Eroica Fenice

Teatro

Novembre: nuovi corsi per gli Amici Delle Arti ‘Lucio Beffi’

A partire dal mese di Novembre, l’Associazione Amici Delle Arti ‘Lucio Beffi’, promuoverà una serie di lodevoli iniziative allo scopo di avvicinare i più giovani al mondo del teatro e dell’arte. Compito arduo, in un tempo in cui la poesia è uno screenshoot pubblicato su facebook, l’onore una serie di pollici blu all’insù, e l’arte la prospettiva giusta per un selfie rigorosamente scattato nella toilette. Ma sia benedetto da Shakespeare chi ancora non si arrende, chi tiene in vita la speranza, chi la realizza e le dà forma. Urrà dunque per l’Associazione Amici Delle Arti ‘Lucio Beffi’ e che Pirandello sia con voi. Le iniziative di quest’anno accademico 2016/2017 sono promosse dalla sezione Pro-giovani dell’Associazione, guidata dalla Professoressa Mariarosaria Beffi Del Gatto ed Eva Contigiani e sono offerte in maniera del tutto gratuita agli studenti delle scuole superiori. Questi sono alcuni dei corsi proposti di Amici Delle Arti ‘Lucio Beffi’: tra scrittura, arte e teatro Con la sapiente direzione del Professor Lello Ferrara un gruppo di giovani si avvierà lungo Le vie del teatro, in un corso di alfabetizzazione teatrale che, come nei precedenti anni, culminerà in un saggio finale. Ancora, il professore curerà il corso La fruizione comunicativa, che permetterà ai giovani alle prime armi di avventurarsi sulla strada della dizione e della lettura espressiva di un testo. Tuttavia teatro non è solo recitazione ma anche scrittura. Ad occuparsi, dunque, del corso intitolato Narrazioni, inerente la scrittura creativa, sarà Fabio Cirillo, il quale illustrerà ai giovani le più importanti tecniche narrative e comunicative. Il progetto terminerà poi con la stesura di un elaborato finale collettivo. Ma non finisce qui. Per i più giovani, gli studenti delle scuole medie, ci sarà Giochiamo al teatro, un corso tenuto dal Professor Libero De Martino e dalla Professoressa Donatella Faraone. Il progetto aiuterà i giovani ad entrare in un vero percorso di genesi teatrale, a partire dalla fabulazione per arrivare allo spettacolo finale, con notevoli spunti riguardanti costumistica e scenografia. Ritornerà anche il concorso relativo ai corti teatrali realizzati dagli studenti delle scuole, che nei precedenti anni ha premiato opere quali “…e in fine l’inizio!” (2007) e “[email protected]àdivita” (2008), del gruppo teatrale dell’E.Pantaleo. I corsi si svolgeranno in Parrocchia S. Maria del Principio in via Santa Maria del Principio n°15, a Torre del Greco, provincia di Napoli. Per scoprire però tutti i dettagli, non esitate a contattare i membri dell’Associazione, che saranno ben lieti di rispondere ad ogni vostro dubbio o curiosità. Soprattutto, saranno ben lieti di accogliere voi. Non deludete l’Associazione. Non deludete chi ancora crede in voi, chi ancora ha speranza. Siate conferma alla loro fiducia, siate arte che si ribella alla superficialità, poesia che fiorisce nella sterilità. Siate una stella che danza… Era il 1883, e il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche scrisse: “Io vi dico: bisogna avere il caos dentro di sè, per poter generare una stella che danza”. Io vi dico: avete ancora del caos in voi.

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Notizie curiose

La saponificatrice di Correggio, 46 anni dopo

La saponificatrice di Correggio: questa è la sua storia 22 Ottobre 1970. All’interno del manicomio di Pozzuoli, muore Leonarda Cianciulli, nota anche come la saponificatrice di Correggio, dopo ventiquattro anni di reclusione. 14 Aprile 1894. In un paese dell’Irpinia, Montella, nasce Leonarda Cianciulli, dopo almeno tre omicidi. «Non potevo sopportare la perdita di un altro figlio. Quasi ogni notte sognavo le piccole bare bianche, inghiottite una dopo l’altra dalla terra nera… per questo ho studiato magia, ho letto i libri che parlano di chiromanzia, astronomia, scongiuri, fatture, spiritismo: volevo apprendere tutto sui sortilegi per riuscire a neutralizzarli». Questa la giustificazione che la saponificatrice di Correggio darà a coloro che si occuparono del suo processo, questa la versione che presenterà nelle sue Confessioni di un anima amareggiata, memoriale sulla cui autenticità ancora si dubita. È la stessa Cianciulli a delineare infatti l’immagine di se stessa come una nuova Teti. Così come la dea aveva voluto rendere immortali i figli immergendoli nello Stige, lei aveva voluto salvare i figli dalla morte usando il sangue delle sue vittime. Gli omicidi nascono in lei come modo per tenere in vita la sua prole, lontana dalla terra nera e le piccole bare bianche. Ma perché la saponificatrice di Correggio era ossessionata dalla morte dei suoi figli? Facciamo un passo indietro Era l’anno 1917, quando Leonarda ventitreenne sposa Raffaele Pansardi, impiegato al catasto di Montella, nonostante i desideri dei familiari che desideravano congiungerla in matrimonio col cugino. Per questo motivo la madre, come racconta la Cianciulli nel suo memoriale, maledirà la figlia: «ti mariterai, avrai figliolanza, ma tutti moriranno i figli tuoi». Profetiche saranno infatti le sue parole. Tra aborti spontanei e morti repentine, Leonarda perderà ben tredici figli. A cambiare la situazione sarà l’incontro con una maga, che le allontanerà la maledizione permettendole di avere quattro figli, di cui il più grande sarà Giuseppe, suo figlio prediletto. Dopo anni di tranquilla vita coniugale e familiare, un fatto farà sprofondare nuovamente Leonarda nella paura, attirando su di lei una ritrovata maledizione. Era il 1939, alla vigilia dello scoppio della seconda guerra mondiale. Giuseppe rischia di essere chiamato al fronte, gettando lei nel più acuto sconforto.  Sarà il timore della guerra, l’immagine della madre che le torna minacciosa in sogno, la paura di perdere nuovamente i suoi bambini, ad accendere nella saponificatrice di Correggio il furore omicida. Le vittime sacrificali scelte dalla Cianciulli per scongiurare ogni sciagura, saranno tre donne di Correggio: Ermelinda Faustina Setti, Francesca Clementina Soavi e Virginia Cacioppo. Ad uccidere tutte e tre le donne sarà lei sola, come dimostrerà anche ai giudici, che in un obitorio le permetteranno di mettere in pratica le proprie abilità facendo a pezzi dei cadaveri in pochi istanti.  Il nome di saponificatrice di Correggio le deriva dai modi con cui si sbarazzava dei cadaveri, immergendoli in un pentolone contenente soda caustica e ricavandone profumate saponette. Mentre alcuni resti finivano poi gettati, il sangue veniva invece conservato a parte e utilizzato, insieme a uova, farina, cioccolato, per dare vita a prelibati cioccolatini, che offriva […]

