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Eroica Fenice

La categoria Cucina & Salute contiene 78 articoli

Cucina & Salute

La ricetta della prelibatezza: i marron glacé

I marron glacé sono un tipico dolce francese e piemontese dal sapore e l’aspetto inequivocabile. Castagne, zucchero, acqua, vaniglia e pazienza: questi sono gli unici ingredienti necessari per prepararlo. Eppure il costo di questi particolari dolci dice il contrario. A renderli così prelibati è la loro particolare lavorazione in cui la castagna – necessariamente di qualità marrone – viene progressivamente sciroppata. Si penserà che l’origine di questa ricetta è da cercare senza dubbio in Francia. In effetti la città di Lione rivendica questo tipico dolce ma questa non è l’unica teoria. Molto più probabilmente le marron glacé sono nate nei dintorni di Cuneo. È proprio nella città piemontese che nel Cinquecento aveva luogo il più grande mercato di castagne e ancora oggi la zona è un importante punto di esportazione di questo frutto. Ai marron glacé è anche associato una figura: il cuoco del duca di Savoia Carlo Emanuele I. La ricetta compare nel trattato Confetturiere Piemontese e risale all’anno 1790. Come si preparano le marron glacé? Gli INGREDIENTI necessari sono: 1kg di marroni 500g di zucchero 1 bacca di vaniglia La particolarità del dolce richiede una particolare preparazione, che deve essere preparato a più riprese e necessita di un bel po’ di giorni. Innanzitutto – secondo la tradizione – le castagne devono essere lasciate in acqua per nove giorni al fine di facilitare la pelatura. Dopo la cosiddetta novena bisogna praticare un taglio a croce sulla buccia delle castagne e sottoporle ad un gesto di vapore o, in alternativa, pelarle a mano. A questo punto bisogna bollire le castagne in acqua. Non appena l’acqua giunge ad ebollizione bisogna lasciarvi le castagne a sobbollire per dieci minuti. Trascorso questo tempo, avendo cura di non farle sciupare, si deve estrarre i marroni con un mestolo forato. Non resta che preparare lo sciroppo con 300g d’acqua, lo zucchero e la stecca di vaniglia. Il composto deve bollire per cinque minuti, dopo di che possiamo incorporare le castagne e aspettare il bollore prima di spegnere il fuoco. Il tutto deve essere coperto con coperchio per 24 ore. Il giorno seguente e i due giorni successivi bisogna portare nuovamente a bollore lo sciroppo contenente i marroni e, sempre, dopo il bollore, spegnere la fiamma e coprire il composto per 24 ore. In alcune ricette è aggiunto in pentola progressivamente lo zucchero e si aspetta il raggiungimento di una temperatura sempre più alta giorno dopo giorno. Arrivati al quinto giorno i marroni devono essere scolati e posti ad asciugare su una griglia. Su di essi va versato lo sciroppo restante che, nel frattempo, deve essere portato a bollore. Ponendo le castagne ricoperte dalla glassa in un luogo asciutto – il forno andrà benissimo – essa avrà il tempo di solidificarsi. Ed ecco che i nostri marron glacé sono pronti! Possiamo scegliere di servirli in pirottini di carta e tenerli in frigo per due settimane oppure conservarli per alcuni mesi in contenitori di vetro ricoperti dal loro sciroppo di zucchero. E, come se non bastasse, il dolce si […]

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Fichi: usi cosmetici e proprietà del frutto

