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Eroica Fenice

La categoria Libri contiene 754 articoli

Libri

Michelle Steinbeck, Mio padre era un uomo sulla terra e in acqua una balena

Mio padre era un uomo sulla terra e in acqua una balena è il romanzo d’esordio di Michelle Steinbeck edito da Tunuè edizioni. La protagonista, Loribeth, è una ragazza giovane e curiosa, che vive come sospesa da quando suo padre è fuggito di casa, abbandonandola. Ma un giorno sarà costretta ad assumersi le sue responsabilità e a mettersi in viaggio, portando con sé solo una valigia; dentro, la conseguenza e la prova, decisamente ingombrante, di un suo folle gesto. Il romanzo si apre con un ritmo decisamente frenetico e l’inizio della narrazione sarà segnato da un evento tanto traumatico quanto simbolico, che si protrarrà nel corso di tutta la storia. Tutti i personaggi sono iconici ed innovativi. Ognuno di essi servirà sia allo sviluppo narrativo, che a dare una nota di colore alle descrizioni. Seguiranno quindi i dettagli e le storie dell’uomo grigio, di Seifert il marinaio e di sua sorella, del vecchio senza gambe in sella ad una bici, del bambino con le scarpe luminose, della ragazza unicorno e dello stesso padre di Loribeth. Durante la storia, Loribeth avrà modo di avere numerosi incontri romantici, anche se quello che la segnerà di più sarà proprio quello con il marinaio Seifert, un ragazzo magrolino e divertente.  Michelle Steinbeck non rende il loro romanticismo banale. La loro è infatti storia d’amore originale e divertente, mai prevedibile, con dialoghi talvolta surreali. Seifert sarà quasi la chiave di tutta la storia: l’amore leggero che proverà per Loribeth porterà la ragazza ad interrogarsi in modo profondo su ciò che è stata la sua vita passata e su quello che desidera aspettarsi per il futuro. Le vivide descrizioni del libro di Michelle Steinbeck Le descrizioni dei luoghi sono il punto forte della narrazione di Michelle Steinbeck. Se in un romanzo “normale” c’è un susseguirsi di città o contrasti climatici, qui assisteremo ad un vero e proprio viaggio surreale in mondi deserti e mai visti prima. La città rossa ne è un chiaro esempio, qui ci sono teste di animali appese ovunque, gente costantemente infreddolita, lumache e uomini da tè. Tutte le case e tutti i mattoni sono di colore rosso. Anche il mercato dove Loribeth si troverà con la sorella di Seifert non mancherà di originalità: qui infatti ci sarà una compravendita di denti ed orecchie. Ma il luogo iconico e rappresentativo di tutto il romanzo sembrerebbe essere proprio “l’isola dei padri scappati”. Un nome chiaro che riporta alla mente solo una soluzione: il padre della giovane è rifugiato proprio lì. Sull’isola, l’uomo scrive e beve tè, ricorda la sua vecchia vita con leggera nostalgia ma non trova mai il coraggio di tornare indietro, sopraffatto dal ricordo della sua insoddisfazione familiare e personale. Sull’isola non ci sono doveri, si può fuggire, ma anche stare fermi, non si risponde mai a niente e le responsabilità sembrano una cosa ormai lontana. La ragazza con la valigia porterà con sé il suo segreto fino alla fine, a volte le sfuggirà letteralmente dalle mani ma altro non appare se non […]

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Nuotando nell’aria, nell’officina di Cristiano Godano e dei Marlene Kuntz

