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Eroica Fenice

Film da vedere per Halloween. Tra classici e commedie

Siete in cerca di film da vedere per Halloween? Noi di Eroica Fenice abbiamo scelto alcune pellicole adatte per il periodo.

Da un po’ di anni a questa parte anche nel nostro paese si festeggia Halloween, nonostante i pareri di un paio di timorati che mettono in guardia dalle presunte “energie demoniache” che si risveglierebbero durante la notte del 31 ottobre e di altri ancora che la considerano un’ “americanata” o distruggono un paio di zucche con una mazza da baseball perché non fa parte della nostra cultura (cosa non vera, tra l’altro).

Certo, quest’anno sarà del tutto differente: niente dolcetto o scherzetto alle porte dei vicini per i più piccoli, niente festini alcolici per i più grandi con la possibilità di filtrare con qualche ragazza travestita da vampiro e, soprattutto, niente veglie in campi di zucche assieme a Linus e alla sua coperta in attesa del Grande Cocomero.  Che ne dite allora di una bella maratona di film da vedere nella notte più spaventosa dell’anno?

Decorate la vostra stanza con zucche intagliate e pipistrelli sul soffitto, mettete qualche ragnatela ai lati del vostro televisore, spegnete le luci, illuminate qualche candela rossa per creare l’atmosfera e mettetevi comodi. Ecco una lista di film da vedere per halloween tutta per voi.

Freaks

Una compagnia circense annovera tra le sue attrazioni alcuni fenomeni da baraccone, in realtà persone affette da malformazioni fisiche: una coppia di gemelle siamesi, una bambina affetta da microcefalia, un uomo nato senza arti e così via. Il nano Hans è uno di loro ed è perdutamente innamorato della trapezista Cleopatra la quale, con la complicità del suo amante Ercole, architetta un crudele piano: sposare Hans per poi ucciderlo e impossessarsi della sua cospicua eredità.

Freaks, il capolavoro diretto da Tod Browning nel 1932, è considerato un film “maledetto” per la storia e i retroscena che lo caratterizzano. Si racconta che dietro le quinte il cast e la troupe furono oggetto di discriminazione da parte dei funzionari della MGM (la casa di produzione del film) e persino da personalità quali lo scrittore Francis Scott Fitzgerald il quale, durante una cena in un ristorante, vedendo alcuni degli attori avvicinarsi al suo tavolo si allontanò infastidito. Come se non bastasse il pubblico, alla prima del film, abbandonò la sala inorridito. E forse proprio questi aneddoti potenziano ulteriormente il messaggio di fondo del film: i veri mostri si nascondono spesso tra le persone “normali e civili” che in quelle con cui la natura è stata spietata e solo questo lo rende un film assolutamente da recuperare e da vedere.

Dracula di Bram Stoker

Francis Ford Coppola nel 1992 ci offre la sua personale rilettura di Dracula, il  romanzo di Bram Stoker che ha delineato il mito del vampiro nell’immaginario culturale e lo ricollega alla leggenda del conte Vlad, il quale viene trasformato in vampiro per via di una maledizione che lo colpì dopo aver rinnegato la propria fede cristiana in seguito al suicidio dell’amata moglie. Divenuto Dracula giunge nella Londra del 1897 dove si invaghisce di Mina, moglie dell’avvocato Johnatan Harker, in cui rivede la propria amata reincarnata.

Tra tutte le riletture che il cinema ha proposto di Dracula, questa è una delle più particolari da vedere. Coppola gioca molto bene con l’uso delle ombre e delle luci (ispirate a quelle del Nosferatu di Murnau, del lontano 1922), ma ci offre una versione differente del personaggio nato dalla penna di Stoker sul finire del XIX secolo. Non più un elegante doppiogiochista assetato del sangue di giovani vergini, ma un amante sincero e triste legato a un amore che resiste alle pieghe del tempo.

Ad arricchire questo film un cast di eccezione. Gary Oldman nel ruolo di Dracula, Keanu Reeves e Winona Ryder in quelli di Jonathan e Mina Harker e Anthony Hopkins in quello del dottor Van Helsing.

 

Reazione a catena

Adesso viriamo su un importante sottogenere dell’horror, lo slasher movie. Con questa definizione si indicano tutti quei film in cui c’è un assassino che dà la caccia a un gruppo di persone, spesso uccidendole in modo cruento.

