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Eroica Fenice

La categoria Libri contiene 734 articoli

Libri

Maicol&Mirco, intervista all’autore de Gli Scarabocchi

Gli Scarabocchi di Maicol&Mirco sono diventati una delle novità più interessanti del fumetto italiano, con oltre 140mila sostenitori su Facebook. Nel 2018 l’autore, Michael Rocchetti, ha deciso di raccogliere la sua intera produzione in un’opera omnia dal titolo ARGH. Fra ironia amara e profondo nichilismo si muovono, nel mondo del fumetto contemporaneo italiano, Gli Scarabocchi di Maicol&Mirco. Un disegno nero, appena accennato, su uno sfondo rosso sangue: sono questi i tratti distintivi delle tavole che tanto successo stanno avendo sul web. Ma non fatevi ingannare dal nome scarabocchi. Queste illustrazioni si propongono come massime di filosofia esistenziale, capaci di mostrarci un vero e proprio cosmo nascosto; riescono, nella loro brevità, a schiudere dinanzi all’uomo l’assurdità dell’esistenza umana, facendocela amare ancora più intensamente. Di questo, e di molto altro ancora, abbiamo parlato con Maicol&Mirco. L’intervista a Maicol&Mirco Partiamo dal nome d’arte, Maicol&Mirco. Immagino ci sia chi, ancora, pensa siate in due. Perché hai deciso di mantenere questo nome? Chi è, oggi, ‘Mirco’? Un nome finto non è più finto di un nome vero. Entrambi non li scegliamo davvero. Entrambi hanno infiniti limiti nel rappresentarci per quello che davvero significhiamo. Cosa importa chi è Mirco? Ma ancor più: cosa importa chi è Maicol? Il fumettista Gipi dice che hai «la capacità di andare in profondità con due frasi». Ma quanto è complesso condensare tematiche così importanti in poche battute e senza apparire banale? Questo andrebbe chiesto ai nostri personaggi, veri autori delle nostre storie. Per quello che posso conoscerli, posso solo provare a tirare a indovinare: le parole davvero utili sono pochissime, un vero vocabolario non dovrebbe essere più spesso di un depliant di sconti di un supermarket. Tutte le altre parole sono state inventate per le sfumature. E questo non è davvero tempo di sfumature. I nostri personaggi non vorrebbero quasi nemmeno parlare. Quando vi si vedono costretti ne usano giusto un pugno. Le sfumature diventano gesti, lacrime, situazioni. Basta poco per raccontare tanto, se si vuole raccontare il vero. Credo che i nostri personaggi ragionino così.          S-ragionino così. Lo sfondo rosso e un disegno minimale sono i tratti distintivi dei tuoi fumetti. Come mai questo colore e perché hai preferito, a un disegno più complesso, questa essenzialità? Il rosso, come tutto ciò che funziona, è venuto per caso. Ma non per caso è rimasto. Ormai è diventato parte del nostro raccontare, addirittura del nostro lessico. Un alfabeto cromatico di due colori, rosso e nero. Pochi come i nostri segni, le nostre parole. Di tanti solo i personaggi. In fila davanti a quella tomba che sono i nostri occhi. Dietro a Gli Scarabocchi, che toccano – in chiave nichilista – temi quali la felicità, la solitudine o la morte, ci sono studi filosofici? E quanto c’è, invece, di autobiografico? Sono storie inventate, quindi tutte autobiografiche. Non è possibile davvero inventare qualcosa. Tutto è un pezzo di noi. Sarebbe bello poterci abbandonare, sfuggire. Ma non si può. Le nostre guerre, anche quelle a bordo di astronavi o in […]

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Come diventai monaca di César Aira torna con Fazi editore (Recensione)