Nuotando nell’aria, scritto dal frontman dei Marlene Kuntz Cristiano Godano ed edito dalla casa editrice “La Nave di Teseo”. Leggere “Nuotando nell’aria”, scritto dal frontman e fondatore dei Marlene Kuntz Cristiano Godano ed edito dalla casa editrice “La Nave di Teseo“, equivale a sporcarsi i polpastrelli di vita, polvere e provincia, e uscirne con lo scheletro incrinato e l’animo che riecheggia di poesia di fumo. La provincia piemontese di Cuneo, evocata con sapienza da incantatore di serpenti da un Godano dalla prosa scorrevole e seducente, ha il sapore dei denti digrignati e del sacrificio, quello contadino e laborioso che si conficca nella spina dorsale dei ragazzi dei Marlene chiamati a farsi le cosiddette ossa. Una provincia che sapeva di stanze da letto, new wave, Sonic Youth e adolescenza dalle unghie rotte e dagli spasmi di stomaco. Toccare con mano le pagine di questo libro vuol dire sbirciare la genesi e la fenomenologia dei Marlene Kuntz e penetrare, in punta di piedi, il retrobottega di Godano e del suo slancio lirico e creativo. Dietro 35 canzoni dei Marlene Kuntz: Nuotando nell’aria, a metà strada tra memoriale e story-telling. Il tutto avvolto dalla prosa semplice ma camaleontica di Cristiano Godano Nel panorama dei gruppi rock italiani, prima che una certa ondata di indie odierno cominciasse a spopolare e imporsi all’attenzione delle masse col suo strascico di dogmi e tòpoi stancamente decodificati, vi erano certezze granitiche. Che sono ancora certezze, nonostante lo scorrere incessante del tempo. Nello scenario del rock italiano, giganteggiavano i Marlene Kuntz, gli Afterhours di Manuel Agnelli, i CCCP di Giovanni Lindo Ferretti, i CSI e i post CSI di Massimo Zamboni, Gianni Maroccolo, Angela Baraldi e Giorgio Canali, i Diaframma e altri nomi che si stagliano con l’auctoritas delle pietre miliari. I Marlene Kuntz sono sempre stati quella costola un po’ noisy rock e un po’ cantautorale del rock italiano, quella spaccatura carnale e sensuale che ha sempre venato il panorama roccioso dell’autoreferenzialità della scena musicale, quella riga di caos strisciante e disciplina che ha increspato le acque. Cristiano Godano ci invita, con fare suadente, sornione ed elegante, a imbrattarci con tutta la materia malleabile e vischiosa che costituisce il mondo dei Marlene e lo fa mettendosi a nudo in una penombra letteraria che ci investe coi suoi fasci di luce e i suoi sprazzi di ombra. Il libro è suddiviso nel modo seguente: “Catartica“, “Il Vile” e “Ho ucciso Paranoia“, e ogni paragrafo reca il nome delle tracce di ogni album, in uno story-telling che racconta le canzoni dei Marlene sviscerandone la forma, le origini, la fenomenologia e gli eventi che le hanno fatte nascere. A metà strada tra confessione quasi psicanalitica, scrittura automatica stile beat-generation e flusso di coscienza, Nuotando nell’aria impregna le narici del lettore con l’odore di amori sublimati, donne idealizzate, orgasmi spezzati, amicizie eterne e tour in giro per l’Italia. Il libro è un caleidoscopio intessuto dalla mano sapiente di Godano, che ne modula i colori e le tonalità, fornendoci la sua versione dei Marlene: dalla scelta del nome (in […]

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Estremi rimedi, un romanzo di Thomas Hardy