I fichi sono uno dei più deliziosi doni di agosto. Nonostante differiscano per forma e e colore, tutte le innumerevoli qualità hanno caratteristiche uguali. Sono dolci al palato e soprattutto ricchi di proprietà nutrizionali! Freschi o secchi che siano, i fichi sono infatti ricchi di benefici. Bisogna però tener presente che l’apporto di calorie tra i fichi freschi e secchi cambia notevolmente. Mentre i fichi freschi contengono 50 calorie per 100 grammi, quelli secchi ne contengono più del doppio e, essendo privi di acqua, i nutrienti presenti nel frutto sono più concentrati. Quali sono i benefici dei fichi? Sono ricchi di fibre, motivo per cui sono ottimi per la stitichezza. Agiscono si problemi intestinali al pari delle prugne, soprattutto se la loro assunzione avviene a stomaco vuoto. I loro zuccheri costituiscono per il ostro organismo una fonte di energia che per di più è molto più sana di un bignè! Essendo ricchi di calcio aiutano le nostre ossa e i nostri denti, specialmente se associati ad una corretta alimentazione. Sono ottimi in gravidanza! I fichi sono infatti un sano spuntino che apporta al corpo vitamine e sali minerali. Il calcio contenuto in essi aiuterà anche il corretto sviluppo delle ossa e della spina dorsale del bambino! I fichi sono ricchi di polifenoli che sono antiossidanti naturali. Questo significa che – combinati con una sana dieta e una giusto stile di vita – agiscono sulle nostre cellule prevenendone l’invecchiamento e la formazione di tumori. Prevengono la pressione alta perché sono poveri di sodio. Al contrario combinano potassio, cacio e magnesio. I fichi sono ottimi anche per il sistema immunitario  Migliorano la digestione ed equilibrano la nostra flora batterica essendo ricchi di prebiotici. Sono un ottimo alleato delle donne! Avendo potere antinfiammatorio possono essere applicati sulla pelle per curarne l’acne  Ecco come preparare un’ottima maschera ai fichi! Questa maschera è adatta per una pulizia del viso ma è perfetta per curare o prevenire la disidratazione causata dal freddo. Basterà seguire pochi semplici passi e il risultato è  Il procedimento è elementare: bisogna ricavare dai fichi una purea, schiacciandoli con l’aiuto di una forchetta. Il prodotto deve essere mescolato con un cucchiaio di olio, preferibilmente  di mandorle. In alternativa si può scegliere di utilizzare una variante con l’olio di oliva, che è di solito usata per favorire una corretta esposizione della pelle al sole. Per ottenere un’azione esfoliante è preferibile applicare l’impasto sulla pelle con un leggero strofinio. Basterà lasciare agire la maschera per dieci minuti. Al risciaquo la pelle apparirà con effetto immediato più liscia e morbida al tatto.assicurato! È così che i fichi ci beneficiano con le loro proprietà donandoci bellezza sia interiore che esteriore. Tutto ciò combinato ad un irresistibile gusto!   

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Scrub naturali: consigli per una pelle liscia e luminosa dopo il sole

