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Eroica Fenice

La categoria Libri contiene 1195 articoli

Libri

La sposa del mare: l’ultimo romanzo di Amity Gaige

Amity Gaige è una delle maggiori scrittrici americane viventi. Nota per i suoi libri O My Darling, The Folded Word e Il sogno di Schroder, ha riscosso grande successo tra il pubblico e la critica di molti paesi. La sposa del mare, pubblicato da NN Editore il 25 Marzo 2021 e tradotto da Laura Noulian, è il suo ultimo romanzo. La sposa del mare, trama del romanzo Il romanzo si apre all’interno di un armadio a muro dove Juliet, la protagonista, siede tranquillamente sulla moquette, mentre legge il diario di bordo del marito, per nascondersi alla realtà tragica e inevitabile che l’attende. A prima vista Juliet e la sua famiglia sembrano alquanto convenzionali, come tutte le altre famiglie. Lei si dedica alla stesura della tesi sulla poesia di Anne Sexton  per il suo dottorato, Michael, suo marito, dopo una laurea in economia lavora in un’azienda, la Omni, e crescono insieme nel Connecticut i loro due figli: Sybil, una vivace e intelligente bimba di sette anni e George, un bimbo di quasi tre anni soprannominato “Pasticcio”. Ma in realtà, dietro questa normalità ostentata, si celano dolori, incomprensioni e dubbi che rischiano di lacerare per sempre la stabilità della famiglia. Juliet lotta come può per vincere la depressione in cui è ricaduta dopo la nascita dei suoi figli; fatica ad affrontare e risolvere i fantasmi della sua adolescenza, si sente abbandonata da Michael, che nonostante si sforzi di prestarle aiuto, non sempre riesce ad esserle di conforto, per via delle loro incomprensioni irrisolte, che continuano a crescere. Michael, invece, oltre a convivere con il dolore per la morte del padre, avvenuta quando lui era ancora un ragazzo, si sente sempre più insoddisfatto della vita che conduce, una vita in cui ha cercato di soddisfare sempre le aspettative che gli altri e la sua famiglia avevano su di lui, senza seguire ciò che voleva veramente. Giunto ormai al limite dell’insofferenza, Michael propone a Juliet di lasciare la loro vita convenzionale per trascorrere un anno in barca a vela, nella speranza che questa esperienza così estrema e diversa da ciò a cui sono abituati, possa salvare il loro matrimonio, restituire l’equilibrio e la stabilità di cui Juliet ha bisogno e dare un’altra vita ai bambini. Nonostante i dubbi che l’attanagliano, Juliet acconsente alla proposta del marito. Comincia così il loro viaggio che li porterà lungo la costa dell’America centro-meridionale, in posti esotici come Panama, Cartagena e Caracas. All’inizio sembra che il viaggio funzioni: a bordo dello yacht i vecchi problemi vengono spazzati via, la famiglia si trasforma in un perfetto equipaggio e la barca e il mare diventano la casa da sempre desiderata. Ma il destino è in agguato, pronto a far risalire tutti i nodi al pettine, e lì in mezzo al mare è ormai impossibile nascondersi. La struttura del romanzo si articola mediante un lungo e incalzante dialogo a due voci: Juliet ripercorre la memoria degli eventi, e Michael con il suo diario di bordo racconta tutto ciò che è accaduto durante […]

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Vite in attesa, l’esordio letterario di Julia Sabina

