Seguici e condividi:

Eroica Fenice

poesia e amore in della virtù di Salvatore Battaglia

Poesia e amore in Della virtù di Salvatore Battaglia

Della virtù è una raccolta poetica composta da Salvatore Battaglia ed edita dalla casa editrice Aracne nel 2015.

La silloge Della virtù

In essa si sviluppano i temi del mito, letto in una chiave d’introspezione, e dell’amore, passione che scuote i cuori ed offusca la ragione. Mito e passione amorosa, inoltre, si intrecciano, come fili di una tela che vede il proprio ordito nella parola poetica. 

Le donne del mito narrate in Della virtù sono donne in generale, parendo riprendere quell’idea della narrazione di un’opera sulle donne e per le donne, cara a Giovanni Boccaccio. E l’analogia con Boccaccio è forte, soprattutto col Boccaccio del De mulieribus claris : non è casuale se si vede l’opera Della virtù come una sorta di catalogo di esempi femminili nella mitologia, che acquistano un certo spessore non come comprimarie nella scena epica e mitica bensì come protagoniste delle proprie vicende, spinte da passioni, siano esse furori o casti amori.

In tale senso paiono al meglio leggersi alcune parole della prefazione al testo: «I miti greci, con le suggestioni che evocano e con la polisemia che racchiudono, tessono la scrittura di Salvatore Battaglia, rivissuti e risemantizzati fino a toccare nuovi e arditi traguardi espressivi. […] Salvatore Battaglia, con rara sensibilità verso le passioni che agitano l’animo femminile, dà voce soprattutto alle donne, alle grandi donne del mito […] L’amore è la passione che prorompe da questa raccolta poetica, nel suo vario articolarsi in differenti espressioni». Ma spazio, in questa molteplicità del sentire femminile, trova anche l’uomo, e quindi l’animo maschile e la sua voce: si trova così, ad esempio, un canto di Prometeo, «Audace mediatore fra il divino e l’umano», nel quale si esprime la passione di conoscenza che ha spinto lo stesso Prometeo a sfidare gli dei per il fuoco sacro da donare agli uomini, quel fuoco sacro che inesausto accende la sua fiamma nei petti ardenti di chi sa vederlo.

Ma in Della virtù il mito si fonde al presente: così, posposta alla parte “epica”, si legge la sezione Tempo presente, in cui ephos ed ethos si protraggono l’uno come eco dell’altro, nel comune senso di virtù. Reminiscenze e modelli antichi fanno da sfondo alla silloge Della virtù, tra i quali si leggono passi di tragedie greche e di epistole latine come le Heroides di Ovidio, a cui si mescolano note che legano queste opere dall’età classica all’ingenio dantesco, tramite il quale i personaggi del mito e della letteratura antica si ripropongono all’interno della “divina” architettura della Commedia; ed ancora, presenze di eco moderne, come quel racconto sulla sirena Lighea di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che in questa raccolta fanno pure vibrare di passione le parole della stessa sirena:

«Mi invitasti ad unirmi al tuo destino,

a dimorare,

in perenne unità

dello spirito e dei corpi».

Ed è proprio nel solco di una rilettura appassionata che le poesie della raccolta Della virtù paiono inserirsi. Il passato è elemento imprescindibile per il nostro presente, e per la conoscenza vera e profonda di questo nostro “secolo”. Una poetica lenta ma appassionata, che pare far rivivere il tempo dell’otium e della filosofica ricerca di sé, attraverso le passioni umane. Una poesia che parla al cuore ed alla mente, sicuramente non superficiale o concettuale.

Una poesia che ha coerenza compositiva ed argomentativa, che porta armonia tra significati e significanti, tra parola e suono, tra suono e concetto, e tra metafora e senso profondo del testo. In un panorama contemporaneo in cui pare, per alcuni, poco importare il concetto di estetica delle forme, in una visione molto attenta ai contenuti, Della virtù si inserisce nel solco di una poetica di tradizione, in cui far poesia vuol dire atto poietico, ossia atto compositivo, nell’architettura della parola umana. «[…] La poesia – occorre ricordarlo – per essere compresa e rivissuta nel profondo richiede sempre e comunque paziente attenzione e convinta partecipazione, non solo intellettuale ma soprattutto emotiva». 

Roberta Attanasio

Print Friendly, PDF & Email