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Eroica Fenice

Notizie curiose

Luca Perri: la star degli astrofisici cavalca l’onda

Quando ormai quasi un anno fa feci un’intervista a un astrofisico, Luca Perri, in relazione a una missione di colonizzazione del Pianeta Rosso, in virtù della sua competenza e della sua chiarezza espositiva pensai, sinceramente, che questo giovane dottorando avesse un brillante futuro da grande scienziato. Nell’arco di quest’anno, leggendo di tanto in tanto i suoi post personali sul suo profilo FB, ho sinceramente pensato che questo giovane dottorando avesse un brillante futuro da comico. Devo dire che le mie intuizioni erano giuste. Qualche giorno fa, precisamente il 12 febbraio, il dott. Luca Perri, dottorando in Fisica ed Astrofisica presso l’Osservatorio Astronomico INAF di Brera e l’Università dell’Insubria di Como, pubblica uno dei suoi post sul profilo FB inerente alla recente scoperta delle onde gravitazionali. Inconfondibile il sarcasmo che lo caratterizza, la precisione e la chiarezza delle informazioni. Si tratta di un post provocatorio, suscitato in seguito a polemiche all’indomani della scoperta delle onde gravitazionali: alcuni contatti avevano sminuito l’importanza della scoperta, soffermandosi, piuttosto, su quanto potesse risultare utile investire denaro per la ricerca sulle onde gravitazionali. Inizialmente il post di Luca era privato, poi alcuni amici gli consigliano di renderlo pubblico; lui acconsente, chiude il cellulare e va al cinema. All’uscita dalla sala riaccende il cellulare e si ritrova 2500 like e 1500 condivisioni. Il post di Luca era diventato virale e aveva fatto il giro del web. Da allora Luca viene chiamato da canale 5, dalla Rai e addirittura dalla Tassoni, la casa di produzione della famosa cedrata, che, essendo stata menzionata nel post, vuole “ringraziarlo” con una fornitura omaggio di Tassoni. Il suo post, che vi invitiamo a leggere,  sottolinea con un tono un po’ polemico misto a  un sano e dovuto sarcasmo l’importanza che la scoperta delle onde gravitazionali ha sull’intera umanità. Luca Perri di nuovo per Eroica Nonostante sia preso da numerosissimi impegni, il dottor Luca Perri ha con estremo piacere risposto (di nuovo, come un anno fa) a un paio di domande per Eroica, il giornale che lo ha intervistato quando ancora non era famoso. Nella tua intervista per Rai Scienze hai parlato di interessi di divulgatore. Fin a che punto si spingono? Fino al punto di fondare – assieme all’amico matematico Aaron Gaio –  il gruppo Scienziati Squilibrati, per la creazione di laboratori, eventi e conferenze di carattere divulgativo. Con un tocco di follia. Entrambi da anni lavoravamo in diversi Festival per animare laboratori ideati da altri. Ad un certo punto abbiamo deciso di provare a creare un laboratorio tutto nostro, da presentare al Festival della Scienza di Genova. Su 125 è stato il più visitato. Da lì, con un po’ di incoscienza, sta nascendo il resto. Oltre a questo, da anni scrivo qualcosa qua e là, tengo conferenze per il pubblico, faccio da guida per l’Osservatorio di Brera (in cui lavoro) e tengo lezioni ai ragazzi. Infine, nel 2015, ho partecipato al concorso internazionale per giovani divulgatori FameLab, vincendo le nazionali e partecipando alle finali internazionali. Sei uno scienziato affermato e estremamente competente, hai delle […]

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Eventi/Mostre/Convegni

La notte nazionale del liceo classico 2016

La notte del liceo classico, evento che ha avuto un gran successo l’anno precedente, si ripete quest’anno il 15 gennaio dalle ore 18:00 alle 24:00. In questa occasione tutti i Licei Classici aderenti apriranno le porte per promuovere la cultura classica attraverso varie attività. La notte del liceo classico coinvolge anche molte scuole napoletane: vi aderiscono, infatti, il Liceo Classico Jacopo Sannazaro, il Liceo Classico Adolfo Pansini, il Liceo Classico Antonio Genovesi, il Liceo Scientifico e Classico Sbordone, e l’Istituto Nazareth. Numerose le attività che si svolgeranno nell’ambito della notte del liceo classico:  incontri, dibattiti, spettacoli, concerti, letture, drammatizzazioni, mostre fotografiche, proiezioni, interventi musicali. La notte nazionale del liceo classico presso l’Istituto Nazareth Particolarmente interessanti gli eventi organizzati dall’Istituto Nazareth, nota scuola paritaria del napoletano che ospita, oltre alle scuole primarie e secondarie di primo grado, anche i licei classico, scientifico e linguistico. In linea con il profilo educativo di cui l’Istituto Nazareth è promotore, basato sul modello della famiglia di Nazareth, la Coordinatrice delle attività didattiche, la prof.ssa Elisa Rotriquenz, con la collaborazione di tutti i docenti e in particolar modo dell’organizzatrice dell’evento, la prof.ssa Valentina Caruso, ha deciso di estendere la partecipazione alle attività della notte del liceo classico non solo gli alunni del liceo scientifico e linguistico ma anche gli studenti della scuola media.   La notte del liceo classico presso l’Istituto Nazareth inizierà alle 18:00 e terminerà alle 22:00, così da permettere la partecipazione di alunni e docenti all’open day che si terrà la mattina seguente, sabato 16 gennaio. Il pomeriggio e la sera del 15 gennaio saranno all’insegna delle più diverse attività. Innanzitutto è previsto l’intervento di due importanti autrici: dalle 18:30 alle 19:00 interverrà l’autrice Maura Messina con il suo libro “Diario di una chemionauta” alla cui presentazione seguirà un dibattito tra gli alunni; sarà, poi, presentato il volume della Dott.ssa Serena Cannavale (Seconda Università degli Studi di Napoli), “Civiltà del teatro e dello spettacolo nella Campania antica”, con interventi degli alunni del I classico su fonti letterarie ed archeologiche sul tema, e dibattito con gli studenti. Tra gli ospiti esterni vanno menzionati la Prof.ssa Alessandra Pagliano (Università “Federico II” di Napoli)  che terrà una lezione sull’anamorfosi, con dibattito con gli studenti e con la presentazione di un plastico dimostrativo realizzato dagli allievi (dalle 18:00 alle 18:30) e il Prof. Domenico Bianco che supervisionerà le Letture Vichiane, tenute dagli studenti dell’ultimo anno del liceo Classico (18:30 – 19:30). I ragazzi del biennio saranno impegnati, tra le altre cose, anche a fare da “professori” agli studenti delle medie; infatti vi sarà una lezione simulata tenuta dagli studenti dei primi anni liceali agli studenti delle medie sulle etimologie latine e greche, su termini utilizzati nei dialetti del sud Italia e su termini francesi e spagnoli; la presentazione sulla leggenda spagnola dell’acquedotto romano di Segovia, a cura degli alunni del secondo anno del liceo linguistico; e una lezione degli alunni di IV e V ginnasio sulla traduzione del greco agli alunni delle medie.       Saranno, inoltre, presentati e commentati […]

