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Eroica Fenice

La categoria Libri contiene 933 articoli

Libri

Massimiliano Felli in libreria con Vite apocrife di Francesco d’Assisi

Recensione del romanzo di Massimiliano Felli “Vite apocrife di Francesco d’Assisi“ Vite apocrife di Francesco d’Assisi è il nuovo romanzo di Massimiliano Felli pubblicato da Fazi Editore, disponibile dal 14 maggio 2020. Romanzo storico, che nel tipo di scrittura indica il capolavoro di Umberto Eco “Il nome della rosa”, Vite apocrife di Francesco d’Assisi è un testo suggestivo e coinvolgente, improntato al genere biografico o, meglio, agiografico, dando del Santo patrono d’Italia un’immagine inedita. Il Francesco che emerge dalla lettura di questo romanzo è una figura estremamente complessa, nella quale convivono l’uomo e il Santo, il ragazzo e l’asceta. Massimiliano Felli riesce abilmente a donare ai lettori un personaggio a tutto tondo, senza che nessun lato del suo personaggio oscuri gli altri ma, anzi, lo completi. Come ci tiene a specificare lo stesso autore, Vite apocrife di Francesco d’Assisi, nonostante sia “basato su fonti storiche, è un’opera di invenzione narrativa, come sono presenti le fonti storiche stesse.” Questa precisazione, posta in apertura al romanzo, è una chiave di lettura importante: al di là dell’elemento biografico, sicuramente centrale in tutto il libro, è proprio il concetto di verità storica che fa da sottotesto al racconto. La trama del romanzo di Massimiliano Felli si dipana su due piani temporali differenti che si incrociano tra loro: da una parte, c’è la vita di San Francesco, ricostruita attraverso i racconti di chi lo ha conosciuto (di qui il titolo di “Vite apocrife”), dall’altro c’è il racconto in prima persona fatto da fra’ Deodato, amanuense francescano discepolo di fra’ Bonaventura da Bagnoregio. Quest’ultimo fu autore della famosa “Legenda Maior“, biografia ufficiale del Santo di Assisi, approvata dal Capitolo di Parigi nel 1266. In quell’occasione, si decide la sparizione di molti tra i testi recanti racconti ed episodi che non facevano parte della Legenda. Fra’ Deodato, tuttavia, non sembrava convinto da questa necessità, e decise quindi di salvare dall’oblio, nascondendole, quante più pagine possibili. “La Legenda, che ha dovuto essere incluso in una somma dei documenti sulla vita del Santo, è stata fatta solo in base a una parte di essa e in alcuni punti uniti nella tradizione, li contraddiceva. Una voce dentro di me, insistendo nel dirmi-in ognuno di questi racconti, anche nel più fantastico, può esserci una scintilla di verità. Se tu oggi non sei in grado di discernere dal falso, verrà un giorno chi, con maggior acume, saprà farlo.” Questa riflessione, che nell’economia del romanzo fa scattare la molla della disobbedienza nell’animo di fra’ Deodato, è anche un messaggio che l’autore trasmette ai suoi lettori: Felli vuole dirci che non esiste una sola verità, che la storia la scrivono i vincitori, i posteri, e che spesso gli eventi devono piegarsi alla volontà altrui. Vite apocrife di Francesco d’Assisi è dunque un omaggio all’uomo dietro il Santo e, allo stesso tempo, un invito a cercare sempre la verità dietro una mezza verità. Vite apocrife di Francesco d’Assisi: l’autore Massimiliano Felli è nato a Roma, classe 1984. Laureato al DAMS e in Lettere, ha insegnato […]

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I cieli di Philadelphia, il nuovo romanzo di Liz Moore

