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Eroica Fenice

La categoria Libri contiene 1001 articoli

Libri

Il Signore di Notte: un giallo nella Venezia del 1605

Il Signore di Notte è l’opera prima di Gustavo Vitali, pubblicata nel mese di giugno Si tratta di un giallo storico, ambientato nella Venezia al tempo dei Dogi che, come dimostra la grande accuratezza sia linguistico-formale che descrittiva, ha richiesto all’autore molti anni di ricerche e studio delle fonti. Il risultato è un godibile romanzo di oltre 500 pagine, nel corso delle quali scrupolosità storica e finzione letteraria si intrecciano costantemente. Già tra gli attori che si muovono sul palcoscenico costruito da Vitali si mescolano personaggi storici e altri costruiti ad arte: leggendo Il Signore di Notte, infatti, si incontrano le figure più disparate, dai banditi ai bari, dalle prostitute ai nobili ricchissimi, fino ai poveri che vivono di espedienti più o meno leciti. Poi ebrei, usurai, la devastante brutalità dei “bravi” e quella non da meno degli sgherri. Accanto ad essi compaiono poi personaggi realmente esistiti, tra i quali lo stesso protagonista del romanzo. La loro presenza fornisce verosimiglianza alla trama, inventata di sana pianta questa volta, incentrata su una serie di strani omicidi. Sempre nell’ottica di addentrare il libro nella sua epoca, Vitali aggiunge brevi divagazioni su curiosità, usi e costumi, aneddoti, che costituiscono un bagaglio di informazioni sulla storia della Serenissima, senza interrompere la narrazione ma, al contrario, arricchendola ulteriormente. Ciò che colpisce, infatti, al di là degli sviluppi della trama, sicuramente inaspettati e ben costruiti, è proprio l’accuratezza con cui ne Il Signore di Notte si cerca di ricostruire quella che poteva essere la vita del Seicento. Ogni scena, anche quella più banale, è descritta con un’attenzione al dettaglio che rasenta il maniacale; le strade, le case, l’abbigliamento dei personaggi sono dipinti in maniera così precisa che sembra quasi di assistere ad una proiezione cinematografica. Vitali dilata il tempo del racconto attraverso queste minuziose descrizioni ambientali che, sebbene talvolta costringano a rileggere più volte dei passaggi, sono estremamente interessanti dal punto di vista storiografico. Questo è, insieme alla totale assenza di parti dialogate, l’unico difetto in un romanzo di piacevole lettura: la lunghezza, talvolta eccessiva delle parti descrittive, potrebbe spingere il lettore più pigro a saltare alcune pagine per poter arrivare al punto di svolta dell’azione. Nonostante questo, Il Signore di Notte è una lettura consigliata soprattutto per tutti gli amanti dei romanzi storici ben documentati. Il Signore di Notte. La trama in breve Come si evince dal titolo, il romanzo è ambientato nella Venezia del 1605. Protagonista è Francesco Barbarigo, rampollo di un antico casato e membro della magistratura chiamata I Signori di Notte, un corpo di sei patrizi delegati all’ordine pubblico. Barbarigo si troverà, quasi per caso, coinvolto in un’indagine per omicidio, quando viene rinvenuto in una casa il cadavere di un nobile caduto in miseria. Il Barbarigo, lontano tanto dai classici eroi senza macchia quanto dagli abili investigatori a cui la lettura di gialli ci ha da sempre abituati, è un uomo tutto sommato mediocre, che irrompe sulla scena del crimine con fare spocchioso e arrogante, volendo dimostrarsi più furbo e capace di quanto […]

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Carlotta Orefice: Quegli attimi di felicità che tutti dovrebbero vivere

