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Eroica Fenice

La Tag: castel dell’ovo contiene 10 articoli

Napoli & Dintorni

Maestro dove andiamo? A Castel dell’Ovo presentata la personale di Vittorio Contrada

Nelle sale espositive del Castel dell’Ovo si svolgerà fino al 25 Giugno la mostra di Vittorio Contrada, dal titolo “Andare Oltre”, a cura di Daniela Ricci. Il titolo è un manifesto del percorso creativo dell’artista. La mostra è stata realizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli e con il Patrocinio Morale dell’ Assessorato all’Istruzione e alle Politiche Sociali della Regione Campania. Vittorio è figlio del suo secolo, il ‘900. Nato a Tripoli, classe 1937, ha conservato nei suoi lavori i colori della terra africana. In ogni singola opera, infatti, il fruitore è avvolto da colori caldi come il verde, il blu e il giallo. Cromatismi accesi per raccontare su tela il lato emotivo della realtà. Cento opere per “un viaggio esistenziale” nell’attualità; cento domande, per l’osservatore, sul malessere dell’uomo contemporaneo, sulla sua dignità e sui valori messi in discussione dai tempi moderni in “una società che brucia all’istante ciò che crea.” Storie di uomini ma soprattutto di donne. La curatrice e critica d’arte Daniela Ricci, che ringraziamo, ci ha concesso una breve intervista. Una sua riflessione sulla mostra. Il progetto espositivo, partendo dagli anni ’70 ad oggi, indaga l’universo femminile. Attraverso colori materici i corpi evocano l’ambiguità della donna nei suoi silenzi. La ricerca di Vittorio, con tutte le implicazioni filosofiche, è concentrata sulla forza e la bellezza femminile portatrice di emozioni, sentimenti e maternità. Vittorio Contrada: espressionista contemporaneo Linee curve di colore per un linguaggio che trova radice nell’Espressionismo dei primi anni del ‘900. Vittorio, autodidatta e appassionato di pittura, risente l’ influenza di Gauguin e Van Gogh per poi ritagliarsi un proprio stile, riconoscibile con un colpo d’occhio. Le opere in mostra intendono far riflettere sulla condizione dell’ uomo contemporaneo costretto sempre più all’isolamento. Chiari richiami al primitivismo intendono far riflettere sulla vera dimensione dell’ essere umano e della società. Un invito, quello di Vittorio, ad “andare oltre”…