Pubblicato da Fazi Editore nella collana Le Strade, Estremi rimedi è un romanzo del poeta e scrittore inglese vittoriano Thomas Hardy. Suddiviso in tre volumi, per un totale di ventuno capitoli, il romanzo parte dal dicembre del 1835 e il gennaio del 1836 per poi seguire lo svilupparsi degli eventi fino al loro epilogo nell’estate del 1867. È in questo lungo lasso di tempo che si svolgono le vicende – in cui è possibile riscontrare diversi elementi autobiografici dell’autore – che vedono coinvolta la giovane e bella Cytherea Graye la quale, rimasta orfana di entrambi i genitori, decide con il fratello Owen di lasciare la cittadina natale di Hocbridge per recarsi a Creston nella speranza di risollevare le loro sorti vista la preoccupante situazione economica in cui versano. Qui, Owen inizia a lavorare presso uno studio di architettura ed è sempre qui che i due Graye conoscono Edward Springrove che si innamora della ragazza e ne è ricambiato. Tuttavia, qualcosa impedisce a Edward di coronare il loro sogno d’amore e sarà solo quando Cytherea verrà assunta da Miss Aldclyffe – una donna legata al passato del padre della protagonista e con un comportamento alquanto insolito – che verrà a sapere la verità: Edward è fidanzato e si sposerà con un’altra. Delusa e addolorata dalla scoperta, la ragazza proverà a dimenticarlo e l’arrivo di Manston presso la casa di Miss Aldclyffe darà inizio a una storia fatta di scoperte e intrighi nella quale tutti i personaggi saranno coinvolti. Estremi rimedi: “le cose non sono come sembrano” Hardy in questo suo primo lavoro – dato alle stampe nel 1871 quando lo scrittore aveva trentuno anni – ha dato prova delle sue doti di letterato  costruendo una trama precisa, seguita in maniera scrupolosa passo passo, nella quale ogni evento si incastra alla perfezione con quello che lo precede o segue. A questo si aggiungono i tanti elementi che contribuiscono a lasciare nel dubbio il lettore che, di volta in volta, scopre gli intrighi e i segreti dei personaggi che risultano essere più ambigui considerati i loro comportamenti apparentemente inspiegabili ma cui sottendono motivazioni e interessi ben precisi. Molte, inoltre, sono le citazioni ad altre opere o figure del presente e del passato di diversa provenienza – lo stesso nome dell’eroina è, per darne un esempio, uno degli appellativi della dea Afrodite/Venere – che arricchiscono ulteriormente questo racconto dalle tinte gialle e noir sfumate con un leggero tocco di ironia. In Estremi rimedi quello che sembra premere a Hardy è il bisogno di andare al di là delle apparenze perché le cose non sono sempre quello che sembrano; soltanto in questo modo, dopo aver superato le macchinazioni degli uomini e gli scherzi del fato, si può avere la possibilità di raggiungere un lieto fine che, altrimenti, sarebbe stato impossibile avere.   [Fonte immagine: Sito Fazi Editore]

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Vera, il romanzo di Elizabeth von Arnim

Scritto nel 1921 e in vendita dal 26 settembre per la casa editrice Fazi Editore, Vera è forse il romanzo più riuscito della scrittrice Elizabeth von Arnim, nel quale la scrittrice riversa parte del suo vissuto: come Lucy, giovane protagonista del romanzo, anche Elizabeth è stata una “seconda moglie” e ha portato tutto il peso di questa situazione. Forse proprio l’aver provato sulla sua pelle la sensazione del continuo confronto con una donna sconosciuta, ha fatto sì che la scrittura di “Vera” sia in grado di trasmettere in maniera evidente il malessere psicologico della protagonista e, quindi, dell’autrice. Vera: storia di una seconda moglie Il romanzo, ambientato in Cornovaglia, si apre con l’immagine di una giovane donna persa nel dolore: Lucy Entwhistle, corpo da bambina e anima innocente, ha improvvisamente perso suo padre, centro propulsore di tutta la sua esistenza. Incapace di reagire, Lucy, quasi catatonica, trascorre il tempo in giardino, senza nemmeno trovare la forza per piangere. Qui avviene l’incontro fortuito con il signor Everard Weymiss, uomo maturo ma ancora piacente, anche lui sconvolto da un recente lutto: sua moglie Vera, colei che da il nome al romanzo, è morta cadendo dalla balconata della loro abitazione. Come se non bastasse, al momento dell’incontro tra Lucy e Weymiss, è in corso un’indagine per appurare la natura accidentale dell’accaduto. I due, accomunati dalla sofferenza e dalla perdita, impiegano pochissimo tempo a legarsi l’uno all’altra: Lucy ritrova in quest’uomo il porto sicuro che per lei era stato suo padre; Weymiss vede il Lucy un essere fragile, da proteggere dal mondo. Naturale evoluzione di questo rapporto saranno il fidanzamento e, infine, il matrimonio. Ma, dopo la luna di miele, l’ingresso a The Willows, la casa dove pochi mesi prima si è consumata la tragedia di Vera, turba profondamente Lucy. Poco a poco, già durante il breve periodo di fidanzamento, e ancora di più col matrimonio, Everard mostra la sua natura di uomo manipolatore e subdolo, incline a scatti di ira repentini e a violenze psicologiche di vario tipo verso tutti i suoi sottoposti, moglie compresa. Riuscirà Lucy a resistere ai rigidi rituali della casa e allo sposo cinico e maniaco del controllo? Solo una persona, la cui presenza è ancora palpabile tra le mura di casa, sembra poterla capire, pur non esistendo più: Vera. Un’anima prigioniera che non può volare Sebbene scritto nel 1921, Vera mette in risalto una condizione drammaticamente condivisa da molte donne, in ogni tempo e luogo, vittime di abusi e vessazioni psicologiche. Le mura domestiche, che dovrebbero rappresentare una protezione, un’isola felice a cui far ritorno dopo aver lasciato le tempeste del quotidiano, diventano per queste donne una prigione dalla quale è quasi impossibile evadere. La condizione di Lucy è quanto mai indicativa: ingenua e innamorata, non vede o, meglio, non vuole vedere, la vera natura dell’uomo che le sta accanto. Cerca una giustificazione ad ogni sua stranezza, trova una spiegazione “razionale” ad ogni comportamento; si addossa la colpa per ogni litigio. Lucy, chiusa nel suo disperato bisogno di […]