Garzanti pubblica in Italia l’esordio letterario di Julia Sabina, Vite in attesa: un romanzo che parla alle menti e ai cuori dei millenials. Maribel, una studentessa di ventiquattro anni, ha accettato un dottorato di ricerca a Lille. Madrid le ha offerto soltanto delusioni, come la fine di una storia d’amore, perciò si reca carica di aspettative nella città francese. Ma ad attenderla ci sono un sacco di problemi: le difficoltà nell’imparare una lingua nuova, i grovigli burocratici che le impediscono di trovare una casa, i soldi per la borsa di studio che la costringono a lavorare come cameriera. L’entusiasmo iniziale si esaurisce in poco tempo e Maribel inizia a sentirsi inadatta in un mondo in cui i suoi coetanei raggiungono i propri obiettivi senza difficoltà e lei, invece, rimane inglobata in una dimensione in cui non crede più in nulla, al punto da procrastinare i lavori per la sua tesi di dottorato. Vite in attesa. Paure e speranze dei millenials L’esordio di Julia Sabina, classe 1982, dottorato di ricerca in scienze della comunicazione e studi cinematografici presso la Sorbona di Parigi e docente di comunicazione all’università di Alcalá de Henares, dopo essere divenuto un caso letterario in Europa giunge anche in Italia per merito della Garzanti nella traduzione di Claudia Marseguerra e Vera Sarzano. Vite in attesa è un titolo che già dice tutto. Narrato in prima persona si tratta di un romanzo che parla alla generazione millenial, una generazione marchiata dalla paura verso un futuro che, soprattutto in questi tempi di chiusura sociale e culturale, è divenuto ancora più incerto. Ci si identifica facilmente in Maribel e nella sua voglia di divenire indipendente dalla famiglia, andando alla scoperta di una terra e di una cultura diverse. Ma ci si identifica anche con le sue paure e il suo rimuginare sulle scelte che compie, in relazione con un mondo veloce che raramente si dimostra comprensivo nei confronti di noi giovani, sempre in cerca di una sua approvazione. Un simbolo di questo comportamento è il personaggio di Paula, coinquilina di Maribel che dedica ogni goccia di energia nel tentativo di accedere al dottorato con totale devozione al proprio lavoro, rinunciando così alla leggerezza della vita.  Diverso è invece un altro personaggio e amico della protagonista: Alessio, un ragazzo italiano che riesce in poco tempo a crearsi una cerchia di amici e che ospita le due ragazze a casa sua. Il romanzo di Julia Sabina è un ritratto fedele di tutti noi giovani che non riusciamo a trovare il nostro posto nel mondo e vaghiamo, come spettri di un castello abbandonato, tra le macerie di un futuro in rovina. Il messaggio che però la scrittrice spagnola vuole regalarci non è quello di starcene seduti a veder crollare tutto ciò che sta attorno a noi, ma di stringere più forte che possiamo i nostri sogni e di non lasciarli volare via perché, presto o tardi, si trasformeranno in realtà.     Immagine in evidenza: Garzanti editore

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The Good Lord Bird: il nuovo romanzo di James McBride

The Good Lord Bird è un romanzo di James McBride, edito da Fazi Editore. L’autore, attraverso la storia di John Brown, storico guerrigliero antischiavista, scrive una storia affascinante e al contempo particolarmente coinvolgente, ricordando quanto determinati temi possano essere ancora attuali. Trama e identità storica del romanzo Nel 1859 gli Stati Uniti d’America non sono ancora una repubblica, ma un insieme di Stati nettamente diversi tra loro. Il Nord, progressista e liberale contrappone il suo stile di vita a quello del Sud, conservatore e ancora in larga scala schiavista. La situazione, piuttosto precaria, non sembra esser destinata a durare a lungo, giacché sono sempre più nitide le voci di coloro che si oppongono alla schiavitù. In questa prospettiva definibile multietnica e culturalmente differente, si espongono sia persone di colore, sia bianchi, che sottolineano l’immoralità della schiavitù. Proprio in questo contesto si fa strada la figura di John Brown, uno statunitense di origine irlandese che, rifacendosi ai propri ideali di libertà e alle sacre scritture, inizia un lungo percorso volto a liberare le persone di colore dalla loro condizione di schiavitù. John Brown, un giorno non molto diverso dagli altri, arriva in un piccolo paese del Kansas schiavista, nella bottega dell’Olandese gestito da Pa, un anziano uomo di colore, barbiere di professione e predicatore del vangelo. La narrazione del romanzo intitolato The Good Lord Bird è particolarmente coinvolgente e mette in luce l’atteggiamento piuttosto “grottesco” di Jhon Brown, vero e proprio protagonista. Tenace e competitivo, guida una vera e propria battaglia per rendere giustizia a tutti, creando una società egualitaria. The Good Lord Bird: un libro che invita a riflettere L’uomo crede fortemente in ciò che fa, ogni azione, parola o gesto è pensato, anche attraverso degli episodi ironici, nati da equivoci che danno dinamicità al romanzo. Elementi storici e probabilmente inventati (in realtà non si comprende se l’autore scelga volutamente di non chiarire questo aspetto o se realmente essi siano frutto dell’immaginazione) si mescolano in una narrazione che coinvolge il lettore senza mai stancare. Il ritmo incalzante della scrittura, il susseguirsi di eventi, imprese, trepidazioni, episodi, permette di riflettere sia sulla storia dell’America, sia su un tema importantissimo: la schiavitù della popolazione nordafricana. James McBride utilizza un linguaggio semplice, che consente di non perdere il filo del discorso, in particolare modo quando si trattano temi delicati e importanti. Ovviamente la nota ironica che caratterizza buona parte del romanzo rappresenta una componente di notevole spessore, soprattutto perché crea i presupposti per una avventura “comica”, all’interno della quale si giustappongono personaggi principali e secondari, livelli di analisi e conversazione, degni di nota. Temi, ma anche caratteristiche e caratterizzazioni interne al romanzo, ambientazioni, sono pensati probabilmente per non rischiare che il lettore si annoi. The Good Lord Bird è un romanzo diverso dal solito; sicuramente mescolare l’identità storica dell’America, ad episodi piuttosto bizzarri, non è semplice, e magari proprio in questo si consolida la forte risonanza che il romanzo ha avuto. Immagine in evidenza: Fazi editore

