Matilde Serao, le 5 leggende napoletane più belle

matilde serao

Napoli è una città la cui anima è intessuta di miti, racconti e fantasmi. A catturare questa essenza in modo magistrale fu Matilde Serao, una delle prime giornaliste e scrittrici italiane, che con il suo libro Leggende napoletane ha donato un’anima letteraria al folklore della città.

Nata a Patrasso nel 1856, la Serao visse e respirò Napoli, fondando con il marito Eduardo Scarfoglio lo storico quotidiano “Il Mattino”. La sua profonda conoscenza del popolo e dei luoghi le permise di scrivere opere immortali come Il ventre di Napoli e, appunto, Leggende napoletane. Pubblicato per la prima volta nel 1881, questo libro non è una semplice raccolta di storie, ma un atto d’amore in cui la tradizione si fonde con uno stile potente, trasportando il lettore su una linea sottile che divide mito e realtà.

«Le nostre leggende sono l’amore. E Napoli è stata creata dall’amore.» – Matilde Serao

Le 5 più belle leggende napoletane di Matilde Serao

L’opera della Serao è un tesoro di racconti. Tra la moltitudine di meravigliose leggende, eccone 5 imperdibili che incarnano l’anima della città.

Leggenda Tema centrale
La città dell’amore La fondazione mitica di Napoli attraverso l’amore tra Parthenope e Cimone.
La leggenda dell’amore La personificazione dei luoghi iconici (Posillipo, Nisida) nati da amori infelici.
Il segreto del mago La nascita magica di un piatto simbolo della cucina napoletana: il ragù.
Megaride La punizione divina della superbia umana (hybris) e la furia della natura.
Leggenda di Capodimonte Il rapporto fatale tra l’artista e il suo ideale, tra la vita e l’arte.

La città dell’amore: la fondazione di Napoli

In questa leggenda, Matilde Serao reinterpreta il mito di Parthenope: non una sirena, ma una bellissima vergine greca che fonda il primo nucleo della città con il suo sposo Cimone. Osteggiati dal padre di lei, i due innamorati fuggono e giungono sulle coste napoletane, un luogo florido che sembra attenderli. Il loro amore feconda quella terra, da Poggioreale ai Campi Flegrei, creando l’immortale città di Napoli. «Parthenope, la vergine, la donna, non muore, non ha tomba, è immortale, è l’amore. Napoli è la città dell’amore.»

La leggenda dell’amore: l’origine dei luoghi

Partendo dall’idea di Napoli come città dell’amore, Serao narra come i luoghi più belli siano nati da una storia d’amore, spesso infelice. I colli di Capodimonte e del Vomero erano fratelli innamorati della stessa fanciulla. Posillipo, invece, era un giovane che si innamorò della fredda Nisida; disperato, si gettò in mare e i Fati lo trasformarono nel poggio che oggi ammiriamo, mentre lei divenne lo scoglio dirimpetto, destinato a ospitare criminali. «È per l’amore: voi certamente sapete che tutte le cose in Napoli, dalle pietre al cielo, sono innamorate.»

Il segreto del mago: l’invenzione del ragù

In questo racconto scopriamo l’origine magica di una pietanza tradizionale: il ragù. Matilde Serao ci narra di Cicho il mago, che nel suo antro nel vico dei Cortellari preparava una pozione con erbe, pomodoro e altri ingredienti segreti. La sua vicina, l’astuta Jovannella di Canzio, spiandolo riuscì a rubargli la ricetta. La presentò al Re, che ne rimase così estasiato da ricoprirla d’oro. Cicho, vedendo la sua invenzione ormai diffusa in tutta la città, partì per non fare più ritorno, lasciando a Napoli il suo magico “cibo degli dei”.

Megaride: la superbia punita

Sull’isolotto di Megaride, dove oggi sorge il Castel dell’Ovo, si trovava la sfarzosa villa di Lucullo. Sua moglie, Servilia, era tanto bella quanto arrogante. La sua presunzione la portò a offendere le ninfe del mare e persino la dea Venere. L’ira degli dei fu terribile: Poseidone scatenò una tempesta che distrusse la villa e inghiottì l’isolotto, punendo la superbia della donna.

Leggenda di Capodimonte: l’ideale infranto

Questa è una struggente metafora sul rapporto tra artista e arte. Un giovane si innamora perdutamente di una fanciulla eterea e sfuggente, che incarna l’Ideale artistico: è una finissima porcellana di Capodimonte. Ogni giorno la insegue, professandole il suo amore, ma lei resta muta. Un giorno, dopo aver ottenuto da lei una sola parola, il giovane la abbraccia spinto dalla passione, mandandola in frantumi. L’ideale raggiunto e toccato si spezza, e l’arte si vendica sulla vita. «L’ideale raggiunto, toccato, va in pezzi – l’arte si vendica sulla vita – e l’anima muore sotto un immane sepolcro.»

Altre informazioni e curiosità sulle Leggende Napoletane

Chi ha scritto le Leggende Napoletane?

L’autrice è Matilde Serao (1856-1927), una delle più importanti figure del giornalismo e della letteratura italiana a cavallo tra Ottocento and Novecento. Scrisse il libro nel 1881, ottenendo un successo straordinario.

Qual è la leggenda più famosa di Napoli?

La leggenda più rappresentativa è quella della fondazione della città da parte della sirena Parthenope. Secondo il mito, Parthenope si lasciò morire per il dolore di non essere riuscita a sedurre Ulisse con il suo canto. Il suo corpo approdò sull’isolotto di Megaride, e da lì nacque la città che porta il suo nome.

Qual è lo stile di Matilde Serao in questo libro?

Lo stile è unico. Matilde Serao fonde il racconto popolare e il mito con una sensibilità vicina al Verismo. I suoi personaggi, anche quando sono divinità o creature mitologiche, sono descritti con passioni umane, carnali e potenti, rendendo le leggende incredibilmente vive e radicate nella realtà della città.

Se siete curiosi di conoscere di più sui miti e le leggende di Napoli, l’opera di Matilde Serao è una porta d’accesso privilegiata per entrare in un mondo magico di luci ed ombre, che vi farà apprezzare ulteriormente una città unica come Napoli, mostrando anche la storia del Cristo velato e tante altre ancora.

Fonte immagine: Freepik

Articolo aggiornato il: 02/09/2025

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A proposito di De Fenzo Benedetta

Benedetta De Fenzo (1995) studia Coreano e Giapponese presso l'Università di Napoli L'Orientale. Nel tempo libero si dedica alle sue passioni principali: la cucina, la musica, gli animali e la letteratura.

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