Tra il graduale riabituarsi alla routine e l’ostinato rifiuto di dire alle lunghe giornate in spiaggia, ecco qualche consiglio per donare alla vostra pelle il profumo di un nuovo principio senza dire addio al colorito bronzato faticosamente conquistato: il futuro è nello scrub. Scrub fai-da-te: rimedi naturali per la pelle post-tintarella Settembre è il mese dei traumatici “punto e d’accapo”, ma non solo per noi: anche alla nostra pelle mancano il sole e la salsedine, ma non per questo lasceremo la tintarella scolorirsi insieme ai ricordi al bar della spiaggia. In primis, “è una verità universalmente riconosciuta che” esistono tanti tipi diversi di pelle e ognuno di essi richiede un diverso trattamento a seconda dell’obiettivo che s’intende raggiungere. Certo, tante le tipologie di pelle, ma unica è la parola d’ordine se la si vuole fresca e luminosa dopo il sole: idratare, soprattutto per prevenire la comparsa delle odiose pellicine. Esfoliare e nutrire la pelle richiede impegno e pazienza (quanti trattamenti benessere interrotti dopo due giorni?), ma una pelle liscia al tatto e dal colore uniforme ne varrà decisamente la pena. Lo scrub, infatti, è un eccezionale alleato nella rimozione delle cellule morte: esfoliando lo strato superficiale dell’epidermide, dona alla pelle una luce nuova. È una vera e propria medicina disintossicante per la cute, oltre che un massaggio piacevole che aiuta la circolazione. Consigliato, insomma, per coccolare la pelle in ogni stagione, ma tassativamente vietato su eritemi, scottature ed eruzioni cutanee. Rimedi di questo tipo si trovano in farmacia quanto nell’erboristeria di fiducia, ma non sarebbe male pasticciare provando una ricetta per uno scrub fai-da-te, naturale ed economico! In pole position, lo scrub casalingo per eccellenza: due cucchiai di sale (sconsigliato il sale grosso alle pelli delicate, poiché potrebbe graffiarla oltre che arrossarla particolarmente) misti ad un semplice bagnoschiuma da passare sotto la doccia su tutto il corpo. Per il viso, invece, insieme al sale, si propone olio d’oliva e gocce di olio essenziale (i prediletti dopo l’esposizione al sole sono olio di jojoba e olio di lavanda). Chi cerca uno scrub fluido, dalla consistenza simile ad una crema, potrebbe provare una ricetta dolce, composta soltanto da 4 cucchiai di zucchero e 2 di miele: un impasto da passare sotto la doccia sulla pelle bagnata (da asciugare poi e ricoprire con crema idratante). Il miele torna anche insieme all’aloe, tre cucchiaini di bicarbonato e un cucchiaino di burro di cocco o di karitè, per una pelle non solo abbagliante, ma anche incredibilmente profumata. Ancora, una carezza per il corpo è la miscela fatta da miele, farina di cocco e yogurt: segreto di bellezza tutto naturale. Miracoloso è l’olio di mandorle, nutriente e delicato, che mescolato insieme a del miele e a dello zucchero di canna diventa un piacevole scrub per pelli sensibili. Oppure, a chi invece ama sperimentare si consiglia di mischiare qualche cucchiaio di yogurt (in sostituzione del miele) a 4 cucchiai di caffè macinato (un toccasana per favorire la circolazione e drenare i liquidi che spesso sono causa della […]

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Dieta detox: pro e contro della dieta del momento

La dieta detox è una dieta disintossicante, che mira a restituire all’organismo un buon grado di benessere nel minor tempo possibile. L’estate è finita, e per quanti se la sono goduta senza badare alla linea e senza alcun tipo di controllo sull’alimentazione, ahimè, è arrivato il momento di fare i conti con la bilancia.  Così, con la solita routine, il lavoro e lo studio, ritornano la palestra e l’incubo della dieta. Senso di pesantezza, gonfiore, scarsità di energia: questi sono alcuni campanelli d’allarme che indicano la necessità di depurare l’organismo. Il primo passo consiste nel cambiare regime alimentare: ritornare ad un’alimentazione sana per restituire equilibrio e salute al nostro corpo. I giovamenti della dieta detox Molti avranno già sentito parlare di questo tipo di dieta che negli ultimi anni è diventata non solo molto popolare, ma anche un grosso business. Sul web sono in vendita tantissime bevande, che presentano una dieta per lo più liquida, a base di tisane, succhi o integratori, molto pubblicizzati attraverso i social network,  in nome di una disintossicazione e persino un aiuto al fegato, ai reni e all’intestino. La dieta detox ha come scopo principale la depurazione dell’organismo, pertanto, a differenza delle solite diete dimagranti, non suggerisce un regime alimentare volto unicamente alla perdita di peso. Ciò non  esclude che la detox consenta di sbarazzarsi di qualche kg di troppo, se seguita correttamente. Prima di fornire indicazioni più specifiche su questo tipo di dieta, è bene premettere che i consigli dati non sostituiscono il parere di un medico. Se si desidera cambiare stile di vita, è necessario rivolgersi ad un medico dietologo, dietista o biologo nutrizionista che indichi l’alimentazione più adatta alla persona, considerando lo stato di salute e le esigenze specifiche di ciascun organismo. Come svolgere correttamente una dieta detox La dieta detox va seguita per un lasso di tempo che va dai 7 ai 15 giorni al massimo.  Non suggerisce uno stile di vita, ma solamente un tipo di alimentazione che può aiutare a combattere la stanchezza, digerire meglio e recuperare energia. La prima regola è: bere molta acqua. Per cominciare, al mattino bere un bicchiere di acqua tiepida con del succo di limone è utile ad attivare il metabolismo ed avviare la digestione. Importanti sono anche le spremute di verdura o frutta fresca come mele, pere, prugne, ananas, kiwi. Un’altra regola è: restare lontani da cibi raffinati e prodotti in scatola. Per la colazione è possibile spaziare dalla crusca di avena e il caffè, sino allo yogurt magro, alle carote, o semplicemente mangiare un frutto fresco. Altrettanto esclusi sono i latticini. A pranzo, la dieta prescrive zuppe vegetali, legumi, e non devono mai mancare le insalate. A metà pomeriggio è possibile fare uno spuntino, ma semplicemente con un frutto (evitare le arance), del tè o tisane dimagranti, prive di zucchero. La dieta detox predilige una cena a base di riso integrale e verdure cotte. Ricordare che l’olio va utilizzato solo a crudo ed evitate le aggiunte di sale. Una valida alternativa possono essere […]