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Omaggio alla penna di Valeria Parrella

Viaggio tra le pagine della scrittrice Valeria Parrella Divido l’appartamento con una Forza che mi proibisce di essere puntuale. La sua abilità sta nell’assumere sempre nuovi aspetti: ultima telefonata, articolo di giornale sfuggito, calzini abbinati male, malessere, ripensamento.  Inizia così, in un lontano 2003, sotto gli archi di Porta di Massa, il mio amore per Valeria Parrella. Una copertina coloratissima con quattro volti stilizzati di donne e un titolo alquanto singolare, Mosca più balena, edito da Minium Fax. Scrittrice giovane, nata a Torre del Greco, laureata in Glottologia e un incipit sulla mancata puntualità: tanti segni, troppi per me, allora studentessa di Lettere Classiche, napoletana più che italiana e ritardataria cronica.  Sei racconti di donne, su donne, una penna veloce, pungente, originale e un esordio che promette così bene da essere consacrato con il Premio Cappiello – Opera Prima.  Non tarda il secondo libro a confermare la potenza narrativa che Valeria Parrella riesce a racchiudere nella durata breve di un racconto. Per grazia ricevuta, pubblicato nel 2005: quell’appuntamento per cui aspetti prima ancora di averlo in agenda. Storie di uomini, ma soprattutto di donne, che armate di ironia e coraggio inseguono i loro desideri, rincorrono quella vita che proprio fatica a essere come loro vorrebbero. Mai avrei voluto questo per me. Io voglio scenate, porte sbattute. E fughe senza ritorno. Voglio atti unici con finali a effetto, verità urlate in faccia. Sesso per l’ultima volta a farsi male. Voglio disperarmi perché l’amore non era finito. Ce n’era ancora da grattare sul fondo. Voglio mille volte essere lasciata, abbandonata, il mio posto di un’altra. Invece una mattina l’ho visto nel letto addormentato e ho saputo che non lo amavo più.  Dai racconti al romanzo, dalla Minium Fax all’Einaudi: siamo nel 2008 e sugli scaffali delle librerie campeggia Lo spazio bianco. Ancora una donna, ancora una scrittura che sa graffiare l’anima, medicandola con la delicatezza della speranza. Una storia di attese, di tempi dilatati, che Francesca Comencini porta sul grande schermo dando a Maria corpo e voce di Margherita Buy.  Io non sono buona ad aspettare. Non sento curiosità nel dubbio, né fascino nella speranza. Aspettare senza sapere è stata la più grande incapacità della mia vita.  Prolifica e mai banale, Valeria Parrella non ha mai smesso di raccontare storie, perché quando lo sai fare bene, perché dovresti smettere? Con pennellate vivaci dipinge la vita, coi suoi guizzi di colore, ma anche perdendosi nelle sue zone d’ombra. Senza troppi filtri, dipana le difficoltà del vivere, scavando a fondo, eppure facendolo con leggerezza. Da ogni parola, pensiero, emerge prepotente il suo essere donna, una donna forte che demolisce convenzioni, una donna libera che racconta il sesso senza censure e dopo una serie di pubblicazioni (Ma quale amore, Tempo di imparare, Enciclopedia della donna, Troppa importanza all’amore, Almarina) che scivolano da un sentimento all’altro, arriva l’ultimo e imperdibile romanzo: Quel tipo di donna (2020). Quattro amiche, quattro donne e un viaggio on the road attraverso la Turchia, lontano da Napoli, lontano da un dolore […]