La redazione di Eroica Fenice ha avuto il piacere di intervistare la giovane Carlotta Orefice, scrittrice, influencer e modella napoletana dal carattere e dalla personalità speciali, che grazie ai social dona tanta forza a chi, come lei, vive una disabilità. Carlotta, grazie per aver accettato l’intervista. Raccontaci di te, di cosa provi e come vivi ogni giorno. Ciao a tutti, grazie a voi. Io sono disabile, ho una tetraparesi spastica, però non ho mai rinunciato a niente, ho sempre camminato a testa alta senza mai fermarmi. Dico spesso, sono su una carrozzina, ma non mollo e non ho intenzione di farlo (afferma con un sorriso che le illumina il volto). Sono una ragazza piena di vita, ho molta voglia di vivere e divertirmi. Purtroppo ancora oggi sono tante le persone che vedono la disabilità come un ostacolo, ma io non smetto mai di ripetere che, la disabilità non deve essere assolutamente invalidante, perché anche noi, possiamo amare, provare dei sentimenti, formare una famiglia. Siamo persone come le altre. Carlotta, hai scritto un libro intitolato “Quegli attimi di felicità”, com’è nata l’idea? Quegli attimi di felicità è disponibile gratis come e-book o prenotatile nei Mondadori store. Attraverso il mio piccolo ma intenso libro, racconto in – solo – trentadue pagine la mia esistenza, la mia quotidianità”. Un libro di fondamentale importanza, tant’è vero che ho scelto di tatuarne il titolo sul mio braccio sinistro, come monito. L’idea del libro è nata per caso; io scrivevo sempre su un diario e un giorno una mia amica, mi propose la pubblicazione di questi scritti, raccolti appunto in – Quegli attimi di felicità. Il tuo profilo Instagram conta oltre 22mila followers, sei una vera e propria influencer,  oltre che scrittrice, quando è nato tutto ciò? Sì, ho oltre 22 mila followers e tantissima interazione, commenti, like, condivisioni; io stessa interagisco con chi mi segue, che mi dà forza ogni giorno, una potente carica che io ricambio, pubblicando foto colorate, belle e simpatiche, sorridendo sempre. I social mi danno molta soddisfazione; vi racconto una cosa a tal proposito. Una volta, proprio grazie ad Instagram, il papà di un ragazzo disabile mi contattò per dirmi che grazie a me, riusciva a guardare il figlio con occhi diversi. Un gesto che mi ha innanzitutto emozionato, donandomi tanta carica, più di quanta già ne abbia dentro me. Il successo sui social è nato quando ho cominciato a sfilare; disabilità e moda vanno a braccetto: guardavo le altre ragazze alte e sicure sfilare in passerella e decisi di dare un taglio diverso alla mia vita. Col tempo ho iniziato a sfilare, così come sono, grazie all’impulso di Benedetta De Luca. Posso dire che anche grazie alle sfilate ho ottenuto tanto successo. Posso chiederti, come ti vedi nel futuro? Bella domanda! Mi vedo come ora, ma può darsi che abbia un compagno accanto a me, e sicuramente con tanto amore da donare al prossimo. Bella e raggiante, con tanta forza ancora da donare e felice soprattutto. Carlotta, la società di oggi sembra essere […]

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rovere, disponibile anche a fumetti. Recensione

