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Eroica Fenice

La categoria Cucina e Salute contiene 127 articoli

Cucina e Salute

5 piatti di Natale: la tradizione a tavola

I 5 piatti di Natale della tradizione scelti dalla nostra redazione Il Natale è finalmente alle porte, con le sue rituali promesse di shopping sfrenato, regali, atmosfere suggestive che ci restituiscono l’infanzia… E ovviamente tanto buon cibo! Natale è ogni anno sinonimo di rinnovato buonumore, di condivisione e di nuovi propositi in cui riporre fiducia. Ma Natale è anche luogo di tradizioni da rispolverare. E quale tradizione è più piacevole da riscoprire se non quella che si fa portare a tavola? 5 piatti di Natale: ecco le nostre proposte 1. La minestra maritata Il primo piatto dei nostri 5 piatti di Natale sarà tipicamente napoletano. La minestra maritata è una ricetta antichissima della cucina popolare partenopea. Il nome deriva dal fatto che carne e verdure si “maritano” in un equilibrio impeccabile e saporito, garantito dal brodo. La preparazione della minestra, infatti, comincia dal brodo: in una pentola si versa acqua, una cipolla tagliata, una gamba di sedano, un pizzico di sale e olio extravergine d’oliva quanto basta. Si aggiungono le carni necessarie a rendere così saporita la minestra maritata, cioè carne di manzo, pollo e salsicce di maiale. Le salsicce piccanti, le cosiddette nnoglie, risultano il must per insaporire la minestra. Le carni vanno prima cotte separatamente, per tipi. Il brodo di carne sarà pronto dopo un’ora, ma più tempo richiede la preparazione delle verdure, che consistono in scarole, cime di rapa, broccoli, verza, cicoria, e quindi si consiglia di cominciare a cucinarle il giorno prima. Come si cucinano le verdure? Lavandole, pulendole e lessandole, poi aggiungendole al brodo di carne. Si riprende la cottura per stufare le carni sommerse dalle verdure, fino a quando non saranno tenere, a coperchio chiuso. La minestra è pronta per essere gustata, in accompagnamento a dei crostini di pane raffermo. 2.L’insalata di rinforzo Il secondo piatto che presenteremo fa parte ancora della tradizione napoletana: è la celebre insalata di rinforzo, che rendono di nuovo protagoniste le verdure. In particolare, si prepara con un cavolfiore, olive nere, acciughe, cetrioli, capperi e le immancabili papaccelle, tradizionali nella cucina campana. Questa combo sensazionale verrà condita con olio extravergine d’oliva, aceto e vino rosso. Perché viene chiamata proprio “insalata di rinforzo”? Le ipotesi a riguardo sono più di una. Una è che il termine “rinforzo” faccia riferimento all’ingrediente essenziale della pietanza, cioè l’aceto, che ne “rinforza” il sapore. Un’altra, invece, ricorda che il cenone della Vigilia, per il quale l’insalata veniva tradizionalmente preparata, era in origine povero e a base di pesce magro, e questa pietanza serviva a “rinforzare” tutte le altre. 3.I cappelletti romagnoli Per il terzo piatto che presenteremo tra i nostri 5 piatti di Natale, ci spostiamo un po’ più a Nord, precisamente in Emilia Romagna, dove uno dei pezzi forti della cucina natalizia è rappresentato dai cappelletti romagnoli in brodo. Un piatto caldo, avvolgente e tutto artigianale. La preparazione dei cappelletti comprende i seguenti ingredienti: farina, uova, petto di pollo, ricotta, stracchino, burro, parmigiano e una scorza di limone. Strumenti di cui non si […]

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Perché viene il singhiozzo? Risposte e rimedi