I cieli di Philadelphia è un libro della scrittrice Liz Moore, che, con una narrazione quasi disarmante, ed estremamente coinvolgente, spiega che, al di là delle cosiddette “apparenze”, dovute, nel caso del suo romanzo, ad una serie di attività socialmente e legalmente errate, possa esserci in realtà, un forte umanità desiderosa di riscatto. I cieli di Philadelphia: trama La storia segue Mick Fitzpatrick sulle piste di un assassino seriale che sceglie le sue vittime tra prostitute disperate, alla ricerca di pochi spiccioli per acquistare una dose di droga. La trama del libro è una sorta di percorso investigativo che si perde tra le diramazioni delle storie, tra gli abitanti dei quartieri, e tra la drammaticità di alcuni eventi. Due storie parallele, quella di Kacey, sorella minore che vive per strada, prostituendosi, e la storia di Mickey, il cui unico scopo è quello di ritrovare la sorella, improvvisamente scomparsa dal quartiere. Il percorso che la giovane deve compiere per ritrovare la sorella, non è facile: Mickey si confronterà con verità scomode, relazioni pericolose, immagini distorte di una realtà pericolosa. I Cieli di Philadelphia è un romanzo nel quale, i due personaggi principali, riescono, grazie alla penna della scrittrice, a far sentire la propria voce; ciò riguarda soprattutto Mickey, sorella maggiore, che con affetto e dolore, protegge la sorella minore, nonostante i rancori di una vita. Si tratta di un romanzo nel quale si respira un forte senso di assenza, quella di un genitore che, lascia due figlie ancora piccole. Un romanzo poliziesco o una saga familiare? Il romanzo potrebbe essere considerato una saga familiare, ma al tempo stesso un poliziesco, anche se la versatilità del testo, lo rende particolarmente polivalente, donandogli un’identità quasi “mista”. Le parole poste dalla scrittrice l’una dopo l’altra, come tasselli, perfettamente incastrati, rappresentano un continuo susseguirsi tra passato e presente. La mancata affettività del passato, sembra essere ancora fervida, e soprattutto si tramuta in senso di responsabilità da parte della sorella maggiore. La ragazza è quasi ossessionata dal voler ritrovare la sorella, nonostante il rapporto spesso conflittuale, dettato da mancanze e traumi. I cieli di Philadelphia è un romanzo oggettivamente realistico, che mette in luce quanto quotidianamente può accadere in uno dei quartieri più malfamati, città simbolo della Rivoluzione americana, ossia Kensington. Fortunatamente quel degrado, non solo sociale, ma anche culturale, non sembra coinvolgere la protagonista-detective, chiave del romanzo, che senza sosta cerca la sorella, nonostante l’atteggiamento di sfiducia di qualcuno, e le tante persone che le dicono di non rincorrere chi non smette di correre. Immediatamente mettendo in chiaro l’oggetto principale della sua scrittura, Liz Moore apre il romanzo (e lo chiude) con la lista di tutte le persone della vita di Mick distrutte dall’eroina. I cieli di Philadelphia: linguaggio scorrevole e intrecci ben identificabili Il linguaggio utilizzato dalla scrittrice Liz Moore, è semplice e scorrevole, descrive uno scenario americano all’interno del quale si delineano aspetti tra loro contrastanti, rapporti divergenti e interazioni sconfinate. Il tessuto narrativo de I cieli di Philadelphia, permette di comprendere come, […]

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Quanto manca per Babilonia? torna in libreria con Fazi Editore

