografica ufficiale, 3 le pellicole non ufficiali inclusa una riduzione televisiva per la CBS, numerose le graphic novel, moltissimi i radiodrammi ricavati dai romanzi bondiani, decine le biografie e le serie televisive dedicate anche al solo Ian Fleming e poco meno di 30 libri incentrati sulle imprese di Bond sono quelli firmati da autori scelti dai curatori dell’eredità di Ian Fleming, da Jeffery Deaver a John […]

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Filelfo e L’assemblea degli animali: una favola selvaggia

L’assemblea degli animali. Una favola selvaggia è un libro edito dalla casa editrice Einaudi (Stile Libero Big), scritto da Filelfo e arricchito dalle bellissime illustrazioni di Riccardo Mannelli. L’assemblea degli animali di Filelfo: sinossi Gli animali decidono di riunirsi in un luogo segreto per discutere del futuro del mondo: ci sono tutte, ma proprio tutte le specie animali esistenti, dal leone all’insetto più piccolo che ci sia mai stato sulla Terra. La Terra deve essere salvata dall’uomo che la sta distruggendo. Non c’è più tempo, ne va della loro sopravvivenza. Ma come far capire all’uomo che bisogna smetterla di non rispettare gli animali con gli allevamenti intensivi, di distruggere le foreste credendo che siano infinite, di favorire l’estinzione di specie intere? L’uomo non capisce che «c’è una parentela tra la terra e il cielo, la psiche e la carne, il corpo e lo spirito, e questo universo si regge sui loro legami» e continua indisturbato a fare della Terra la sua riserva personale di beni, senza rispettare equilibri e tempi della natura. Gli animali sono tutti indignati e ogni specie si lamenta della sua condizione, mostrando il suo disagio con grande veemenza. L’ospite d’onore dell’assemblea è il Koala, sopravvissuto ad un attacco dell’uomo che, da animale pacifico e sereno qual era, si era trasformato in un essere vivente distrutto fisicamente e psicologicamente. Il topo invece si mostra sicuro di sé e pieno di argomentazioni, non si lamenta, propone soluzioni. Il topo è  l’animale che più conosce l’uomo perché ha avuto più contatti con lui e sa come fermarlo: propone di diffondere un’epidemia usando la sua specie come principale diffusore. In passato, epidemie come la peste hanno davvero cambiato le cose, addirittura hanno causato la caduta dell’Impero Romano! Alla fine gli animali capiscono che per salvare la Terra bisogna salvare l’uomo da un altro male. Una favola dei nostri tempi L’Assemblea degli animali è una favola scritta con linguaggio forbito, piena di citazioni letterarie e decisamente moderna: una riflessione attuale e necessaria rispetto all’epidemia sanitaria in cui sta vivendo l’umanità, quasi da un anno. Una favola non adatta ai bambini per la scelta del linguaggio ma a loro si rivolge, al fine di dare una speranza di sopravvivenza a questo mondo malandato. Fonte immagine: Einaudi

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Lo Specchio e la luce chiude la trilogia di Hilary Mantel

