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Eroica Fenice

La categoria Libri contiene 711 articoli

Libri

Jalna di Mazo de la Roche, edito da Fazi editore

Jalna è un romanzo dell’autrice Mazo de La Roche, il primo di un’amatissima saga familiare che ha conquistato migliaia di lettori con undici milioni di copie vendute. Jalna: una trama che travolge e trascina nella lettura Anni venti, i protagonisti del romanzo sono gli Whiteoak, una famiglia inglese di origini vittoriane trapiantata in Canada alla fine dell’800, in una tenuta coloniale dell’Ontario che prende il nome dalla città di Jalna in India. La capostipite della famiglia è la quasi centenaria Adeline, di origini britanniche, che ha trascorso la prima parte della propria vita insieme al defunto marito Philip, in India, proprio nella città di Jalna. La prima parte del romanzo si basa proprio sui primi anni dei coniugi Whiteoak, facendo riferimento ai motivi che li hanno spinti ad imbarcarsi per due mesi con una neonata e al loro successivo sbarco in Quèbec, per poi arrivare definitivamente nell’Ontario. L’autrice presenta e descrive i personaggi del celebre romanzo con ironia, con uno stile divertente e classico; tutto risulta molto pacato grazie ad una narrazione semplice che si tinge di quotidianità, con la presenza di minuziose descrizioni, piuttosto dettagliate, che riescono ad appassionare sin dall’inizio. Spesso si percepisce nelle descrizioni, soprattutto dei personaggi, ma anche negli ambienti cui essi si muovono, un vago senso di malinconia, espresso abilmente con delle semplici metafore dal gusto amaro. Nella descrizione dei personaggi, minuziosa e dettagliata, l’autrice fa riferimento anche alla componente psicologica che li caratterizza, in modo che il lettore possa in un certo senso riconoscersi in quelle identità, seppur storicamente lontane. D’altronde, pur essendo un romanzo scritto cento anni, fa, Jalna risulta sorprendentemente attuale. Nella struttura del romanzo e mentre si prosegue nella lettura, ciò che sicuramente colpisce il lettore è la presenza di molti elementi naturali, tra questi, prati, uccelli, animali, che arricchiscono l’ambiente familiare nel quale i protagonisti si muovono. Il libro è delizioso, caratterizzato da mille colori, un vero e proprio viaggio attraverso le parole,  attraverso una prosa leggera, ma a tratti incalzante, con elementi allusivi, densi di emozioni, sospiri, rammarichi e baci rubati, tutto inserito in una mescolanza di sensazioni. Jalna è un poema squisito, incentrato su una continua ispirazione, così come l’amore per Alayne, una delle protagoniste del libro, che arriva quasi prepotentemente a destabilizzare l’ordine e la tranquillità della famiglia. Alayne è  una donna in carriera, che riesce ad ammaliare un po’ tutti, con una sottile malizia. Grazie alla sua presenza, si percepiscono e man mano si delineano, una serie di elementi che si configurano come i più significativi del libro. Indubbiamente, l’amore è uno dei temi cardine del romanzo, ma l’autore fa riferimento ad un amore paziente, apparentemente impossibile, ma anche  delicatamente eloquente, come un pensiero che sfiora, e che allo stesso tempo  si allontana. Il pensiero di essere felici per essere felici, dunque, pensare alla felicità per raggiungerla e poi viverla. Al centro di tutto, la famiglia, all’interno della quale, i personaggi si muovono, esprimendo quasi un senso di irreprensibile impossibilità al distacco; è come se ognuno di […]

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Ti chiamo domani: prima graphic novel di Rita Petruccioli

