Chiara Tortorelli: Lilith, la prima donna creata da Dio

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Lilith, edito dalla casa editrice napoletana Homo Scrivens nel 2021, più che un libro sembra essere una Bibbia in formato tascabile, che ogni donna dovrebbe portare con sé. Frutto delle fatiche dell’autrice napoletana Chiara Tortorelli, Lilith è un libro complesso, un libro-mosaico in cui racconti fortemente evocativi  introducono intere sezioni poetiche. Questo sistema, strutturato a camere e ad anticamere, sembra facilitare l’ingresso del lettore nell’Eden che Chiara Tortorelli descrive sapientemente. Solo che, rispetto alla letteratura tradizionale, il suo Eden presenta due aspetti innovativi: una luce oscura, che sembra preannunciare il male del mondo, e, soprattutto, la presenza di una donna. Una presenza che per la prima volta si fa dominante: Lilith è essenzialmente incarnazione di quella luce oscura ma geniale, che infrange le regole di Dio perché consapevole di poter andare oltre, di volere un più ampio respiro. Lilith è una Eva ante litteram, venuta al mondo per frangerne le regole.

La penna di Chiara Tortorelli sovverte il racconto tradizionale e penetra nell’Eden per portare alla luce la voce della prima donna creata da Dio. Secondo l’etimologia ebraica, Lilith significa spirito della notte. È una creatura divina perché fabbricata da Dio, anche se non a sua immagine e somiglianza come Adamo: «io non ero a sua immagine. Non completamente almeno, ero come Lui ma anche diversa. Fui impastata col fango, con la melma, con il seme degli alberi, con il vento del Nord che soffia e che gela, con le onde che battono sulla roccia e che scavano la pietra. Fui impastata di sangue mestruale, di forza primordiale, di fuoco. Fui impastata col suo dolore». (pag.15)

Ma è anche una creatura demoniaca, animata da una forza bruta e sensuale, che non si accontenta del Cielo. Lilith è un demone-femmina, che pretende di essere amata senza essere posseduta. È lei a prendere la mano di Adamo, ancora piegato dal dolore di venire al mondo, per guidarlo verso il primo errore. È la forza motrice, ribelle e misteriosa, abituata al dolore e a trarre luce dal dolore. Lilith non accetta catene. È vulnerabile, non fragile, sa dal principio che la sua sorte sarà più dura, il suo ingresso nel mondo più patito. Quel nome così diverso da ‘Adamo’ è solo un altro modo di dire ‘Eva’ ed è solo un altro modo per raccontare la parabola di Eva.
Lilith è una gemma della notte, venuta dalla luce. Non ha mai avuto paura di ammettere che quella luce è punteggiata di buchi neri. Non vuole più essere penetrata. Vuole penetrarli da sola, a uno a uno, per conoscere con coraggio cosa si annida proprio in quei punti ciechi. Non ha paura di scegliere, di sciogliere i gioghi che porta al collo per il fatto di essere nata donna.

Lilith di Chiara Tortorelli: la storia riscritta da una Eva ante litteram 

L’autrice Chiara Tortorelli cuce insieme racconti allegorici ma anche, in senso lato, biografici, poiché svelano la vicenda esistenziale della prima donna della Terra. Le poesie, che seguono la prosa, ricalcano le sfumature più intense della vita interiore di Lilith. Sono un’eco alla sua solitudine, alla sua dolorosa autocoscienza. Lilith non è solo un personaggio-simbolo: è una dimensione corale, che nel suo respiro primitivo raccoglie la comunità delle donne e la storia che le marchia.

Chiara Tortorelli sottolinea la volontà di conoscenza che anima Lilith, diversa da quella di Adamo. È un bisogno di conoscenza che passa per l’esperienza sensibile, per il tocco, che resta sempre conscio del proprio limite strutturale. Lilith continua a stupirsi. Il verso conclusivo della poesia Invisibile della sezione So di non sapere recita una sola parola: Meraviglia. Lilith è dominatrice per natura, ma anche dotata di straordinaria lucidità e della consapevolezza di essere fondamentalmente impotente:

«La vedi questa spaccatura? Da qui entra la vita, da qui fuoriesce e nasce. Noi siamo così, noi donne demoni. Lasciamo che il mistero si faccia e ci attraversi. Non chiediamo per ché, non vogliamo sapere, semplicemente ci arrendiamo. Si chiama fiducia e la vita sta qui, in questo spazio teso tra ieri e domani, tra nulla e divenire. Arrendersi, Adamo, non alla mente, ma a questo corpo. È l’unica cosa che valga la pena.» (pag.52)

