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Eroica Fenice

Sabine De Barra

Sabine De Barra: la giardiniera del Re Sole

Sabine De Barra: un personaggio che anticipa la storia

Cosa accadrebbe se un architetto di paesaggi, figlio di un famoso giardiniere di corte, per cui “anche l’anarchia è agli ordini del Re e il caos deve attenersi al bilancio” ricevesse dal suo sovrano l’incarico di realizzare i giardini di Versailles, “una finestra sulla perfezione, così le persone potranno vedere il meglio di loro stessi”, dove sta per trasferirsi il Re Sole con la sua corte?

Cosa accadrebbe se il Re chiedesse a questo architetto, cresciuto a pane e classicismo, qualcosa di diverso, qualcosa che si allontanasse dalla placida monotonia del già visto e che offrisse un diletto con cui colmare il vuoto offerto dalla corte reale?

Cosa accadrebbe se la scrivania di questo architetto, sfinito dal paragone con l’illustre genitore, dalla fretta, dal bilancio reale e da un matrimonio imposto in cui si pretende la sua fedeltà senza riceverla in cambio, fosse presa d’assalto da progetti che ripropongono solo ed esclusivamente la stessa cosa: ordine?

E se poi arrivasse lei, Sabine De Barra. Il caos?

Con questa premessa prende il via la pellicola di Alan Rickman Le regole del caos del 2014, basata su fatti parzialmente accaduti alla corte del Re Sole, per imbastire una storia che va al di là della semplice vicenda d’amore tra i due personaggi principali, per mettere in gioco le coincidenze degli opposti ma, soprattutto, per celebrare lei, la regina indiscussa della pellicola, su cui si regge tutta la dinamica narrativa, con tutti i risvolti interpretativi possibili: Sabine De Barra.

Le regole del caos: la trama

Anno 1682. L’architetto di paesaggi André Le Nôtre è l’artista a capo dei lavori per la realizzazione dei giardini di Versailles. Gli resta l’ultimo da assegnare, quello che in seguito verrà conosciuto come il Bosquet de Rocailles, una sala da ballo a cielo aperto con fontane e giochi d’acqua, storicamente realizzata dallo stesso Le Nôtre tra il 1680 ed il 1683.

Tra i vari candidati, decide di commissionare questo “giardino delle rocce” a una paesaggista inconsueta, Sabine De Barra, che lo colpisce proprio perché profondamente diversa da tutti gli altri, con la segreta speranza di presentare al Re Sole una contaminazione di idee così diverse dal classicismo da sbalordire il Re, l’intera corte dell’epoca e le generazioni future.

Il lavoro gomito e gomito, la complicità, la scoperta della personalità dell’altro, in una cornice quale può essere la sontuosa ricostruzione storica della corte di Versailles, con un Luigi XIV ormai stanco, invecchiato e soverchiato dalle formalità da lui rese modo di vivere, guideranno i due personaggi in una storia d’amore, movimentata dagli intrighi della moglie gelosa di Le Nôtre, dalla confusione di Sabine De Barra, che dovrà districarsi a corte, dal suo bizzarro incontro con il re in persona in un anonimo vivaio dove le regole sociali verranno per un momento abbattute e dalla passione che questa donna tormentata mette nel suo lavoro.

La cornice storica

André Le Nôtre, nato a Parigi nel 1613 e morto nella capitale francese nel 1700, è considerato il creatore del giardino alla francese. Figlio d’arte, fu l’artefice del grande sogno di Luigi XIV di affidare proprio ai giardini la forma concreta dell’idea di potere assoluto. I parchi da lui realizzati sono dei capolavori di estetica, di ingegneria idraulica e di scenografia decisamente innovativi per i tempi, ma anche per noi contemporanei. Autore del progetto di abbellimento delle Tuileries e del prolungamento dei giardini fino a sfociare nell’ordinata armonia degli Champs-Elysées, strinse con il Re Sole un’amicizia stretta e sincera.

La storia indica che, durante il periodo storico scelto per la pellicola, Le Nôtre avrebbe dovuto avere 70 anni e Luigi XIV solo 44. Ma Rickman rovescia le età anagrafiche, mostrando un Le Nôtre molto più giovane del sovrano per realizzare un film che non ha la pretesa di essere di carattere storico e crea, di netto, il personaggio di Sabine De Barra.

La donna, nella cui interpretazione troviamo il premio Oscar Kate Winslet, condivide la scena con l’attore fiammingo Matthias Schoenaerts/André Le Nôtre e con il regista Rickman, scomparso nel 2016, che veste i panni del Re Sole.

Sabine De Barra: “È divertente infrangere qualche regola!

Nel film Sabine De Barra, personaggio difficilmente contestualizzabile nell’epoca storica pre-illuminista ma, come ha dichiarato lo stesso Rickman, «funzionale a focalizzarsi sul melodramma e sulla storia d’amore della protagonista con Le Nôtre», spicca per la sua modernità, per la sua concretezza e per la sua sensibilità. Donna di modeste origini, lavora per sé stessa e, con difficoltà, cerca di mantenere la sua casa e i suoi domestici, affrontando ogni giorno lo scetticismo e l’intemperanza maschile. A ciò aggiungiamo la sua tecnica iconoclasta, che sovverte le regole consuete per fare spazio al caos, e abbiamo un personaggio che risulta altamente affascinante.