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Sindrome da rientro: tutta colpa degli ormoni…dello stress

Si guarda sempre il mare con spirito romantico e sguardo sognante. L’ultimo sguardo che lanciamo al mare prima di rientrare a casa dalle vacanze, però, è un autentico tripudio di amore e precoce nostalgia. Che quest’anno la scelta delle vacanze sia ricaduta sul mare, sulla montagna o su una città d’arte fa poca differenza; il momento in cui si è costretti a consumare l’ultima colazione in hotel e poi a svuotare gli ultimi cassetti risulta immancabilmente traumatico. Stare in vacanza piace a tutti: ma piace perché è un’esperienza limitata nel tempo (e quindi troppo breve per iniziare a provare l’insofferenza della routine) o perché siamo liberi di organizzare la giornata secondo le nostre preferenze e di svolgere quelle attività a cui spesso non possiamo dedicarci durante l’anno? L’opinione degli esperti Gli esperti rispondono: per entrambi i motivi. Se la vacanza durasse tutto l’anno, risulterebbe un’esperienza alienante e noiosa, così come ci appare la routine lavorativa. Ma è anche vero che è la prospettiva di abbandonare spiagge idilliache, panorami da cartolina, la nuova comitiva, i giri in canoa, le agognatissime visite ai musei, gli aperitivi serali e le nottate con birra e stelle cadenti ad avvilirci. Incatastiamo nelle valigie con indolenza la stessa roba che avevamo piegato con cura e precisione all’andata, ripensiamo all’inflessibile capo messo temporaneamente nel ripostiglio dei pensieri, alle serate in pigiama davanti alla televisione e a quell’esame intenzionalmente dimenticato. In che cosa consiste la sindrome da rientro? Questa strana nostalgia viene definita “sindrome da rientro”, un’espressione mutuata dal disturbo che affligge i soldati di ritorno dalla guerra che devono affrontare problemi psicofisici di riadattamento. Ovviamente eliminando opportunamente i caratteri tragici e patologici, una sindrome del ritorno colpisce anche i vacanzieri che devono accettare il ritorno a un tenore di vita ben diverso da quello goduto durante le vacanze. La sindrome esiste davvero, al di là di ogni diceria, scetticismo e incredulità. Parola degli studiosi: tutta colpa dei surreni, che producono i cosiddetti “ormoni dello stress”, ovvero adrenalina e cortisolo. Il processo ha origine nelle informazioni stressanti che l’organismo mette in circolo e che vanno a sollecitare la risposta dell’ipotalamo, che stimola l’ipofisi, che a sua volta interviene sui già citati surreni. Lo stress generato da eventi esteriori così repentini da poter risultare traumatici è il vero responsabile di questo disagio certamente non grave ma non per questo poco fastidioso. Spesso il nostro corpo, incapriccito, risponde a tono a questo rimpatrio forzato, facendoci sentire spossati, ansiosi, lievemente depressi, insonni o al contrario sempre stanchi e insonnoliti, rendendoci lunatici e facilmente irritabili. È una fase di transizione immancabile, una sorta di limbo dalla cui permanenza temporanea non ci si può astenere: fa parte del gioco, del cambio di stagione. È come tornare a indossare i jeans e riporre per l’anno prossimo le infradito. Quali sono i rimedi più consigliati? I consigli degli esperti per combattere la sindrome del ritorno da veri vacanzieri-soldati sono semplici: prendersi cura della propria alimentazione senza variarla bruscamente, privilegiando frutta, verdura e bevendo almeno un paio di […]