BeccoGiallo Edizioni ha pubblicato rovere, disponibile anche a fumetti, una gradevole graphic novel dedicata al gruppo indie bolognese. I rovere sono nati nel 2016 per iniziativa di Nelson Venceslai, Luca Lambertini, Lorenzo Stivani, Marco Paganelli e Davide Franceschelli. Ben presto la band ha raggiunto la popolarità con l’album di debutto disponibile anche in mogano che ha raggiunto su Spotify la cifra di 18.000.000 ascolti. Alcuni mesi dopo, forti anche di esperienze importanti come il sold out al Covo di Bologna, hanno organizzato il loro primo tour che li ha portati a suonare in città quali Milano, Padova, Roma e Torino. A ottobre 2019 pubblicano per l’etichetta Sony Music l’EP ultima stagione, mentre al 26 giugno di quest’anno risale il nuovo singolo mappamondo. Dopo questa premessa possiamo dedicarci alla recensione di rovere disponibile anche a fumetti, graphic novel pubblicata da BeccoGiallo Edizioni in collaborazione con Bad Moon Rising production. Il volume fa parte di Unplugged, una collana di fumetti dedicata a cantanti del panorama indie italiano che vede all’attivo due volumi dedicati ai Pinguini Tattici Nucleari e a Murubutu. rovere,disponibile anche a fumetti. Recensione La trama è sceneggiata da Lorenzo della Neve e vede i membri della band sotto le mentite spoglie di proprietari di una ditta di ristrutturazioni che, come dei supereroi, usano il potere della loro musica sia per ristrutturare decadenti edifici e sia per aiutare il prossimo. Stupido Clark Kent è disegnata da Mattia “drugo” Secci e vede i rovere impegnati nell’aiutare un maldestro Superman, abbigliato con mutande e lenzuolo a mo’ di mantello, a salvare la sua amata Lois rapita dagli alieni. In Caccia Militare, disegnata da Federico Mele, vediamo i protagonisti addentrarsi in un condominio abitato da un fantasma dispettoso. Peter Pan vede alle matite Valeria Appendino che attraverso disegni colorati e molto semplici narra di un mistero all’interno di una villa lussuosa. Gli autori delle tre storie, che hanno come titoli tre canzoni di successo dei rovere, adoperano stili differenti. Mattia Secci opta per un tratto di disegno in bianco e nero che strizza l’occhio ai cartoni animati degli anni ’30, come quelli di Walt Disney e dei Fratelli Fischier e caratterizzato da un umorismo stralunato e slapstick. Federico Mele è invece più orientato a uno stile dai colori freddi e dal tratto più realistico, mentre Valeria Appendino adopera linee semplici e piene di colori, con le figure che sembrano uscite da un libro per bambini. Tutte e tre le storie, pur essendo autoconclusive e differenti per stile, si leggono nel giro di un’ora e sono molto godibili, grazie alla spensieratezza di fondo di cui sono costituite e anche perché i testi delle canzoni, oltre che come semplice colonna sonora, vengono usati per costruirci attorno le narrazioni strampalate e a tratti dolci di cui i musicisti/operai sono protagonisti. Una lettura molto piacevole per chi ha voglia di qualcosa di leggero e che magari avrà poi voglia di scoprire la discografia di questi cinque ragazzi talentuosi di Bologna. Immagine copertina: ufficio stampa

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Pierre Lemaitre: L’abito da sposo, un noir psicologico | Recensione

L’abito da sposo è il libro vincitore del premio Goncourt 2013, scritto da Pierre Lemaitre, edito da Fazi Editore per la collana Darkside. La trama Chi è veramente Sophie? Sappiamo che ha trent’anni ed è la babysitter di Lèo, il figlio di una coppia di ricchi parigini. La giovane donna sembra non avere una vita privata, si dedica totalmente al bambino, il resto è un mistero. Ma sappiamo che è ossessionata da una doppia identità, dimentica cosa ha fatto poche ore prima e vive in un costante stato di oblio. Una sera la mamma di Leo rientra tardi e trova Sophie addormentata davanti alla tv, le propone di restare a dormire e lei accetta. Il mattino dopo la ragazza si risveglia sola in casa e fa una terribile scoperta: Lèo è stato strangolato nel sonno, proprio accanto a lei. Lo sconcerto è profondo e la soluzione che le si prospetta è una sola: una fuga senza meta, via da Parigi, lontano da tutto, per provare a ricostruirsi una vita. Il libro parte con un ritmo incalzante, permettendo al lettore di trovarsi nel bel mezzo di eventi adrenalinici che si susseguono di continuo. La protagonista è Sophie, una giovane trentenne la cui vita sembra scandita dalla solitudine e dal vuoto esistenziale. Il suo impiego principale è quello di badare al piccolo Lèo, figlio della Parigi bene. La giovane, se dapprima sembrerà avere un ottimo rapporto col minore che assiste, in un secondo momento, anche a causa delle sue continue perdite di memoria, non tarderà nell’avere momenti di tensione e incompatibilità. Lèo è un bambino socievole, sveglio ed attivo, la cui unica colpa, sembrerà essere quella di appartenere a due genitori troppo dediti al lavoro. La prima parte del libro, riguarda gli eventi funesti intorno alla sua piccola figura. Lèo, infatti, sarà assassinato da una persona misteriosa, che dapprima sembrerà essere Sophie, per poi lasciare spazio a diversi dubbi. Il macabro inizio, riguardo la morte del bambino, fornisce al romanzo un gusto ampiamente noir, senza dimenticare l’intrico psicologico che predomina l’intera narrazione. In seguito all’assassinio e alla sfilza di dettagli cruenti, segue la tipica fuga “dei colpevoli”. Sophie si troverà combattuta tra il costituirsi e il combattere per la propria presunta innocenza. Non mancheranno momenti di sottomissione per raggiungere obiettivi pragmatici di libertà. Il romanzo prosegue con una serie di omicidi che alla base sembrano essere riconducibili ad un solo colpevole. Interessante anche le attività volte per “rifarsi una vita”, le fughe lontano da casa, le bugie e gli escamotage tattici con una Parigi di sfondo che aumenta la fascinazione delle cose. Sophie diventerà Marianne LeBlanc, e con la nuova identità ricorreranno le infinite possibilità di una nuova vita. La donna, infatti, per assicurarsi l’agio della tranquillità si rivolgerà ad un’agenzia matrimoniale, una delle poche soluzioni per trovare un uomo “normale”. Scelta, quella dell’agenzia, che darà scacco matto allo sviluppo della storia, che di lì a poco diventerà ancora più intricata. Il romanzo è suddiviso in tre parti principali: Sophie, Frantz e […]

