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Eroica Fenice

Ecce bombo

Ecce bombo: un grido ancora attuale

Ecce bombo: l’attualità del film di Nanni Moretti

Pensavo di aver fatto un film doloroso per pochi, poi uscì il film e mi resi conto di aver fatto un film comico per molti” 

Può una pellicola di quarant’anni fa essere ancora attuale? Sì, se ha alle spalle una mente visionaria. Assolutamente sì, se quella mente è di Nanni Moretti.

Ecce bombo, uscito nelle sale nel marzo del 1978, dopo quarant’anni ha ancora tanto da dire. Scritto da un Nanni Moretti appena venticinquenne, è stato consacrato un cult nella storia del cinema italiano.  Ecce bombo è il grido di un rigattiere sul litorale di Ostia che apre il film, un nonsense che ben riflette lo smarrimento, il vuoto, l’inettitudine dei personaggi morettiani, tanto piccoli Zeno Cosini che Svevo non faticherebbe a sentire figli della sua penna. Giovani universitari che inseguono i loro ideali e il miraggio di un’identità disgregata. Una generazione che, dopo un’indigestione da militanza politica e la conseguente delusione, si ritrova digiuna di scopi, modelli, impantanata in una ingombrante solitudine. Un sentimento che, forse, appartiene a ogni tempo e ogni luogo, un sentimento eterno che, a tutti, prima o poi, capita di provare.

Nel film si susseguono, in maniera tragicomica, le giornate di Michele Apicella (interpretato da Nanni Moretti) che si sente straniato, infiammato dal desiderio di cambiamento, eppure, incapace di realizzarlo, spento nel suo entusiasmo. Lo vediamo barcamenarsi in discussioni con la famiglia, nel rapporto con la sorella Valentina, in una strampalata relazione con la fidanzata Silvia e in pomeriggi trascorsi al bar con gli amici Vito, Goffredo e Mirko a parlare del più e del meno. Un susseguirsi di scene e citazioni che cristallizzano pensieri e stati d’animo ancora condivisi e condivisibili, dal “vedo gente, faccio delle cose” di Cristina (interpretata da Cristina Manni) che sintetizza l’inconcludenza e l’arrangiarsi di una generazione che arranca in un mare privo di fari, al “ma quando i miei genitori non mi mantengono più, io che cazzo faccio?, pensiero più che mai attuale in un paese che ci racconta che a trent’anni siamo giovani, per edulcorare la mancanza di offerte e possibilità per diventare finalmente adulti. 

Funzionale alla mancanza di punti di riferimento è la tecnica di ripresa, comic strips si susseguono nell’assenza di una trama narrativa, in nome di un presunto realismo documentaristico. Una perfetta fotografia di anni difficili, una settimana dopo l’uscita di Ecce bombo sarà assassinato Aldo Moro. Moretti riesce a scavare a fondo nelle piaghe della storia e della generazione post-sessantottina colta nella sua insicurezza e, soprattutto, nella sua incapacità di comunicazione. Ancor di più, riesce a scavare a fondo nelle piaghe universali di una fase della vita, quella fase della gioventù incerta e certamente complessata.  

No, veramente, non mi va. Ho anche un mezzo appuntamento al bar con gli altri. Senti, ma che tipo di festa è? Non è che alle dieci state tutti a ballare i girotondi e io sto buttato in un angolo, no? Ah no, se si balla non vengo. No, allora non vengo. Che dici, vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate: «Michele vieni di là con noi, dai». E io: «Andate, andate, vi raggiungo dopo». Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo. Eh no, sì. Ciao, arrivederci. Buonasera.

Fonte immagine: www. comingsoon.it

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