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Eroica Fenice

Cucina e Salute

Crostata al cioccolato fondente, un classico intramontabile

La ricetta che oggi propongo è la crostata al cioccolato fondente, un classico intramontabile della cucina italiana. Si tratta di un dolce che tutti hanno assaggiato almeno una volta nella loro vita, che spesso ha accompagnato merende infantili e meritate pause studio, che tutti hanno provato almeno una volta a preparare. In effetti riuscire a realizzare una perfetta crostata al cioccolato fondente al primo colpo è un’impresa a dir poco da applausi a scena aperta, dal momento che ci vuole molta manualità ed esperienza per ottenere una frolla a regola d’arte. E se non ve la sentite di rischiare, allora al posto della pasta frolla home made, potete anche utilizzare quella già confezionata, come suggerisco più avanti. In questa versione ho utilizzato il cioccolato delle uova di Pasqua, un’ottima occasione per riutilizzare il cioccolato delle tante uova che sicuramente affollano il frigo di casa vostra. Se invece volete proporla come dessert a fine pasto, allora accompagnatela con golosi ciuffi di crema chantilly oppure anche con crema alla vaniglia. Servitela in questo caso con un liquore, come il Vin Santo, o il Marsala, oppure per restare nel nostro territorio con del limoncello. Crostata al cioccolato fondente, la ricetta Ingredienti per 6/8 persone Per la pasta frolla*: 250 g di farina 00 150 g di burro freddo 120 g di zucchero a velo 2 uova Per la farcia: 100 g di zucchero semolato 2 uova 200 g di uovo di cioccolato fondente 50g di panna fresca 80 g di burro 200 g di nocciole tritate 1 cucchiaio di fecola di patate Per decorare: zucchero a velo q.b. Preparazione: In una ciotola versate la farina, unite lo zucchero a velo e il burro a dadini. Cominciate ad impastare velocemente, unendo le uova. Formate un panetto, lasciate riposare la frolla una mezz’oretta abbondante in frigo; dopodiché stendete la pasta con il mattarello molto sottile (5 mm  di spessore), rivestite uno stampo da crostata precedentemente imburrato e infarinato. Con la pasta frolla avanzata create la classica griglia per crostate, realizzando una serie di strisce, poi fate riposare nuovamente la pasta frolla in frigo. (*Nel caso non abbiate intenzione di cimentarvi nella preparazione della pasta frolla, allora basta sostituire gli ingredienti sopra elencati con un panetto di pasta frolla Buitoni). Preparate la farcia sciogliendo nella panna messa a bagnomaria il cioccolato delle uova di Pasqua insieme al burro. Unite poi le nocciole, stando lontano dal fuoco, e lasciate intiepidire; poi sbattete le uova con lo zucchero ed unite la fecola e il cioccolato fuso. Mescolate per bene e versate la farcia nel guscio di pasta frolla, sistemandoci sopra le strisce di pasta. Infine infornate a 180 ° per 40 minuti (in forno statico): una volta cotta la crostata attendete che intiepidisca e spolverizzate con abbondante zucchero a velo.