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Teatro

Crudele d’amor – I Viaggi di Capitan Matamoros

Capitan Matamoros. «Piangete o Grazie, e voi piangete Amori,/ feri trofei di morte, e fere spoglie/ di bella coppia cui n’invidia e toglie,/ e negre pompe e tenebrosi orrori» Questi e molti altri sono i versi che Torquato Tasso dedicò alla vicenda dei due nobilissimi amanti, Maria d’Avalos e Francesco Carafa. Innamorati ma uniti in matrimonio con altri, consapevoli del loro destino ma troppo appassionati per cercarvi riparo. Morti nella medesima notte, nella medesima stanza e dalla stessa mano armata. Uccisi per vendicare l’onore offeso, dal conte Gesualdo, marito della bella Maria, nonché autore di numerosi madrigali.  Era la notte tra il 16 e 17 ottobre 1590 e i corpi insanguinati dei giovani innamorati giacevano in una pozza di sangue.  Era la sera del 28 settembre 2016 e i corpi non più in vita di Maria e di Francesco tornarono ad amare e il rimpianto di Gesualdo a gridare sottovoce. Capitan Matamoros. Sullo sfondo dell’affascinante Chiesa di Santa Maria Donnaregina vecchia, monumento trecentesco, carico di storia e misticismo, l’Associazione Teatrale Aisthesis ha messo in scena Crudele d’amor. La scena, nuda d’ogni sipario, costruita a piante centrale, si apre sulla folle malinconia del conte Gesualdo, il cui nome viene fatto risuonare spesso come simile ad un canto funebre. A morire è la coscienza e l’innocenza di Gesualdo, il suo sonno ed il suo amore. Pur innamorato di Maria d’Avalos, sua giovane sposa, il conte, scoprendola in compagnia di Francesco Carafa e trovando dunque riscontro ai pettegolezzi che sperava infondati, non potrà fare a meno di vendicare il proprio onore ferito. Viene dunque istituito un processo contro l’unico sospettato e a fare da giudice è il pubblico, che potrà dunque assistere alle testimonianze e i racconti di chi fu il protagonista di quella storia sventurata d’amore e morte, il “crudele d’amor” che si è macchiato di sangue. Lo spettacolo è il settimo della rassegna intitolata I Viaggi di Capitan Matamoros, dedicata alla Commedia dell’Arte e condotta nei luoghi storici di Napoli. Deve la sua origine alla raffinata penna di Stefania Bruno, che è stato in grado di rendere vivo, attraverso le sue parole dal sapore antico, un passato mai sopito. La regia e la direzione dei movimenti di Luca Gatta, anche attore in scena nei panni del conte Gesualdo, hanno collaborato a rendere plastica l’idea di corpi immobili che tornano a muoversi e di storia ferma e archiviata che torna ad essere presente. I gesti sono apparsi quelli di statue che tornano ad essere carne, difficili e morbidi al medesimo tempo. A Gian Mario Conti e Francesca Della Monica, il merito di aver creato un pentagramma di suoni e voci in grado di far vibrare l’aria e l’anima degli spettatori, accompagnandoli nella loro rinuncia della realtà e nel conseguente abbraccio con la finzione teatrale. Assoluta la bravura dei cinque attori in scena, (Luca Gatta, Angela Dionisia Severino, Paola Maria Cacace, Valentina Martiniello, Salvatore Valentino) che più di una volta, attraverso repentini cambi d’abito, sono riusciti a dar voce a personaggi diversi ma con la stessa potenza artistica.  A tutti il […]

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Attualità

Giuliano Scabia: il teatro della scrittura

Si è tenuto martedì, in una delle sale della Fondazione Banco di Napoli, il meeting intitolato ‘Il teatro della scrittura‘, organizzato dall’Associazione Teatrale Aisthesis e Coop  En Kai Pan. Protagonista dell’incontro il poeta, drammaturgo, scrittore e narratore Giuliano Scabia, che, seduto in platea tra gli altri, ha prestato orecchio e sguardo alle letture/interpretazioni dei giovani attori dell’Associazione Teatrale Aisthesis, tratte dal suo nuovo romanzo L’azione perfetta. Ed è stato con le voci dei ragazzi e le parole tratte dall’ultimo romanzo di Scabia, che ha avuto inizio l’incontro. Un incontro fatto di storie, di racconti, di domande e di sorrisi ricambiati, di esperienze vissute e apprese. Un incontro tra un artista e il suo pubblico, tra una vita e tante vite. Durante due sole ore, che avrebbero potuto essere mille e sembrare sempre poche, Scabia ha raccontato, facendosi trasportare dai ricordi, fasi della sua vita e della sua produzione artistica, aneddoti, avventure, ostacoli e traguardi. Ha parlato della storia dell’uomo, del Novecento e dei suoi anni. Ha parlato della modernità e della forma che in ogni secolo la insegue. E poi dei racconti che sono sempre finzione, dei diavoli che non sono altro che divinità “infernizzate”, della letteratura e i suoi artisti, di musica e suoni, della rima e i suoi tempi, i suoi respiri. L’incontro è stato poi concluso con la proiezione di un esperimento teatrale, il frutto di una delle lezioni di teatro tenute negli anni da Scabia. Una metamorfosi, che portava l’attore a diventare animale di terra, poi albero e uccello.  Così la silenziosa consapevolezza della grandezza dell’arte di Giuliano Scabia si è resa in un attimo, nell’attimo finale, ancora più evidente, palpabile, innegabile. Scabia : una vita dedicata all’arte Nato a Padova nel 1935, si laurea in Filosofia morale nel 1960. È di tre anni dopo la pubblicazione della sua prima raccolta di poesie, Padrone & Servo, che sarà seguita negli anni a venire da altre opere in versi, quali Il poeta albero, Canto notturno di Nane Oca sul platano alto dei Ronchi Palù, Opera della notte e Il tremito. Che cos’è la poesia?. Ben presto inizia ad appassionarsi al teatro, con un ardore che ancora non lo abbandona, e collabora dunque, sin da giovane, alle fasi più sperimentali e innovative del Novecento. Una grande svolta segnerà l’opera teatrale Zip, ‘straniera in patria’ per forma e novità. La sua produzione teatrale annovera Il Gorilla Quadrumàno, Marco Cavallo, Il Diavolo e il suo Angelo preceduto dalla Lettera a Dorothea, Teatro con bosco e animali, Fantastica visione, L’insurrezione dei semi. Non mancano però nel suo ingente bagaglio di opere anche una lunga serie di romanzi, tra cui ricordiamo Nane Oca, Lettere a un lupo, Le foreste sorelle: nuove straordinarie avventure di Nane Oca e Canti del guardare lontano. Alcune delle opere citate confluiscono nella saga di romanzi dedicati a Nane Oca, mentre altri ancora, come potrete leggere di seguito, fanno parte della saga dedicata alla figura di Lorenzo e della sua famiglia. L’azione perfetta : l’ultimo romanzo di Giuliano Scabia L’azione perfetta è il terzo tempo della sinfonia che già comprende In capo al mondo e L’acqua di Cecilia, incentrati sulla […]