“Quanto manca per Babilonia?”, classico della letteratura irlandese, a grande richiesta è stato appena ripubblicato da Fazi Editore nella traduzione di Maurizio Bartocci. Uscito per la prima volta nel 1974, è il terzo romanzo della dublinese Jennifer Johnston e racconta la storia drammatica e commovente dell’avversata amicizia tra i due protagonisti Alec e Jerry. “Quanto manca per Babilonia?” è ambientato nel 1913: la prima Guerra Mondiale non è ancora iniziata ma se ne sente l’eco avvicinarsi, e anche la tensione tra l’Inghilterra e l’Irlanda serpeggia in tutta la storia. Non è solo un romanzo sulla guerra, sull’odio e sulla violenza, sulla loro inutilità e sul carico di dolore e lutti che generano. Nonostante il contesto sia tutto rivolto verso la guerra, “Quanto manca per Babilonia?” è un romanzo che racconta di amore e amicizia, che prova caparbiamente a opporre il bene all’orrore. “Quanto manca per Babilonia?”: la trama “Quanto manca per Babilonia?” si apre con un flashback quasi immediato: un ufficiale, solo nella sua stanza con carta e penna, ripercorre i suoi ricordi ma ‹‹non c’è spazio per le speculazioni o per la speranza, nemmeno per i sogni›› perché sta aspettando di essere giustiziato. È l’ufficiale Alexander Moore, inglese, aristocratico e protestante, che si è arruolato nell’esercito britannico per le ragioni sbagliate: accontentare l’ambiziosa madre, scappare dalla sua inospitale casa e seguire l’amico Jerry, partito volontario per la paga e per prepararsi a servire la causa nazionalista irlandese. Il romanzo è un lungo flusso, un memoriale senza capitoli, diviso tra l’Irlanda e le Fiandre. In Irlanda Alexander vive un’infanzia di agi ma in totale solitudine: un precettore cura la sua istruzione e il suo svago consiste nel dare da mangiare ai cigni del lago in compagnia dell’algida madre, affascinante e capace di guizzi di vera perfidia. Il padre, pur affezionato al figlio, è silenzioso e arrendevole con la moglie. Il giovane Alec rappresenta l’unico punto di contatto tra i due coniugi, chiusi in una ‹‹solitudine selvaggia›› alla quale hanno condannato anche il figlio. Quando incontra Jerry, coetaneo e figlio di contadini, cattolico, spirito libero e rivoluzionario, scopre l’amicizia e la gioia delle passioni in comune e il piacere della conversazione, assente in casa. Il sogno dei due ragazzi è aprire un maneggio insieme e dedicarsi ad allenare cavalli: Alec è un intenditore e Jerry un capace cavaliere, ma Alec è un ingenuo mentre Jerry è consapevole della loro siderale distanza sociale. La madre di Alec ostacolerà la loro amicizia – una ‹‹relazione sconveniente›› – facendo ripiombare Alec nella routine delle tristi vicende domestiche della loro casa. Il grido di un uomo oltre il filo spinato È quando la storia si sposta nelle Fiandre, in trincea, che lo stile di Jennifer Johnston si svela in tutta la sua originalità e la sua compattezza. Con una scrittura implacabile ed essenziale cala la storia nell’inferno delle trincee, condensando il passaggio dalla fattoria al fronte nel grido di un uomo al di là del filo spinato, ‹‹ma non si trattava di un grido prolungato; […]

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Massimo Villivà: La colpa del figlio | Recensione

La colpa del figlio, romanzo dello scrittore Massimo Villivà (edito da Il Libraio, 2020) è una delle dieci opere vincitrici del Torneo Letterario Ioscrittore 2020 La colpa del figlio, sinossi La colpa del figlio vede come protagonista Tommaso Berti, un professore di storia e filosofia di mezza età, da poco separato dalla moglie e senza figli. Non ha amici e come familiari ha solo una sorella che però vive in Canada con marito e figli.  La sua vita è triste e monotona finché un giorno un raggio di sole entra con prepotenza nella sua vita e la sconvolge completamente: si chiama Viviana, una quarantenne che lavora in un’agenzia pubblicitaria, conosciuta in chat. Viviana è bellissima, allegra e piena di vita, se non fosse per un grande neo che si chiama Davide, suo figlio, avuto e cresciuto da sola in gioventù. Davide ha poco più di vent’anni e un passato poco lusinghiero: è stato condannato per spaccio di droga e ha già scontato la sua pena. Da allora sta chiuso in casa e ha amicizie poco raccomandabili, con poca voglia di fare qualcosa di buono nel futuro immediato. Il rapporto tra Davide e Viviana è complicato e difficile da comprendere da Tommaso, abituato alla sua vita ordinaria poco incline alle complicazioni. Appassionato di haiku e di musica, intelligente, arguto e inquietante, Davide metterà in crisi la vita di Tommaso oltre che quella della madre. Non piangete, insetti! Gli amanti, perfino le stelle, si devono separare. (Kobayashi Issa) La colpa del figlio di Massimo Villivà e Ioscrittore La colpa del figlio ha una trama che incuriosisce, è ben scritto e risulta molto piacevole da leggere. Pertanto si può dire, senza alcun dubbio che l’opera abbia vinto con merito il torneo letterario Ioscrittore2020, torneo letterario gratuito che esiste da dieci anni ormai, del gruppo editoriale Mauri Spagnol. Il torneo è nato da un’idea dell’editore (e presidente del gruppo) Stefano Mauri. IoScrittore si sviluppa in 2 parti, che prevedono la valutazione degli incipit delle opere partecipanti e la valutazione dell’intero romanzo. Alla seconda parte accedono solo le 300 opere i cui incipit sono risultati migliori nella prima. Il torneo è costantemente monitorato dagli editor delle case editrici di GeMS (tra le quali ricordiamo Corbaccio, Garzanti, Guanda, Longanesi, Nord, Salani, TEA) sempre alla ricerca di nuove voci narrative da pubblicare. I premi consistono nella pubblicazione in formato ebook delle 10 migliori opere mentre in formato cartaceo viene pubblicata la migliore fra tutte. Massimo Villivà è uno scrittore milanese, con un passato da musicista. Ha lavorato come editor di riviste, cartacee e online. Nel 2015 ha pubblicato l’antologia di racconti La divisione dei ruoli della casa editrice Giovane Holden. Immagine: Ufficio Stampa