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I benefici del succo di limone: l’elisir di lunga vita

Originario dell’Asia il limone fu importato in Italia dagli Arabi. Oggi il nostro paese è al primo posto nella produzione di questi agrumi. Li usiamo soprattutto in ambito culinario, nelle creme, come condimento o aroma. Non tutti però sanno che il limone vanta di una moltitudine di proprietà benefiche che lo rendono un vero e proprio toccasana. È per questo che il limone è ingrediente base dei cosiddetti rimedi della nonna: a causa delle sue infinite proprietà, possiamo trarne i più svariati benefici.  Gli usi terapeutici del limone Acido citrico, limonene, pinene, fosforo, calcio, rame, manganese, vitamine C, A, B, PP e zuccheri: sono questi gli ingredienti che rendono tanto speciale il limone e che gli forniscono tutte le sue proprietà: È un antiossidante: previene l’invecchiamento cellulare e le malattie degenerative grazie alla presenza di vitamina C Sempre grazie alla vitamina C, il limone stimola il sistema immunitario L’acido ascorbico presente in questo agrume ha effetti antinfiammatori: è usato contro l’asma e altri problemi respiratori Migliora l’assorbimento di ferro nel corpo, a scopo immunitario Depura e disintossica. Aiuta a depurare il nostro intestino dalle tossine che vi si accumulano. Stimolando la produzione di urina promuove la disintossicazione È utile contro l’acidità gastrica. La buccia di un limone bollita per dieci minuti è un rimedio contro nausea, meteorismo e mal di stomaco Aiuta la digestione, stimolando il fegato a produrre bile È un ottimo alleato nelle diete. La pectina in esso contenuta aiuta a combattere la fame improvvisa Previene l’arteriosclerosi e l’ipercolesterolemia È antibatterico e antimicrobico, utile per curare una piccola ferita. Grazie alla presenza delle saponine i limoni aiutano anche a tenere a bada raffreddore e influenze Previene la formazione di cellule tumorali, specie al fegato, pancreas, stomaco e intestino È antivenefico: si narra che fosse ampiamente utilizzato da Nerone che, per la aura di essere avvelenato, ne assumesse ogni giorno I limone è uno degli elementi più alcalinizzanti. Per questo motivo aiuta ad eliminare l’acidità del nostro corpo riequilibrando il Ph Allevia il mal di denti e il dolore alle gengive Ci rende più belli! Riduce le rughe e le macchie della pelle, dona luminosità al viso e uccide alcuni dei batteri che causano l’acne Come beneficiarne? Con una bella limonata Succo di mezzo limone in un bicchiere di acqua tiepida da assumere tutte le mattine a digiuno. Basterà seguire questo consiglio per sentirsi subito meglio! È preferibile seguirlo per dodici giorni, con una pausa di otto. Il tutto andrebbe ripetuto per tre volte. Un’alternativa è la cosiddetta terapia dei sette limoni. Si parte assumendo il succo di mezzo limone – diluito in acqua, a digiuno – e se ne aumenta ogni giorno la quantità fino ad arrivare a sette limoni, per poi regredire. La pausa deve essere almeno di sette giorni. Un’altra grande idea è gustarsi un ottimo sorbetto al limone, sollievo perfetto al caldo estivo!