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Eventi/Mostre/Convegni

VitignoItalia, un percorso sensoriale alla scoperta dei vini italiani

È stata inaugurata ieri la XIII edizione di VitignoItalia, il Salone dei Vini e dei Territori Vitivinicoli Italiani che si terrà fino a martedì 23 maggio nei suggestivi spazi del Castel dell’Ovo, con un programma ricco di eventi. Oltre 200 aziende provenienti da tutta Italia sono giunte a Napoli per proporre le loro etichette in degustazione ai visitatori, in un percorso sensoriale alla scoperta dei migliori vini presenti sul territorio. Noi di Eroica ne abbiamo provati alcuni, andando in giro per gli stand con il nostro calice (fornito all’ingresso ad ogni ospite), lasciandoci trasportare dai profumi, dai colori e dai sapori che maggiormente hanno catturato la nostra attenzione. Dalla Sicilia al Piemonte Per cominciare, abbiamo scelto un Mofete Etna Rosato DOC del 2016, cantina siciliana Palmento Costanzo, dal profumo floreale con erbe e violette, lievemente fruttato e fresco in bocca. Molto particolare anche la bottiglia del Bianco di Sei, impreziosita da pietra vulcanica sull’etichetta. Come seconda tappa ci siamo diretti nella sala B, dove si trova lo stand del Consorzio Tutela Vini d’Irpinia, in cui è possibile degustare diverse varietà di Greco di Tufo e di Aglianico. La bottiglia scelta da noi è un Greco di Tufo Irpinia DOCG della Cantina Calafé, annata 2009, con un profumo fruttato di albicocca, pesca e pera, morbido ed elegante. Proseguendo nella sala successiva, ci siamo spostati a nord, in Trentino Alto Adige, per assaggiare un Pinot Bianco 2016 della Cantina Andriano, caratteristico per il suo colore giallo verdolino e i sentori di pera e mela, con un gusto dalla lunga persistenza. Per concludere in bellezza, ci siamo orientati su un Barbera d’Asti DOCG Emozioni rosso, della Tenuta Tenaglia in Piemonte, un vino invecchiato che regala all’olfatto sentori di frutta rossa con note di vaniglia e si presenta avvolgente in bocca, con un finale di prugna. Si abbina perfettamente ad arrosti, brasati e formaggi. VitignoItalia, non solo vino: degustazioni di formaggi e prodotti caseari Da non perdere la degustazione di formaggi della società cooperativa agricola irpina Milk Coop, con sede a Castel del Lago Venticano (AV). A suscitare la nostra curiosità è stata la folla di persone presso il settore S1 del livello superiore, che nasconde lo stand dei formaggi fatti assaggiare da Gianluca De Pascale, un grafico amante dei prodotti genuini di alta qualità e collaboratore della cooperativa. La degustazione inizia con uno scamosciato a pasta tenera dal sapore delicato, stagionato da 1 a 3 mesi, per poi passare ad un ottimo scamosciato al tartufo nero di Bagnoli Irpino, stagionato da 3 a 7 mesi. Seguono lo scamosciato alle noci, al pepe e al peperoncino, tutti e tre a pasta tenera, con una stagionatura massima di 7 mesi, per concludere con uno stagionato (10-15 mesi) ai fiori di montagna, finemente aromatizzato da fiori di cardo, sulla, origano e trifoglio dell’altopiano Laceno. Nella sala I, invece, consigliamo di far tappa da Sogni di Latte, selezionatori di prodotti caseari sparsi su tutto il territorio nazionale, con sedi al Vomero e in Via Cavallerizza. Ottime le due varietà di ricotta, con panna e con latte […]

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Napoli & Dintorni

Paola De Rosa: metafisica del contemporaneo a Castel dell’Ovo

Il 12 Aprile, nella splendida cornice del Castel dell’Ovo, è stata inaugurata la mostra d’arte contemporanea dal titolo “Vie Crucis”, dell’architetto Paola De Rosa. Mostra che sarà aperta al pubblico fino al 25 Aprile, ed è stata realizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli. La personale è stata allestita nelle Sale delle Terrazze dove le bianche pareti hanno assunto colore con le geometrie meta–surrealiste dell’artista Paola De Rosa. Il progetto espositivo esprime ciò che esiste oltre l’apparenza sensibile della realtà empirica. La prospettiva dei lavori presenti in sala è costruita secondo molteplici punti di fuga incongruenti tra loro, l’occhio del fruitore dell’opera è costretto a ricercare l’ordine di disposizione delle immagini. Superfetazioni architettoniche riempono lo spazio vuoto di personaggi. Paola De Rosa: meta-surrealismo ridotto all’osso Paola De Rosa, architetto vinto dalla pittura, ci ha concesso una breve intervista. Una riflessione sulla mostra. La mostra è una doppia raccolta di lavori dal medesimo titolo. La prima datata 2012, la seconda del 2015. Da pittrice prima e da architetto dopo ho subito anche il fascino dell’arte antica. Da giovanissima ho metabolizzato la pittura di Giotto, Masaccio, Piero della Francesca. Si può notare un chiaro riferimento alle “Carceri d’Invenzione di Giambattista Piranesi” incise tra il 1745 e il 1760. Ho fatto una indigestione di tutto il ‘ 900: Balla, Boccioni, Soutine, Ensor, Bacon per approdare, infine, ad un mio stile. Nelle tue opere non ci sono personaggi. Geometrie immateriali e carni al sangue sono protagoniste. Perchè? La carne come simbolo è un chiaro riferimento alla passione di Cristo. Della figura umana resta solo il lacerto e la carne sanguinante dell’agnello di Dio. La scelta della carne come soggetto principale dei miei lavori trova una risposta poco artistica. Mi piace la carne. Ho un ottimo macellaio. La carne diventa segno e simbolo, con forme ben delineate, seppur opportunamente deformate per accentuare la loro bellezza. La gamma cromatica è ridotta all’osso e le singole Stazioni più drammatiche diventano frammenti di nature morte. Il titolo della mostra è molto forte. C’è un messaggio cristiano che vuoi lanciare? Ho scelto un titolo che nasce da una ricerca artistico- teologica. Il messaggio è soggetto ad interpretazioni, ma prima bisogna passare per tutte le Stazioni della mia Via Crucis. Vie Crucis è visitabile a Napoli – Castel dell’Ovo, Sala delle Terrazze dal 12 al 25 aprile 2017. Orari: dal lunedì al venerdì (14-19); sabato (10-19); domenica e festivi (10-14) Ingresso: libero.

