Riflessioni sulla rivoluzione neolitica

Riflessioni sulla rivoluzione neolitica

In questo articolo ci interesseremo della rivoluzione profonda avvenuta nel neolitico. Al paleolitico seguì una fase della preistoria compresa tra 10000 e 3000 anni prima di Cristo denominata neolitico (età della pietra nuova). Nel corso di questi millenni si verificò un ulteriore perfezionamento nella lavorazione della pietra ma soprattutto si verificò un cambiamento di enorme portata storica: la demistificazione di piante e di animali ovvero la nascita dell’agricoltura e dell’allevamento. In sintesi si passò da un’economia di prelievo a un’economia di produzione ovvero un’economia in cui l’uomo imparò a manipolare la natura per produrre le risorse di cui aveva bisogno. Le bande di cacciatori-raccoglitori non potevano fare altro che adattarsi all’ambiente spostandosi per trovare i territori più favorevoli. Al contrario con le società agricole del neolitico iniziò quella trasformazione dell’ambiente che ha caratterizzato sino ad oggi la civilizzazione. All’invenzione dell’agricoltura sono collegati tutti i grandi fenomeni caratteristici di questa fase della storia umana: la nascita di civiltà sedentarie complesse delle prime civiltà urbane delle prime organizzazioni politiche della scrittura stessa. Quest’insieme di straordinari cambiamenti è stato chiamato rivoluzione neolitica ma dove e quando nacque l’agricoltura? Le più antiche testimonianze di coltivazione agricola risalgono a un periodo tra il 10000 e 8000 a.C. Esse sono state rinvenute dagli archeologi in un’area che va dall’Egitto all’attuale Iran abbracciando parte dell’Anatolia e le regioni affacciate sul Mediterraneo. Per l’approssimativa forma ad arco e per le favorevoli condizioni ambientali tale area è abitualmente chiamata Mezzaluna fertile. La Mezzaluna fertile è il nucleo di origine dell’agricoltura più vicino a noi: da cui essa si diffuse verso l’Asia e in Europa. Gli studiosi hanno localizzato altri due nuclei originari: la Cina settentrionale (9000-7000 anni a.C.) e l’America centrale andina (6000 anni a.C.) L’agricoltura non fu né scoperta né inventata dal momento che essa non fu almeno all’inizio il frutto di una ricerca cosciente e programmata. Infatti l’agricoltura fu il risultato di un’evoluzione nel rapporto tra i gruppi umani e l’ambiente. Già nel paleolitico superiore si praticava la raccolta selettiva prelevando i frutti senza distruggere le piante. Grazie alla continua osservazione dei cicli vegetativi gli uomini iniziarono a capire come si potevano riprodurre e favorire i processi che avvenivano in natura selezionando proteggendo e coltivando quel grano e quell’orzo che da millenni essi utilizzavano allo stato selvatico. La nascita dell’agricoltura fu probabilmente una risposta alla nuova sfida ambientale rappresentata dalla fine delle glaciazioni poiché il clima più mite diradò la presenza degli animali di grossa taglia che costituivano la base dell’alimentazione umana spingendoli a nord o addirittura causandone la fine. Certamente si trattò di un processo durato millenni. Tale processo vide convivere a lungo accanto alle prime coltivazioni le forme tradizionali di raccolta dei vegetali. Sta di fatto che nel periodo compreso tra 10000 e 4000 anni prima di Cristo la coltivazione di diverse specie vegetali era diffusa in diverse aree del pianeta. Analogamente la domesticazione delle specie animali fu il risultato di un contatto millenario tra uomo e animale nato certamente dall’esperienza della caccia nel corso della quale l’uomo imparò a seguire gli animali nei loro spostamenti a proteggerli in recinti e infine ad allevarli cioè a favorire e regolarne la riproduzione. Tale tipo di pratica viene chiamata caccia selettiva. Si trattò a seconda delle latitudini di cani renne cavalli asini elefanti cammelli bovini etc. Il cane, uno degli animali di più antica domesticazione, veniva impiegato nella caccia. Ma altri animali come i suini o gli ovini venivano allevati perché essi stessi costituivano una fonte di cibo con la carne il latte e i suoi derivati. Oltre a fornire cibo gli animali venivano utilizzati per i trasporti e per i lavori nei campi. Con l’affermazione dell’agricoltura iniziò anche un altro processo di grande rilevanza storica ovvero la sedentarizzazione di gruppi umani sempre più numerosi. Dovendo seguire con continuità le culture e provvedere alla raccolta e all’immagazzinazione dei prodotti i gruppi di coltivatori abbandonarono i boschi e le caverne