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Attualità

Vamping ovvero quelli che la notte

Lo chiamano vamping ed è una moda che sta spopolando oltreoceano – moda che anche da noi sta prendendo piede tra i giovanissimi. Il #vamping è un termine non ha nulla a che vedere con il vampirismo alla Twilight, piuttosto vuol dire tirar tardi, facendo le ore piccole davanti allo schermo di un computer, un tablet o uno smartphone; una tendenza che attrae non poco le nuove generazioni, i cosiddetti nativi digitali, gli adolescenti che convivono giorno e notte con la nuova tecnologia. Del resto, socializzare su internet, affidando pensieri immagini e parole ai vari social network a disposizione, come Twitter Instagram e Facebook è un’opportunità che i teenager utilizzano sempre più spesso di notte, nelle ore che dovrebbero essere dedicate al sonno e al riposo. C’è infatti chi scrive su Twitter: “Non dormo più. #vamping per sempre”. su Instagram invece piovono di notte selfie con il computer acceso e l’hashtag #vamping. Del resto trasgredire il coprifuoco o le regole genitoriali è un must durante l’adolescenza e ha anche il suo fascino poter far parte di un gruppo particolare, un club ristretto a pochi eletti, a tutti quelli che resistono alle lusinghe del cuscino, trascinati dal feed continuo di telefilm in streaming, video demenziali su Youtube, chat di gruppo su Facebook. Ovviamente si tratta di un utilizzo che sfiora l’ossessione del quale i genitori sono spesso all’oscuro; genitori che cadono letteralmente dalle nuvole quando sono richiamati dai professori dei loro figli, mentre comunicano la totale assenza di partecipazione attiva alla vita scolastica, oltre a sottolineare una assenza mentale dello studente in questione, durante le ore trascorse in classe unita a una discreta dose di aggressività e irritabilità. Secondo le recenti stime di Telefono Azzurro almeno 1 ragazzo su 5 si sveglia nel corso della notte per controllare le notifiche del suo cellulare; restando perennemente online a controllare il proprio display durante la notte, di conseguenza, l’organismo del teenager ne risente sia a livello motorio che neuro cognitivo. C’è anche chi associa la moda del vamping ad una pericolosa tendenza all’autoisolamento e alla depressione, un risvolto estremamente dannoso per la psiche dei giovani proprio nel momento più fragile e delicato della loro esistenza. E allora cosa fare? Negare l’utilizzo del pc o dello smartphone pare pressoché impossibile, dato che viviamo sempre connessi. Piuttosto bisognerebbe educare attraverso il sistema scolastico le nuove generazioni alla corretta padronanza di uno strumento tecnologico utilissimo per carità, ma che resta pur sempre soltanto uno strumento strettamente virtuale e che non può assolutamente sostituire il contatto umano. Questo è il rovescio della medaglia del restare sempre connessi 24 ore su 24 con buona pace del wifi. proprio queste nuove tecnologie, tutte le novità che i mass media sbandieravano ai quattro venti come l’inizio di una nuova rivoluzione sociale stanno poco alla volta intaccando in negativo il lato reale delle nostro quotidiano.  Vamping ovvero quelli che la notte – Eroica Fenice

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Libri

Il profumo delle foglie di limone di Clara Sanchez

Il titolo del romanzo di Clara Sanchez Il profumo delle foglie di limone, edito da Garzanti, potrebbe trarre in inganno a partire dall’immagine di copertina: cosa rappresenta quella ragazza raffigurata di spalle e circondata da fogliame verdolino, in un’atmosfera sospesa, quasi onirica? Infatti il titolo originale “Lo que esconde tu nombre” rende in modo lampante il carattere avventuroso e psicologico del romanzo. È una vicenda che potremmo catalogare come un giallo nel quale molteplici sono i suoi aspetti legati a doppio filo con la barbarie avvenuta nel corso della Seconda guerra mondiale, ovvero lo sterminio di milioni di ebrei, e non solo, nei campi di concentramento. La storia inizia un po’ lentamente nell’inquadrare i due personaggi principali oltre che voci narranti della vicenda: Jùlian un arzillo ottuagenario e Laura una giovane trentenne indecisa se continuare a vivere o meno con il futuro padre del figlio che porta in grembo. Entrambi non si conoscono, ma presto le loro vite si intrecceranno a causa di una anziana coppia straniera che Laura ha la fortuna di conoscere nel corso di una mattina trascorsa in spiaggia, nella ridente cittadina spagnola di Vallesol, in Costa Blanca. I due coniugi stranieri intervengono in aiuto di Laura, colpita da un malore legato alla sua gravidanza, e ben presto la conquistano con il loro atteggiamento iperprotettivo e la loro disponibilità. Quello di cui Laura è totalmente all’oscuro e di cui verrà ben presto edotta da Jùlian è la vera natura dei due angelici vecchietti, con un passato da atroci criminali nazisti alle spalle. Infatti Jùlian è un ex deportato di Mathausen, mentre Karin e Fredrik sono i suoi ex aguzzini; lo stesso Jùlian è sulle loro tracce, per attuare una vendetta privata accarezzata da tempo oltre che per consegnarli finalmente alla giustizia. Laura lo aiuterà agendo da infiltrata in casa dei suoi due adorabili vecchietti, venendo a contatto con una realtà che credeva ormai archiviata, letta soltanto nei libri scolastici e soprattutto rischiando cara la vita. Verrà salvata da Alberto, un giovane che ha conosciuto proprio in casa Christensen e appartenente con ogni probabilità al giro degli amici nazisti  – la Confraternita – della coppia norvegese, giovane di cui lei stessa confesserà a Jùlian di amare, nonostante il suo essere ambiguo e sfuggente. Il romanzo di Clara Sanchez termina senza un vero e proprio lieto fine: Laura è sì salva, ma a quale prezzo sarà Jùlian a scoprirlo. Se il movente stesso della vicenda è il bisogno di soddisfare il desiderio umanissimo di una vendetta tanto agognata, purtroppo  la scrittrice nel finale sottolinea che nella straziante vicenda che ha visto protagonisti tanti esseri innocenti non ci sono in realtà vincitori né una vera giustizia. L’unica arma a nostra disposizione è allora non dimenticare perché non di verifichi un altro Olocausto: il monito che Clara Sanchez consegna tra le righe è quindi quello di ricordare quanto l’odio razziale può accecare l’essere umano conducendolo a ben oltre la condizione di cruda spietatezza animale. Il romanzo della Sanchez ha la caratteristica molto gradevole di conquistare l’attenzione del lettore sin dall’inizio. L’autrice con estrema bravura tratteggia le personalità individuali dei protagonisti principali, sottolineando il loro senso di straniamento in […]