Il singhiozzo è un fastidio banale che colpisce prima o poi tutti; esistono diversi rimedi, alcuni di questi semplici, per combatterlo o addirittura per far sì che esso vada via rapidamente. Tra i rimedi più conosciuti, annoveriamo: bere, sorseggiando, dell’acqua; oppure trattenere il respiro per qualche secondo; o ancora, chiedere a qualcuno di spaventarci. Sono questi dei “rimedi” banali conosciuti da tutti, a volte utili, altre volte non del tutto utili. Che cos’è e perché viene il singhiozzo? Quindi perché viene il singhiozzo? È bene specificare anzitutto che il singhiozzo è un fenomeno scatenato da contrazioni ripetute e involontarie del diaframma. La causa che lo scatena è l’irritazione del nervo frenico, che ha il compito di controllare le contrazioni del diaframma. Se il nervo frenico viene irritato in un punto qualsiasi, si può scatenare, appunto, il singhiozzo. Il tipico suono onomatopeico, “hic”, che si ripete continuo e fastidioso per alcuni minuti, è dovuto al fatto che ogni contrazione del diaframma si conclude con una brusca chiusura della glottide, la valvola che separa l’apparato respiratorio da quello digerente. Ecco, dunque, che esso è del tutto involontario e si protrae (spesso) per molti minuti, verificandosi più volte durante l’arco di una giornata. Tra i rimedi più utilizzati e conosciuti, ne esistono cinque, che sembrano essere i più utili. 5 rimedi per combattere il singhiozzo Dopo aver visto perché viene il singhiozzo, vediamo come porvi rimedio. Al primo posto, un suggerimento che ha ben 2000 anni, dettato da Ippocrate, ossia quello di trattenere il respiro per 10-15 secondi, in modo da consentire al diaframma di rilassarsi. Questo è il più conosciuto ed antico rimedio contro il fastidiosissimo singhiozzo. Sull’efficacia i pareri sono discordanti, in parecchi casi funziona. Al secondo posto, un rimedio abbastanza strambo, ma che risulta essere tra i più utilizzati per combattere il singhiozzo, ossia, bere un bicchiere di acqua al contrario. Tale metodo consiste nell’appoggiare le labbra sulla parte opposta del bicchiere dal quale si è soliti bere, quella che normalmente “tocca” il naso. Naturalmente è un consiglio che per quanto possa essere divertente e parecchio utilizzato, non ha fondamento scientifico. In generale il singhiozzo tende a passare rapidamente, solo in rari casi diventa difficile farlo cessare. Se fatica ad andare via, oltre ai due metodi indicati precedentemente, può risultare utile ingerire un cucchiaino di zucchero. Il terzo rimedio, infatti, sottolinea l’importanza dello zucchero nella “cura” del singhiozzo. Occorre riempire un cucchiaio di zucchero di canna (o miele), tenerlo in bocca per cinque secondi, deglutire e bere dell’acqua. La sensazione di dolcezza provocata dallo zucchero favorisce la comunicazione tra il cervello e lo stomaco riducendo la pressione sul diaframma. Oltre allo zucchero, dei rimedi molto utili possono essere le tisane, ma anche gli infusi, che spesso si rivelano particolarmente adatte a questo genere di fastidio. Il quarto consiglio è quello di bere, sorseggiando, o comunque molto lentamente, delle tisane; soprattutto la tisana al finocchietto sembrerebbe aiutare molto in quanto favorisce la digestione. Basta far bollire un pentolino di acqua e versare un […]

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Rimedi per il raffreddore: cinque soluzioni naturali

