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Eroica Fenice

La categoria Libri contiene 678 articoli

Libri

Sulle tracce dei nostri antenati in Italia…, di Flavia Salomone, Luca Bellucci e Giorgio Manzi

Una breve parentesi sugli autori del libro Sulle tracce dei nostri antenati in Italia… Flavia Salomone è nata a Roma, dove si è laureata in Biologia con indirizzo Antropologico presso l’Università degli Studi “La Sapienza”. Ha condotto ricerche sulla biologia delle popolazioni umane del passato su campioni scheletrici di epoca romana (I-III sec. d.C.) presso il laboratorio di antropologia del Museo “Giuseppe Sergi” dell’Università di Roma “La Sapienza” e presso il Museo Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma. Si occupa di divulgazione scientifica e recentemente con la casa Edizioni Espera ha pubblicato il suo primo libro “C’era una volta Homo“. Da aprile 2017 è redattrice per Running Experience. Luca Bellucci, naturalista e paleontologo, autore di varie pubblicazioni scientifiche, studia la sistematica dei grandi mammiferi plio-pleistocenici italiani. Si occupa anche di divulgazione scientifica con laboratori didattici. Inoltre, realizza e produce app, modelli e stampe 3D di fossili. Attualmente è assegnista di ricerca presso il Polo museale Sapienza ed  è membro del consiglio direttivo dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana. Giorgio Manzi, Professore ordinario di Antropologia alla Sapienza Università di Roma, dove è anche direttore del Museo di Antropologia G. Sergi e del Polo museale Sapienza. Le sue ricerche, documentate da oltre 150 pubblicazioni scientifiche, trattano principalmente argomenti di paleoantropologia e di biologia di popolazioni umane antiche. Come divulgatore, collabora con quotidiani, riviste, radio e TV; fra i libri più recenti, “Il grande racconto dell’evoluzione umana” (Il Mulino, 2013) e “Ultime notizie sull’evoluzione umana” (Il Mulino, 2017). Sulle tracce dei nostri antenati in Italia… Di Flavia Salomone, Luca Bellucci e Giorgio Manzi “Sulle tracce dei nostri antenati in Italia…” è un breve volume illustrato di Flavia Salomone, Luca Bellucci e Giorgio Manzi che parla delle cronache del Lazio preistorico. Gli eventi cruciali dello sviluppo dell’uomo sono stati quattro: la postura eretta, il bipedismo, le mani libere e il cervello sempre più grande e complesso. Una serie di mutazioni a livello fisico e posturale hanno portato l’uomo ad evolversi, progredire e divenire ciò che oggi è. Nel breve testo, dedicato anch’esso ai bambini delle scuole primarie, gli autori descrivono una vasta scelta di siti paleontologici presenti a Roma, non tutti visitabili, analizzando i vari reperti ritrovati in loco. Il volume è interamente dedicato al Lazio, spaziando tra la geografia, il clima, la flora e la fauna risalenti ad epoche remote. Si parla di mari in cui nuotavano ammoniti ed ittiosauri, di mari bassi e caldi popolati dai coralli, di foreste pluviali divenute successivamente steppe gelide e aride nelle quali vivevano mammut e rinoceronti lanosi. In Lazio vivevano stambecchi e camosci, buoi, cervi nobili, megaloceri, piccoli asinelli, lupi, iene macchiate e il ghiottone, uno dei più aggressivi predatori. È la storia degli uomini di Neanderthal e dei loro antenati, che popolavano un territorio abitato da  mammiferi ormai estinti, dove i vulcani del territorio a nord e a sud dell’attuale città di Roma erano ancora attivi. Il volume è articolato in tre parti identificabili dai diversi colori usati: il rosso, per la prima parte dedicata all’evoluzione umana; il blu, per […]

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Peppino di Capri e i suoi Rockers: la recensione del libro

