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Eroica Fenice

Com'è trascorsa la notte

Filippo Tuena rivela Com’è trascorsa la notte | Recensione

Com’è trascorsa la notte di Filippo Tuena, edito da Il Saggiatore, è tra i titoli principali dell’iniziativa Solidarietà Digitale.

Il tempo di una notte, una notte d’estate. C’è una voce che accompagna chi tarda ad assopirsi, nel languore dell’afa e delle ultime luci. Una voce che si appella a un vissuto comune, a un sentore presente di profonda malinconia. Il narratore si pone di fianco al lettore, lo accudisce riservandogli ogni premura, per prepararlo a ritrovare di lì a poche pagine la sua personale esperienza. Una voce che seduce il suo interlocutore, traendolo a sé con la forza persuasiva della memoria di occasioni perdute, spingendolo a rivivere passioni mai davvero trascorse. Un racconto di vita che qualcuno aveva già intessuto per lui secoli prima, e che ora la voce narrante ha il compito di recuperare in questa lunga veglia estiva.

Filippo Tuena, romanziere e autore di saggi di storia dell’arte, in Com’è trascorsa la notte riporta sulla scena il folletto Puck, Oberon e Titania, re e regina delle Fate, il duca Teseo e la sua sposa Ippolita. Questi e tanti altri sono gli immortali personaggi di Sogno d’una notte di mezza estate, tra le opere più famose del drammaturgo e poeta inglese William Shakespeare. Quella di Tuena è una riscrittura che oscilla tra capitoli di saggistica e di cura documentaria, come dimostra l’apparato grafico costituito dai primi frontespizi dell’opera e le sue illustrazioni, e un testo teatrale frutto del pieno possesso dell’opera shakespeariana.

Com’è trascorsa la notte di Filippo Tuena: tra vita e teatro

La tecnica teatrale della rottura della quarta parete è adottata in Com’è trascorsa la notte in tutte le sue parti. Il saggista-commediografo è un tramite tra realtà e fantasia, divise da una linea quasi impercettibile. I personaggi di Shakespeare arrivano ad identificarsi con gli attori della scena contemporanea, da Ezra Pound ai Beatles. Chi legge si specchia negli intrighi amorosi che reggono la folta trama della commedia, nata per unire finalmente i mortali spettatori e le immortali creature della scena. Ogni personaggio ha il suo doppio, e ogni lettore può ritrovarsi nell’uno o nell’altro, vivendo l’esperienza di ogni sfumatura dell’amore. Il tormento di un passato dissepolto, una passione non corrisposta, amori folli ma proibiti.

Filippo Tuena intitola questo viaggio nella notte a partire da una affermazione della regina Titania: rivolgendosi al re delle Fate, in una ritrovata serenità coniugale, la regina esce di scena con la richiesta che le si racconti gli accadimenti della notte. Teatro e metateatro, letteratura e metaletteratura. La notte è trascorsa nel pensiero ritornante, dolce e doloroso, dell’amore, e di cosa l’amore fa ai suoi fedeli. La malinconia diventa una culla dalle oscillazioni regolari, nella quale pian piano ci si addormenta, riconoscendo in sogno l’eternità dell’amore, imprescindibile punto di partenza per l’artista e per l’uomo. Che si segua allora il consiglio del re Oberon: «Diamo inizio alla notte».

Immagine: Il Saggiatore

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