“Ti chiamo domani” di Rita Petruccioli  | Recensione Edita da Bao Publishing, “Ti chiamo domani” è la prima graphic novel scritta e disegnata da Rita Petruccioli. Classe 1982, Rita Petruccioli, dopo aver lavorato per anni come illustratrice e fumettista e aver contribuito a Storie della buona notte per bambine ribelli (Mondadori) e lavorato con Giovanni Masi a Frantumi (Bao Publishing), si presenta ai lettori con la sua prima opera da autrice unica. “Ti chiamo domani” è una graphic novel in cui i colori, in particolare le diverse tonalità di blu e di giallo, assumono notevole importanza e permettono all’autrice di distinguere con chiarezza luoghi, momenti ed emozioni. Chiara ha occhi marroni, capelli bruni ed un carattere espansivo e solare. È un’universitaria e aspirante artista che durante l’Erasmus a Tolosa ha conosciuto un gruppo di amici, che ha voluto rincontrare dopo il ritorno a casa. È per questo che è tornata a Tolosa ed è qui che la incontriamo per la prima volta quando, nel pieno della notte, dopo aver acceso la luce per leggere qualche pagina de Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati, chiama il padre per tornare a casa. Il modo per farlo, grazie alle amicizie del padre, è viaggiare con Daniele, un camionista con qualche anno in più che sta tornando in Italia dopo aver effettuato delle consegne. I due si incontrano e fin dai primi istanti Daniele sembra un po’ scostante, protetto dalle lenti nere degli occhiali e con poca voglia di parlare. Ma nonostante sembri inizialmente restio al confronto, col passare delle ore si lascerà andare sempre di più e renderà possibile un confronto intimo, alimentato dalla curiosità e utile ad entrambi. “Ti chiamo domani” è quindi il racconto di un viaggio in camion di due giorni da Tolosa a Sabina. Protagonisti della storia due sconosciuti, Chiara e Daniele, le loro parole e i loro silenzi. Silenzi che grazie alla bravura di Rita Petruccioli diranno comunque tanto al lettore.  La loro conoscenza sarà scandita dai ritmi di un viaggio in cui la conversazione è il miglior modo per ingannare il tempo. Data la differenza anagrafica, Chiara e Daniele hanno due storie diverse ma durante il viaggio capiranno che una storia può cambiare in base a chi la racconta, per il modo in cui lo fa, e in base a chi ascolta. Si può dire tutto, niente o qualcosa, si può ascoltare ma soprattutto si possono vedere le cose da un’altra prospettiva. Nell’intervista rilasciata a Alessandro Roncato per Repubblica, l’autrice ha spiegato come ambientare idealmente la storia nel 2004 le abbia permesso di non far usare ai protagonisti mezzi tecnologici in cui c’è una sovra comunicazione. «Essendo basato sullo scambio tra due persone che non si conoscono, Chiara e il camionista Daniele, non volevo mettere in mezzo la supermessaggistica da cellulare che ne avrebbe falsato il dialogo». L’autrice ha inoltre spiegato come nella storia ci siano alcuni riferimenti autobiografici. Infatti, proprio come Chiara, anche l’autrice ha vissuto la sua esperienza Erasmus a Tolosa ed tornata in […]

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L’anno nuovo, lo sconcertante romanzo di Juli Zeh

