If we were villains, di M. L. Rio | Recensione

If we were villains di M. L. Rio

If we were villains è il romanzo di formazione, di mistero con un’ambientazione gotica, racconto d’esordio della scrittrice americana M. L. Rio. Il romanzo venne pubblicato nel 2017 sotto edizione della Flatiron Books, arrivato in Italia nel 2018 con il titolo di Non è colpa della luna da Fressinelli.

Biografia dell’autrice di If we were villains

M. L. Rio nacque a Miami e visse la maggior parte della sua vita in North Carolina. Fin da piccola ha sempre avuto una passione per la scrittura, tant’è che alle elementari vinse un contest per piccoli scrittori grazie ad una tenera storia di una bambina e il suo amico draghetto. Oltre alla sua passione per la scrittura, Rio ha anche una passione per il teatro e per Shakespeare in particolare, studiò al King’s Collage di Londra e ottenne una Masters of Arts sugli studi shakespeariani e un dottorato in letteratura inglese all’Università del Maryland.

Trama

If we were villains parla di Oliver Marks, un giovane uomo in prigione con l’accusa di omicidio di un suo compagno al conservatorio Dellecher, avvenuto 10 anni prima dalla sua incarcerazione. Il detective che si era occupato del suo arresto, Joseph Colborne, però, ha sempre avuto un dubbio sulla colpevolezza di Oliver, ma quest’ultimo è rimasto stoico sulla sua versione dei fatti. Le cose cambiano quando il detective si ritira dal suo incarico nella polizia e offre un’ultima possibilità al giovane di raccontare come sono andati realmente i fatti. Oliver accetta, solo a patto di raccontare il tutto al suo vecchio conservatorio e che non ci siano ulteriori interferenze legali o giuridiche, indipendentemente dalle cose che dirà.

Struttura del romanzo

If we were villains è un lungo flashback che racconta la storia di come Oliver e la sua combriccola di amici/attori, tra amori, litigi e invidie, si ritrovino alle prese con un assassinio all’interno della Dellecher. Il romanzo è strutturato come un’opera classica teatrale: 5 atti che vengono divisi a loro volta nelle varie scene, ogni atto è preceduto da un prologo che ritorna temporalmente al presente, dove Oliver ritorna alla Dellecher e racconta la verità all’ex detective.

I personaggi

I personaggi principali delle vicende di If we were villains, vengono descritti da Oliver nelle prime pagine del romanzo: «Nel corso di quattro anni ci eravamo trasformati da marmaglia di comparse in una vera piccola troupe drammatica, meticolosamente addestrata». Ognuno di loro all’interno delle loro vite accademiche e nel romanzo ha un ruolo, simile a quello degli attori in una compagnia teatrale.

Oliver Marks: protagonista della storia, ma che in ambito attoriale ha sempre ricoperto un ruolo marginale e non di spicco come i suoi compagni, più un personaggio secondario che un protagonista;

  • James Farrow: migliore amico di Oliver, la sua spalla e confidente, ma un attore migliore di lui, che ricopre spesso la parte del protagonista;
  • Richard Stirling: alto, orgoglioso, muscoloso e carismatico, Richard ha un talento nato per il teatro, rivestendo sempre i panni dei despoti e dei tiranni;
  • Meredith Dardenne: la fidanzata di Richard, una giovane ragazza con fattezze sensuali e seducenti, ricoprendo il ruolo della femme fatale;
  • Alexander Vass: un ragazzo atletico e mingherlino, con qualche problema con le droghe e che rappresenta un’influenza leggermente negativa e tossica all’interno del gruppo, incarna spesso la parte dell’antagonista e del cattivo;
  • Wren Stirling: cugina di Richard, anch’essa un personaggio un po’ marginale di If we were villains che vive nell’ombra del talento del cugino, interpreta spesso la parte del candido e ingenuo personaggio, che al picco del dramma ha l’evoluzione più profonda;
  • Filippa Kosta: un personaggio misterioso, del quale non si conosce molto, ma ha la capacità di adattarsi a qualsiasi ruolo e a qualsiasi situazione che accade.

L’onnipresenza del teatro e di Shakespeare

Come disse Oliver parlando della sua esperienza alla Dellecher: «Abbiamo passato quattro anni – e quelli precedenti – immersi dentro Shakespeare. Sommersi. Lì potevamo accontentare la nostra ossessione collettiva. Lo parlavamo come una seconda lingua, conversavamo in poesia, e perdemmo il contatto con la realtà».
Shakespeare è presente in ogni parola di If we were villains e in ogni angolo del conservatorio. Partendo dalla struttura sopracitata, infatti, il romanzo riprende una struttura simile alle opere teatrali del canone classico: il primo atto serve a presentare i personaggi principali; il secondo atto serve a introdurre degli elementi che portino inevitabilmente al climax tragico; il terzo atto arriva al culmine della tragedia; il quarto atto discende, mostrando le conseguenze dell’atto tragico; infine, il quinto atto presenta la conclusione e il ritorno all’ordine, presentato con la scoperta dell’assassino. Inoltre, tutte le tragedie che i personaggi si ritroveranno a interpretare, insieme ai ruoli loro affidati, rappresentano appieno il loro stato emotivo e le loro relazioni con gli altri, rendendosi incarnazioni viventi delle opere di Shakespeare.

Fonte immagine in evidenza: Sperling.it

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