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Napoli & Dintorni

Spatula Strokes di Conny Liotti al Castel dell’Ovo

Il 25 Febbraio, nella splendida cornice del Castel dell’ Ovo, è stata inaugurata la mostra d’ arte contemporanea dal titolo Spatula Strokes a cura di Marta Di Meglio che sarà possibile visitare fino al 5 marzo. La personale è realizzata in collaborazione con l’ Assessorato alla Cultura e Turismo di Napoli. Spatula Strokes è un progetto itinerante, che porterà la produzione artistica di Conny Liotti in giro per l’ Italia e non solo. Marta Di Meglio ha curato l’ allestimento nelle Sale delle Terrazze di Castel dell’ Ovo, dove le bianche pareti hanno assunto colore grazie ai lavori della giovane artista. Le opere di Conny sono un manifesto della sua personalità “rock”: il carattere forte della Liotti ha trovato materializzazione nei suoi lavori, colore su colore a colpi di spatola. Una pittura d’ azione, quella di Conny: la tela è un ‘ arena all’ interno della quale venire a patti con l’ atto creativo. L’ artista “agisce “ come in un rituale estatico ed il dipinto diviene la manifestazione fisica del processo creativo. Spatula Strokes: la pittura a colpi di rock di Conny Liotti Abbiamo intervistato l’ estroversa artista Conny Liotti. Qual è l’ idea che è alla base di questo progetto? L’idea è di portare in giro per l’ Italia e per l’ Europa le mie opere; un progetto itinerante. Ho esposto già a Roma in una location esclusiva e presto le mie opere viaggeranno prima verso Madrid e poi per Berlino. La tua produzione artistica ha subito qualche tipo d’ influenza? La mia produzione, volutamente, non ha subito alcun tipo d’ influenza. Ho evitato che ciò accadesse affinché il mio lavoro fosse autentico e simile solo a se stesso. Qual è la tecnica usata per la realizzazione delle tue opere? La tecnica è molto istintiva. Per dipingere uso le mani e le spatole. Ho necessità del contatto con i colori, e la tela è il mio campo di battaglia dove combatto con il mio dolore. La tela, quindi, è la destinataria del tuo sfogo emozionale? Si, d’impulso mi libero di una tensione accumulata e riesco ad esprimere tutto il mio malessere. C’ è della riflessione nei tuoi lavori astratti? Il mio fare su carta o su tela ha un valore meditativo a tratti terapeutico. La tela è la mia cura, dove ritrovo la mia spiritualità e anche me stessa. Grazie, Conny Liotti!

