Ogni tanto, la ristampa di grandi opere si fa desiderare: è stato così anche per Blues, volume di Sergio Toppi edito da Edizioni NPE, che però torna trionfante sugli scaffali di librerie e fumetterie, pronta a restituire al lettore immagini tanto piene di meraviglia da giustificare ogni trascorso secondo d’attesa.
| Dettagli dell’opera | Informazioni |
|---|---|
| Titolo del volume | Blues |
| Autore | Sergio Toppi |
| Casa editrice italiana | Edizioni NPE |
| Storie contenute | Blues (1990) e L’Erede (2007) |
| Prefazione a cura di | Igort |
| Protagonisti principali | Honeylips, Baron Samedi |
Indice dei contenuti
La recensione del fumetto Blues di Sergio Toppi
La bella e sincera apertura di Igort introduce le due storie contenute in Blues, di Sergio Toppi, il cui filo conduttore è nell’atmosfera misteriosa, ed a tratti onirica e surreale, che ne permea gli scenari e gli sviluppi.
Le storie del volume: Honeylips e L’Erede
La prima, che porta il nome dell’opera, è originariamente apparsa nel 1990 su Corto Maltese, ed ha come protagonista il sassofonista Honeylips, il quale prende vita dal suo stesso ritratto, custodito in una capanna abbandonata, e si immerge in un susseguirsi di vicende rocambolesche dove ironia, disperazione e poesia si librano insieme nell’aria come le note del suo strumento, rivelando un universo di contraddizioni sospeso tra realtà ed immaginazione.
La seconda è invece intitolata L’Erede, realizzata nel 2007 per la francese Mosquito e qui pubblicata con lettering originale, che vede quale principale protagonista la magia nera a dettare legge nel susseguirsi degli eventi, intrecciando il proprio potere distruttivo con la leggendaria figura di Baron Samedi, signore dell’oltretomba.
Lo stile di Sergio Toppi tra arte e musica
Tra le pagine di entrambe le narrazioni, il segno ligneo di Sergio Toppi delinea l’universo del blues nei suoi tratti misteriosi ed esoterici, immergendoli in un suggestivo quotidiano fatto di dialoghi tra umani, animali ed oggetti. È la traduzione, nel linguaggio della nona arte, di quella lingua in perpetua trasformazione che racconta da oltre un secolo gioie e dolori, appartenenza e smarrimento, lotta ed autodistruzione. Quell’idioma che, dopo ogni I woke up this morning, trova nuove, personalissime vie per raccontare storie possibili, sincronizzando istinto, sentimento e senso innato della struttura musicale con la quale parole, versi ed immagini danzano in un ipnotico falò, tra sogni tragicamente imprigionati ed incubi dalle miracolose vie di fuga.
Le tavole di Toppi, nella loro tipica verticalità, rendono i personaggi così maestosi da fuoriuscire dalle vignette ed estendersi lungo la pagina, generando immagini-capolavoro nelle quali i dettagli guidano lo sguardo con eleganza, sulla poesia desolata degli scenari e sulle macerie umane: sfondi e figure tra i quali Honeylips si districa con noncuranza, dolcezza e sberleffo, e che Baron Samedi tenta di dominare con spavalderia, distacco e senso di onnipotenza.
Il racconto sembra ripercorrere i luoghi di Harriet Beecher Stowe e di Mark Twain, ma abitati stavolta da essenze ammalianti ed imprendibili, il cui passo lungo, leggero e cadenzato, conduce il lettore verso scorci narrativi imprevedibili, composizioni gestaltiche dalle immagini così incantevoli da indurlo nella sana tentazione di ripercorrere ogni tappa, sostando al cospetto di scenari ricchi di dettagli da scoprire ed immergendosi in una musicalità complessa e primordiale, ove tutto assorbe e restituisce riso e pianto, ingenuità e mistero, in un ritmo senza regole che è vita vissuta: l’essenza del blues.
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