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Attualità

Napoli, Topolino e l’Italia

Nella stazione centrale di Napoli sono arrivati 25 nuovi pendolari – tutti topolini – e mai infestazione di ratti fu tanto gradita. I nostri teneri ospiti non sono altro che opere realizzate da Disney Italia e da aziende in collaborazione con quest’ultima, quali Brums, Chicco/Artsana, Clementoni, Ferrarelle, Gazzetta dello Sport, Giochi Preziosi, IL Centro, K – Way, Kartell, Lisciani, Monnalisa, Panini, Piquadro, Unipol Sai, Salmoiraghi e Vigano’, SKY, San Carlo, Taormina Film Festival, Upim, Vespa e l’Istituto Europeo di Design. Dalla diversa paternità hanno origine le diverse caratteristiche delle statue, tutte da scoprire. Le bellissime istallazioni fanno parte di un progetto organizzato da Disney Italia, come già anticipato,  volto a celebrare l’ottantenne rapporto che lega ormai Topolino con il bel paese. Daniel Frigo, Amministratore Delegato di Disney Italia, come riportato sul sito Disney, ha dichiarato: «Il legame del Belpaese con l’icona Disney è da sempre trasversale e parla di creatività, innovazione e storytelling che nel tempo sono cresciuti insieme. Sono italiani infatti i grandi disegnatori e i più importanti studiosi, critici ed  esperti di Topolino. Non poche inoltre le generazioni che hanno imparato a leggere con il famoso fumetto». Un rapporto di amore corrisposto lega dunque il divertente topo con i suoi seguaci italiani. Non perdetevi dunque l’occasione di poterlo incontrare da vicino. La mostra sarà in esposizione a Napoli fino al 24 luglio, seguendo poi un itinerario che ha già visto come prima tappa Bologna e che porterà poi Topolino a Roma, Torino e nel mese di ottobre anche a Milano. E adesso 8 curiosità su Topolino, per conoscerlo un po’ di più prima del grande incontro: 1. All’inizio il nome di Topolino era Mortimer; tuttavia la moglie di Walt Disney gli suggerì di chiamarlo Mickey. Un Mortimer apparve nel corto Mickey’s Rival, come appunto rivale di Mickey nel conquistare il cuore di Minnie. 2. Seppur in nessun cartone è mai stato celebrato il matrimonio tra Minnie e Mickey in un intervista Walt Disney dichiarò che i due erano sposati. 3. Topolino ha detto la sua prima frase nel 1929, nel corto The Karnival Kid. e questa fu ‘Hot Dogs!‘ 4. Nel 1978 ottenne la sua stella sulla Walk of Fame di Hollywood, primo personaggio animato a riceverla. 5. Topolino ha indossato, nelle sue molteplici apparizioni, circa 170 outfits differenti. 6. Viste di profilo o da qualsiasi altra angolazione, le orecchie di Topolino appariranno sempre rotonde. 7. In un film giapponese, all’epoca della seconda guerra mondiale, la figura di Topolino venne adoperata per rappresentare i paesi occidentali che intendevano invadere il Giappone. 8. Fu proprio Walt Disney a prestargli la voce, almeno dal 1928 al 1946, prima che la voce fosse danneggiata dal suo vizio di fumare.

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Notizie curiose

Come non avere paura di volare, alcuni consigli

Come non avere paura di volare? I nostri consigli.  Prima che gli orologi segnassero l’inizio del primo millennio, prima che le clessidre segnassero l’inizio dell’anno zero, ancor prima che il sole salutasse l’alba e il tramonto, prima del tempo stesso, un desiderio permeava la vita degli uomini. E se è vero che ogni desiderio nasce dal seme versato dall’invidia nel ventre dell’insoddisfazione, anche questo desiderio ha avuto la medesima origine. È l’invidia verso i non uomini, verso gli animali del cielo, ad aver seminato il desiderio di volare. È la terra troppo piccola, il tutto che non è mai abbastanza, l’insoddisfazione di chi non si accontenta, ad aver nutrito in corpo il desiderio di volare. Di pianura in pianura il desiderio scorre, di uomo in uomo il desiderio brucia. Brucia il calore del sole sulla pelle di Icaro, bruciano le ali, fiamme e fuoco e un non uccello cade giù.  Come non avere paura di volare! Una percentuale spropositata di uomini è, ad oggi, affetto da aerofobia ed il numero è sensibilmente destinato ad aumentare. Secondo gli esperti infatti, è il venire a conoscenza di particolari catastrofi, come voli precipitati, aerei dirottati, passeggeri scomparsi e mai più ritrovati, ad alimentare quotidianamente la paura di volare. E se pensiamo che l’episodio di Icaro, viaggiatore fortunato di un aereo tanto singolare quanto unico al mondo, è stato comunque in grado di segnare molte coscienze, appare chiaro come l’immane numero di Icaro del nostro tempo, di voli, viaggi, cadute, possa avere risonanza non di poco maggiore sia per numero che per vastità. Vediamo i principali sintomi dell’aerofobia: innanzitutto tachicardia, sudorazione, vertigine e aumento del ritmo respiratorio. In alcuni casi anche tremore, oppressione toracica, cefalea e dolori addominali. Il comune denominatore è il panico, la sensazione di perdere il controllo di se stessi e dei propri sensi. Ovviamente, anche la paura può avere diversi gradi. C’è chi non rinuncia a volare, seppur durante le trasferte provi tensioni e angosce, chi per queste angosce prova a ridurre quanto più possibile la frequenza di viaggi aerei limitandosi allo stretto necessario, e chi invece, per la paura sta fermo con i piedi ben saldi al pavimento e a volare non ci pensa neppure, piuttosto, se la farebbe a nuoto circumnavigando il globo. Come non avere paura di volare, alcune statistiche che devi sapere 1. Per gli ‘aereo mai – viva il nuoto’, è stato calcolato nel 2006 che le probabilità di morire in volo siano pari ad una su undici milioni mentre quella di morire per l’attacco di uno squalo sono una possibilità su tre milioni. 2. Secondo uno studio del 2013, il rischio di morire in volo è pari ad una possibilità su 45 milioni. 3. Non ogni tipo di turbolenza è pericolosa, quelle leggere sono piuttosto routine. Solo le turbolenze di grado elevato sono dannose, ma sono assolutamente rare. 4. Le probabilità di morire in viaggio sono molto maggiori se il mezzo di trasporto è l’auto. La vicinanza alla terra non costituisce alcun motivo di sicurezza, se non apparente. Come non avere paura di volare? Alcuni […]