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Cheesecake ed estate: il binomio perfetto

Il cheesecake, il “dolce al formaggio”, è un dessert conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, degustato in una miriade di varianti sia nella forma cotta che fredda. Nella sua versione più nota, ovvero la “New York cheesecake”, è composto da una base di pasta biscotto sulla quale è adagiato uno spesso strato di crema al formaggio fresco, lavorato con le uova, lo zucchero e la panna. Tuttavia tale ascendenza statunitense, avendo diffuso la convinzione che si tratti di una preparazione originaria della Grande Mela, ha velato in realtà un’origine ben più antica. Le origini del cheesecake Benché nella ricetta attuale il cheesecake sia un dolce relativamente recente, pare che la prima torta a base di formaggio di pecora e miele di cui abbiamo memoria fosse servita già nel 776 a.C. agli atleti Greci durante i primi giochi olimpici come corroborante, essendo considerata un alimento altamente energetico – secondo quanto ci tramanda Callimaco, che narra di una tale, Egimio, dilettatosi nella stesura di un testo integralmente dedicato alla preparazione di torte al formaggio. Dai Greci il cheesecake dovette passare ai conquistatori Romani: Catone Il Censore infatti nel suo De agri cultura riporta la ricetta del libum, un dolce a base di formaggio che potrebbe considerarsi un antenato del cheesecake: «Farai così il libum. Sciogli bene in un mortaio due libbre di formaggio. Quando lo avrai reso del tutto liscio, impasta bene col formaggio una libbra di farina o, se lo vuoi più leggero, mezza libbra. Aggiungi un uovo e di nuovo impasta tutto attentamente. Forma la pagnotta, ponila sopra un letto di foglie e falla cuocere lentamente in un forno caldo». Dai Romani il dolce seguì le legioni, espandendosi per le province dell’Impero. È presumibile che il suo trasferimento oltreoceano sia stato agevolato dalla traversata degli immigrati verso il Nuovo Continente; qui, sul finire dell’Ottocento, l’imprenditore americano James Lewis Kraft nel tentativo di ricreare un formaggio francese, il Neufchatel, particolarmente adatto alla preparazione del cheesecake, ideò un formaggio fresco pastorizzato che chiamò Philadelphia. Solo nel XVIII secolo il cheesecake iniziò a poco a poco ad assestarsi nella forma contemporanea diffusa in tutto il mondo, adottato come torta simbolo dei parlanti in Esperanto, “lingua dell’umanità”, nata allo scopo di far dialogare i diversi popoli, creando tra di essi comprensione e pace. Tuttavia, se è vero che al tempo di Greci e Romani il cheesecake era già gustato, come è possibile che non sia rimasta traccia nei territori in cui essi vivevano? In effetti basta riflettere su alcuni dei dolci tipici e più amati della cucina del nostro Paese per accorgerci che il dolce al formaggio fa ampiamente parte anche della nostra tradizione: infatti, che cos’è la deliziosa pastiera napoletana se non un’ottima torta a base di ricotta? E che dire della cassata siciliana, la torta alla robiola, la torta laurina tipica del Lazio e lo sfogghiu, tipico del palermitano? Insomma a ciascuno il suo cheesecake: ve ne proponiamo dunque una duplice versione, dolce e salata, nonché sana e leggera, ideale per deliziare queste torride giornate agostane.  Versione dolce: cheesecake al […]

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La storia di Coco, un’eroica trovatella