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Napoli & Dintorni

Lello Bavenni: Resistenza ad oltranza

Nella suggestiva Sala delle Carceri del Castel dell’ Ovo si svolgerà fino al 26 Febbraio la mostra di Lello Bavenni, dal titolo “Resistenza ad oltranza.” Il titolo della mostra è un manifesto del percorso creativo e di vita di Lello Bavenni. Lello è figlio del suo secolo, il’900. Sul piano artistico sente l’influenza del movimento d’Avanguardia. La produzione artistica, presente in sala, è perfettamente in linea con il movimento che pone gli artisti “avanti” rispetto ai contemporanei. Da buon neo-avanguardista incarna il fenomeno e produce lavori che sono il frutto di tecnica mista tra scienza e applicazioni tecnologiche. Lello Bavenni: Resistenza Bavenni, uomo canuto e dallo sguardo intenso, ci ha concesso una breve intervista. Quando nasce l’idea di questa mostra? Qualche tempo fa sono ritornato su un vecchio progetto a specchi. Le tele con delle giustapposizioni coloristiche, realizzate anche con dei moderni dispositivi di creazione digitale che una volta riflesse su specchi consentono al fruitore di ammirare un gioco di immagini in uno spazio bidimensionale dal risultato bizzarro. Le luci della sala fanno, poi, il resto. Quali sono state le influenze artistiche del passato? Sicuramente l’arte d’ Avanguardia, pur essendo nato e cresciuto in una casa dove alle pareti erano presenti solo pittori dell”800 napoletano. La mia, forse, è stata una reazione al passato e ho seguito l’istinto. Ho subito da giovane il fascino di Paul Klee e di tutta quella corrente artistica. Ho metabolizzato la produzione di quegli anni ed ho elaborato, infine, un mio stile. Oggi, dopo circa quarant’anni di attività, mi è semplice sintetizzare quelle nozioni e portare in sala una mostra all’“Avanguardia.” Perchè intitolare un’esposizione “Resistenza ad oltranza?” In considerazione del fatto che abbiamo parlato anche dei movimenti d’Avanguardia, volevo recuperare dal linguaggio militare il termine “ Resistenza”, la sua etimologia richiama subito alla memoria l’azione contrastante il nemico o quanto meno un piano difensivo. Ho combattuto nella mia vita per affermarmi nel contesto artistico. Il messaggio concettuale che si vuol lanciare con questa mostra? Quando la vita colpisce duramente, impara a resistere ad oltranza!  

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Attualità

The Tangle of Existence: tra femminismo e Elena Ferrante

Ginny Sykes prima di essere un’artista eclettica, affascinante e vivace è una donna che si rivolge ad altre donne. The Tangle of Existence è un’analisi, attenta, della storia della donna, dalle divinità femminili alle donne della storia, immergendola nel mondo dell’arte contemporanea. La mostra, che è stata inaugurata al Castel dell’Ovo dall’artista e dalla Dott.ssa Daniela Ricci, che cura il progetto, presenta circa quaranta lavori tra acrilici, disegni, collage e installazioni audio-visive. In questi emergono, grazie anche ai loro colori ricchi e abbondanti, un’autocoscienza finalizzata al superamento di ruoli subalterni. Da sempre innamorata dell’Italia è però a Napoli che la Sykes è fortemente legata, anche grazie alla sua passione per le pagine di Elena Ferrante. Un vero e proprio dialogo tra le due poesie, scritte e visive, che trova la sua origine negli studi alla Villa dei Misteri a Pompei, dove l’artista ha trovato il suo primo punto di riferimento. «Così come Elena Ferrante racconta, poeticamente, una Napoli dai quartieri in disordine e dai muri scrostrati, così Ginny riporta la stessa forza nelle sue opere», suggerisce la stessa Daniela Ricci presentando l’artista all’inaugurazione. The Tangle of Existence mostra i forti sentimenti delle donne Ci si accorge subito della potenza delle sue emozioni e di quanto ogni tavola sia ricca del profondo femminismo che spinge l’artista a muoversi sempre più tenacemente verso le donne. Usando il corpo, la natura, la politica, il potere, l’artista mostra ai visitatori le sfumature d’essere donna, cercando quel riscatto morale in una società fortemente patriarcale. «I sentimenti di ogni donna sono come un tornado che arriva sempre più in profondità», sono le parole che Ginny Sykes ripete più volte nel corso dell’evento. Colori ricchi, pennellate abbondanti, l’artista, influenzata dall’arte espressionista, dipinge su grosse tavole di plastica messe sul pavimento dove, una volta asciugato il colore, viene “scelto” quello che poi finirà su tela. «Il collage è una tecnica che ho scoperto in una delle mie ultime mostre, per errore. Concettualmente, il collage porta l’interesse anche sui margini della tela. È tutto importante, anche i bordi». The Tangle of Existence (Il Groviglio dell’Esistenza) vuole condurre verso una riflessione sulle nostre radici, memorie, tracce e sentimenti, conducendo il visitatore in un percorso emotivo che non desidera altro che lasciar riflettere sui ruoli assunti dalla donna, spesso di subordinazione. Perché proprio al Castel dell’Ovo? Il mito di Partenope racconta che la sirena s’accasciò proprio sulle rive adiacenti il castello, dando vita alla città di cui la Skyes è “profondamente innamorata”. Per un’artista così fortemente legata alla figura e alla storia della donna non poteva essere scelto luogo migliore di questo. La mostra è visitabile fino al 28 settembre dalle 10:30 alle 13:30 e dalle 15:30 alle 19:00. La domenica e giorni feriali dalle 10:00 alle 14:00.