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Katharine Kilalea: Va tutto bene, signor Field | Recensione

Va tutto bene, signor Field, scritto da Katharine Kilalea, è fra i recenti titoli messi in pubblicazione (lo scorso agosto) dalla casa editrice Fazi editore (per la traduzione in italiano di Silvia Castoldi). Va tutto bene, signor Field di Katharine Kilalea: recensione Con Va tutto bene, signor Field, Fazi editore pubblica un testo dell’autrice sudafricana Katharine Kilalea. La trama del romanzo intende seguire le direttrici di alcune di quelle che sono le voci proprie dell’anima: musica, silenzio, emozioni. Queste le “voci” che permeano il testo, questi gli aspetti di un uomo che può essere specchio di altri uomini. La musica e la riflessione sulle emozioni sono messe insieme attraverso il medium dell’architettura: il concetto d’arte, dunque, si comprende, permea il testo, declinandosi, attraverso la penna dell’autrice, nelle sue plurime forme e svariate manifestazioni. Suono e luce sono le prime esperienze sensoriali che le righe di Katharine Kilalea rievocano dalla memoria del lettore: una casa in cui ombre, luci, forme, impressioni, suoni e silenzi iniziano a stagliarsi sulla pupilla di chi guarda e ascolta; e chi guarda e ascolta è il protagonista, il cui filo narrativo si muove lungo il discorso in prima persona, cosicché il lettore possa entrare direttamente nella scena attraverso il personaggio protagonista: ed è proprio attraverso l’uso narrativo di questa diegesi interna che sembra sottolinearsi ed intensificarsi la volontà di speculazione intima, introspettiva, del lungo racconto. Oltre allo sfondo naturale, ambientale, in cui si muovono e “vivono” i personaggi pensati e costruiti dall’autrice (e del cui bios la presenza palese è data dalle grandi sezioni che compongono il testo che si svolgono lungo l’avvicendarsi delle quattro stagioni – ulteriore riferimento musicale? – e che segnano lo stato d’animo che le permea), c’è un elemento antropico che risulta essere quasi un ulteriore personaggio di Va tutto bene, signor Field: la casa, la costruzione architettonica che “accoglie” come fosse involucro, bolla di separazione dell’individuo dal resto, i pensieri e le azioni del protagonista e dei personaggi comprimari che vi ruotano intorno, si fa imprescindibile presenza spaziale al fine di ricollegare e comprendere le vicende – interiori ed esteriori – che si svolgono via via attraverso la trama del testo. Più di un ritmo narrativo caratterizza il testo e questo “dinamismo musicale” conferisce un andamento non piatto: periodi e “fraseggi” lenti si interpongono a momenti narrativi più veloci, creando una curva che bene si innesta al personaggio (fra lo stile dialettico pensato da Katharine Kilalea per il suo personaggio e la professione di musicista e concertista del personaggio stesso risalta, in altre parole, un grado di coerenza). La lentezza di certi passaggi narrativi permette al lettore di ristare in personalissime sensazioni evocate a livello cerebrale: memoria ecoica, memoria iconica, memoria aptica sembrano riuscire ad emergere permettendo al lettore di recuperare – e rielaborare – a livello conscio sensazioni vissute ed emozioni pregresse; sensazioni ed emozioni pregresse assolutamente personali per ogni lettore, prodotti esperienziali ed elaborazioni individuali che possono “rivivere” solo attraverso un rispetto dei tempi talamici in termini di azione […]

