Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, l’Europa fu attraversata da sconvolgimenti che investirono ogni campo del sapere, dall’arte alla scienza. In questo clima di crisi e rinnovamento nacque la letteratura modernista, un movimento d’avanguardia che riscrisse i canoni artistici, cercando nuove e radicali forme d’espressione. Il suo cuore pulsante fu il desiderio di esplorare il mondo interiore, un proposito influenzato dalle rivoluzionarie scoperte sulla psiche umana di Sigmund Freud.
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La rottura con la tradizione: romanzo ottocentesco vs. modernista
La letteratura modernista si definisce in opposizione al canone del romanzo vittoriano, focalizzato sulla descrizione oggettiva della società.
| Romanzo ottocentesco (realista/vittoriano) | Romanzo modernista |
|---|---|
| Narratore: onnisciente, affidabile, esterno alla storia. | Narratore: spesso interno, parziale e inaffidabile. Il punto di vista è soggettivo. |
| Trama: lineare, cronologica, con un chiaro inizio e una fine. | Trama: frammentata, non lineare, spesso priva di una conclusione definita. |
| Focus: la società, le classi sociali, la morale collettiva. | Focus: l’individuo, la coscienza, l’inconscio, il mondo interiore. |
| Tempo: oggettivo, misurabile e lineare (il tempo dell’orologio). | Tempo: soggettivo, interiore, dilatato o contratto (il tempo della coscienza). |
Il contesto storico: la crisi delle certezze
Il Modernismo nasce dalla profonda crisi delle certezze che caratterizza l’inizio del Novecento. La Prima Guerra Mondiale agisce come uno spartiacque, generando un senso di alienazione, incertezza e vuoto. I valori borghesi e la fiducia nel progresso, tipici dell’Ottocento, crollano. A questo si aggiungono le rivoluzioni scientifiche, come la teoria della relatività di Einstein, che demoliscono l’idea di una realtà unica e oggettiva. La realtà diventa mutevole, relativa all’osservatore: un concetto che gli artisti modernisti traducono nell’esplorazione dei molteplici e contraddittori punti di vista dell’individuo.
Le caratteristiche della letteratura modernista
La sperimentazione è la cifra stilistica del modernismo. In letteratura, questo si traduce in nuove tecniche narrative:
- Stream of consciousness (Flusso di coscienza): tecnica che tenta di riprodurre sulla pagina il flusso caotico e ininterrotto dei pensieri di un personaggio, così come si formano nella mente.
- Frammentazione e montaggio: le trame sono spesso spezzate, con salti temporali e prospettive multiple, in modo simile alle tecniche cinematografiche.
- Uso del mito: autori come Joyce e T.S. Eliot usano le strutture mitologiche antiche come impalcatura per dare un ordine al caos del presente.
- Epifania: un momento di improvvisa rivelazione in cui un personaggio comprende una verità profonda sulla propria esistenza attraverso un dettaglio apparentemente insignificante.
I grandi autori del modernismo europeo
Il Modernismo non fu un movimento unitario, ma una sensibilità diffusa in tutta Europa e oltre. Tra i suoi massimi esponenti troviamo:
- In Inghilterra e Irlanda: Virginia Woolf (La signora Dalloway) e James Joyce (Ulisse), maestri dello stream of consciousness, e il poeta T.S. Eliot (La terra desolata).
- In area tedesca: Franz Kafka, che con le sue atmosfere angoscianti e surreali ha rappresentato magistralmente l’alienazione dell’uomo moderno.
- In Italia: Italo Svevo (La coscienza di Zeno), Luigi Pirandello (Uno, nessuno e centomila) e Carlo Emilio Gadda, che esplorano la crisi dell’identità e l’inaffidabilità della coscienza. In poesia, figure come Giuseppe Ungaretti ed Eugenio Montale incarnano lo stesso spirito di rottura.
Il *modernismo* ispanoamericano, il cui padre è considerato il poeta nicaraguense Rubén Darío, è in realtà un movimento precedente (fine Ottocento) e distinto, più legato al Simbolismo, ma condivide con il Modernismo europeo lo spirito di rottura con la tradizione, come spiegato da fonti autorevoli come l’enciclopedia Treccani.
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Articolo aggiornato il: 02/10/2025