La qualità della prova attoriale della Winslet, con la sua grazia e la sua riservatezza, alternate a energia e intensità nelle scene della realizzazione del giardino, non fa che chiudere il cerchio in maniera eccellente per un personaggio originale e un’attrice piena di talento, su cui il film viene costruito ad hoc.

Originale già dalle prime scene della pellicola quando, di fronte a un Le Nôtre che la osserva imperturbabile durante il colloquio di lavoro, Sabine De Barra cerca di spiegare che «l’ordine sembra imporci di volgere continuamente lo sguardo al classicismo ed al Rinascimento. Io credo invece esista qualcosa di unicamente francese che noi ancora non abbiamo celebrato» per realizzare quello che diventerà uno dei giardini più famosi del mondo.

Alla fine riesce a persuadere un riluttante Le Nôtre che ne riconosce la forza e la novità persuaso che, incanalando con il suo supporto, la potenza che ha la sovversione delle regole a favore di un disordine molto più suggestivo perché inatteso, che emerge dai progetti di Sabine, riusciranno insieme a costruire quello che il Re desidera, il “giardino perfetto”.

«Questa abbondanza di caos, è questo il vostro Eden?» le riconosce infatti Le Nôtre durante la trasposizione tanto che, quando la donna gli chiede perché è stata scelta nonostante le loro palesi differenze, anche di comunicazione inizialmente, lui risponde con candore «I giardini saranno grandi a sufficienza per contenere altre voci, oltre la mia». L’architetto è infatti convinto che la natura spontanea, caotica, diventi giardino, eccellenza, solo quando ne accettiamo completamente le regole e le dominiamo, cosa in cui lui è un maestro, quindi il lavoro di Sabine De Barra diventa conseguenza di un percorso culturale, umano, fusione e contaminazione di due visioni, non frutto dell’incuria.

A corte poi l’insicurezza di Sabine, nel suo maldestro smarrimento, desta curiosità e provoca dicerie: «È proprio perché qui tutti sono qualcuno che diventate interessante», le fa notare infatti un nobile, «Una nessuno dove ognuno è qualcuno».

Sabine, tuttavia, è una donna tormentata. Per tutto il film farà i conti col passato, mentre André col suo presente. Questa è la seconda contrapposizione/anello di congiunzione tra i due: la malinconia di André attrae Sabine, mentre la vitalità di lei conquista lui in quello che sembra essere un inseguimento tra le regole, impersonate da André, e lo scompiglio, rappresentato da Sabine, la cui esuberanza riporterà infine il placido architetto a ritrovare, paradossalmente, il “suo” ordine … nel caos.

In uno dei momenti forse più belli del film, quando un imprevedibile disastro rovina tutto il lavoro fatto da Sabine e dalla sua équipe, a pochi giorni dall’apertura dei giardini, Le Nôtre si espone per lei di fronte al Re, riconoscendo in pieno il suo talento: «La visione di Madame De Barra non ha precedenti. Fiducia … non possiamo dare altro a chi insegue il nuovo. Ma quando la bellezza è descritta con tanta immaginazione allora è Arte, che più di ogni altra cosa sa essere degna di un Re”. Ed è a questo punto che le cose tra di loro subiscono una sterzata e la pellicola trova una chiave di svolta. La bellezza, insieme all’Arte e alla creatività, fil rouge di tutta la vicenda narrata, ritorna e trova infine spazio proprio nelle parole di Sabine quando la donna, in risposta al sovrano che si lamenta della bellezza di una rosa che troppo velocemente appassisce o sfiorisce, mostra quanto esso sia un concetto estremamente fuggevole e allo stesso tempo limitante, soprattutto per le donne:

“Sabine: Quel destino attende tutte le rose, sire. Tutte le rose sono esposte agli elementi: germogliano, sbocciano e sfioriscono. La rosa cresce interamente ignara, passando naturalmente da una condizione a un’altra e, benché gli elementi possano trattarla crudelmente, non ne è consapevole e continua verso la sua fine senza consapevolezza della sua beltà. Ahimè, non è lo stesso per noi (donne)…
Re Sole: Se una tal rosa potesse parlare, che direbbe?
Sabine: Si, sono qui. Ho fatto il mio dovere vegliata dalla natura e dopo di me i miei figli lo faranno. C’è un contributo più grande o fine più leggiadra?
Re Sole: Una rosa saggia.”

Con queste semplici parole Sabine celebra la bellezza dell’essere sé stessi, senza finzioni o artifici, assecondando i mutamenti che il tempo e la vita impongono, un po’ come ha fatto lei, reinventandosi e tenendo fede alla sua originalità, alla sua visione, al suo ideale creativo.

Foto in evidenza: Coming Soon

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