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Teatro

La Napoli Milionaria dei ragazzi del Leon Battista Alberti di Napoli

Napoli Milionaria, una nota commedia di Eduardo De Filippo, è un testo teatrale che risulta arduo e complesso anche alle più esperte compagnie teatrali. Quando, poi, a portarla in scena è il laboratorio teatrale di un liceo, il cui attore più grande non ha più di 19 anni, le aspettative, vittime di pregiudizi, si mantengono basse. Ancora una volta, per fortuna, dobbiamo ricrederci. Dobbiamo ricrederci perché non possiamo fare a meno di notare e lodare le molteplici capacità di questa nuova generazione troppo spesso bistrattata. Non possiamo fare a meno di ammirare la loro passione, la loro energia guidata dall’ancor più forte vigore dei professori che orientano e spingono i ragazzi ad emergere piuttosto che a ‘galleggiare’. La Napoli Milionaria del Laboratorio Teatrale Stabile del Liceo Scientifico Statale Leon Battista Alberti di Napoli è andata in scena venerdì 22 maggio presso il teatro Diana di Napoli. La rappresentazione, divisa in tre atti, come l’originale, intervallati da intermezzi musicali, ha presentato pochissime sbavature nonostante la giovanissima età degli interpreti. Il Leon Battista Alberti di Napoli rilegge Eduardo Il testo, rivisitato e ridotto dai ragazzi del Liceo Alberti di Napoli, ha tuttavia mantenuto la limpidezza originaria, non sacrificando nessun punto nodale e, soprattutto, riportando le battute originarie ogni qual volta esse risultassero necessarie alla finzione scenica e cariche di significato e pathos. Impeccabile l’interpretazione dei personaggi principali: una menzione speciale va ai due protagonisti, donna Amalia (Lucia Iaccarino) e Gennaro Jovine (Lorenzo Santera) che hanno saputo magistralmente riportare sulla scena il carattere e lo spirito dei personaggi edoardiani. Lo spettacolo ha catturato l’attenzione del non facile pubblico, fatto di docenti, genitori e compagni di classe, per ben due ore e mezza: un teatro pieno di adolescenti riuniti in un rigoroso silenzio, affascinati da una storia che forse non conoscevano e rapiti dall’indiscutibile bravura dei loro amici. Uno spettacolo sorprendente quello dei ragazzi del Leon Battista Alberti di Napoli   La scelta del tema non è stata casuale: in occasione del trentesimo anniversario della morte di Edoardo De Filippo, il 31 ottobre 2014, il laboratorio teatrale, gestito dalle professoresse Lucina Passerelli (che ha curato anche le scene, gli inserti coreografici e musicali) e Antonella Ricco (che si è occupata, invece di guidare l’interpretazione artistica dei rispettivi ruoli), registe dello spettacolo, ha scelto di portare in scena una delle più rappresentative e attuali commedie dell’artista napoletano, operando un lavoro non solo di riadattamento ma anche di riflessione su tematiche quotidiane, analizzando e cogliendo la profondità di ogni singola battuta. Uno spettacolo sorprendentemente piacevole che ha regalato soddisfazioni a compagni, genitori, docenti e anche a chi ha avuto la fortuna di conoscere questi ragazzi tra i corridoi di scuola. Il vero spettacolo è stata l’energia e la bellezza di cui ancora oggi i nostri giovani sono capaci. Una bellezza che ingiustamente e stupidamente viene loro negata. Giunge doveroso un ringraziamento a chi ha reso possibile tutto ciò e soprattutto ai ragazzi, con l’augurio che possano non perdere mai la spinta, la forza, la passione e la vitalità che […]

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Teatro

MNAI’S crew in “AROUND”. L’hip – hop al Bellini

Mnai’s crew, con il suo spettacolo di street dance, “Around”, arriva anche al Napoli. È, infatti, andato in scena ieri 24 aprile e replicherà stasera, 25 aprile, alle ore 21. Protagonista di questo suggestivo spettacolo di danza è una valigia che, smarrita, fa il giro del mondo, visitando le zone più diverse del pianeta. Come ogni giro del mondo che si rispetti, ci sono momenti e luoghi allegri e gioiosi e altri, invece, più cupi e dolorosi: si passa dal colorato Brasile del calcio alla fredda Russia, dall’affascinante Africa alla pericolosa foresta, da un’inquietante chiesa europea alla caotica Broadway. Lo spettatore prova ogni genere di emozioni: prevalgono senza dubbio le risate e il divertimento ma non mancano l’angoscia, l’inquietudine, la paura, la sofferenza. Il tutto espresso magistralmente con il linguaggio del corpo, arricchito dall’uso della tecnologia video digitale che, grazie proiezioni su quinte semimovibili, permette agli spettatori di seguire senza problemi l’itinerario della valigia dispersa. In pochissime occasioni è possibile ascoltare la voce dei ballerini e, la maggior parte delle volte, essa si esaurisce in suoni o singole parole che accompagnano le eccezionali coreografie. Metafora del viaggio della valigia è l’integrazione, la paura del diverso e l’apertura a nuove culture. Quale disciplina se non l’hip hop, che ha le proprie origini proprio nell’integrazione e nella multiculturalità, avrebbe potuto esprimere meglio questo concetto? E quale Crew, al di là dell’indiscutibile bravura dei singoli componenti, se non la Mnai’s Crew, così variegata sia dal punto di vista etnico che disciplinare, avrebbe meglio rappresentato la diversità e l’integrazione? La Mnai’s crew sperimenta nuove tecniche di comunicazione con l’integrazione di tutte le discipline dell’hip – hop (dal poppin’, al breakin’, al new style, discipline in cui i singoli componenti registrano un gran numero di vittorie in competizioni nazionali e internazionali) e l’inserimento di danza contemporanea e classica, grazie soprattutto all’apporto delle tre ballerine. La Mnai’s crew è, infatti composta da sette ballerini e tre ballerine. Carlos, che nello spettacolo segue la valigia in tutti i suoi spostamenti, è italiano originario del Congo ed esperto in new style e poppin’; Xu, cinese, pratica il new style contaminato dalle discipline orientali, Imad Bk, marocchino, specializzato in breakin’. Italiani invece sono Shorty, famosissimo e eccezionale ballerino di poppin’; Sly, che pratica il new style contaminato da influenze giamaicane; Kikko e Kyra, specializzati in breakin’. Non di inferiore fama le tre ballerine: Lidia Carew, italo nigeriana ballerina di modern contemporaneo, Bea, di formazione classica e Jessica Sala, ballerina di modern jazz che porta sul palco il voguing e il girly style. Un mix che trova la sua armonia grazie alla direzione artistica di Mirella Rosso, a cui sono da ricondurre anche le coreografie, che si uniscono con una naturalezza estrema con le coreografie hip – hop di Kris, Cristiano Buzzi, uno dei pilastri della scena italiana, e alla regia di Marco Silvestri. “Around” è una storia raccontata con il corpo, con la danza, con le immagini, con la musica, ricca di emozioni, ricca di spettacolo e di suggestioni. […]