Rimedi per il raffreddore, ne abbiamo scelti 5 completamente naturali  Il raffreddore o rinite è un fastidioso “nemico” che soprattutto nelle stagioni fredde, colpisce moltissime persone. Naturalmente non è una patologia grave, ma starnuti, naso chiuso, occhi rossi, mal di testa, sono piuttosto fastidiosi e chiunque vorrebbe che passassero subito. Esistono diversi rimedi naturali per curarlo, che possono sostituirsi ai medicinali. I consigli più semplici sono quelli che si presume tutti conoscano, ossia, stare al caldo, riposare e bere molta acqua, ma anche latte caldo con miele, brodi o minestre. Oltre a seguire queste banali indicazioni, esistono però, dei veri e propri consigli naturali. Abbiamo stilato una classifica che menziona i cinque rimedi più efficaci e più utilizzati dagli italiani, quando sono raffreddati. Classifica dei cinque rimedi per il raffreddore naturali più conosciuti Al primo posto dei rimedi per il raffreddore citiamo un alimento utilizzato in cucina, ossia il sale; naturalmente non è da bere, bensì da inalare, magari aiutandosi con delle siringhe di plastica, nelle narici. Certo, la sensazione non è delle migliori, ma il risultato è molto efficace; tale rimedio, si sostituisce alle varie soluzioni saline spray esistenti in commercio, e decongestiona rapidamente le vie respiratorie. Al secondo posto, un altro rimedio naturale a base di aglio, limone, acqua calda e un cucchiaino di miele. Un rimedio molto antico, che si sussegue da generazione a generazione. Preparare questo “sciroppo” è semplice, basterà mescolare per bene il succo di un limone, con lo spicchio d’aglio tritato, il miele e un pochino di acqua calda. Da bere 2 o 3 volte al giorno per tutta la durata dei sintomi. Si presume non abbia un sapore gradevole, ma in tanti raccontano di averlo sperimentato personalmente e di averne tratto beneficio. Ricordiamo che il raffreddore è una malattia virale che colpisce le vie aeree superiori, e talvolta anche quelle inferiori, con insorgenza di mal di gola e tosse. Proprio a questo proposito, se dovesse insorgere il mal di gola, un altro rimedio naturale, (il terzo) sono i gargarismi alla salvia, ma anche con acqua tiepida salata, menta o limone. L’importante è farli più volte al giorno, in modo da ridurre l’infezione. Una caratteristica importante di questi composti creati con elementi naturali, è che essi possono essere conservati, chiusi ermeticamente, in frigorifero, per 2-3 giorni e quindi riutilizzati giorno per giorno. Soprattutto se si utilizza la salvia, il liquido ottenuto per infusione, può essere conservato all’interno di un barattolo, anche per 5 giorni. Naturalmente le tisane possono essere tutte utili, in caso di raffreddore, in quanto le bevande calde aiutano la fluidificazione dei muchi e quindi liberano le vie respiratorie. Per chi, non ama il tè, un effetto simile lo si può ottenere, bevendo ad esempio zuppe calde, tisane, caffè solubile, ma anche semplicemente acqua calda. Al quarto posto bisogna menzionare lo zenzero, come ottimo alleato per la cura del raffreddore e non solo. Molte persone conoscono i benefici derivanti dallo zenzero, che può essere consumato sia fresco, a pezzettini, sia in polvere, e […]

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Pancake light, la nostra ricetta

Pancake light (o pancakes light): storia, ricetta e consigli  I Pancake sono dolci che fanno parte della tradizione culinaria statunitense (chiamati anche “hotcake”, “griddlecake” o “flapjack” o “silver dollar pancake” se serviti con panna e marmellata o solo con il burro) ma, vengono preparati anche in altre parti del mondo, Italia compresa. I pancake non sono altro che frittelle, spesse circa 5 millimetri, quindi un po’ più spesse delle  crêpe.  I pancake vengono mangiati anche nel Regno Unito (qui vengono chiamati “Scotch pancake”, sono più piccoli di dimensioni e spesso vengono serviti accompagnati da zucchero e limone) e in Irlanda – come da tradizione- durante il Martedi Grasso (“Pancake Tuesday”). In Australia e Nuova Zelanda si chiamano pikelet, nei Paesi Bassi pannenkoek anche se sono più simili alle crêpe (anche qui c’è sia la versione salata che quella dolce dei pancake). In Argentina, Cile ed Uruguay i pancake, chiamati “panqueque”, vengono farciti con dolce di latte. Gli ingredienti per preparare i pancake nella versione classica sono il burro, la farina, il latte, il lievito, la vanillina, il sale, lo zucchero e le uova, ma molti aggiungono anche  la cannella o il miele o, invece, sostituiscono il latte con lo yogurt. Il più delle volte i pancake vengono serviti accompagnati dallo sciroppo d’acero, le confetture o il burro d’arachidi ma anche dalla frutta, tipo mirtilli o fragole. C’è chi li prepara anche in versione salata, in questo caso i pancake sono accompagnati dalle uova, dal bacon o dal burro fuso. Varie sono le ricette dei pancake, molteplici sono le versioni: light (senza uova, senza burro, senza lievito), vegan (sostituendo il burro con l’olio, il lievito con il bicarbonato di sodio, lo zucchero bianco con quello di canna), per celiaci quindi senza glutine (con la fecola di patate e la farina di riso). Vi proponiamo la ricetta dei pancake light dove si è scelto di non aggiungere il burro. Ricetta Pancake light  Ingredienti: 150 g di farina 00 50 g di zucchero 200 g di acqua 2 cucchiaini di olio d’oliva 1 pizzico di sale 1 cucchiaino di lievito per dolci Procedimento:  In una ciotola unire la  farina, il lievito, lo zucchero e il sale. Con una frusta aggiungere al composto ottenuto l’acqua e l’olio poco alla volta, sempre mescolando così da evitare la formazione di grumi. Versare tre cucchiai di pastella per ciascun pancake in una padella piccola leggermente unta e preriscaldata. Quando compaiono le bolle e i bordi iniziano ad asciugarsi, bisogna girare il pancake. Quando sarà cotto il pancake si staccherà con facilità.  Bisogna fare questa operazione per ciascun pancake. Servirli con il miele, la marmellata o con lo sciroppo d’acero. Fonte: https://blog.giallozafferano.it/maniamore/pancake-light-senza-uova-latte/   Fonte immagine: https://www.pexels.com/photo/appetizing-bread-breakfast-close-up-357573/