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Carlos Ruiz Zafón: addio allo scrittore spagnolo

Addio allo scrittore Carlos Ruiz Zafón Tra gli scrittori spagnoli più apprezzati degli anni 2000, ha iniziato la sua carriera come copywriter e direttore creativo. Nato a Barcellona nel 1964 ha ottenuto il suo esordio letterario negli anni ’90. I suoi libri, molti dei quali bestseller nel mondo, sono stati tradotti in oltre 40 lingue. Il suo stile inconfondibile è strettamente legato alle sue origini spagnole, infatti background di quasi tutti i suoi romanzi è la città di Barcellona. Muore un grandissimo autore contemporaneo a soli 55 anni dopo aver lottato come un leone contro il cancro. Stile e tematiche dello scrittore spagnolo Carlos Ruiz Zafón, diventato uno degli scrittori più famosi nel panorama internazionale, autore di bestseller quali L’ombra del vento pubblicato nel 2002 e Il gioco dell’angelo, è seguito con interesse da milioni di lettori da ormai vent’anni. Definito come l’autore spagnolo più letto al mondo dopo il celebre e l’inarrivabile Miguel de Cervantes, Carlos Ruiz Zafón lascia un’impronta marcata nel cuore e nei ricordi dei suoi lettori. Il suo stile letterario molto elaborato si basa sui principi gotici e sulla straordinaria e sapiente tecnica in grado di combinare e di fondere un’ampia gamma di tematiche (amori fatali e proibiti, infanzie difficili, incondizionata amicizia e lealtà assoluta) con un linguaggio articolato e allo stesso tempo scorrevole. Questa tecnica compositiva rende i suoi testi facili da amare. I suoi libri hanno come personaggi personalità profonde che passeggiano per le suggestive vie della città di Barcellona che si presenta fievolmente luminosa, ma prevalentemente cupa e misteriosa, spesso coperta da un velo di nebbia e da un alone di mistero ed intrigo. Carlos Ruiz Zafón non ha un’unica musa ispiratrice, è un artigiano della letteratura: pensieri elaborati e costruiti nei minimi dettagli danno vita ai suoi romanzi. Lo scrittore spagnolo vuole affascinare con le sue trame piene di mistero ma non vuole che i lettori comprendano perfettamente tutti i segreti del testo stesso. In un’intervista dichiara: «Uno scrittore vive nel suo cervello. La parte importante della sua vita nessuno la vede. Quando leggi un romanzo stai passando una vacanza nel cervello di un altro. Lo scrittore apre la porta della sua mente, la gente entra, ci passa un po’ di tempo.» La Barcellona di Carlos Ruiz Zafón: L’ombra del vento e Il labirinto degli spiriti Con grandissima maestria lo scrittore spagnolo ha fatto rivivere la grande tradizione del romanzo ottocentesco con tocchi di sensibilità tipica della contemporaneità del ‘900. L’ombra del vento rappresenta questo viaggio contemporaneo e misterioso che ha registrato 8 milioni di copie vendute.  1945.  Il giovane protagonista, Daniel Sempere vive con il padre, proprietario di un modesto negozio. La voce narrante Daniel ci conduce al giorno del suo undicesimo compleanno, angosciato, perché non ricorda più il volto della madre, quando il padre lo accompagna al Cimitero dei Libri Dimenticati: una labirintica biblioteca che conserva migliaia di opere letterarie dimenticate. La tradizione vuole che Daniel adotti un libro e ne tenga cura per tutta la vita.  La scelta ricade […]