L’anno nuovo di Juli Zeh: leggi qui la nostra recensione! È in libreria da giugno “L’anno nuovo” di Juli Zeh, un nuovo romanzo edito Fazi Editore tradotto dal tedesco da Madeira Giacci. Già autrice di bestseller, la scrittrice tedesca riconferma il suo talento con un romanzo che è una “sorpresa” in tutti i sensi. Juli Zeh ci narra la storia di Henning, padre a tempo pieno di due bambini e marito di una donna molto dedita al lavoro, Theresa. Tutto sembra  “funzionare” nella sua monotona vita, ma Henning sente che qualcosa non va, un senso di pesantezza lo soffoca. “Per Henning la vita era diventata una sequenza di stati interiori, cattivi, pessimi, più o meno buoni. Bel tempo e successi lavorativi non lo rallegravano più. Restavano dietro le quinte. A volte guardava Theresa o i bambini, ma non provava nulla”. In più c’è la “COSA” che lo perseguita: ogni volta che lo assale è simile a un mal di stomaco, talvolta assume le sembianze di un attacco cardiaco. Ma non è nulla di tutto questo, gli attacchi di panico sono qualcosa che oltre a logorarlo dentro, gli stanno rovinando la vita. Una svolta, attende, però, Henning Femés: c’è qualcosa in questo villaggio di Lanzarote, dove la coppia ha deciso di trascorrere le Feste, che lo aspetta da sempre. A decidere di festeggiare il Natale e il Capodanno alle isole Canarie è stato lui stesso, un posto ideale per le sue escursioni in bici. Il ciclismo è per lui puro relax, in bici sembra riuscire a combattere, seppure per poco, la COSA. Il mattino del primo dell’anno è deciso a raggiungere il picco più alto dell’isola, ma l’impresa lo ha sfinito e in cerca di aiuto, si imbatte nella casa di Lisa. Una sensazione strana lo pervade tutto, conosce quella casa, ci è già stato e lentamente  inizia a ricordare come allucinato. La descrizione di un’esperienza da brividi prende il posto del racconto, è il tuffo in qualcosa di raggelante. La scena è quella di una casa vacanze ora diventata un tremendo inferno: due bambini abbandonati a se stessi, la fame, la sete, la paura infantile dei mostri della notte, la speranza spossante del ritorno di una salvezza. L’orrido e la violenza possono impossessarsi anche di due bambini che seguono l’istinto di sopravvivere, seppure piccoli, troppo piccoli. “Sono state più le volte che l’ha portata in braccio e trascinata di quelle che la sorella ha camminato da sola. L’ha sgridata e implorata, le ha promesso premi e l’ha minacciata, l’ha strattonata per le gambe e per le braccia, l’ha spinta e l’ha presa a calci …” L’anno nuovo,  forse il miglior romanzo di Juli Zeh Non ci vuole molto a riconoscere l’abilità di una scrittrice il cui romanzo thriller-psicologico, nei punti più letterariamente validi, attraverso immagini vivide e potentissime, ci riporta a quelle di Saramago nella sua Cecità. Forse un paragone azzardato, eppure spiega come quella allucinazione (non è la prima) offerta da uno dei momenti di panico che contrassegnano la […]

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Giuseppe Raudino in Stelle di un cielo diviso | Recensione

Stelle di un cielo diviso è il nuovo libro di Giuseppe Raudino per l’Alessandro Polidoro Editore. La collana dei piccoli gioielli Perkins è una finestra sul mondo: dalle grandi Londra e Parigi alla realtà circoscritta ma complessa di Cipro. Intreccio di Storia e intimità è Stelle di un cielo diviso di Giuseppe Raudino, docente di comunicazione, antropologia culturale e ricerca sociale dell’Università di Scienze Applicate di Groningen. Stelle di un cielo diviso di Giuseppe Raudino: cambiare per vivere Indossati i panni di un io donna, Cathy, letta nelle sue gambe irrobustite dal perpetuo moto, ma anche nella sua testa leggera, «una donna in viaggio da sola, una donna che è fragile per definizione», Giuseppe Raudino dà voce a chi fa la Storia. Tra «scarpe smaltate e bicchieri scintillanti», Cathy viene a conoscenza dell’evoluzione ideologica della sua terra natia, Cipro, parla con i politici in politichese, comprendendo, spesso amaramente, quanto la divisione culturale sia accettata perché deterministicamente immutabile. L’insistenza su sguardo e memoria è indizio del modo che la protagonista ha di muoversi nel mondo. «Io adesso vedo solo blu, un blu intenso e abbacinante che va dal turchese vicino la riva al lapislazzuli più lontano». Il potere evocativo del colore impresso sulla retina genera un immediato legame con il ricordo di un tempo, un passato di amore e di rinuncia. Quindi sguardo e memoria così come memoria di uno sguardo. «Capii anche che nel suo guardarmi come un oggetto c’era un senso di ammirazione estetica mista a stupore». Le figure sensuali del suo passato si aggirano nei luoghi ritrovati nel presente, e ogni luogo ha la sua anima. «Ho imparato che la vita, quaggiù, segue il ritmo delle passioni che attraversano il cuore della gente». Cipro pulsa, Londra corre. Nella ricerca costante dell’ardimento, Cathy evade dalla sua piccola realtà d’origine conoscendo il grande mondo. Con la sua voce Giuseppe Raudino analizza il bivio che costantemente si presenta in una vita in transito, tra Londra, Cipro, Parigi. Il presente e il passato. «In fondo allontanarsi mi era sembrata una scelta naturale, come se avesse dovuto accadere insieme a tutte le altre cose che costituiscono l’ordine dell’universo». La partenza comporta la rinuncia della propria terra e del primo travolgente amore per Yasim, inevitabilmente vivo nel ricordo, evocato da oggetti feticcio e da un tremore indelebile. Partire, separarsi. «A volte la vita te la puoi cambiare radicalmente anche in meno di dieci minuti, anche in un istante, addirittura, ma bisogna stare al gioco». Stelle di un cielo diviso di Giuseppe Raudino è un libro sul potere vivificante del cambiamento, sulla pagina calda della vita raccolta e su quella scottante della Storia, sul senso della ricerca di cos’altro possa esserci al di là di una frontiera, al di là di un’abitudine.