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Libri

Il secondo momento migliore di Valentina Camerini

Il secondo momento migliore di Valentina Camerini (La Feltrinelli 2014): un’ intrigante foto sulla copertina del romanzo, con tre ragazzi di spalle intenti a scrutare l’azzurro del mare e del cielo, è il preambolo per il racconto vero e proprio, che ha come fulcro la vicenda di due ragazzi della Milano bene i quali diventano amici per caso e per necessità nel corso dell’ultimo anno scolastico alle soglie dell’esame di maturità. Un’ amicizia sulla quale Alberto il protagonista ed io narrante dell’intera vicenda probabilmente non avrebbe scommesso nemmeno uno spicciolo ma che si rivelerà poi una vera forza motrice, come una guida inconsapevole e silenziosa di quasi tutte le sue scelte personali. Il secondo momento migliore di Valentina Camerini La storia ha un inizio notevole capace di catturare subito l’attenzione del lettore: Alberto è sul cornicione di un edificio del tutto ubriaco con una bomboletta di vernice spray in mano, colto nell’attimo plateale del suo folle gesto d’amore – scrivere le parole Virginia ti amo a lettere cubitali sul muro della scuola. Purtroppo per Alberto fatalità vuole che successivamente cada da una rispettabile altezza e si rompa un braccio e che oltre al danno debba anche subire la punizione esemplare inflittagli dal preside dell’istituto: dare ripetizioni a un ragazzo della sua classe a causa della sua pagella abbastanza catastrofica, tale Emilio Bronsini da tutti chiamato Bronson. Una doppia punizione secondo il punto di vista di Alberto, perché dal suo profitto scolastico dipenderà la sua promozione e poi perché Bronson è un ragazzo con cui non ha mai veramente legato. Inoltre le sue difficoltà nello studio sono legate a un motivo ben più serio: Emilio non è semplicemente il classico scansafatiche ma è malato, lotta contro un tumore al cervello. A prima vista tutto può sembrare ostile: il carattere stesso di Bronson, il suo atteggiamento durante le lezioni, perfino il suo modo di vivere la scuola lo inquadrano nella diversità. E invece, superato il luogo comune dell’essere malato-e-basta Emilio per Alberto diventa una risorsa di energia e di vitalità ineguagliabile. Insieme diventano come una squadra invincibile: Bronson è la mente, il guizzo di genio, quello che ha sempre l’asso nella manica e che organizza le avventure più improbabili, come prenotare un volo per Stoccolma o rubare nottetempo le soluzioni del compito di matematica, oppure organizzare un indimenticabile viaggio per l’Europa, attraversandola in lungo e in largo zaino in spalla. Ma, come tutte le belle emozioni, anche l’amicizia tra Alberto e Bronson riceve una battuta d’arresto: poco prima di intraprendere il viaggio post maturità Bronson gli comunica che deve rinunciarvi perché deve sottoporsi a nuove cure in ospedale. Da quel momento  le strade dei due ragazzi si dividono almeno dal punto di vista geografico: Alberto parte per il viaggio in giro per l’Europa insieme alla tanto sognata Virginia, restando sempre in contatto con Bronson tramite mail e lettere cartacee. Nonostante la lontananza Bronson resta sempre accanto all’amico, lo aiuta in tanti momenti, in tante scelte delicate, sia in campo lavorativo che nella storia d’amore con Virginia quando improvvisamente un giorno, proprio nel momento in cui Alberto sente il bisogno di riprendere in […]