e iniziarono a radunarsi in villaggi stabili. Il villaggio neolitico vicino ai campi coltivati era un agglomerato di venti capanne con caratteristiche variabili a seconda delle regioni. Dei materiali da costruzione disponibili: legno pietra mattoni di argilla cotti al sole. Poco sappiamo dell’organizzazione familiare e sociale del villaggio neolitico. Il fatto che i villaggi fossero costituiti da agglomerati di case unite tra loro fa pensare che la cellula base della società neolitica fosse il grande gruppo familiare o clan. Il clan era costituito da famiglie estese costituite dai discendenti di pochi individui ovvero i fondatori o gli anziani del villaggio cui veniva tributato un culto dopo la morte. Il culto dei morti è dimostrato nel neolitico. La cultura degli agglomerati la dimensione delle capanne gli oggetti ritrovati fanno inoltre pensare che tra gli abitanti non esistessero forti differenze dovute a ricchezze o a potere. I clan possedevano le terre attorno al villaggio e probabilmente si dividevano il frutto del lavoro collettivo all’interno di una organizzazione sociale egualitaria poco o nulla gerarchizzata. L’esempio di Gerico ci mostra anche la presenza di fortificazioni il che fa intendere che le comunità neolitiche avessero esigenze di difesa rispetto alle scorrerie dei gruppi nomadi. Il rapporto- conflitto tra nomadi e sedentari caratterizzò da quel momento una lunghissima fase della storia dell’uomo per tutta l’età antica e sin quasi alla soglia dell’età moderna: fu un rapporto fonte di tensioni e scontri spesso drammatici ma anche portatore di sviluppi e intrecci di grande importanza. L’agricoltura è alla base della rivoluzione neolitica. Ma un’altra importantissima innovazione intorno al 5000 a.C. permise un balzo tecnologico di grande importanza: la scoperta e lavorazione dei metalli. Gli ultimi 2000 anni del neolitico coincidono con la prima lunga fase di utilizzo dei metalli. Per millenni l’uomo aveva costruito i suoi strumenti in pietra e osso ma la metallurgia mise a sua disposizione un materiale molto più resistente e plasmabile adatto a fabbricare i più diversi tipi di strumenti dalle zappe alle armi. Possiamo dire che la metallurgia ci da più importante innovazione tecnologica del mondo antico. I metalli segnarono a tal punto la vita delle comunità umane di età storica che gli studiosi ne hanno fatto un criterio di periodizzazione. Pertanto abbiamo un’età del rame compresa tra il 5000 e 2500 a.C. un’età del bronzo dal 2500 a.C. fino a circa il 1400-1000 a.C. momento di inizio dell’età del ferro. I metalli furono la principale ma non l’unica innovazione tecnologica del neolitico: l’agricoltura e l’allevamento infatti stimolarono la creazione di nuovi strumenti e nuove tecniche. Pensiamo all’aratro ma anche alle falci per il taglio di cereali alle asce per la lavorazione del legno o per l’abbattimento degli alberi alle zappe e infine ai recipienti di vario tipo. Incominciarono a immagazzinare riserve soprattutto di cereali per affrontare l’inverno: erano perciò necessari grandi contenitori e anche recipienti per il latte. Concludiamo tale articolo mettendo in evidenza che la domesticazione della capra e della pecora e la coltivazione di fibre vegetali stimolarono lo sviluppo di tecniche di filatura e tessitura con i relativi strumenti quali il fuso la spola e i primi telai. In questo modo ai primitivi abiti fatti con le pelli di animali si sostituirono i più comodi abiti di lana o di lino. Inizialmente tutti questi beni venivano prodotti all’interno delle famiglie e delle comunità di villaggio ma progressivamente emersero specifiche figure professionali che sui occuparono di queste lavorazioni ovvero gli artigiani. Poiché non sempre le comunità disponevano delle materie prime necessarie iniziarono così a procurarsele all’esterno. I metalli e le altre innovazioni tecnologiche del neolitico sono dunque alla base della nascita del commercio. Pertanto si venne a creare una rete commerciale che già nel terzo millennio a.C. si estendeva non solo su scala locale e regionale ma anche sulle grandi distanze. Le transazioni commerciali avvenivano nella forma del baratto ma presto si iniziò a utilizzare come mezzi di scambio pezzi di metallo di cui veniva di volta in volta determinato il peso. Erano gli antenati della moneta. Detto ciò riteniamo concluso il nostro discorso sulla rivoluzione neolitica.

Prof. Giovanni Pellegrino

Foto di 12019 da Pixabay

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