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Eroica Fenice

Io odio Internet di Jarett Kobek per Fazi Editore (Recensione)

Io odio Internet di Jarett Kobek per Fazi Editore (Recensione)

Jarett Kobek, scrittore americano di origine turche, è nato in Massachusetts  nel 1980. Attualmente vive a Los Angeles, in California. Ha scritto vari romanzi, tra cui si annovera l’autobiografia immaginaria di Mohammed Atta(Atta). Scrive regolarmente per musei e gallerie d’arte. I hate Internet è stato pubblicato nel 2016 negli Stati Uniti ed è arrivato finalista al Gordon Burn Prize, ragion per cui, grazie alle recensioni positive ricevute dalla critica e dai lettori, è stato tradotto in Italia e pubblicato dalla Fazi Editore con il titolo Io odio Internet.

Trama di Io odio Internet di Jarett Kobek

Adeline, protagonista del romanzo Io odio Internet, è una fumettista quarantenne cresciuta a Pasadena, in California, con la madre Suzanne, donna che comincia ad abusare di alcol in seguito al decesso del marito. Adeline si trasferisce a San Francisco, nel 1996, con l’amico Jeremy e la moglie ed è proprio con lui che dà vita a Trill, un fumetto basato sulla storia immaginaria di un gatto antropomorfo. Lui scrive, lei illustra, entrambi usano pseudonimi per restare all’oscuro e lontani dai riflettori ma soprattutto per non subire le conseguenze del razzismo e del sessismo presenti all’interno dell’industria del fumetto.

Purtroppo però l’anonimato è destinato a durare ben poco poiché il fumetto ha un riscontro positivo e da esso prende spunto un film, ed è proprio il produttore del film a rivelare il nome dei due autori, durante una conferenza stampa. L’evento cambia drasticamente la vita della donna poiché in seguito a ciò, mentre partecipa ad un’incontro in un’università, viene filmata da uno studente che pubblica il video su Youtube, video che diventa subito virale.

Durante l’incontro, commette “l’unico reato imperdonabile del 21esimo secolo”: esprime ciò che pensa sul mondo della tecnologia e non solo, toccando personaggi icona dei giovani d’oggi. Diventa così bersaglio degli haters e comincia a ricevere insulti di ogni tipologia. Fino ad allora era stata lontana dal mondo dei social network: non possedeva neppure una televisione. Ma da quel momento in poi comincia a fare uso di Twitter, tentando di rimediare alla reputazione negativa che ha online e cedendo in qualche modo alle conseguenze che derivano dall’essere esseri virtuali in un mondo ormai virtuale.

Io odio Internet: considerazione

Io odio Internet è un romanzo geniale. Coinvolge il lettore sin dalle prime pagine, non solo per il racconto in sé ma soprattutto per la maestria con la quale l’autore sviluppa la vicenda. È abile nel non annoiare, nonostante la narrazione non sia affatto lineare, poiché Kobek divaga spesso, passando di argomento in argomento. Il testo appare quasi come una commedia sarcastica e irriverente, è ricco di humour e di battute con prevalenza su Internet e sul mondo dei social: Twitter, Facebook, Instagram, ecc.

Ma non mancano di certo le tematiche: si parla di Rihanna, Miley Cyrus, Beyoncé. Si sfiorano temi filosofici e si parla addirittura di Gesù, definito un estremista in quanto predicava l’amore universale e il perdono universale. Vengono citati i nomi dei presidenti degli Stati Uniti d’America, si parla dell’11 settembre, di Mark Zuckerberg, di Steve Jobs. Ogni singola persona è causa di riflessione e motivo di analisi, al fine di giungere alla conclusione che per quanto l’avvento di Internet possa essere stato utile, allo stesso tempo ha portato all’appiattimento dell’intelletto, alla diffusione smoderata di un’opinione comune ed in qualche modo al decadimento della società capitalistica di “antisociali privi di eumelanina nello strato basale dell’epidermide”, ossia bianchi.

Su Twitter si passa il tempo a litigare, su Facebook si ficca il naso nelle cose altrui, su Instagram si pubblicano foto di gattini, di cibo, di tramonti mai uguali, sempre con lo stesso sole per soggetto. I filosofi si sono interrogati per secoli sull’origine dell’uomo. Si chiedevano da dove veniamo, perché esistiamo: nessuna risposta. E ora Facebook ci chiede quali siano i nostri hobby, quale scuola frequentiamo, se siamo impegnati o meno. Domande a cui tutti rispondiamo.

Sarà per questo che esistiamo? Per rispondere a tali quesiti?

Da leggere.