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Fun e Tech

Sei incredibili curiosità sui Pokémon

I Pokémon ci circondano. Sono qui, tra noi. Nei nostri parchi, lungo le nostre strade, sugli alberi, sulle panchine, sul divano in salotto, in frigo accanto all’anguria, in braccio alla nonna, nel piatto di pasta. I Pokémon sono ovunque. Questo ci ha insegnato Pokémon Go, questa è la meraviglia che ha creato Niantic con la collaborazione di Game Freak, The Pokémon Company e Nintendo. Un mondo che ora gira sulla melodia di un pika pika chù, in cui tutti noi, giovani nullafacenti, dal futuro instabile e dalla pigrizia stabile, fedele, permanente, possiamo trovare un motivo nuovo per alzarci dal letto. Una missione suprema è quella che ci ha richiamato alle armi: dobbiamo catturare tutti i Pokémon. Chi avrà il coraggio di rifiutare un tale compito? Chi diserterà? Non io, non voi. Terminato questo invito dai toni solenni, passiamo alle sei curiosità  sui Pokémon che forse non sapevi  Numero 1. Il nome Pokémon significa “pocket Monster”, letteralmente mostri tascabili. Chi non ne vorrebbe uno? Numero 2. Nell’anno 2000 Uri Geller, noto illusionista e piega-cucchiai col pensiero, fece causa alla Nintendo. L’artista sosteneva di essere stato trasformato in un Pokémon malvagio, poiché le caratteristiche di Kadabra, ossia l’avere poteri sovrannaturali e il girare perennemente con un cucchiaio piegato, costituivano per lui una copia/parodia delle sue capacità illusionistiche. Ovviamente, il caso fu archiviato senza alcun successo per Geller. Numero 3. Le regioni nel mondo Pokémon sono ispirate ad esistenti regioni giapponesi. Numero 4.  Nel 2005 alcuni ricercatori hanno scoperto un gene umano responsabile di alcune forme di cancro. Al gene venne dato il nome di ‘Gene Pokémon’. Ovviamente, questo non poteva che portare danni al marchio, così i ricercatori furono denunciati e il nome del gene fu immediatamente cambiato. Numero 5. In passato la PETA, organizzazione a sostegno dei diritti degli animali, iniziò una campagna di boicottaggio dei Pokémon. Ritenevano infatti inumano il trattamento subito da questi ‘animaletti’ costretti a vivere intrappolati in sfere pokè e a combattere per volere e soddisfazione dei padroni. Accusavano quindi i giochi dei Pokèmon di banalizzare una pratica reale, mostrando positivamente ciò che di positivo, per gli animali costretti a vivere in gabbie o a partecipare a crudeli spettacoli circensi, positivo non era affatto. Numero 6. Nel dicembre del 1997, quando in Giappone venne trasmesso l’episodio ”Eletric Soldier Porygon”, si registrarono 685 casi di crisi epilettiche. La stampa parlò allora di ”Pokémon shock” e le trasmissioni vennero interrotte per alcuni mesi, mentre l’episodio in questione sparì dalla programmazione. Ma ora basta leggere, spegni il computer, vestiti ed esci di casa.  I Pokémon ti stanno aspettando.

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Musica

Sotto Effetto di Felicità – La Rua

Sotto Effetto di Felicità è il nuovo disco dei La Rua, uscito il 3 Giugno per l’Universal Music. In pochissimo tempo si è posizionato 7° nella classifica FIMI degli album più venduti ed ha fatto il giro d’ogni radio, d’ogni auto, d’ogni spiaggia, locale o appartamento in centro, diventando più che familiare a casse giganti e piccole cuffiette per cellulare. Prima di passare al loro CD, ripercorriamo in breve le tappe dell’ormai famosa band pop/nu-folk. È nell’anno 2004, in provincia di Ascoli Piceno, che i La Rua vengono alla luce, grazie al sodalizio artistico tra Daniele Incicco e il songwriter e produttore Dario Faini. Il 10 Gennaio 2012 il gruppo partecipa alle selezioni di Sanremo ed entra tra i primi 30 artisti più votati dal web nel contest “Sanremo Social”. Il 4 Maggio 2013, i La Rua aprono il concerto degli Imagine Dragons al “Factory” di Milano. Nell’Aprile 2014, la band viene selezionata come artista del mese e il brano “Non sono positivo alla normalità” entra in programmazione su MTV Music. Infine, è nel Novembre del 2015 che i La Rua fanno la loro straordinaria apparizione ad Amici di Maria De Filippi. Ma chi sono i componenti de La Rua? Come ogni band o gruppo che si rispetti, i loro nomi scelgono di porsi in secondo luogo, dando piuttosto risalto alla loro identità comune. Tuttavia, per zelo e un po’ per curiosità, vi presentiamo i nomi dei mattoncini, finestre, ciottoli e ciuffi d’erba, che insieme creano la più musicale delle stradine (La Rua, in ascolano, significa appunto stradina). La Rua, componenti: Daniele Incicco (voce), William D’Angelo (chitarra elettrica), Alessandro “Charlie” Mariani (banjo, chitarra acustica, ukulele), Davide Fioravanti (pianoforte, fisarmonica, armonica, glockenspiel), Matteo Grandoni (contrabbasso, basso elettrico) e Nacor Fischetti (batteria, programmazione, sintesi). La Rua, Sotto Effetto di Felicità Il titolo dell’album sembra far riferimento alla dipendenza che i componenti della band nutrono verso la più potente delle droghe: la musica. È sotto effetto di amore per la musica, infatti, che i La Rua cantano e suonano i loro brani, e dunque sotto effetto di felicità. Per quanto infatti alcuni brani siano nati da una malinconia che permea le parole e il sound delle canzoni in questione, il solo fatto di poter tradurre un sentimento in musica porta alla felicità. La componente dominante, dunque, è certamente una: la vitalità, l’ottimismo, la non tristezza. Non Ho La Tristezza è infatti il titolo di uno dei più apprezzati brani della band, che pur declinato in prima persona, sembra auspicare la felicità di altri oltre che di noi stessi, invitando alla legalizzazione e all’accettazione di ogni forma d’amore. Un altro brano di punta è Il Sabato Fa Così, che traduce in musica la comune ed eterna attesa di giovani e non verso il Sabato, giorno in cui pensiamo alla vita con qualche preoccupazione in meno, qualche sorriso in più, in cui ci doniamo alle danze sulla spiaggia, le passeggiate accanto al mare, le chiacchierate e le birre condivise tra amici su instabili sedie di plastica bianca, al chiaro di luna, per aspettare l’alba. […]

