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Eroica Fenice

Storia del nuovo cognome. Il secondo emozionante capitolo della tetralogia L’amica geniale di Elena Ferrante

Storia del nuovo cognome, secondo capitolo de “L’amica geniale” di Elena Ferrante

A più di un anno dallo straordinario successo televisivo partenopeo de L’amica geniale, ispirato al romanzo di Elena Ferrante, dal 10 febbraio 2020 è ritornato ad emozionare su Rai Uno la storia di grande amicizia tra Lila e Lenù, con il secondo capitolo della tetralogia Storia del nuovo cognome, ancora diretto da Saverio Costanzo.

Un’autentica serie evento, trasmessa in anteprima mondiale, così attesa dopo il successo del primo capitolo che ha conquistato nel 2018 non solo Napoli, ma l’Italia e il mondo intero. Merito della trama, così come della talentuosa interpretazione delle protagoniste Gaia Girace (Lila) e Margherita Mazzucco (Lenù) insieme agli altri attori, dell’ambientazione e del linguaggio, che hanno reso la storia così vera e genuina. Le due attrici hanno sostenuto una prova più che convincente, grazie ad una recitazione intensa, vibrante e spontanea che, in maniera eccellente, ha descritto le storie di miseria, lotta, tradimenti, sfiducia e crescita di due bambine divenute poi donne tra difficoltà, audacia, rassegnazione e volontà di svolta.

Storia del nuovo cognome. Trama

Come anticipato, Storia del nuovo cognome è il secondo capitolo della storia di Lila e Lenù , la storia di questa straordinaria amicizia raccontata da Elena Ferrante nei suoi quattro romanzi e riadattata dalla Rai per la prima visione mondiale in TV, grazie all’egregia regia di Saverio Costanzo.

La seconda serie de L’amica geniale riporta lo spettatore tra le strade del rione, tra i drammi socio-familiari, tra la voglia di emergere e strapparsi alla Napoli decadente di Elena e quella di rinnegare il “nuovo cognome” di Lila. Il periodo narrato pone al centro la fase adolescenziale e la prima età adulta delle protagoniste. Alla fine della prima stagione il pubblico ha lasciato Lila nel giorno del suo matrimonio, pronta a credere in una rimonta sociale e familiare e nell’amore, ma già affacciata alle prime amare consapevoli disillusioni. E la seconda stagione inizia da qui, dalla vita di Lila intrappolata a Napoli nel ruolo di moglie e in quel cognome che detesta giorno dopo giorno, quello del marito Stefano Carracci (Giovanni Amura), vittima tra l’altro di una violenza tipica della forma mentis maschilista fortemente in auge negli anni del dopoguerra e ancor più in certi ambienti infimi e piatti come quello che fa da sfondo alle vite di Lila e Lenù, il Rione Luzzatti di Gianturco.

Dall’altra parte c’è Lenù, desiderosa di sfuggire al marcio della propria città e soprattutto all’ombra della sua “amica geniale”, che incombe sulla sua personalità, come un limite dal quale sembra non riuscire mai a liberarsi. Lila giunge a rassegnarsi alla sua condizione e a un destino già scritto, mentre Elena cerca consolazione e salvezza negli studi, decidendo dopo la maturità di proseguire con l’Università alla Normale di Pisa, imparando ad acquisire maggiore sicurezza di sé e farsi strada nel mondo, tra delusioni d’amore e voglia di emergere.

Storia del nuovo cognome. La frustrazione di Lila tra lotta e consapevolezza

Sin dalla prima stagione non sembrano esserci dubbi: Lila è l’amica geniale! Dotata di intelligenza fuori dal comune, fin da bambina, riesce a capire le cose senza eccessivi sforzi e tutto sembra piegarsi al suo volere. Lila sembra da sempre dotata di enorme potenzialità, la stessa che acceca l’amica Lenù, che vive alla sua ombra con l’insana consapevolezza di essere sempre un passo indietro a lei. Tutti i ragazzi del rione le fanno la corte, attratti come Elena da una misteriosa forza gravitazionale che rende tutti pianeti orbitanti intorno al suo sole. Eppure, ad un certo punto, Lila dovrà fare i conti con la crescente frustrazione interiore, nata prima con la rassegnazione a non poter proseguire gli studi, come invece può l’amica Lenù, poi con la condizione in cui è costretta a cristallizzarsi dal momento in cui diviene moglie di Stefano Carracci. Scelta discutibile, ma inizialmente portata avanti con la consapevolezza di emergere negli affari e conoscere l’amore. Purtroppo la giovane sposa è subito delusa dal matrimonio, già macchiato dagli affari del marito con i fratelli Solara, da sempre detestati da Lila. Comincia quindi la sua lotta per strapparsi di dosso quel cognome ingombrante, attirando però su di sé la furia di Stefano che non sa come prenderla e farsi rispettare, se non usandole violenza, fisica e sessuale. Nulla di ciò che Lila immaginava per il suo futuro sembra volersi realizzare. Il suo punto di riferimento incrollabile è la sua migliore amica Lenù, l’unica con la quale riesce a vomitare i suoi drammi e le sue paure senza il timore di giudizi avventati. La stessa Lenù guarda con ammirazione, come da sempre, la sua amica Lila, ora ricca seppur infelice, con la quale prende a studiare ogni pomeriggio per farsi aiutare.