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Attualità

Medicina alternativa. Nasce il primo ospedale

Medicina alternativa. A sentire questa espressione molti, troppi, ancora sorridono scettici. Eppure ormai è risaputo che l’abuso di medicinali porta gravi conseguenze; ma viviamo in una società in cui la medicina alternativa stenta ad affermarsi, ostacolata vuoi dal business delle case farmaceutiche con moventi politici annessi, vuoi dallo scetticismo delle persone.   Quante volte da bambini avremmo preferito la medicina alternativa al terribile antibiotico granuloso al gusto di fragola adagiato in quel minaccioso cucchiaino che insidiava, crudele, la nostra cavità orale? Ma oggi, finalmente, sembra che qualcosa in Italia si stia muovendo anche dall’alto. È infatti attivo il primo ospedale di medicina alternativa in Toscana. La Regione, nei mesi scorsi, ha stanziato 100.000 euro per questo scopo, scegliendo, come primo ospedale di medicina integrata, l’Ospedale Petruccioli di Pitigliano, in provincia di Grosseto. In questa struttura è possibile accompagnare la medicina tradizionale con terapie alternative: i pazienti, sia di corsia che di ambulatorio, possono scegliere se essere curati solo con terapie tradizionali, se servirsi della medicina alternativa o, ancora, se utilizzare entrambe in maniera complementare con lo scopo di un miglioramento delle condizioni di vita del paziente. Il tutto è regolato da una legge regionale (la legge n. 9 del 2007) che  sancisce «le modalità di esercizio delle medicine complementari da parte dei medici e odontoiatri, dei medici veterinari e dei farmacisti» e che «garantisce il principio della libertà di scelta terapeutica del paziente e la libertà di cura del medico», e «tutela l’esercizio delle medicine complementari». Le tecniche di medicina alternativa vigenti nella struttura sono l’agopuntura, l’omeopatia, la fitoterapia, che sono state riconosciute dalla comunità scientifica come medicine complementari e come parte integrante del Servizio sanitario regionale, e la medicina tradizionale cinese. Nell’ospedale Petruccioli è dal febbraio 2011 che il Centro di medicina integrata ha iniziato la sua attività sul territorio regionale. Negli ultimi mesi è in atto un processo di trasformazione con l’inserimento, all’interno della struttura, di assistenti ospedalieri esperti di medicina alternativa e con la creazione di uno staff di medici qualificati. Il riconoscimento ufficiale assume un’importanza particolare: come afferma il Presidente della Commissione Sanità del Consiglio, Fabio Roggiolani, «Finisce una guerra tra la medicina classica e le medicine complementari, che ha causato vittime solo tra i pazienti». La medicina alternativa nell’Ospedale Petruccioli viene impiegata per la cura di patologie croniche e diffuse in tutta la popolazione quali l’asma e l’insufficienza respiratoria, la psoriasi e le dermatiti allergiche, le malattie reumatiche croniche, la riabilitazione ortopedica e neurologica, le patologie gastrointestinali e per limitare gli effetti collaterali della chemioterapia e della radioterapia in oncologia e nella terapia del dolore cronico e nelle cure palliative. Tra gli scopi dell’ospedale non manca quello della sperimentazione che consiste nel verificare l’efficacia della medicina alternativa o della medicina complementare nel miglioramento della qualità della vita dei pazienti affetti dalle suddette malattie croniche. Qualsiasi cittadino, anche senza ricetta medica, può prenotare, tramite il sistema di prenotazione Cup (Centro Unico di Prenotazione), una visita presso l’ospedale. Un importantissimo passo avanti sulla strada del riconoscimento della validità della medicina alternativa in armonia e […]

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Attualità

Tortura. La Corte di Strasburgo condanna l’Italia

Tortura. Una parola che appare lontana nel tempo e nello spazio. Tortura. Nella mente affiorano immagini di strumenti disumani, visti magari durante una gita in qualche antico castello medievale. Tortura. Roba di altri tempi! Eppure la Corte di Strasburgo ha riscontrato una violazione da parte dello Stato italiano dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo («divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti ») e «di una legislazione penale inadeguata per quanto riguarda sanzioni contro gli atti di tortura e misure dissuasive che prevengano la loro reiterazione». Tortura. Pochissimi anni fa l’Italia si è macchiata di atti di tortura. L’irruzione da parte delle forze dell’ordine nella scuola Diaz, la notte del 21 luglio 2001 durante il G8 di Genova, è stata definita, a giusta ragione, tortura dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. La condanna ricade soprattutto su una “legislazione inadeguata”: in quella circostanza furono sì condannati 17 funzionari di polizia per le accuse di falso aggravato e calunnia ma i giudici hanno ritenuto non validi i verbali sull’irruzione. Il ricorso fu effettuato dall’allora sessantaduenne Arnaldo Cestaro, una delle vittime, picchiato più volte durante l’irruzione. La “spedizione punitiva” da parte della polizia fu mossa la notte del 21 luglio in seguito alla morte di Carlo Giuliani durante alcuni scontri in piazza Genova: il movente fu quello di cercare i responsabili degli scontri. Mentre i manifestanti dormivano nella scuola Diaz, in via Cesare Battisti, racconta Cestaro, si sentì un forte rumore che si pensò essere causato dall’arrivo dei black block. Invece si trattava della polizia che diede sfogo a tutta la sua violenza in una “spedizione punitiva” dovuta, probabilmente, dichiara Giuliano Giuliani, padre di Carlo, alle «pressioni dell’allora capo della polizia Gianni De Gennaro per fare recuperare credibilità alla polizia dopo la morte di Carlo». Furono ferite 82 persone, alcune delle quali finirono in prognosi riservata e arrestate 93. La violenza profusa da parte della polizia in quella circostanza fu davvero gratuita: i manifestanti non mossero alcuna resistenza e non reagirono in alcuna maniera. Ancora vive e forti, a distanza di quattordici anni, le testimonianze delle vittime che godono, oggi, di una mera consolazione. Manganelli e chi sa quali altre armi sono stati, all’alba del nuovo millennio, gli strumenti di tortura utilizzati dall’allora corpo della polizia in quella che è stata definita, dal vice questore Michelangelo Fournier “una macelleria messicana”. Altrettanto grave l’inadeguatezza legislativa dello Stato italiano che non resta sordo alla condanna. Si acuisce, date le circostanze, il dibattito sulla proposta, che risale ormai a due anni fa, di introdurre il reato di tortura nella nostra legislazione. Il Presidente della camera, Laura Boldrini, scrive in una nota: «Con l’introduzione del reato di tortura nel codice penale il Parlamento si avvia finalmente a colmare un vuoto che anche i giudici europei, oltre che tanti cittadini italiani, hanno ritenuto intollerabile». Un nuovo capitolo della storia più losca della Penisola  è stato scritto il 7 aprile. Un capitolo che rende manifesta quanta strada ancora l’Italia deve percorre per essere un Paese pienamente civile e riconosciuto come tale dalle […]

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Attualità

Marte e i rischi della sua colonizzazione. Intervista a Luca Perri (pt.2)