Con Lo specchio e la luce si chiude la trilogia che Hilary Mantel ha dedicato alla carismatica figura di Thomas Cromwell. Il romanzo della Mantel, pubblicato lo scorso Ottobre per Fazi Editore, ci porta nuovamente alla corte di Enrico VIII descrivendo gli ultimi anni della vita di Thomas Cromwell, segretario particolare del re, e la fitta rete di intrighi politici che hanno segnato la storia inglese del XVI secolo. Il racconto riprende dal maggio 1536 e più precisamente dal giorno della decapitazione di Anna Bolena, seconda moglie del re Enrico VIII, ormai divenuta un personaggio troppo scomodo per poterne consentire la presenza alla corte inglese. Ad assistere all’esecuzione c’è Thomas Cromwell, artefice tanto dell’ascesa al trono inglese di Anna Bolena quanto della sua rovinosa caduta. Ma un attimo dopo che la lama si è abbattuta sul collo della Bolena, la cruenta fine della regina è già archiviata come un piccolo incidente di percorso nell’inarrestabile scalata al potere che Cromwell porta avanti fin da quando, giovane figlio di un umile fabbro, era fuggito in Italia ed era finito al servizio della famiglia Frescobaldi prima e del Cardinale Wolsey in seguito. Archiviata per sempre la pagina della Bolena, il re convola a nuove nozze con Jane Seymour che gli regalerà finalmente il tanto desiderato erede. Ma a piccoli e grandi successi si alternano grandi tumulti che scuotono profondamente il regno inglese segnando inesorabilmente il destino dello spietato consigliere del re. Nel giro di quattro anni dalla decapitazione di Anna Bolena, Thomas Cromwell seguirà una parabola politica tanto gloriosa nel consolidamento del suo potere quanto vertiginosa nella sua caduta. Dal ristabilito controllo sulle contee del nord al consolidamento della separazione tra la Chiesa Cattolica di Roma e quella Anglicana, Cromwell consolida il suo potere imponendo il suo controllo sulle vicende politiche inglesi ed europee. Ma il desiderio di vendetta dei tanti nemici che Cromwell ha disseminato lungo il suo cammino troverà soddisfazione nell’improvvisa caduta in disgrazia del controverso consigliere del re. Fatale gli sarà l’errore nella scelta della quarta moglie del re Enrico VIII, la tedesca Anna di Clèves, verso la quale il re, ormai divenuto una paranoica e capricciosa ombra del carismatico uomo politico che fu, proverà un profondo e ricambiato disprezzo. L’occasione non verrà mancata dai nemici di Cromwell per costruire un macchinoso castello di accuse inducendo il re a decretare l’incarcerazione del suo fedelissimo consigliere e la sua condanna a morte. Lo specchio e la luce chiude magistralmente una delle più fortunate e apprezzate saghe storiche degli ultimi anni, che è valsa all’autrice la vittoria di due Booker Prize per i primi due capitoli della trilogia. Con una scrittura sapiente e raffinata, la minuzia dei dettagli e un’attenta ricostruzione di fatti e personaggi, Lo specchio e la luce ci riporta indietro nel tempo donando ad un’epoca tanto lontana nel tempo la vitalità della cronaca e la suspense del thriller. Ma a colpire ed avvincere totalmente il lettore, ancor più che gli intrighi politici e amorosi di una delle corti più […]

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Il richiamo di Alma: alla ricerca di sè