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Melvina di Rachele Aragno (Recensione)

Edito dalla Bao Publishing, Melvina è il primo lavoro di Rachele Aragno, una graphic novel in bilico tra la fiaba e il racconto di formazione. Con acquerelli che riempiono le pagine e personaggi pieni di umanità, Rachele Aragno realizza un sogno tenuto nel cassetto per troppo tempo. Melvina ha folti capelli rossi, grossi occhiali rotondi, una salopette di jeans e un maglione verde. È una bambina che, sentendosi ignorata, desidera essere ascoltata dagli adulti che non prendono in considerazione le sue idee. Il suo gatto, Ottavio, scappando dalla finestra, porta Melvina ad incontrare Otto ed altri stravaganti personaggi che hanno bisogno del suo aiuto per sconfiggere Malcape. Ma cos’è successo? Perché tutti aspettavano proprio Melvina? Accompagnata da due stravaganti personaggi, Melvina intraprenderà un viaggio in un mondo ricco di sorprese in cui oggetti apparentemente comuni possono donare poteri straordinari. Scortata da Otto e Benjamino, Melvina dovrà orientarsi tra Il fiume della vita e La valle dei pensieri felici, tra Le foreste buie e Le paludi metafisiche, tutti luoghi ricchi di sorprese e insidie. Melvina è graphic novel di formazione in cui sono presenti gli elementi del viaggio che si manifesta nella duplice forma di crescita personale e scoperta di nuovi mondi. Solo uscendo dalla sua stanza Melvina riuscirà a vedere le cose da una prospettiva diversa riuscendo ad apprezzare pienamente ciò che ha già la fortuna di avere. L’Aldiqua non è solo la dimensione in cui Melvina dovrà intraprendere la ricerca di Malcape, l’antagonista da sconfiggere, ma anche il territorio inesplorato in cui per la prima volta dovrà mettersi in gioco e contare solo sulle sue capacità. Un personaggio principale come Melvina permette di coniugare l’incosciente coraggio dei bambini con i timori e le aspettative che accomunano tutti, grandi e piccini. I desideri possono essere un’arma a doppio taglio. È legittimo e necessario sognare ma bisogna farlo con cautela. Spesso gli slanci di fantasia verso mondi troppo distanti da quello in cui siamo ci portano solo a non goderci ciò che abbiamo e a commettere errori. Questa la morale di un’opera molto godibile consigliata soprattutto per una lettura condivisa con bambini più piccoli che apprezzeranno sicuramente l’atmosfera magica e l’intraprendenza e il coraggio con cui la protagonista affronta le sue sfide. Un ottimo modo per far capire ai bambini, ammesso che siano loro ad averne bisogno, che l’incontro con l’altro, seppur stravagante e inusuale, può essere il punto di partenza per superare i propri limiti. Gli acquerelli riempiono le pagine con colori che permettono di immergersi completamente nella storia. In alcuni casi i le tavole non hanno margini ed occupano tutta la pagina offrendo una sensazione bellissima di immersione totale nella storia. Melvina è uno di quei libri che merita di essere comprato in forma cartacea perché la lettura in formato digitale non può dare lo stesso piacere. La graphic novel di Rachele Ragno è la realizzazione di un lungo progetto legato alle paure e ai sogni dell’autrice. Melvina è stata un’amica su cui l’autrice ha potuto fare affidamento per […]