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Attualità

SheZow : autoironico eroe in gonnella

Al grido di “rossetto laser!” e “vai ragazza!”  spunta nel bel mezzo di un tranquillo pomeriggio televisivo un nuovo protagonista dei cartoni animati per bambini. Si tratta di SheZow prodotto in Canada e Australia e sbarcato agli inizi di maggio nei palinsesti della tv italica. Ideato per un target di età che va dai 6 agli 11 anni, in realtà è guardato da una discreta porzione di pubblico della fascia prescolare. Arriva SheZow, autoironico eroe in gonnella per bambini. Già. Ma ad attirare così tanto i bambini non è tanto il classico schema eroe mascherato-città da salvare, un dualismo perfetto enfatizzato da una serie di elementi topici come il rifugio segreto, l’amico spalla imbranato,  il megacomputer parlante, la super auto  sempre pronta a viaggiare, i nemici da sconfiggere piuttosto improbabili e sui generis. A creare novità e curiosità è la trasformazione stessa del nostro eroe: Guy per combattere si deve trasformare, grazie a un magico anello, in un’eroina dalle fattezze femminili, tutta tacchi a spillo, vocina in falsetto, minigonne e una serie di gadget che farebbero gola al più smaliziato dei proprietari di un salone di bellezza per donne. Da qui inizia un divertente gioco sul ribaltamento degli schemi tipici dell’essere supereroi. SheZow infatti è una eroina che per diventare forte ha bisogno della messa in piega impeccabile, che rischia grosso se non cura la sua manicure alla perfezione, scatenando il suo perfido alter ego  e che non può assolutamente dimenticare di indossare il suo colore distintivo, ossia il rosa confetto – come direbbe Guy “roba da ragazze!”, pena la perdita dei suoi poteri. Il tutto è sottolineato da una narrazione arguta e vivace, dove le battute a raffica non mancano in puro stile commedia americana, quella per intenderci dei telefilm di una volta, la video trasposizione dei fumetti tanto cari ai nostri genitori.  E in più SheZow ha un pregio rispetto alle tante eroine ed eroi di carta e animati che l’hanno preceduta: è ironica, e molto anche, e non vive sempre come sull’orlo dell’abisso. Madamigelle costrette a vivere da uomo, cavalieri oscuri in perenne depressione, perché senza famiglia o vittime di amori non corrisposti sono da dimenticare. Se infatti torniamo indietro con la memoria, SheZow non è il primo eroe “travestito” sotto mentite spoglie. Antesignana di lusso è stata Lady Oscar, costretta dal padre a vivere effettivamente una vita dove l’appartenenza al sesso femminile era bandita, nel tempo delle tumultuose vicende legate alla Rivoluzione francese. Trasmesso quasi senza censure a partire dagli anni ’80 si può dire che Lady Oscar è stato un pilastro per tutti i bambini che oggi hanno superato i 40, e tanti bambini di allora di certo ricordano il dramma interiore della protagonista nonché la tendenza a rimarcare l’equivoco sulla sua vera identità sessuale. Verso la metà dei ’90 un altro anime  spopola in Italia: si tratta di Ranma 1/2 , storia di un ragazzo giapponese esperto di arti marziali colpito da una maledizione cinese,  a causa della quale cambia sesso se viene a contatto con acqua fredda. L’atmosfera di questo cartone è decisamente goliardica, i personaggi vivono situazioni […]