Peppino di Capri e i suoi Rockers è un libro di Gianmarco Cilento, introdotto dalla prefazione di Mimmo di Francia e pubblicato recentemente dalla casa editrice napoletana Graus Editore. L’attenzione dell’autore del libro (inserito nella collana Personaggi, diretta da Roberta Beolchi) è tutta concentrata intorno al decennio del 1954-1968, lasso di tempo d’origine e genesi del gruppo musicale campano e per questo momento profondissimo su cui riflettere. Peppino di Capri e i suoi Rockers: i nuclei tematici Il testo si articola lungo un percorso biografico-narrativo-musicale che va, come si è detto, dal 1954 al 1968, e che segue le fasi di nascita e sviluppo del gruppo di Peppino di Capri e i suoi Rockers. Cilento fa partire la sua riflessione – attentamente sviluppata e articolata lungo le pagine e i capitoli che compongono il suo testo – dagli esordi del gruppo campano, ricordandone la nascita e la genesi, gli sviluppi e le articolazioni interne, ripercorrendone le fasi di crescita umana e artistica, per poi passare al ricordo delle varie fasi dell’articolata vicenda musicale di cui Peppino di Capri e il suo gruppo sono protagonisti. Cilento ricorda, attraverso uno studio sul materiale televisivo e sul materiale discografico (che ne costituiscono le primarie fonti da cui l’autore ha tratto materia per il suo lavoro) le varie e complesse vicende – la costituzione del gruppo, gli allontanamenti, gli scioglimenti, gli arricchimenti, i riavvicinamenti – che portano dalla formazione di Peppino di Capri e i suoi Rockers alla formazione di Peppino di Capri e i suoi nuovi Rockers. Un viaggio, un tenersi per mano lungo il pentagramma delle note, quello che offre Gianmarco Cilento ai lettori che vorranno leggere le sue pagine, attente e appassionate che ci restituiscono un’identità, quella dello stesso Cilento, di un autore col piglio del conoscitore appassionato nei confronti della materia trattata. E la materia trattata in questo caso è data dalla voce e della musica di Peppino di Capri e del suo gruppo musicale, un tutt’uno, un unicum identitario, piuttosto che un doppio formato da una voce solista accompagnata (e solo accompagnata, non fusa) da un gruppo di musicisti. Ed è questo uno dei vari punti su cui Cilento ritorna a più riprese lungo lo svolgimento del suo testo. Peppino di Capri e i suoi Rockers:una biografia attraverso la musica Gianmarco Cilento apre il suo libro con una lunga introduzione che dà al lettore una larga e intensa descrizione di ciò che fu degli inizi della carriera musicale di Peppino di Capri, prima come pianista, poi come cantante, a partire dalla formazione del gruppo Capri Boys fino al gruppo Peppino di Capri e i suoi Rockers. Tante le canzoni – e i rifacimenti e i riarrangiamenti musicali – ricordate nel testo di Cilento. Come non ricordare, fra le altre, Roberta, la sentimentale Roberta: uno spazio particolare è dedicato al ricordo delle vicende musicali e biografiche intrecciate a questo testo musicale e tanti gli aneddoti che vengono ad intrecciarsi fra le vicende autobiografiche del cantante e dei suoi musicisti e […]

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C’era una volta… HOMO di Flavia Salomone

Flavia Salomone è nata a Roma, dove si è laureata in Biologia con indirizzo Antropologico presso l’Università degli Studi “La Sapienza”. Ha condotto ricerche sulla biologia delle popolazioni umane del passato su campioni scheletrici di epoca romana (I-III sec. d.C.) presso il laboratorio di antropologia del Museo “Giuseppe Sergi” dell’Università di Roma “La Sapienza” e presso il Museo Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma. 