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Notizie curiose

Ispirazioni poetiche e creative perdute, alcune soluzioni

Sei alla ricerca di ispirazioni poetiche? Sei uno scrittore che non scrive? Un musicista che non musica? Niente paura. Abbiamo quel che fa per te. Tre consigli per ritrovare l’ispirazione e liberarla dal nascondiglio buio e sperduto in cui si è rintanata. Numero 1. Poggia il tuo bel capo sul cuscino, conta le pecorelle tutta ovatta, collassa alla numero due, e sogna. Numero 2. Vai dal tuo spacciatore di fiducia, se ne hai uno, o al bar sotto casa, e drogati/ubriacati. Numero 3. Impazzisci. Anche se non sbraiti o non compri la camicia di forza che non si abbina oggettivamente con nulla, devi riuscire lo stesso ad avere allucinazioni. E se siete dei moralisti intransigenti, degli insonni cronici e dei rigorosi sani di mente, allora non vi resta che continuare a cercare. Ma, per domare la vostra frustrazione, ecco l’esempio di chi l’ispirazione l’ha trovata e proprio con i metodi da noi indicati. Ammettiamo che sia state le loro esperienze a gettare le basi della nostra teoria, ma che sia nato prima l’uovo o prima la gallina, cambiando l’ordine degli addendi, insomma, le cose rimangono uguali. Gli artisti e la loro fonte di ispirazioni poetiche e creative La prima di cui parliamo è la mamma di Frankestein, Mary Shelley. Una ragazza madre, considerando l’età. Aveva infatti soltanto diciotto anni quando, in una notte buia e tempestosa nella grande tenuta di Lord Byron, Mary si assopì dopo spaventosi racconti ascoltati alla luce del camino, frutti della fantasia di qualche amico. Ed ecco che comparve Frankestein, nell’incubo più vivo che lei si potesse aspettare. L’indomani, la scrittrice mise su carta l’esperienza onirica vissuta e così nacque lui, il terribile mostro con i bulloni in testa. Il secondo artista è Robert Shumann, compositore di indiscussa fama internazionale, che negli ultimi anni di vita soffrì di allucinazioni uditive. Sentiva vere e proprie melodie, prima costituite da semplici note e poi diventate sempre più complesse, complete. Furono queste allucinazioni a dettare molte delle sue opere. Il terzo della lista è Stephen King che, secondo alcuni, affermò in passato di aver scritto Cujo grazie ad un’immensa quantità di birre e droghe. Ancora, ricordiamo Michail Bulgakov che scrisse Morfina sfruttando i ricordi della sua precedente esperienza con questa sostanza. Come non citare anche Edgar Allan Poe che trasse ispirazione per i suoi “noirissimi” racconti, dalle visioni provocate dall’alcool di cui faceva uso. Infine, vi raccontiamo dell’ispirazione di colui che nel cercarla unì insieme un suono, un sogno, ed un’idea folle. Salvator Dalì, pittore che non necessita sicuramente di presentazioni, per cercare ispirazioni per le sue opere, dormiva su una comoda poltrona con in mano una chiave ed ai suoi piedi un piatto di vetro. Nell’addormentarsi e nel rilassare, di conseguenza, i muscoli, faceva cadere la chiave sul piatto ed il rumore che nasceva dallo scontro lo riportava alla veglia. Dipingeva dunque ciò che aveva visto in quei brevi istanti. Considerando le sue opere, siamo certi che aveva visto cose bellissime, degne di un pittore.

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Libri

Intervista a Paolo Mandetta – Vagamente Suscettibile

Paolo Mandetta, giovane e promettente scrittore, nasce nell’anno 1987, a Paestum, in provincia di Salerno. Lascia il suo amato Sud Italia solo dopo aver abbracciato la sua passione, la scrittura, per iscriversi alla scuola Holden di Torino. Vive ora a Milano, in un bilocale invaso dai fiori. Amatissimo blogger per Vagamente Suscettibile, Paolo Mandetta è anche autore di diverse opere ordinabili in ogni libreria d’Italia e acquistabili nei maggiori store: Cuore Satellite è un romanzo che ha come protagonista Paolo, giovane fioraio di Salerno con un grande segreto: il suo cuore ha le sembianze di un bambino e lo segue ovunque, impedendogli di amare il suo compagno e incastrandolo in una stramba famiglia che cade a pezzi. Aperti di Notte, una raccolta di racconti erotici: storie sui feticci, la solitudine, l’amore e l’infanzia di chi apre la propria anima soltanto di notte. La legge dei Lupi Nobili, urban fantasy, sulle avventure di Michael Q., un giovane con la missione di conservare la virtù dei sogni in un’epoca di adulti precoci e violenti. Eroica Fenice ha intervistato Paolo Mandetta per i nostri lettori… L’intervista a Paolo Mandetta   Il tuo seguitissimo blog si intitola Vagamente Suscettibile. A nome di tutti noi ti chiedo: cos’è che ti rende così “vagamente suscettibile”? È quest’epoca, che dice a tutti “guarda quante cose ho da offrirti, allunga la mano e prenditele! Come, non ce la fai?” E m’incazzo, ci incazziamo, siamo sempre irritabili. Possiamo avere ogni cosa, ma non è vero niente. Siamo solo più infelici perché grazie ai social abbiamo la possibilità di sapere che il vicino di casa sta meglio di noi, in vacanza, o con un buon lavoro, con gli addominali. Tutti coloro che scrivono e sono alle prime armi, si scontrano con la parola ‘scrittore’. Non sanno se definirsi tali in quanto è ciò che fanno o se evitare per modestia. Anche tu hai attraversato questa fase? Sì, certo. Scrittore è una parola impegnativa e l’ho evitata per anni. Ho cominciato a usarla solo di recente perché scrivo a tempo pieno ed è diventato il mio piccolo lavoro, allora se la gente mi chiede che faccio non posso che rispondere così. Lo scrittore. Ovviamente i parenti si mettono una mano in fronte e sospirano “trovati una fatica vera, per favore”. Hai scritto e pubblicato anche una serie di racconti erotici. Cosa pensi dell’idea comune secondo cui la scrittura erotica sia un genere di scarso valore letterario? Mi scontro con questa idea collettiva tutti i giorni. I problemi sono due: o la gente pensa che erotico voglia dire sordido e disgustoso – perché lo associa a quel tipo di “peccato” che si fa ma non si dice, come il sesso per i cattolici – oppure immagina le valanghe di storie erotiche che si pubblicano a 0,99 centesimi su Amazon, in maniera totalmente improvvisata, farciti di refusi e brutture grammaticali. Perché l’erotico è diventata una moda e allora chiunque può lanciarsi in una storia “fai da te”, la pubblica senza manco rileggerla e ciao. Da qui […]