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Culturalmente

One Direction a San Siro: una ragazza e il suo sogno

La data del 28 giugno cerchiata in rosso ovunque poteva cadere l’occhio: sul calendario appeso in cucina, sull’agenda in similpelle dimenticata in un angolo dello studio del padre, e soprattutto sul suo diario che l’aveva fedelmente accompagnata lungo tutto l’anno scolastico. Perché quel giorno, anzi il giorno OneD, era finalmente arrivato e Sara emozionata come non mai era pronta a viverlo fino in fondo, assaporandone ogni momento,  cantando a squarciagola quelle canzoni che conosceva a memoria, nota dopo nota, cullata dalle suadenti voci dei suoi idoli. Come un fulmine  a ciel sereno. Soltanto così poteva definirsi la passione di Sara per i One Direction, una passione totale, scatenata dalla loro musica pop accattivante e ballabile, dai video sempre allegri e divertenti dove i loro volti freschi e genuini, i loro sorrisi smaglianti fanno breccia nei cuori di migliaia di ragazze, mentre cantano dell’amore romantico ma anche storie vere. Un successo talmente planetario che pochissime altre band giovanili è riuscita a raggiungere e il doppio concerto live di Milano non è altro che una ulteriore conferma della loro consacrazione a livello mondiale. Le due date sono sold-out da mesi e la città meneghina ha affrontato l’invasione dei directioners per questo tour mondiale Where We Are – 2014. Del resto Milano non è nuova alla mobilitazione di folle di fan per un concerto di musica pop. Se torniamo indietro con la memoria, ci faranno sicuramente tenerezza le immagini delle nostre nonne in calzettoni corti mentre urlano in estasi di fronte agli impeccabili inchini very british style dei Beatles. Davvero un’altra epoca. Un’epoca al vinile. Mentre oggi con internet tutto è più a portata di mano e consente perfino di poter dialogare quasi in tempo reale via twitter con uno dei cinque 1D, ed è proprio questo alla base del successo e del carisma dei One Direction: il loro essere ragazzi normali, in fin dei conti. Ragazzi che potresti incontrare per strada, oppure avere come vicini di casa. Anche in questo loro modo di esibirsi, i One Direction  rompono gli schemi con il passato: sul palco non ballano in sincrono, non vestono uguali, ma cantano e vivono la scena cercando di essere credibili. E questo messaggio arriva alle loro fan diretto come un treno. E questo loro essere così semplici, così normali in fondo, rassicura anche i genitori delle directioners che accompagnano le loro figlie teen-ager sia al cinema che ai concerti, approvandone o meno le loro scelte musicali. genitori che vivono di riflesso il delirio delle migliaia di ragazzine che hanno invaso Milano, che hanno aspettato in tenda dalla notte prima l’apertura dei cancelli dello stadio per agguantare il posto in prima fila, che cercano affannosamente il gadget perfetto in ricordo di questa serata memorabile, questi genitori infinitamente pazienti e magari a loro volta catturati dal carisma e dalla magia pop dei 5 One Direction. Ma torniamo al sogno di Sara, al suo sogno pronto ad essere realizzato. Zaino in spalla, T-shirt a tema, bandana tra i capelli, biglietti del treno e del concerto in tasca,  smartphone pronto a immortalare i momenti più coinvolgenti di tutto il concerto, Sara ha un desiderio […]