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Resta con me, il secondo romanzo di Elizabeth Strout

“Resta con me” è un romanzo di Elizabeth Strout, scrittrice statunitense, vincitrice del premio Pulitzer per la Narrativa nel 2009, grazie al suo libro Olive Kitteridge (2008). “Resta con me”, pubblicato da Fazi Editori, è un romanzo ambientato nel Maine degli anni cinquanta con un protagonista assoluto, Tyler Caskey, una guida spirituale fuori dal comune: giovane, appassionato del suo insolito mestiere ed una famiglia modello (una moglie bellissima, attraente e due figlie intelligentissime). In questa società solcata dagli anni ’50, dal suo bigottismo, dalla sua paura verso lo sconosciuto, il reverendo vive la sua vita tra sermoni studiati in maniera perfetta e predicando la parola di Dio. Ma in tutte le storie che sembrano condurre alla felicità, la nostra scrittrice, Elizabeth Strout, racconta di come un destino nato sotto una buona stella, alle volte, possa rispondere in maniera forte e lacerata alla vita. La moglie di Tyler muore, improvvisamente, sofferente, e la storia cambia. Elizabeth Strout racconta, nelle sue lunghe pagine di una riflessione comune, di come l’uomo sia disposto a rispondere alla sofferenza. Le due giovani figlie, percosse nell’animo dalla morte della madre, piccole, si fermano mute di fronte all’accaduto. Tyler, da uomo saggio e sempre pronto, perde la sua reattività ed, immobile, cerca di trarre la sua salvezza. “Quando un uomo si scopre completamente vile, malvagio e privo di valore, cade in una disperazione così profonda che gli pare del tutto ragionevole che ogni creatura in cielo e in terra si levi contro di lui. E perciò egli non desidera, non osa desiderare alcuna consolazione o sollievo. E colui che in un dato momento entra in un simile inferno, è al di là  di ogni consolazione” Elizabeth Strout e “Resta con me”: sofferenza e religione “Resta con me” è un romanzo di specchi interiori, l’autrice, prolissa per scelta nei suoi dialoghi interni, scruta il più profondo IO dei personaggi, cercando di scavare nell’interiorità più recondita degli stessi. Quasi un romanzo di denuncia, “Resta con me” affronta la sofferenza legata in modo ineluttabile alla religione: alla ricerca di un qualcosa che forse non esiste per trovare la salvezza da un avvenimento triste, realmente accaduto. La realtà che fa a “cazzotti” con l’irraggiungibile salvifica pietas. In “Resta con me”, Elizabeth Strout racconta di una società sopraffatta dalla religione: pionieri completamente irrigiditi dalla religione protestante, una religione che però non risponde alle esigenze di un tragico evento e che forse non risponde proprio alla vita. Tyler, perdendo completamente il suo mondo, quello in cui aveva creduto e quello che aveva raccontato alla sua società, finisce allora per chiedersi che fine faccia questa religione nel momento del bisogno. Poco e niente di questo conforto religioso resta, trovandosi a combattere con una realtà che lo conduce di fronte a mere menzogne, adulteri e malattie mentali. Ma, “Resta con me”, conduce anche noi oltre i nostri confini, portandoci a chiederci cosa sia la religione e cosa la sofferenza, conducendoci nelle nostre più cupe piaghe dell’esistenza. “Resta con me” è assolutamente frutto di un penna […]

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Loro sono Caino: il nuovo romanzo di Flavio Ignelzi

Nel romanzo di Flavio Ignelzi sono presenti numerose descrizioni dettagliate di fatti, azioni e luoghi. I flashback danno un ritmo incalzante alla storia, che non si adagia su una sola linea temporale. Una questione molto importante, che per lo più si rifà alle rientranze meridionali, è quella della superstizione e dei pregiudizi. La protagonista a causa della cattiva reputazione conquistata da sua nonna sarà vittima degli stessi pregiudizi, anche trascorsi vent’anni, e dopo la morte di sua nonna. Infatti l’appellativo di –ianara– molto comune nel Meridione sarà affibbiato anche alla protagonista rientrata dopo anni nel suo paese. Ad avvalorare questa tesi è il modo in cui le persone vivono con le etichette cucite addosso per il resto della loro vita. Chiari esempi sono i soprannomi delle persone che si spogliano della loro identità personale per abbracciare le etichette nominali o sociali date dalla società. Si avvicendano soprannomi come Peppe lenzòla, Treccialonga o Artenio sette bellezze. Intorno alla giovane protagonista ruoteranno vicende inspiegabili, sparizioni e domande irrisolte. Il tutto sarà agli occhi della gente ricondotto al suo soprannome: la ianara, che nel folklore meridionale altro non è che una donna insospettabile di giorno ed una strega vendicativa di notte.

