Guido Barbujani, il genetista ospite di un seminario sulla Preistoria a Ferrara

Guido Barbujani

Guido Barbujani, genetista e docente dell’Università degli studi di Ferrara, è stato l’ospite della conferenza Il DNA degli Europei, parte del ciclo di conferenze Genti d’Europa, svoltasi martedì 13 gennaio. Nati dalla collaborazione tra il Museo civico di Storia naturale di Ferrara e l’associazione Caschi Blu per la Cultura (con il patrocinio del Comune di Ferrara), questi seminari aperti al pubblico sono l’occasione per tornare indietro nel tempo e scoprire le origini dell’umanità.

I saggi di Guido Barbujani sulle origini umane

Titolo Saggio Anno Tema Principale
L’invenzione delle razze 2006 Biodiversità umana
Europei senza se e senza ma 2008 Neandertal e migrazioni
Gli africani siamo noi 2016 Origini africane dell’uomo
L’alba della storia 2024 Rivoluzione neolitica

Guido Barbujani ha anche scritto numerosi saggi sulle nostre origini, fra cui abbiamo L’invenzione delle razze. Capire la biodiversità umana (2006), Europei senza se e senza ma. Storie di Neandertaliani e di immigrati (2008), Gli africani siamo noi. Alle origini dell’uomo (2016), Il giro del mondo in sei milioni di anni (2018) e L’alba della storia. Una rivoluzione iniziata diecimila anni fa (2024). Inoltre, aveva guidato una ricerca scientifica assieme alla professoressa Silvia Ghirotto e ai ricercatori e alle ricercatrici Silvia Perretti, Patrìcia Santos, Maria Teresa Vizzarri, Enrico Tassani, Andrea Benazzo, in merito all’individuazione di un fenotipo di pelle scura presso gli Europei dal Paleolitico allEtà del Ferro. La ricerca era stata pubblicata la scorsa estate col titolo Inference of human pigmentation from ancient DNA by genotype likelihoods.

All’incontro, avvenuto nella Sala dell’Arengo del Municipio, hanno partecipato anche la coordinatrice dei Caschi Blu per la Cultura Gianna Andrian e l’ex-docente di Fisica applicata dell’università locale Giovanni Santarato.

Conferenza Genti d'Europa con Guido Barbujani
La svolta della genetica: l’annuncio di Bill Clinton della mappatura del genoma umano

Guido Barbujani spiega l’importanza della mappatura dei geni umani per la ricerca sulle nostre origini

Dopo essere stato presentato dai moderatori, Guido Barbujani affronta l’argomento della conferenza: l’identità degli Europei della Preistoria. Per rispondere alla domanda, attraverso una serie di diapositive preparate per l’occasione, afferma che la genetica conobbe una svolta nel 2000, quando il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton annunciò l’esito positivo del progetto “di lettura del genoma umano”, grazie alle ricerche condotte da Francis Collins e Craig Venter:

In quell’occasione, Bill Clinton aveva detto che il genoma […] è la mappa più importante della storia dell’umanità. Che cos’è una mappa? Una mappa è un qualcosa che ci serve per andare in giro in posti che non conosciamo e […] la conoscenza del nostro genoma ha portato poi a dei passi avanti nella diagnosi delle malattie, nella comprensione delle varie malattie e non ancora nella cura delle malattie. Tantissimo ha fatto per farci comprendere il nostro passato e la nostra storia evolutiva. E qui io mi sono permesso di riassumere in una diapositiva. 200 mila anni di storia umana in una diapositiva! Capirete che è una cosa un po’ grossolana, però, intorno a 200 mila anni fa, la prima gente come noi la troviamo nell’Africa orientale, in Etiopia e in Kenya. I primi Homo sapiens. C’erano altre specie, altre forme di Homo, [….] e circa 150 mila anni non abbiamo fatto niente di speciale; ma, a partire da 70 mila anni fa, sulle date c’è incertezza, abbiamo cominciato a spingerci fuori dall’Africa. E, intorno a 50 mila anni fa, ce l’abbiamo fatta.

In un’altra diapositiva, l’accademico mostra agli spettatori l’espansione dell’umanità: prima in Europa, poi in Medio Oriente e nel Subcontinente indiano, per poi migrare in Asia Orientale (per poi arrivare nelle Americhe) e in Australia e Oceania.

