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Eroica Fenice

Che vuoi che sia

Che vuoi che sia con Edoardo Leo: che prezzo ha l’intimità?

Una coppia, un lavoro precario, una provocazione online: è in sala dal 9 novembre Che vuoi che sia, la nuova commedia di Edoardo Leo sul rapporto fra social network e vita privata, «e su una generazione che non riesce a realizzare i propri sogni».

La pellicola è diretta e interpretata da Edoardo Leo, mentre il cast comprende anche Anna Foglietta (già diretta dallo stesso Leo in Noi e la Giulia nonché entrambi protagonisti in Perfetti Sconosciuti), Rocco Papaleo, Massimo Wertmüller, Marina Massironi, Bebo Storti.

Che vuoi che sia, la trama

Claudio (Edoardo Leo) e Anna (Anna Foglietta) sono una coppia di tardotrentenni condannati alla precarietà: lei supplente di matematica col miraggio dell’assunzione in ruolo, lui ingegnere informatico ridotto a riparare computer infestati da virus per sbarcare il lunario. I due rimandano di continuo l’arrivo di un bambino, a causa di una situazione economica poco stabile.

Per finanziare un progetto innovativo Claudio lancia una campagna di crowdfunding, ma gli utenti contribuiscono alla raccolta fondi in modo del tutto insufficiente. Una sera, complice un alto tasso alcolemico, Claudio registra e posta un video in cui lancia una provocazione sul web: realizzerà un video hard con la fidanzata in cambio del raggiungimento della cifra richiesta tramite il finanziamento collettivo. La richiesta diviene da subito virale e, inaspettatamente, le offerte cominciano a fioccare. A nulla varranno i tentativi della coppia di cancellare l’account e il bottino arriverà all’astronomica cifra di 254mila euro.

Tutti sembrano interessati a vedere Claudio e Anna fare l’amore e, insieme allo scompiglio e alla vergogna, i due protagonisti si trasformano in una sorta di star. Abbondano inviti ai party, compensi in denaro per indossare un paio di scarpe o per farsi un selfie, inviti a trasmissioni. Il problema sarò quello di decidere se svendere o meno la propria intimità per poter finalmente realizzare i propri sogni.

Che vuoi che sia, un film di contrasti

Edoardo Leo, che matura sempre di più come regista autoriale, sceglie Milano per ambientare la storia: non immortala (solo) la Milano bene, bensì quella costretta a rimboccarsi le maniche oppure a posizionare una bacinella sotto lo scaldabagno rotto per raccogliere la perdita d’acqua. Nella Milano del lavoro, del “tutto è possibile perché siamo al Nord”, Che vuoi che sia si pone come elemento di contrasto.

Giovani, innamorati, laureati e terribilmente precari, i protagonisti di Che vuoi che sia rientrano perfettamente nell’identikit dei giovani di oggi, quelli che non sono poveri al punto da elemosinare per strada, ma sono intrappolati in un limbo eterno che non gli consente di fare nessun passo avanti. Niente cene o uscite extra, figuriamo un figlio.

Il film ci proietta nella quotidianità di Anna e Claudio con scie di ironia e complicità. Intorno, tanti personaggi: un formidabile Rocco Papaleo che, nei panni dello zio Franco cacciato di casa dalla moglie, dona ulteriormente colore alla commedia; i genitori di Anna, formichine milanesi che cercano di insegnarle che alla crisi si risponde e si è sempre risposto con le piccole e paradossali economie, contando gli strappi della carta igienica e prevedendo gli imprevisti; il padre di Claudio, un romano cialtrone, capace però di raccontare nude verità, ossia che ai tempi suoi i figli si mettevano al mondo senza tante storie perché “in qualche modo si faceva”. Magari senza passeggini all’ultimo grido.

La mente dei protagonisti (e di conseguenza la nostra) si pone al confine tra la ricchezza materiale e quella morale, tra l’idea di giusto e sbagliato, la vergogna di mostrarsi in un atto intimo e la libertà di svincolarsi dalle catene della mentalità odierna.

Fare o non fare il video? Vendere la propria intimità e crearsi un futuro o decidere di rimanere precari e irrealizzati?

La risposta a questa domanda in fondo è relativa, perché il punto nevralgico dell’opera non è certo la sessualità ma l’affanno che causa la precarietà, l’idea di non avere scelta, di dover ricorrere alle idee più estreme pur di restare a galla. Ciò attorno a cui ruota Che vuoi che sia è fondamentalmente il frantumarsi di una vita fiabesca: la generazione cresciuta con la concezione di lavoro, amore e figli come formula della vita perfetta si ritrova a sbattere il muso contro un sistema che, privandola del primo elemento, fa saltare inevitabilmente tutti gli altri.

Che vuoi che sia non si perde, riguardo questo, in riflessioni puramente ontologiche. Filma il tutto utilizzando il filtro della commedia dal sapore agrodolce. Da qui la scelta di esasperare i toni con l’idea di un video a luci rosse fatto in casa, mettendo in luce sia le attualissime psicosi dei social network sia il voyeurismo sfrenato che recentemente è stato al centro di polemiche per alcuni casi di cronaca (come non pensare al suicidio di Tiziana Cantone).

Che vuoi che sia, oltre la storia

Alla base del film c’è il diritto al lavoro, perché ciò che Claudio e Anna cercano non è il guadagno facile ma il suo esatto contrario: un adeguato riscontro alla propria fatica e preparazione. Ma, oltre la storia, c’è soprattutto il diritto alla dignità: in quanti modi la nostra dignità di esseri umani è messa in gioco da una società che stritola gli individui e da un universo social che mette in mostra (e alla berlina) le nostre vanità con spietatezza e inarrestabile pervasività?

Nunzia Serino