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Genovese napoletana, la ricetta e due varianti

La genovese napoletana è un sugo che fa parte della tradizione culinaria partenopea, ecco a voi la ricetta e due interessanti varianti La “Genovese” è un sugo  cult della cucina napoletana, si avete letto bene, napoletana e non genovese. Allora da dove proviene tale denominazione? Secondo varie fonti la genovese napoletana risale al periodo aragonese: si narra che in quel periodo a Napoli ci fossero molte taverne gestite da cuochi genovesi che cucinavano un piatto con cipolle e carne, riconducibile proprio alla Genovese. Secondo altre fonti invece, la genovese si chiama così perché il cuoco che l’ha ideato, malgrado fosse napoletano, veniva soprannominato ” ‘O genovese”. E, ancora, c’è chi afferma che  il termine “Genovese” derivi dal francese “Geneve”, cioè Ginevra, la città della Svizzera. Qualunque sia l’origine, la Genovese è un ragù buonissimo, al quale il popolo partenopeo è molto affezionato tant’è che a Napoli è stata organizzata addirittura una manifestazione alla quale eravamo presenti anche noi di Eroica Fenice: “Genovese 7su7”. Ricetta tradizionale della Genovese napoletana Ingredienti 600 g Manzo (girello, magatello o lacerto) 1 kg Cipolle dorate 60g Sedano 60 g Carote 1 ciuffo Prezzemolo 1 foglia di Alloro 100 g Vino bianco Olio extravergine d’oliva q.b. Sale fino q.b. Pepe nero q.b. Parmigiano reggiano q.b Procedimento: La preparazione del ragù della genovese inizia con l’affettare le cipolle in maniera molto sottile per poi trasferirle in un recipiente. Dopodiché si sbucciano e si tritano finemente carota e sedano senza buttare il ciuffo. Si passa poi alla carne che deve essere ripulita dal grasso in eccesso e poi tagliata in pezzettoni (5 o 6). Riprendere il ciuffo di sedano, unire al prezzemolo e alla foglia di alloro e legare il tutto con uno spago da cucina per creare un mazzetto odoroso. A questo punto spostarsi ai fornelli. Mettere le cipolle con abbondante olio in una pentola capiente, unire sedano, carota e lasciare insaporire per un paio di minuti a fuoco dolce. Aggiungere la carne, un pizzico di sale e il mazzetto odoroso, mescolare e lasciare insaporire. Poi abbassare la fiamma e coprire con il coperchio. Da questo momento in poi bisogna cuocere il tutto per almeno 3 ore. Controllare e mescolare la genovese di tanto in tanto, non è necessario aggiungere acqua o brodo perché le cipolle non permetteranno che il composto si asciughi. Passate le tre ore, eliminare il mazzetto odoroso e aggiungere il vino, alzando leggermente la fiamma e mescolare. Far cuocere per almeno un’altra ora senza coperchio mescolando spesso e bagnando con il vino man mano che il fondo si sarà asciugato. Poi togliere un pezzo di carne, sminuzzarlo su un tagliere e tenere da parte se preferite usare la genovese come primo piatto. La pasta per eccellenza da usare per la genovese sono gli ziti. In questo caso la carne servirà da condimento. Aggiungere abbondante parmigiano e un po’ di pepe e servire. Fonte: https://ricette.giallozafferano.it/Genovese.html Ricetta della Genovese- prima variante (Genovese di Tonno di Pasquale Torrente) Ingredienti  400 gr. di ziti lunghi spezzati in 8 parti prima della cottura 1 carota […]

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E se fossi meteoropatico? Sintomi, consigli e rimedi naturali