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Culturalmente

Giornate FAI 2014: le bellezze italiane e campane da visitare

Sabato 22 e domenica 23 marzo ritorna l’appuntamento con la bellezza dei nostri luoghi italiani: chiese e monumenti, giardini e archivi, musei e palazzi storici c’è solo l’imbarazzo della scelta tra oltre 700 siti aperti al pubblico grazie al FAI – fondo per l’ambiente italiano. L’anno di Augusto. La ventiduesima edizione delle giornate FAI di primavera è dedicata ad Augusto: in occasione del  bimillenario della sua morte, 120 sono i luoghi aperti dal FAI a lui connessi, come ad esempio il suo Mausoleo nella capitale ma anche il Foro oltre che il Teatro di Marcello, tutte testimonianze artistiche e architettoniche del grande imperatore romano; inoltre questi monumenti non sono mai stati aperti se non tempo addietro, ed è un’emozione poterli rivedere. Sempre a Roma sarà possibile visitare La Casa delle Armi all’interno del complesso del Foro italico: un luogo in cui lo spirito del razionalismo diviene una strepitosa cornice ai duelli degli atleti muniti di sciabole e fioretti. Ma le bellezze italiane aperte per le giornate FAI sono una miriade e alcune di esse davvero insolite: potremo infatti visitare la redazione di uno storico quotidiano nazionale, come Il Corriere della Sera, unitamente alle rotative di stampa -all’interno della stamperia di Pessano -, assistendo in diretta alla nascita del giornale. Sempre a Milano sarà possibile visitare un albergo diurno degli anni ’20: quello di piazza Oberdan in puro stile Liberty – denominato albergo diurno “Venezia”- era un luogo in cui i viaggiatori in transito per Milano potevano trovare tutta una serie di servizi utili, dal barbiere al telefono e bagni pubblici dotati di vasche e docce. A Corleone in Sicilia invece ammireremo il Convento del S.S. Salvatore, racchiuso in una cornice paesaggistica unica nel suo genere, mentre vicino ad Arezzo un intero borgo – il borgo di Montecchi- aprirà le sue porte per visitarne i suoi tesori artistici tra i quali primeggia la Madonna del Parto, capolavoro  di Piero della Francesca. Le giornate FAI a Napoli e in Campania Infine uno sguardo agli appuntamenti del FAI a Napoli e nella regione Campania: fiore all’occhiello di questa ventiduesima edizione sarà l’apertura di villa Lucia – ma l’ingresso sarà possibile soltanto per i soci iscritti al FAI – appartenuta alla moglie morganatica di Ferdinando I – appunto Lucia Migliaccio. si tratta di una villa in stile neoclassico, un vero e proprio gioiello che oggi è diventato un condominio di lusso, immerso in un parco dal quale si gode un panorama mozzafiato del golfo partenopeo. oltre a villa Lucia sarà possibile visitare un’altra residenza d’eccezione Villa Rosebery a Posillipo, anch’essa di taglio neoclassico e con la peculiarità di essere la residenza del nostro Presidente della Repubblica durante i suoi soggiorni napoletani, ma soltanto nella giornata di domenica. altri luoghi del FAI aperti in questo terzo weekend marzolino sono l’Archivio di Stato, la stazione geologica Anton Dohrn, palazzo Marigliano e palazzo Ischitella, il complesso archeologico di Carminiello ai Mannesi e la chiesa dei SS Apostoli al centro storico. gli altri appuntamenti del FAI nella regione Campania da non perdere sono: l’apertura dello stadio Antonino Pio a Pozzuoli, la baia di Ieranto a Massalubrense, il […]

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Cinema e Serie tv

Saving Mr. Banks: celebrare il mito di Mary Poppins

Saving Mr. Banks non può essere ritenuta la solita commedia disneyana per famiglie. Al di là del cast stellare che compare sullo schermo – star di rilievo come Tom Hanks ed Emma Thompson, senza dimenticar Paul Giamatti in un delicato e commuovente ruolo di spalla, il biopic che celebra il mito di Mary Poppins a sessant’anni dal suo debutto è in realtà il racconto del delicato e indistruttibile legame tra un padre e una figlia. Il duello sullo schermo tra Walt Disney e P.L. Travers “Pam!” – “Mr. Disney!” il saluto tra i due coprotagonisti  è tra i più distanti che ci si possa immaginare: da un lato l’eccessiva confidenza tutta americana, spavalda e sorniona, dall’altro la compostezza e l’opportuno mantenere le distanze  tipicamente anglosassone. Due mondi che si incontrano e si scontrano involontariamente, per dare vita a un duello fatto di battute argute, di battibecchi e di ricordi sepolti. La scrittrice P.L. Travers, impersonata da una meravigliosa Emma Thomposon, è da anni assediata da una corte senza precedenti da Walt Disney in persona, che vorrebbe lei cedesse i diritti del suo romanzo “Mary Poppins” per renderlo visivamente al cinema. Dopo infiniti dinieghi la Travers accetta alle sue condizioni di partecipare alla stesura del copione, ingaggiando tuttavia una guerra personale con tutti i collaboratori, senza esclusioni di colpi. Ma le angherie da vecchia zitella inacitida in realtà nascondono un dramma personale dell’autrice di Mary Poppins, legato alla sua infanzia e ai suoi genitori, in particolare a suo padre. Tra ricordi, canzoni di aquiloni e agrodolce realtà Si deve alla bravura di John Lee Hancock  e dei suoi magistrali flashback i modi in cui sono svelate davanti ai nostri occhi le vicende personali della piccola Helen Goff – ossia la scrittrice P.L. Travers- ragazzina australiana degli inizi del ‘900 che vede crollare sotto ai suoi occhi miseramente il suo adorato padre sognatore mentre si rifugia nell’alcool, mettendo a repentaglio tutto il resto della famiglia. A questo retroscena inaspettato si intreccia la narrazione con la realizzazione del film durante gli anni ’60, grazie ad un agile salto temporale ben inserito nel contesto del racconto generale. Ma si tratta anche del racconto di una presa di coscienza da parte dell’autrice di Mary Poppins, che emerge a poco a poco in tutta la sua spigolosa drammaticità e commozione. Pamela non vuole cedere al filmetto per bambini con canzoni e stupidi cartoni perchè vuole proteggere quello che ha di più caro al mondo e cioè la sua famiglia, che è rappresentata dal mondo magico e letterario incarnato dal personaggio di Mary Poppins.  Quello che nel film viene infatti sottolineato è la vera ragione per cui è stata creata Mary Poppins, che piomba in una ventosa giornata davanti all’ingresso di casa Banks per dedicarsi ai loro piccoli bambini: quei bambini sono soltanto un pretesto, uno schermo mentre il vero personaggio da salvare è il papà, ovvero Mr. Banks. E devono assolutamente essere salvati quei bei ricordi che Helen conserva del suo vero papà e che desidera preservare intatti a tutti i costi. Ed è proprio a questo punto che Walt Disney raccoglie la sfida implicita di Pamela, rammentandole che in ognuno di noi si […]

