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Eroica Fenice

Alla ricerca di Dory

Alla ricerca di Dory: la Disney ritorna nell’Oceano

Correva l’anno 2003: la Pixar ci catapultava per la prima volta nello sconfinato ed affascinante mondo che si cela negli abissi oceanici con Alla ricerca di Nemo, il film che raccontava il viaggio del pesce pagliaccio Marlin alla ricerca del figlioletto Nemo.
Alla regia c’era Andrew Stanton, regista e sceneggiatore di pietre miliari dello studio, come Toy Story 3, Wall-E, Monsters & Co. E se vi ricordate di Nemo, è impossibile che vi siate dimenticati della smemorata pesciolina Dory e della sua canzoncina Zitto e nuota, nuota e nuota, e noi che si fa? Nuotiam, nuotiam!

Andrew Stanton, 13 anni dopo, torna alla regia nell’Oceano e riparte proprio dalla simpatica pesciolina chirurgo. Alla ricerca di Dory, prodotto dalla Pixar e distribuito dalla Walt Disney Pictures, nelle sale italiane dal 15 settembre, è il sequel e spin-off di Alla ricerca di Nemo ed è incentrato su uno dei personaggi più simpatici del film precedente. 

Alla ricerca di Dory, la trama

Come tutti già sappiamo, Dory soffre di perdita della memoria a breve termine, il che significa che non riesce a memorizzare un’informazione per più di pochi secondi, cacciandosi costantemente nei pasticci.

Un anno dopo le vicende di Alla ricerca di Nemo, Marlin (voce di Luca Zingaretti) e Nemo vivono insieme alla loro smemorata amica. All’improvviso tenerissimi flashback della sua infanzia appaiono tra i suoi ricordi e Dory (voce di Carla Signoris) ricorda di aver avuto un padre e una madre che l’amavano profondamente.

Che fine avranno fatto? Dove sono ora? E qual era la casa di Dory prima di incontrare Marlin? Seguendo il suo istinto e ignorando ogni consiglio e apprensione dei suoi amici, Dory parte alla ricerca dei suoi genitori avventurandosi nell’ignoto. E per Marlin ricomincia il viaggio attraverso l’Oceano, questa volta però accompagnato dal piccolo Nemo, per salvare la loro amica dai pericoli esterni e, soprattutto, da se stessa.

Alla ricerca di Dory è speculare per struttura e svolte al suo predecessore. Nel primo film, Nemo, il piccolo pesciolino con una penna atrofica, finiva in un acquario con dei pesci che erano metafora di piccole e grandi psicosi quotidiane. Qui è Dory a restare prigioniera di un istituto marino dove conosce l’agorafobico e ambiguo polipo Hank, le cui doti camaleontiche sono al centro di alcune delle gag visive più divertenti del film. Tra gli altri simpatici disadattati figurano Bailey, un beluga che ha perso la capacità di ecolocalizzare, e Destiny, una balena miope (scopriremo finalmente perché Dory sa parlare il balenese!).

Alla ricerca di Dory: una favola sulla diversità

Dory ci insegna l’importanza di avere radici e famiglia, e la necessità di ricordare, non per restare chiusi nel passato ma per guardare al proprio futuro. In una variopinta tavolozza di blu virtuale si incastona questa favola sulla diversità, che da problema diventa sfida per crescere: la simpatica pesciolina sa che “ricordare non è il suo forte” ma deve usare la sua forza d’animo per superare un limite. Per farlo sfrutta tutto quello che ha: la simpatia, l’amicizia, la capacità di trovare una mediazione con tutti, la lealtà e l’ascolto.

Quello che rende questa vicenda speciale è il modo delicato e sottile con cui il film affronta (nuovamente) il tema dell’handicap, non solo dal punto di vista di chi ne soffre, ma anche delle persone vicine. Commovente il ritratto dei genitori di Dory che fanno di tutto per non far sentire diversa e non amata la loro “seppiolina”, nascondendo sotto sorrisi e giochi tutta la loro angoscia per il futuro. E fondamentale nella formazione della morale del pubblico più giovane è anche il modo in cui tutti gli amici di Dory imparano a starle accanto, evidenziando i suoi lati migliori e non puntando il dito su tutto quello che potrebbe renderla diversa o, addirittura, sbagliata.

Continuità per un sequel ben riuscito, Alla ricerca di Dory

L’animazione è avanzata in questi anni, e nel film c’è una mediazione tra l’aggiornamento tecnologico e la fedeltà all’opera. Infatti non è stato stravolto l’ambiente marino, che è un personaggio vero e proprio del primo film e dunque ponte di continuità tra le due storie.

Anche se in termini emotivi (ed innovativi) non arriva ai livelli del suo capostipite, di cui segue le orme con sicurezza, Alla ricerca di Dory riesce a coinvolgere, a trascinare e ad essere un sequel degno, con la sua personalità. E ciò non è mai scontato per i sequel di film popolari.

Nunzia Serino