Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Napoli e Dintorni

L’arte di Carolina Ciuccio fatta a pezzi

Artista seducente, dotata di fantasia, maniera e humor, Carolina Ciuccio, nello suo Studio di Via Tribunali 334, racconta se stessa attraverso le sue opere. Inizia la sua carriera con il gruppo/progetto “afterfour” (2003-2007) e con il duo 2/4our e, tra il 2008 e il 2010, realizza a Napoli alcune opere “site specific”, ispirate alle condizioni sociali ed ambientali della città. Parallelamente all’ elaborazione di un lavoro condiviso con il gruppo, Carolina Ciuccio intraprende un’esperienza presso Dartington College of arts, ma ben presto si sente sola ed esclusa da quel contesto artistico in quanto straniera. Dalla solitudine nasce un progetto sull’alienazione della comunicazione virtuale. L’artista napoletana va in crisi, un’assenza d’ispirazione penetra nel profondo, creandole vuoti esistenziali. Poi inizia la risalita e la sua ricerca prende a spaziare dalla scultura alla fotografia, avendo come unico fine l’ indagine sulle qualità espressive della materia. Dal nero al bianco sotto forma di tasselli: Carolina Ciuccio Carolina, ormai libera dalle briglie e dai condizionamenti spesso pseudoculturali, entra in una fase estremamente produttiva, con una tendenza che si avvicina all’ “informale”; si sottrae alla geometria, al rigore e da ogni corrente che la faccia apparire e sentire in qualche modo dipendente da esse, donando alle sue composizioni una forza espressiva assolutamente personale, ma in linea con il pessimismo esistenziale. Ricopre i suoi lavori con stoffe orientali, la ricerca si sostanzia nella sublimazione degli oggetti usati, logori, avanzi di un’ esistenza in decomposizione. L’arte interviene in un secondo momento, quando i materiali da impiegare nell’opera risultano ormai solo una, inevitabilmente, nostalgica testimonianza del passato. La materia decomposta ritrova così, sotto forma di puzzle, prima nella mente di Carolina e poi nelle sue opere, una nuova vita ed una più nobile funzione. Un’ulteriore concezione dell’arte, fatta di tasselli tesi a rappresentare un mondo che agli occhi di Carolina e non solo, cade ormai a pezzi.

... continua la lettura
Napoli e Dintorni

Teresa De Sio: una Musa al MANN

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli sta alla Musa come la Musa sta a Pino Daniele. Equazione musicale con valore culturale e celebrativo per il nuovo progetto discografico di Teresa de Sio “Teresa canta Pino”, in uscita venerdì 13 Gennaio, presentato in anteprima nella splendida cornice del MANN. Il Museo è tra i più antichi e importanti del mondo per ricchezza e unicità di patrimonio archeologico. La scelta di questo luogo sacro alle muse non è stata casuale per ospitare una “folk-singer d’autore”: un’artista libera, indipendente, muscolare, poetica, classica ma innovatrice; irrinunciabilmente napoletana. Il genere musicale di Teresa De Sio, in chiave folk-rock, si fonde con quello proprio di Pino Daniele per dar voce ad alcuni suoi storici brani; un “atto vitale e devozionale”, il suo, per l’ amico ed il collega scomparso. Una ricerca delle radici, del passato,  e grazie a quest’ultimo, guarda al futuro. Un futuro fatto di “parole e musica”, ma soprattutto di napoletanità. Teresa De Sio in Teresa canta Pino “Teresa canta Pino” – prodotto artisticamente da Sasà Flauto – contiene 15 brani di Pino Daniele ed un brano inedito, O Jammone, ovvero Il Capo. Tra i brani popolari ricordiamo O Scarrafone, Bella ‘mbriana, Je so’ pazza, Lazzari felici, Serenata a fronn e limone, Quanno chiove, Notte che se ne va, Un angolo di cielo, Fatte ‘ na pizza, Alleria, Viento e l’ intramontabile Napule è. Al disco hanno preso parte anche Niccolò Fabi, voce del brano Un angelo di cielo, ed il coro dei ragazzi dell’Istituto Melissa Bassi di Scampia, protagonista di Napule è. È il primo progetto discografico al quale la CMC (Campania Music Commision) ha deciso di collaborare con lo scopo di valorizzare il territorio campano, rilanciare i suoi beni culturali attraverso la musica e le sue muse.

... continua la lettura