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I duellanti di Algeri: il nuovo libro di Francesco Randazzo

“I duellanti di Algeri”, le meravigliose avventure di Miguel Cervantes e Antonio Veneziano” di Francesco Randazzo | Recensione “I duellanti di Algeri, le meravigliose avventure di Miguel Cervantes e Antonio Veneziano” è il nuovo libro di Francesco Randazzo, scrittore e regista, uscito di recente per Graphofeel. Le appassionanti vicende del padre della letteratura spagnola e del cosiddetto “Petrarca siciliano”, Cervantes e Antonio Veneziano, compagni di prigionia ad Algeri, prendono forma nel libro di Randazzo. I due scrittori impugnano le rispettive penne immaginarie e sembrano quasi salire sul palcoscenico, allestito appositamente dall’autore e sfidarsi a colpi di… parole. La lotta poetica è alla pari e niente affatto volta alla necessità di prevalere l’uno sull’altro, bensì a stuzzicare ciò che ognuno dei due ha di più caro, l’eloquio, al fine di tenere attiva la mente in una situazione di totale disagio. Proprio nelle condizioni meno adatte e più svantaggiate, infatti, i due scrittori, attraverso le reciproche battute, mettono in scena un dibattito letterario e filosofico degno dei migliori caffè letterari. Anche quando la fame, e i più elementari bisogni corporali, sembrano prendere il sopravvento, le parole non smettono di correre in aiuto ai protagonisti, che attraverso ciò che li sublima, ovvero la loro arte, riescono a rimanere lucidi e a non dimenticare la propria umanità. Cervantes e Veneziano a confronto in I duellanti di Algeri di Francesco Randazzo “Erano, questi due hidalgos fierissimi, accomunati dalle menti affilatissime, dal fiorire dei pensieri e invenzioni verbali vividissime, distinti però nel fisico e nel carattere come il giorno e la notte.” Cervantes ci appare talvolta malinconico; professa però una sfiducia nel mondo poco credibile, perché è evidente che non gli appartiene. Non è ancora lo scrittore del “Don Chisciotte” ma è già un grande scrittore e i suoi discorsi ne sono la testimonianza. Antonio Veneziano è un poeta convinto della propria arte, fiducioso, che neanche nella peggiore delle situazioni perde la speranza, a volte però appare eccessivamente positivo, quasi ingenuo, almeno di fronte alla concretezza del suo compagno-avversario. Nonostante la differenza di lingua, tra i due si instaura una sorta di dialogo allestito in un salotto intellettuale immaginario, nel quale i due riescono a comprendersi grazie a quel linguaggio universale che padroneggiano entrambi; quello letterario e poetico. In questo clima quasi irreale, ad un certo punto interviene un personaggio niente affatto poetico, Barrigon, inviato dal vicerè Hassan, che ha imprigionato gli scrittori, al fine di scoprire i loro propositi di fuga. Con la sua pancia sproporzionata, nonché con la sua mente niente affatto sopraffina, Barrigon è un antenato del più conosciuto e amato Sancho Panza. Egli riporta i protagonisti alla contingenza, al reale, senza però allontanarli del tutto dal mondo letterario nel quale cerca di entrare con la sua ingenua semplicità. Il suo ruolo finirà per ribaltarsi e da spia diverrà complice nella fuga dei protagonisti. Un dialogo lungo secoli La narrazione delle vicende dei due scrittori si interrompe e un salto temporale ci riporta alla realtà attuale, dove un ricercatore, Antonio Dogradi, ci narra […]

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Haxa Vol.2 – Ombre d’acqua, la storia di Pellizon continua