Era una sera di primavera quando, ritornando da un’uscita con gli amici, Mattia trovò sotto casa una cagnolina. Le si avvicinò per controllare se avesse il collare: forse si era persa? Nulla. Non ce l’aveva. Sembrava piuttosto magra ed era tutta sporca, così Mattia, vedendo che la piccola lo seguiva, decise di portarla su con sé per darle da mangiare e da bere. Mai gesto più fu bello. Davanti a certe situazioni, si è sempre indecisi sul da farsi e spesso si deve tener conto di altre persone, che possono pensarla diversamente da te. Mattia infatti, agendo d’impulso e, soprattutto, con il cuore, non considerò cosa poteva succedere nel suo nucleo familiare: la madre aveva terrore dei cani e il padre non voleva animali in casa. Aiutare un animale indifeso in quel momento era la priorità e, tanta della compassione, senza riflettere troppo sulle conseguenze, entrò in casa con lei, in tarda nottata, con grande sgomento dei genitori. Mattia pensava che Coco non sarebbe rimasta nemmeno per la notte successiva, invece così non è stato. Da piccolo, un’esperienza negativa con un cane gli aveva sempre impedito di instaurare rapporti con altri e, in generale, non era mai stato un amante degli animali fino a quando non conobbe il cane della fidanzata; la quotidianità e l’interazione necessaria perché dovuta alla convivenza con l’animale stesso, gli aveva finalmente fatto scoprire un nuovo mondo: quello bellissimo, dove si intrecciano rapporti con gli animali e la bellezza del prendersi cura di un cane o di qualsiasi altro animale domestico e non. Ma mai avrebbe pensato che un giorno avrebbe voluto un cane. Tornando al ritrovamento della cagnolina, il giorno seguente, la prima cosa che fece fu controllare se avesse il microchip: nulla. Nessuna identità e apparentemente nessun padrone. Chiese aiuto per sistemarla ma, ancora una volta, la risposta fu negativa: era il periodo degli abbandoni, le volontarie piene di cuccioli ritrovati nei posti più impensabili e nelle condizioni più terribili, i canili pieni e disposti a prendersi cura della trovatella solo se pagati, perché auto sovvenzionati quindi senza l’aiuto del Comune e l’Asl veterinaria, un posto dove i cani si vede quando entrano ma non si sa quando escono. Davanti a uno scenario così negativo, Mattia cominciò a vivere alla giornata, senza dare un nome alla trovatella e mantenendosi a distanza, soprattutto emotivamente. Sapeva che il cane non poteva rimanere, che era difficile prendersene cura, ma l’ha fatto lo stesso: la portò dalla veterinaria. Non avendo avuto molta assistenza dal pubblico, si riferì al privato per le cure. Coco, il nome della piccola che piano piano si stava insinuando nel cuore di Mattia, riportava segni di percosse su varie parti del corpo, malnutrita, aveva numerose e grasse zecche che le invadevano la cute e la coda tagliata. Grazie alle indicazioni della dottoressa e alle costanti attenzioni di Mattia, Coco è diventata una cagnolina allegra, sana e felice. Questo lungo percorso ha privato Mattia di tante cose, sia economicamente che psicologicamente, lo ha messo a […]

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L’insalata greca e la salsa tzatziki: viaggio di sola andata nella terra degli dei

«Fa’ che il cibo sia la tua medicina e la medicina il tuo cibo». Così scriveva Ippocrate, padre della medicina, vissuto tra il V e il IV secolo a. C. Chissà se, quando pensava al “cibo come medicina”, avrebbe mai immaginato che, proprio nella sua terra d’origine sarebbe stata creata la meravigliosa χωριάτικη σαλάτα, ovvero l’insalata greca (detta anche “estiva“, perché consumata nella bella stagione). La ricetta originale della greek salad, facilissima da preparare e molto gustosa, prevede ingredienti tipicamente mediterranei quali pomodori, cetrioli, cipolla, olive, senza dimenticare l’olio d’oliva e l’immancabile formaggio greco, la Feta. Le lisce olive, nello specifico della varietà Kalamata, prodotta nell’omonima città peloponnesiaca, di solito conservate nell’aceto di vino o in olio d’oliva, sono di colore viola e di consistenza carnosa. Insieme alla cipolla (che si rende meno piccante grazie alla strizzatura con il sale e al bagno in aceto) conferiscono un gusto acre all’insalata, mentre i pomodori, ricchi di antiossidanti, e i cetrioli, ricchi di sali minerali e di vitamina C, rendono l’insalata un ottimo piatto estivo, rigenerante e dai forti effetti depurativi, ideale anche nelle diete prive di tossine. Ma a farla “da padrona” in questo piatto è sicuramente la bianca Feta, prodotto DOP, ottenuta con latte di pecora e caglio: dalla consistenza pastosa (è a pasta semidura), è un formaggio molto saporito a causa della sua lavorazione che prevede una permanenza nella salamoia per un periodo che varia dai due ai tre mesi. Nelle isole, oltre alle erbe aromatiche quali l’origano, spesso vengono aggiunte anche le foglie della pianta di cappero e, a volte, anche i capperi sottaceto, mentre nella Grecia continentale settentrionale, si aggiungono anche i peperoni tagliati crudi oltre ai pomodori. Tuttavia sono molteplici le varianti dell’insalata khoriatiki e molto spesso, invece del solito condimento costituito dall’olio d’oliva, sale e origano, si preferisce usare la salsa tzatziki, usata anche come accompagnamento di antipasto in Turchia e in Albania. Questa salsa a base di yogurt di pecora, bianca, si presenta schizzata di verde per la presenza di cetrioli spezzettati o aggiunti dopo averli frullati, ed ha un gusto molto aromatizzato a causa dell’abbondante aglio aggiunto. Anche questa salsa presenta numerose varianti e, a sostituzione dell’aglio o del cetriolo, in alcune regioni della Grecia continentale si preferisce usare erbe aromatiche quali la menta, l’erba cipollina, il coriandolo, l’aneto o altre spezie, magari aggiunte insieme ad un abbondante cucchiaio di aceto. L’insalata khoriatiki si serve dopo aver apparecchiato la tavola per stimolare l’appetito dei commensali nell’attesa dell’arrivo dei piatti principali, in un’unica insalatiera dalla quale tutti gli invitati attingono in una vera e propria celebrazione della condivisione del cibo ordinato e del tempo da trascorrere, fra un trancio di pita con il quale si accompagna il boccone di pomodori e Feta alla bocca e uno sguardo al mare e al cielo greci dello stesso colore azzurro intenso. Dopo aver letto la descrizione dettagliata di uno dei piatti cardine della cucina greca, mediterranea e internazionale, è nato in voi il desiderio di preparare un’insalata […]