Lila comincia a veder vacillare la sua stella agli occhi di Lenù: desiderosa da sempre di dimostrarle che poteva essere brava nel lavoro, sebbene non avesse proseguito gli studi, e sempre al passo con il mondo grazie alla sua scintilla sapiente, comprende quanto Lenù stia man mano trovando il suo posto tra le persone della Napoli perbene, acculturate e affascinanti, grazie alle frequentazioni degli studi liceali. Il disagio in Lila è crescente, al punto di desiderare con tutta se stessa di non rimanere incinta, temendo nell’ulteriore stigmatizzazione sociale, quella di madre, che sembra agli occhi della ragazza apparire negativa, come un marchio impresso nella mente di generazione in generazione, indelebilmente, così da piegare per sempre una donna ad un destino statico e mediocre.

Storia del nuovo cognome. L’affievolirsi di un’amicizia

Proprio la crescente frustrazione di Lila, da un lato, e la delusione di Lenù, dall’altro, per certi incomprensibili ed irritanti atteggiamenti dell’amica, creeranno una crepa nel rapporto d’amicizia, ponendo le giovani di fronte al bivio dell’incomunicabilità. Complici le strade diverse che le amiche intraprendono, parallele e complementari: quella lavorativa e rassegnata di Lila e quella accademica e speranzosa di Lenù.

La situazione comincia a precipitare quando Lila viene invitata dall’amica ad una festa organizzata a casa della professoressa Galiani, un lussuoso appartamento in centro in cui confluiscono giovani intellettuali che discutono di filosofia, politica e letteratura con quell’eleganza e sicurezza che spiazzano la giovane sposa, cosciente della sua assente cultura, nonostante la scintilla geniale che l’ha sempre illuminata agli occhi di tutti. Ecco toccare con mano tutto il disagio della giovane, che comprende la distanza crescente che man mano l’allontana dall’amica di sempre. Così Lila, fedele al suo atteggiamento ribelle e intransigente, si fa beffe di Lenù, non rinunciando a usarle cattiveria, prendendola in giro e vanificando i frutti dei suoi studi. Emblematico il verso della gallina cocoricò, cocoricò, con cui Lila si rivolge a Lenù stigmatizzando l’alta e colta società come pedante e fatta in serie, vuota e priva di quella genuinità tipica di chi conosce invece gli stenti e le rinunce, così come la sofferenza della vita.

La crepa si allarga con l’intrusione tra le giovani di Nino Sarratore (Francesco Serpico), il grande amore di Lenù, che lui sembra usare per arrivare a Lila. Nonostante la fede al dito, Nino non rinuncerà a corteggiare l’audace ragazza, infelicemente intrappolata in un matrimonio sbagliato, e pronta anche a tradire l’amicizia con Lenù, in quanto ben consapevole del sentimento che da sempre prova per il giovane dal fascino intellettuale.

Storia del nuovo cognome. Il tradimento di Lila

L’atteggiamento infimo di Lila è una lama che squarcia il cuore di Lenù: in un colpo solo vede allontanare da sé l’amicizia che sembrava e reputava indissolubile e l’amore adolescenziale considerato sacro e puro. Lila le fa pesare la poco profonda conoscenza della vita, dei rapporti con i ragazzi e del sesso, facendola sentire sempre più inadeguata e consapevole della propria scarsa propensione a lasciarsi andare e lasciarsi vivere, così misurata ed equilibrata per indole. E Nino, agli occhi di Lenù perfetto, giunge a colpire ogni speranza, facendo credere alla ragazza qualcosa che forse non esiste davvero, usando la sua gentilezza e disponibilità per arrivare a Lila, attratto dalla sua genialità. Nino tradisce i sentimenti genuini di Lenù, ma la pugnalata più dolorosa viene assestata dalla sua migliore amica, che nonostante tutto non rinuncia a chiederle di coprirla con Stefano, consentendole di vivere clandestinamente l’amore sbocciato con Nino, prima sull’isola di Ischia dove trascorrono le vacanze, poi, tornate a Napoli, di nascosto da tutti.