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Attualità

Paolo Valerio e le immagini del suo animo

Fino al 10 agosto 2016 presso il Salone delle Carceri di Castel dell’Ovo saranno esposte le opere di Paolo Valerio nella mostra Gender roles, gender gages and surroundings a cura di Raffaele Loffredo. Lo spazio allestito induce il fruitore a percorrere la sala con molta attenzione. Grovigli di corde, legni, blocchi, resti di reti, giochi da spiaggia, bambole, cavi, boe, tubi, sacchi, sono solo parti decontestualizzate di un intero e complesso lavoro che ha interessato le ore di ricerca di Paolo Valerio sulle spiagge della costa propsiciente a Lucrino. Le opere portate in mostra da Paolo Valerio sono circuiti da cortocircuitare, gabbie dalle quali evadere, reti dalle quali è importante imparare a liberarsi. “Il mare mi permette di rimanere con i miei pensieri, forse è per questo che è lì che ho maggiore contatto con la mia parte creativa risvegliata tempo fa.” Non sono presenti solo pezzi ritrovati oppure, usando le parole di qualcuno, non sono scarti. Lo stesso artista ha spiegato come la sua visione su quei materiali va ben oltre l’esclusiva classificazione di rifiuto. Molti sono gli artisti che lavorano con le operazioni definite ready-made nell’arte, ma Paolo Valerio ha ricercato le sue opere esclusivamente a contatto con il mare. “Ho un legame profondo con lui, mi ritrovo ad essere suo alleato. Ritrovando questi oggetti, vedo il lavoro della natura nel tempo, come uno scalpellino che trova la forma nella pietra che colpisce”. Paolo Valerio ha iniziato quasi come a voler collezionare ciò che ritrovava, non aveva ancora ben inteso che un giorno, come lui stesso dice, un  fulmine l’avrebbe sbloccato, restituendogli la creatività sopita. “Not easy but possible, easy but not possible, fili spezzati nodi insolubili”, “Il sostenibile peso dell’amicizia e dintorni”, “Gender cages…ovvero mondo convenienza la nostra forza è il sesso”, “Rebel heart”, sono solo alcuni dei titoli delle trentotto opere portate in mostra dopo quasi tre anni di ricerca e lavoro ed è evidente come rappresentino descrizioni di momenti personali dell’artista. “È difficile spiegare come le metafore che sono nel Salone delle Carceri di Castel dell’Ovo rappresentano pezzi del mio io. Riesco a ad esprimermi attraverso le mie opere con le quali racconto parti di me.” Osservando le opere in mostra si ci accorge che sono estremamente legate ai pensieri dell’artista su ciò che lo circonda. Maglie fitte che s’intrecciano inglobano sempre nuova materia, i fili che le compongono fanno ripercorrere le connessioni neurali che legano l’artista alla dimensione temporale alla quale apparteniamo. Paolo Valerio è dapprima professore Ordinario di Psicologia Clinica alla Facoltà di Medicina di Napoli ed è da sempre interessato agli studi di genere, mondo rappresentato anche nelle sue opere, quella materia scartata e posta ai margini dalla società che l’ha rigettata, ma che con la sua opera riacquista la propria dignità. “Sulla base della mia esperienza ho appreso che siamo tutti costretti a vivere nell’incessante flusso delle incertezze che diventano illusorie certezze nell’incertezza perenne della vita.”