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Amy Bloom racconta Due donne alla casa bianca, storia di un amore (Recensione)

La giornalista Lorena Hickok è all’apice della sua carriera quando viene incaricata di seguire da vicino l’ascesa alla presidenza di Franklin Delano Roosevelt: qui incontra la moglie Eleanor, e si innamora della futura “First Lady of the World”. Tra migliaia di lettere scambiate, il peso dei pettegolezzi e due vite tanto differenti, Amy Bloom con Due donne alla casa bianca racconta un grande amore probabilmente mai consumato e che divide tuttora gli storici. Appena pubblicato in Italia dalla Fazi editore con la traduzione di Giacomo Cuva. Nel 1933 ancora segnati dalle conseguenze della Grande Depressione, Roosevelt diventa il trentaduesimo Presidente degli Stati Uniti d’America e lo sarà fino alla sua morte nel 1945 per una probabile poliomelite di cui soffriva già da tanto, primo presidente ad essere stato eletto per ben quattro mandati. Grazie alla politica riformatrice del New Deal, il paese visse un forte cambiamento che contribuì alla potenza americana; ma si sa che accanto ad un grande uomo c’è sempre una grande donna, ed Eleanor lo fu senz’altro, non solo per essere rimasta sempre al fianco del suo presidente sostenendolo in tutto, ma anche perché fece tanto per la società più derelitta e ai margini, conquistandosi l’appellativo di “First Lady of the World” dal successore Truman. Pioniera, femminista, attivista, accentratrice, Eleanor Rooselvelt viene ricordata come una leader carismatica e gentile, che metteva in primo piano i diritti dell’uomo prima dei diritti di potere; un’indole che dimostrava anche nella vita privata, un carattere descritto con coerenza da Amy Bloom. La dolcezza e l’empatia mostrata in pubblico sono state caratteristiche che l’autrice ha voluto portare anche all’interno di questa storia mai raccontata sotto forma di romanzo: dove la First Lady è semplicemente Eleanor che, al di là delle apparenze e dei doveri, ama con maturità e per sempre un’altra donna, Lorena, o semplicemente Hick. Tra romanzo e realtà, Amy Bloom racconta una storia d’amore A seguito del ritrovamento di una fitta corrispondenza epistolare tra le due donne, la critica tuttora si divide ipotizzando la vera natura di questo amore. Chi crede che sia stata solo una forte amicizia nata da un sentimento platonico e di fantasia, o chi invece sostenendo il lato erotico delle tante lettere conferma il grande amore di una vita. In questo caso l’autrice (facendo parlare in prima persona Lorena) sceglie esclusivamente di parlare di un amore duraturo nel tempo, tra due donne ostacolate dalle apparenze ma unite da una vita differente: da una parte una donna dell’aristocrazia cresciuta tra gli agi newyorkesi, costretta a legarsi ad un cugino per mantenere l’alto lignaggio della sua famiglia e una futura vita tra la più importante sfera della società. Dall’altra una figlia di un contadino del Midwest, con un’infanzia difficile che la porta giovanissima a fuggire e trovare un posto migliore nel mondo. E ci riesce, diventando una famosa e capace giornalista, fino a ritrovarsi allo stesso tavolo da pranzo del Presidente degli Stati Uniti, Casa Bianca. Lesbica, scorbutica nel suo essere a causa di una vita che l’ha […]

