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Eroica Fenice

Delia Ephron

Avviso di chiamata, il romanzo di esordio di Delia Ephron

Avviso di chiamata, bestseller di Delia Ephron, è la novità per il mese di Giugno della casa editrice Fazi che, della stessa autrice, ha già pubblicato il romanzo Siracusa. Si tratta di una sorta di dark commedy che ci catapulta direttamente nel cuore di una famiglia americana, normale nella sua anormalità. Costruito su più piani temporali grazie al sapiente e calcolato uso del flash-back, il punto di forza di Avviso di chiamata non è tanto l’intreccio narrativo, quanto piuttosto l’approfondimento del carattere, della psicologia e dei sentimenti dei personaggi, di cui l’autrice riesce a cogliere ogni sfumatura, tratteggiandone vizi e virtù con arguzia e delicatezza. Con una scrittura ironica e pungente, Delia Ephron tocca argomenti di grande impatto emotivo, catapultando il lettore direttamente nella vita di questa strana famiglia disfunzionale che, in un modo tutto suo, trova il modo di affrontare i piccoli e grandi problemi quotidiani. 

La trama del romanzo di Delia Ephron

Protagonista e voce narrante è Eve Mozell, un’ organizzatrice di eventi quarantaquattrenne; ha un marito, Joe, di cui forse non è più innamorata ma che rappresenta comunque il suo punto fermo, e un figlio adolescente, Jesse, che le dà qualche problemino. Eve è la “sorella di mezzo” e, in quanto tale, eternamente in competizione con le altre due: Georgia, redattrice di una rivista di moda che porta il suo stesso nome, e Madeleine detta Maddy che, dopo tante peregrinazioni, ha trovato la sua identità come attrice in una soap opera. Il padre, Lou, è un ex sceneggiatore, ormai alcolizzato e affetto da demenza senile ed è proprio la protagonista a doversi costantemente occupare dell’uomo, dal momento che le altre due sorelle tendono spesso a defilarsi, immerse nelle loro vite.

Dai frequenti salti temporali presenti all’interno di Avviso di chiamata, sappiamo che non è la prima volta che Eve deve farsi carico dell’ingombrante figura paterna: la mente di Lou Mozell, infatti, aveva cominciato a vacillare già molti anni prima, quando la moglie lo aveva lasciato per diventare la compagna di un uomo assai diverso da lui. Con il divorzio, tutta la fragilità dell’uomo viene a galla: da allora, si sono succeduti diversi ricoveri in istituti psichiatrici, mentre le tre sorelle, ognuna a proprio modo, tentavano di costruirsi una loro identità e trovare un posto nel mondo, senza un padre e una madre ad accompagnarle nel loro sbocco nella vita sociale. Mantengono stretti contatti tra loro spesso telefonicamente e da qui scaturisce il titolo “Avviso di chiamata”.

Avviso di chiamata: metafora di vite tenute insieme da un filo

In Avviso di chiamata, il telefono è una parte integrante della quotidianità delle protagoniste: il suo squillo acuto è il “rumore” che più spesso percepiamo nel corso del romanzo, talvolta addirittura in maniera insistente e convulsa, tanto da arrivare, in alcuni momenti, a mandare su tutte le furie la pacata Eve. Eppure, il telefono è l’elemento che le tiene vincolate l’una all’altra, è il salvagente che la vita lancia alle tre sorelle per sorreggersi a vicenda ed evitare di annegare nel folle mare dell’esistenza. Attraverso la cornetta, Eve, Georgia e Maddy si raccontano, si aiutano, qualche volta si insultano; ma, in ogni caso, cercano di non perdersi. Come un cordone ombelicale, fornisce linfa vitale ai loro spiriti, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà. In effetti, le sorelle Mozell ne hanno visti parecchi, di momenti difficili: l’abbandono della madre e il declino psicofisico del padre sono solo due dei vari elementi che contribuiscono a costruire la zavorra personale di ognuna di loro. Avviso di chiamata presenta numerosi sorprendente spunti di riflessione su tematiche abbastanza scottanti: si parla di abbandono e di depressione, ma anche di  accettazione di sé, delle frustrazioni e del senso di inadeguatezza che ci si può portare dietro, di insicurezza e di solitudine, di competizione tra sorelle e di unità familiare. La Ephron tocca corde che possono essere difficili, ma lo fa con leggerezza, con ironia. La sua scrittura guida il lettore nella riflessione su temi scottanti ma senza rendergli pesante il viaggio introspettivo che si accinge a cominciare. Eve, Georgia e Maddy hanno pensieri che facilmente possiamo fare noi stessi, e questo ce le rende simpatiche, nonostante i loro difetti: sono umane e, quindi, possono essere egoiste, eccessive, apparentemente glaciali ma, dietro i loro comportamenti sopra le righe, dietro i loro atteggiamenti, si nascondono le fragilità di chi ha sofferto troppo e si costruisce uno scudo, di chi finge di non provare sentimenti per non dover soffrire ancora. Le sorelle Mozell sembrano quasi chiuse nel loro mondo, impegnate nello sforzo di non lasciarsi scalfire dal dolore né dalla paura ma, qualche volta, abbassano la guardia, e allora, vengono fagocitate da quei problemi che si sforzano di tenere lontano: è in questi casi che alzano la cornetta e si telefonano, perché si può vivere a mille miglia di distanza, ma se due persone sono legate da un filo, troveranno sempre il modo di raggiungersi.

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