Confronto crani Homo Sapiens e Neanderthal
Differenze fra il cranio di un Homo sapiens e di un Homo Neanderthalensis

Qual era il colore della pelle dei nostri antenati? Dagli Australopitechi all’arrivo dell’Homo sapiens

Guido Barbujani, in seguito, ha chiesto ai presenti di spiegare chi fossero gli europei rispondendo ad una serie di domande in una slide. Dopo aver raccolto le opinioni dei partecipanti alla conferenza e dopo aver raccontato la storia dell’Uomo di Neanderthal (del quale noi europei condividiamo pochi geni dopo eventuali incroci rispetto ad una percentuale maggiore nelle popolazioni asiatiche), lo studioso ha raccontato le recenti ricerche circa le caratteristiche dei primi arrivati nel Vecchio Continente:

La pelle non lascia fossili. E quindi è difficile dire come era la pelle dei nostri antenati 6 milioni di anni fa o 200 mila anni fa, però abbiamo dei numeri. La più grande esperta in circolazione è un’antropologa […] che si chiama Nina Jablonski, e che ha scritto dei testi importanti. E Nina Jablonski ha scritto «Quando sono comparsi i nostri primi antenati, che si sono separati da quelli degli scimpanzé, avevamo il corpo coperto di pelo come gli scimpanzé attuali». Se prendete uno scimpanzé o un gorilla e aprite la pelliccia […] troverete della pelle bianca: la protezione dai raggi del sole è data dal pelo scuro. Questa protezione è importante, perché una molecola fondamentale nella gravidanza e nell’allattamento, il folato o acido folico, […] è fotosensibile, il sole lo distrugge. E quindi, sotto il Sole dell’Africa, è indispensabile avere una protezione altrimenti non facciamo più folato e il processo produttivo si altera. Quindi, i nostri antenati di 6 milioni di anni fa, probabilmente, avevano la pelle chiara coperta dal pelo. Noi siamo delle scimmie nude. Noi ci siamo evoluti perdendo questa protezione per ottimi motivi spiegabili. E quindi, con l’andare del tempo, le percentuali di pelle esposta al sole sono diventate sempre di più e da qui è iniziato un meccanismo classicamente darwiniano: chi aveva la pelle un po’ più scura degli altri proteggeva meglio il suo corpo. Quindi, lasciava i suoi figli che avrebbero ereditato la sua pelle scura.

La ricerca condotta dal docente e dal suo team di studiosi per scoprire la carnagione dei primi europei dopo il caso dell’Uomo di Cheddar

La ricerca condotta dall’accademico insieme alla collega Ghirotto nasce dalle indagini della Jablonski ma anche dal caso della ricostruzione dell’Uomo di Cheddar nel 2019, in cui il fossile di Homo sapiens più antico, una volta ricostruito dai paleoartisti, mostrerebbe un individuo dalla carnagione scura e dagli occhi azzurri.

Ricostruzione dell'Uomo di Cheddar
Il caso dell’Uomo di Cheddar

Infatti, dallo studio dell’Università di Ferrara, su un numero elevato di campioni, risulterebbe che nel Paleolitico in Europa vi erano persone dalla pelle scura, così come nel Mesolitico, ovvero il periodo di transizione fra economia di caccia-raccolta verso una di agricoltura e di allevamento. Ma la vera scoperta è avvenuta in merito all’Età neolitica:

Qui ci aspettavamo di vedere un’ondata di pelli chiare, ma non va così. […] arriva gente con pelle più chiara, ma non è stato come quando “si spalma la Nutella, che prima non c’è e poi il pane è coperto dalla Nutella”. È un fenomeno molto graduale. È andato avanti nell’Età del Rame, del Bronzo, fino all’Età del Ferro. Età del Ferro vuol dire Guerra di Troia. L’Età del Ferro è la mitica Fondazione di Roma, un passato recente. Vedete [indicando la mappa dell’Europa con i vari frammenti di genoma rinvenuti] c’è ancora tanta gente con la pelle scura. La pelle chiara, che è un elemento identitario per molti europei, […], è stata un’acquisizione relativamente recente ed ha impiegato molto tempo per affermarsi. Allora, ho scritto a Nina Jablonski raccontando quello che avevamo trovato e chiedendole un po’ di consiglio, ma lei disse «Ma guarda! Gli eschimesi vivono vicino al polo, hanno la pelle scura e mangiano pesce; quindi, la loro vitamina D non hanno bisogno di produrla perché la ottengono dalla dieta. Quindi, queste popolazioni preistoriche europee che hanno continuato ad avere pelle scura ottenevano vitamina D dalla dieta e non avevano bisogno di ottenere pelle chiara».

Ricostruzione di Ötzi pelle scura
L’aspetto di Ötzi (o l’Uomo del Similaun) ricostruito dai paleoartisti tedeschi

La nuova ricostruzione di Ötzi

Infine, per chiudere il discorso, Barbujani ha mostrato una nuova ricostruzione di Ötzi, l’Uomo del Similaun, con una carnagione scura e calvo come proposto da un gruppo di studiosi e paleoartisti tedeschi.

Fonte immagine copertina: archivio personale di Salvatore Iaconis

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A proposito di Salvatore Iaconis

Laureato in Filologia moderna presso l'Università Federico II di Napoli il 23 febbraio 2024 e iscritto all'Ordine dei giornalisti dal 25 gennaio 2021. Sono cresciuto con i programmi educativi di Piero e Alberto Angela, i quali mi hanno trasmesso l'amore per il sapere, e tra le mie passioni ci sono la letteratura, la storia, il cinema, la filosofia e il teatro assieme alle altre espressioni artistiche.

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