Il romanzo si apre con una passeggiata insieme al papà in una giornata assolata a Rosario, Argentina. Da subito si percepisce che è un avvenimento particolare quello del piccolo César, che sta per assaggiare per la prima volta il gelato, nello specifico alla fragola. Questa precisa scelta dovuta solo all’ispirazione di un colore avrà delle conseguenze inaspettate ed incredibili: grazie alla Fazi editore, è di nuovo da oggi in libreria un romanzo di uno dei più celebri autori della letteratura argentina contemporanea, Come diventai monaca di César Aira. Pubblicato per la prima volta nel 1993, Come diventai monaca è più che un romanzo, una novella breve. Prolifico scrittore, che fa della sua narrazione ricca di parole e strabordante il suo segno di riconoscimento, César Aira qui stupisce per tanti motivi: prima di tutto, il protagonista è lui, un bimbo che trasferitosi da Coronel Pringles (sua città natia) affronta con grande immaginazione una realtà poco incline ai cambiamenti, o chissà, forse tanto eclettica da dare alla sua scrittura questo forte piglio creativo. César però è anche una bambina: l’io narrante è lui per gli altri, lei per se stesso. Così, César crea un mondo surreale dove realtà e fantasia si intrecciano in ogni parentesi della sua infanzia, grande o piccola. E tutto inizia con il gelato alla fragola: dopo aver superato la difficoltà di entrare nel suo modo di descrivere gli eventi, pieno e adulto, César Aira è in possesso della storia già dalla prima scena, quando il lettore subito comprende il senso di inadeguatezza del piccolo protagonista, troppo diverso per essere in pace con ciò che lo circonda. Questo prelibato cibo, freddo e dolce, a lui fa letteralmente “schifo”. A quale bambino non piace il gelato? Si ripete César, e anche il padre, che preso da un’ira funesta lo costringe ad ingurgitare altre cucchiaiate, non provando nessuna pietà guardando le sue lacrime e i conati di vomito. César si sente in colpa, continuamente, per essere quello che è, anche dopo quando si scopre che in effetti il gelato è avariato, e quando il padre collerico fa fuori il gelataio miscredente affogandolo nel corpo del reato. Va in prigione, e il senso di colpa tracima e durerà per tutto il romanzo. La storia prosegue in un letto d’ospedale, dove César è costretto per tre mesi a causa dell’intossicazione; però sembra quasi di essere in un posto senza tempo e senza luogo, dove le anime in pena, poveri bimbi statici o desiderosi di uscirne, sono traghettati dal via vai di un Caronte impersonato da una dura ma infaticabile crocerossina. Proprio con l’infermiera inizia il tipico “duello” dialogativo di César; incapace di provare buon senso e fermarsi, il protagonista mette in scena bugie e discorsi fuorvianti, confondendo e innervosendo il suo interlocutore, solo per il gusto di farlo. Ad esempio, chiaro è il momento di visita del medico: César, attraverso stratagemmi privi di logica (ma per lui sono il fondamento faticoso di una logica perversa), mente sui dolori, cambia il soggetto della conversazione, […]

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Stiamo calmi. – Il libro geniale di Saverio Raimondo (Recensione)