Ecco il continuo dell’intervista al Dott. Luca Perri la cui prima parte è stata pubblicata ieri. Intervista al Dott. Luca Perri In che cosa consiste la colonizzazione? Si progetta, in un futuro, di estendersi su tutta la superficie del Pianeta o di occupare solo una percentuale di esso? La colonizzazione di Marte è da sempre ritenuta un passaggio inevitabile nello sviluppo futuro dell’umanità, in vista di un futuro balzo nelle profondità dell’universo. Praticamente tutte le principali agenzie spaziali terrestri hanno provato a sviluppare un piano realistico per l’installazione di colonie umane sul pianeta. I risultati non sono però al momento soddisfacenti. Ad ogni modo, in linea di principio l’idea è quella di formare colonie di dimensioni estremamente ridotte di personale altamente addestrato, il cui compito sarebbe quello di sopravvivere, esplorare il pianeta e rendere possibile l’arrivo di un numero via via crescente di coloni grazie alla costruzione e al mantenimento di nuove strutture. E, in diversi decenni, possibilmente di espandere la presenza in altre aree del pianeta e addirittura procreare direttamente su Marte. Su tempi scala decisamente più lunghi, invece (ma parliamo di secoli se non di millenni), qualcuno ha ipotizzato anche processi di terraformazione al fine di rendere la superficie abitabile anche senza l’ausilio di tute protettive. In pratica, si è parlato di coltivare immense aree di vegetazione, in modo da ricreare una atmosfera simile a quella terrestre tramite l’immissione di enormi quantità di ossigeno nell’aria marziana. Ma stiamo parlando più di fantascienza, che di scienza vera e propria. Si è attualmente o in un futuro vicino in possesso delle strumentazioni adeguate per una concreta occupazione del territorio marziano? Assolutamente no. Neanche lontanamente. Solo pochi mesi fa, proprio riguardo alla missione Mars One, un team di esperti del Massachusetts Institute of Technology ha pubblicato un rapporto indipendente sulla fattibilità del progetto. La principale previsione è quella che gli astronauti morirebbero probabilmente entro i primi 68 giorni, a causa dell’utilizzo delle stesse strutture sia per coltivare prodotti in loco, sia per ospitare gli astronauti. L’eccessiva presenza di ossigeno potrebbe produrre una serie di complicanze fisiologiche tali da portare alla morte per asfissia. Il team di Mars One ha poi calcolato che solo per il primo viaggio di rifornimenti saranno necessari 6 razzi, ma secondo i ricercatori del MIT ne serviranno almeno 15 solo prima dell’arrivo effettivo degli astronauti. Ora, a prescindere dai costi, la cosa è logisticamente poco fattibile. Inoltre, secondo le simulazioni del MIT, ogni colono consumerebbe circa 3000 calorie al giorno per rimanere in vita e in buona salute. Prevedendo una dieta equilibrata, bisognerebbe coltivare campi per un totale di circa 200 metri quadrati di superficie (almeno all’inizio), al contrario dei 50 metri quadrati previsti da Mars One. In realtà costerebbe di meno inviare di volta in volta un carico di cibo, ma se si vuole far durare e costare il viaggio il meno possibile bisogna ogni volta aspettare che Terra e Marte siano il più vicini possibile, il che equivale ad aspettare 26 mesi ogni volta. Sia […]

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Attualità

Mars One: rischi della colonizzazione di Marte (pt.1)

Abbiamo parlato, qualche tempo fa, della missione Mars One che prevede la colonizzazione del Pianeta Marte. Avevamo già accennato alle perplessità sorte a riguardo da parte di importanti enti internazionali quali il Mit. Oggi abbiamo la possibilità di chiedere delucidazioni al Dott. Luca Perri, laureato in Astrofisica e Fisica dello Spazio presso l’Università di Milano-Bicocca, dottorando in Fisica ed Astrofisica presso l’Osservatorio Astronomico INAF di Brera e l’Università dell’Insubria di Como e membro dell’Istituto Nazionale di AstroFisica (INAF) e dell‘Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). La prima domanda che sorge spontanea è quale sia il grado di pericolo per la vita dei colonizzatori di Marte. Al momento, il grado di pericolo è pressoché totale. È già rischioso essere un astronauta, figuriamoci essere un colonizzatore! Tendiamo negli ultimi anni a considerare il lavoro dell’astronauta come bello ed emozionante, ma in fondo oramai quasi “normale”; ci dimentichiamo così delle componenti di rischio, ancora notevoli. Anche senza tornare con la mente ai disastri mortali degli Shuttle Challenger e Columbia (l’ultimo dei quali avvenuto nel febbraio del 2003), possiamo prendere come esempio l’incidente accorso all’italiano Luca Parmitano durante un’attività extraveicolare nel luglio 2013: una cospicua perdita di acqua all’interno del casco ha rischiato di trasformare una cosiddetta “passeggiata spaziale” in una tragedia. Se a questo aggiungiamo il pericolo dovuto alle radiazioni e ai micrometeoriti a cui è esposto di continuo l’equipaggio, ai pericoli di viaggio e ai danni legati alle lunghe permanenze in condizioni di microgravità, il rischio sale ulteriormente. E ancora stiamo parlando solo dei rischi del rimanere in orbita terrestre! Arrivare su Marte dopo un viaggio di 6 mesi / 1 anno, “ammartare” sani e salvi e soprattutto sopravviverci per sempre…beh, è tutta un’altra cosa. Non abbiamo neanche la tecnologia per farlo, se anche decidessimo di essere in quanto uomini fisicamente e psicologicamente adatti all’esperienza. Marte offre condizioni di sopravvivenza per la specie umana? In realtà, se non ci interessa vivere per più di un minuto, possiamo già vivere su Marte anche senza eccessive protezioni, tute e caschi. A modo loro, quelle marziane sono le condizioni più favorevoli presenti nel Sistema Solare (a parte, ovviamente, quelle terrestri). L’attuale record di altitudine per un essere umano a bordo di un pallone aerostatico è di poco meno di 35 km di quota, dove la pressione atmosferica è analoga a quella marziana. Le temperature medie di Marte non sono poi troppo dissimili da quelle dell’Antartide (anche se Marte è un po’ più freddo), e il paesaggio non è poi molto diverso da quello riscontrabile in alcuni deserti del nostro pianeta. Prese singolarmente queste caratteristiche e sapendo che nei poli di Marte pare ci sia ghiaccio d’acqua, potremmo quasi lasciare spazio all’ottimismo, una volta accettata l’idea di vivere dentro spazi chiusi e di uscire solo grazie a delle tute. Ciò che però non stiamo considerando è che Marte ha una forza di gravità pari a circa un terzo di quella terrestre e, allo stato attuale delle nostre conoscenze mediche, è impossibile stabilire se questo valore sia […]