“E se fossi meteoropatico?” Vi è mai capitato di farvi questa domanda? Di sentirvi particolarmente giù di morale durante una giornata grigia e piovosa, o magari di avvertire piccoli dolori e fastidi fisici in concomitanza con il cambio di stagione? Se si, allora è possibile che il vostro problema sia la meteoropatia: un insieme di disturbi fisici ma soprattutto psichici che si manifestano in concomitanza con particolari condizioni climatiche. Esser meteoropatico – che vuol dire? Il termine “meteoropatia” deriva dall’accostamento di due parole greche: μετέωρον (“cosa che avviene in alto“) e πάθος (“passione, malattia“). Esso sta dunque ad indicare una specifica condizione in cui il soggetto meteoropatico viene fortemente influenzato dall’ambiente esterno e soprattutto dalle condizioni atmosferiche, tanto da percepire gli effetti di questa influenza come veri e propri sintomi: irritabilità, insonnia, debolezza, depressione, apatia. Ovviamente c’è in ballo una forte componente psicologica ed è per questo motivo che le persone più a rischio sono proprio quelle più deboli da questo punto di vista: chi soffre di ansia o di depressione, chi è sottoposto a stress intenso ma anche alcolisti, tossicodipendenti e così via. Meteoropatia – cosa ne pensa la scienza? Non è semplice trovare una spiegazione al fenomeno dal punto di vista scientifico, soprattutto perché, come detto in precedenza, spesso il meteoropatico giunge a questa condizione a causa di molti altri fattori, rendendo lo studio del disturbo molto complesso. La medicina è arrivata però ad individuare l’ACTH (l’ormone adrenocorticotropo), detto comunemente “ormone dello stress”, che viene naturalmente prodotto in giusta quantità dal nostro corpo. In occasione di determinate variazioni atmosferiche, però, specialmente nel caso in cui ci sia un abbassamento delle temperature (per questo spesso il  meteoropatico viene anche definito soggetto affetto da  Depressione invernale), si rileva un picco nella produzione di questo ormone, che diventa causa di nervosismo e di irritabilità. Sono meteoropatico, come posso star meglio? Parlare di vera e propria cura per il disturbo meteoropatico è forse un’esagerazione. La maggior parte dei farmaci in commercio, infatti, più che curare il malessere, tende ad attenuarne semplicemente i sintomi: è il caso, per esempio, dei sonniferi e degli antidepressivi, che nella maggior parte dei casi fanno più male che bene. Un’ottima idea sarebbe dunque quella di optare per rimedi naturali, così da ottenere lo stesso effetto “calmante”, senza correre alcun rischio per il nostro organismo: tisane e infusi a base di camomilla, malva, melissa o tè verde sono ottimi per questo scopo. Attenzione, però, perché spesso il generale cattivo umore del meteoropatico è in parte anche colpa del soggetto stesso. Le emozioni sono inevitabilmente collegate allo stile di vita e al livello di stress. Perciò, prima di giudicarsi un caso disperato ed irrecuperabile, praticamente incapace di affrontare le stagioni fredde, bisognerebbe chiedersi: quanto faccio di positivo per la mia mente ed il mio corpo? Da qui il consiglio più banale: fare attività fisica in maniera costante ed affiancarla ad un’alimentazione sana ed equilibrata. “L’uomo è ciò che mangia” diceva Feuerbach, e non aveva torto. Come comportarsi, quindi, nel bel […]

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La pizzetta fritta, scrigno di sapori napoletani