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Segreti in giallo Edizioni: intervista ad una casa editrice emergente

Segreti in giallo Edizioni è una piccola, originale casa editrice di recentissima costituzione dal debutto molto promettente che, avviata in una cittadina sannita, ha da subito agito pensando in grande Nonostante l’editoria sia spesso un settore che spaventa, ci sono ancora persone che credono nella cultura, nella diffusione di nuove penne, di nuove visioni, di nuove voci e che vanno controcorrente portando non solo nuovi autori al grande pubblico ma scegliendoli anche di nicchia. Questo è appunto il caso di Segreti in giallo Edizioni, che dice di sé «Facciamo parte di quella realtà editoriale che si differenzia dalla massa. Siamo enigmatici, segreti e diversi. Qui troverete libri che vi sorprenderanno!». Ma chi c’è dietro la farfalla gialla, logo di questa peculiare casa editrice? Abbiamo incontrato Rosa Caruso e Maria Grazia Porceddu, direttrici editoriali di Segreti in giallo Edizioni, per una chiacchierata tra appassionate di libri. Intervista a Segreti in giallo Edizioni Come e quando è nato il progetto di Segreti in giallo Edizioni? L’idea nasce anni addietro, quando ci siamo conosciute e siamo diventate amiche. Condividevamo molte idee e progetti e ci accomunava l’amore per i libri. A un certo punto i nostri percorsi professionali si sono divisi per poi rincontrarsi poco più di un anno fa. L’idea di realizzare un progetto editoriale era sempre lì, nel cassetto di entrambe, e così lo abbiamo tirato fuori. Ed eccoci qui. A febbraio è nata la collana editoriale Segreti in giallo Edizioni.  Chi siete? Come vi siete conosciute? Quali esperienze e lavori pregressi vi hanno portato alla decisione di aprire una casa editrice, iniziando questo progetto a 4 mani? Rosa: Io sono una blogger. Sono stata una delle prime a sperimentare, in forma professionale, quella che oggi è una figura molto diffusa. Dirigo da dieci anni il blog “La Fenice“, che si occupa di libri e di cultura a trecentosessanta gradi. Ma faccio tantissime altre cose. Sono una creativa, mi occupo di grafica e sono autrice di libri e anche di favole per bambini. Lavoro e ho diverse collaborazioni da anni nel mondo dell’editoria e per me fondare questa collana editoriale è stata una naturale evoluzione del mio percorso professionale. Anni addietro ho aperto una libreria nella cittadina dove vivevo ed è stato proprio nella mia libreria che ho conosciuto Maria Grazia. Maria Grazia: Sì, è così. Un segno del destino. Ho cominciato a frequentare la sua libreria e da lì ci siamo conosciute e siamo diventate amiche sulla base dei diversi punti in comune. Io sono una giornalista. Ho sempre amato la lettura e la scrittura. Nel mio percorso professionale ho realizzato tantissime presentazioni di libri e autori. Ho collaborato per anni con diverse testate locali, poi mi sono dedicata agli uffici stampa e al mio amore per il cinema. Ora ho un mio blog dove parlo dei miei progetti e delle mie passioni e ho da poco fondato un blog magazine culturale in cui riverso la mia propensione al “nero” delle cose, così come amo dire. Possiamo quindi sintetizzare dicendo che […]

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La storia di Munnu e del Kashmir | Recensione