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Alan Moore torna con La Lega degli straordinari Gentlemen

La Bao Publishing riporta sugli scaffali delle librerie La Lega degli straordinari Gentlemen, una delle opere più apprezzate di Alan Moore con i disegni di Kevin O’Neill. L’acquisizione dei diritti del lavoro di Alan Moore da parte della Bao Publishing segna l’ultima tappa di un processo editoriale travagliato. Inizialmente, infatti, i diritti dell’edizione italiana erano nelle mani della Magic Press, sono poi stati acquisiti dalla Planeta De Agostini e, infine, nel 2012 dalla Bao Publishing. Quest’ultima sta riproponendo, partendo dal primo volume della saga, i volumi della Lega degli straordinari gentlemen nel loro originale formato americano per accompagnare i lettori fino all’uscita del nuovo volume inedito, La Tempesta, che concluderà la serie. L’opera di Alan Moore è nota anche perché nel 2003  è stato liberamente tratto dal fumetto un film omonimo diretto da Stephen Norrington con la sceneggiatura di James Robinson e con l’ultima apparizione cinematografica di Sean Connery. Per quanto riguarda il primo volume di questa serie che riprende i personaggi dei romanzi vittoriani per riproporli in nuove avventure che li coinvolgono in modo corale, basta leggere le parole introduttive di S. Smiles per comprendere quanto l’opera di di Moore e O’Neill si ricca di un umorismo dissacrante: ” […] A tutti quei piccoli diseredati del futuro, auguriamo lunghe ore felici accanto al focolare insieme alle emozioni e alle risate qui contenute, senza però dimenticare i molti punti seri e moralmente istruttivi di cui è pervaso questo racconto: per primo che le donne passano tutto il tempo a lamentarsi. Poi, che i cinesi sono geniali, ma malvagi. Infine che il laudano, assunto con moderazione, fa bene alla vista e previene i calcoli renali. Con questi fatti bene a mente, permetteteci di augurarvi ancora molte ore di piacevole lettura e godimento e il più felice dei Natali per quanti di voi non siano al momento piagati dal rachitismo, sotto regime carcerario o di fede maomettana. Con i migliori auguri del caso mi firmo, Amico e confidente di ogni bambino, S. Smiles (Editor)“. Ricco di sarcasmo e e di citazionismo, questo primo volume della Lega degli straordinari Gentlemen invita il lettore a seguire le avventure di un gruppo di personaggi eccentrici ed unici. In particolare, seguiremo le vicissitudini di Mina Murray, Allan Quatermain, il dottor Jekyll e Mr. Hyde, il Capitano Nemo e Hawley Griffin chiamati a rapporto da Mr. Bond per conto di un misterioso Mr. M per sventare un complotto ai danni dell’impero britannico. Alan Moore impreziosisce il suo fumetto con la presenza di personaggi già noti ai lettori più accaniti e che vengono presi a prestito da romanzi come Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Robert Louis Stevenson, Ventimila leghe sotto i mari di Giulio Verne, Le miniere di re Salomone di H. Rider Haggard, Dracula di Bram Stoker e Uomo invisibile di H. G. Wells. Tutte le vicende che coinvolgono i personaggi si svolgono in un’atmosfera che richiama, non a caso, il periodo vittoriano non solo cronologicamente ma anche visivamente grazie ai […]

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Nestor Burma e la bambola: un altro successo di Léo Malet edito Fazi