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Attualità

Istituto italiano per gli Studi Filosofici – Per salvare la storia

Salvare l’Istituto italiano per gli Studi Filosofici di Napoli Tornassimo indietro nel tempo, saremmo tutti degli eroi. Potessimo sfiorare il passato, lo plasmeremmo secondo migliori forme. Ci piace pensare che se fossimo vissuti noi, al tempo delle sanguinose ingiustizie della storia, le cose sarebbero andate diversamente perché noi avremmo fatto in modo che ciò accadesse. Avremo liberato prigionieri, lottato a favore degli emarginati, difeso chi ingiustamente veniva accusato, protestato contro leggi ignobili, convenzioni assurde, superstizioni folli. Avremo cambiato la storia, se avessimo potuto. Perché, in fondo, il tempo della fantasia non è solo il futuro, ma anche il passato. È solo il presente che non dà spazio al nostro ego. Perché nel presente, ogni parola è una promessa, e la promessa non può rimanere parola, necessita di diventare fatto. E allora preferiamo non guardare, chiudere gli occhi alla storia di oggi, aspettare che diventi storia di ieri per poter fare qualcosa, per poter piangere su una situazione che non può cambiare, per indossare gli abiti del lutto nazionale. Allora c’era una volta, in bianco e nero, sui libri di storia, un uomo e i suoi libri. L’uomo si chiamava Gerardo Marotta, ed era un avvocato – filosofo consacrato al fuoco della cultura, padre e presidente dell’Istituto italiano per gli Studi Filosofici di Napoli. Possedeva una marea di libri, troppi per esser mare quieto, e che non erano soltanto suoi. Tuttavia la cultura non ha bisogno di esser condivisa, può appartenere a tutti, dunque erano i suoi libri. Storia, filosofia, arte, memorie: tutto era contenuto tra quelle pagine, sedute in comodi scaffali siti al Palazzo Ducale Serra di Cassano, sul promontorio di Pizzofalcone. Poggiati lì, al servizio di quell’uomo e di altri uomini, al servizio di chi voleva, chi della cultura ha sempre fame e non si sazia mai. Un baluardo di cultura, una preziosa stilla di passato, un microcosmo di saggezza, un patrimonio inestimabile, uno sfratto. Un foglio di carta, un’imposizione, una mancata alternativa, e la marea di libri divenne fiume stanco. Attraverso gli stretti vicoli di Napoli, accompagnati dal loro uomo, i libri scesero giù fino alla foce, un capannone industriale di Casoria, nell’ex manicomio Bianchi e nell’Istituto professionale Colosimo per ciechi. Nulla poté Gerardo Marotta, che pur tentò di salvarne in maggior numero, vendendo ogni suo bene. A causare la fine dell’Istituto italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, dell’esperienza dell’avvocato filosofo, e della marea di libri, furono i soldi. Furono interrotti i fondi, tagliate le spese dello stato e bloccato il denaro necessario per mantenere in vita quella preziosa iniziativa. Ma, se fossimo stati lì, noi avremmo salvato quell’Istituto. Avremo sostenuto il suo personale, avremo teso una mano all’uomo, avremo ridato linfa ai libri. Ma, noi possiamo. Per una volta, possiamo anticipare il rimpianto, dire e promettere e fare. Possiamo salvare l’Istituto italiano per gli Studi Filosofici di Napoli Ora, e non poi, e non magari. Ora, siete tutti invitati, lunedì 30 maggio, alle ore 20.30, al Teatro Politeama, in via Monte di Dio 80. Ad aspettarvi ci […]

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Attualità

Con Lucio Beffi, oggi come allora

Si è svolta ieri, 20 maggio, al Multisala Corallo di Torre del Greco, la serata ‘Con Lucio Beffi a trent’anni dall’addio alle scene’. Con il Patrocinio del comune, l’evento, organizzato dall’associazione Amici delle Arti (di cui la moglie di Lucio è presidente onorario), ha visto salire sul palco tanti di coloro che hanno collaborato con lui, come Franco Acampora, Antonio Casagrande, Marina Confalone, Eva Contigiani, Raffaele Di Maio, Giulio Farnese, Lello Ferrara, Carlo Manguso, Nello Mascia, Gino Monteleone, Antonella Morea, Mariano Rigillo, gli allievi dell’Università Popolare dello spettacolo, Walter Pascale e la sua ensamble musicale.  Una sala gremita di gente ha avuto la straordinaria occasione di assistere ancora una volta alla magia del teatro di Lucio Beffi, ed è stata catapultata a suon di musica e parole, in una dimensione altra e senza tempo, in cui il passato si mescola al presente, la morte alla vita, il palcoscenico alla platea. Gli orologi si sono fermati a Torre del Greco e si son fermati pure in cielo, e l’assenza ha creato un ponte, tra Lucio Beffi e chi già lo amava, tra Lucio e chi ora imparerà a farlo. Perché neppure i grandi artisti che hanno preso parte attiva alla serata possono negarlo, che quel che è stato realizzato era magia e, soprattutto, era amore. Più di tutto il resto, ancor più della maestria dei musicisti, delle incredibili voci dei cantanti, dell’emotività e del fascino degli attori, ciò che più ha sorpreso e più ha scosso i cuori del pubblico è stato l’amore. Un amore tangibile ed evidente che riecheggiava nelle parole, nelle note, sui volti e tra le file, sublimato dall’incantevole presenza tra le poltrone in sala di colei che più amò Lucio, sua moglie. I suoi occhi dolci sono stati il riflettore più grande, la luce più splendente in quel teatro, in grado di rendere tutto più magico, più luminoso, più vivo. E quando il riflettore è salito sul palco, quando l’amore ha salito i gradini, Lucio ha percorso il ponte, il cielo lo ha lasciato passare, ed era lì con noi, a sorridere nel sorriso di sua moglie, ad inchinarsi difronte al suo ritrovato pubblico, ad applaudire e ringraziare ancora una volta coloro che si sono esibiti con lui, per lui. La carriera di Lucio Beffi Tra i brani riportati in scena Tupeapo, Caro Giacomo e Terrazzo Saraceno, pochi assaggi di una carriera vasta come vasto è il mare. Lucio Beffi è stato infatti autore di numerosi spettacoli, regista, attore, passando dalla tradizione napoletana al teatro classico e internazionale. È stato anche organizzatore e direttore di seminari teatrali a Napoli, Foggia, Belluno, Padova, ed è stato docente all’Università Popolare dello Spettacolo di Napoli. Ed ora, oggi, è anche ispirazione e riferimento costante per l’Associazione Amici delle Arti, che, portando avanti il suo amore per i giovani e il teatro, offre una mano ed un ambiente sicuro per chiunque voglia intraprendere questa strada. Tra le iniziative organizzate dall’associazione: laboratori sulla dizione, l’alfabetizzazione teatrale, la gestualità; concorso nazionale ‘corti teatrali’ per […]

