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La mia proprietà privata: la nuova raccolta di Mary Ruefle | Recensione

La mia proprietà privata

Mary Ruefle è una poetessa, artista e saggista americana considerata una vera e propria artista di culto per l’intero panorama culturale americano. Insegna al Vermont College e alla University of Iowa. Collabora con quotidiani e riviste ed è stata inclusa nelle antologie Best American Poetry, Great American Prose Poems (2003), American Alphabets: 25 Contemporary Poets (2006) e The Next American Essay (2002). Paragonata a Emily Dickinson, ha pubblicato diverse raccolte di poesie tra cui “La mia proprietà privata“, pubblicata nel 2021 da NN Editore e tradotto da Gioia Guerzoni. 

La mia proprietà privata, una raccolta di riflessioni, immagini e pensieri

“In una tipica poesia scritta da me, una donna è da sola, seduta a tavola, e non sta facendo assolutamente nulla. Quando vede una mosca che zampetta sul tavolo, si mette a chiacchierare con lei. Poi succede qualcosa di terribilmente drammatico, e la poesia finisce. Questo succede giorno dopo giorno, tanti giorni quanti sono le poesie in un libro, e la lascia esausta.”

La mia proprietà privata è un libro atipico in quanto non possiede una trama ben definita e non rientra in alcun genere letterario particolare, dal momento che è al tempo stesso un romanzo, un memoir e un diario. Si tratta di una raccolta di prose poetiche dove sembra tutto in bilico fra l’ironia e la prostrazione, fra l’incanto delle piccole cose e la paura che niente abbia più senso. Il testo che dà il titolo alla raccolta è basato su un lungo interrogarsi sul perché nessuno al giorno d’oggi mostri interesse per le “teste rimpicciolite”, le Tsantsa, oggetti artistico-rituali che alcune tribù dei territori dell’Amazzonia ricavano dalle teste dei morti, svuotate del teschio e conciate affinché conservino la pelle, ridotte alle dimensioni di un’arancia e riempite di sassi e sabbia. Da qui si susseguono pezzi di vita, pensieri, sensazioni, consapevolezze, ricordi, desideri. Voci che si mescolano, senza capo né coda. Senza un ordine o filo conduttore. Un intimo mosaico di pensieri che sgorga dall’interno e sommerge ciò che sta intorno. Parole che scorrono come le onde del mare, inarrestabili.

Mary Ruefle concede al suo pubblico una chiave di accesso dentro al suo universo di pensieri e di parole nate dalla sensibilità tipica dei poeti. Concede inoltre ai lettori la libertà di interpretare i suoi racconti e farli propri, per poter imparare ad apprezzare le piccole cose e a vedere nel cuore delle cose. Si trovano digressioni sui temi che più assillano l’uomo come la vita, l’amore, lo scorrere del tempo e la casualità degli eventi. Quasi tutti i frammenti mostrano o evidenziano situazioni normali della vita quotidiana che vengono raccontate con un occhio esterno, che ne mostra ogni paradosso, ipocrisia e incoerenza. Tutto viene narrato in modo divertente e senza una volontà critica di giudizio, in modo da provocare nel lettore dapprima smarrimento e poi un nuovo grado di consapevolezza su piccoli gesti, dati talmente per scontati che non vengono più visti e riconosciuti da chi li effettua. Molti dei testi hanno riferimenti culturali sia canonici ( autori, pittori, musicisti) sia particolari, che conducono il lettore alla scoperta di nuove opere e nuovi argomenti interessanti e poco trattati. Lo stile è eccentrico, così come la personalità che l’autrice vi trasferisce all’interno, in ogni frammento: non segue schemi, cambia ad ogni capitolo. I giochi di parole sono tanti, così come le parole create ex novo o riadattate a seconda dell’esigenza. 

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A proposito di Benedetta Russo

Napoletana, classe 96, studentessa di Lettere Moderne. Cresciuta a pane e libri, amante della letteratura e dell'arte a 360°, cinefila a tempo pieno.

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