La Bao Publishing non arresta l’invasione di successi sul mercato italiano, lanciando il secondo volume di Haxa, la tetralogia ideata e disegnata da Nicolò Pellizon. Haxa Vol.2, e il cliffhanger d’eccezione Il Cinematic Universe riguardante il mondo dei fumetti a 360 gradi ha cambiato il mondo del cinema, sicuramente, ma anche tante altre cose. Sicuramente la nostra percezione dei supereroi, la nostra idea di plausibile e possibile. Non pensiamo che un uomo possa volare, questo no, ma ci rendiamo conto, adesso, che l’eroe in costume non è senza macchia, non è sempre sicuro di sé e inattaccabile dal punto di vista della sicurezza e della psicologia. Sono uomini, uomini come noi, con solo una straordinaria abilità in più. Ombre d’acqua, seconda parte della tetralogia di Nicolò Pellizzon, è un’analisi a stretto giro sui personaggi in un contesto in cui il personaggio smette di essere protagonista dell’azione, ma si limita a subirla, a viverla. Ogni tavola sembra sul punto di esplodere nelle sue tonalità pronunciate, come se la realtà che Pellizon vuole raccontarci fosse saturizzata fino al suo limite massimo. Fino a far male agli occhi. Chi li segue dal primo volume, sa chi sono questi ragazzi, cosa hanno vissuto e da quale percorso vengono. Li abbiamo visti indeboliti dalla paura, dal terrore di fallire, abbiamo ascoltato i loro sogni e, adesso, li seguiamo mentre compiono lo step successivo, mentre abbandonano definitivamente il guscio protettivo dell’ignoranza per immergersi a pieno petto nella violenza della consapevolezza. Come già riscontrato nel primo volume, sono forti e intraprendenti i personaggi femminili di Pellizon. Sono il focus assoluto dell’opera, non fanno da cornice, né da icona stereotipata pronta all’uso, sono esse stesse la chiave di lettura di Haxa. Senza cadere negli spoiler, concludiamo questa recensione avvisando il lettore che il cammino composto nel primo volume e il finale “devastante” con il quale ci eravamo lasciati, riprende appieno nel secondo, portando lo spettatore ad una ulteriore esplorazione dell’interiorità, sì, ma anche in un meraviglioso viaggio nell’esteriorità, nella cruenta lotta per la sopravvivenza, nello scontro perpetuo e nelle sfide quotidiane che caratterizzano le vita adulta, nelle quali ci si ritrova che lo si voglia o meno.  

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La Musa degli Incubi: si conclude la dilogia di Laini Taylor

Laini Taylor con La Musa degli Incubi conclude la dilogia fantasy iniziata con Il sognatore, uscito lo scorso anno ed edito sempre dalla Fazi Editore Il 14 febbraio 2019 è uscito l’ultimo romanzo di Laini Taylor La Musa degli Incubi che segue Il sognatore, primo libro della dilogia, entrambi editi dalla Fazi Editore. Tornano i protagonisti del primo libro, il sognatore Lazlo e  Sarai e la loro storia d’amore che dovrà affrontare molte e importanti prove. Scorre parallela anche la storia di due sorelle, Kora e Nora che cercheranno di riscattarsi da un destino già segnato – il loro compito, come quello delle altre donne era di scuoiare gli uul ed essere al servizio degli uomini –  cercando di farsi scegliere dal popolo blu, i Mesarthim, gli déi della città di Pianto. «E i Mesarthim significavano… Fuga. Fuga dal ghiaccio e dagli uul e dal lavoro duro. Dalla tirannia di Skoye e dall’apatia di loro padre e, di recente-all’improvviso-, dagli uomini» La Musa degli Incubi di Laini Taylor – la trama Siamo ancora nella città di Pianto. Lazlo, protagonista già del primo libro, nonché l’unico essere umano a entrare nella città di Pianto, è l’unico che può contrastare Minya che vuole vendicarsi contro gli esseri umani che uccisero la sua stirpe. Sarai è diventata un fantasma e viene controllata da Minya come tutto il resto.  Lazlo, il nostro sognatore,  si rende conto che dovrà fare una scelta importante che forse gli costerà il sacrificio della sua amata Sarai. L’amore tra i due sarà una pietra miliare della storia. «Tanto tempo fa, c’era un silenzio che sognava di diventare una canzone, poi ho trovato te e adesso ogni cosa è musica» Nuovi misteri si affacciano in questo ultimo episodio, l’amore e l’odio si affronteranno nuovamente portando alla luce nuovi ed inquietanti scenari. Un finale accattivante ed inaspettato concluderà la dilogia, lasciando i lettori a bocca aperta. Laini Taylor, autrice della più famosa trilogia La Chimera di Praga (2016, Lain), non delude le aspettative dei suoi lettori. La Musa degli Incubi, che rientra in un genere che oscilla dal fantasy alla fantascienza, è un libro ben scritto, che si fa leggere con facilità e che, malgrado abbia una trama complessa, ricca di avvenimenti e di personaggi, non appare mai farraginoso ma sempre fluido ed accattivante. «Tanto tempo fa, una donna finalmente si arrese, e il mare la stava aspettando. Era il mare sbagliato-rosso come il sangue e altrettanto caldo – ma cadervi fu come liberarsi, come smettere di tentare e, mentre precipitava, la donna respirò a pieni polmoni per la prima volta in duecento anni»                      