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Attualità

Trasporti in Campania: biglietto digitale via sms

Parliamo di trasporti in Campania e, straordinariamente, non parliamo di ritardi. Per una volta, ad essere approdato ai nostri binari è un treno che non attendevamo e che, inoltre, arriva in anticipo. Sarà forse un ennesimo segno di come le cose più belle arrivino quando meno le si aspetta? Ed eccola, scintillante sotto i tuoi occhi una traccia di progresso, una comodità che allontana disagi e fa svanire uno dei tanti stress che colpiscono gli uomini con la valigia. È di pochi giorni fa, infatti, l’annuncio dell’Azienda Napoletana Mobilità circa l’introduzione in Campania del biglietto digitale. Progettato in collaborazione con il Consorzio Unico Campania, l’innovativo servizio di Mobile Ticketing sarà per i primi momenti valido sui mezzi di superficie (tram, filobus e bus) e sulla Funicolare di Chiaia (nelle stazioni di Parco Margherita e Cimarosa). Una volta terminata la prima necessaria fase di sperimentazione, sarà poi possibile acquistare il biglietto digitale anche per poter usufruire delle restanti linee Anm. E il tutto, sarà estremamente semplice: basterà scaricare, sui nostri smartphone, l’app Unicocampania e selezionare la corsa per la quale si vuole acquistare il titolo di viaggio. Entrando nella sezione “acquista ticket”, si riceverà immediatamente sul cellulare il biglietto, che non necessiterà di alcuna obliterazione. Nel caso si volesse accedere ai servizi della Funicolare, si riceverà un codice QR che, una volta avvicinato il cellulare al tornello, renderà automaticamente possibile aprirlo. Un’altra possibilità per acquistare il biglietto digitale è di inviare un sms al numero 4868680 con il testo ANM e il numero di palina o linea o il testo ‘’ANM FCH’’ per la funiculare di Chiaia per ricevere, in pochi istanti, il biglietto digitale richiesto. Quest’ultimo però deve essere acquistato, improrogabilmente, prima di salire a bordo e il viaggio deve iniziare, ritardi eventuali permettendo, entro dieci minuti dall’acquisto telematico del biglietto. Il costo di quest’ultimo sarà di 1 euro, a cui si aggiungerà il costo dell’invio messaggio che dipenderà ovviamente dall’operatore telefonico del richiedente e dal suo piano tariffario. La tecnologia dunque svolge ancora, seppur non lo faccia sempre, il ruolo primario per cui è venuta al mondo, ossia quello di facilitare la vita. È innegabile infatti il disagio arrecato agli aspiranti pendolari dalle innumerevoli stazioni fuori uso, dai botteghini chiusi, dalle obliteratrici mal funzionanti e dai biglietti esauriti con la stessa rapidità con cui vanno a ruba gli ingressi ai concerti. Di’ no allo stress, sì allo smartphone!

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Notizie curiose

10 cose che (forse) non sapevate su Freud

L’avvicinarsi dell’estate porta sempre un po’ d’ottimismo.  Con quel “forse” abbiamo voluto ottimisticamente ipotizzare che qualcuno di voi, lettori e lettrici, abbia già avuto la possibilità di confrontarsi con questi curiosi dettagli del maestro della psicoanalisi. Ed è questo stesso ottimismo a spingerci ad evitare di porre come prima cosa da molti ignorata che il nome di Freud non fosse “Froid”. Ma passiamo al dunque.  10 cose che (forse) non sapevate su Freud 1 – Il nostro caro Sigismondo (ha un nome troppo carino per non essere utilizzato) aveva un inspiegabile terrore del numero 62. Non alloggiava mai in una stanza d’albergo corrispondente a quel numero e qualora si scontrasse con un 62 nella lettura o in altri modi, fuggiva allontanandosene il più possibile. 2 – Freud era molto parsimonioso o molto saggio, o possedeva parsimonia e saggezza in quantità. Ciò che invece possedeva in numero ridotto erano gli abiti. Soltanto tre completi, tre indumenti per l’intimo e tre paia di scarpe. 3 – Sapeva parlare spagnolo, poiché imparò la lingua per il solo desiderio di saper leggere spagnolo. In particolare, l’eroico Don Chisciotte di Miguel de Cervantes. 4 – Era un abitudinario ed un precisino. Pranzava ogni giorno non prima e non dopo le ore 13 e dopo i pasti, leggeri immaginiamo, usciva per una passeggiata di tre kilometri, percorrendo sempre le medesime strade e fermandosi solo per raccogliere funghi (la fame si faceva sentire insomma). 5 – Aveva un chowchow ed il suo cane era suo assistente durante le sedute. La sua presenza rendeva più tranquilli i pazienti, oltre che essere un’ottima sveglia. Sapeva calcolare il tempo delle sedute e si alzava non appena il tempo era scaduto. Il cane, non Freud. O meglio, prima il cane. 6 – Presagì la sua morte e sbagliò. Se la data da lui immaginata e sognata era infatti l’anno 1918, in realtà Sigismondo morì nel 1939, ad 83 non 62 anni (avete letto bene, 62 anni! 62!). 7 – Aveva paura delle felci. Non c’è bisogno di dire altro, è una fobia che si commenta da sola. 8 – La prima edizione de L’interpretazione dei sogni fu stampata in una tiratura di sole 600 copie e ci vollero più di dieci anni per venderle tutte. Che già allora i libri si comprassero in illegalissime fotocopie da improbabili spacciatori di cultura? 9 – Morì grazie a graduali iniezioni di morfina somministrate dal suo medico. Quando i dolori del cancro di cui era affetto cominciarono ad essere per lui insostenibili, richiese infatti una morte assistita. 10 – Non amava affatto la musica. Si dichiarava incapace di goderne e di comprenderla. Nessun modo migliore per concludere questo breve viaggio attraverso la mente del più noto viaggiatore in menti altrui che diventando arrangiatori musicali, intonando un’adorabile canzoncina che inizia così: 62 felci in fila per 6 col resto di due…

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Mainichi, il primo giornale leggi pianta annaffia

Il Mainichi, quotidiano in stampa dal 1992, con una tiratura media di 5 milioni di copie, è il primo giornale ecologico della storia. Un primato tutto made in Japan, da un paese che negli ultimi decenni sta cavalcando a ritmo sostenuto sulla strada del progresso tecnologico e non. Ma cosa rende il Mainichi un giornale a pollice verde? Il suo stesso funzionamento, le possibilità che esso offre. Una volta terminata la lettura è infatti possibile (e quasi d’obbligo) immergere il giornale nel terreno e cominciare ad innaffiare. Nel giro di poco tempo, cominceranno a nascere splendidi fiori. Le pagine del giornale sono infatti realizzate con prodotti prima riciclati, poi disciolti in acqua, compattati e ricoperti di semi. Anche l’inchiostro è realizzato in maniera del tutto vegetale. Inutile dire che il giornale ha visto straordinariamente aumentare il numero dei suoi compratori e lettori. In molte scuole del paese è stato inoltre mostrato agli alunni come simbolo di una ricerca volta alla salvaguardia dell’ambiente e alla diffusione della cultura. Una notizia straordinaria, soprattutto per gli amanti della lettura cartacea, che avranno adesso un valido asso nella manica da schierare contro chi impugna un ebook reader o un “echissacosa”, sostenendo di proteggere l’ambiente dai rifiuti. È possibile ora proteggere l’ambiente e la lettura allo stesso modo. Speriamo che la novità giapponese sia rapidamente colta ed imitata anche dalle case editrici nostrane, al fine di non condannare a morte l’inimitabile emozione di sfiorare pagine e parole. Impariamo dal Giappone. Impariamo dal Mainichi. Più lettura, più fiori, più cultura, più bellezza.