Il padre di questo genere è considerato Reazione a catena, diretto dal maestro dell’horror italiano Mario Bava nel 1971. Tutto ha inizio con l’assassinio di una contessa da parte del marito, a sua volta ucciso da uno sconosciuto. Dietro questa scia di morte ci sono interessi edilizi sulla baia presso cui la contessa aveva il proprio castello e che attirano gli interessi degli abitanti del luogo. È soltanto l’inizio di uno spietato gioco al massacro.

Bava gira un’opera ancora oggi impressionante. La baia entro la quale si snoda la vicenda è un universo dominato da una fitta vegetazione, resa cupa dai colori freddi e spenti della fotografia e da una tecnica adoperata spesso dal regista: il fuorifuoco (l’errata proiezione dell’immagine che risulta sfocata, conferendo maggiore mistero).

Ma Reazione a catena è soprattutto noto agli amanti del genere per la carica di violenza spietata e cinica che annulla la dicotomia tra buoni e cattivi. La quantità di scene tendenti allo splatter fa sobbalzare dalla poltrona ancora oggi ed evidenziano l’immagine di un mondo malato in cui, pur di perseguire i propri desideri, non si guarda in faccia a nessuno. Tutti elementi molto apprezzati dai registi statunitensi tra cui Sean S. Cunningham che si ispirò al film di Bava per girare il primo capitolo della saga di Venerdì 13.

Halloween – La notte delle streghe

Nel 1978 John Carpenter gira uno degli slasher movie più celebri, ambientato proprio nella notte delle zucche e dei fantasmi.

Un bambino travestito da clown si avvicina alla stanza della sorella maggiore brandendo un coltello in mano e la uccide senza pietà. Passano gli anni e quel bambino, Michael Myers, è divenuto un uomo in fuga dal manicomio in cui era rinchiuso. Uccide un meccanico rubandogli i vestiti, indossa una maschera e si dirige in quella che era un tempo la sua casa, ora messa in vendita. In cerca di vendetta e assetato di sangue, l’uomo ha puntato le sue prede: una babysitter e i suoi amici.

Girato in soli 20 giorni, Halloween è considerato uno degli horror più importanti. Carpenter si lascia andare ad artifici registici degni di nota come la celebre soggettiva a inizio film che cala lo spettatore nei panni dello stesso assassino, ma consegna all’immaginario pop una delle icone più emblematiche dell’horror anni ’70-’80: Michael Myers, un killer la cui insensibilità e mancanza di pietà per le vittime sono enfatizzate dalla straniante maschera che indossa, priva di qualsiasi espressione facciale e che lo fa somigliare più a uno spettro, a cui si aggiunge la sua apparente immortalità che lo rende l’incarnazione del male più puro e pericoloso. Un film adattissimo da vedere per la viglia di ognissanti.

A Nightmare on Elm Street

Restando in tema di serial killer non si può non citare tra i film da vedere A Nightmare on Elm Street, film diretto dal maestro dell’orrore Wes Craven nel 1984.

Nancy, una giovane ragazza, ha un incubo tremendo: un uomo dal volto sfigurato e con un guanto artigliato la sta inseguendo all’interno di una caldaia. Si tratta di Freddy Krueger, uno spettro che in vita si macchiò dell’omicidio di alcuni bambini e che fu arso fino alla morte dai genitori delle sue vittime. Anche alcuni amici di Nancy vivono la stessa esperienza e ben presto si accorgono che l’incubo sta per divenire realtà quando i giovani di Elm Street iniziano a morire in modo inquietante.

A Nightmare on Elm Street, primo capitolo di una saga cinematografica fatta di alti e bassi, ha rivoluzionato lo slasher movie con un concetto innovativo per l’epoca: l’assassino non è più una persona fisica che agisce nella realtà, ma un mostro che si muove nella dimensione onirica del sogno. Con il viso pieno di ustioni, il maglione a righe sgualcito e l’iconico guanto artigliato Freddy Krueger, reinterpretazione moderna della figura folklorica dell’uomo nero e interpretato dal bravissimo Robert Englund, ha infestato gli incubi di tanti giovani dell’epoca con la sua crudeltà, i suoi poteri sovrannaturali (come quello di cambiare forma o di uccidere nel sogno) e il suo crudo senso dell’umorismo. Un must assoluto da vedere per la sera di Halloween.

La Sposa Cadavere

Non è Halloween se non si guarda almeno un film di Tim Burton. Tra la sterminata filmografia del regista di Burbank La sposa cadavere, diretto nel 2005, è forse quello più adatto da vedere in questo periodo dell’anno.

