Annaluisa Pedrotti è stata la protagonista della conferenza sulla preistoria Le migrazioni neolitiche: dati genetici ed archeologici a confronto, che si è svolta martedì 10 febbraio nella Sala dell’Arengo del Comune di Ferrara, ed è stata moderata da Gianna Andrian, la coordinatrice dell’associazione Caschi Blu per la Cultura, e dall’ex-docente di Fisica applicata dell’Università di Ferrara, Giovanni Santarato.
Quali sono i principali siti del Neolitico in Italia analizzati?
| Sito archeologico | Località | Dettaglio scientifico |
|---|---|---|
| La Marmotta | Anguillara Sabazia (RM) | Ritrovamento di cinque canoe in legno perfettamente conservate. |
| Catignano | Pescara | Testimonianza di popolazioni giunte in Italia tramite la Dalmazia. |
| Arene Candide | Finale Ligure (SV) | Indagini sulla convivenza arcaica tra esseri umani e animali. |
| Riparo Gaban | Trento | Evidenza di contatti tra cacciatori-raccoglitori e gruppi neolitici. |
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Annaluisa Pedrotti è professoressa associata di Preistoria e protostoria presso l’Università degli studi di Trento ed ha curato diversi progetti di ricerca, tra cui AlpiNet – Alpine Network for Archeological Sciences: best practices to increase public and scientific awareness to the common past of the cultural diversity of the Alps, dal 2004 al 2007, e Pyro-Transitions: prehistoric cultural changes in the use of fire from foraging to the earliest farming societies, dal 2023 al 2026.
La riscoperta della preistoria a Ferrara e il seminario Genti d’Europa
L’evento fa parte di un ciclo di seminari dal titolo Genti d’Europa organizzato dai Caschi Blu della Cultura, dal Museo di Storia Naturale di Ferrara e dal Comune. L’obiettivo di questo seminario è di divulgare la storia più antica dell’umanità, ovvero dalle nostre origini sino alle Età dei metalli, ed ha visto la partecipazione di ricercatori e docenti universitari come Julie Arnaud di Preistoria e protostoria, Carlo Peretto di Antropologia e Guido Barbujani di Genetica. D’altronde l’ateneo locale collabora con quelli di Trento, di Modena e Reggio Emilia e di Verona per le lezioni della laurea magistrale in Archeologia dal nome Preistoria, quaternario e archeologia.

Cosa si intende per Neolitico secondo Annaluisa Pedrotti?
Riallacciandosi alla precedente conferenza di Barbujani, la professoressa Annaluisa Pedrotti ha introdotto l’argomento partendo da una domanda: che cos’è il Neolitico?
[…] Un grande specialista del Neolitico, Jean Guilaine, che è stato per tanti anni professore del Collège de France, ha coniato, negli anni Novanta, questa bellissima espressione che ci dice “Noi figli del neolitico”. […] la parola Neolitico è stata coniata nel 1865 da John Lubbock. Lubbock si rende conto […] che la suddivisione, che era stata fatta nel 1837 sulla preistoria da Thomsen, in Età della pietra, del bronzo e del ferro, iniziava a diventare stretta. Perché, cominciando a studiare questi materiali, si rendeva conto che c’erano anche degli oggetti che non c’entravano niente con la pietra scheggiata. Quindi […] conia la parola “nèos-lithos”, ovvero “nuova pietra”. Ma questo è un criterio tecnologico. Passerà del tempo e cito uno degli autori più famosi, che è Vere Gordon Childe. Childe […] conia questa bellissima espressione: rivoluzione neolitica.
Quindi, secondo il parere di Annaluisa Pedrotti, la Rivoluzione neolitica rappresentò una svolta per tutta l’umanità, poiché, grazie alla diffusione dell’agricoltura e dell’allevamento, imparammo a produrre da noi il cibo. Alla rivoluzione agricola si aggiunse anche quella urbana. Per un approfondimento terminologico, è possibile consultare la voce Neolitico su Wikipedia.
In realtà, l’idea che l’agricoltura si fosse sviluppata in tutti i continenti è oramai superata; piuttosto, riprendendo sempre il discorso del relatore dello scorso incontro, uno dei centri di origine dell’agricoltura e dell’allevamento fu proprio la Mezzaluna fertile: quel territorio compreso fra i fiumi Nilo, Eufrate e Tigri in cui le tribù di cacciatori-raccoglitori si trasformarono in allevatori e contadini residenti in villaggi.