Saverio Raimondo, l’autore del saggio umoristico “Stiamo calmi. Come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare l’ansia”, edito da Feltrinelli nel 2018, è un artista, attore e comico-satirico, cresciuto a pane e ansia da sua madre che, come un’infermiera malefica, gli ha affondato il suo siringone di apprensione in vena, sin da bambino, quando gli si metteva vicino e gli ripeteva ossessivamente «Mangia, che stai morendo». Inizio subito col dire che sconsiglio vivamente il libro di Saverio Raimondo. Quando si arriva alla sua terz’ultima pagina, s’impiega circa una settimana per prendere il coraggio necessario a terminarlo e, una volta finito di leggere, ci si sente soli anche in mezzo ad altre persone. Le giornate si trasformano in un tunnel buio e senza via d’uscita. È possibile che si sperimenti uno stato d’angoscia così forte, che le opere di Edvard Munch, a confronto, diventano cose allegre. La sensazione di quando si giunge all’ultima pagina di “Stiamo Calmi.” è quella che proverebbe una ragazzina super innamorata che viene di punto in bianco lasciata da quel ‘moroso sempre così premuroso e presente, abbandonandola crudelmente in uno stagno di dolore intollerabile. Sì, perché lui le faceva compagnia, strappandole puntualmente un sorriso o una grassa risata, in treno, in metro, in pausa-pranzo, sul lungomare quando voleva prendere una boccata d’aria fresca. Pure in bagno. Stiamo calmi di Saverio Raimondo, recensione Sagace e geniale. Voi, ci avete mai pensato a un’alleanza partitica tra depressi e ansiosi? Gli unici che potrebbero “dare vita a un nuovo Movimento Pessimista, in grado di ascoltare i rumori gastrici della Pancia del Paese e guidare l’Umanità verso il futuro?” Già, perché sarebbero gli unici a poter dare ancora alle persone qualcosa in cui credere: al peggio. Gli ottimisti, invece, non hanno più nulla da dire. Scommetto che no, non ci avevate pensato prima di Saverio Raimondo, il promotore di un mondo non più spaventoso, bensì spaventato, dove l’ansia e il senso di colpa (unico baluardo di civiltà rimastoci, a suo avviso) sarebbero le regine della sicurezza. In una società in preda al terrorismo globale, la crisi delle istituzioni, la rivoluzione digitale, la disoccupazione, il crollo del sistema economico, la Terza guerra mondiale, che non sappiamo quando è cominciata, dove si combatte, come, perché, né contro chi, Raimondo fornisce un punto di vista eccezionale su uno dei mali che maggiormente ci affligge: l’ansia. Questo gigante della risata ci consegna un cocktail rivoluzionario di argute provocazioni e speculazioni umoristiche sul tema dell’ansia. L’ansia, ad esempio, sarebbe un ottimo anticoncezionale. L’ansioso, che non reggerebbe lo stress di una relazione clandestina, oltre a temere le malattie, in una relazione monogamica, sarebbe il vero principe azzurro. Che è anche il colore dello Xanax. “Stiamo calmi” è corredato, inoltre, da un originalissimo glossario di parole, le cui definizioni sono state scritte direttamente dalla sua agitazione. Fra queste, i “problemi” risultano essere “ciò di cui è fatta la materia”. Quello di Saverio Raimondo è un meraviglioso elogio dell’ansia, perché se si è ansiosi vuol dire che si […]

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Emozioni private: recensione del libro di Amalia Mancini

Emozioni private –  Lucio Battisti. Una biografia psicologica è un libro scritto da Amalia Mancini (giornalista, scrittrice, sceneggiatrice e critico musicale) e pubblicato per Arcana Lit Edizioni. Il testo, che contiene fra l’altro «un’intervista esclusiva a Mogol» (come cita il sottotitolo del libro) si pone, come evidentemente nelle intenzioni dell’autrice («“Ascoltare significa qualcosa” diceva Lucio, e riascoltare la sua musica, con il punto di vista di questa nuova biografia, può essere un’operazione stimolante e coinvolgente»), la volontà di tracciare una linea scritta attraverso la vita e la musica di Lucio Battisti. Emozioni private – Lucio Battisti. Una biografia psicologica: il testo Il testo di Amalia Mancini si sviluppa lungo pensieri e parole; corredato da interviste ad amici, colleghi e conoscenti di Lucio Battisti, Emozioni private – Lucio Battisti. Una biografia psicologica si fa ricordo, musica, poesia. Lungo le pagine scritte e raccolte da Amalia Mancini scorrono vibranti le parole che richiamano voci, memorie e sensazioni che rievocano emozioni, emozioni private. Le prime pagine del libro sono affidate – dopo la Prefazione di Luigi De Marchi, l’Introduzione di Stefano De Fiore e la Nota dell’Autrice – all’intervista-riflessione che Amalia Mancini intrattiene con Giulio Rapetti Mogol, autore di molti fra gli intensissimi brani musicati ed interpretati da Lucio Battisti. Ciò che emerge a più riprese, fra le interessanti riflessioni del testo, è una questione fondamentale della produzione musicale e poetica di Battisti e Mogol: il sodalizio artistico fra i due compositori e interpreti è stato proficuo e intenso grazie alla capacità di ascolto e di lavoro di entrambi. Battisti e Mogol sono stati uomini capaci di interpretare i silenzi, le emozioni, i pensieri e le parole che giacciono (universalmente) in fondo all’anima e per questo la loro produzione resta davvero capace di valicare tempo e spazio, intimo e collettivo, smuovendo le nostre emozioni con intensità vibrante attraverso le loro emozioni. Una certa spiegazione di questa “magica alchimia” fra parole, musica e poesia viene svolta dallo stesso Mogol che, in una primissima riflessione su Lucio Battisti inserita in apertura al testo, dice: «[…] Poi c’era la sua capacità straordinaria, la sua perfezione nell’interpretazione: quando avevamo finito di scrivere i testi lui mi chiedeva sempre che cosa io intendessi nel profondo con una certa frase. Io glielo dicevo, lui la interiorizzava e poi la cantava in modo magico. […] Riusciva a immedesimarsi in questi versi come se fosse la sua vita. C’era una grande intesa. L’intesa si doveva molto alle sue capacità verticali di entrare nelle cose. Lucio era un uomo con un impegno straordinario, io non ho mai conosciuto un uomo che si impegni così tanto, infatti quando parlo con gli allievi dico: attenzione! La cosiddetta vocazione, il Dna è importante. Ma l’impegno non è da meno». Emozioni private – Lucio Battisti. Una biografia psicologica: la struttura del libro di Amalia Mancini Le “emozioni private” che Amalia Mancini “ri-suscita” attraverso le proprie parole fra le pagine del testo si nutrono anche delle citazioni particolarmente intense di personaggi noti che rivolgono pensieri su Lucio […]

