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Eroica Fenice

Alessio Forgione

Alessio Forgione autore di Giovanissimi: letteratura e boccate d’aria

Intervista ad Alessio Forgione: “Giovanissimi”, letteratura e boccate d’aria

Alessio Forgione, napoletano e autore di “Napoli Mon Amour” e “Giovanissimi” editi da NN Editore, è stato così gentile da rispondere alle nostre domande. L’originalità e la sagacia delle risposte hanno reso quest’intervista molto piacevole, ed è molto bello notare la ricorrenza dell’invito alla lettura: quanti leggono davvero, anche tra gli scrittori?
Leggere è amore e necessità, e anche la scrittura si fa, per forza di cose, necessaria. La lettura è una boccata d’aria, soprattutto in questo periodo storico, e un buon libro in questo momento ha un potere più che mai salvifico.
Da Alessio abbiamo appreso delle importanti lezione da portare a casa: abbiamo imparato che la letteratura salva, che la vergogna è la misura dell’urgenza di raccontare e che naso e orecchie crescono per tutto il corso della vita.
Giuro, io non lo sapevo.
A lui la parola!

Ciao Alessio! Innanzitutto grazie di aver accettato di rilasciare questa intervista: partiamo dalla domanda più banale, o forse più difficile (insomma, dipende dai punti di vista!) Chi è Alessio Forgione e come lo racconteresti a chi non lo conosce?
No, a chi non conosco non racconto nulla di me, eccetto le cose piuttosto evidenti, ovvero che ho più di trent’anni, sono calvo, napoletano, non troppo alto ma nemmeno basso, che mi piace leggere e da un certo un punto in poi ho incominciato a scrivere.

Come è nato il tuo amore per la scrittura e che rapporto hai con essa?
In realtà, non amo scrivere. Amo leggere, ma sono due giochi molto diversi tra loro. È che le cose si ammucchiano e scrivere mi sembra un modo per fare ordine, più o meno come lavare i piatti, che pure non è una cosa troppo piacevole, ma pur sempre necessaria.

Ci racconteresti come è stata la gestazione di “Napoli Mon Amour” e “Giovanissimi”?
Quando ho scritto “Napoli mon amour” ero un disoccupato di trent’anni e mi venne di scrivere di un trentenne disoccupato perché non riuscivo a guardare oltre la punta del mio naso. Con “Giovanissimi”, che si svolge sul finire degli anni ’90, ho pensato di voler provare a spiegarmi com’è che sono diventato la persona che sono, forse perché il mio naso continua a crescere – e d’altronde naso e orecchie crescono per tutto il corso della vita di un essere umano. Finirò per assomigliare ad un elefante, già lo so.

Quando inizi a lavorare a una storia, come capisci che è quella la storia giusta su cui investire tempo ed energie?
Se mi vergogno abbastanza delle cose che sto scrivendo, dell’argomento e non della forma, allora sono la cosa giusta su cui lavorare.

Come stai vivendo l’entrata di “Giovanissimi” nella dozzina dello Strega?
Benissimo, ne sono davvero molto soddisfatto. Mi sembra una cosa bella da qualsiasi prospettiva la si guardi.

Che libri ci consiglieresti per questo periodo storico così particolare che stiamo vivendo?
Sto leggendo “2666” di Roberto Bolaño ed è un libro enorme, in più è molto voluminoso e questa è una cosa comoda perché non torneremo presto alla vita di prima.

In che modo la letteratura può aiutare in questo momento?
Leggere mi piace perché mi allontana dalla vita reale. Mi fa lasciare la stanza, il vagone della metro, l’aereo o qualsiasi posto in cui sono per conoscere vite e luoghi che forse non avrò mai la fortuna di osservare da vicino. Dunque, in un momento come questo, i libri sono ancora più preziosi, perché sono la boccata d’aria che, nella vita vera, è diventata pericolosa.

Che consiglio daresti a un giovane col sogno di fare lo scrittore?
Di nascere prima ricco. E di leggere.

Grazie!

foto: Tropismi

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