La rabbia e la delusione di Elena bruciano la sua anima senza possibilità di sollievo, portando la ragazza ad allontanarsi da Lila, immergendosi completamente negli studi, unica possibilità di evasione dal marcio e dal tradimento, la molla che le consentirà di lasciare finalmente il rione che da sempre la opprime, tarpandole le ali.

Ciò che resta dietro le quinte però è la comprensione che le cattiverie di Lila devono il loro espletamento a quella frustrazione e rassegnazione a rinunciare ai sogni d’infanzia, di fronte invece ai successi di Lenù a cui guarda sì con ammirazione, ma anche con invidia, perché privata della possibilità di emergere come lei.

Storia del nuovo cognome. La frustrazione di Elena/Lenù tra sfiducia e crescita

«Temevo sempre di essere la sua ombra scialba», racconta Elena, intrappolata in quell’angoscia di apparire sempre inferiore a Lila in qualche modo, inferiore al suo genio e al suo acume. Ma ad un certo punto Lenù spicca il volo: la piccola e timida ragazza, ombra da sempre costante della sua geniale amica Lila, dimostra l’autentica genialità insita e celata in un animo e in una mente irretiti dalle infime condizioni sociali e dalla sfiducia nel suo inestimabile valore. L’autentica “amica geniale” è proprio Lenù, abile nel dispensare saggi consigli all’amica impulsiva e sempre pronta a restarle accanto anche quando viene tradita e derisa. Stupidità? No. Sana intelligenza! Intelligenza nell’andare oltre, nel guardare avanti seguendo quella scintilla interiore, sebbene lei non abbia sentore di possedere. Lenù diviene Elena nel dare il massimo e farsi in quattro per aiutare tutti, ed Elena ha sempre albergato nel suo cuore, aspettando solo di scoprirlo. Emblematico a tal proposito il suo monologo, recitato come nell’intera serie dalla voce narrante di Alba Rohrwacher, nell’ultimo episodio della seconda stagione:

«All’improvviso mi resi conto che tutta la mia vita era un “quasi”. Ce l’avevo fatta? Quasi. Mi ero strappata a Napoli e al rione? Quasi. Avevo amiche e amici nuovi, che venivano da ambienti colti? Quasi. Di esame in esame ero diventata una studentessa ben accolta dai professori che mi interrogavano? Quasi. Dietro tutti quei “quasi”, mi sembrò di vedere come stavano le cose. Avevo ancora paura e sentivo che da qualche parte, Lila, come sempre, era senza “Quasi”».

Ebbene, Lenù parte, frequentando e laureandosi alla Normale di Pisa. Una nuova vita in cui ha finalmente l’opportunità di concentrarsi su se stessa e sulle sue capacità, lontana da Lila, dalla sua presenza ingombrante, lontana dal rione e dal lercio. Eppure ancora abita in lei quella frustrazione che da sempre l’accompagna. Conduce la vita che sognava, tra amori corrisposti, libri e un’esistenza improntata alla modernità dell’essere. Eppure sente che le manca qualcosa e pensa alla sua amica Lila, rimasta al rione, in quel mondo in cui son nate e cresciute, a condurre una vita miserabile, come se quello che ora vive lei, lontano, non l’avesse del tutto guadagnato. È la cosiddetta “Sindrome di Lenù”, che racchiude quella sensazione che fa sentire “quasi” al posto giusto, “quasi” perfetta, “quasi” tutto. A un passo da ciò che si vuol essere, ma ancora lontana dall’obiettivo.

In questo monologo si avverte tutta la frustrazione universale e l’amarezza del sentirsi ancora fuori posto, come se non avesse fatto abbastanza per meritarsi la nuova e splendida vita. Quanta umanità e quanta verità! Il termine “quasi”, reiterato nel monologo, riassume il senso di inadeguatezza che spesso prende quando si pensa di non meritare qualcosa, e che scatta se si ha un punto di riferimento forte che scatena dentro la frustrazione di non esserne all’altezza. E nel caso di Lenù, quel punto di riferimento, lo stimolo che scatena da sempre la sua frustrazione, è Lila, la ragazza che impara tutto e scopre il mondo grazie a una curiosità e intelligenza fuori dal normale, nonostante le scarse possibilità a disposizione.