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Cuorineri – Il Direttore, il romanzo/inchiesta di Simona Pino d’Astore (Recensione)

In una Brindisi spezzata dall’inopia e dalle ingiustizie, la camorra fa il suo corso conducendo battaglie sanguinose e violente per ottenere il dominio sul territorio. Ma la speranza di riuscire a risorgere può, a volte, essere più forte di qualsiasi crimine. Nelle librerie il primo romanzo/inchiesta di Simona Pino d’Astore Cuorineri – Il Direttore, pubblicato dalla Graus Editore per la collana Black Line. Brindisi, come una qualsiasi città soggiogata dalla violenza incontrastata e senza scrupoli della malavita organizzata, è lo sfondo, e fulcro dominante, del romanzo di Simona Pino d’Astore. A raccontare la città sono in prima persona i tre camorristi Franco Altavilla, detto “14”, Luigi Narcisi “il Pazzo” e Luigi Patisso “il Direttore” (personaggi reali ai quali Simona Pino d’Astore ha chiesto di raccontare la loro storia). Storie personali alternate a capitoli in cui l’autrice narra, anche se in maniera romanzata per alcuni avvenimenti e personaggi inventati, meccanismi della criminalità brindisina ma estesa a tutto il territorio pugliese. Cuorineri – Il Direttore, il romanzo/inchiesta di Simona Pino d’Astore Simona Pino d’Astore nasce proprio a Brindisi, dove vive con la sua famiglia svolgendo la professione di giornalista e interessandosi alle dinamiche politiche e di criminologia legate a questa grossa fetta della società, che tutti tentiamo di nascondere e di mettere da parte ma che vive incontrastata nei nostri vicoli. Con questo romanzo però l’autrice tenta di dare una lettura che potrebbe essere definita della “speranza” e della giustizia, dove non è utopico affermare che cambiare è possibile. Infatti, alternando i momenti di inchiesta – condotti seguendo il focus di “Gomorra” di Saviano (diversi territori ma stessa criminalità) – a quelli della vita personale dei camorristi, Simona Pino d’Astore, lasciandosi ispirare da fatti realmente accaduti, prova a spiegare le motivazioni che possono spingere un criminale a diventare tale. La povertà in primis, un quartiere degradato che non offre sbocchi di divagazione ad un bambino solo che non è seguito dai propri genitori, i quali non tentano di salvare il proprio figlio da un’esistenza fatta di inopia e assenza, ma anzi infondono in lui odio e violenza. Così, rubare o fare del male al prossimo sembra essere l’unica via d’uscita, mentre il desiderio folle di ottenere tutto, soldi e potenza, diventa sempre più forte e sentito, trasforma la propria anima, ti spinge ad entrare nel mondo della camorra senza più poterne uscire, sperando e credendo davvero di poter avere protezione e una vita facile. In alcuni capitoli emergono invece storie di una quotidiana giornata di un aspirante camorrista che tenta di farsi strada ed essere accettato o solamente essere il primo su tutti, attraverso uno smercio di sigarette di contrabbando o compiendo una rapina in banca o chiedendo appoggio al sindaco o all’assessore corrotto di turno in cambio di favori politici. E quando la latitanza o la carcerazione è l’unica azione da compiere, nel romanzo emergono le sensazioni dei personaggi come quella di resa nei confronti di un destino già compiuto, che è al di sopra anche dell’amore verso la propria compagna […]