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Cook this page: cucinare non è mai stato così semplice

Cook this page è una novità firmata Ikea. È un “food poster”, una carta da forno con sopra stampati i disegni degli ingredienti necessari per la ricetta scelta e le loro quantità. L’inchiostro commestibile aiuterà anche i principianti nei loro esperimenti ai fornelli. Come funziona Cook this page? Cook this page permette di cucinare in pochi minuti e con pochi strumenti. Il principio che segue è il target di Ikea: così come possiamo montare un armadietto, possiamo cucinare la cena. Le istruzioni per montare il nostro piatto sono scritte sulla carta forno e questa volta non possiamo proprio sbagliare. Cook this page è un kit che comprende non solo la carta forno, ma anche la teglia. Il primo passo è “montare” gli ingredienti: ognuno va disposto sull’apposito disegnino stilizzato. Il pizzico di sale sulla casella del sale, un filo d’olio sulle apposite linee, i mirtilli in fila indiana, ognuno al proprio posto. Dopo aver completato il puzzle passiamo al secondo step: basta arrotolare la carta per mescolare tutti gli ingredienti. Infine basta infornare per il periodo tempo indicato. Semplice no? Il concetto del “fill the blanks” (riempi le caselline) applicato dai cruciverba alla gastronomia. Cook this page: dal Canada ai mercati internazionali Ad avere quest’idea è stata l’agenzia Leo Burnett per Ikea Canada. Per questo motivo Cook this Page non è ancora disponibile in Italia, ma è un’esclusiva canadese. Negli store di Toronto e dintorni le ricette commestibili sono già disponibili sul mercato e sono promosse da molte iniziative culinarie che si coinvolgono tutti i clienti interessati. Semplice e meccanico, questo nuovo modo di cucinare ha suscitato la disapprovazione di molti. I tradizionalisti ritengono che si impari a cucinare solo bruciando le portate e sperimentando i dosaggi. Tuttavia, una volta diventati esperti, nulla ci impedisce di personalizzare la nostra ricetta. Cook this page può essere anche solo un aiuto per i cuochi ai primi passi. In questo modo si può facilmente passare dal meccanico assemblaggio al fantasioso esercizio creativo. Tuttavia quest’idea ha già conquistato il marketing a causa della sua simpatia, del design  accattivante, inequivocabilmente firmato Ikea e della funzionalità. La nuova invenzione passa da uno schermo all’altro attraverso un video – ormai virale – che mostra il funzionamento della magica carta da forno. Come risulta nella campagna pubblicitaria, con Cook this page “Ikea vuole dimostrare che essere creativi può essere deliziosamente semplice”.

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