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Eroica Fenice

Un requiem tedesco

Un requiem tedesco: l’ultimo capitolo della trilogia di Berlino

Un requiem tedesco. La trilogia berlinese di Bernie Gunther volume III è un libro scritto da Philip Kerr e recentemente pubblicato dalla casa editrice Fazi editore (per la traduzione di Luca Merlini).

Un requiem tedesco: il terzo episodio della trilogia di Philip Kerr

Un requiem tedesco è il terzo – dunque ultimo – volume de La trilogia berlinese di Bernie Gunther scritto da Philip Kerr, preceduto da Violette di marzo e Il crimine pallido, rispettivamente primo e secondo episodio della saga e tradotti in italiano entrambi da Patrizia Bernardini.

Seguendo naturalmente l’evoluzione della trama dal primo episodio di questa trilogia poliziesca, il lettore si ritrova nuovamente a distanza ravvicinata con l’investigatore privato – veterano di guerra ed ex poliziotto – Bernie Gunther, in una torbida spirale di corruzione, scorrettezze, inganni e falsità seguendo il doppio filo del presente e del passato.

Ma cos’è vero? Cos’è assoluto? Cosa c’è di falso, di menzognero? E ancora: tutto ciò che sembra è o appare? E del tangibile? Cosa ne è? L’autore di Un requiem tedesco, partendo da alcuni assunti storici, imbastisce una trama che è tutta foschia e bruma del corso dei secoli; una storia che rimanda alla Storia – pagine sanguinose di una guerra aberrante come tutti i conflitti umani e mondiali – fatta di intrighi, di strategie, di spionaggio e controspionaggio: nulla è come sembra – o forse davvero poco – in un labirintico, frenetico e inquietante sfondo geo-politico che è la Berlino del dopoguerra – post II guerra mondiale – in una tentacolare rete vischiosissima – e rischiosissima – di inganni.

Cronologicamente il testo fa riferimento – come del resto i due precedenti afferenti alla trilogia – alla prima metà dello scorso secolo, in cupo e dilaniante, oltre che aberrante, clima nazista (ben lontano dalla norma dell’ideologia socio-politico-filosofica comunista) prima, e di estremismo dittatoriale comunista poi; ancora uno sfondo sociale e politico pervade, quindi, le storie narrate dalla mente e dalla penna dello scrittore Philip Kerr: agonia e atrocità che dal primo episodio della trilogia – ambientato nel 1939 – arriva al 1947, mantenendo inalterati i grovigli di trama e di colpi di scena di strategie che, chi ha letto i precedenti libri de La trilogia berlinese di Bernie Gunther, conosce bene.

In epigrafe al testo, evocativo, un estratto della poesia Un requiem tedesco di James Fenton che riporto, trovando in esso un diretto collegamento con l’avvio della storia, una sorta di breve pagina introduttiva che rapisce il lettore direttamente all’interno della storia (che pure riporto di seguito):

«Non ciò che hanno costruito. Ma ciò che hanno abbattuto.

Non le case. Ma gli spazi vuoti tra le case.

Non le strade che ancora ci sono. Ma le strade che non ci sono più.

Non i ricordi che si riaffacciano.

Non ciò che hai annotato.

È ciò che hai dimenticato, ciò che devi dimenticare.

Ciò che devi portare avanti, dimenticando tutta la tua vita»

(James Fenton, Un requiem tedesco);

«Di questi tempi, se sei un tedesco trascorri l’esistenza in purgatorio già prima di morire, soffrendo in terra per tutti i peccati impuniti del tuo paese fino al giorno in cui, con l’aiuto delle preghiere dei Potenti […] la Germania sarà finalmente redenta.»

(Philip Kerr, Un requiem tedesco)

 

 

Fonte immagine in evidenza: casa editrice Fazi editore

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