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Michele Scalini, avventura e attualità in Trappist Terzo

0111 edizioni ha pubblicato Trappist Terzo, il nuovo e interessante romanzo fantascientifico d’avventura di Michele Scalini. Michele Scalini è nato a Jesi nel 1974. Diplomatosi a una scuola di formazione ha lavorato nel settore dell’automazione industriale, svolgendo attività sia in Italia che all’estero. La fantascienza, alimentata da romanzi, film e serie tv, ma anche saggi e documentari, rappresenta la sua più grande passione e lo ha spinto a pubblicare Era un giorno come tanti, racconto autoprodotto da egli stesso. Seguono poi Destiny, avventure ai margini della galassia e Mikauula, pubblicati per Genesis Publishing e poi Oltre la città, quello che non sai del tuo mondo. Il denominatore che lega tutte queste opere è la predilezione per scenari futuristici e apocalittici, spesso ambientati nello spazio e dal ritmo incalzante. Della stessa pasta è anche Trappist Terzo, ultima fatica che Michele Scalini ha pubblicato con 0111 edizioni, casa editrice che dal 2008 promuove opere di scrittori esordienti e di vario genere. Trappist zero di Michele Scalini, trama Il maggiore Smith si è congedato dall’esercito dopo anni di onorata carriera e ora si ritrova privo di qualsiasi scopo. Prova a intraprendere diversi lavori, ma senza successo. Una sera, mentre si trova al bar, gli capita sotto agli occhi un annuncio che cattura la sua attenzione. Una compagnia sta organizzando una spedizione sul pianeta Trappist Terzo per installarvi una colonia. Smith viene assunto e dopo dieci anni di viaggio in ibernazione giunge sul pianeta, che però risulta essere già abitato da una popolazione aliena. Come se non bastasse la missione non è nient’altro che una copertura per un piano oscuro e toccherà a Smith tentare di sventarlo. Romanzo d’avventura con tematiche attuali Chi cerca un romanzo pieno di azione e dall’intreccio incalzante troverà pane per i propri denti in Trappist zero. Se la trama sa di visto e rivisto è anche vero che scorre via, complice lo stile asciutto e rapido con cui Michele Salini scrive. Alle parole, è proprio il caso di dirlo, si prediligono spesso e volentieri le azioni: non mancano scene di combattimento e di guerra, degne del miglior blockbuster. Naturalmente non mancano tematiche importanti: la colonizzazione di nuovi pianeti si ricollega non soltanto agli esperimenti effettuati dalla NASA per cercare vita su Marte, ma anche ai cambiamenti climatici che hanno messo a repentaglio lo stato di salute del nostro pianeta e che, in un futuro nemmeno tanto lontano, potrebbe costringere le generazioni future ad abbandonarlo in favore di uno nuovo di cui sfruttare avidamente le risorse. Allo stesso modo non mancano i temi, anche essi sempre attuali, della diseguaglianza sociale e del concetto di “invasione straniera” in società diverse, con l’immancabile conseguenza della paura verso ciò che è diverso e non si conosce. Conclusioni Trappist Zero è il più classico dei romanzi d’avventura che resta fedele agli stilemi del genere: combattimenti, inseguimenti e colpi di scena che tengono incollato il lettore fino all’ultima pagina. Ma è anche un romanzo che, seguendo la linea tracciata dalla letteratura fantascientifica, non ha il […]

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La frontiera spaesata: recensione del testo