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Ferryman – Amore eterno, un romanzo fantasy di Claire McFall

Esce oggi in libreria nella collana LainYa di Fazi Editore, Ferryman – Amore eterno, il primo volume di cui si compone la trilogia fantasy young adult dell’autrice scozzese – due volte vincitrice dello Scottish Book Prize – Claire McFall. Dylan è una quindicenne, figlia di genitori separati, che vive a Glasgow con la madre Joan e frequenta la Kaitshall Academy, scuola che le è ancora più insopportabile da quando la sua amica d’infanzia, Katie, se n’è andata. Dopo un’altra orribile mattinata trascorsa con i detestabili compagni di classe, la ragazza decide di saltare il resto della giornata scolastica anticipando la partenza per andare a trovare il padre James che non vede da dieci anni. I passeggeri del treno diretto ad Aberdeen sul quale Dylan sta viaggiando, però, rimangono coinvolti in un terribile incidente dal quale la giovane sembra essere l’unica a esserne uscita illesa. Dylan, inizialmente spaesata e stordita, si incammina verso la fine della galleria dove si trova il convoglio ritrovandosi in aperta campagna. In un primo momento crede di essere sola ma, poco dopo, si accorge della presenza di un ragazzo seduto su una collina poco distante da lei e intento a fissarla. Dylan lo raggiunge e si presenta riuscendo a sapere il nome, Tristan, di quel biondo coetaneo dagli occhi blu cobalto freddi come il ghiaccio che non solo mantiene un atteggiamento distaccato, ma le dice che deve andare con lui. La ragazza, malgrado sia perplessa, decide di seguirlo e solo in seguito lui le rivela la triste verità: Tristan è un traghettatore di anime e lei non è l’unica sopravvissuta del disastro ferroviario, ne è la sola vittima. Sconvolta dalla notizia, la protagonista intraprenderà il lungo viaggio che dovrà condurla al suo paradiso, ma l’inaspettato e profondo coinvolgimento con la sua guida la metterà di fronte a un’importante e irreversibile decisione che non potrà più cambiare. Ferryman – Amore eterno : può l’amore sconfiggere la morte? Il primo romanzo che compone la saga ideata dalla creativa penna della McFall, si rivela essere un romanzo originale oltre che profondo dove viene riproposto, in chiave moderna, il mito della leggendaria figura dell’infernale traghettatore di anime Caronte. Qui assume le sembianze di un affascinante e misterioso ragazzo – è così che la protagonista lo immagina e lo vede – inizialmente distaccato e unicamente intenzionato a portare a termine il suo compito che, procedendo nella lettura, rivela di possedere e provare gli stessi sentimenti di un qualsiasi altro essere umano: interesse, gioia, paura, tristezza e, il più sorprendente considerata la sua condizione, amore. Dylan e Tristan, nonostante i ruoli di anima e traghettatore e la logica impossibilità a essere altro se non quello, affrontano insieme le insidie e i pericoli che li attendono per portare a termine il viaggio che condurrà la ragazza verso il luogo destinato alle anime ma, consci del forte legame che si è ormai instaurato tra loro, decideranno con coraggio di sfidare l’ignoto pur di non separarsi. Per sapere come proseguirà la loro avventurosa storia d’amore […]

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Gli ultimi giorni del comandante Plinio, un’opera di Alessandro Luciano