Munnu, ragazzo del Kashmir, racconta la sua storia e insieme a lui quella del suo paese Munnu: un ragazzo del Kashmir di Malik Sajad è una graphic novel edita Add Editore è la storia di Munnu un bambino che vive nella regione del Kashmir: una popolazione devastata dalle occupazioni subite nel corso dei secoli che hanno ridotto a brandelli il territorio. Munnu ha sette anni, siamo negli anni ’90, ma il suo percorso di crescita è costellato da eventi che non fanno parte del nostro immaginario. La città in cui egli vive, Srinagar, è il palcoscenico di un conflitto tra India e Pakistan. Entrambe rivendicano sovranità sul territorio e i kashmiri, dal canto loro, reclamano l’indipendenza, organizzandosi in gruppi indipendentisti, tra cui il Jammu & Kashmir Liberation Front (Jklf). Il regime militare indiano sul territorio comporta molti rischi per gli abitanti kashmiri, i quali possono essere giudicati “terroristi” e giustiziati senza troppe cerimonie. Coprifuoco e rastrellamenti sono all’ordine del giorno. Il precorso di crescita di Munnu si svolge su questo scenario e, per quanto complesso e terrificante, il bambino riesce a trovare una valvola di sfogo nel disegno. Figlio di un artigiano che intaglia il legno con motivi floreali tradizionali del Kashmir, anche Munnu dimostra di avere talento nelle arti ricopiando le immagini di uomini e donne dal giornale. Crescendo i giornali non rimangono per lui un mero strumento di ispirazione, le parole incise nero su bianco sulle pagine iniziano ad acquistare senso e Munnu raffina la sua capacità critica nei confronti della realtà che ha intorno, una realtà che egli vuole cambiare tramite la sua arte. Incomincia a frequentare le redazioni dei giornali all’età di sedici anni, le sue vignette sono una denuncia della realtà in cui vive. Il suo nome arriva all’attenzione di un editore e una conseguente proposta di raccontare la storia del Kashmir in una graphic novel. È proprio l’espediente della graphic novel che consente a Malik Sajad di poter rappresentare con ironia disarmante una storia dai risvolti cruenti e sanguinosi come lo è stata, ed è tutt’ora, la vicenda del Kashmir. Infatti i kashmiri sono disegnati con fattezze animali antropomorfi, nello specifico i cosiddetti hangul, una sottospecie di cervo dal manto rosso. A causa del sovrappascolo del bestiame e dal bracconaggio, gli hangul sono in via di estinzione. Il simbolismo è palese, così come gli hangul, anche l’esistenza e l’identità dei kashmiri è minata dall’aggressiva occupazione indiana e dalle conseguenti rivendicazioni sul territorio da parte di India e Pakistan. Anche il linguaggio e lo stile utilizzato da Sajad si stratifica e addensa di significato con la crescita di Munnu: il tratto è semplice, essenziale, ridotto ai minimi termini. Proprio questa assenza di particolari scatena nel lettore un processo di ricostruzione parallela degli avvenimenti e scene. La libertà è per lui, inizialmente, un concetto interiorizzato inconsapevolmente  per poi diventare un desiderio e una necessità, che si concretizza con la volontà consapevole di contribuire alla causa di indipendenza del Kashmir. La maestria di Sajad sta nella sua […]

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Guy Gunaratne, l’odio ne La nostra folle, furiosa città