La frontiera spaesata. Un viaggio alle porte dei Balcani è il titolo del recente testo – pubblicato lo scorso luglio –  scritto da Giuseppe Samonà, edito per i tipi di Exorma Edizioni ed inserito nella collana “Scritti Traversi”. La frontiera spaesata. Un viaggio alle porte dei Balcani: il testo La frontiera spaesata. Un viaggio alle porte dei Balcani è innanzitutto un percorso “messo su carta”, una sorta di piccola mappa raccontata, in cui i luoghi e le storie si mescolano; allora l’idea di frontiera si riformula divenendo sintesi del suo contrario ontologico e semantico: una frontiera, dunque, «che non è una linea ma uno spazio disteso, fluido, dai contorni sfumati, in cui coabitano e si mescolano genti, lingue e culture». «Dove iniziano? Dove finiscono i Balcani?», si chiede l’autore e la sua non può essere una domanda geograficamente intesa; non i Balcani come monti chiaramente definiti dal punto di vista geografico, bensì i Balcani come idea, come agglomerato, come luogo di incontro di lingue, culture, paesi, che ivi coabitano. È «un tenersi all’elastico», riprendendo le parole dell’autore che evidentemente allude ai legami e alle influenze che coesistono fra i popoli “dei confini”. Una lettura “di sbieco”, “di traverso”, in cui si resta sempre in equilibrio precario fra un “cis-” e un “trans-”, fra un al di qua e un al di là del Balcani: una realtà plurima che l’autore più volte descrive come “indefinibile”. La penisola balcanica Dei popoli balcanici, dei paesi balcanici, spesso si dice come se fosse una sola grande identità, una sola grande realtà monoculturale; ciò che invece risalta attraverso le pagine di questa insolita guida di viaggio è il contrario: l’attenzione è posta sulla pluralità, sul mosaico di genti e di luoghi e sulle loro identitarie peculiarità, sul carattere policulturale, che non è annullamento del tutto in favore del singolo, piuttosto identificazione del singolo nel tutto. Geograficamente, la catena montuosa dei Balcani attraversa la Serbia e la Bulgaria, ma, per estensione, con il termine Balcani si indica tutto il territorio della penisola balcanica di cui fanno ora parte gli Stati indipendenti della Bulgaria, della Grecia, di parte della Turchia, della Croazia, della Serbia, del Montenegro, della Macedonia, della Slovenia, dell’Albania, della Bosnia-Erzegovina, del Kosovo, della Romania e della Moldavia (Romania e Moldavia ritenute da alcuni storici confacenti parte della penisola balcanica in termini storico-politici). Le vicende storiche che hanno attraversato questi popoli e le loro azioni di indipendenza si sono svolte lungo un arco temporale della durata di diversi secoli e hanno portato alla costituzione di un mosaico di popolazioni separate politicamente ma correlate da taluni profondi tratti storici e socio-culturali. Giuseppe Samonà: l’autore del testo Giuseppe Samonà è dottore in Storia delle religioni antiche, ha insegnato a Parigi, New York e Montréal, è cofondatore della rivista franco-italiana Altritaliani e condirettore della rivista transculturale franco-canadese ViceVersa; fra i suoi libri, oltre a La frontiera spaesata. Un viaggio alle porte dei Balcani, si leggono, fra gli altri: Gli itinerari sacri dell’aedo: Ricerca storico-religiosa sui cantori omerici, Il […]

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Un giro di giostra: il romanzo di Roberto Colantonio