Ma la forza per superare tale stato angosciante è dentro sé. Lenù ha sgobbato sui libri, ha fatto tanto per le persone che ama. E ciò che di buono ha conquistato, l’ha guadagnato con impegno e dedizione. A tal riguardo è simbolico per Lenù il gesto di gettare i quaderni di Lila nell’Arno, come a volersi per sempre e finalmente disfare degli ingombranti ricordi della sua amica geniale e di quella sadica promessa d’infanzia «chell che fai tu, o facc ij» (Quello che fai tu, faccio io), liberandosi della piccola Lenù per abbracciare l’Elena ormai affacciata alla vita adulta, in procinto di realizzare le sue capacità e il suo talento come scrittrice.

Storia del nuovo cognome. Nino e Donato Sarratore: amore e disprezzo

Resta ancora qualcosa da analizzare: il caso Nino e Donato Sarratore (Emanuele Valenti). Figlio e padre, moralmente agli antipodi in apparenza, che irrompono nella vita di Lenù cambiandola in qualche modo. Da un lato il giovane brillante e acculturato, Nino, di cui Lenù è innamorata sin da bambina. Dall’altro il padre, professore con modi da gentiluomo, ma viscido nel rapportarsi alle donne, così come a Lenù.

Il personaggio di Nino ha attirato critiche su di sé, risultando insopportabile e subdolo come il padre che lui detesta tanto. Il giovane non manca di irretire emotivamente Lenù, palesando un falso interesse nei suoi confronti, per poi intraprendere una relazione d’amore clandestina con la sua migliore amica Lila, ferendo e tradendo i suoi sentimenti. Lo stesso Francesco Serpico che lo interpreta ha pubblicato sulla sua pagina Instagram una foto in cui è ritratto mentre mostra il dito medio alla fotocamera, con sotto scritto “#fuckninosarratore”, un inequivocabile autoironico invito rivolto al suo personaggio. Un rubacuori stronzetto, che per viltà lascerà anche il suo nuovo amore.

Ma l’autentico colpo di scena che spiazza gli spettatori è senza dubbio il rapporto sessuale che Lenù acconsente di consumare con l’adulto Donato Sarratore. Non ci si spiega perché Lenù si sia concessa così facilmente a quell’uomo ambiguo, di dubbia moralità e per giunta molto più vecchio di lei, e che già tempo prima, nel primo capitolo della serie, aveva tentato di approfittarsi di lei, lasciandole addosso sensazioni meschine e inedite. Lenù è irrimediabilmente e profondamente innamorata di Nino, ma è costretta a sopportare suo malgrado la tresca tra il ragazzo e Lila, divenendo addirittura complice della relazione clandestina. Presa dallo sconforto dopo aver aiutato l’amica a trascorrere la notte con Nino, Lenù si reca sulla spiaggia dei Maronti, durante l’estate trascorsa ad Ischia, per rimanere sola con se stessa e abbandonarsi al flusso di pensieri che irrompono scatenati nella mente. Viene d’improvviso raggiunta da Donato Sarratore, che riesce ora a mettere in atto ciò che covava da tempo: avere un rapporto sessuale con la giovane. Ma perché Lenù si abbandona a tanto? Sembra impossibile comprendere le sue ragioni. Eppure le stesse sono minuziosamente descritte da Elena Ferrante nel libro, trasmettendo ai lettori lo stato d’animo di Lenù. La giovane è consapevole della meschinità dell’uomo che ha di fronte, ma decide di assecondarlo avvertendo su di sé la stessa mediocrità, con rassegnazione e con quella volontà di liberare la parte più inedita e recondita del suo io. Per la prima volta decide di lasciarsi andare a qualcosa, seppur infima, consapevole di tutto e decisa a non pentirsene mai. Ecco le parole del romanzo:

«Mentre parlava sentii con chiarezza il ridicolo della voce importata, la rozzezza del suo poetizzare, il liricume dietro cui si celava la smania di mettermi le mani addosso. Ma pensai: forse siamo fatti davvero della stessa pasta, forse siamo davvero condannati senza colpa alla stessa mediocrità». E ancora: «Avevo una me nascosta – capii – che dita, bocca, denti, lingua sapevano scovare. Strato dietro strato, quella me perse ogni nascondiglio, si espose in modo verecondo, e Sarratore mostrò di conoscere il modo per evitare che fuggisse, che si vergognasse, seppe trattenerla come se fosse la ragione assoluta della sua motilità affettuosa».

La scelta di Lenù è un atto di ribellione, ciò che sempre aveva rinunciato ad esprimere.

Termina qui l’analisi del secondo capitolo della tetralogia che ha affascinato giovani e adulti, partenopei e non. Appuntamento al terzo capitolo con nuove e inaspettate avventure.

 

Fonte immagine: https://www.tvsoap.it/2020/03/lamica-geniale-3-cambiano-attrici-protagoniste/

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