La pizzetta fritta napoletana: non esiste solo la classica pizza, ma anche questa gustosissimo tesoro dello street food amato proprio da tutti. Tutti conosciamo la classica pizza napoletana, vera e propria Mecca dei sapori e dei piaceri presso cui andare in pellegrinaggio sempre e ovunque, e non c’è nulla da aggiungere a qualcosa che sprigiona la propria poesia autonomamente, soltanto al primo morso e al primo contatto con le papille gustative. Nell’Olimpo dello street food, sono però molti gli astri a brillare, molte sono le divinità che rifulgono in tutta la loro lucentezza dorata: frittatine, crocché di patate, fritture miste di mare e di terra, ma anche lei. Sì, lei la pizzetta fritta, da non confondere con la pizza fritta, altro pezzo di storia incastonato nel museo napoletano. C’è quasi  da confondersi in questa specie di tassonomia culinaria, ma il cuore (o lo stomaco) riuscirà sempre a ricondurci alle varie differenze tra le pietanze, per gustarle tutte al meglio e rispettandone l’unicità. Spesso messa in secondo piano rispetto alla più conosciuta e rassicurante pizza napoletana, la pizzetta fritta si ritaglia comunque il suo angolo di autonomia e gloria: assaporata in piedi, tra le viuzze lastricate del centro storico, seduti sulle scale, da soli o in condivisione con chi si ama, la pizzetta fritta è come una perla intrisa di olio, pomodoro e mozzarella. Soltanto in formato più piccolo della classica pizza, e con una cottura diversa. La storia della pizzetta fritta napoletana, chiamata anche “montanara”: da Antonio Valeriani passando per L’Oro di Napoli di Vittorio De Sica. Le pizzette fritte, come tante perle ammucchiate in uno scrigno, fanno davvero gola e si lasciano mangiare prima, ed innanzitutto, con lo sguardo. Chiamata anche “montanara”, la pizzetta fritta si presenta come un succulento e verace disco di impasto di pizza, e ha delle origini davvero antiche: secondo alcuni, comparirebbe in un testo tradizionale di Antonio Valeriani, risalente al 1600, e in cui verrebbe descritta come una pietanza irrinunciabile della domenica, mentre secondo altri sarebbe stata portata a Napoli da forestieri. Non conosciamo la verità, ma sappiamo quando è avvenuta la sua consacrazione: nel film di Vittorio De Sica, L’Oro di Napoli,  la pizzetta fritta è preparata da una verace e sensualissima Sofia Loren, e ciò ha proiettato questo pezzo di street food nell’immaginario collettivo come un fotogramma indelebile. E, a proposito di Sofia Loren, è proprio presso la pizzeria “Donna Sophia”, nel cuore di Via dei Tribunali, che si può gustare un’ottima pizzetta fritta trasudante gusto, amore e tradizioni. Ma perché alcuni chiamano la pizzetta fritta napoletana “montanara”? Questo inusuale nome deriverebbe da una credenza che vede la pizzetta fritta come un’invenzione dei “montanari”, i contadini che vivevano nelle zone montuose e che erano soliti mangiare, durante le pause dalle fatiche quotidiane, panini farciti con pomodoro, basilico e formaggio. La ricetta della pizzetta fritta: come farla in casa e concedersi una cena veloce e sostanziosa! Con l’autunno e l’arrivo dell’inverno, si sa, la pigrizia dilaga, e anche solo affrontare il freddo sferzante per assicurarsi un ricco […]

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Ricette con i friarielli napoletani, le 5 più buone