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Attualità

Salone del Libro 2019, tra polemiche antifasciste e la cultura come antidoto

Da domani, fino al 13 maggio, al via il trentaduesimo Salone del Libro 2019, che si terrà anche questa volta al Lingotto Fiere di Torino: quest’anno però il Salone, luogo d’incontro culturale più atteso dal mondo editoriale e dagli avventori che giungono da ogni punto del Paese per partecipare all’evento, si è purtroppo tinto di polemiche, che hanno in questi giorni coinvolto politica ed istituzioni. Che cosa è successo? Il Salone Internazionale del Libro di Torino è un progetto di Associazione Torino, la Città del Libro e Fondazione Circolo dei lettori, con il sostegno di Regione Piemonte, Città di Torino, Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT, e di MiBAC Centro per il libro e la lettura, Associazione delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte, Italian Trade Agency ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, Fondazione Sicilia e Fondazione con il Sud. Con il riconoscimento della Direzione Generale Cinema del Ministero dei beni e delle attività culturali. Da sempre fulcro importantissimo per la difesa culturale e del sapere, la maggiore manifestazione letteraria italiana quest’anno si è ampliata ulteriormente nell’organizzazione e negli spazi espositivi del Lingotto. Quest’anno il tema centrale del Salone è “Il gioco del mondo”, tributo e celebrazione della lingua spagnola e di uno degli intellettuali e scrittori del Novecento più rappresentativi, Julio Cortázar. La cultura è un gioco proprio perché libera, priva di confini e capace, nella possibile mescolanza di più saperi, di espandere la mente e l’anima, e la lettura ne è la sua più grande artefice. Il Salone del Libro 2019: il caso della Altaforte Edizioni Una celebrazione che ogni anno il Salone del Libro regala ai suoi avventori, ma che in questa edizione purtroppo sembra essere compromessa a seguito della presenza tra gli stand, che ospiteranno gli espositori, della Altaforte Edizioni, casa editrice considerata sostenitrice della politica neofascista e di Casa Pound, anche nelle sua linea editoriale (tra le sue prossime uscite ci sarà il libro-intervista Io sono Salvini, quest’ultimo, secondo una notizia che sembrerebbe essere falsa, invitato alla kermesse proprio dalla casa editrice. Un incontro non ufficializzato tra gli eventi del festival). Le critiche al Salone del Libro 2019 non si sono fatte attendere, soprattutto contro l’organizzazione del festival e contro il direttore Nicola Lagioia; la situazione si inasprisce quando sabato il consulente Christian Raimo si dimette, con un lungo post su Facebook in cui difendeva il Salone come luogo di dibattito culturale e di incontro tutt’altro che di estrema destra e tutt’altro che politico. Da quella notizia, sono nei giorni scorsi seguite polemiche e defezioni da parte di alcuni autori e partecipanti, come la direttrice dell’Anpi Carla Nespolo, il museo-memoriale di Auschwitz-Birkenau, la casa editrice People, il collettivo di scrittori Wu Ming, Carlo Ginzburg  e la giornalista Francesca Mannocchi la quale scrive sui social: “Non sarò al Salone di Torino a parlare del mio libro e di migrazioni, dell’oblio dei morti nel Mediterraneo e delle politiche che l’hanno generata […].Continuerò a fare il lavoro che faccio, come lo faccio. Che è la mia resistenza, il mio privato e politico antifascismo”. Al Salone del Libro […]