La nostra folle, furiosa città, romanzo di debutto di Guy Gunaratne, descrive come l’emarginazione sia il terreno più fertile per piantare i semi dell’odio. Fazi editore pubblica La nostra folle, furiosa città, romanzo di debutto del giornalista e videomaker Guy Gunaratne. Nato in Sri Lanka, studia film e televisione all’Università di Londra e si dedica prevalentemente alla produzione di documentari, tra cui uno dedicato alla soppressione dei media nel suo paese d’origine. Attualmente vive tra Londra e Malmö, in Svezia, e ha vinto il premio Dylan Thomas Price nel 2019 proprio grazie a La nostra folle, furiosa città. La nostra folle, furiosa città di Guy Gunaratne. Trama Il romanzo ruota attorno a tre amici figli di immigrati cresciuti nella periferia nord di Londra: Selvon, giovane promessa del pugilato di origini giamaicane. Adran, un bianco appassionato di rap che scrive rime ispirate alla dura realtà che lo circonda, accompagnato dal fedele cane Max. Yusuf, figlio del deceduto imam della moschea locale che dedica anima e corpo al calcio, nel tentativo di allontanarsi dal clima di radicalizzazione religiosa che ha assorbito suo fratello. Proprio un episodio legato alla radicalizzazione, l’uccisione di un soldato bianco da parte di un musulmano, interromperà bruscamente l’estate fatta di amicizie, ragazze e partite a calcetto di questi tre ragazzi e li immergerà nel clima di odio e razzismo che si diffonderà a Londra e che toccherà anche il loro quartiere. Diversi punti di vista, un solo centro in comune Sembra quasi un capriccio del destino che La nostra folle, furiosa città sia uscito in concomitanza con l’ondata di proteste che sta attraversando gli Stati Uniti sotto il nome del Black Lives Matter, in seguito all’uccisione di George Floyd da parte della polizia. Anche l’opera prima di Guy Gunaratne è una radiografia delle zone più povere e disagiate della capitale del Regno Unito, inquadrata nelle 48 ore che seguono all’assassinio, nel 2013, del soldato della British Army Lee Rigby nel quartiere di Woolwich e descritta attraverso l’espediente della narrazione corale. Il romanzo è infatti strutturato in tre parti, lunghe dai tre ai quattro capitoli, a loro volta suddivisi in cinque mini capitoli che descrivono il punto di vista dei tre personaggi principali, ma anche di due adulti: il primo è Nelson, padre di Selvon, che fu uno dei tanti immigrati facente parte della Windrush Generation che dagli anni ’50 portò, dall’America del sud e da quella centrale, milioni di immigrati per rifornire di manodopera un Regno Unito ancora martoriato dai danni dell’ultimo conflitto mondiale. L’altra figura è invece quella di Catherine, madre irlandese originaria di Belfast, la cui storia è intrecciata con i drammatici eventi di cui si è reso protagonista l’esercito repubblicano irlandese, noto con la sigla IRA. Cinque punti di vista completamente differenti, a partire dallo stile. Guy Gunaratne carica di realismo il proprio romanzo facendo parlare i suoi personaggi attraverso il Multicultural London English, una varietà di inglese adoperata dagli immigrati che la traduzione di Giacomo Cuva, per quanto valida, non riesce a restituire del […]

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La carica di Balaklava: recensione del libro di Cellamare

Con La carica di Balaklava edito da Les Flaneurs edizioni (Bari, 2020), Daniele Cellamare fonde conoscenza storica e invenzione nello scegliere come materia del suo libro le vicende belliche che coinvolsero le forze russe contro quelle britanniche, francesi e ottomane nei drammatici eventi dell’ottobre del 1854, in seno alla Guerra di Crimea. La carica di Balaklava, un racconto storico Quasi a sancire la follia degli eventi bellici, Cellamare apre La carica di Balaklava con una citazione che riassume il senso di profondo scoramento di chi vive e può raccontare ciò che ha dovuto provare sulla sua pelle: «Di ognuno di quei reggimenti non tornò che un piccolo distaccamento… Penso che ogni uomo che fu coinvolto in quel disastroso affare di Balaklava, e che fu tanto fortunato da tornare vivo, debba aver provato che fu solo per un decreto pietoso della Divina Provvidenza che era sfuggito da quella che appariva come la più grande certezza di morte che si potesse concepire». Le parole riprese appartengono a James Brudenel, conte di Cardican e comandante della brigata di cavalleria leggera inglese, ovvero di quel drappello di circa seicento uomini che, rimasto circondato per un errore strategico, caricò frontalmente l’innumerevole battaglione russo e a cui la Storia degli uomini ha dato il nome epitaffico di Carica dei Seicento. Nel solco di queste vicende, l’invenzione si fa Storia liquida (quella non scritta sui libri), raccontando esistenze verosimili che forse sono vissute anche nella realtà. In particolare, quindi, La carica di Balaklava racconta le vicende del giovane George Dillon (nome derivato dall’omonimo poeta e teologo dublinense), un contadino irlandese dai forti sentimenti patriottici ereditati dal padre, che viene arrestato per aver partecipato, sia pur indirettamente, alla rivolta che seguì alla Grande Carestia del 1845 e che riacquistò la libertà in cambio del suo arruolamento in divisa britannica contro la Russia nella guerra di Crimea. Le vicende del protagonista sembrano ruotare intorno alla data fatale del 25 ottobre, suo genetliaco e al contempo giorno della Carica di Balaklava: lo scandirsi del tempo in questo senso mette in piena relazione la vita immaginata con la vita reale fino a quel giorno fatidico, cruciale sia per l’individuo, sia per la collettività. Stilisticamente, La carica di Balaklava non sembra ricercare una scrittura riflessiva ma, alternando fasi descrittive a discorsi diretti, per mezzo dei quali si snoda la trama, il racconto della vita del protagonista si inserisce in un susseguirsi di azioni e reazioni nell’ambiente storico, che fa da sfondo alle vicende narrate. Tematicamente, poi, le riflessioni sulla follia della guerra, dell’incomprensione delle sue dinamiche e, soprattutto, sulla casualità della vita e della morte in guerra, non trovano esplicitamente spazio di discussione, ma si traducono nei pensieri e negli atti dei caratteri delineati. Con il suo libro, infine, Daniele Cellamare tenta di ripercorrere un interesse storico che si fa racconto di una vita immaginata.   Immagine in evidenza: Copertina libro

