Artika: nasce il polo virtuale per lo streaming delle arti

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Artika: in arrivo un polo per lo streaming degli spettacoli dal vivo

Si calcola che ad oggi la pandemia di Coronavirus sia costata svariati miliardi di euro di perdite per il mondo dell’arte. Cinema, teatri, luoghi di fruizione di performance sono chiusi dal primo decreto emanato tra il 10 e l’11 marzo. In verità, molti spettacoli erano già stati rimandati nelle settimane immediatamente prima il conclamarsi dell’emergenza: compagnie teatrali ed attori erano spesso impossibilitati a raggiungere teatri spesso posti in angoli lontani d’Italia e d’Europa. Facile immaginare quali tempi difficili corrano per gli attori, le compagnie teatrali ma anche gestori di teatri, produttori… una intera “filiera produttiva” artistica messa letteralmente in ginocchio

In questo clima di incertezza si vuole “imporre” – in senso assolutamente positivo, s’intende – Artika: il polo virtuale per lo streaming delle arti.

Già dallo scorso settembre 2019 l’agenzia Invitalia approva il progetto Artika, per il godimento e la divulgazione dell’arte e dello spettacolo dal vivo.

Una intuizione che si rivela quanto mai fortuita in questo momento: l’esigenza di recuperare un momento “corale” come la fruizione di performance artistiche in un momento difficile, drammatico come la pandemia di Coronavirus è molto forte.

Per capirci qualcosa di più, abbiamo intervistato uno dei fondatori di Artika.

Intervista ad Antonio Gargiulo, tra i fondatori di Artika

Ciao! Per il pubblico di Eroica Fenice, ti chiediamo di presentarti in tre righe

Napoletano di nascita e virtù, il mio è un percorso articolato. Laurea in Legge (errori di gioventù!) e diploma di Mimo Lirico Concertistico, Master in Gestione di Impresa e insieme fondazione di gruppi teatrali, Festival internazionali e riviste di settore. Sempre a conciliare Arte e sostenibilità.

Parliamo adesso del progetto Artika. Inizialmente, fu pensato per le persone che – per svariati problemi logistici – non potevano usufruire di un vero e proprio “posto in poltrona” a teatro… Come è nato e come è stato finanziato?

Artika, come idea, nasce nel 2013. Erano tempi in cui si cominciava a bisbigliare di questo nuovo player, “Netflix”, che sarebbe di lì a poco arrivato anche in Italia. E nasce per rispondere a due diverse esigenze che nel corso delle mie attività ho sentito emergere. Quella, cioè, di rendere Arte e Spettacolo dal vivo veramente sostenibili e solidi per tutti i protagonisti del settore e quella di accompagnare, arrivando a “scovare” gli spettatori che negli anni, per ragioni logistiche o anche economiche, erano stati dimenticati.

Approfondito il caso studio di Netflix, ecco che ho formulato la proposta: una WebTv delle Arti che fungesse come ideale prolungamento della tenuta degli spettacoli, sempre più ridotta come numero di date e piazze raggiunte. In questo modo non soltanto si genera ulteriore indotto per le compagnie e le produzioni, che quindi possono godere di ulteriore sostegno alle loro attività, ma permette a chiunque di poter fruire della vivacissima produzione culturale oltre, ovviamente, che sfruttarla per fini didattici e di studio. Ho cercato per un paio di anni il partner tecnologico adatto e l’ho trovato in Stefano Cavaliero, mio vecchio e caro amico, e assieme abbiamo sottoposto il progetto come soci all’Agenzia Invitalia del Ministero dello Sviluppo Economico. Era il luglio 2019. A metà settembre ecco la sorpresa! La lettera che certifica l’approvazione piena del progetto da parte di Invitalia. L’iniziativa avrebbe dovuto vedere la luce nel prossimo settembre e in circostanze ben diverse da quelle che viviamo. Ma ora ancor più di prima siamo persuasi della bontà e utilità sociale del progetto e confidiamo possa essere un punto di riferimento per il mondo dell’Arte e dello Spettacolo.

Artika, quindi, dovrebbe essere la piattaforma che raccoglie “le arti” per permetterne la fruizione in streaming. Facciamo finta che io sia una regista con uno spettacolo teatrale, oppure un corto, ed abbia la voglia di metterlo su Artika. Come si fa?

Ci siamo immaginati una procedura snella e intuitiva. Il titolare del contenuto si registra gratuitamente alla piattaforma e dal suo account ha modo di caricare il filmato con una descrizione e dei tag che facilitino l’inserimento nelle varie categorie previste. Terminato il caricamento, il gioco è fatto! Può invitare chi vuole a visionare il suo filmato, monitorare dal suo account quante volte il suo filmato è stato visto e, con cadenza pre concordata, richiedere l’acconto dei proventi generati.

“Non chiamatela Netflix delle arti”: sarebbe bello in realtà che la popolazione percepisse Artika come uno strumento amico, come fa con Netflix

Concordo ed è quello che ci auguriamo. Il nostro è un invito a pensare Artika come una modalità di fruizione dello spettacolo integrata nel sistema dello Spettacolo dal Vivo che “dal vivo” deve restare. L’esperienza live non può essere sostituita. Può essere, però, rafforzata, potenziata dalla possibilità di raggiungere spettacoli di repertorio, spettacoli difficili da raggiungere fisicamente nelle loro tournée. D’altronde gli artisti sono sempre stati pionieri nell’utilizzo e sviluppo delle nuove proposte che la tecnologia man mano ha proposto. Sono fiducioso che presto Artika sarà il Polo delle Arti, amica degli artisti e di coloro che amano e vivono per e di Arte.

Come prevedi sarà il futuro prossimo del teatro e di quelle forme di arte “partecipative”, che prevedono la fruizione in loco?

C’è un unico modo per indovinare le previsioni per il futuro. È contribuire a crearlo, quel futuro, costruirlo, magari, assieme. Come tutto – e forse anche più fortemente – il Teatro e le performances dal vivo sono in sofferenza. Occorre una capacità di reinventarsi, di ripensare schemi che già prima dell’emergenza legata al COVID-19 risultavano inefficienti e obsoleti, magari guardare al passato per compiere passi più fiduciosi verso il futuro.   

Una traccia  fondamentale di tutto il Teatro moderno ce lo ha dato l’esperienza dei Comici dell’Arte che già nel ‘500, orgoglio italiano, cominciarono a riunirsi in compagnie che fungevano anche da produzione, in qualche modo. Da quella fantastica epopea è scaturito tutto il Teatro che conosciamo e amiamo. E ora la nuova frontiera è il digitale. Meglio: il pubblico in digitale. Va considerato, raggiunto, ammaliato, sedotto nuovamente, costantemente. Se si riesce a rinnovare e rinsaldare il legame imprescindibile tra pubblico e artista, vedo un futuro luminoso. Comunque vada c’è una cosa di cui sono convinto e mi viene naturale citare Eduardo: “Finché ci sarà un filo d’erba sulla Terra, ce ne sarà uno finto in palcoscenico”. Grazie.

A proposito di Nunzia Clemente

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