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Libri

Con tanto affetto ti ammazzerò: l’ultimo libro di Pino Imperatore

Con tanto affetto ti ammazzerò: ultimo lavoro di Pino Imperatore | Recensione Con tanto affetto ti ammazzerò è l’ultimo libro dello scrittore umoristico Pino Imperatore. Edito da DeA Planeta Libri, è il sequel del divertentissimo Aglio, olio ed assassino, uscito nel 2018 sempre per la DeA Planeta Libri e recensito da Eroica Fenice. La sinossi Una ricca nobildonna napoletana, la novantenne Elena De Flavis, residente nella prestigiosa Villa Roccaromana di via Posillipo, scompare insieme al suo maggiordomo Kiribaba, nel corso della sua festa di compleanno, alla quale sono stati invitati anche l’ispettore Gianni Scapece e il commissario Carlo Improta. Partono le ricerche e varie sono le ipotesi, ma quella del rapimento risulta la più accreditabile, dato il patrimonio della baronessa. Sicuramente sono i tre figli della donna quelli più interessati ai suoi soldi, che permetterebbero loro di continuare a vivere la loro vita dissoluta ed infelice. Scapece inizia ad indagare, allietato dalla compagnia di Naomi, la nipote della De Flavis, ragazza bellissima e intrigante che stuzzica il lato frivolo dell’ispettore e, supportato, molto sopra le righe, dalla famiglia Vitiello, già protagonista di Aglio, olio ed assassino. La famiglia Vitiello torna infatti ad essere protagonista: ogni membro della famiglia contribuirà a suo modo alle indagini, grazie all’esperienza di Nonno Ciccio, al sesto senso di Angelina, alla dolcezza di Isabella, alla veracità di Peppe e al genio matematico di Diego. Scapece e Improta si troveranno non solo a indagare su un dramma familiare, ma a fare una scelta molto importante, sostenuti solo dalla loro coscienza e al di fuori di ogni protocollo. Con tanto affetto ti ammazzerò: opinioni sull’ultimo libro di Pino Imperatore Con tanto affetto ti ammazzerò è un libro ben scritto, caratterizzato dall’utilizzo di toni umoristici ed arricchito dalla volontà di operare una riflessione seria sul senso della vita e su cosa significhi essere veramente felici.  Emerge, come negli altri libri di Pino Imperatore, la presenza di un umorismo ben studiato, intelligente ed arguto. La famiglia Vitiello, composta da Nonno Ciccio, suo figlio Peppe, la nuora Angelina e i nipoti Diego e Isabella, sono i personaggi più esilaranti, ben caratterizzati, e conferiscono originalità e spessore alla narrazione. Un altro elemento che caratterizza il romanzo è il racconto di aneddoti divertenti, intervallati dalla narrazione di leggende napoletane che allietano e arricchiscono il lettore. Con tanto affetto ti ammazzerò non raggiunge però lo spessore del romanzo precedente, Aglio, olio e assassino, molto più ricco di descrizioni sulla storia, la religione e l’arte partenopea.         Fonte immagine: www.deaplanetalibri.it

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TF TF TF! Viaggi nel tempo.Tragitti interplanetari di F. M. Caligiuri