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Shady e Mohamed Hamadi raccontano la Siria | Recensione

Mohamed e Shady Hamadi per Add Editori: recensione “La nostra Siria grande come il mondo”. Dopo le pubblicazioni de La felicità araba (2013) e Esilio dalla Siria (2016), esce l’ultimo tassello del ciclo di narrazione della Siria “La nostra Siria grande come il mondo” dello scrittore Shady Hamadi in collaborazione con il padre Mohamed Hamadi per Add Editore. Questo saggio scritto a quattro mani mostra istantaneamente e in modo distinto le voci dei due autori che si incontrano nella narrazione della Siria, intersecando immagini sia visive che interiori di questa terra, in una sorta di confessione e racconto intimo. Il libro è suddiviso in 10 capitoli: 5 scritti da Mohamed e 5 da Shady. È interessante notare come, capitolo dopo capitolo, la voce dei due autori converge sempre più, quasi a dipingere quella vicinanza avvenuta solo successivamente nel loro rapporto padre e figlio. “Sono nato nel 1943 a Talkalakh, primo di nove tra figlie e figli.” Così si presenta Mohamed, andando a ritroso nei suoi ricordi e raccontandoci la sua città natale, il percorso di crescita, il rapporto con la famiglia, la scuola e, crescendo, il governo. Ma non solo, perché le sue parole esprimono anche la sensazioni, le emozioni, la mutazione di desideri e sogni per il proprio futuro, intersecato in un qualche modo con quello della Siria, lo specchio in cui immancabilmente si riflettono i pensieri di Mohamed. Pensare alla Siria a tratti sembra faticoso, perché un addio con la propria terra natale non è del tutto possibile, ma la violenza e la macchina avvelenata e corrotta di un governo ingiusto possono allontanare. Tuttavia, anche quando il racconto si fa più tetro, la voce di Mohamed echeggia con la forza di chi ha riflettuto nel tempo, riuscendo a raggiungere un proprio equilibrio. “Allora la lingua araba aveva un posto nelle mie orecchie e nel mio cuore, ma non era ancora arrivata alla mia mente né alla mia lingua. Amavo ascoltarla, mi dava tranquillità e una sensazione di familiarità, ma non comprendevo neanche una parola. Era come essere in una casa che sai di conoscere, ma avvolta in un buio impenetrabile dove è impossibile muoversi.” I capitoli scritti da Shady Hamadi mostrano spesso la sua ricerca nel tempo di “casa”, intesa come legame familiare, ricerca della propria identità, ricerca di una fede, di giustizia, di una patria. Shady evidenzia, descrivendo vari stadi della sua vita, come la sete di conoscenza e ricerca aumenti fino a diventare insostenibile, fino a quando la nebbia incomincia a dipanarsi grazie anche ad un avvicinamento intimo al padre. È parlando, confrontandosi e discutendo che Shady incomincia a capire e a improntare il suo avvenire anche grazie alla consapevolezza raggiunta, agli obiettivi che da mere idee prendono forma: raccontare la Siria. Parlare così onestamente ad un pubblico di lettori non deve essere stato semplice, ma Mohamed e Shady hanno raggiunto un equilibrio importante nella narrazione che non passa inosservato. Il racconto della Siria si incrocia con il racconto della famiglia Hamadi, con il riuscire a […]

