L’insostenibile leggerezza dell’essere di Kundera | Recensione

l'insostenibile leggerezza dell'essere

Se cercate una lettura complessa, che vi permetta di perdervi nelle sue pagine tra riflessioni filosofiche ed esistenziali, forse dovreste leggere L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera, romanzo pubblicato nel 1984, ma ambientato nel 1968, in una Praga sotto attacco, occupata dal regime comunista.

Il romanzo ripercorre la storia d’amore tra i due protagonisti: Tereza, “pesante” e fedele cameriera di paese, e Tomáš, “leggero” e infedele chirurgo praghese. Si tratta di personaggi molto diversi, che vivono di una contrastante complementarità. Il loro amore non può essere semplice, ma non possono separarsi. È al centro del romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere la dicotomia tra gli opposti. Si cita infatti Parmenide, proprio per la sua filosofia delle coppie oppositive. Tomáš incarna quella leggerezza, a tratti frivola, nella sua libertà sessuale e i continui tradimenti, nonostante emotivamente sia legato soltanto a Tereza. Invece, quest’ultima rappresenta il peso, che è anche ricerca di un senso. È un personaggio che appare maggiormente debole per via della sua visibile insicurezza, il suo dubitare dell’amore di Tomáš, così come della necessità di un mondo sicuro in cui rifugiarsi. I due si ritroveranno inconsapevolmente in un triangolo amoroso con altri due personaggi, Sabina e Franz.

L’insostenibile leggerezza dell’essere vede sullo sfondo la Praga del 1968, nel momento in cui le truppe sovietiche invadono quella che allora era la Cecoslovacchia ed entrano così nella città, stroncando il tentativo incompiuto della Primavera di Praga, che cercava di liberare la città dal regime comunista instaurato nel dopoguerra con quel tanto agognato Socialismo dal volto umano. Ma Praga riesce sempre ad essere più di un semplice sfondo ed è, anzi, uno spazio attivo che possiede un ruolo, il luogo in cui si svolgono i destini dei personaggi e i cui spazi danno un valore aggiunto alla narrazione. Lo scenario cambia successivamente, con il trasferimento dei protagonisti (per via di un’offerta di lavoro ricevuta da Tomáš) a Zurigo, in Svizzera, ma Tereza, che non riesce a percepire la leggerezza, si sente insicura in un luogo che non conosce e il ritorno a Praga per i protagonisti è inevitabile tanto quanto fatale. In particolare in questa parte del romanzo, si può osservare una certa critica nei confronti della forza coercitiva, della manipolazione attuata dai rappresentanti del potere comunista, i quali utilizzano la violenza, l’intimidazione, la minaccia, le false accuse, per indurre i cittadini ad obbedire.

Il romanzo, composto in totale da sette capitoli, è spesso definito un romanzo-saggio, sottolineando la diversa natura delle varie sezioni del testo: a quelle narrative, dove evolvono le azioni dei protagonisti, le loro vite, i loro spostamenti, il loro scontrarsi con la sessualità, si succedono le sezioni più vicine alla saggistica, con le loro sequenze riflessive, digressioni di natura filosofica ed esistenziale. Il narratore de L’insostenibile leggerezza dell’essere è una voce che commenta, interviene, alle volte proprio nei panni dello stesso Kundera, chiarendo alcuni punti e lasciando sospesi e liberi altri. Anche l’ordine in cui vengono narrati gli eventi non è cronologicamente ordinato: prima si va avanti e poi si torna indietro, a discrezione del narratore, inframezzando le scene con queste pause riflessive. Ad esempio, è interessante la riflessione che Kundera compie riguardo il Kitsch, che egli analizza (in un capitolo quasi interamente dedicato) non come semplice categoria estetica, ma anzi come elemento metafisico, che caratterizza gli uomini, la società, la politica, in quanto negazione di ciò che non è accettabile, assenza di individualismo e ironia, ed esasperato spirito di condivisione, come una sorta di moralismo comunitario che si oppone all’originalità del singolo individuo: e proprio per descrivere la sua concezione di Kitsch, fa uso dell’ironia, per contrasto, e si serve di ciò anche per criticare, nuovamente, il regime comunista che costringeva la Cecoslovacchia del tempo, parlando di “Kitsch totalitario” e “Kitsch comunista”

La filosofia è così centrale che già nella prima pagina è presente un riferimento a Nietzsche. In particolare, si parla dell’eterno ritorno, secondo cui ogni evento, ogni realtà si ripete allo stesso modo all’infinito, in quanto «ciò che avviene una sola volta è come se non fosse mai accaduto». I personaggi in L’insostenibile leggerezza dell’essere si muovono intorno a questi grandi interrogativi, ai quali non viene mai data una risposta univoca, e forse anche questa caratteristica concorre a dare valore a quest’opera, perché coinvolge il lettore stesso nella riflessione, non si pone l’obiettivo di imporgli una realtà preconfezionata, ma gli dà la possibilità di partecipare al dilemma.

L’insostenibile leggerezza dell’essere: Cos’è la leggerezza, e perché è così insostenibile?

Se da un lato la leggerezza è simbolo di libertà, essa vede il suo limite nell’impossibilità, nell’inesistenza, perché è priva di una parte materiale che la tenga ancorata alla realtà, ed è quindi, priva di significato. La leggerezza è quella cosa a cui si vorrebbe tendere, ma l’ombra della sua impossibilità e del suo idealismo sono ciò che la tacciano di insostenibilità. La sua controparte, la pesantezza, è simbolo di realtà concreta, materialità, profondità, ma è fatta anche di sofferenza, di consapevolezza delle fragilità umane. Il grande fardello della pesantezza è anche immagine della sua vitalità, in quanto essenza stessa dell’esistenza.

Queste sono solo alcune delle riflessioni a cui si lascia andare il Kundera-narratore di questo romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere, che sviluppa ed elabora come tematiche universali, a cui ognuno può contribuire, perché libere e senza una risposta veramente risolutiva.

Fonte immagine: Adelphi

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