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Desy Icardi ci racconta il piacere di leggere in L’annusatrice di libri (Recensione)

Se un libro si potesse leggere con il naso invece che con gli occhi? È ciò che riesce a fare la piccola protagonista di L’annusatrice di libri di Desy Icardi, formatrice aziendale, copywriter e cabarettista torinese, da oggi in libreria per la Fazi editore. Adelina è una bambina un po’ impacciata e timida, alle prese con quella che scoprirà essere ben altro della solita vita da quattordicenne degli anni Cinquanta a Torino: accanto alle preoccupazioni di una piccola donna, come la scuola e la paura delle interrogazioni del più cattivo professore, il reverendo Kelley, e l’inadeguatezza continua con le compagne di classe di famiglie economicamente più facoltose, Adelina è costretta con passività a vivere con l’avara zia Amalia. Infatti, dalla placida vita in campagna, è obbligata dal padre ad andare a vivere in città dalla zia, la quale, per la paura di perdere tutti i suoi averi nel ricordo delle sue povere origini, vive un’esistenza di stenti forzati. Stenti a cui deve sottostare anche la piccola protagonista: un panino con frittata e spinaci o una minestra riscaldata è tutto ciò che ad Adelina spetta a pranzo o per un lauto spuntino. Inoltre, si aggiunge un particolare non proprio di poco conto a creare guazzabuglio nella sua vita: un giorno, a casa della sua compagna Luisella, si accorgerà di saper leggere ed imparare a memoria un testo semplicemente “annusandolo”; così, i capitoli fino ad allora ostici de “I Promessi Sposi” che dovrà imparare per non prendere un voto rovinoso, diventeranno una piacevole scoperta: “Cosa le stava succedendo? Per la prima volta dopo mesi aveva letto, su quello non c’erano dubbi, ma le parole che le erano sgusciate dalle labbra non erano penetrate nella sua mente passando per gli occhi”. Il piacere della lettura in L’annusatrice di libri Da quel momento, il desiderio di Adelina di leggere con l’olfatto diventerà sempre più forte, un’esigenza che è chiaramente un omaggio dell’autrice al piacere della lettura. Se le storie che leggiamo potessimo immaginarcele anche attraverso gli odori? Se le sensazioni che ci suscita leggere un romanzo potessero essere perfettamente spiegate da un profumo?: “Ora i volumi tutt’intorno spandevano prepotentemente le loro fragranze, tra le quali prevaleva il profumo d’incenso e l’odore umido e maestoso delle cattedrali. Adelina iniziò a prendere in mano testi a caso: alcuni odoravano di rose, martirio ed estasi; altri di pane e carità; altri ancora avevano il sentore asprigno della pedanteria e l’appiccicoso aroma della retorica fine a se stessa”. Così, l’odore di gelsomino si accompagna a quello di legno di sandalo, le erbe e i fiori esotici che sanno di sogni, amore ma anche solitudine. E il romanzo è un continuo rimando ai grandi classici, come il “Decameron”, “La Gerusalemme Liberata”, “Don Chisciotte”, “Le mille e una notte”, “Bel Ami”, “Jane Eyre”. Particolare il momento descritto in cui Adelina fa visita all’avvocato Ferro, suo vicino di casa e lettore appassionato, per chiedere dei libri in prestito: “Un insostenibile puzzo aggredì le narici della ragazza: un’esalazione intensa, pungente e gonfia di […]

