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Eroica Fenice

Gianpaola Costabile

Un Borbone per amico di Gianpaola Costabile

Un Borbone per amico, il nuovo libro di Gianpaola Costabile edito da Rogiosi, è una finestra sulla Napoli borbonica, da cui si affacciano due ragazzini appartenenti a mondi diversi, eppure uniti dalla stessa percezione del panorama.

Ninnillo è uno scugnizzo allegro e chiacchierone, figlio di una cameriera di palazzo, una ragazza madre che lo ama e lo ha portato con sé fin da piccolo.

Il principe Francesco (il futuro sovrano Francesco II di Borbone) è figlio della regina Maria Cristina di Savoia e del re Ferdinando II, rimasto orfano di madre pochi giorni dopo essere nato, è «nu tipo ‘nu poco solitario e triste».

Il primo ha circa dieci-quindici nonni, una manciata di zie e zii che svolgono fra i più diversi lavori (acquaiola, lavandaia, cammarera, cangiategami, arrotino, ‘mpagliaseggie, franfelliccaro, ciabattino…) e vive nei pressi di piazza Mercato, mangia montagne di pizza e dorme insieme ai suoi cugini e amici, ammassati nei “bassi”. Il secondo vanta una prestigiosa dinastia, giunta a Napoli con Carlo III di Borbone nel 1734 e annovera fra i suoi antenati Ferdinando IV di Borbone (il Re Nasone) e Francesco I di Borbone (il Re Lasagna), vive a Palazzo Reale dove trascorre intere giornate percorrendo le gallerie con i quadri di famiglia e divorando timballi di pasta (con l’inaugurazione del padre dei pastifici di Torre del Greco e Gragnano poi…ne fa incetta!).

Gianpaola Costabile racconta i Borbone

Partendo da dati storici, ben documentati e oggettivamente difficili da trasmettere proprio a causa delle contrastanti testimonianze storiografiche nostalgicamente filo-borboniche o filo-risorgimentali, l’autrice ripercorre la storia della dinastia borbonica attraverso la tenera storia di amicizia tra questi due piccoli napoletani. Il lettore, a lezione come Ninnillo dal colto principino Francesco, conosce i caratteri più illuminati, ma anche più aspri della politica dei sovrani borbonici, passeggia in carrozza in loro compagnia verso il Real Museo Borbonico (l’attuale Museo Nazionale), percorrendo via Toledo e ammirando il Real Teatro di San Carlo, corre dietro ai carri allegorici alla festa di Piedigrotta suonando una trummettella.

E così scopre (o ricorda?) che Carlo III, primo sovrano borbonico a Napoli regnò nella prima metà del ‘700; nutriva una grande passione per il Presepe napoletano e per le porcellane (sua fu l’idea di costruire la Real Fabbrica vicino la reggia di Capodimonte) conservate nella vasta collezione Farnese ereditata dalla madre. O che Ferdinando IV, conosciuto con il nome di Ferdinando I, il re Lazzarone, fondò S. Leucio, una fabbrica all’avanguardia con case moderne e dotate di acqua corrente e servizi igienici  per gli operai, che godevano anche di una formazione gratuita e di assistenza medica; creò la Villa Floridiana (dedicandola alla seconda moglie Lucia Migliaccio, duchessa di Florida- Lazzarone sì, ma anche romanticone!) e fece costruire la basilica di S. Francesco di Paola, attualmente in piazza Plebiscito.

Il forte legame dei due amici si affievolisce fino all’assidua corrispondenza epistolare, quando Francesco e la famiglia reale si trasferiscono a Caserta, tenendosi lontani da Napoli nel timore di una rivoluzione nel periodo dei moti che nel 1848 coinvolgono l’Europa, portando lo stesso padre di Francesco, Ferdinando II, a spegnere nel sangue una rivoluzione nell’amata Palermo e a guadagnarsi il soprannome di “Re Bomba”.

Il giovane Ninnillo, arruolatosi presso la prestigiosa scuola militare della “Nunziatella”, partecipa delle paure, dei dolori, ma anche delle gioie dell’amico, come la morte del padre, le nozze con la giovane Maria Sofia di Austria, e la nascita della piccola Maria Cristina Pia, scomparsa prematuramente a soli tre mesi.

Nell’incalzare delle guerre di indipendenza italiana, fra l’uccisione dei fratelli Bandiera, fucilati nel 1844 dal re Ferdinando II e gli ideali di un’Italia unita di Cattaneo, Pellico e Mazzini, la spedizione di Pisacane a Sapri con intenti anti- borbonici e la presenza sabauda di Cavour, Francesco di Borbone a seguito del Plebiscito nel sud, favorevole all’annessione del regno delle due Sicilie all’Italia, decide di abbandonare Napoli spontaneamente.

La storia dei Borbone, narrata in modo fresco, semplice e stimolante risponde all’intento dell’autrice, insegnante di storia, di (ri)aprire lo sguardo sulla storia della città ai ragazzi napoletani che vedono la storia come un’ “accozzaglia di avvenimenti che non appartengono al loro vissuto”, come dice il professor Mendoza nell’introduzione, e di “ricolorare la città” mettendone in evidenza il valore fortemente sentito dell’interculturalità. Il messaggio lasciato dall’ormai anziano Ninnillo ai giovani lettori non puo’ che essere un invito a passeggiare in questo “museo a cielo aperto” che è la città di Napoli e a studiare, perdonatemi il gioco di parole, il pensiero delle persone perché ciascuno di noi appartiene a questa città e come recita la canzone Santa Lucia luntana (riportata nel libro nel suo testo integrale) “quanno sponta ‘a luna, luntano ‘a Napule nun se po’ stà!”.