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I passi di mia madre, il romanzo di Elena Mearini

I passi di mia madre è il nuovo libro di Elena Mearini, edito da Morellini editore. Il racconto di una donna piena di vuoti, di dipendenze che non sopperiscono alla mancanza fondamentale, quella legata al primo contatto umano, prima traccia del cammino di chiunque, quella materna. Una madre la cui assenza diviene l’ossessione della vita di Agata, la protagonista di questo romanzo intenso e intrigante. Elena Mearini vive a Milano ed è autrice e docente di scrittura creativa e poesia. Ha pubblicato una raccolta di poesia per Liberaria editore, Strategie dell’addio, e due per Marco Saya Editore. Nella narrativa ha esordito con 360 gradi di rabbia per Excelsior 1881, e poi ha pubblicato A testa in giù, Morellini Editore, Bianca da morire, per Cairo Editore, selezionato al Premio Campiello, ed È stato breve il nostro lungo viaggio, Cairo Editore, selezionato per lo Strega nel 2018 e finalista al Premio Scerbanenco. Nel 2019 ha pubblicato per Perrone Editore, Felice all’infinito. Nel 2020 ha curato l’antologia Tra Uomini e Dei per Morellini, ed è presente in diverse antologie di narrativa, tra cui Lettere alla madre (2018) e Lettere al padre (2019), sempre per Morellini, a cura di Anna di Cagno. I passi di mia madre, la trama del libro di Elena Mearini Agata fa l’editor e vive a Milano, nel quartiere di Chinatown, dove le insegne dei negozi sono segni indecifrabili anche per lei che per mestiere deve necessariamente entrare negli intrighi degli altri e scioglierne i nodi più indistricabili, per far scorrere placide le storie. La sua vita è però segnata da grovigli, i cui fili riportano tutti a quel primo abbandono, quello di una madre poco mamma e molto donna, la cui ombra rimane impigliata nelle trame della vita della figlia, che cerca in tutti i modi di riempire quel vuoto con sostanze o persone che riescono solo a rattopparlo; la profondità e la sua vertigine sono onnipresenti e vivide. Il rapporto col cibo e la relazione con Samuele sono due delle toppe di cui Agata si serve, insieme all’immancabile compagno di viaggio: il flacone di Xanax. A tratti solo suo padre sembra essere un affetto stabile e non vacillare sulla sua voragine, a patto che non stiano troppo vicini troppo a lungo. Nulla è abbastanza né sufficiente, e ormai Agata ne è consapevole; l’unico modo per andare avanti è ripercorrere le tracce di colei che quel vuoto lo ha provocato, sua madre.  Così la voce della protagonista si sdoppia e il rimedio alla vertigine diventa il dialogo; Agata presta le sue dita a una voce che sembra provenirle da dentro e inizia a tracciare il percorso di sua madre a partire dalla sua scomparsa, immaginando per lei una via verso la redenzione, al fine di espiare le sue colpe, scrivendone a partire dalle rade testimonianze di avvistamenti di lei nei pressi di un convento. Dando voce a sua madre, ripercorrendone i passi, le azioni, i sentimenti, è come se la protagonista riuscisse a colmare la distanza e insieme a calmare le sue ansie. La fine è sempre schivata da Agata, che però in questo caso risponde a un’esigenza interna […]

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Potenza e bellezza: il fascino della Storia che racconta