Siamo in una cittadina olandese del XIX secolo e il giovane Victor è in procinto di sposare la fidanzata Victoria Evergolt, appartenente a una famiglia borghese in decadenza. Il loro è un matrimonio combinato poiché gli Evergolt, tramite l’unione con la ricca famiglia di mercanti Van Dort a cui Victor appartiene, sperano di poter elevare la propria condizione sociale. Il futuro sposo è però un imbranato più unico che raro e durante le prove sbaglia tutti i passaggi e le nozze vengono rimandate fino a quando non avrà imparato il giuramento alla perfezione. Trovandosi solo in una foresta il ragazzo recita d’impulso il giuramento e infila l’anello nuziale in quello che sembra un ramo, ma che in realtà si rivela essere il dito del cadavere di una giovane sposa. Il suo nome è Emily, uccisa da un misterioso forestiero e credendo che Victor le abbia fatto la promessa di matrimonio inizia a perseguitarlo.

La sposa cadavere è il secondo film in stop motion di Burton, a 13 anni da The Nightmare Before Christmas, che per la vicenda attinge liberamente da una leggenda ebraico-russa del XIX secolo intitolata Il dito. Naturalmente il regista la arricchisce con la sua riconoscibilissima estetica, creando però anche una dicotomia interessante: il mondo dei vivi viene rappresentato con colori freddi, tendenti al nero e al grigio, in tutta la propria austerità e severità mentre quello dei morti è allegro, spensierato e colorato, dominato da scheletri che cantano e suonano jazz.

Ma la poeticità de La sposa cadavere si ritrova nel suo essere una fiaba dark con tratti malinconici: l’amore impossibile che lega Emily a Victor (rispettivamente con le fisionomie facciali dei due attori feticcio di Tim Burton, Helena Bonham Carter e Johnny Deep) non lascia indifferenti nemmeno i più duri di cuore.

“Una risata LI seppellirà”: commedie da vedere per Halloween

Chi l’ha detto che ad Halloween bisogna vedere soltanto film paurosi o inquietanti? Si può anche sdrammatizzare la paura con una sana e mai fuori luogo risata. Eccovi allora alcuni film divertenti a tema horror e demenziale da vedere.

Frankenstein junior

Partiamo con una delle parodie più divertenti e irresistibili del romanzo di Mary Shelley diretta da Mel Brooks nel 1974.

Il dottor Friedrick von Frankenstein (che preferisce farsi chiamare “von Frankestin”) viene informato da un notaio che ha ereditato un castello in Transilvania da suo nonno, il celebre dottor Victor von Frankenstein di cui ha sempre ripudiato le teorie riguardanti la rianimazione dei cadaveri. Recatosi in quella terra Friedrick fa la conoscenza di Igor (anzi, “Aigor”), nipote dell’assistente del Victor, dell’assistente Ilga e di Frau Blucher, la misteriosa sorvegliante del castello che, a quanto pare, spaventa i cavalli quando viene pronunciato il suo nome. Friedrick ritrova gli appunti del nonno e decide anche lui di lanciarsi nella stessa impresa che lo ha reso famoso, ma anche temuto dalla popolazione locale.

Resistere alle battute, alle gag e alle trovate umoristiche di Frankenstein Junior è impossibile. Mel Brooks dirige un Gene Wilder comico nella solennità del suo personaggio, ma non si può non menzionare anche Marty Fieldman, interprete dell’irriverente gobbo Igor che con la sua presenza fisica e le sue espressioni ha immortalato nell’immaginario comico uno dei personaggi più amati. Anche la creatura di Frankenstein, interpretata da Peter Boyle, è degna di nota: un bambinone furioso che crea non pochi problemi e che, tuttavia, è capace di mostrare un’incredibile umanità. L’atmosfera gotico-demenziale è poi arricchita dall’uso del bianco e nero, un chiaro omaggio che Brooks fa al cinema horror degli anni ’30 e ’40 e che si ritrova anche nel laboratorio usato da Friedrick per rianimare la sua creatura, le stesso allestito e usato da James Whale per il suo Frankenstein del 1931.

Ma se Frankenstein junior è amato soprattutto da noi italiani è per merito del doppiaggio nostrano. Chissà se l’opera di Mel Brooks sarebbe stata apprezzata anche senza l’apporto prezioso di Oreste Lionello, Gianni Bonagura, Livia Giampalmo e di tutte le altre voci che si sono impegnate a dare anima e brio ai loro personaggi.