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Attualità

Città Sublimate da Vilma Maiocco

A Castel dell’Ovo fino al 26 gennaio è esposto Città Sublimate, progetto di Vilma Maiocco a cura di Roberta Adolfo. Sono in mostra 46 opere della pittrice romana che con oli e smalti su tela, carta e tavola raccontano con suggestione i deliranti e congestionati spazi antropizzati. Le opere presentate come Città Sublimate fanno parte di un bagaglio artistico formato dal 2011 al 2015.  Solo le sale delle terrazze del castello riescono a scindere il legame tra i dipinti. L’intero lavoro è da considerarsi un’opera unica, non solo quindi la visione definita dai passaggi, dai mutamenti e dalle riflessioni dell’artista che ne hanno definito la cosiddetta maturazione. È facile osservare Città Sublimate legandoci agli archetipi, alle icone che aiutano nel riconoscere uno spazio metropolitano o cittadino, più difficile risulta distaccarsi dagli abachi che nella nostra mente si formano ogni qual volta sentiamo la parola città.  Osservare le opere di Vilma Maiocco, con uno sguardo che supera la tridimensionalità dello spazio a noi consono, porta ad un’esperienza conoscitiva che va ben oltre la sola visione e riconoscibilità, bensì si riesce a ritrovare la dimensione affettiva degli spazi che ci apprestiamo ad attraversare nel nostro tempo. L’artista che ha lavorato molto sulla composizione dapprima, per una decomposizione poi, è approdata ad una terza fase di ricomposizione. Roberta Adolfo, curatrice del progetto, ha spiegato l’attività dell’artista come un unico momento durato una manciata di anni, per rendere le città sublimate letteralmente. La mostra, quasi a voler preparare il visitatore, inizia con le opere molto definite, nelle quali ancora vi è facilità nel distinguere i limiti delle città, che risultano chiare e ben contornate, soprattutto nelle prime opere come “La città dentro” e “Ritmi. Pensieri in movimento”, entrambe del 2011. I passaggi di ricerca, fondamentali per giungere alle ultime tavole delle Città Sublimate, un percorso artistico per nulla concluso, sono legati alle deliranti immagini delle metropoli costruite su se stesse, che richiamano molto i concetti di Rem Koolas racchiusi nel suo Delirious New York. In “Metropolis” del 2013, come in “Capriccio” dello stesso anno, è riconoscibile la mano dell’individuo, il costruttore, in quanto artefice dello spazio che gli appartiene. Le sfumature, i cambi di supporto, l’assunzione di toni freddi e smorti, a volte poco brillanti, racchiudono forse la volontà di congelare il periodo, quasi a voler fermare il processo che è in corsa. Nelle opere che precedono il 2015, si nota come le città vogliono prevalere sulla mera forma. Da “Costruzioni irrisolte” attraversando “Fragile trasparenza” e passando per “Suggestioni” durante il 2014, s’intravede la possibilità di sfuggire alla gabbia delle irriverenti icone delle città: l’abitato, le parti che appartengono al suo intorno ed i suoi limiti. Si procede per una rottura della spazialità che coinvolge a pieno l’osservatore. L’artista ha lavorato sia con il movimento lineare che con le variazioni cromatiche per riuscire a rompere con la staticità, rilegata alla bidimensionalità del quadro visivo. Tale rapporto con la dinamicità è proprio riconoscibile nelle opere del 2015, le reali Città Sublimate. Nei lavori che danno il titolo alla mostra, le immagini divengono eteree, intangibili, leggere, […]

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Eventi/Mostre/Convegni

“Le anime colorate di Pasquale Di Maria” al Castel dell’Ovo

Pasquale Di Maria – nato il 7 novembre 1957 e deceduto il 24 marzo 2014 – è stato un imprenditore calvizzanese operante nel settore delle costruzioni stradali ed edili. Forse in pochi erano a conoscenza della sua numerosa produzione artistica nel campo della pittura (conta circa 140 opere), prima che l’esposizione antologica dei suoi dipinti – che si inaugurerà nella Sala delle Carceri di Castel dell’Ovo sabato 28 febbraio alle ore 17:00 e resterà aperta fino a domenica 8 marzo 2015 – non venisse organizzata dalla “Associazione Napoli Nordovest” ed allestita, per concessione dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, nel suggestivo spazio cavato nel cuore di tufo di Megaride, grazie anche alla cura ed alla partecipazione sia della famiglia del professionista e pittore, sia degli amici che con lui hanno condiviso le iniziative artistiche. Egli, infatti, utilizzava i ritagli di tempo libero per coltivare la sua grande passione nel dipingere quadri, soprattutto nel corso degli ultimi 15 anni della sua vita. Una vita vissuta all’insegna di un forte desiderio di libertà, conoscenza, aperto confronto con il prossimo ed il Mondo intero, che gli hanno permesso una crescita interiore volta ad una spiccata sensibilità artistica anziché alle pretese del piccolo Io. Così l’artista ha iniziato a trasportare su tela tutto ciò che istintivamente veniva fuori su notes, tovaglioli, fogli e ritagli, e quello che inizialmente era solo un tentativo, una scommessa con se stesso, è divenuto il modo di esprimere una realtà che diventava sempre più colorata e completamente avulsa e distante dalla quotidianità legata alla routine della conduzione dell’impresa edile familiare. Dunque, i colori sono la “vera opera” di Pasquale Di Maria. Colori stesi con il pennello, spruzzati, colati, spatolati, ai quali si ispira il titolo della mostra: “Le anime colorate di Pasquale Di Maria”. Una mostra che, a nostro avviso, varrebbe la pena di essere ammirata. Mostra a Castel dell’Ovo: “Le anime colorate di Pasquale Di Maria”