Il richiamo di Alma, testo scritto da Stelio Mattioni e pubblicato per la prima volta nel 1980 dalla casa editrice Adelphi, è stato recentemente riedito per la casa editrice Cliquot (dicembre 2020) e corredato dalla prefazione di Chiara Mattioni e dalla postfazione di Gianfranco Franchi. Il richiamo di Alma: il testo Ne Il richiamo di Alma sembrano emergere, in patina, un certo filo d’afflato dannunziano, per talune atmosfere, taluni passaggi, talune suggestioni, e certi aspetti moraviani, in termini di conflitto e turbamento, in termini di noia, disprezzo, indifferenza. Labirinti di essenze e colori che svolgendosi psichedelici nella mente del giovane protagonista, prendono forma correndo lungo le vie di una città che si ramifica indistricata e forse indistricabile, dunque misteriosa. Chi è – o cos’è – Alma? Il protagonista mosso da un’indefinibile spinta vitale – una voce, un atto, un richiamo – non sa dirlo; cerca di raggiungerla, di possederne l’idea, ma ogni volta che avanza, arretra e ogni volta che egli arretra lei avanza, in una danza estenuante, in un cerchio “magico”, inafferrabile, ineffabile, come la stessa Alma è. E allora ecco aprirsi al lettore una serie di ammalianti domande: Chi è questa sembianza femminile che cambia, muta ad ogni passaggio e ad ogni sguardo, scorcio, si fa altro e rende altro il protagonista stesso? Chi è o cos’è Alma? Cosa rappresenta questa essenza impalpabile? Questa ragazza, questa bambina, questa donna, quest’essere, quest’entità fantastica e misteriosa che si aggira per Trieste e si fa essa stessa città, via, vento di bora, stradina, percorso, altura, percorso, panorama? E si fa ancora vita, emozione, pensiero e ritorna poi umana, ma pure eterea, impalpabile a volte e irraggiungibile, non raffigurabile, sfuggente, inafferrabile? Chi è – o cos’è – Alma, nell’identità in costruzione del giovane protagonista? Chi è o cos’è questa «creatura fantastica ed effimera che vive in una dimensione rarefatta, entrando solo a tratti in contatto con la realtà», o forma o idea sempre in trasformazione il cui unico segno distintivo uguale, perenne, è un anello a un dito di una leggera mano? La scrittura è leggera, lieve, lo stile permeato di realismo magico su cui influisce fortemente «la periferica collocazione geografica, Trieste» (come dalle parole di Chiara Mattioni in prefazione al testo) e che intende – ancora dalla parole della prefatrice – «la scrittura di storie che narrano fatti e circostanze verisimili, con premesse ordinarie e comuni, in cui all’improvviso irrompe un fatto imprevisto e sconcertante che spariglia le carte. E chi vi si trova davanti può credere che si tratti di un’illusione oppure di un fatto reale, ma allora questa realtà obbedisce a leggi a noi ignote». Metamorfosi, epifanie, rievocazioni fra «ricordo e sogno»: un libro che fa riflettere sulla sostanza «trascendente, irraggiungibile, inconoscibile» dell’ideale. Immagine in evidenza: ufficio stampa

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Roberta Calandra, il nuovo romanzo: Otto, tutti siamo tutti

Otto, tutti siamo tutti è un romanzo dell’autrice Roberta Calandra, edito da Croce. Nonostante nella prefazione il romanzo sia definito «un libro difficile», la lettura procede spedita, in modo piuttosto scorrevole, generando pagina dopo pagina, un immenso piacere e corroborando la curiosità del lettore. Otto: trama e contenuti del nuovo romanzo di Roberta Calandra Il numero Otto se posto orizzontalmente rappresenta il simbolo dell’infinito, e descrive al meglio questo romanzo. La storia, racconta infatti, le infinite possibilità che la vita ha in serbo per ognuno, fondandosi su un aspetto fondamentale per tutti, l’amore, inteso come forza inarrestabile. I protagonisti Elena e Giacomo, rivestono e rivivono otto esistenze differenti, continuando ad amarsi come il primo giorno, sempre con maggiore enfasi ed intensità, vivendo insieme alla storia che inevitabilmente trascorre. Un libertino e una rivoluzionaria prima, poi due poeti romantici dell’Ottocento, poi due prigioniere di un lager, ed infine, semplicemente un uomo e una donna, in una condizione diversa rispetto al ruolo iniziale. Elena è una bella donna di circa quaranta anni, dagli occhi chiari e dai boccoli dorati; accanto a lei, Giacomo, il suo uomo, giovane e ansioso al tempo stesso. Un romanzo, costellato da tante parti, ambientazioni, sentimenti, decisioni, istinti, desideri, emozioni incontrollabili che prendono forma pagina dopo pagina. La forte presenza storica nel romanzo, descrive l’amore, ma anche le difficoltà e la tristezza di determinati eventi, tra “genio”, “nascite” e “bello”. La parte storica, abilmente narrata, tra amore e sensazioni contrastanti, nell’orrore di “quel tempo”, è ben scandita. Entra dentro, attraverso gli occhi e s’imprime nella mente. Si legge di persone private della libertà, costrette a compiere azioni spregevoli. L’inizio nella fine e la fine dell’inizio: contrapposizioni e giustapposizioni di un romanzo L’abile penna dell’autrice Roberta Calandra riesce ad alternare momenti di apparente tranquillità, sentimentalismo, abbracci quotidiani, ad istanti terribilmente tragici, che nessuno mai vorrebbe vivere. Si legge, si vive insieme ai protagonisti, si piange delle loro disgrazie, ci si interroga. Tutto d’un fiato. Ad un tratto si legge in un passaggio del libro, «una strana scritta appare improvvisamente: NN, Notte e Nebbia»: la notte, che rappresenta la rinascita per le protagoniste del libro, e la Nebbia che fortunatamente non permette di comprendere cosa realmente accada. Otto è un romanzo senza nebbia alcuna, dove tutto appare chiaro, nessuna foschia. C’è un inizio ed una fine, e c’è l’inizio nella fine; può sembrare un controsenso, ma in realtà, leggendo Otto, si riuscirà a comprendere tutto ciò. Nulla è lasciato al caso, tutto è disposto, e dopo poche pagine anche il lettore sarà ben predisposto (mente e cuore) verso tale lettura. Il tempo che torna e accarezza ciò che è stato, un passato che ha il sapore del presente, presunti cambiamenti e frammenti di vissuto. Otto è un libro che prende, la sua struttura interna lo rende ben affine ai desideri dei lettori appassionati. I due personaggi principali sono sempre lì, come presenze, non di certo silenziose, che però assumono sembianze diverse.  Immagine: Roberta Calandra