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Attualità

Legalizzazione cannabis in Italia, a che punto siamo?

Legalizzazione cannabis. Forse ci siamo! Marijuana, ganjia o marjia, spinello, erba, cannabis, canapa indiana…quante miriadi di  nomi per una sostanza che sta diventando pomo della discordia in Italia: legalizzarla o meno?, e nel resto del mondo come si comportano i governi locali?, riusciremo a tenere il loro passo e la loro apertura mentale? La diatriba parlamentare e sociale intorno alla cannabis Il prossimo 12 febbraio la Corte Costituzionale italiana si esprimerà in merito alla legge Fini-Giovanardi, secondo la quale non ci sono distinzioni tra droghe leggere e droghe pesanti. Modificando il Testo Unico sugli stupefacenti, dal 2006 è diventato più rischioso consumare un grammo della sostanza, perché lo si considera un reato perseguibile penalmente con la galera. E, infatti, le cifre parlano chiaro: sono circa 9000 i detenuti in carcere per effetto diretto della legge. E se oggi la situazione delle carceri italiane è a un pelo dal collasso, una buona percentuale è da individuare in una legge che non pone distinzioni tra droghe leggere e pesanti, ma, soprattutto, rende tutti quanti possessori e fruitori anche di piccole quantità alla stregua dei peggiori criminali del narcotraffico internazionale. Fu verso la fine degli anni ’70, con la legge Cossiga del 1977, che in Italia venne proibita la coltivazione della canapa, nello specifico della sativa e dell’indica aderendo a un progetto statunitense in cui ci si prefiggeva la scomparsa della cannabis dal mondo nell’arco di 25 anni. Viceversa altri Paesi dell’Unione europea incentivavano il loro impiego a livello delle produzioni agricole, trovando un inaspettato impiego negli ambiti più disparati, dal confezionamento di materiale edile all’olio combustibile e perfino a elementi per le carrozzerie delle autovetture. Il cammino del governo italiano in materia di legalizzazione cannabis Dai lontani anni ’70 a oggi nei confronti della produzione della cannabis e della canapicoltura si è progressivamente decretato un giro di vite sempre più rigido e rigoroso: tra il 1994 e il 1995 la sola canapa coltivata in Italia legalmente è stata quella dell’ENEA, mentre altri tentativi di coltivarla per fini terapeutici o di studio sono stati tassativamente vietati. Incredibile pensare che fino alla metà degli anni ’50 in quasi tutta Italia c’erano piantagioni di cannabis, utilizzata nell’industria tessile e nella realizzazione di prodotti cartacei. Poi il cambio di costumi sociali e anche le nuove regole sociali hanno confinato nell’illegalità la sua coltivazione, fino a giungere al primo decennio del nuovo millennio con la legge Fini-Giovanardi. Ora ci si basa su una questione puramente etica, equiparare l’assunzione di un grammo di marjuana a quello della cocaina e dell’eroina, con identiche ripercussioni sull’organismo umano e sulla condizione di cittadino. Una tesi che ha dell’assurdo e che i nostri politici continuano a difendere strenuamente, ignorando i numerosi appelli da parte di associazioni e singole persone, che chiedono la revisione della Fini-Giovanardi, aprendo la strada verso la legalizzazione delle droghe leggere in Italia. La cannabis è legale nel resto del mondo? Il paese che ha fatto una decisa mossa politica nei confronti della legalizzazione della cannabis è stato l’Uruguay: il suo presidente José […]