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Teatro

ResoCunto: la Commedia dell’Arte allo ZtN

ResoCunto è uno spettacolo di Vittorio Passaro in scena presso lo ZtN, uno dei teatri di Napoli emergenti, dal 6 all’8 marzo, (sabato 7 alle ore 21,00 e domenica 8 alle ore 18,00). Vittorio e la compagnia Naviganti Inversi portano sulla scena la tradizionale Commedia dell’Arte, genere in cui il regista si è cimentato più volte in qualità di attore nella sua intensa carriera. Una compagnia di guitti, agli albori dell’Unintà d’Italia, deve andare in scena, come accade ormai sempre a causa della progressiva chiusura dei teatri, per strada con lo spettacolo “Pascariello surdato cungedato” di Antonio Petito. Il nucleo della commedia si incentra sulla storia di Pascariello, una tipica Commedia dell’Arte fatta di equivoci di parola e travestimenti. Fa da cornice alla messa in scena di “Pascariello” la storia della compagnia di commedianti. Il teatro in cui erano soliti esibirsi, il San Carluccio, è stato chiuso dalle forze dell’ordine del nuovo re d’Italia, Vittorio Emanuele II, a causa della parodia che di quest’ultimo veniva portata in scena. Incorruttibile, Antonio (Vittorio Passaro) non vende la sua libertà di parola e di espressione, nonostante le continue restrizioni della polizia di stato. Lo sfondo storico è l’appena raggiunta Unità di Italia che, come è forse troppo poco noto, non fu accolta volentieri dai partenopei, che si videro passare dal dominio di uno straniero, re Francesco II, ad un altro, Cavour. In particolare il regista intende concentrarsi sugli innumerevoli cambiamenti che hanno coinvolto i napoletani: dalla rinominazione delle strade, all’imposizione di una lingua “pulita”, e soprattutto, la censura sull’arte e il divieto di qualsiasi espressione antimonarchica.  “La storia è fatta di pupi e pupari e spesso i pupari sono più falsi dei pupi“. L’intento del regista, come egli stesso ha espresso in una nota nel comunicato stampa, è principalmente quello di far ridere. Ma la polemica, nemmeno tanto velata, alla politica restrittiva e alla monarchia nazionale è il filo rosso di ResoCunto. Una prima, quella di ieri 6 marzo, totalmente priva di sbavature, perfetta, in cui gli attori, benché si cimentassero in un testo difficile, scritto principalmente in napoletano tradizionale (ammirevole, in questo caso, la conoscenza della nostra lingua dimostrata dal giovanissimo regista), si sono dimostrati impeccabili. Una commedia intervallata da meravigliosi testi canori (la cui scelta è stata adoperata da Laura Pagliara, attrice anche della pièce), da scene di burattini animati da Marco Serra; ResoCunto è una commedia in cui le maschere vengono portate in scena, in cui i burattini si “umanizzano” e in cui viene dichiarata la difficoltà che le compagnie teatrali avevano nel trovare un teatro che li scritturasse. Una difficoltà che perdura tutt’oggi, anche se per motivi diversi. Una voce, quella del regista Vittorio Passaro, che è la voce di tutti gli attori che nel teatro ci mettono l’anima. Un ResoCunto di quello che rappresenta il teatro. Ricordiamo i prossimi imperdibili appuntamenti: stasera, 7 marzo alle 21,00 e domani, 8 marzo alle 18,00  Giuseppina Iervolino    – ResoCunto: la Commedia dell’Arte allo ZtN –

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Interviste emergenti

Vittorio Passaro: un ResoCunto

Vittorio Passaro è un giovanissimo attore teatrale partenopeo, a un passo dalla sua prima esperienza da regista nello spettacolo ResoCunto. Lo ricordiamo per aver interpretato, nel suggestivo spettacolo “Animae in San Lorenzo”, il poeta latino Giovenale e il rivoluzionario napoletano Masaniello, interpretazione, soprattutto quest’ultima, che difficilmente chi ha avuto il piacere di vedere potrà dimenticare. Quando hai iniziato a recitare e come è nata questa passione? Ho incominciato a 9 anni a fare teatro, ovviamente con il teatro amatoriale, non professionista. Con i laboratori scolastici la mia passione è aumentata grazie alle mie insegnanti di teatro che mi “obbligavano”, fortunatamente, a conoscere il teatro in tutte le sue forme; poi a 16 anni andai a fare il provino per Masaniello di Tato Russo, passai le prime selezioni e ai call back fui scartato, qui decisi che un giorno l’avrei fatto per mestiere. A 19 anni, il giorno del mio esame di maturità, il pomeriggio, dopo l’esame che andò malissimo, corsi a fare un provino per l’Augusteo, dove poi ho incominciato la mia carriera e dove un grande professionista, Michele Danubio mi prese sotto la sua ala per farmi da maestro. Dato che questo è un mestiere, come i mestieri ha bisogno anche di artigianato ed è quello che ha fatto con me Michele: mi ha insegnato le basi e non solo per fare questo mestiere, in particolar modo la commedia dell’arte, grazie alle quali ho potuto dedicarmi a ResoCunto anche come regista e drammaturgo. Hai fatto del teatro il perno della tua vita: quanto è difficile per un giovane napoletano di neppure venticinque anni vivere della propria passione? Vedi, non è semplicissimo, ma è proprio questa difficoltà che ti fa reagire, ti dà gli stimoli per trovare soluzioni a questa desertificazione di pubblico imminente del teatro napoletano prima e italiano poi. Il nostro mestiere ha bisogno e ha avuto sempre bisogno delle difficoltà per poter sopravvivere: durante il periodo della commedia dell’arte i commedianti venivano messi in condizioni lavorative pessime, i teatri chiudevano e riaprivano continuamente per giochi politici, per gli stessi giochi gli attori venivano appesi a forche o fucilati. E ho notato che la soluzione la stiamo cercando proprio noi giovani, aprendo spazi e realtà teatrali, creando compagnie; quando le cose sono i movimento è sempre simbolo di rivoluzione, di rinnovamento, vuol dire che qualcosa sta succedendo e sta per succedere. Come è nata la compagnia Naviganti Inversi? Nei NiV sono entrato in un secondo momento, però l’ho vista quasi nascere, ho partecipato fin dalla prima produzione. Nacque dall’esigenza dei tre soci fondatori Ursula Muscetta, Maurizio Capuano e Marco Serra proprio per quel bisogno di creare lavoro, produrre, unire le forze per superare questo ostacolo che ci attanaglia, il lavoro mancante. Il ResoCunto, spettacolo in scena dal 6 all’8 marzo allo ZtN, è il tuo primo spettacolo da regista in cui, però, non lascerai il ruolo di attore. Cosa ti ha portato a tentare la strada della regia? Era una strada che primo o poi avrei voluto affrontare e devo […]

