Il blues del ragazzo bianco di Paul Beatty: tutte le sfumature del colore nero

Il blues del ragazzo bianco di Paul Beatty: tutte le sfumature del colore nero

Romanzo di iniziazione del vincitore del Man Booker Prize 2016 Paul Beatty, tradotto magistralmente da Nicoletta Vallorani, Il blues del ragazzo bianco si potrebbe descrivere come “l’opera del disincanto”. L’autore, con un linguaggio fulminante per la sua carica polemica, cinico quanto basta, traccia i contorni della critica realtà dei ghetti neri e delle tensioni razziali. Con immagini talmente potenti e incisive da risultare spesso crude e, senza mai cedere a idealismi o banalizzazioni, lo scrittore si serve di un’esperienza di vita individuale per fornire un’analisi non convenzionale e profondamente sarcastica di una problematica ancora attuale, ma trattata con una vena tragicomica che trascina anche il lettore più “svogliato” nella narrazione.

L’originalità della trama de Il blues del ragazzo bianco

La trama verte sulla storia di Gunnar Kaufman, discendente da una famiglia di schiavi neri, che dopo un’adolescenza serena a Santa Monica, lontano dalla cosiddetta negritudine, deve sopravvivere al trauma del suo trasferimento nel ghetto nero di Hillside, a Los Angeles. L’integrazione in un ambiente malfamato, violento, dove non esiste redenzione, gli risulta non poco difficoltosa. Il giovane si rassegna a subire pestaggi e aggressioni, tenta con grinta di adattarsi a una dimensione aberrante, che non conosce Dio e neanche la legge. Si piega ad allucinanti rituali di iniziazione. Non si era mai sentito “nero” prima di allora, e l’impatto con una società che lo obbliga ad abbracciare gli aspetti peggiori di questa identità è doloroso. La sua famiglia non lo aveva mai preparato a vivere in un ghetto: suo padre è un integerrimo ufficiale di polizia, sua madre tesse le lodi di strambi antenati neri ed entrambi peccano un po’ di senso pratico.

Gunnar Kaufman, personaggio folgorante che non si lascia circoscrivere da nessuna definizione, sgomita per costruirsi una propria identità e per conquistarsi un ruolo sociale. Non si accontenta mai di se stesso, né si lascia imbrogliare dai luoghi comuni di quella realtà che, suo malgrado, inizia a considerarlo un eroe. Riesce a formare una propria cricca, a sentirsi finalmente nero. È affiancato da due personalità controverse come la sua, quella di Nicholas Scoby, suo primo amico e campione di basket che sceglierà il suicidio, unica possibilità di fuga da un successo che lo strozzava, e Psyco Loco, farabutto dalla personalità esilarante, mai scontata. Con la sua indole coraggiosa e la sua ironia -a volte macchiata di amarezza- Gunnar diviene un osannato giocatore di basket e un poeta capace di caricare le folle bramose di un leader per ottenere il loro riscatto. Un leader che Gunnar non sceglierà di essere, ma che finirà per incarnare con la propria irriverenza e il proprio carisma.

Tutte le sfumature del nero

Paul Beatty dipinge un universo quasi orgiastico, animato da crimini, matrimoni stipulati su internet come un qualunque acquisto, suicidi di massa improvvisati. E ancora, il parto “pubblico” della moglie giapponese di Gunnar, trasformato intenzionalmente in uno spettacolo di cattivo gusto, oppure il dito che lo stesso protagonista si trancia come atto di protesta.
Una tematica tradizionale come quella della piaga del razzismo stravolta e resa strabiliante dall’acume del suo autore. Paul Beatty fa ballare i lettori secondo il ritmo frenetico, che non fa mai annoiare, da lui ordito con grande intuito. Il suo spirito poetico non è mai stucchevole. Il colore nero, che viene descritto come il suono di catene di metallo trascinate in preda alla paura, con la camicia mezza tolta, avvolta a hula-hoop intorno al collo, si riempie di sfumature attraverso la sua scrittura sempre mirata

Il blues del ragazzo bianco racconta una vicenda singolare, in cui non ci sono eroi autentici e neanche autentici fallimenti. Un romanzo che è come un sorriso sardonico ma clemente lanciato alle atrocità della società. Una storia che perdona tutti e che, nonostante il suo disincanto, lascia continuamente margini di speranza e non dimentica nessuna delle sfumatura del nero

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A proposito di Duilia Giada Guarino

Il mio nome è Duilia e sono laureata in Filologia moderna. La mia vocazione più grande è la scrittura, in tutte le sue forme.

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