TF TF TF! Viaggi nel tempo. Tragitti interplanetari | Recensione TF TF TF! Viaggi nel tempo. Tragitti interplanetari è il nuovo romanzo di Francesco Maria Caligiuri edito Ferrari Editore. Il titolo è un’onomatopea che evoca il suono di una mitragliatrice “ tf tf tf tf tf tf.” Un rumore graffiante che ha qualcosa di armonico analogamente alla prosa di questo romanzo, che ci mette spalle al muro con le sue fitte digressioni concettuali. La complessità di questi racconti è la presenza, dietro le microstorie e le profonde riflessioni dei vari personaggi, di una sottile trama di concetti filosofici ed esistenziali. Si snodano così le diverse figure tematiche dell’amore, del tempo, del viaggio, della nostalgia e della morte. La logica con cui i concetti prendono forma è spiazzante, soffocante quanto veritiera, inoppugnabile. TF TF TF! Traiettorie, tragitti, viaggi e intersezioni I sedici racconti del libro seguono il filo conduttore del viaggio – introspettivo e esteriore –  e tutte le sue deviazioni possibili, perturbazioni che generano una diversità infinitamente imprevedibile di percorsi: intersezioni di anime e corpi o addii che sono biforcazioni irrimediabili. Insomma, viaggio uguale vita dove l’esperienza è sinonimo di conoscenza e il movimento è cambiamento, necessaria crescita. Seguendo dei concept principali, l’autore parte, con il suo primo racconto “Traiettorie”, da un sentimento tra i più godibili e appaganti quale l’amore. Due giovani corpi che come pietre si scontrano e si incontrano nella follia dell’innamoramento, in una declinazione amorosa che celebra la donna amata prima dantescamente per poi smentirsi senza alcun lieto fine. La triste rassegnazione che ne scaturisce è la stessa che permane per tutto il resto del libro: i personaggi più sensibili, quelli più riflessivi, tendono ad isolarsi, incompresi ed esclusi sono prigionieri della loro incomunicabilità. Accade per esempio in “Tragitto in treno” che il protagonista, in uno scompartimento per fumatori, in procinto di accendere una sigaretta, si ritrova biascicante e tremebondo di fronte alle accuse degli altri viaggiatori che lo bersagliano come “irrispettoso”. Attanagliato, messo in gabbia, rovista invano nella sua mente in cerca di parole che possano far valere la sua ragione. Ma non fa in tempo. Fallito, illuso, sognatore o inesperto viaggiatore? Il lettore ne sente tutto il disagio e non sa come giudicarlo. L’idea che prende forma con la lettura di questo libro è un po’ quella di una viaggio infernale in cui tutti i protagonisti sono “in balia del Mondo che accade così come accade”. Osservano un’umanità varia e ridicola, una massa dalla quale sentono di distinguersi grazie alla bolgia di pensieri e consapevolezze che li rattrista poiché, come privilegiati, essi riconoscono la loro condizione ma non riescono ad uscirne. Chi tenta di farsi valere spesso fallisce. Il senso del viaggio, tra ottimismo e rassegnazione Il romanzo di Caligiuri è anche un viaggio nel tempo e “la Morte, si sa, è una sgradita ma inevitabile compagna di strada”. Si fa più lirica la prosa di Francesco Maria Caligiuri negli ultimi racconti, che narrano la morte.  Sono i giovani che prendono la parola, seppur […]

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Atlante: il libro d’esordio di Vincenzo Scaglione| Recensione

“Atlante” è l’esordio letterario di Vincenzo Scaglione, di recente edito da La bottega delle parole. Sin dalle prime pagine abbiamo la sensazione di entrare all’interno della mente di un’anima spaesata, la cui bussola è impazzita, e il cui dolore è tangibile. Atlante è un racconto frantumato, dove tempi passati e presenti si alternano vicendevolmente, proprio come le emozioni in un cuore deluso. Il protagonista della vicenda, Valerio, ci trascina nel suo flusso di pensieri e di emozioni. C’è il sogno allucinato, ma c’è anche il ricordo lucido e vivo. C’è la delusione per una storia d’amore che, una volta finita, porta via con sé anche tutto il resto, ma al contempo c’è la voglia di rialzarsi con le proprie gambe e continuare a camminare da soli.  Nel cuore del racconto di “Atlante” di Vincenzo Scaglione Il racconto di Vincenzo Scaglione ha un punto focale, al quale, come presi da un vortice, tornano i ricordi più disparati e lontani: il centro dell’uragano è sempre lei. Quell’amore che ci convince a stravolgere la nostra vita, non solo a pensare per due, ma a vivere concretamente in due. Il racconto di Vincenzo finisce per essere una sorta di auto-analisi, di confessione che sgorga inarrestabile da quel centro, da quella delusione che finisce per travolgere ogni cosa le gravitasse intorno.  Il dolore provocato da quella separazione inaspettata e indesiderata, Valerio lo conserva e lo custodisce, come riempitivo di quel vuoto. E proprio come un flusso di pensiero incontrollato, il racconto di Valerio si srotola tra le pagine, passando da un ricordo all’altro. Le frasi proverbiali della nonna morente, ricordate col senno di poi, sembrano quasi rappresentare una sorta di fatale premonizione del suo destino amoroso. È questo l’espediente messo in scena per ricordare l‘inizio della storia d’amore che sembra cambiare le sorti di Valerio: il primo casuale incontro ad una festa, una ragazza che sembra non avere nulla a che fare con l’ambiente circostante, e che proprio per questo risulta essere la più attraente, il primo scambio di battute niente affatto promettenti, ma poi il cambio di scena; una serie forse non casuale di coincidenze che portano i due ad uno pseudo avvicinamento… una favola tutta moderna, insomma. E così i ricordi del passato si alternano al presente, e si fa esplicita la necessità dell’oggi di andare avanti, nonostante la volontà di fissare ancora una volta quello che è stato, perché passato non vuol dire meno importante. Il linguaggio schietto e chiaro dell’autore rende più vivide le emozioni, come le metafore che utilizza, quasi a voler riportare esattamente quello che è il linguaggio del pensiero, e, attraverso la limpidezza delle parole che si susseguono sulla pagina, sembra quasi di vedere chiaramente il riflesso dei pensieri dell’autore. Come anticipato dai paragrafi iniziali, la favola moderna finisce, senza una causa straziante, ma non per questo con meno dolore. Quello stesso dolore è intessuto nelle parole del racconto, ed è vivida la voglia del protagonista di riprendersi ripartendo da se stesso. Forse proprio dalle sue stesse parole. […]