Le avventure del detective privato Nestor Burma ritornano in libreria con “Nestor Burma e la bambola”, un nuovo successo dell’inconfondibile penna di Léo Malet per Fazi Editore.  Ancora una volta, ritroveremo l’irriverente e perennemente al verde Nestor Burma, il celebre investigatore privato nato dalla fantasia del maestro del noir francese Léo Malet, che, armato di pipa, impermeabile e lingua affilata, sventa il crimine nella fredda e piovosa città di Parigi; questa volta impegnato in un difficile caso che vede per protagonisti due anziani signori, che promettono al nostro squattrinato detective una cospicua somma di denaro in cambio del suo aiuto a smascherare un medico abortista che ben tre anni fa si è reso colpevole della morte della loro giovane nipote, un’avvenente diciottenne, una vera “bambola”, citando Burma, da sempre piuttosto sensibile alle attrattive del fascino femminile. Una “bambola” che merita giustizia, per la sua troppo giovane età, per la compassione che suscitano i due fiduciosi vecchietti, disposti a sacrificare tutto il loro patrimonio per dare giustizia al ricordo dell’amata nipotina e, perché no, per il lauto pagamento che spetterà al detective, su cui già pregusta di mettere le mani, assillato dai creditori. Riuscirà il nostro detective a risolvere brillantemente il caso? Un’altra brillante avventura: Léo Malet si conferma il maestro indiscusso del noir francese   Ma non sarà soltanto per il suo atavico bisogno di soldi che Nestor Burma si offrirà di aiutare l’anziana coppia di coniugi: i due riporranno in lui una tale commovente fiducia e dimostreranno un tale desiderio di giustizia (e forse vendetta) che l’uomo non potrà esimersi dall’accettare l’incarico, tanto più se questo vede per protagonista una così bella e giovane ragazza e se si preannuncia un caso difficile ed interessante: come dimostrare qualcosa che è accaduto così tanto tempo fa e sulla base di pochi e deboli indizi, forniti da due vecchietti che si affidano al polveroso diario di una ragazzina e al loro fiuto? Quale occasione migliore per riportare l’Agenzia Fiat Lux in auge, farsi pubblicità, ritornare a far parlare di sé e così ritornare a far quadrare il bilancio? Il movente che spingerà Nestor Burma ad accettare questo incarico non sarà soltanto il bisogno economico, ma la vanità stuzzicata di un uomo abituato ad essere dipinto come “il detective che mette k.o. il mistero” e che da troppo tempo, ormai, sente la nostalgia delle prime pagine dei giornali, con tutto ciò che ne consegue, anche dal punto di vista economico. Ancora una volta, in questo romanzo di Léo Malet le attitudini e le capacità che abbiamo imparato ad apprezzare in Burma saranno utili allo scioglimento del caso: un innato fiuto per gli intrighi (e per le belle donne), una mente acuta e veloce, sarcasmo e perspicacia, la capacità di servirsi dell’aiuto di poliziotti e giornalisti per arrivare ai suoi scopi, facendo creder loro di star rendendo loro dei servigi e continuando invece a mantenere una propria autonomia di pensiero e di azione sfruttando le occasioni che queste collaborazioni possono rendere, una intelligente (e […]

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Tutta colpa mia, un romanzo di Juno Dawson

Appartiene al genere young adult il romanzo intitolato Tutta colpa mia, scritto dall’autrice Juno Dawson e pubblicato in Italia da Newton Compton Editori. Alexandria “Lexy” Volkov è una diciassettenne londinese di origini russe, bella e ricca che gode della vita fatta di lussi e privilegi riservati a chi, come lei, fa parte del suo mondo. Le sue giornate trascorrono tra feste e sfilate che le permettono di venire a contatto con i personaggi famosi che frequentano la capitale inglese. Tuttavia, quella che potrebbe apparire come una vita perfetta a chi la guarda dal di fuori è, in realtà, vuota a tal punto da portare la giovane a lasciarsi risucchiare, con la complicità del ragazzo Kurt, nel tunnel della droga. Preoccupato per la sorella minore, Nikolai decide di intervenire portandola – contro la sua volontà e all’insaputa dei genitori – presso il centro “Clarity”, una clinica di recupero situata su un’isola che accoglie giovani che soffrono di dipendenze e disturbi di varia natura. Qui Lexy, che dovrà seguire un programma basato su dodici passi, fa la conoscenza del Dottor Goldstein e dei suoi “compagni” di terapia: Kendall, anoressica; Guy, ossessivo-compulsivo; Sasha, autolesionista; Melissa, alcolizzata; Ruby, attaccata al cibo e Brady la cui dipendenza sarà per Lexy motivo di ulteriore maturazione. Questo perché, malgrado l’iniziale rifiuto della ragazza di quello che considera uno spreco di tempo visto e considerato il suo ostinato negare l’evidenza, la protagonista abbatterà i muri eretti a proteggersi ammettendo di avere un problema e mostrando una reale volontà per risolverlo. Tutta colpa mia e il delicato argomento delle dipendenze giovanili Il romanzo della Dawson affronta, grazie ai diversi personaggi e alle loro storie personali, alcune tra le più diffuse dipendenze che affliggono sempre più il mondo dei giovani. In questo caso specifico, si tratta di ragazzi e ragazze provenienti per lo più da famiglie ricche e, a un primo impatto, potrebbe sembrare che siano solo gli ennesimi figli di papà viziati caduti in tentazione e trovatisi invischiati in qualcosa di più grande di loro per pura e semplice noia. Grazie a una loro conoscenza più approfondita si scopre che, come per la protagonista, le cause che li hanno spinti al punto tale da aver bisogno di essere ricoverati in una clinica, sono in realtà ben più serie. Interessante è l’attenzione verso il processo di maturazione di ognuno di loro e, ovviamente, di Lexy che, da ragazzina scontrosa e snob convinta di poter tenere sotto controllo l’uso che fa della droga perché non ne è dipendente, grazie all’aiuto medico, all’amore e a una nuova consapevolezza di sé, compie quella definitiva metamorfosi che le permetterà di riprendere in mano la sua vita. Tutta colpa mia, nonostante il genere di appartenenza possa portarlo – sbagliando – a essere considerato come frivolo, è un romanzo che ben mette a nudo la realtà contemporanea e dal quale passa chiaro il messaggio che riconoscere di avere un problema, accettare/chiedere aiuto e, soprattutto, lasciarsi aiutare impegnandosi per davvero sono le sole carte vincenti per salvarsi […]

