Film con Helena Bonham Carter: 3 da vedere

Film con Helena Bonham Carter: 3 da vedere

Tutti abbiamo visto almeno un film con Helena Bonham Carter, ma scopriamo insieme un po’ di più sulla sua filmografia.

Helena Bonham Carter è una delle personalità hollywoodiane più di spicco nel cinema contemporaneo, ed è molto nota anche per il suo stile eccentrico e non convenzionale. La carriera dell’attrice è segnata da diverse tappe importanti, a partire dagli esordi che la vedono indossare gli abiti di una classica donna inglese di fine ‘800 (parliamo di film come Lady Jane e Camera con vista, rispettivamente del 1986 e del 1985), fino alle storiche collaborazioni con Tim Burton, che la vedono spesso accanto a Johnny Depp.

In seguito alla sua interpretazione della Regina Madre ne Il discorso del re (2010), Helena riceve dalla Regina Elisabetta II un’Onorificenza per i servigi resi all’arte drammatica. Da allora, l’attrice possiede il titolo di Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico (CBE), terzo in ordine di importanza nelle gerarchie imperiali britanniche. I film con Helena Bonham Carter sono più di 50, molti dei quali sono diventati dei veri e propri cult: pensiamo a Fight Club, Big Fish, La fabbrica di cioccolato, Harry Potter (L’Ordine della fenice, Il principe mezzosangue, I doni della morte 1 e 2), Alice in Wonderland e Alice attraverso lo specchio, Il discorso del re e la lista potrebbe ancora continuare. Ma vediamo nel dettaglio quali sono 3 film con Helena Bonham Carter che andrebbero visti almeno una volta nella vita.

Dettaglio Informazioni
Nome completo Helena Bonham Carter
Debutto cinematografico Camera con vista (1985)
Collaborazioni celebri Tim Burton, Johnny Depp
Ruoli iconici Bellatrix Lestrange, Marla Singer, Regina Rossa

3 film da non perdere

La filmografia dell’attrice è vasta e variegata, spaziando dal dramma storico al fantasy gotico. Di seguito analizziamo tre pellicole fondamentali per comprendere il talento poliedrico di Helena Bonham Carter.

1. Fight Club di David Fincher (1999)

Assolutamente il primo da menzionare tra i film con Helena Bonham Carter. Fincher mostra un cinema impregnato di malesseri e fobie da fine millennio, adattando il romanzo di Chuck Palahniuk. Un uomo di trent’anni (Edward Norton) da tempo è insofferente sul lavoro e la notte non riesce più a dormire. In cerca di qualche luogo dove scaricare la propria ansia, l’uomo si mette a frequentare delle sedute di gruppo, dove malati gravi di vario tipo si riuniscono e confessano agli altri le rispettive situazioni.

L’uomo conosce Marla Singer (Helena Bonham Carter), una ragazza alla deriva, incapace di prendere scelte, e poi Tyler Durden (Brad Pitt), un tipo deciso e vigoroso con un’idea precisa in testa. Tyler fa saltare per aria l’appartamento dell’uomo e i due vanno a vivere insieme in una casa fatiscente. L’uomo continua ad andare al lavoro, ma ben presto deve rinunciarvi. Deciso a coinvolgerlo nel suo progetto, Tyler lo fa entrare in un Fight Club, uno stanzone sotterraneo dove alcuni uomini si riuniscono per picchiarsi e in questo modo sentirsi di nuovo vivi. Incapace di sganciarsi, l’uomo partecipa a questo gioco al massacro, che ha un ulteriore sviluppo: per Tyler infatti il passo successivo è quello di far cadere i palazzi, centri vitali dell’economia mondiale. Ad un certo punto l’uomo pensa di potersi opporre a questo disegno. Sembra riuscirci, quando con l’aiuto di Marla si oppone a Tyler.

2. Big Fish – Le storie di una vita incredibile di Tim Burton (2003)

Questo film con Helena Bonham Carter è ispirato all’omonimo romanzo di Daniel Wallace. Racconta l’emozionante storia di Edward Bloom (Ewan McGregor) e di suo figlio William (Billy Crudup). Edward, uomo loquace e dotato di una straordinaria fantasia, ha l’abitudine di raccontare storie incredibili riguardanti la sua vita, lasciando basiti tutti quelli che lo ascoltano.

Edward è sempre il protagonista dei suoi surreali racconti: ha avuto a che fare con un uomo alto 5 metri oltre che con nani e uomini lupo; ha incontrato una vecchia strega con un occhio solo; ha partecipato alla guerra in Corea; è riuscito a catturare un grandissimo pesce, impossibile da pescare per chiunque, proprio nel lieto giorno della nascita di suo figlio. Anche William è stregato dalle sbalorditive storie raccontate dal suo eroico papà, ma lo stupore lascerà presto il posto alla delusione: crescendo infatti il ragazzo comprende quanto fantasiosi siano i racconti di suo padre, e si sente amaramente ingannato. William arriva a sperimentare una sorta di vergogna, dovuta alla mancanza di serietà del padre, colpevole secondo lui di aver sempre descritto la sua vita ricorrendo all’immaginazione, e inizia pian piano ad allontanarsi da lui.

Ma quando Edward ormai anziano (Albert Finney), si ammala gravemente, William ritornerà a stare nella casa dei genitori, dopo tre anni di silenzio, intraprendendo uno straordinario viaggio alla scoperta della vera vita dell’istrionico padre. Nel tentativo di individuare la verità dietro alle eroiche gesta sbandierate da Edward, William si immergerà pienamente nei suoi ricordi magici e favolosi.

3. Il discorso del re di Tom Hooper (2010)

Il film con Helena Bonham Carter è ispirato alla storia vera del futuro re d’Inghilterra Giorgio VI. Il principe è affetto da una severa balbuzie, cerca di risolvere il problema con uno specialista. Nonostante i numerosi percorsi terapeutici intentati dal principe Albert (Colin Firth), duca di York e secondo figlio di re Giorgio V, i risultati sono scoraggianti e il principe è motivo di forte imbarazzo durante le occasioni ufficiali. Fortunatamente, il suo ruolo istituzionale è limitato, essendo figlio cadetto: Albert decide quindi di rinunciare a tenere in futuro discorsi in pubblico. Sua moglie, la duchessa Elizabeth (Helena Bonham Carter) riesce a convincerlo a rivolgersi a Lionel Logue (Geoffrey Rush), terapeuta dei problemi di linguaggio. Durante la prima seduta, convince il principe a recitare il monologo di Amleto ad alta voce mentre ascolta musica ad un volume assordante tramite delle cuffie.

Anche se scettico, il nobile esegue e il terapeuta registra la sua voce. Tuttavia Albert, spazientito, interrompe prematuramente l’esercizio, ma prima che possa andarsene Logue lo convince ad accettare la registrazione del monologo. Dopo avere ascoltato il disco, il principe scopre con stupore di aver letto in maniera fluente, senza la minima esitazione. Dunque si decide a tornare da Logue, il quale intende instaurare con il paziente un rapporto confidenziale, che non tenga conto dei titoli e dei protocolli, così si fa chiamare col nome di battesimo e si rivolge ad Albert col soprannome datogli dai familiari: Bertie. Tra i due si crea un legame indissolubile che ridarà voce al futuro sovrano.

Fonte immagine: Wikimedia Commons

Articolo aggiornato il: 25/11/2025

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