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Culturalmente

Io so Carmela! di Monica Barengo e Alessia Di Giovanni, per non dimenticare

“Io so Carmela” è il titolo di una graphic novel tutta italiana,  pubblicata dalla Becco Giallo editore, nella quale si denuncia una drammatica storia di abusi su una minorenne…abusi non solo fisici ma anche derivanti dall’indifferenza delle istituzioni. Un’iniziativa per non dimenticare Carmela, che  che a distanza di sei anni attende ancora giustizia. La vicenda di Carmela. Questa è l’amara e paradossale storia di Carmela, una dodicenne  che vive nella periferia di Taranto, una ragazzina come tante, allegra e vivace, con profondi occhi scuri e lunghi capelli ricci e ribelli. Di una bellezza ancora acerba,di cui qualcuno già se ne era accorto. un uomo della Marina italiana, in particolare, che cominciò un brutto giorno del 2005 a pedinarla a importunarla  all’uscita di scuola e fin sotto casa; Carmela allora si rivolse ai servizi sociali, chiedendo una serie di colloqui con una psicologa. ma nel mese di novembre 2005 scappò di casa e per questa sua fuga avvenne la tragedia:  per due interminabili giorni fu preda di un branco, formato da minorenni e da un adulto dai quali subisce una serie di violenze a sfondo sessuale; purtroppo il calvario di Carmela continuò anche successivamente perchè abusarono di lei drogandola altri due uomini poche ore dopo.  I genitori la ritrovarono quattro giorni dopo sconvolta e traumatizzata. Vittima due volte. La denuncia partì immediatamente, ma le istituzioni che avrebbero dovuto tutelare l’innocenza perduta della giovane vittima, reagiscono in maniera diametralmente opposta: i servizi sociali ritenendola mentalmente disturbata decidono di farla ricoverare nel centro dei minori di Lecce, allontanandola quindi dal suo nucleo familiare  e affettivo. Lì le somministrano una terapia a base psicofarmaci, una terapia molto dannosa per la già fragile psiche della ragazza e della quale i genitori non ne erano assolutamente a conoscenza. Successivamente Carmela venne trasferite in un altro centro di assistenza minorile, e nel frattempo il padre cerca in tutti i modi di riportarla a casa, ma senza alcun successo: il 15 aprile  del 2007 Carmela decide di togliersi la vita, gettandosi dal settimo piano di un palazzo. Morta suicida a soli 13 anni, nell’indifferenza generale e soprattutto di quella giustizia che avrebbe dovuto quantomeno condannare i suoi violentatori a tutt’oggi a piede libero. “Io so Carmela” di Monica Barengo e Alessia Di Giovanni Quell’intercalare detto continuamente dalla ragazza, magari per darsi fiducia e per dimostrare a sé stessa e agli altri che c’era, è poi divenuto il titolo della graphic novel scritta e disegnata da Monica Barengo e Alessia Di Giovanni e pubblicata dalla Becco Giallo editore. un racconto per disegni una testimonianza che si basa sul diario di Carmela trovato poco dopo la scomparsa della tredicenne,  un diario che chiama in causa drammaticamente i suoi stupratori, nominati per nome e cognome uno ad uno.  Perchè il processo contro i violentatori di Carmela è ancora in corso, e per tale motivo bisogna tenere viva l’attenzione. anche peer questo è nata l’associazione Io so Carmela che si occupa proprio di tutelare le vittime della pedofilia. sperando che presto si faccia giustizia […]

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