Pubblicato da Marlin Editore, Gli ultimi giorni del comandante Plinio è l’eccezionale romanzo storico scritto da Alessandro Luciano, nel quale vengono narrati gli avvenimenti che si verificarono quattro giorni prima la devastante e terribile eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo che causò la distruzione delle città di Ercolano e Pompei. A raccontare gli eventi dal 22 al 25 ottobre, attraverso le memorie da lui trascritte nel suo diario, è Gaio Plinio Secondo, conosciuto in seguito come Plinio il Vecchio, filosofo e scrittore naturalista – sua è la vasta enciclopedia in 37 volumi, nonché capolavoro, “Naturalis historia” – oltre che comandante militare e governatore provinciale dell’Impero Romano. Plinio, che in quel periodo era a capo della flotta romana stanziata presso Capo Miseno, attraverso le descrizioni dense di particolari dei luoghi, degli usi e dei costumi del tempo, conduce il lettore con sé accompagnandolo per le città e la costa campane rendendolo partecipe delle proprie considerazioni e riflessioni su ciò a cui assistette sia dal punto di vista di studioso e di militare sia di semplice uomo. Il protagonista si sposterà dalla città di commercianti di Puteoli “…una costa amata dagli Dei, affacciata sul mare nostro…” a Cuma, dove Enea accompagnò la Sibilla Cumana le cui parole, “Non preparare le navi, mettiti in salvo”, resteranno inascoltate da Plinio intenzionato ad affrontare l’immane e imminente catastrofe che sta per compiersi pur di mettere in salvo la sua amata Rettina, che si trova a Stabia, e due preziosi volumi greci da lei posseduti, unici perché privi di copie. Gli ultimi giorni del comandante Plinio di Alessandro Luciano: cronaca di una tragedia Dell’eruzione del Vesuvio di quel tempo, si hanno testimonianze rintracciabili in qualsiasi libro di Storia, enciclopedia, sito Internet o opere in cui si faccia riferimento all’accaduto. Se queste variegate fonti non dovessero bastare a soddisfare pienamente la curiosità e il desiderio di saperne di più, basterebbe recarsi personalmente sul posto in modo tale da constatare dal vivo ciò che si è potuto apprendere da una pagina cartacea o virtuale. Tuttavia, per quanto valga assolutamente la pena visitare Ercolano e Pompei, ci si troverebbe di fronte a quanto è rimasto di quella tragedia di tanti secoli fa. Alessandro Luciano, grazie a uno stile fluido e ricco, a una narrazione talmente completa e precisa da dare l’impressione di sentire l’odore del mare, di avvertire la terra tremare, di ascoltare i boati del Vesuvio pronto a risvegliarsi portando con sé morte e distruzione, ci dà la possibilità di assistere a ciò che precedette quella sciagura. L’autore narra delle bellezze architettoniche e naturalistiche delle città campane da lui citate, traccia i profili delle persone che vi abitarono mostrandoli impegnati ad adempiere alle loro occupazioni quotidiane e permettendoci, in tal modo, di conoscerne le abitudini e le tradizioni. Tra questa varietà di personaggi che animano la sua opera, spicca il protagonista che, alla fine del suo diario, rivolge una richiesta – a cui la Storia darà ascolto – a chi avrà la possibilità di leggerlo: “… Se […]

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Breve dialogo sulla felicità di Frank Iodice (Recensione)