Un giro di giostra è il nuovo libro dello scrittore Roberto Colantonio, edito da GM Press. Un giro di giostra: sinossi del libro “Novembre 1992. La Prima Repubblica sta morendo sotto i colpi di “Mani Pulite”. Inizia lo sciopero dei dipendenti del Monopolio di Stato sui tabacchi; è l’epoca d’oro del contrabbando delle “bionde”, agevolato dal continuo stato di guerra nei Balcani, sull’altra sponda dell’Adriatico. Niente e nessuno sarebbe stato più come prima dopo questo gigantesco giro di giostra. Giuseppe, detto Jo, torna a Lava, il suo paese natale, alle pendici del Vesuvio, dopo aver inutilmente tentato la fortuna altrove. Rincontra il suo amore di sempre, Maria, che ha sposato il suo migliore amico. Insieme, i tre tenteranno il colpo che gli permetterebbe di lasciarsi Lava alle spalle.” https://www.gmpress.it/prodotto/un-giro-di-giostra/ “Fu come uno sparo”, si legge in un passo del breve ma intenso libro di Roberto Colantonio; una narrazione semplice, scorrevole che entra nella mente, conducendo inevitabilmente a riflettere. Le parole che compongono le pagine del libro sono quasi come degli “spari” che uno dopo l’altro, quasi a raffica, si posizionano lì, in una scrittura che abilmente racconta di un ragazzo tornato al proprio paese di origine, in Campania. Lava, il paesino dagli orrendi fili di plastica colorati posizionati davanti alle porte d’ingresso a fare da tenda e a togliere l’aria. La sensazione era quella di trovarsi in un grande zoo, col mostro (il Vesuvio) che dall’alto osservava tutto. Il protagonista di “Un giro di giostra”, Giuseppe, detto Jo, è piuttosto controverso, si potrebbe definire ermetico nel suo modo d’essere e comportarsi. Osserva quel paesino dal quale partì, con lo spirito di chi vorrebbe rivoluzionare tutto. Un paese buio, in cui tutto è spento, ma non le descrizioni minuziose dell’autore, Roberto Colantonio. Jo non chiede consigli, sembra quasi non voler agire e pensa, tanto, spesso e intensamente con rammarico a ciò che è stato e ciò che probabilmente non potrà più essere. Il titolo del libro probabilmente rappresenta un po’ la metafora dell’esistenza, una giostra che fin quando gira, diverte e riesce a cancellare, seppur per poco tempo, i pensieri, i problemi, i rimorsi, quasi confondendo la mente per poi fermarsi e far ritorno alla realtà, bella o brutta che sia. Una giostra sulla quale si decide di salire e dalla quale necessariamente bisogna poi scendere. Un po’ come le situazioni che Jo, il protagonista del libro, vive con gli altri personaggi, che gli fanno da spalla, in un ambiente che pullula di emozioni, suggestioni e rimembranze. La redazione di Eroica Fenice ha avuto il piacere di intervistare l’autore del libro intitolato “Un giro di giostra“, Roberto Colantonio, che con gentilezza e premura ha risposto a qualche domanda. L’intervista all’autore Roberto Colantonio Salve Signor Roberto Colantonio, innanzitutto complimenti per il libro. Come prima cosa Le chiedo, da cosa e come nasce l’ispirazione di scrivere un libro breve ma così ricco di significato, con una storia così “particolare”? “La ringrazio per le belle parole. Il libro ha avuto una gestazione molto lunga ed […]

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Il Blu delle rose, la favola distopica di Tony Laudadio

Recensione del libro Il blu delle rose, di Tony Laudadio edito da NNeditore. Un romanzo straordinario che affaccia su un futuro distopico. La Trama de Il blu delle rose In un mondo non troppo diverso dal nostro, dominato dalla tecnologia e da un clima imprevedibile, la scienza ha finalmente stabilito che criminali si nasce: il gene C, responsabile della vio­lenza nei comportamenti, è stato indivi­duato e grazie al controllo delle nascite imposto dalla legge, la società è ormai pacificata. La scienziata Elisabetta Russo, che ha contribuito alla rivolu­zionaria scoperta, non nutre dubbi sulle pratiche di selezione genetica del governo, nonostante le proteste degli oppositori. A venticinque anni dall’en­trata in vigore della legge Genesi, però, una serie di eventi drammatici scuote le sue certezze mettendo in pericolo la sua stessa vita. Ed è soltanto grazie alla premura di Nghele e all’amore del gio­vane Lionel che Elisabetta trova il co­raggio di ribellarsi alle regole e ai limiti che lei stessa si è imposta. Il blu delle rose. La luce della speranza in un mondo soffocante Il romanzo è una favola distopica dalle tinte fantascientifiche. La protagonista principale è Elisabetta Russo, una genetista la cui scoperta principale, insieme ad altri ricercatori, è il gene C. La donna è forte, determinata e ligia al suo dovere. È un personaggio femminile molto dinamico, e le diverse vicende di cui è protagonista metteranno in risalto la sua forza d’animo, oltre che una spiccata intelligenza. Le vicende riguardano un tempo futuro dove la criminalità può essere determinata ancor prima della nascita, attraverso analisi specifiche sul feto stesso. Ciò ha provocato una frattura sociale, tra oppositori e favorevoli. Per eliminare la criminalità è necessaria, infatti, l’interruzione della gravidanza, nel caso si presentasse il gene C. Gli oppositori prendono il nome di gruppo Erode, considerato dai più una semplice cellula terrorista. Accanto agli oppositori si staglia un gruppo di persone ampiamente favorevole, che oltre a individuare la criminalità, si diverte nel gioco di fare “Dio” con la modificazione dei tratti genetici, rendendo i nascituri poco più che bambole tutte uguali. Il mondo di Laudadio è una realtà dove le temperature esterne sono molto alte, le precipitazioni sono spaventose e negli edifici si prediligono temperature ostili. Accanto al personaggio principale di Elisabetta ci saranno altrettante figure importanti. Prima fra tutte Nghele, il giardiniere della sua casa in collina che a poco a poco diventa, per la protagonista, un vero e proprio padre e punto di riferimento. L’uomo vive a contatto con la natura, è buono e gentile. Con la madre di Elisabetta, Grazia, si indagherà l’argomento del “tempo che passa”. Nel mondo futuro, infatti, l’aspettativa di vita sembra essersi dilatata a dismisura: è il caso della donna che pur avendo 70 anni ne dimostrerà molti di meno, grazie anche ai prodigi della scienza. L’argomento tempo sembra essere uno di quelli cardini della nostra società moderna, dove si fa sempre più fatica ad accettare il tempo che passa ricercando espedienti che possano ridurre il problema. Il romanzo prenderà una piega diversa […]