Il rispetto per i ritmi della vita e per le stagioni del corpo è un motivo essenziale nel libro di Chiara Tortorelli. La fatica di sopravvivere si fa tangibile nell’esperienza di Lilith, eppure è proprio vivendo tutti gli strazi del corpo che si dà un’occasione alla bellezza. Il contatto con madre natura è vigoroso: prima di essere un progetto di Dio, Lilith è un seme della terra e in quanto tale partecipa pienamente a ogni suo mutamento, alla sua stessa mutevolezza, riassunta dal “Tutto passa” inciso in copertina a mo’ di epigrafe. 

Nella sezione intitolata Non giacerò sotto di te ci si addentra nella sessualità e nell’approccio contraddittorio e sofferto all’amore di questa donna-demone. Il suo bisogno di amare  si frange contro quello di affrancarsi da secoli di sudditanza al mondo del piacere e del potere maschile. Lilith può essere amata e può amare, ma mentre sa che tutto le appartiene, lei non vuole appartenere a nessuno. Vuole assecondare la propria sensualità senza inibizioni o sensi di colpa: l’unico piacere a cui dare udienza è il proprio. Un inno al godimento attraverso le pagine della scrittrice napoletana. Questo inno è quasi un grido e sembra riecheggiare la promessa di accontentare tutte le voglie del corpo, senza più quel senso di vergogna instillato da un sistema di pensiero storicamente androcentrico.

«Godete e sarete vive. Mai nessuno potrà incatenarvi. Reggete il fuoco, onorate le vostre membra, non plasmatele per piacere a un uomo. Non ne è degno. Siate voi degne di voi.» (pag.162)

Lilith è una divinità, è una Gioconda; è nata non solo priva di catene, ma per spezzare le catene delle sue figlie più pavide. Sa che si parlerà di lei, nella storia, come di una strega, perché ha scelto se stessa come padrona del corpo e del proprio tempo: «Per me bruceranno pire nei secoli dei secoli e le mie figlie pur perseguitate, incatenate, messe al rogo, saranno libere: di quella libertà che non ha prezzo e che nasce dal potere dell’utero che riconosce sé stesso, avranno il fuoco dentro che non si placa. Il fuoco della vita. La vita è un demone, come l’amore, figlie mie.» (pag.161)

Lilith si presenta come l’anima nera del mondo, perché sa ammettere non solo l’esistenza del male, ma anche la responsabilità che ciascuno di noi ha di una fetta del male che ottenebra il mondo. Nelle mani piccole serba una battaglia, la battaglia della donna che ha studiato molto e ora sa di non essere nata dalla costola dell’uomo. La conseguenza è che non vuole più che, della propria storia, si riferisca questa versione falsata.

Estenuata dal proprio svantaggio storico, dalla «conta dei doveri, di richieste, di pranzi scolapiatti smunti, di cosa dice la gente, di quello che si fa e quello che si deve», Lilith vuole darsi un altro destino. Vuole dare alle sue figlie-demoni un altro destino. Vuole riscrivere la storia: la storia vera, non una storia ‘al femminile’. Vuole vivere da protagonista la storia, lei che è l’origine del mondo, come lo è l’uomo, ma diversamente da lui.

Lilith è la voce che prende le distanze da una storia in cui le donne sono state chiamate streghe per ricondurle al corpo e alla regole degli uomini. Non solo: Lilith è la storia riscritta, con gli occhi aperti, con la coscienza di una bugia ancestrale. Lilith è anche, in questo libro, la notte. Una notte profonda, nerissima, notte in cui la luce si riposa per risorgere rinfrancata.

Quella che diffonde il libro Lilith è un’aria di incanto dolente. Un’aria di tempesta, perché Lilith nasce in un giorno di tempesta: ma la disperazione del cielo coincide con il punto di massima luce. Tutti gli ossimori sono conciliati dalla scrittura potente ed evocativa di Chiara Tortorelli: vita e morte, forza e debolezza, resa e ribellione, si compenetrano in questa Bibbia laica, che riscrive la storia restituendole tutte le donne messe a tacere.

Immagine: Lady Lilith di Dante Charles Gabriel Rossetti (Wikipedia)

A proposito di Duilia Giada Guarino

Il mio nome è Duilia e sono laureata in Filologia moderna. La mia vocazione più grande è la scrittura, in tutte le sue forme.

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