Potenza e bellezza. Cronache da Roma e da Parigi (1796-1819) è pubblicato nella prima parte del 2021 dalla casa editrice Fazi all’interno della collana “Le strade”. Firma tale opera Elido Fazi, economista, editore e scrittore, che, attraverso Potenza e Bellezza, riporta in auge un periodo storico fondamentale per le sorti successive dell’Italia, degli italiani e dell’Europa stessa. Potenza e Bellezza non sono soltanto due pesi che equilibriamo l’ago della bilancia del titolo, piuttosto sono espressione di due narrative differenti che coinvolgono due storie: da un lato la follia del potere assoluto napoleonico, dall’altro lato le Marche leopardiane, costruite con un ritratto pregno di essenza e particolari. Potenza e Bellezza non sono l’unico dato percepibile della copertina; il sottotitolo “Cronache da Roma e da Parigi” infatti è il chiaro rinvio a due mondi geograficamente distanti, nonché emotivamente lontani. Il primo indizio sulla materia della narrativa è la parola cronache, che da subito porta il lettore in una dimensione a metà tra la realtà e la finzione; il secondo indizio punta alla geografia dei luoghi, per identificare al meglio le rispettive vicende: protagoniste di Potenza e Bellezza sono infatti Roma e Parigi, entrambe tratteggiate in un intervallo temporale che va dal 1796 al 1819. Napoleone Bonaparte, nel suo intento di espandersi e dominare, incarna la smania di arrivare sempre più lontano, con il tentativo di trattenere tutto il potere nelle proprie mani. L’esistenza di Napoleone Bonaparte è dunque all’interno del libro identificativa del concetto di Potenza, intesa come brama di controllo, necessità di arricchirsi a spese dell’altrui destino e desiderio. A fare da contrappeso a tale assolutismo, la salvifica Bellezza, calata nel mondo delle arti, delle lettere e della cultura, rappresentata dalla biblioteca privata del conte Monaldo, contenente diecimila volumi e  parole, fonte di vita per il figlio e poeta Giacomo Leopardi. Potenza e Bellezza, sono entrambe parole e richiami, protagoniste degli ultimi anni del Secolo dei Lumi, ma rintracciabili come punti chiave di ogni vita umana: per tale motivazione il libro di Fazi è un segno universale, in cui riconoscere il futuro leggendo nelle pagine di un passato mastodontico che ha influenzato il presente. Alla fine del Settecento, in un terreno di scontri, il conte Monaldo, di soli vent’anni, è a conoscenza di un giovane generale francese di sei anni più grande di lui, Bonaparte, che da subito si inserisce nella scena dei vincenti per aver facilmente sconfitto l’esercito piemontese e quello austriaco entrando dalla Liguria. Si intersecano così due storie e due uomini, con carismi differenti, appartenenti a famiglie, tradizioni esterni. Potenza e Bellezza rende ciò che è apparentemente lontano, vicino, suggellando attraverso una scrittura composita e sistematica, eventi, azioni, caratteri, arrivando a tratteggiare con estrema cura e dedizione una porzione di Storia che ha influito sul modus vivendi et operandi. Potenza e Bellezza non sono in una dicitura dicotomica, non sono soltanto scambi di punti di vista e fuga, piuttosto manifestano, nel loro muoversi in direzione ostinata e contraria l’una dall’altra, che il fascino del potere abbia in sé […]

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Omicidio a regola d’arte, il nuovo romanzo di Letizia Triches