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Scuola: il contributo volontario obbligatorio

A Torre del Greco, provincia di Napoli, si verifica l’ennesimo scandalo nelle scuole. Il preside dell’istituto comprensivo Sauro-Morelli, Gennaro Di Martino, annuncia una bizzarra delibera del consiglio d’istituto che ha reso obbligatorio il versamento di 15 euro l’anno per ogni iscrizione alla suddetta scuola. Tuttavia, la scuola non ha alcun diritto di rendere obbligatorio ciò che per legge è volontario, anche un contributo volontario, insinuandosi quindi nello sterminato campo dell’illegalità. Dopo le mille segnalazioni fatte, il Ministero ha infatti più di una volta ribadito (ad esempio nella circolare ministeriale numero 593 del 07/03/2013) il carattere facoltativo di tale contributo, ammonendo le scuole che agendo contro questo principio di legge, minano la fiducia delle famiglie nelle istituzioni e violano il diritto allo studio garantito dalla costituzione. È stato inoltre specificato che i consigli d’istituto non possono in alcun modo obbligare a pagare il contributo volontario, soprattutto in riferimento all’articolo 23 della Costituzione, in base al quale nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta, se non in base alla legge. Ciononostante, a colpire l’opinione pubblica, oltre che l’ossimoro volontario obbligatorio, illegalmente vestito di legalità, sono le minacce, continue, che subiscono le famiglie degli studenti. Nel caso in cui la famiglia si rifiutasse di versare i soldi richiesti (che oscillano dai 15 euro, come nel caso della scuola torrese, ai 150/200 di altri istituti) lo studente potrebbe perdere, secondo le parole degli interessati, il diritto a partecipare a laboratori, gite, progetti, ad usufruire di carta igienica o acqua, e ad avere un voto in condotta differente dal sette (secondo il principio in base al quale non pagare significa non avere una buona condotta). Inutile sottolineare anche l’illegalità e l’infondatezza di questi assurdi ricatti. Rassicuriamo dunque le famiglie che hanno la sfortuna di aver iscritto o di voler iscrivere gli studenti nelle scuole coinvolte da questo scandalo, ribadendo il loro diritto al rifiutarsi di pagare tale somma senza temere alcun tipo di ripercussione sul ragazzo. Le istituzioni invitano inoltre le suddette famiglie a denunciare le scuole e il personale scolastico che si macchia di questo crimine. Le vane giustificazioni intorno al contributo volontario obbligatorio Il motivo che sta alla base di queste assurde rivendicazioni di diritti da parte delle scuole nasce dalle difficoltà economiche che quest’ultime sono costrette ad affrontare. Tuttavia, il fine non giustifica i mezzi e non possono essere le famiglie, in situazioni economiche critiche o meno, ad essere costrette a sopperire alla mancanza di sensibilità del sistema politico. Il contributo volontario rimane volontario e così sarà fin quando la legge non cambierà forma e contenuto. Di obbligatorio c’è solo il rispetto della legge e la legge, almeno in questo caso, parla chiaro. Il diritto allo studio non è in vendita, non in Italia, non oggi, non nelle nostre scuole.

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Bambini (scomparsi) che giocano a nascondino

La tana è un albero e i bambini sono sue radici. Si allontanano dal centro, si disperdono nell’ombra. Le loro risate si fanno sempre più fioche, le loro scarpe sempre più veloci. Scompaiono nel nulla e tocca a noi contare. Uno, due, tre, dieci, cento, mille, seimilacentotrentacinque. Sono seimilacentotrentacinque i bambini scomparsi in Italia nel 2015. Tre passi indietro, 2012, i bambini scomparsi erano millesettecentocinquantaquattro.  Tre passi avanti, 2015, così tanti bambini in più, così tanti bambini in meno. A denunciare numeri così preoccupanti, è stata nei mesi scorsi la senatrice abruzzese del M5S, Enza Blundo, le cui parole sono state confermate da un’ indagine condotta dall’Europool. Chi sono però questi bambini scomparsi? Molti di essi appartengono alla categoria dei rifugiati o migranti. Le loro tracce si perdono subito dopo le registrazioni agli uffici appositi e i destini che li attendono sono i più svariati, dallo sfruttamento sessuale al mercato degli organi. Secondo alcuni, la soluzione a questo fenomeno sarebbe la sostituzione di strutture d’accoglienza con famiglie d’accoglienza, che potrebbero più facilmente e con maggiore attenzione monitorare l’attività e gli spostamenti dei piccoli. Tuttavia, il fenomeno dei bambini scomparsi non riguarda soltanto bambini senza una famiglia e in fuga da un paese, ma anche piccoli componenti di famiglie italiane. Se lo stile di vita è differente e diverso è il meccanismo di scomparsa, il vuoto che essi lasciano è di pari profondità. Ed è su questo principio che si basa il servizio 116.000, numero unico europeo per i minori scomparsi, affidato in Italia al Telefono Azzurro. Secondo le loro fonti, l’anno nero è stato il 2013, con 119 bambini spariti. Il presidente di Telefono Azzurro, Ernesto Caffo ha dichiarato “Ogni anno nel mondo spariscono 8 milioni di bambini; in Europa 270 mila, cioè uno ogni due minuti. […] In Italia dal maggio 2009 ad aprile 2015 il numero 116.000 ha gestito 610 casi di bambini scomparsi. Nel 38% dei casi si trattava di fughe da casa, nel 31% di fughe da istituti, nel 10% di sottrazioni internazionali, nel 6% di minori stranieri non accompagnati.” Negli ultimi anni i bambini ritrovati sono stati invece 229. Cos’è e come funziona l’116.000? Si tratta di un servizio gratuito e disponibile 24h su 24, raggiungibile sia da telefonia fissa che mobile dell’intera Italia. Una volta che ha raccolto le informazioni necessarie per il caso, queste vengono inoltrate alle Forze di Polizia competenti nel territorio, con eventuali collaborazioni anche con i servizi di polizia dei paesi stranieri. Il servizio nasce infatti con l’obiettivo di creare una rete di intervento tra i vari Stati membri dell’Unione Europea, per garantire una migliore riuscita nella risoluzione dei casi e nel ritrovamento dei bambini. Il servizio è infatti operativo in 22 Stati Membri dell’Ue: Belgio, Paesi Bassi, Francia, Grecia, Italia, Polonia, Portogallo, Romania, Danimarca, Slovacchia, Ungheria, Regno Unito, Spagna, Germania, Estonia, Austria, Bulgaria, Cipro, Irlanda, Lussemburgo, Slovenia e Malta. 10 consigli del Telefono Azzurro per aiutare i genitori a mettere al sicuro i loro bambini Assicuratevi che il vostro bambino conosca il suo […]

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