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Eroica Fenice

La vita bugiarda degli adulti di Elena Ferrante | Recensione

La vita bugiarda degli adulti di Elena Ferrante | Recensione

“La vita bugiarda degli adulti” (Edizioni E/O) è il nuovo libro della scrittrice Elena Ferrante. Da poco nelle librerie, “La vita bugiarda degli adulti” è una riflessione tutta al femminile sull’età adulta, con le sue contraddizioni e meschinità, dettata dalla consapevolezza che la realtà che percepiamo da bambini, assoluta e perfetta, non è altro che una falsa idealizzazione con la quale prima o poi siamo costretti a fare i conti.

Da pochissimo è uscito nelle librerie l’attesissimo libro di Elena Ferrante, intitolato “La vita bugiarda degli adulti”. Attesissimo perché Elena Ferrante ha avvolto nel mistero la sua identità, soprattutto da quando ha scritto la tetralogia iniziata con “L’amica geniale”(edizioni E/O) diventata poi una serie tv di successo. Anche nel nuovo libro, l’autrice ambienta la sua storia a Napoli, in un dialogo continuo tra quella colta e benestante ma spesso artefatta e quella invece povera, a volte gretta ma più vera e concreta.

“La vita bugiarda degli adulti”, il nuovo libro della Ferrante – la sinossi

Giovanna è una tredicenne proveniente da una famiglia benestante di Napoli: figlia di due insegnanti, ha avuto un’educazione atea, fatta di buone maniere che prevede la conoscenza della sessualità fin da bambina. Un giorno, complice la crisi adolescenziale, Giovanna decide di conoscere la famiglia del padre che proviene da un’altra Napoli, quella della zona industriale, povera e ammaccata, che lui ha deciso di rinnegare ormai tanti anni fa, quando ha litigato con la sorella, zia Vittoria, vista come esempio di trivialità e bruttezza. Da allora cambia tutto nella vita di Giovanna, a partire dalla sua vita familiare che ne esce completamente stravolta ma, soprattutto, cambia la sua visione delle cose. La sua crescita personale si mostra divisa tra la scelta tra due identità: quella composta e “finto cortese” frutto dell’educazione ricevuta è in conflitto con quella che emerge nel rapporto con la zia Vittoria, aggressiva e diretta, che la affascina e la spaventa allo stesso tempo.

Una riflessione tutta al femminile sull’età adulta

Il nuovo libro di Elena Ferrante fa una riflessione tutta al femminile sull’età adulta, su quanto sia faticoso crescere, intendendo come “crescita” la presa di consapevolezza che la realtà non è assoluta come ci hanno fatto credere da bambini ma le debolezze umane, le “bugie” degli adulti, la rendono imperfetta e spesso dolorosa. Le similitudini con Elena Greco, protagonista de “L’amica geniale” sono molteplici: ma se Elena è nata nella Napoli povera e decide di emanciparsi con molta fatica da quella realtà, Giovanna invece, proviene da una Napoli benestante e non conosce il linguaggio giusto per poter interloquire con quella povera del Pascone, finendo però per rimanerne vittima. E i suoi genitori non sono capaci di aiutarla, sono troppo concentrati sui loro problemi, sulle loro meschinità e debolezze umane.

La scrittrice Elena Ferrante non ha bisogno di presentazioni: si è detto moltissimo sulla sua identità che comunque non è stata ancora svelata. Sicuramente chiunque ella sia è una scrittrice di grande spessore, anche nel nuovo libro non delude le altissime aspettative riposte dopo la tetralogia de “L’amica geniale”. La sua capacità di descrivere i sentimenti più reconditi dell’animo umano, in particolare di quello femminile, denota una sensibilità fuori dal comune. Elena Ferrante riesce a raccontare un’altra storia di grande intensità, sempre ambientata a Napoli, della quale dimostra di avere una conoscenza molto approfondita, non solo in termini di cultura e storia ma soprattutto in termini di codici di linguaggio che solo chi nasce in queste terre sa riconoscere.  Tra le altre opere ricordiamo “L’amore molesto” (1992), “I giorni dell’abbandono” (2002), entrambi editi da E/O e dai quali sono stati tratte due pellicole cinematografiche.

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