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Attualità

Mars one: alla conquista di Marte

Mars One è una missione spaziale ideata dal ricercatore olandese Bas Lansdorp che prevede la creazione di una colonia stabile sul Pianeta Rosso. Un gruppo di quaranta astronauti prescelti partirà dalla Terra nel 2024. Si prevede un viaggio della durata di sette mesi: pertanto i quaranta astronauti giungeranno a destinazione nel 2025. In questi dieci anni verranno effettuate incessanti ricerche sulle condizioni del Pianeta: ad esempio, si provvede già all’invio, entro il 2016, di satelliti per le comunicazione. Ogni due anni verranno inviati gruppi di quattro persone alla conquista di Marte in modo da garantire un aumento della popolazione. I colonizzatori vivranno in una base spaziale debitamente attrezzata e da lì constateranno le reali possibilità di conquista del Pianeta. Il progetto Mars One presenta non pochi rischi per i partecipanti: innanzitutto è previsto un viaggio di solo andata è non è contemplato il ritorno sulla Terra. Lo scopo di Mars One, infatti, non è l’esplorazione del Pianeta ma la sua colonizzazione. I gruppi in partenza saranno composti da un egual numero di individui maschili e femminili così da agevolare la riproduzione della specie. Nei dieci anni che intercorrono alla partenza gli aspiranti “marziani” affronteranno un lungo e difficile percorso di addestramento. La pericolosità della missione Mars One, in cui non è da escludere la possibilità di morte per i colonizzatori, ha portato alcuni enti internazionali, tra cui il Mit, a sollevare non poche critiche: ad esempio il Mit afferma che potrebbe esserci la possibilità per gli astronauti di morire in 68 ore per asfissia. Tra i quaranta prescelti spicca il nome di un italiano, Pietro Aliprandi, ospite, nella puntata di domenica 24 febbraio, del programma televisivo “Alle falde del Kilimangiaro” in cui ha esposto al pubblico alcuni dettagli sulla missione ed è stato sottoposto dalla conduttrice, Camila Raznovich, ad alcune domande che non solo hanno messo in luce la determinazione del venticinquenne italiano, ma hanno fatto trapelare anche alcune ombre di perplessità e inevitabile timore. Pietro Aliprandi è un ragazzo italiano come tanti altri, con la sua vita, la sua famiglia, la sua fidanzata. Scegliere di aderire a Mars One, di partire per un viaggio di solo andata per Marte significa rinunciare a tutto e iniziare una nuova vita in un nuovo Pianeta. Pietro e, con lui l’umanità, fino a che punto sono consapevoli del rischio della missione e della sua efficacia? Si tratta di un salto nel buio o, meglio in questo caso, nello spazio, nell’ignoto. È la curiositas, peculiarità della specie umana, a spingere gli uomini verso territori di conquista sempre più remoti. E speriamo che alla curiosità, almeno stavolta, si accompagni il buon senso e che non si finisca col distruggere un altro Pianeta dell’Universo come è stato già fatto con la Terra. Giuseppina Iervolino – Mars one: alla conquista di Marte –

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Notizie curiose

Il traduttore per gatti è arrivato: Meowlingual

Un traduttore per gatti, ma quanto sarebbe utile? Lui è lì, dentro la doccia e ti guarda? Avrà forse caldo e necessita di una rinfrescata? Lui è lì, a fissare un punto indecifrabile fuori alla finestra. Cerca l’evasione? Piange, fastidiosamente, e intralcia il tuo cammino mentre cerchi di cucinare. Vuole forse darti una mano? A quanto pare tutti questi ed altri gesti dei nostri amici felini non avranno più misteri. È nato, infatti, il Meowlingual, il traduttore per gatti. In vendita già in Giappone, dove è stato inventato, il Meowlingual è un simpatico oggettino elettronico che ricorda un po’ i vecchi tamagotchi e che ha l’inestimabile pregio di rendere agevole la comunicazione gatto – uomo. Il Meowlingual – traduttore per gatti comprende l’espressione del volto dei gatti e le traduce in sei “umori” e interpreta ben ventuno tipi di emozioni del nostro amico felino in base ai suoi gesti e comportamenti. Infine, dovrebbe anche interpretare 85 sintomi di eventuali disturbi della salute del micino. Traduttore per gatti, sogno o realtà? Ma come facciamo noi, poveri esseri umani, a far capire al gatto che quando scava nella lettiera per nascondere minuziosamente i suoi preziosi escrementi dovrebbe anche imparare a evitare di spargere pietrine in giro per la casa? Nulla di più semplice. Il Meowlingual – traduttore per gatti è capace di tradurre ben 200 parole umane in miagolii. Per educare il nostro micino non è più necessario penetrare nel loro mondo e avvicinarsi ai loro comportamenti, Jackson Galaxy può anche andare in pensione: non ci saranno più gatti indemoniati. Oggi basta sborsare 169 dollari (il Meowlingual – il traduttore per gatti è già acquistabile on line) e il gioco è fatto. Il nostro gatto ci capirà e noi capiremo lui senza possibilità di errore. Già, il vero problema dei gatti non è mica la reclusione domestica a cui sono costretti e che va contro la loro natura felina di spietati predatori; il loro vero dramma esistenziale è il non essere capiti dagli esseri umani. I gatti impazziscono perché si sentono incompresi, mica perché vivono in una innaturale condizione di prigionia, fuori dal mondo che è stato creato per loro. Per fortuna che ora il Meowlingual risolverà tutti questi problemi. Giuseppina Iervolino

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Teatro

Teatro Rostocco e “Un curioso accidente”

Al Teatro Rostocco di Acerra, il 7 e l’8 febbraio, è andata in scena la famosa commedia di Carlo Goldoni, “Un curioso accidente”, con l’adattamento e la regia di Francesco Sisto. Lo spettacolo si ripeterà presso il teatro Arcas dal 12 al 22 febbraio. La trama è nota a tutti: si tratta del comico intrigo amoroso tra Flavio (Alessandro Palladino) innamorato di Flaminia (Simona Pipolo), da cui è ricambiato, figlia di Pancrazio (Michelangelo Ragni) un ricco commerciante che ospita il giovane. I due giovani cercano, con l’aiuto dei rispettivi servi, a loro volta vicendevolmente innamorati, di allontanare il sospetto del loro reciproco amore dal padre, persuadendolo che l’amata di Flavio sia Costanza (Chiara Mattacci), amica di Flaminia e figlia di un avaro negoziante don Cassandro (Ciro Discolo) che il povero Pancrazio cercherà di convincere ad accettare il falso pretendente della figlia. Il piccolo ma accogliente teatro Rostocco si colora delle vesti della Venezia del ‘700 che aiutano lo spettatore ad entrare, in punta di piedi, in quell’atmosfera apparentemente tanto lontana da noi, quella di una vita regolata dalla legge del mercato in cui, però, alla fine, prevale la legge dei sentimenti. Come ricorda lo stesso regista in una nota al testo, la Venezia di Goldoni è la Venezia del Carnevale: sebbene l’autore, con la sua rivoluzione teatrale, abbia preso le distanze proprio dall’allora amatissima Commedia dell’Arte, la commedia rappresentata al teatro Rostocco risale al 1760, un periodo in cui Goldoni si muove tra facili successi, con la messa in scena di commedie con effetti rocamboleschi, e nuove sperimentazioni, incentrate soprattutto sulla critica alla borghesia.   Abile strategia quella del regista di sostituire il dialetto veneziano con quello napoletano adattando, così come ha fatto l’autore, il registro linguistico ad ogni personaggio: i due giovani parlano un italiano intriso dei versi d’amore; i due servi un dialetto ricco di popolari proverbi; i due commercianti, infine, mostrano la capacità di possedere e saper usare i più diversi registri. La mimica e la teatralità degli attori, le loro movenze ed espressioni, sono la guida che accompagna lo spettatore nel meraviglioso e affascinante mondo dei personaggi: la gestualità di don Pancrazio, protagonista e vittima di “Un curioso accidente”, i suoi battibecchi con i servi e, soprattutto con don Cassandro; la popolarità di Corallina (Sara Saccone), la genuinità di Coviello (Ferdinando Smaldone), il malcelato imbarazzo di don Flavio e l’altrettanto malcelata malizia di Flaminia riempiono di divertimento e di risate l’ora trascorsa al teatro Rostocco. Un adattamento, quello di Francesco Sisto, che è capace allo stesso tempo di restare fedele e tradire il suo modello: una traduzione artistica con i fiocchi che porta sul palco del teatro Rostocco un Goldoni napoletano. Ricordiamo che “Un curioso accidente” andrà in scena dal 12 al 22 febbraio al teatro Arcas. Da non perdere! Teatro Rostocco e “Un curioso accidente”  