I siti dell’Italia preistorica e protostorica dal Tirreno all’Adriatico
La docente Annaluisa Pedrotti ha ricostruito la storia della diffusione dell’agricoltura in Italia: gruppi umani migrarono dalla Mezzaluna fertile in Anatolia, per poi spostarsi nei Balcani e giungere in Dalmazia; da qui arrivarono in Italia e nel resto dell’Europa. D’altronde, specie vegetali come il grano, oppure animali come le pecore e le capre, non erano native dell’Europa ma del Vicino Oriente. Nel Belpaese ci sono diversi siti che testimoniano ciò.
In primis, c’è il sito La Marmotta nei pressi del Lago di Bracciano, nel comune romano di Anguillara Sabazia. All’interno del sito, gli archeologi ritrovarono ben cinque canoe ben conservate, una scoperta unica essendo il legno un materiale deperibile. Un altro sito è quello di Catignano, in provincia di Pescara, il quale testimonia come l’Italia fosse abitata sia sulla costa tirrenica che su quella adriatica, sulla quale sarebbero arrivate popolazioni passate per la Dalmazia. Inoltre, le migrazioni all’interno della penisola, secondo Annaluisa Pedrotti, sono testimoniate dalla presenza di ossidiana in alcuni siti di ricerca:
L’ossidiana si trova in Sardegna, a Monte Arci, si trova sulle isole di Palmarola e si trova a Lipari. A La Marmotta troviamo l’ossidiana che si trova a Palmarola e a Lipari. È chiaro […] che, per andarla a prendere, bisognava usare la barca: quindi, per mare aperto. L’uso della barca è stato usato per colonizzare la Liguria. Abbiamo le prime testimonianze a partire dal 5.800 [a.C.], noi in Trentino eravamo ancora cacciatori-raccoglitori […].
Un altro sito di notevole importanza è quello della Caverna delle Arene Candide a Finale Ligure, oggetto di indagini degli archeologi Santo Tinè e Roberto Magi. La docente ci presenta un mondo arcaico dove uomini e animali convivevano assieme e paragona questa situazione a Polifemo con le sue capre.

Gli scavi di Riparo Gaban e l’incontro tra popolazioni in Trentino
Infine, ulteriori ricerche archeologiche e paleontologiche condotte dall’ateneo ferrarese hanno coinvolto anche la regione di provenienza della docente Annaluisa Pedrotti: il Trentino-Alto Adige.
Dobbiamo andare in Trentino-Alto Adige se vogliamo studiare i rapporti fra mesolitici e neolitici, perché (naturalmente) i mesolitici si sono anche spostati e sono rimasti in una zona che era particolarmente adatta alla caccia e alla raccolta, ma, soprattutto, anche alla pesca. Adesso, abbiamo una tesi di dottorato […] di Noemi Dipino che ha studiato i pesci e ha trovato moltissime testimonianze in questa regione. È un’area che è stata indagata anche dall’Università di Ferrara, dal professore Broglio [….] e cominciamo ad avere le prime testimonianze di sepolture e stiamo attendendo i primi dati genetici, ma in queste zone è particolarmente importante perché i vari siti che qui vedete [….]. Nel riparo di Broglio […] qui si vede una continuità abitativa dal mesolitico al neolitico. C’è stata una continuità abitativa e questo è un dato molto importante fin dal Neolitico. Qui siamo al sito Riparo Gaban, quello che sto studiando ma che è stato scavato […] negli anni Settanta […]. Hanno individuato un nuovo gruppo che, secondo loro, era composto da cacciatori-raccoglitori che erano venuti a contatto con gruppi neolitici. Avevano imparato a fare la ceramica, ma l’economia era rimasta di caccia e raccolta […].

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Fonte immagine di copertina: Fotografia dall’archivio di Salvatore Iaconis