Breve dialogo sulla felicità è il libro scritto da Frank Iodice per far conoscere agli adulti del domani l’ex Presidente dell’Uruguay Josè Mujica Un floricoltore di «ritorno da un lungo viaggio che gli ha insegnato il peso insostenibile della solitudine» con un quaderno tra le mani entra in un bar alle spalle di Plaza Independencia. Ordina ad un giovane barista con i capelli ricci che gli arrivano al collo un caffè freddo che gli verrà servito caldo. Ma che fretta c’è? Si può aspettare che si raffreddi. È l’inizio di una breve storia che vedrà due uomini in momenti diversi della loro vinta confrontarsi. In un passaggio è ben sintetizzata l’essenza dell’opera: «La politica ha a che fare con la polis, fare politica vuol dire lottare perché la gente viva meglio – il ragazzo appoggiato sulle mani, le spalle scavate nella pelle secca, ascoltava con un discreto trasporto – ma vivere meglio non vuol dire avere più cose, significa essere più felici!, e solo a volte la felicità dipende dai bisogni materiali». Frank Iodice sceglie la forma del dialogo per riflettere su tematiche che possono sembrare astratte ma che riguardano tutti. Particolarmente importante è sicuramente il tema del tempo posto al centro di una riflessione che riguarda il lavoro, la felicità, i desideri e le relazioni. Per chi non conoscesse Mujica basta guardare pochi minuti del film Human per comprendere di che tipo di persona stiamo parlando. Mujica è un ex leader dell’opposizione che ha trascorso 12 anni in prigione e che da presidente dell’Uruguay ha rinunciato al novanta percento del suo stipendio per vivere con l’essenziale.  Nelle sue interviste si possono sempre ascoltare parole semplici e ragionamenti lineari che nella loro genuinità rivelano concetti apparentemente scontati ma che dimentichiamo spesso. «Quando compriamo qualcosa non lo compriamo con i soldi. Lo compriamo con il tempo della nostra vita che abbiamo speso per guadagnare quei soldi. Con l’unica differenza che l’unica cosa che non si può comprare è la vita». Una delle citazioni più note di Mujica che rappresentano perfettamente un pensiero che ha come pilastro l’uomo e la sua felicità. Breve dialogo sulla felicità è ispirato dall’incontro dell’autore con José Mujica. Il libro è stato stampato per la prima volta nel 2014 e da allora grazie a un crowdfunding viene distribuito gratuitamente nelle scuole italiane e francesi durante una serie di conferenze sulla felicità. In quattro anni, grazie all’idea di Frank Iodice,  più di 10000 studenti hanno avuto l’opportunità di conoscere alcune delle idee di José Mujica. La speranza di Frank Iodice è di far comprendere ai giovani pensatori «l’importanza di essere liberi» per farli diventare in futuro «cittadini o politici migliori di noi». Nell’intervista rilasciata a Sergio Ferri per Radio Esmeralda, Iodice ha parlato della nascita del libro e della sua esperienza in Uruguay. Iodice è riuscito ad incontrare Mujica dopo tre mesi dalla partenza con uno zaino, poche risorse economiche e tanta voglia di scoprire. Ha incontrato Mujica nel suo “ufficio popolare” cioè nel bar di fronte al palazzo […]

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Il sentiero dei figli orfani, un libro di Giovanni Capurso

Il sentiero dei figli orfani è il nuovo romanzo di Giovanni Capurso edito da alter ego edizioni   In un’estate afosa agli inizi degli anni Novanta, Savino, un pre-adolescente curioso, si affaccia alle prime difficoltà della vita percorrendo i sentieri in salita del suo piccolo paese San Fele, in Lucania. Il giovane conoscerà più da vicino la realtà delle persone che lo circondano: vite e crucci che prima, a causa della sua spensieratezza infantile, gli erano nettamente sconosciute. Savino scruterà il carattere nostalgico di suo padre Michele, la simpatia di suo zio Gaetano, la bontà della madre Carmela, e i duelli con suo fratello Aldo. Suo fedele compagno d’avventure sarà invece il coetaneo Radu detto “Anguilla”. A rompere gli equilibri a tratti noiosi della quotidianità di Savino sarà l’arrivo di un forestiero di nome Adamo, e di una ragazza di nome Miriam, rivelatasi la sua prima infatuazione. Tutte le vicende de Il sentiero dei figli orfani si svolgono nei primi anni Novanta a San Fele un paese vicino Potenza. Il rapporto con il luogo rurale sarà il collante tra Savino, la sua famiglia, e i nuovi arrivati. In certi passi l’aria della radura, la freschezza delle cascate e il profumo terroso dei raccolti sembra quasi oltrepassare la carta stampata e arrivare nelle narici del lettore. Ciò rende il romanzo un dipinto autentico di una realtà di paese, sempre più lontana per usi, costumi e modi di vivere dalle grandi città. Il concetto di morte fa il suo ingresso all’interno della narrazione quasi in punta di piedi. La sua comunicazione sarà schietta e rapida, ma il modo in cui viene presentata è propriamente quella che si filtra tra la realtà dei fatti e gli occhi di un ragazzo giovane. La morte non appare mai come una punizione divina, seppur non risparmi i vivi da nostalgia e dolore, ma quasi come un passaggio naturale che prima o poi tocca l’esistenza di tutti. Savino vedrà quindi la morte in faccia, quasi letteralmente parlando, ma dopo, come qualsiasi suo coetaneo, avrà la prontezza di riprendere la sua vita, a rimostranza di essere al cospetto di un protagonista giovanissimo. Come in ogni piccolo paese che si rispetti, le famiglie hanno sempre un soprannome. Anche in questo romanzo l’usanza non viene meno. La famiglia di Savino, infatti, per tutti è la famiglia “trentadue”, nome nato dal frutto di un errore linguistico avvenuto molto tempo prima, e portatosi avanti nel tempo, quasi come un secondo nome che possa far rivalere l’integrità e l’orgoglio della famiglia stessa. Non mancano frasi dialettali, appositamente spiegate a fine rigo. L’uso di frasi di gergo comune immerge il lettore in una realtà sconosciuta ed immensa, come può essere l’intricata rete di cose, eventi e persone, che si avvicendano in un paese. Ciò nonostante in diversi capitoli, appositamente numerati, il linguaggio è ricercato e alto. Il romanzo di conseguenza arriva diretto sia al lettore medio che a quello più esperto. Lungo tutta la narrazione non manca lo sfondo politico, che in questo caso […]