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L’eroe riluttante – La nuova avventura di Harry Jones

Pubblicato dalla Fazi Editore, L’eroe riluttante è il nuovo libro di Michael Dobbs. Si tratta del terzo capitolo de La serie di Harry Jones che arriva nelle librerie dopo  Il giorno dei Lord e Attacco dalla Cina. Michael Dobbs è l’autore di House of Cards, trilogia su cui sono basate due famose serie televisive. Tanto House of Cards, miniserie televisiva britannica del 1990 trasmessa dalla BBC in quattro puntate, quanto House of Cards – Gli intrighi del potere, serie di cinque stagioni prodotta dal 2013 al 2018 da Netflix, sono infatti ispirate all’omonima trilogia. Nato nel 1948, Michael Dobbs è stato il capo dello staff del Partito Conservatore durante l’ultimo governo Thatcher e dal 2010 è membro della Camera dei Lord. Riguardo il contenuto delle sue opere, Dobbs afferma: «Nei miei romanzi racconto la sola cosa che conosco bene, la politica per com’è e per come deve essere: spietata e crudele. Lì sta la sua grandezza». E, infatti, anche in quest’ultimo capitolo della saga i lettori ritroveranno intrighi legati al mondo della politica nazionale ed internazionale con cui Harry Jones è costretto a confrontarsi per portare a termine le sue missioni. L’eroe riluttante – La nuova avventura di Harry Jones L’ultima volta avevamo seguito Harry Jones in un confronto avvincente per affrontare problemi provenienti dalla Cina e che minacciavano il mondo occidentale. Attacco dalla Cina offriva la possibilità di vivere allo stesso tempo le atmosfere scozzesi, conoscendo i più importanti leader mondiali, e vicende asiatiche. Anche ne L’eroe riluttante l’attenzione di Dobbs continua ad essere rivolta all’Asia che «sta forgiando un nuovo mondo». Infatti, in questo nuovo capitolo, Michael Dobbs porta i lettori nel Ta’argistan, un’ex repubblica sovietica confinante con la Russia, la Cina e l’Afghanistan. Un debito d’onore è il motivo per cui Harry Jones si spinge ad Aškek, capitale del Ta’argistan «costruita con troppo cemento, con troppa fretta e con troppa poca immaginazione, un posto dove i venti fischiavano giù dai monti desolati e grigi, spazzando ogni angolo». Il protagonista sfrutterà una delegazione di deputati britannici in missione per mettersi sulle tracce di un amico scomparso, Zac Kravitaz. Come nei precedenti capitoli della saga, anche in questo nuovo capitolo Harry Jones capirà col tempo che la questione è molto più complessa di quanto possa apparentemente sembrare e che dovrà mettere a rischio la sua stessa vita per riuscire a portare a termine la missione. Dimenandosi tra gruppi di ribelli, interessi politici nazionali ed internazionali e nuove conoscenze femminili, Harry Jones si spingerà in una nuova avventura ricca di emozioni e colpi di scena. Per i lettori che si sono affezionati ad Harry Jones, L’eroe riluttante offre la possibilità di scoprire molto della personalità di Harry Jones, un militare apparentemente freddo, che prova a nascondere vecchie ferite e sensi di colpa legati alla scomparsa di uno dei suoi più cari affetti. Il lettore scoprirà nelle primissime pagine che il debito con Zac Kravitaz è legato alla scomparsa della moglie di Harry Jones, Julia. L’antefatto che apre il libro rende ancora […]

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