Recensione del nuovo giallo di Letizia Triches, il secondo della fortunata serie del commissario Chiusano Letizia Triches, storica dell’arte romana, ha vinto il prestigioso Premio Chiara nel 2010 col racconto Pittore contro ed è autrice della serie sul restauratore Giuliano Neri, la serie noir, edita Newton Compton, che ha inizio con Il giallo di Ponte Vecchio, una serie che ha conosciuto un enorme successo e l’ha resa tra le pubblicazioni di punta della casa editrice, che pubblica adesso il nuovo romanzo, Omicidio a regola d’arte, il secondo della serie del commissario Chiusano, che tuttavia precede il primo in ordine cronologico. Se il primo, Delitto a villa Fedora (2019) racconta delle indagini del commissario Chantal Chiusano, una donna forte e determinata con un nome da soubrette televisiva, trasferitasi a Roma a seguito della morte dell’amato marito Giovanni Aiello, pittore d’arte sacra pieno di talento ma privo di fama, dal quale la donna ha ereditato un metodo artistico nel condurre le indagini. Omicidio a regola d’arte riguarda il passato del commissario, di origini ischitane, a Napoli al fianco del marito, sulla cui morte la donna si trova ad indagare, perché, in qualche modo, collegata ad un altro delitto del quale la città non può smettere di parlare, l’efferato delitto Mosti, nel quale sono rimasti coinvolti Michele Mosti, pittore d’arte contemporanea, ossessionato dalla propria arte e dalla celebrità e tuttavia spaventato da questa, tanto da restare celebre soltanto a Napoli, docente dell’Accademia di Belle Arti napoletana, e la sua giovane amante Sofia. Omicidio a regola d’arte è un giallo che lascia moltissimo spazio all’arte e alla psicologia, regalando delle pagine d’immensa bellezza ed introspezione. L’arte è vera protagonista e motore della storia: al mondo dell’arte sono collegati tutti i personaggi principali – Michele Mosti e Giovanni Aiello, innanzitutto, ma anche le varie personalità che gravitano attorno all’Accademia, al commercio d’arte e alle gallerie e che trovano rilievo nella storia – ad eccezione delle due voci femminili, il cui racconto e punto di vista si alterna: Sara Steno, psichiatra e moglie di Michele, che resta suo malgrado invischiata in un rapporto insano e malato con un uomo manipolatore ed egocentrico, un legame matrimoniale che le sta allo stesso tempo fin stretto e fin troppo largo, e Chantal Chiusano, una donna serena e realizzata nel lavoro e nel matrimonio, amata alla follia da Giovanni Aiello, suo marito, che la donna vede spegnersi giorno dopo giorno, inesorabilmente, senza conoscerne la causa e senza poter intervenire. Due uomini e due donne che non potrebbero essere più diversi di così e che, tuttavia, sono uniti in un comune destino di morte e dolore nel segno, inquietante, dell’arte. Destino di morte che conosciamo fin dalle primissime pagine del racconto dove a parlare è un defunto, Giovanni o Michele, che assiste alle esequie dell’uno e dell’altro e non riconosce sé stesso: condannato all’oblio perpetuo della propria memoria, una sorta di crudele contrappasso per chi, attraverso la propria arte, aveva cercato l’immortalità. Il romanzo di Letizia Triches è molto più che un racconto noir o giallo, che dir […]

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A passeggio con John Keats. L’inedito di Cortázar

Si può scrivere un saggio letterario senza essere pedanti? Cortázar dimostra che ciò è possibile con l’inedito A Passeggio con John Keats. Julio Cortázar è uno di quegli autori che non ha bisogno di presentazioni. Scrittore argentino tra i più importanti della letteratura sudamericana e mondiale ha legato la propria fama a opere come il romanzo Rayuela, in italiano Il gioco del mondo, il primo libro-game della storia dove il lettore diventa il vero protagonista e ai tanti racconti, come le fantasie animalesche di Bestiario o Le bave del diavolo che ha ispirato Michelangelo Antonioni per il suo Blow-up del 1966. Ma oltre ad essere stato un narratore in equilibrio tra la dimensione reale e quella fantastica, Cortázar si è anche dedicato allo studio di autori quali Edgar Allan Poe, Arthur Rimbaud e John Keats. E proprio al poeta più rappresentativo del romanticismo inglese Cortázar dedicò, negli anni cinquanta, un saggio che, in realtà, saggio non è: A passeggio con John Keats, opera fino a questo momento inedita in Italia e che giunge da noi pubblicata da Fazi editore e tradotta da Elisabetta Vaccaro e Barbara Turitto. A passeggio con John Keats. Romanticismo e surrealismo a braccetto Pubblicato postumo nel 1996, A passeggio con John Keats fu scritto da Cortázar in totale solitudine e fin dalle prime pagine si capisce bene come quest’opera sia lontana  dalla forma del saggio: «Mi diverte semplicemente l’idea di andarmene a passeggio per la memoria sottobraccio a John Keats, e favorire ogni tipo di incontri, presentazioni e appuntamenti. Perché il termine appuntamento non è da sottovalutare, come si vede. Prendo sottobraccio Keats, atteggiamento più naturale per conoscerlo rispetto all’altro, così frequente, in base al quale issano il poveretto su una nuvola, mentre il critico riunisce sedie e tavoli per edificare una piattaforma di cui non c’era il benché minimo bisogno». Lungo gli undici capitoli che si dipanano lo scrittore argentino evita di abbandonarsi all’ampollosità tipica di tanti accademici in favore di un discorso più informale, che però non rinuncia allo stile che caratterizza l’autore de Gli autonauti della cosmostrada. Cortázar racconta la vita di Keats e le sue opere, finendo però per creare un parallelo con la sua di vita: i viaggi del poeta inglese lungo la Scozia e lo scambio epistolare con Fanny Brawne si mescolano con le atmosfere di Buenos Aires, i profumi e gli odori delle città italiane visitate dall’autore negli anni cinquanta e gli scambi epistolari che Cortázar aveva con i suoi amici. A passeggio con John Keats non è il solito saggio zeppo di pedanteria che ci si aspetterebbe da un’opera del genere, ma una narrazione che esula dal semplice zelo per entrare più in profondità tanto nell’anima di Keats quanto in quella di uno scrittore particolare come Julio Cortázar. Fonte immagine: Fazi editore