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John Hemingway, Una strana tribù. Il memoir dell’erede di un mito (Recensione)

Per celebrare i 120 anni dalla nascita di Ernest Hemingway, Marlin editore ha appena pubblicato in Italia Una strana tribù, romanzo biografico e autobiografico, scritto dal nipote John. In queste memorie di famiglia, si delineano interessanti parallelismi tra padre-figlio e nipote, un memoir intimo che va oltre ciò che si potrebbe immaginare su un grande mito della letteratura mondiale. Virile, atletico, un uomo intelligente che visse pienamente, ma anche una persona fragile, sentimentale, amorevole, a volte aggressiva e intimamente attratta da qualcosa che i lettori difficilmente potrebbero intuire dalla energia esteriore dei suoi romanzi. Ernest Hemingway fu un grande scrittore nordamericano, amato per la forza mascolina dei suoi personaggi e per le immagini stoiche che riesce ancora a trasmettere attraverso i suoi scritti. Ma era anche un uomo in carne e ossa, mosso da un’interiorità sensibile, protagonista di una vita privata turbolenta, in lotta con se stesso e i suoi lati più femminili e disturbati, contro cui probabilmente fu sconfitto, a causa della depressione e del conseguente suicidio. Leggendo Una strana tribù di John Hemingway, nipote di Ernest, si comprende come sia piuttosto semplice capire che un uomo che è stato costretto a portare il peso di una leggenda fosse in realtà continuamente in conflitto tra ciò che era davvero e ciò che appariva agli sconosciuti che lo ammiravano. E ancora più comprensibile come tutto questo abbia influenzato il rapporto con le persone amate, a partire dai figli e dalle diverse mogli che ebbe. Tra matrimoni poco duraturi e anch’essi dominati dalla duplice personalità dello scrittore, c’è quello con Pauline, la madre di Gregory, padre di John. La depressione, il denaro, il travestitismo, i rapporti contrastanti: John Hemingway racconta il ritratto di una famiglia Nel memoir ci sono molte considerazioni personali dell’autore nonostante la chiara volontà di voler lasciare al lettore qualcosa di diverso sulla famiglia Hemingway; emergono infatti molte verità che John ha scoperto nel corso del tempo, soprattutto quando è venuto a conoscenza di alcune lettere che suo padre Greg e il nonno Ernest erano soliti scambiarsi durante lunghi periodi di lontananza; lettere violente ma costanti, superficiali ma intime, che hanno dato la possibilità all’autore di redimere la figura del padre, al quale dedica questo libro. Una strana tribù delinea un parallelismo tra Ernest e suo figlio Greg e quest’ultimo con John, un’eredità nei legami che probabilmente giungeva sin da Clarence Edmond Hemingway, padre di Ernest. Ciò che maggiormente si percepisce dai racconti di John Hemingway sono proprio queste uguaglianze, “strane” appunto, ma profondamente sincere e confortanti in un certo senso per l’autore, che grazie alla scelta di dipanare i rapporti più intimi di una famiglia così complessa con un cognome altrettanto pesante, impara a perdonare il padre, per le sue mancanze e i suoi errori da genitore, e a dare ai posteri una diversa visione del figlio scapestrato e folle del grande scrittore americano. Così, compiendo un confronto tra le cronache ufficiali e i suoi più vecchi ricordi, John racconta episodi che richiamano alla mente i suoi […]