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Teatro

Il teatro Bracco si colora di azzurro

Il Teatro Bracco di Napoli ospiterà, a partire dal 29 gennaio 2015 al 15 febbraio, la commedia scritta da Caterina De Santis e Andrea Parisi (presenti anche come attori), con la regia di Rosario Ferro, il cui titolo, “Didì Vavà e Pelè…” si ispira ad uno striscione ideato dai tifosi napoletani negli anni Sessanta e esposto su un pullman diretto a Roma per una trasferta di campionato. Le file rouge che unisce, in una maniera insospettabile, una famiglia comune è uno: la squadra del Napoli. Non è solo la tradizionale passione per il Napoli, tramandata come di consueto da nonno a nipoti, a rendere la squadra un elemento chiave della famiglia: dietro c’è molto di più. A calcare il palco del Teatro Bracco la quotidianità di una famiglia quasi normale: una madre vedova, Maria (Caterina De Santis), estremamente premurosa verso i due figli, Fabio (Andrea Parisi), ormai quarantenne, che non sembra voler rinunciare alla colazione preparata dalla mamma e Fortunato (Massimo Masiello), dottorando in medicina, il cocco di mamma; una nuora, Simona (Carmela Nappo) in preda all’isteria preparto e in attrito con la suocera; un nonno, Ciro (Pino Pini), affetto dai primi sintomi di una lieve schizofrenia, tenuta a bada con delle “pillolette”, elemento di continuo ed esilarante disturbo che avrà, poi, una funzione fondamentale per lo scioglimento del nodo drammatico. A disturbare la quiete le continue irruzione del “giovane” del salumiere (Rino Soprano) ma soprattutto le visite di un ambiguo collega di Maria, Michele Ambrosino (Vincenzo Santoro) e l’avvento di un Rom, Ivan, (Aldo Leonardi), portatore della morale della storia, che fanno riemergere alcuni punti bui della vita di Maria e del suo defunto marito che sembrano ritorcersi, come la maledizione che colpiva intere generazioni nei drammi greci, contro i figli.  Il tutto condito dalla spontaneità e dalla bravura della recitazione degli attori che, nonostante l’inevitabile emozione della prima, emozione che il pregio di far sentire gli attori più vicini al pubblico, creando un atmosfera di intimità irripetibile nelle repliche, hanno dimostrato grande padronanza della scena e feeling. Regina indiscussa del palco Caterina De Santis che, spalleggiata dalla “famiglia”, con la sua elegante ma viscerale napoletanità ci regala frammenti di pura teatralità napoletana di altri tempi.  Impossibile, infine, non notare il tocco d’arte di una regia magistrale che porta la firma dell’ormai famoso Rosario Ferro, che rinnova, con questo spettacolo, il vincente sodalizio con Caterina De Santis e il Teatro Bracco. Una commedia che non esclude una sottile vena tragica, sparsa qua e là ma che non fa sparire quel piacevole sorriso che accompagna la piece senza sfociare quasi mai, tranne che in alcuni isolati momenti, in smodata e scomposta risata; quel sorriso che accompagna una serata piacevole trascorsa nell’immedesimazione di una famiglia apparentemente normale. Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Bracco dal 29 gennaio per tre settimane dal giovedì alla domenica. Giuseppina Iervolino Il teatro Bracco si colora di azzurro

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Attualità

Modello ISEE: novità a partire dal 2015

A partire dal 1 gennaio 2015 i criteri per l’elaborazione e il rilascio del modello ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) sono cambiati. In sostanza, viene applicata in maniera più rigida la vecchia normativa che prevede il controllo sui beni mobili e immobili dei dichiaranti, attraverso una verifica in tempo reale da parte dell’Agenzia delle Entrate di quanto dichiarato. Bisogna, pertanto, dichiarare tutto ciò che è il patrimonio mobiliare: conti correnti, libretti postali, interessi bancari, titoli di qualsiasi natura (azioni, buoni fruttiferi) ed eventuali rendite da essi derivanti. Precedentemente queste cose venivano dichiarate ma il controllo era a campione, pertanto il cittadino doveva limitarsi a firmare un’autocertificazione in cui affermava di aver dichiarato questi bene Con la conseguenza che la quasi totalità dei dichiaranti omettevano i dati bancari. Oggi, invece, la dichiarazione viene direttamente verificata dall’Agenzia delle Entrate la quale in un arco temporale di circa 10 giorni dà conferma al cittadino di quanto dichiarato o rettifica la dichiarazione secondo i dati presenti nella loro banca dati. Dinanzi all’eventuale rettifica, l’interessato ha due opzioni: confermare quanto rettificato oppure continuare a sostenere la sua dichiarazione con conseguente chiamata da parte dell’Agenzia delle Entrate. Fin qui, almeno in teoria, nulla di nuovo, se nulla di nuovo si può definire un irrigidimento così aspro del controllo che comporta, già di per sé, una serie di problemi a tutti i cittadini. Il vero sostanziale cambiamento in realtà è che saranno conteggiate nel modello ISEE anche redditi esenti da imposte tipo invalidità civile e assegno sociale, assegni familiari, borse di studio e qualsiasi forma di sostegno che fino ad oggi non dovevano essere indicati. E, ciliegina sulla torta, è obbligatoria anche la dichiarazione dei beni di lusso. Altra novità è che il reddito dichiarato non sarà quello dell’anno precedente ma quello di due anni prima: in altri termini sarà dichiarata la situazione familiare all’atto della sottoscrizione mentre il reddito di riferimento sarà quello dei due anni precedenti e il patrimonio mobiliare quello dell’anno precedente. In più per i conti correnti sarà richiesta la media sulla giacenza annuale. Anche se, a primo impatto, può sembrare una semplice applicazione di una normativa già esistente, è evidente che le conseguenze sulla vita degli italiani sono notevoli. Qualsiasi cifra depositata in banca o in posta sarà sotto il controllo dell’Agenzia delle Entrate: ciò significa che il suddetto Ente potrebbe, senza troppi problemi, chiedere all’interessato spiegazioni in merito all’oscillazione della giacenza media da un anno all’altro. In poche parole, tutti coloro che sono, ahimè, impegnati in un lavoro a nero (lavoro illegale, certo, ma che troppo spesso rappresenta l’unica fonte di sostentamento di intere famiglie) rischiano di essere oggetto di controllo e inchiesta da parte dell’Ente.  Giovani che per anni hanno lavorato senza essere inquadrati come camerieri, baby sitter, insegnanti privati e che hanno messo da parte una bella somma saranno spinti a nasconderli, come i vecchi tempi, “sotto la mattonella”, fedele custode di beni di ogni genere.  Inoltre chi possiede beni mobili, vuoi perché ereditati da qualche parente, vuoi perché acquistati tempo prima, ma non […]