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Sotto la pioggia, l’esordio di Pitchaya Sudbanthad

Recensione di Sotto la pioggia, romanzo d’esordio di Pitchaya Sudbanthad , pubblicato da Fazi Editore e tradotto da Silvia Castoldi. Pitchaya Sudbanthad è nato in Thailandia e ha vissuto tra l’Arabia Saudita e il Sud degli Stati Uniti. Scrive per “The Morning News” e ha ricevuto una borsa di studio in Scrittura creativa sia dalla New York Foundation for the Arts, che dalla MacDowell. Vive attualmente a New York. Sotto la pioggia è il suo romanzo d’esordio pubblicato dalla casa editrice Fazi Editore il 4 Marzo 2021, tradotto da Silvia Castoldi. Il romanzo ha già raccolto all’estero notevole successo, tanto da essere già stato selezionato come libro dell’anno dal New York Times.  Sotto la pioggia, trama del romanzo Pitchaya Sudbanthad ambienta il romanzo nella sua terra natia, Bangkok, in un arco temporale che parte dal XIX secolo per giungere ai giorni nostri e terminare in un futuro ipotetico. Le vicende si alternano nelle varie fasi storiche della città di Bangkok: la minaccia del colonialismo, la fine della monarchia assoluta, l’avvento dei militari al potere. Tra queste, però, vi sono due fasi molto importanti su cui l’autore si è maggiormente concentrato, in quanto attuali e pertinenti al periodo storico che stiamo vivendo. La prima fase riguarda le alluvioni del 1977 e del 2011 che costrinsero molti abitanti a lasciare le proprie abitazioni per salvarsi; al loro ritorno la maggior parte divennero sfollati, mentre solo alcuni riuscirono ad andarsene in altri paesi, in cerca di migliori condizioni di vita. La seconda fase invece riguarda le insurrezioni del 1973 e del 1976, con il massacro degli studenti e dei manifestanti. La rivolta popolare del 1973 e il massacro degli universitari del 1976 sono considerati come eventi spartiacque nella storia della Thailandia. Sono stati decisivi per la fine della dittatura militare al potere dell’anticomunista Thanom Kittikachorn, ed hanno alterato il sistema politico thailandese. In particolare hanno evidenziato la crescente influenza degli studenti universitari thailandesi in politica. Sotto la pioggia non è il classico testo dotato di una struttura omogenea. Non esiste un unico protagonista o un’unica storia, ma tante storie che si intersecano tra di loro, avendo in comune un elemento che funge da collante tra l’insieme di anime che si muovono sulla scena del lettore: la grande casa. Da questo luogo emergono i dolori, i ricordi, le speranze, le difficoltà della vita e le amarezze di tutti i personaggi. Il primo capitolo è dedicato ad una donna di età indeterminata che cammina per le strade affollate di Bangkok, entra nell’atrio di un edificio, pensa di salire al piano di sopra per vedere i suoi genitori, ma all’improvviso, colta da una sensazione inquietante, se ne va. Poi arriva il capitolo dedicato a un missionario e medico americano del XIX secolo, assegnato a lavorare a Bangkok; che difficilmente si abituerà a relazionarsi con il popolo thailandese. Un altro capitolo è dedicato ad un fotografo che vive a Los Angeles negli anni ’70 e che poi tornerà a vivere in Thailandia, dove è nato, per fare […]

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