Le migliori 5 ricette con i friarielli napoletani? Scoprile con noi! I “friarielli”  così definiti in Campania (in Lazio vengono chiamati “broccoletti”, “rapini” in Toscana e “cime di rapa” in Puglia) sono le infiorescenze delle cime di rapa e vengono coltivati prevalentemente in Campania (soprattutto a nord-est di Napoli. Una volta i friarielli venivano coltivati anche nella stessa città di Napoli, in particolare al Vomero, che era infatti noto come ‘o colle d’ ‘e friarielle“), in Lazio e in Toscana (Lucca). I friarielli sono un alimento cult della cucina napoletana ma vengono utilizzati anche in altre regioni d’Italia e all’estero (in Spagna, in Portogallo e, addirittura, in Cina). I friarielli napoletani sono ricchi di  vitamine (A, C e K) e sali minerali (di potassio che aiuta a regolare la pressione arteriosa, di calcio, di magnesio, di ferro). Sono verdure “amare”, pertanto aiutano il fegato a disintossicarsi in quanto contengono fitonutrienti. Inoltre i friarielli napoletani sono privi di colesterolo e hanno un basso contenuto di grassi. Naturalmente i benefici apportati dai friarielli sono maggiori laddove vengano cucinati in maniera sana. Elenchiamo le ricette che ci piacciono di più, che, forse tanto sane non sono però come si dice…ogni tanto si può fare uno strappo alla regola! Ricetta con i friarielli napoletani: “Salsiccia e friarielli” Ingredienti: 8 nodi salsiccia di maiale 4 mazzi di friarielli 4 spicchi d’aglio n. 1 peperoncino rosso piccante 1/2 bicchiere di olio evo 1/2 bicchiere vino bianco sale q.b. Procedimento: dopo aver pulito i friarielli, mettete a scaldare l’olio extravergine d’oliva insieme all’aglio e al peperoncino spezzettato.Quando l’olio inizia a sfrigolare, aggiungete i friarielli e fateli cuocere a fiamma vivace a padella coperta. Lasciate cuocere i friarielli finché il liquido che si è formato sul fondo della padella non sarà completamente evaporato. Nel frattempo dividete le salsicce e bucherellate il budello con un coltello appuntito. Scaldate in padella l’olio e l’aglio quindi unite le salsicce e fatele rosolare per bene. Sfumate quindi le salsicce con il vino bianco a fiamma vivace. Protraete la cottura delle salsicce per qualche altro minuto.  Scolate le salsicce dal fondo di cottura e passatele in padella con i friarielli. Dopo averle lasciate insaporire per qualche minuto…il piatto è pronto! Fonte: https://www.cookaround.com/ricetta/Salsicce-e-friarielli-1.html Ricetta con i friarielli n. 2 Timballo di polenta filante con fonduta e friarielli Ingredienti: (per n. 4 persone) 320 g di polenta 25 g di burro 25 g di farina 280 g di parmigiano friarielli napoletani 500 g di latte uno scalogno una foglia di alloro noce moscata q.b. Procedimento:   iniziate a preparare un roux con burro e farina, poi fate bollire il latte e unitelo al roux.  Fate bollire per un paio di minuti, per poi aggiungervi il parmigiano. Cuocete la polenta in abbondante acqua per 40 minuti. La polenta è cotta quando si stacca con facilità dalla pentola. Una volta pronta, riponete la polenta negli stampini per i timballi e lasciate riposare un paio d’ore. Al momento di servirla occorre scaldarla in forno per 5 minuti, capovolgetela dagli stampini  insieme alla fonduta di parmigiano e ai […]

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Mammografia: quando farla, costi e convenzioni

Prevenire grazie alla mammografia, eventuali malattie al seno è di fondamentale importanza, dunque, ogni donna dovrebbe sottoporvisi, indipendentemente dai fattori di rischio che vedono alcune persone più esposte rispetto ad altre. Se c’è una parte del corpo femminile ricca di simbolismo, è senz’altro il seno. Per questo parlare di cura del corpo e soprattutto di salute, dunque prevenzione, soprattutto in ambito senologico, per una donna, significa toccare tasti profondi, una vera e propria intimità. La mammella, organo fulcro della femminilità e simbolo della sensualità e seduzione è una ghiandola esocrina, la cui funzione è quella di produrre il latte nel periodo post-partum. Che cos’è una mammografia e quando farla La mammografia è un’indagine radiologica che permette di analizzare in maniera approfondita ed accurata le mammelle, ma, soprattutto è un esame in grado di evidenziare eventuali modificazioni del tessuto mammario anche di dimensioni millimetriche, in stadi così iniziali da non essere ancora palpabili. Prevenzione e screening sono il primo passo per stare bene e in salute. Mammografie, ecografie mammarie e pap test sono esami onsigliati a tutte le donne per prevenire patologie oncologiche, che possono rivelarsi mortali. Di solito i medici consigliano di sottoporsi a mammografia nella prima metà del ciclo mestruale perché è il periodo in cui il seno è meno teso, i tessuti più dilatati, ed è quindi più agevole effettuare la necessaria compressione. Nelle donne in menopausa, è possibile eseguire l’indagine in qualunque momento. In cosa consiste la mammografia e chi può sottoporvisi Per effettuare una mammografia è utilizzata un’apparecchiatura radiologica specifica: il mammografo (utilizzato da tecnici di radiologia). Le apparecchiature moderne utilizzano bassi dosaggi di raggi X, consentendo la ripetizione routinaria dell’esame senza rischi. La radiografia viene eseguita su entrambi i seni; la durata dell’esame è di circa 15 minuti. Per ottenere un’immagine che sia nitida e quindi accurata, la mammella viene compressa delicatamente con l’ausilio di un apposito strumento; operazione che non causa dolore, ma solo un leggero disagio. In Italia ogni anno si ammalano 50.000 donne e ne muoiono circa 11.000. L’incidenza è in forte aumento, le stile contano moltissime vittime di tumore al seno, anche se la mortalità è leggermente in calo. Dopo i 40 anni aumenta il rischio di contrarre la neoplasia mammaria ed è quindi notevolmente importante, prevenire il rischio di insorgenza di tumori al seno, eseguendo una mammografia. Ovviamente, è risaputo che esistano dei fattori di rischio che espongono delle donne al rischio tumorale; tra questi sicuramente il fattore ereditario, ma anche uno stile di vita poco sano, poca attività fisica, l’età avanzata. L’attività fisica regolare, l’alimentazione mediterranea povera di grassi e ricca di verdure, le gravidanze in giovane età, l’allattamento dei figli e uno stile di vita sano possono ridurre il rischio di ammalarsi di tumore al seno. Dove è possibile eseguire una mammografia e quanto costa La mammografia si può eseguire presso gli ospedali che dispongono di attrezzature adeguate, il mammografo, o anche presso centri sanitari attrezzati Dunque, prevenire è importante, soprattutto per evitare che la malattia si sviluppi […]