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Libri romantici di cui innamorarsi: la classifica dei più famosi

I libri romantici sono uno dei rami più amati e popolari della letteratura e della paraletteratura. Incentrati su love stories e intrecci amorosi, i romanzi d’amore sono imbevuti di quel sentimentalismo e di quell’anelito al lieto fine che attraggono un pubblico vasto ed eterogeneo. Ci risulta opportuno smontare l’ormai datato pregiudizio che i libri romantici siano indirizzati all’universo delle lettrici: i libri romantici, al contrario, vertendo sull’innato bisogno umano di amare ed essere amati, piacciono proprio a tutti. Si scrive d’amore dalla notte dei tempi proprio perché il suo richiamo coinvolge tutti, senza eccezioni, e il bisogno di sospirare su trame melense, drammatiche, che mozzano il fiato, è innato. Alcuni dei libri romantici che citeremo hanno profondamente innovato il corso della letteratura italiana e non. Ecco la classifica di quelli da non perdersi, libri sull’amore di cui “innamorarsi” perdutamente: 1. L’amore ai tempi del colera di Gabriel García Márquez Un classico della letteratura contemporanea, ben lontano dalle inquietudini e dalle malinconie che lo scrittore è solito consegnare alla pagina, questo libro romantico fa sospirare i lettori su una storia di passione paziente e imperitura: Fiorentino Ariza attende per cinquantuno anni, nove mesi e quattro giorni l’amata Fermina Daza, malgrado il disaccordo del padre e il matrimonio di lei con il dottor Urbino. Un amore che sembra preludere a un epilogo tragico e infelice, e che invece, dopo un’odissea che consuma d’amore i due protagonisti, si conclude con l’inatteso ricongiungimento degli innamorati. Mezzo secolo di storia narrato attraverso descrizioni pittoresche, atmosfere fiabesche e vicissitudini sentimentali vissute con devozione e fede. La speranza di un amore che si serba intatta al di là di tempo e spazio, nutrimento dei loro spiriti in attesa di ritrovarsi.  2. Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen La pubblicazione di una delle opere più grandiose della letteratura britannica, uscita dalla penna di una delle poche scrittrici che in quei secoli avevano la temerarietà e la possibilità di emergere per la propria vocazione artistica, risale al 1813. Il libro romantico che continua a far innamorare intere generazioni anche al giorno d’oggi, verte sulla vicenda delle cinque figlie femmine di Mrs Bennet, in attesa di contrarre matrimonio per il fatto di essere giunte in età da marito. A partire da piccoli scorci di vita quotidiana, il lettore può insinuarsi in un sapiente affresco dell’Inghilterra di fine Settecento. Oltre ai due protagonisti, la figlia Elizabeth e il misterioso Mr Darcy, presi da una passione ostacolata da dicerie, luoghi comuni e varie complicazioni, emergono altri personaggi destinati a lasciar traccia, come Jane o Mr Bingley. L’orgoglio e il pregiudizio sono ciò che ammanta la figura di Darcy e inibisce l’amore che Elizabeth sente prorompere nei suoi confronti e che tenta di soffocare. Ma alla fine, dopo un’intrigante complicarsi degli eventi, orgoglio e pregiudizio tramonteranno definitivamente dinanzi all’imperare dell’amore tra i protagonisti.   3. Le pagine della nostra vita di Nicholas Sparks Divenuto un fenomeno quasi virale, vero must della letteratura giovanile, questo libro romantico prende le mosse da un amore senile […]

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