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Eventi/Mostre/Convegni

Bracali ed il suo abbraccio alla Terra

L’ONU ha dichiarato il 2015 come anno della luce e delle tecnologie basate su di essa. Castel dell’Ovo presso la sala delle carceri dal 10 gennaio al 7 febbraio 2015 ospita la mostra “2015 anno della Luce” del fotografo, regista ed esploratore Luca Bracali. La mostra del Bracali presenta un percorso visivo che abbraccia i quattro elementi: acqua, fuoco, aria e terra. Venti fotografie che racchiudono il lavoro di anni, selezionate anche da un suo precedente progetto che ha per nome “A Tribute to Planet Earth”. Ci si accorge da subito che Luca Bracali riesce a far assumere al fruitore delle sue immagini, la posizione del fotografo, da intendere non solo fisicamente, ma riuscendo a far capire la visione della realtà che lo ha compreso. “C’è una foto che ho portato qui a Napoli, quella che mi ritrae a 3650 metri di altezza ad Uyuni, nel più grande salare del mondo che si trova in Bolivia, lo scatto mi rappresenta in un vero e proprio abbraccio alla terra”. Il Globo è la sua casa, sembra quasi gli stia stretto, lo si intuisce dalle fotografie delle sue aurore boreali, oltre la terra, verso il cielo. “Fotografo aurore dal 1999, prima in analogico per poi passare al digitale, oggi con la mia fuji xt1, mi piace la sua potenzialità, nata per la street fotography, riesce a darmi forte nitidezza e poi il suo sensore emula al meglio quella che è l’emulsionatura della pellicola, restituendo una gamma di colori che concede alle mie immagini forte espressività”. Grazie a Viviana Rasulo, curatrice della mostra, Luca Bracali si trova in una location unica nel suo genere qual è Castel dell’Ovo, a Napoli per conoscenza ma soprattutto perché ha gran voglia di far apprezzare le immagini della Terra che tanto ama. “Il nostro pianeta possiede una struggente bellezza, quando fotografo le sue eccellenze voglio restituire il legame spirituale che con lei abbiamo. Mi piace isolarmi con la natura e sentirmi parte di essa”. Il lavoro lo coinvolge a pieno, quasi da esploratore, basti pensare che a breve partirà per la Birmania. “Sembra non accusi la stanchezza dei piccoli spostamenti” dice Chiara Reale che si occupa del coordinamento tecnico-scientifico. Osservando il lavoro di allestimento si capisce come con scelta oculata sia stato fatto il percorso di editing. “Il mio archivio è costituito da più di cinquecentomila scatti, selezionarne venti non è cosa semplice, sono legato ad ogni mia foto, in ognuna c’è una storia diversa e trovo difficoltà a discernere quale sia migliore di un’altra. Penso di essere legato particolarmente ad una foto che non è qui in mostra, cinque ore al gelo per fotografare le effusioni di un piccolo orso polare e la sua mamma, rischiando anche di rimanere con dita e naso congelati ”. Entrando nel percorso visivo studiato da Luca Bracali, s’intuisce la difficoltà di affrontare un habitat rispetto ad un altro, soprattutto nelle immagini che ritraggono il freddo polare. “Le isole Lofoten, in Norvegia, sono il posto che prediligo, le fotografie che ritengo […]

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