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Teatro

Biutifull, ovvero intrigo napoletano al Teatro Primo

Il Teatro Primo rinnova il vincente sodalizio con la compagnia Bianca Sollazzo, in scena sul palco del teatro dei Colli Aminei con una nuova, esilarante commedia, “Biutiful, ovvero, intrigo napoletano” del regista Rosario Ferro, che ha allietato le vacanze di Natale e il doloroso rientro alla normalità di molti napoletani. La pièce, in scena dal 25 dicembre 2014 al 18 gennaio 2015, ha riscontrato un successo notevole: anche se si trattava del penultimo appuntamento, la sala era piena. Quasi due ore di incessanti risate tra giochi di parole (una tecnica ormai consolidata nelle commedie di Rosario Ferro), equivoci degni delle commedie plautine e sceneggiate tipicamente napoletane. Il non detto e soprattutto il non compreso sono lo sfondo di una vicenda degna della più famosa soap opera di tutti i tempi, a cui, ironicamente, si ispira anche il titolo “Biutiful”. La vita del protagonista, Peppino (Rosario Ferro), sposato con una donna di trent’anni più giovane, Elvira, (Alessandra Bacchilega), sta per imbattersi in un’inimmaginabile e in districabile intrigo che finirà col fargli perdere di vista la propria identità all’interno della sua famiglia. Ma non sarò l’unico a non sapere più chi è: anche suo figlio, Luigino, (Antonio Stoccuto) si troverà  a ricoprire un ruolo molto più elevato rispetto alla sua giovane età. Una carrellata di personaggi tra suocere “infuocate”, mariti finti morti, maleodoranti amici di famiglia suscitano un continuum di risate che è davvero difficile interrompere. Il tutto acquisisce un valore maggiore grazie alla presenza di un personaggio importante, il “collaboratore domestico” Matteo (Marco Palmieri), colorito, pettegolo e acido ragazzo dal foulard rosa, che cerca di gestire, senza molto successo, l’intreccio e di risolvere i problemi che si susseguono, senza interruzioni, nella vita di Peppino ma che, alla fine, non fa altro che aggrovigliare ancora di più la storia, presentandosi al pubblico come una sorta di antitesi del servus callidus della commedia plautina che, legato al proprio padrone, finisce, suo malgrado, con il rovinargli la vita. Nonostante una menzione speciale vada proprio a Marco Palmieri, il più applaudito, magistrale è l’interpretazione di tutti gli attori che hanno raggiunto un affiatamento e una complicità degni delle più grandi compagnie e che sono capaci di rendere teatro anche i più comuni imprevisti di scena, come l’accidentale caduta di uno dei personaggi. Due ore di spensieratezza, di pure e genuine risate che ci ricordano con ironia come gli intrighi napoletani non abbiano nulla da invidiare alle tanto amate fiction americane. In fondo l’inciucio l’abbiamo inventato noi. La commedia resterà in scena al primo fino al 18 gennaio (sabato 17 alle ore 21, domenica 18 alle 18) presso il Teatro Il Primo in Via del Capricorno, 4 e speriamo che sia presto riproposto. Giuseppina Iervolino – Biutifull, ovvero intrigo napoletano al Teatro Primo –

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Voli Pindarici

Il fatidico sì. L’amore ai tempi della normalità

Fino a qualche decennio fa, tra i requisiti fondamentali per pronunciare il fatidico sì l’amore non veniva neppure quasi preso in considerazione: molti di noi devono la propria esistenza agli accordi utilitaristici contratti dai vari bisnonni. Il secolo della modernità, tra le varie conquiste conseguite dalle “magnifiche sorti e progressive”, vanta il raggiungimento dell’amore libero o, forse in un senso più adeguato, del libero amore. A pensare che sia esistito un tempo in cui due individui si siano sposati in seguito a degli accordi contratti dai rispettivi genitori, senza neppure conoscersi, rabbrividiamo. Il movente del matrimonio era l’utilità che le famiglie contraenti potevano ricevere. Gli unici che potevano sottrarsi alla dura legge della società erano i nullatenenti che dall’unione con un “simile” non ci guadagnavano nulla. Meno male che le cose sono cambiate! Oggi siamo liberi! Sì. Liberi di sposare chi vogliamo! Liberi di poter percorrere le tappe che la società moderna, anzi più che moderna, con le sue leggi, ora come allora, non scritte, ci impone. Oggi possiamo sposare chi vogliamo! Basta che ci sposiamo, che pronunciamo il fatidico sì! Basta che riusciamo a far affiancare alla nostra firma quella della nostra preda su un contratto che dà stabilità e sicurezza ad un’unione che si regge su compromessi così sottili e infimi da necessitarne la convalida scritta. Cos’è oggi il matrimonio? Un contratto che salvaguarda le due parti in caso di rottura. Sì, ci si sposa pensando già che l’unione è destinata a finire e, perciò, meglio pararsi il c…apo… prima di romperselo definitivamente. Un’enorme mancanza di fiducia in quello che si definisce il proprio compagno di vita. Secondo le leggi non scritte della società, per essere considerati “normali” e parte integrante del genere umano, bisogna, a un certo punto della propria vita, unirsi a un individuo di sesso opposto o oggi, finalmente, anche uguale. Per rispondere a tale esigenza basta una sola condizione: non importa che l’altro/a ci piaccia, fisicamente e intellettualmente, o che sia compatibile con noi; basta solo che condivida la stessa condizione di “normalità” che garantisce l’appartenenza al genere umano e la sottomissione alle leggi della società. Ci si conosce, ci si fidanza, si vive da fidanzatini, si esce il sabato sera e qualche volta in settimana, si approfitta di quando a casa non c’è nessuno per godersi di un po’ di intimità (pure se hai trenta e passa anni, tanto con mammà e papà ci vivi così bene, per quale motivo prendere casa da solo! Mica sei pazzo! Tu sei normale!); poi, quando sono passati dai 6 ai 12 anni (dipende da quanto l’orologio biologico della donna è lontano dal primo tic che segna l’inizio del countdown e da quanto la noia sia subentrata al già precario piacere iniziale della coppia) ecco che si mobilitano mammà e papà e si iniziano a prenotare chiese, ristoranti, a organizzare la grande festa del secolo che, finalmente, sancirà l’unione normale di due persone normali. Ah, ho dimenticato di dedicare due parole agli audaci che, prima del fatidico sì, […]

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