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Pazzo per l’opera. Istruzioni per l’uso del melodramma

Pazzo per l’opera. Istruzioni per l’abuso del melodramma è un testo di recente pubblicazione, per i tipi della casa editrice Garzanti, scritto da Alberto Mattioli. Pazzo per l’opera. Istruzioni per l’abuso del melodramma: il testo Ciò che si trova in Pazzo per l’opera. Istruzioni per l’abuso del melodramma, non è solo l’opera in sé, piuttosto il concetto di lirica romanza frammisto ad una cascata di pensieri personali e di parole “infuocate” intorno al mondo lirico e alle figure che intorno vi gravitano – registi, direttori, interpreti canori, musicali, scenici – il tutto mescolato da uno stile veloce e a tratti ironico; ironia verso chi fa il teatro, ironia verso chi assiste al teatro: nessuno escluso. Frammezzate a piccoli o grandi aneddoti personali, le riflessioni che l’autore svolge e su cui induce i lettori ad ulteriori riflessioni: analisi sul modus operandi di autori e librettisti, analisi sull’iter interpretativo dei registi e direttori d’orchestra moderni, riflessioni fra passato e presente della musica lirica, fra tradizione e modernità; analisi e riflessioni queste dell’autore di Pazzo per l’opera. Istruzioni per l’abuso del melodramma che, fra serietà, giuoco e ironia, aprono ai lettori visioni personali e ulteriori. Alberto Mattioli prova a spiegare al lettore alcune “bizzarrie”, alcune visioni interpretative e scelte di regia moderne che tanto si discostano dall’opera originale, ma che nell’intenzione cercano di portare novità sul palco (o meglio, cercano di portare in termini diacronici, il grado di modernità che all’epoca quelle stesse opere avevano: una sorta di ammodernamento che ha la volontà di restituirci il carattere primigenio dell’opera, anche a scapito di una “infedeltà” formale): il libro di Mattioli è chiaro ed offre uno spaccato altro rispetto a quello che la prima osservazione ci potrebbe suggerire. Seguendo una linea storico-artistica in prospettiva diacronica, l’autore di Pazzo per l’opera. Istruzioni per l’abuso del melodramma, offre la propria riflessione-critica che parte da grandi nomi della lirica quali Giuseppe Verdi e Richard Wagner e cerca di spiegare come alcuni registi moderni scelgano di recuperare – a ragione – i più intensi significati profondi delle opere liriche; ma per toccare gli animi oggi come allora, c’è bisogno di una traslazione, in termini emotivi, sul moderno: allora la ricerca di «una fedeltà sostanziale, non formale, che non sempre coincidono» (come dice l’autore) ben venga, purché sia fatta bene e possa davvero essere motore potenziale di traslazione emotiva, dal passato sul presente, attraverso il rispetto di quella grammatica dell’arte, custode strutturata dell’alfabeto emotivo umano. Dopo aver offerto ai lettori le proprie attente riflessioni sulle moderne direzioni operistiche, Alberto Mattioli passa alle teorie del canto e con fare acuto ci introduce implicitamente ad una domanda: Che possa esistere una modulazione storica di esso? Certo e lo afferma a gran voce: «[…] il canto, esattamente come ogni attività umana, è un fenomeno storico, e quel che era «giusto» ieri potrebbe non esserlo più oggi, ma magari tornare a esserlo di nuovo domani […] cantare, come qualsiasi attività artistica, significa in primo luogo interpretare il proprio tempo». Un libro interessante che […]