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Marco Di Caprio e il suo Horror vacui (Recensione)

Marco Di Caprio, classe ’89, di Aversa, è l’autore del libro dal titolo Horror vacui, locuzione latina che letteralmente significa “paura del vuoto”, pubblicato da L’Erudita nel 2017. Di Caprio si laurea in Filologia all’Università “Roma Tre” e si occupa di narrativa, saggistica e critica musicale. Ha già pubblicato un romanzo, Il mistero dell’Isola di Pasqua (2008), e un saggio, Cromatismi nella lirica trobadorica (2013). Horror vacui, il libro psichedelico di Marco Di Caprio Horror vacui di Marco Di Caprio è il continuo gioco sinestetico, fatto di armonie visuali e di un indistinto fluire sonoro, della mente confusa, paranoica e nevrotica di un uomo, sospeso sempre fra il ruolo di vittima e quello di carnefice. Uno spirito baroccheggiante attraversa ogni pagina, che esala paura di morte, consapevolezza dell’inutilità della vita e disadattamento. Sono barocco nella mia scrittura e nella mia anima, ma che cos’è l’anima non lo so. Qual è la mia psyche? La mia tyche? Quali assiomi e quali teorie? Urla nevrotiche avvolgono la materia informe nel caos primordiale, e un’energia incolore frena la scomposizione della luce iridescente del prisma.  Si tratta di un libro psichedelico, che va letto con le cuffie nelle orecchie. Repentine accelerazioni, riff spaventosi, ritornelli ossessivi, tastiere cupe e assoli costituiscono l’atmosfera oscura e malata di questa surreale sinfonia, la sinfonia di un matto, “nata da frammenti e rottami vari”, che si capisce pagina dopo pagina essere rinchiuso in un ospedale psichiatrico. L’uomo trova sollievo al suo malessere solo attraverso un rapporto totalizzante e una passione viscerale per il sesso e per la musica. Nel libro è palpabile il terrore del vuoto, che il protagonista è portato a riempire in modo compulsivo con i suoi pensieri e le sue meditazioni, pasticca di antidepressivo dopo pasticca, con la speranza che la morte lo separi dal suo corpo, presenza che gli risulta troppo molesta. L’atmosfera è sempre tesa. Il linguaggio di Horror vacui parla per immagini, che appaiono disordinate e senza senso, perché frutto di vacui ragionamenti. La sua scrittura richiede attenzione, per la ricchezza di sfumature, e tende a imprigionare il lettore nella malia del nostro eroe maledetto. Quest’ultimo non riesce a coltivare relazioni umane sane, al contrario, esse sono complicate, disperate, a partire da quelle con la sua famiglia. Egli, infatti, vede morire il padre, e la sua morte viene smaniosamente considerata e riconsiderata in tutto il libro, con grosse difficoltà di accettazione. L’assenza del padre strappa al protagonista i  suoi sogni, le sue speranze e ogni illusione che lo teneva in vita, prima di allora. Una volta che il padre spira, la sua mente non conosce più riposo e perde completamente l’ardore dei suoi interessi e la fiducia nel prossimo, intraprendendo  così una nuova vita in cui il tempo gli scorre davanti in un montaggio d’immagini informi e le parole sono vane, arcaiche e non parlano più a nessuno. Si delinea, poi, il profilo di una madre che l’autore demonizza: una donna che schiavizza il proprio uomo, una macchina di riproduzione del dolore che ha […]

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