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Avviso di chiamata, il romanzo di esordio di Delia Ephron

Avviso di chiamata, bestseller di Delia Ephron, è la novità per il mese di Giugno della casa editrice Fazi che, della stessa autrice, ha già pubblicato il romanzo Siracusa. Si tratta di una sorta di dark commedy che ci catapulta direttamente nel cuore di una famiglia americana, normale nella sua anormalità. Costruito su più piani temporali grazie al sapiente e calcolato uso del flash-back, il punto di forza di Avviso di chiamata non è tanto l’intreccio narrativo, quanto piuttosto l’approfondimento del carattere, della psicologia e dei sentimenti dei personaggi, di cui l’autrice riesce a cogliere ogni sfumatura, tratteggiandone vizi e virtù con arguzia e delicatezza. Con una scrittura ironica e pungente, Delia Ephron tocca argomenti di grande impatto emotivo, catapultando il lettore direttamente nella vita di questa strana famiglia disfunzionale che, in un modo tutto suo, trova il modo di affrontare i piccoli e grandi problemi quotidiani.  La trama del romanzo di Delia Ephron Protagonista e voce narrante è Eve Mozell, un’ organizzatrice di eventi quarantaquattrenne; ha un marito, Joe, di cui forse non è più innamorata ma che rappresenta comunque il suo punto fermo, e un figlio adolescente, Jesse, che le dà qualche problemino. Eve è la “sorella di mezzo” e, in quanto tale, eternamente in competizione con le altre due: Georgia, redattrice di una rivista di moda che porta il suo stesso nome, e Madeleine detta Maddy che, dopo tante peregrinazioni, ha trovato la sua identità come attrice in una soap opera. Il padre, Lou, è un ex sceneggiatore, ormai alcolizzato e affetto da demenza senile ed è proprio la protagonista a doversi costantemente occupare dell’uomo, dal momento che le altre due sorelle tendono spesso a defilarsi, immerse nelle loro vite. Dai frequenti salti temporali presenti all’interno di Avviso di chiamata, sappiamo che non è la prima volta che Eve deve farsi carico dell’ingombrante figura paterna: la mente di Lou Mozell, infatti, aveva cominciato a vacillare già molti anni prima, quando la moglie lo aveva lasciato per diventare la compagna di un uomo assai diverso da lui. Con il divorzio, tutta la fragilità dell’uomo viene a galla: da allora, si sono succeduti diversi ricoveri in istituti psichiatrici, mentre le tre sorelle, ognuna a proprio modo, tentavano di costruirsi una loro identità e trovare un posto nel mondo, senza un padre e una madre ad accompagnarle nel loro sbocco nella vita sociale. Mantengono stretti contatti tra loro spesso telefonicamente e da qui scaturisce il titolo “Avviso di chiamata”. Avviso di chiamata: metafora di vite tenute insieme da un filo In Avviso di chiamata, il telefono è una parte integrante della quotidianità delle protagoniste: il suo squillo acuto è il “rumore” che più spesso percepiamo nel corso del romanzo, talvolta addirittura in maniera insistente e convulsa, tanto da arrivare, in alcuni momenti, a mandare su tutte le furie la pacata Eve. Eppure, il telefono è l’elemento che le tiene vincolate l’una all’altra, è il salvagente che la vita lancia alle tre sorelle per sorreggersi a vicenda ed evitare di annegare nel folle […]

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