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Nell’antro dell’Alchimista vol2: le fiabe nere di Angela Carter

Nell’Antro dell’Alchimista Vol.2 racchiude la produzione migliore di Angela Carter Angela Carter è stata una nota scrittrice inglese conosciuta per le sue opere femministe e il suo stile per nulla scontato. La sua opera è stata definita horror-fantasy poichè i temi trattati – anche Nell’Antro dell’Alchimista vol 2 edito Fazi editore in uscita quest’anno – sono i più vari e spaziano dal complicato tema della femminilità legato alla maternità, al problema del colonialismo fino alla supremazia razziale. Temi sempre diversi legati da un’unica voce: quella delle donne. Donne fragili ma pronte a decidere del loro destino, capaci di sopprimere ogni rimorso pur di proseguire sulla strada scelta. In una narrazione lenta, ma mai banale o noiosa, Angela Carter, ci porta in un mondo fatto di morte, depravazione, violenza e sangue, senza però lasciarci mai la mano. Storie crudeli che la Carter riesce a raccontare con arguzia e intelligenza e per nulla banale. Troviamo, ad esempio, la storia di Jeanne Duval o della Nostra Signora di Massacri. La prima è la storia – immaginata dalla Carter – dell’ultima amante e musa del poeta Baudelaire; un’altalena di sentimenti – in cui l’autrice inglese lentamente ci guida – tra lo squallore della prostituzione e i fumi dell’oppio con una Jeanne sempre più consumata dalla vita. Un’amore che si consuma lento e malato; dove non c’è il lieto fine e pare quasi non esistere la luce tra le pagine di questi racconti. Perché l’animo umano è fatto di luci e ombre, ma soprattutto di queste ultime e Angela Carter non ha bisogno, né tantomeno vuole, addolcire i suoi racconti. Nostra Signora dei Massacri, invece, è la storia di una prostituta – di cui non viene mai rivelato il nome – la cui vita viene scandita da orribili incidenti. Spinta dal desiderio di una vita migliore e trovato un lavoro decente che la porta via dai marciapiedi si difende dall’ennesimo tentativo di abuso; questo la costringe a darsi alla fuga. In questa corsa verso una nuova libertà la giovane trova la salvezza e una nuova vita in un villaggio degli indiani Algonquin. Il ritratto che fa la Carter della tribù è coinvolgente e il modo in cui l’autrice racconta di come soccombono agli inglesi impressionante. Nell’Antro dell’Alchimistra Volume 2 racchiude anche racconti del Nuovo Mondo e Vecchio Mondo (racconti di “Fantasmi americani”): Lizzie Borden, ad esempio, la ragazza che uccide i genitori e fa un’inconsueta gita al circo oppure la storia del giovane pianista che stringe un patto col diavolo in un bordello e tanti altri. «Come Italo Calvino, come Bruce Chatwin, come Raymond Carver, Angela Carter è morta al culmine della creatività. I racconti di questo volume ci danno la misura di quanto abbiamo perso. Ma ci danno anche la misura di quello che abbiamo guadagnato e che dobbiamo custodire come un tesoro». Salman Rushdie (fazieditore.it) Angela Carter è nata a Eastbourne, in Inghilterra, ha studiato Letteratura inglese alla University of Bristol. Eclettica, anticonformista e grande viaggiatrice. Socialista e femminista, è stata una scrittrice e […]