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I pesci non esistono di Lulu Miller. Recensione

Edito per la add editore, I pesci non esistono è il nuovo libro di Lulu Miller. L’autrice statunitense è cofondatrice del programma Invisibilia, una serie di NPR sulle forze invisibili che controllano il comportamento umano. Ha prodotto Radiolab per cinque anni ed è stata giornalista del NPR Science Desk. Da buona divulgatrice scientifica, l’autrice cerca una risposta alle proprie domande esistenziali, scandagliando la vita di uno scienziato che ha sicuramente lasciato il proprio segno cercando, col suo contributo, di mettere ordine al Caos, il principio vitale -unico secondo l’autrice- al quale tutti dobbiamo sottostare. Una giornalista alla ricerca della propria strada, partendo dal percorso tracciato da un “grande” della scienza, David Starr Jordan, per scovare nella sua storia il segreto, ciò che spinge l’uomo a non arrendersi e ad andare avanti, anche quando anni di lavoro e ricerche vanno letteralmente in frantumi. I pesci non esistono; un libro, tanti generi I pesci non esistono è un libro poliedrico, difficile da collocare in una categoria specifica. Parte come una biografia, ma sin da subito si sdoppia: l’autrice parte dalle proprie domande, quelle più difficili, di fronte alle quali prima o poi ci ritroviamo tutti; “Che senso ha la vita?“, e se la risposta che tuo padre ti dà da bambina è “Nessuno“, tutto si complica. Da qui parte la ricerca dell’autrice; quello che desidera scovare è una traccia, i segni di impronte su un sentiero già percorso da chi in qualche modo è riuscito a penetrare la nebbia dell’insensatezza; inizia così ad immergersi nel racconto della vita di un uomo, David Starr Jordan, uno scienziato che ha in qualche modo dominato il Caos, senza arrendersi neanche quando anni di ricerche e di catalogazioni vengono ridotte in frantumi dalla forza della Natura. È lui l’esempio, il modello per ricomporre i pezzi della propria esistenza e indirizzarla verso una luce. Partendo dunque dalla sua biografia, Lulu Miller passa al microscopio tutto ciò che ha caratterizzato la vita e la scrittura di quest’uomo singolare, che sin da bambino disegnava mappe e dava nomi ai fiori, fino a diventare  un esperto di ittiologia da grande. La vita dello scienziato si mescola a quella dell’autrice, figlia a sua volta di un uomo di scienza che senza mezzi termini strappa il cielo -di carta- dell’infanzia della figlia; “Conti meno di una formica” è il ritornello che le rimbomba in testa per tutta la vita, irrimediabilmente segnata da questa consapevolezza troppo precoce. David è un modello di caparbietà e resilienza per l’autrice; è infatti il primo a catalogare una quantità enorme di specie di pesci prima sconosciuti e nulla sembra fermarlo; né un incendio, né la morte della moglie. Le disgrazie non mancano, ma nulla scalfisce o blocca gli studi dello scienziato; la sua lotta contro Caos, dando nome a qualcosa che prima era sconosciuto, dà speranza all’autrice che è sempre più affascinata da quest’uomo che sembra l’emblema della positività e della ragione che vince sulla natura. Anche quando un terribile terremoto riduce in frantumi le sue ricerche, David […]

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