Hocus Pocus

Nella cittadina di Salem fervono i preparativi per la festa di Halloween. Max, un adolescente scontroso da poco trasferitosi in città da Los Angeles con la famiglia, accompagna la sorellina Dani a fare “dolcetto o scherzetto”. I due si imbucano in una festa a casa di Allison, compagna di classe e interesse amoroso del ragazzo, convincendola a condurli in quella che era la dimora delle sorelle Sanderson, tre streghe condannate nel celebre processo del 1693 per aver ucciso alcuni bambini. Max non crede a queste storie e accende una candela magica che riporta le tre sorelle in vita dopo 300 anni. Winfred, Mary e Sarah, questi i loro nomi, devono ripetere lo stesso sortilegio compiuto molti anni prima: succhiare la linfa vitale di una “giovane vergine” tramite una pozione magica, se vogliono restare eternamente giovani e non trasformarsi in cenere al sorgere del sole. Toccherà ai tre ragazzi porre rimedio al proprio errore aiutati anche da Binx, un ragazzo trasformato in gatto proprio dalle tre donne.

Kenny Ortega dirige nel 1993 un film distribuito dalla Walt Disney Pictures che alla sua uscita venne stroncato dalla critica. La pellicola incassa meno di 40 milioni di dollari, ma ciononostante è riuscita a costruirsi nel corso degli anni una nutrita schiera di fan che l’hanno elevata allo stato di cult. Merito delle tre antagoniste, caratterialmente diverse tra loro: Winferld, interpretata da Bette Milder, l’astuta mente del trio che oltre a dover fronteggiare Max e i suoi amici deve anche vedersela con le sue sorelle Mary e Sarah, rispettivamente Kathy Najimi e Sarah Jessica Parker, due spalle comiche che fanno perdere facilmente la pazienza alla sorella maggiore. Le tre sono protagoniste di tante gag che strappano una risata e ci offrono persino un apprezzabile numero musicale, con Bette Milder che si cimenta sulla note di I put a spell on you.

Non si può negare che Hocus Pocus abbia dei difetti (una trama semplice con qualche buco qua e là e il trio di giovani protagonisti dimenticabili e troppo legati a stereotipi squisitamente 90’s style). Ma il carico di divertimento e anche di qualche scena abbastanza inquietante per gli standard della casa di Topolino lo rendono un film da vedere per chi cerca qualcosa di leggero e godibile.

Benvenuti a Zombieland

Gli Stati Uniti sono in preda a un’apocalisse zombie causata da un virus. Tra i pochi sopravvissuti c’è Colombus, uno studente universitario autodidatta nell’affrontare orde di non-morti che sta tornando in Ohio in cerca dei suoi genitori. Lungo la strada incontra Tallahassee, un uomo all’apparenza duro e ossessionato dai Twinkle (una merendina statunitense) e le sorelle Wichita e Little. Dapprima le due coppie si pestano i piedi a vicenda, ma alla fine decidono di fare fronte comune e di dirigersi verso quello che sembra l’unico luogo in tutti gli USA privo di zombie: un parco giochi.

Diretto da Ruben Fleischer, Benvenuti a Zombieland è una commedia horror che gioca con i classici codici e schemi dei film di zombie, riassunti in quelli che Colombus chiama le “regole di sopravvivenza”  e che strizzano l’occhio ai classici della cinematografia di genere (primo tra tutti George Romero), in un vero e proprio road movie condito da sparatorie, inseguimenti al cardiopalma e immancabili scene comiche (una su tutte, la visita dei protagonisti alla villa di Bill Murray, con annessa proiezione di Ghostbusters).

I personaggi, chiamati come quattro stati del Nordamerica di cui sono originari, rappresentano i più semplici dei tipi-base: Columbus (Jesse Eisenberg) è il nerd impacciato e timido con le ragazze costretto a maturare prima del tempo. Wichita (Emma Stone) è la ragazza bella e spavalda che cerca di mostrarsi forte e decisa e che rivela un atteggiamento protettivo e materno nei confronti della sorella minore (Abigail Breslin), quest’ultima abbastanza matura per l’età che ha. Tallahassee (Woody Harlesson) è invece il classico duro segnato da un trauma familiare che però finisce per mostrare il proprio lato tenero. Quattro personaggi accomunati dalla ricerca di quella normalità e di quelle sicure certezze in un mondo disordinato e privo di regole (un’immagine molto attuale in questi tempi difficili e incerti).

Insomma, dietro la maschera della commedia demenziale Benvenuti a Zombieland nasconde anche punti di riflessione interessanti agli occhi degli spettatori più attenti.

Altri film da vedere per Halloween:

Immagine copertina: Pixabay

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