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Carola Minincleri Colussi e La sposa volante – Recensione

La sposa volante è il nuovo libro di Carola Minincleri Colussi, edito da Scatole Parlanti. L’autrice è nata a Venezia nel 1974 e vive in provincia di Treviso. È artista multidisciplinare, performer e regista delle compagnie teatrali Farmacia Zooè e Flowing Streams FZU35. Una panoramica dei suoi lavori è disponibile sul sito carolamininclericolussi.it. Agata cresce a Ginostra, all’ombra dello Stromboli, e le sue radici si nutrono del fuoco del suo vulcano, che viene fuori a sbuffi nei modi di dire dialettali che le ha insegnato la nonna, che spesso chiudono in una frase verità altrimenti difficilmente pronunciabili. Agata quel fuoco se lo porta dietro, insieme a quella macchina fotografica regalata dallo zio dall’America, tentando così, uno scatto dopo l’altro, di decodificare la realtà e a muovere i primi passi nel mondo. La sposa volante di Carola Minincleri Colussi Agata nasce a Ginostra, sull’isola di Stromboli, sua madre muore durante il parto; così lei tenterà in tutti i modi di ricucire lo strappo lasciato dalla perdita e di compensare al non detto di suo padre, che della madre non fa mai parola. La donna che le ha dato la vita, Agata può riconoscerla solo attraverso una foto. L’immagine di lei, sempre di spalle, porterà Agata a concepire ogni tipo di rapporto proprio a partire da quel contatto schiena contro schiena, una vera e propria “teoria dell’incontro”, che si ripeterà puntuale nella sua vita. Cresciuta senza biscotti, a furia di credenze e detti popolari, ma dalla terra-madre Agata coltiverà il desiderio – mai espresso – di andare via, che la porterà ben presto a spostarsi senza mai fermarsi davvero, come rami di un albero che vanno in ogni direzione, ma con le radici ben piantate al suolo. Il fuoco della sua terra Agata se lo porta dentro, a riempire i vuoti che la vita le ha scavato, e che spesso risale e viene fuori, rigorosamente in dialetto. Quello stesso fuoco la condurrà in guerra, atipico rifugio per sfuggire ai dolori della vita. La macchina fotografica sarà il suo motore e il suo filtro, un necessario occhio protettivo da interporre tra sé e il mondo. E in una scala graduale, le immagini che intrappolerà nelle sue foto rappresenteranno le tappe, gli incontri e le cose fondamentali della sua vita. Proprio in guerra il fantasma materno si concretizzerà in immagini precise, nitide, necessariamente tragiche. Dopo relazioni sbagliare e fughe per riparare ferite troppo esposte si imbatterà, di schiena, in qualcosa di nuovo, e straordinariamente pacifico. Agata si troverà ad affrontare nuove sfide e resistenze, conflitti cui non era abituata, rapporti madre-figlio ingombranti o troppo labili, che potrà superare soltanto mettendo in gioco tutto, senza più filtri, e al contempo fermandosi, in una resa che è anche una conquista. La fotografia nel romanzo di Carola Minincleri Colussi riconcilia e ricollega fili solo apparentemente spezzati dalla vita, ed è rinascita li dove c’è morte. Come in un ciclo che si compie, il ritorno alla terra-madre dalla quale Agata ancora in pezzi era scappata è riappacificazione e […]

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