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Dolci con albumi d’uovo: 3 buonissime ricette

Dolci con albumi d’uovo, le nostre tre proposte   L’albume d’uovo è un alimento importante nella dieta, in quanto è composto principalmente da acqua e proteine, da sali minerali (magnesio, sodio, potassio), da vitamine del gruppo B e glucidi. Proprio per la sua composizione, l’albume d’uovo è uno degli alimenti preferiti dagli atleti che lo mangiano sotto forma di barrette o pasta proteica.  L’unico neo dell’albume d’uovo è che può causare manifestazioni allergiche nei bambini perciò va introdotto gradualmente nella dieta. Nell’alimentazione quotidiana il più delle volte è il tuorlo d’uovo ad essere preferito, sia perché più digeribile, sia perché più versatile in cucina, perciò spesso accade di ritrovarsi con avanzi di albume d’uovo da smaltire. Vi consigliamo pertanto 3 ricette facili e veloci per preparare dolci con albumi d’uovo. Ricetta n.1 di dolci con albumi d’uovo – Meringhe Ingredienti per 1 dose 130 g di albumi (circa 4 bianchi d’uovo) 130 g di zucchero semolato 130 g di zucchero a velo Procedimento: Mescola insieme lo zucchero semolato e quello a velo e dividi il composto in due parti più o meno uguali. Metti gli albumi in una ciotola perfettamente pulita e asciutta, aggiungi la prima metà degli zuccheri e monta a neve ben ferma con il frullino elettrico. Se usi una planetaria dovrai montare per circa 5-7 minuti, almeno 10 minuti con un frullino elettrico. Devi ottenere un composto bianco, sodo. Setaccia la parte restante degli zuccheri direttamente sopra la ciotola e incorpora lentamente usando una spatola di silicone, facendo attenzione a lavorare piano, dall’esterno verso l’interno. Metti la meringa in una sac-à-poche. La meringa si cuoce a 105°C nel forno statico. Se usi il forno ventilato, diventeranno gialline. Il tempo di cottura varia a seconda della dimensione delle meringhe, per ottenere le piccole meringhe da caffè basta spremerle sulla teglia rivestita di carta forno e cuocere per 1 ora. Quando il tempo di cottura è terminato, apri lo sportello del forno e lascia che le meringhe perdano calore tenendole all’interno. Staccale dalla carta solo quando saranno fredde. Conservale sopra un vassoio o in un barattolo (si mantengono 5 giorni). (Fonte: Csaba dalla zora) Ricetta n. 2 di dolci con albumi d’uovo – Lingue di gatto Ingredienti (per 30 lingue di gatto)  100 g burro a temperatura ambiente  100 g zucchero a velo  100 g farina 00  100 g albumi a temperatura ambiente Procedimento Per preparare le lingue di gatto metti il burro a temperatura ambiente in una ciotola insieme allo zucchero a velo e lavora il tutto con le fruste fino ad ottenere una crema liscia. Separa i tuorli dagli albumi, aggiungi metà dose di albume, mescola, e versa metà dose di farina setacciata poco alla volta, continuando sempre con le fruste. Unisci anche l’altra metà degli albumi e mescola, quindi il resto della farina fino ad ottenere un composto omogeneo. Trasferisci il composto ottenuto in un sac-à-poche munita di una bocchetta liscia da 10 mm  e metti in frigorifero per 10 minuti a riposare. Trascorso il tempo necessario, su una […]

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