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Rosamund, il capitolo conclusivo della trilogia ideata da Rebecca West

Fazi Editore esce oggi in libreria con Rosamund, il terzo e ultimo capitolo della saga familiare degli Aubrey della scrittrice Rebecca West. Finita la Prima Guerra Mondiale, le gemelle Mary e Rose Aubrey sono, ormai, due affermate pianiste che viaggiano in giro per il mondo entrando in contatto con un ambiente sfarzoso dal quale, tuttavia, non si sentono attratte perché vacuo e volgare. Entrambe sono ancora profondamente addolorate per la perdita dell’amata madre e dell’adorato fratello e, malgrado i loro sforzi, non riescono a vivere il loro presente serenamente. Aiutate dal Signor Morpurgo – datore di lavoro del loro padre scomparso, rimasto sempre accanto a loro – decidono di trasferirsi dalla casa di famiglia di Lovegrove in una nuova abitazione. L’uomo, alcuni vecchi amici e la cara cugina Rosamund rappresentano il loro unico conforto. Tuttavia, le due protagoniste si ritrovano ad affrontare un’altra dolorosa quanto inaspettata separazione proprio da quest’ultima che sposa uno sgradevole e strano uomo ricco lasciando il lavoro di infermiera che tanto adorava, per seguire il marito nei suoi viaggi all’estero. Le due sorelle affronteranno in maniera diversa la nuova situazione nella quale si vengono a trovare: mentre Mary deciderà di abbracciare appieno una vita solitaria che comporterà il distacco dalla gemella, Rose si aprirà all’amore per il compositore Oliver scegliendo di viverlo appieno. Rosamund : una fine per un nuovo inizio In quest’ultimo libro della trilogia degli Aubrey, Rebecca West vi riporta le caratteristiche peculiari dei precedenti – La famiglia Aubrey e Nel cuore della notte – come le descrizioni accurate dei personaggi, degli stati d’animo e delle ambientazioni con quel suo tipico tocco ironico che, anche nel finale, contribuisce a mantenere l’originalità di una storia unica nel suo genere. Attraverso la voce narrante di Rose – che nulla risparmia al lettore – veniamo a conoscenza dei suoi altalenanti stati d’animo, dei suoi più profondi pensieri e sentimenti legati agli eventi che, sin da bambina, ne influenzano la crescita e la maturazione sia come donna che come artista. Tra tutti, quello che indubbiamente evidenzia questo cambiamento – per quanto gli altri non siano di certo meno importanti – è la consapevolezza dell’amore che la giovane ammette di nutrire per Oliver nel momento stesso in cui lui esterna ciò che prova per lei: “… Smise di suonare e si alzò in piedi. Entrai nella stanza e ci trovammo l’una di fronte all’altro, tremanti. Uno sguardo colpevole gli si dipinse in volto e poi scomparve. Disse esultante: «Ora posso amare di nuovo». Mi colpì come una stretta al cuore che lui la mettesse in quel modo, ma il mio io più profondo mi disse freddamente che se avessi avuto lui, nient’altro sarebbe più importato. Venne verso di me e io mi irrigidii per il disgusto, ero sicura che sarei morta quando mi avrebbe toccata, e invece, naturalmente, cominciai a vivere.” Con Rosamund, i personaggi della West iniziano tutti un nuovo significativo percorso accompagnati da una sinfonia che ne ha segnato le vite e che continuerà a risuonare nei […]

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