Nel 1982 il regista e produttore statunitense George Lucas, reduce dal successo della trilogia originale di Star Wars, decide di espandere i confini del cinema esplorando nuovi medium: da questa idea nasce Lucasfilm Games, casa di sviluppo videoludica che, fino al 1989, realizza giochi di nicchia destinati a un pubblico specifico. La svolta si ha l’anno successivo quando, a seguito di una riorganizzazione aziendale, l’azienda si fonde con le compagnie cinematografica Industrial Light & Magic e Skywalker Sound, creando così la LucasArts. Fino al 2012, anno di chiusura dello studio causata dall’acquisizione da parte di The Walt Disney Company, i videogiochi di LucasArts sono stati apprezzati da critica e pubblico per la loro componente ludica avvincente, che premia costantemente il videogiocatore. Diamo uno sguardo, dunque, a tre titoli imperdibili targati LucasArts.
| Titolo del Videogioco | Anno di rilascio | Genere principale |
|---|---|---|
| The Secret of Monkey Island | 1990 | Avventura grafica Punta e Clicca |
| Star Wars: TIE fighter | 1994 | Simulazione di volo / Strategia spaziale |
| Grim Fandango | 1998 | Avventura grafica Punta e Clicca in 3D |
Indice dei contenuti
The Secret of Monkey Island (1990) – una bizzarra avventura da pirati
Questo videogioco costituisce una pietra miliare per il genere punta e clicca per PC, divenendo uno dei prodotti più rappresentativi e lodati nella storia del medium. La trama ruota attorno alle vicende del giovane Guybrush Threepwood che, inseguendo il sogno di diventare un pirata, vive un’avventura ricca di imprevisti e personaggi bizzarri sulla remota isola di Mêlée. La casa produttrice è riuscita, grazie all’innovativa assenza di veri e propri “game over”, a rendere questo genere di nicchia accessibile a tutti. La critica ha apprezzato in modo particolare le scenografie dipinte a mano, gli enigmi originali ma intuitivi e il carisma del protagonista. Il titolo è stato un enorme successo commerciale, spingendo l’azienda a realizzare altri cinque capitoli della saga che, nonostante il passaggio graduale dal 2D al 3D, restano ancora amatissimi dai fan.
Star Wars: TIE fighter (1994) – la simulazione nei videogiochi di LucasArts
Nella realizzazione di questo titolo, lo studio attinge al proprio universo di Star Wars, ideando un gioco basato sulla simulazione e sulla strategia militare, sviluppato in collaborazione con Totally Games. In quest’istanza il giocatore impersona un pilota di caccia TIE (le iconiche navicelle belliche monoposto) dell’Impero Galattico, incaricato di respingere gli attacchi dei ribelli. La trama funge essenzialmente da pretesto per il gameplay, incentrato totalmente sulla gestione tecnica del velivolo: in prima persona si possono controllare diversi parametri tra cui il serbatoio di energia, gli scudi deflettori, l’altezza di volo, il radar per intercettare i nemici e la velocità di movimento, elementi che devono essere costantemente monitorati per attuare una strategia vincente in battaglia. Nonostante oggi la grafica possa apparire spigolosa, Star Wars: TIE fighter è stato uno dei primi videogiochi di LucasArts a espandere l’universo della saga attraverso la prospettiva inusuale dei villain, senza mai rinunciare al divertimento e alla frenesia dell’azione.
Grim Fandango (1998) – una storia totalmente originale
Poco prima della rivoluzione tecnologica degli anni 2000, l’azienda pubblica Grim Fandango, sancendo un ritorno alla formula dei punta e clicca arricchita da forti toni satirici e filosofici. Ciò che colpisce maggiormente dell’opera sono senza dubbio l’ambientazione e l’intreccio narrativo: ambientato nella colorata e burocratica Terra dei Morti, il giocatore veste i panni di Manny Calavera, un tristo mietitore divenuto agente di viaggio che propone “pacchetti vacanza” per l’aldilà ai defunti appena arrivati. Un imprevisto, tuttavia, fa emergere un losco complotto aziendale che lo stesso Manny dovrà sventare nel corso dell’avventura. L’estetica e il design dei personaggi richiamano fortemente la tradizione messicana del Dia de los Muertos, fusa sapientemente con gli elementi tipici dei film noir (tra sigari, cappotti color cenere e malinconiche inquadrature jazz). Come consuetudine nei videogiochi di LucasArts, il gameplay si fonda sulla risoluzione di puzzle ed enigmi creativi mediante la combinazione di oggetti e dialoghi ramificati. Nonostante l’incredibile qualità, Grim Fandango fu inaspettatamente un flop commerciale all’uscita: complice di questo insuccesso è stato l’appartenere a un genere ritenuto in declino. Negli stessi anni, infatti, il grande pubblico era ormai attratto da opere tridimensionali più frenetiche come Tomb Raider o Final Fantasy. Nel corso del tempo c’è stata tuttavia una doverosa rivalutazione del titolo, che è poi approdato in versione rimasterizzata sulle console moderne e PC.
Oggi lo studio non investe più direttamente nello sviluppo interno di prodotti destinati al mercato videoludico: dal 2021 ha riacquisito il suo nome originario, Lucasfilm Games, e si occupa principalmente di concedere le licenze dei suoi celebri universi cinematografici ad altri sviluppatori e publisher. Si può dire, dunque, che la magia produttiva dei videogiochi di LucasArts si sia concentrata nell’arco di poco più di un decennio, un lasso di tempo ricco di capolavori indimenticabili che l’hanno resa una vera e propria leggenda del medium videoludico.
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